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STORIA DEL PAESAGGIO AGRARIO ITALIANO
Emilio Sereni Capitolo I – PAESAGGIO NATURALE E PAESAGGIO AGRARIO Con paesaggio agrario intendiamo: “la forma che l’uomo, nel corso ed ai fini delle sue attività produttive agricole, coscientemente e sistematicamente imprime al paesaggio naturale”. Quand’è che si può cominciare a parlare di paesaggio agrario? In epoca antecedente alla colonizzazione greca e al sinecismo etrusco non possiamo parlarne:
- I primitivi sistemi di agricoltura cominciavano a lasciare un segno sul paesaggio naturale (sicuramente più della caccia e della raccolta, che erano stati praticati fino ad allora).
- Ma la penisola venne toccata in minima parte dalle opere di agricoltura e, laddove accadeva, c’erano principalmente sistemi agrari dei “campi ed erba”, e del “debbio”: terreni vergini che esaurivano velocemente la loro fertilità (dopo pochi cicli di coltivazione), venendo poi abbandonati. Non possiamo quindi parlare di paesaggio agrario in questa epoca: la saltuarietà delle colture impedisce che questa pratica assuma sistematicità e consistenza. E’ certo comunque che prime forme di agricoltura erano presenti, anche con il maggese:
- Quelle terre messe a coltura, oltre ad essere sottratte all’invadenza della vegetazione spontanea, venivano rese nuovamente fertili con i cicli di riposo.
- Ma, anche in questo caso, non vi è dubbio sul ruolo decisivo giocato dalla colonizzazione greca e dal sinecismo etrusco, che furono fondamentali per la diffusione e definitiva prevalenza del sistema maggese.
Capitolo 2 – L’ITALIA ANTICA La colonizzazione greca Tutte le colonie greche erano suddivise secondo un piano regolatore: aveva il compito di distribuire lotti di terre coltivabili ai coloni, che le coltivavano secondo il sistema del maggese (messa a riposo di un appezzamento di terreno per restituirgli fertilità). A differenza dei campi ed erba, il giardino mediterraneo :
- Inizialmente il piano regolatore dava una conformazione spaziale rigida e geometrica. Ma proprio l’idea di proprietà privata della terra, inerente al maggese, si complicò con l’intricarsi delle divisioni ereditarie e dei cambi di proprietà→ dalla perfetta lottizzazione si passa ad una frammentazione del paesaggio agrario.
- La proprietà del campo comporta la difesa dei confini: ai margini dei campi vengono costruiti siepi, muri a secco, fossi.
- Inizialmente: il giardino mediterraneo è caratterizzato dalla vite ad alberello basso o palo secco , ideale per climi caldi con carenza di piogge.
- Successivamente: con l’invasione araba della Sicilia, (VIII-IX sec.): ci fu uno sviluppo dell’agricoltura che coinvolse poi tutta la penisola. Le forme del giardino del mediterraneo siciliano saranno, di lì in poi, caratterizzate dalla diffusione de gli alberi da frutta→ Arancio e Limone + Sericoltura. Quindi forma e distribuzione irregolare di appezzamenti, chiusi per difenderli dal morso delle greggi e dalla natura selvatica. Il sinecismo etrusco Con gli etruschi, l’elaborazione del paesaggio agrario dell’Italia centro-settentrionale è caratterizzata da un elemento innovativo rispetto alla colonizzazione greca, quello della coltivazione della vita maritata a sostegno vivo: 1. Ambito greco: Vite a coltura unica con uno spazio preciso dedicatole Vite ad alberello basso o palo secco 2. Ambito etrusco: Coltura promiscua: vite + coltivazione cereali nella stessa terra vite allevata alta (a tralci lunghi) che viene maritata al pioppo o all’acero E proprio gli etruschi hanno un ruolo importante nella diffusione di questo sistema che, in età romana più avanzata, sarà chiamata non più rumpotinentum (termine etrusco che la indicava), ma → arbustum gallicum (piantata all’uso gallico):
- Questo non perché i galli contribuirono alla diffusione della vite maritata, quanto perché il settore della vite si concentrava proprio nella Valpadana, un’area dove gli invasori gallici erano subentrati ai coloni etruschi.
- La bontà di questo sistema fu confermata dai coloni romani, che scelsero proprio il sistema etrusco per estendere le colture in terre basse ed umide, preferendolo al vigneto greco, che avrebbe dato risultati negativi.
Il “bel paesaggio” della villa urbana In epoca romana è chiaro come non si voleva un paesaggio agrario che mirasse solo alla utilità, ma anche alle esigenze estetiche e di diletto: il paesaggio, oltre che razionale, dev’essere bello. Alla base di questa esigenza estetica abbiamo due elementi:
- Siamo agli inizi di un processo di accumulazione delle classi possidenti che, ormai tranquille nella condizione di agio ottenuta, cominciano ad orientarsi verso il gusto di un bel paesaggio.
- In epoca romana abbiamo uno sviluppo urbanistico che porta a ricercare nel paesaggio rurale un’alternativa alla tensione cittadina, un rilassamento e una tranquillità che non si ha in città. Quindi nasce la villa urbana : se nella piantagione, la bellezza delle forme regolari era legata ad una necessità produttiva, nella villa urbana la bellezza ha un valore autonomo, indipendente dalla produzione. Il paesaggio silvo pastorale del “saltus”: la disgregazione del paesaggio agrario nel basso Impero Il bel paesaggio della villa urbana si allarga presto su settori estesi del paesaggio agrario: questo succede non tanto perché le persone comuni potessero goderne le caratteristiche, quanto per un l’accentramento di enormi ricchezze nelle mani di gruppi privilegiati. Ma questi fondi di denaro non vanno più ad alimentare la sola piantagione o la villa, ma cominciano ad essere indirizzati verso l’economia pastorale: alla prevalenza dell’economia pastorale corrisponde una notevole estensione del paesaggio del saltus → un paesaggio informe di selve e pascoli, interrotto da qualche appezzamento a coltura. La diffusione del saltus si può suddividere in due fasi: I. Secoli dell’Impero: il saltus, che è pur sempre un paesaggio delimitato dall’uomo, va ad occupare quel paesaggio naturale o seminaturale, non andando a diminuire le aree del paesaggio agrario. II. Secoli del Basso Impero: nel processo di estensione del saltus, assume un rilievo importante anche la disgregazione del paesaggio agrario storico, con una sovente sottrazione delle terre a coltura. Ma non si tratta solo di una disgregazione quantitativa, ma anche qualitativa: con la crisi della mano d’opera servile, infatti, il tradizionale sistema biennale del maggese-grano viene integrato dal sistema a campi ed erba→ non quello dell’Italia antichissima (terre vergini), ma al biennio maggese-grano si aggiunge uno o più anni di riposo a pascolo. Invasioni barbariche Dai primi anni del V secolo d.C., in concomitanza con le invasioni barbariche, gli agenti della disgregazione del paesaggio agrario si amplificano: il saccheggio e le devastazioni sanciscono il decadimento della villa urbana. Di fianco alle invasioni, però, vanno comprese quelle che sono la crisi delle masse degli oppressi e degli sfruttati che vedevano nell’occupazione di nuovi popoli una nuova possibilità di libertà e di rinascita.
Capitolo 3 – L’ALTO MEDIOEVO E L’ITALIA ANTICA La disgregazione del paesaggio agrario e le forme del paesaggio pittorico nell’Italia bizantina Nell’Italia barbarica il nesso tra paesaggio reale e pittorico si manifesta con particolare evidenza:
- Rappresentazione soprattutto dell’allevamento (no elementi del paesaggio agricolo)
- Non c’è definizione o delimitazione, c’è dissolvenza e ripetizione degli elementi pastorali Nei secoli dell’Alto medioevo, mentre perdurano le scorribande barbariche, i luoghi della produzione sono:
- Boschi e foreste ▪ Caccia (non per svago) ▪ Allevamento brado (suini)
- Campi aperti
- Cereali inferiori : meno esigenti e più rustici del frumento (miglio, segale, orzo). a. Castra, Curtes, Massae Con le invasioni barbariche abbiamo la disgregazione del paesaggio agrario la recisione del sistema economico vigente. Nonostante l’impeto della distruzione barbarica, c’era l’esigenza di una produttività per la semplice sussistenza: ➔ Il signore barbaro si insedia nelle ville e instaura una nuova signoria territoriale: I. Questa nuova forma organizzativa si chiama curtes , o massae ed ha rapporti amministrativi, giuridici e militari che la villa romana non aveva. II. Sebbene non ha una portata enorme, questa forma organizzativa trova elemento di coesione nella necessità di difesa → per questo nascono i castra , castelli a difesa proprio delle curtes e delle massae. b. Il borgo inerpicato Insieme ai castra iniziano a sorgere i borghi inerpicati , un elemento distintivo di quel periodo e di cui ancora oggi si vedono i segni. Per tutto l’alto medioevo, infatti:
- C’era la necessità di difesa contro le scorrerie barbariche e, in generale, poca sicurezza nelle campagne. Le popolazioni sono quindi spinte verso le montagne.
- Non aveva senso rimanere nelle terre precedentemente messe a coltura in pianura, in quanto abbiamo fenomeni di disgregazione, di impaludamento di rimboschimento. c. All’interno della città: i campi chiusi Oltre ai castra e ai borghi inerpicati, le popolazioni cercano riparo dalle scorribande barbariche all’interno delle antiche città , le cui mura (seppur diroccate) offrono riparo. E’ nella città che sopravvivono gli elementi di un vecchio paesaggio agrario ormai decaduto (e resisteranno fino all’epoca dei comuni, quando rifioriranno)→ all’interno delle mura compaiono campi chiusi :
- Vigneto basso : Questo tipo di allevamento, che ricorda il giardino del mediterraneo, serviva ad ottimizzare quel poco spazio del terreno chiuso disponibile all’interno della città.
- Orto : per tutto il medioevo doveva fornire alle popolazioni importanti risorse alimentari ma anche quelle piante utili per la fabbricazione di medicine (es: spinaci)
Capitolo IV – L’ETA’ DEI COMUNI Rocche feudali e ville nel paesaggio della prima età comunale In quest’età abbiamo due elementi che contribuiscono a sancire il nuovo predominio della città sulla campagna. Siamo infatti in un periodo caratterizzato da:
- Crescita della piccola nobiltà (che avrà un ruolo decisivo nel comune), che piuttosto che avvicinarsi ai maggiori feudatari, si comincia ad interessare alla città e alle sue questioni amministrativo-politiche.
- Decadenza dei grandi feudatari: l’eccessiva frammentazione dei feudi svuota di potere il Signore stesso, che si
- troverà contro le masse della servitù in contrasto al sistema feudatario
- costretto a vendere i suoi innumerevoli appezzamenti alle nuove classi dominanti cittadine. Prima età comunale: l’epoca dell’iniziativa privata. A differenza del periodo feudale, nel periodo dei comuni abbiamo anche la diffusione di iniziative private di sistemazione e messa a coltura che precedentemente non aveva potuto incidere. Questa svolta avviene in quanto → si può agire su quei terreni già disboscati e dissodati e bonificati dai feudatari. Ora l’iniziativa individuale è concentrata nell’impianto di quelle colture arboree e arbustive che diverranno caratteristiche del paesaggio agrario dei Comuni: 1. Le sistemazioni di pianura e la piantata di alberi vitati ▪ Nelle condizioni del territorio italiano le sole opere di dissodamento e di bonifica avrebbero assicurato solo scari ed incerti raccolti → necessaria la sistemazione : l’insieme di opere per assicurare la difesa idraulica del suolo e di renderlo atto ad una produzione più varia ed intensa. ▪ Maggior rilievo le sistemazioni per la piantata di alberi vitati (a coltura promiscua-maritati): ora la vite si libera del campo chiuso (vite bassa), e va a occupare campi ben più grandi, come la pianura padana. 2. Le sistemazioni estensive di collina ▪ L’accresciuto bisogno di legname per costruire e per scaldare dà vita ad un processo di disboscamento. In quei luoghi si diffondono le proprietà dalle nuove classi possidenti borghesi, che vi impiantano ricche colture arboree e arbustive→ si diffonde la vite in collina. ▪ Nelle colline non si erano mai effettuate opere di sistemazione, necessarie per l’impianto di queste nuove colture→ sistemazione estensiva (non intensiva, più complessa) di terrazze , per difendere dall’erosione delle acque ed una più facile produzione.
Durante l’epoca dei comuni possiamo distinguere diversi tipi di paesaggio:
1. Paesaggio agrario suburbano ▪ Possiamo dire che durante quest’epoca l’iniziativa privata viene moltiplicata dalla securitas garantita dai comuni: il Buon Governo cittadino assicurava la difesa dei campi chiusi e la protezione dalle bestie, stimolando l’espandersi delle attività al di fuori delle mura cittadine. ▪ L’opera individuale arriva ben presto a improntare formi regolari al paesaggio: i dissodamenti e le sistemazioni, i filari allineati delle vigne sorgono con un rigore. Manca però un piano d’insieme. 2. Paesaggio del contado ▪ Le forme ben definite del paesaggio agrario, sviluppate grazie all’iniziativa individuale, poco si allontano dalle mura cittadine, andando man mano a sfumare verso il contado. Questo ampio territorio esterno è caratterizzato da: Campi informi e poco regolati Rare opere di sistemazione e dissodamento
- Altre forme di approvvigionamento nell’età comunale sono: ▪ Pastorizia : che mantiene la prevalenza sul paesaggio agrario ▪ Caccia : nonostante il forte processo di disboscamento (per cui vengono fatti tentativi di tutela) La ripresa della coltura granaria e il paesaggio dei campi chiusi Nell’età comunale abbiamo:
- Netta ripresa del sistema maggese di contro a quello a campi ed erba
- Rinnovata importanza della coltura del frumento rispetto a quella dei cereali inferiori Questi due processi sono legati tra di loro e connessi al generale miglioramento delle pianure e delle colline: il frumento, oltre a richiedere delle operazioni più complesse e a fornire un prodotto più ricco, meglio si sposa con le richieste di una nuova élite urbana. Il limite decisivo→ scarsità di base foraggera (e quindi letame):
- La progressiva diminuzione delle superfici a pascolo nei territori adiacenti alla città + la recinsione dei campi non offrono sufficiente foraggio alle bestie (che non producono letame).
- Per ovviare a questa mancanza, gli agricoltori cominciano a chiudere i campi non più con palizzate ma con chiusure vive (alberi), che offrissero con loro sue frasche, una minima base foraggera.
- Villa all’italiana: Con la fine dei rapporti schiavistici e feudali, il gusto per l’elaborazione del paesaggio è aperto anche agli artigiani e ai contadini, che possono ora decorare e abbellire la villa (scegliere la rifinitura di quel cancello, come disporre quel filare). Anche se non ne può ancora fruire (feste, passeggiate…) La villa italiana del rinascimento diventa essa stessa parte del bel paesaggio, mimetizzandosi. Durante tutto il XV secolo il bel paesaggio della villa all’italiana andrà a diffondersi dalla Toscana, per tutta l’Italia. Paesaggio pastorale Tra il XV e il XVI secolo si consolidano in Italia i sistemi ed i paesaggi pastorali a. Padana: come già visto, l’estensione dei prati irrigui e permette la permanenza del bestiame bovino. Qui le tecniche di allevamento si integrano con quelle dell’agricoltura, dando vita ad un ciclo. b. Italia centrale: allargarsi dei dissodamenti e chiusura dei campi avevano ridotto le superfici disponibili per i pascoli, relegandoli all’utilizzo dei boschi (dove ci sono le frasche). c. Mezzogiorno e isole: un’organizzazione di tipo feudale arretrata non aiuta, ma si diffonde l’allevamento dell’ovino→ basato sulla transumanza e sull’utilizzo di pascoli montani (estate) + campi ed erba (inverno, che restano inutilizzati). Paesaggio collinare Nel corso del Rinascimento il processo di estensione dei disboscamenti e dei dissodamenti nei terreni collinari, già avviato nell’età comunale, si sviluppa ulteriormente:
- a fronte dell’aumento della popolazione, c’è un bisogno maggiore di provvigioni e di legname per costruire e per scaldarsi.
- Diffusione Campi (chiusi) a pigola : campi chiusi dalle forme irregolari e con lati rettilinei, delimitati da chiusure, che non hanno un piano d’insieme preciso. I borghesi vi ci producono il vino. Questo processo ha due principali aspetti:
- Degradazione : gli enormi disboscamenti rappresentano una minaccia per i terreni a valle che sono esposti alle conseguenze del disordine idrico. E’ poi un disboscamento disordinato e non lineare che deturpa il paesaggio.
- Sistemazioni : se da un lato il dissodamento crea degradazione, dall’altro si ha un’elaborazione di nuovi tipi di sistemazione per migliorare il deflusso delle acque. Avremo diversi tipi di sistemazione: a. Sistemazioni Intensive (con movimenti importanti di terra e sistemazioni artificiali - al nord) ▪ Sistemazione a ciglioni : sono delle terrazze (ciglioni), dei campi orizzontali e di differente ampiezza sui quali s’impiantano alberi (casualmente dislocati). ▪ Sistemazione a terrazze : simili ai ciglioni, le terrazze si differenziano perché la tenuta dei ripiani non è più affidata alla coesione della terra battuta, ma da muri a secco. La terrazza si adatta quindi a tutti i terreni, e verrà utilizzata per cingere in anelli concentrici tutta la collina.
b. Sistemazioni Estensive (impiego di terra e spostamenti minori) ▪ Sistemazione a ritocchino : sono sistemazioni collinari per cui i filari delle viti e le scoline si sviluppano in senso ortogonale alle curve di livello (dall’alto verso il basso). Favorire il deflusso delle acque. ▪ Cavalcapoggio come dice la parola cavalca il poggio e lascia che le acque confluiscano in un canale di scolo che va a valle. ▪ Girapoggio le scoline sono realizzate a spirare e si coltiva parallelamente alle scoline, facendo il giro della collina. ▪ Tagliapoggio: inventata dal bonificatore Landeschi solo nel 1700, si divide il rilievo collinare in più settori intervallati da fosse di scolo.
- Sistemazioni montane a lunette e gradoni : con l’allargarsi dei dissodamenti anche in montagna, c’era bisogno di elaborare un tipo di sistemazione permanente. La lunetta serviva a mantenere un poco di terreno attorno all’albero governando il terreno con muretti semicircolari. La dove il rilievo del terreno lo consentiva, la lunetta può essere costruita attorno a più alberi→ gradone
- Le starze e il giardino mediterraneo nel meridione: come già visto, al sud la cintura delle piantagioni arboree poco si spinge nei territori suburbani, lasciando un vasto dominio di incolto. Le iniziative individuali, che esistono anche se in forma minore, lasciano un segno nel territorio sotto due forme: giardino mediterraneo: con i suoi piccoli appezzamenti irregolari chiusi da muretti e fitte piantagioni arboree e arbustive. Starze: piantagioni chiuse e ben difese all’interno dei possedimenti feudali ed ecclesiastici che vogliono aumentare la propria rendita L’età delle grandi scoperte geografiche: il mais e i sistemi a rotazione continua La grande scoperta geografica dell’America inducono nel paesaggio agrario italiano importanti trasformazioni: tra le colture più fortunate ci sono la patata, il pomodoro, il fagiolo→ ma quella con maggiore successo è sicuramente il granturco o mais : prima si diffonde rapidamente nelle province venete e lombarde, e pian piano si afferma anche nelle province meridionali, subentrando ai cereali minori come miglio o il sorgo, ma anche a quelli maggiori come il frumento. Ben presto si diffonde però la rotazione continua del granturco-grano, elaborando un paesaggio agrario non più interrotto dalle chiazze del maggese (cioè tenuto a riposo).
- Centro Nord → jus coloniae (= mezzadria ): tramite un contratto (che è la mezzadria) ho il diritto permanente di lavorare in un terreno. a. Podere : la grande villa mezzadrile è suddivisa in poderi, sulla quale c’è una casa colonica, dove non si è precari coltivatori come al sud e si può recintare (non più campi aperti). b. Diritto di far presa : specie nei territori di alta collina e montagna, esisteva il diritto di far presa sui demani comunali, cioè di dissodarne un appezzamento e di metterlo a coltura fino all’esaurimento della sua fertilità (ed è assicurato al primo occupante), per poi esser messo al pascolo comune. La diminuzione dei campi chiusi messi a coltura coincide però con una maggiore ricerca dell’efficienza e delle sistemazioni dei campi a coltura rimanenti → questo è evidentissimo con la diffusione della rotazione continua. La vite nel paesaggio agrario italiano in questo periodo (17-18 secolo):
- Alberata tosco-umbro-marchigiana a. Nei campi chiusi-poderi sopravvissuti alla degradazione, si opta per l’estensione della vite maritata, che dà vita ad un paesaggio d’alberatura (per distinguerla dalla piantata padana). La vite maritata consente, grazie all’albero e alle frasche, di garantire quella base foraggere che invece al nord già c’era. b. Sistemazione a prode : il clima mediterraneo, rispetto a quello rigido della pianura padana, permette di sistemare i filari estremamente ravvicinati, fitti e densi.
- La piantata padana a. Nel 1700 si estende ulteriormente aumentando quindi, dopo aver raggiunto una perfezione qualitativa, anche la dimensione quantitativa. b. Sistemazione a prace : il clima permette una coltivazione meno fitta, in campi più grandi. Però il fiore all’occhiello sono le opere di sistemazione irrigua, molto più imponenti e funzionali delle prode o delle porche dell’Italia centrale→ le prace che suddividono regolarmente i reticolati della piantata padana. Possiamo quindi dire anche laddove uno slancio produttivo e di sistemazione sembrava avere una certa importanza:
- Processo di rifeudalizzazione: tarpava le ali ad una vera crescita della penisola → l’accentramento della proprietà terriera in mano a poche persone ingorde e improduttive limitava ogni capacità di rinnovamento e scoraggiava gli investimenti privati
- Manomorta ecclesiastica : ebbe un effetto negativo ancor più della rifeudalizzazione, in quanto si calcola che attorno al 1700 1/3 della proprietà terriera fosse caduta in mano ai petulanti e ignoranti amministratori ecclesiastici, che avevano ancor meno interesse dei signori feudali.
Capitolo VII – L’ETA’ DELL’ASSOLUTISMO ILLUMINATO E DELLE RIFORME (17- 18 SECOLO) Sviluppo all’italiana e villa settecentesca Il settecento è segnato, con forme diverse, da una linea di sviluppo capitalistico che investe le ville signorili. Parliamo di una via di sviluppo all’italiana :
- non ci si libera ancora dai rapporti e antichi ordinamenti feudali,
- non si va verso un pieno sviluppo capitalistico, ma ci sono nuovi elementi di sfruttamento (ora capitalistico) Dove è che abbiamo questo sviluppo proto-capitalistico?
- Repubblica di Venezia: crisi della repubblica marinara porta quantità denaro verso le campagne→ nelle campagne venete, ricche di ville signorili, assumono ora non più un solo rilievo artistico, ma anche economico e produttivo: non sono più centri di ozio e di svago, ma sono delle vere e proprie aziende agricole in cui i fondi non sono più destinati ai soli giardini, ma anche alla sistemazione dei campi e all’impianto di nuovi poderi.
- Toscana : in forma minore rispetto al veneto, ma anche qui le vecchie ville signorili subiscono uno sviluppo della loro funzione, riorganizzando la produzione in funzione di nuovi investimenti agricoli→ la Toscana diviene la terra tipica della fattoria , generalmente annessa ad una grande villa padronale Cosa comporta lo sviluppo capitalistico all’italiana?
- Crisi della Mezzadria : fino alla metà del 1700 era la forma di conduzione prevalente, soprattutto in quelle zone del centro e della Padania ( jus coloniae ), meno nel sud (campi aperti). I possedimenti della famiglia signorile erano suddivisi in poderi, grandi in base alle possibilità produttrici della famiglia colonica residente. In questo contesto era sempre stato presente un ceto di grandi e medi affittuari che: ▪ Prima: intermediari tra signore e colono, anticipandogli la rendita e liberandolo dall’incertezza del raccolto. ▪ Ora: il profitto diventa l’elemento determinante degli affittuari che aggravano sempre più la classe contadina, che è nella morsa dello sfruttamento feudale + nuovo sfruttamento capitalistico. 2. Crisi delle recensioni: Lo sviluppo capitalistico e il concetto stesso di profitto erano incompatibili con il regime di campi aperti, ostacolando coloro che avevano intenzione di adottare nuovi sistemi agrari e di produzione: ▪ nuovi ceti borghesi vogliono le recinsioni e dar vita ad uno sviluppo capitalistico agrario ▪ popolazioni rurali, proprietari di greggi transumanti che vogliono campi aperti A contribuire alla vittoria della prima fazione c’è un’evoluzione dei prezzo che, a fine 1700, rende di nuovo favorevole la coltura cerealicola rispetto all’allevamento brado→in Italia si susseguono chiusure dei campi. Il capitalismo e le montagne: degradazione data da dissodamenti e disboscamenti Negli ultimi decenni del XVIII secolo, lo spirito capitalistico aveva posto il problema della degradazione delle montagne→ abbiamo infatti un ritmo accelerato di
- Dissodamenti: non solo più i grandi imprenditori, ma anche la popolazione contadina ricercava un profitto individuale dissodando campi e mettendoli a coltura.
Al centro: Le colmate di monte e le sistemazioni a prode e a spina in Toscana Anche la Toscana conosce uno sviluppo all’italiana durante la prima parte dell’Ottocento. E’ all’italiana perché:
- le terre sottratte alla manomorta ecclesiastica o liberate dalle paludi finiscono nelle mani dell’aristocrazia terriera imborghesita, passando di fatto il testimone.
- Qui lo sviluppo non si tramuta in una rivoluzione agronomica: non c’è diffusione di nuovi prodotti né della rotazione continua), lasciando di fatto il dominio alla tradizionale alberatura toscana. Gli investimenti capitalistici si orientano quindi verso una ulteriore elaborazione delle forme proprio dell’alberatura: ▪ In pianura: già dominava l’alberatura con sistemazione a prode (doppio filare tra due alberi vivi). Qui gli investimenti riguardano quindi solo un miglioramento delle opere di sistemazione idraulica. ▪ In collina: era diffusa la mania del ciglionamento, anche laddove il le condizioni geologiche non lo permettevano→ vengono elaborati due nuovi tipi intervento: a. colmate di monte→ Impeto delle acque per modellare il profilo collinare e colmare burroni. b. Sistemazione a spina: ideale per le colmate di monte, la sistemazione dei fossi ricorda la spina di pesce, con angoli acuti o ottusi rispetto al fosso centrale. Ed è la mancata diffusione della sistemazione a spina il simbolo di un capitalismo a metà. Al sud : L’eversione della feudalità nel mezzogiorno e i suoi campi aperti Al sud e nelle isole, fin dal Medioevo, c’era stato un mancato slancio per uno sviluppo capitalistico:
- jus serendi , il diritto che si aveva di seminare su demani feudali, costringeva ad un regime di campi aperti
- Presenza manomorta ecclesiastica, di cui non ci si era liberati → Che succede a partire dal 1800?
- Cominciano a diffondersi aziende signorili con interesse capitalistico, che rivendicano il diritto di chiusura dei fondi demaniali e comunali.
- Inizia una fase di eversione della feudalità che si tramuta in una legislazione diffusa nei vari stati divisa in due fasi che più che aiutare, sconvolgono l’equilibrio economico tradizionale:
- Ripartizione di massa : si opta per attribuire alle varie comunità parte dei demani stessi e attribuendo il resto delle terre all’ex feudatario che le aveva in concessione, liberandole dall’uso civico. Problema= i coloni stabilitisi nei demani ora totalmente in mano al feudatario secondo l’antico diritto dello jus coloniae , vengono ora cacciati e non hanno in cambio una parte di quella terra x la comunità.
- Quotizzazione dei demani : è una fase necessaria per la suddivisione equa delle terre alla comunità Problema= è una fase che viene con voluta lentezza, in quanto la nuova borghesia vuole accaparrarsi le migliori terre disponibili, lasciando solo in seguito piccolo appezzamenti ai coloni. Questa legislazione negativa si traduce in una degradazione ulteriore del paesaggio contadino, con un’eccessiva:
- sproporzione nella suddivisione dei terreni
- ulteriori disboscamenti e dissodamenti permessi dalle leggi eversive + nuove spinte capitaliste
Capitolo IX – LUNITA’ ITALIANA (1859-1900) Le strade ferrate nel paesaggio agrario Dalla metà del 1800 lungo la penisola italiana si verifica la diffusione delle ferrovie:
- Inizialmente: ha una rilevanza modesta per via della frammentazione degli Stati e una non cooperazione
- con l’Unità: comincia ad avere una diffusione ed una azione decisiva Possiamo infatti dire che la ferrovia:
- Si pone come un nuovo agente che rivoluziona le dinamiche del paesaggio agrario italiano
- Contribuisce alla penetrazione dei rapporti capitalistici nell’agricoltura→ spinge verso la specializzazione regionale delle colture, secondo le leggi della concorrenza e del profitto. →agricoltori devono adeguarsi alle leggi di mercato non più locali, ma nazionali ed internazionali: cambiano le proprie colture in quelle davvero più ottimali per il tipo di terreno e di clima in cui si trovano. Caratteristiche del paesaggio agrario italiano con l’Unità :
- P. padana asciutta : diviene la fetta di terra distintiva della piantata, in quanto non si può più parlare di piantata per quanto riguardo la padana irrigua (si specializza in risaie). Qui la piantata conosce un’espansione:
- Estensiva: le nuove terre salvate dalla bonifica o dissodate vengono adibite alla piantata di alberi vitati.
- Intensiva: qui non abbiamo il progresso capitalistico tipico della pianura irrigua (qui vige ancora il sistema mezzadrile), qui gli investimenti riguardano opere di sistemazione. Man mano che proseguono, abbiamo una differenziazione delle forme della piantata nella p. padana asciutta: a. Sistemazione a cavalletto o alla bolognese (zona= Ferrara-Bologna): campi rettangolari, larghi ed allungati, in cui l'elemento caratterizzante è il cavalletto o strena → una striscia di terreno che ospita un filare di cultura alberata, separata da due scoline, ai lati delle quali ci sono colture erbacee. b. Baulatura a colmo longitudinale (zona=Parma-Cesena): simile al cavalletto nella sistemazione, si differenzia perché non ci sono scoline laterali, ma lo scolo viene lasciato alla testa dei campi. c. Baulatura a colmo trasversale – o a cavino (zona=pianura veneta): il deflusso delle acque è affidato ai cavini (piccole strade di campagna) che corrono appunto tra i vari appezzamenti. Cavalletto - Cavino
Capitolo X – PANORAMA AGRARIO DELL’ITALIA CONTEMPORANEA Entra in gioco il processo di lotta sociale delle masse di lavoratori e dei piccoli produttori agricoli che nel secondo dopoguerra dimostrarono di saper conquistare riforme strutturali soprattutto su due piani:
- Piano del paesaggio: Liquidazione del sistema agrario del latifondo , tipico delle regioni del centro sud (tra cui maremma e agro), stimolando l’occupazione di terre incolte e mal coltivate→ conquista della terra Dal maggese → a rotazione continua Dai pascoli → ai pascoli con tecniche e prospettive capitaliste
- Piano strutturale/dei rapporti sociali: costituzione di centri di riforma per: coordinare l’iniziativa delle migliaia di imprese contadine che lavoravano in quella terra creare forme associative comuni per funzioni come bonifiche, sistemazioni, vendite, finanziamenti Ben presto però siamo di fronte ad una manifestazione del modo contraddittorio con cui era storicamente avvenuto lo sviluppo agrario italiano:
- le masse contadine si erano estremamente radicalizzate e avevano assunto un potere contrattuale molto forte, a fronte dei gruppi dominanti che volevano mantenere le redini del gioco.
- Il governo colpisce i centri di riforma e le piccole imprese contadine: istituisce una Cassa che spezza l’unità delle masse offrendo, a contadini relativamente più agiati, la possibilità di accesso individuale alla terra stessa. Questo cosa comporta?
- Prima: c’era stata una divisione delle terre con lineamenti definiti e precisati in un paesaggio prima desolato e abbandonato al latifondo, il tutto sotto il coordinamento del centro di riforma
- Ora: Chi possiede grandi quantità di terre offre la possibilità di accesso individuale a molti contadini→ eccessiva frammentazione e disgregazione dei paesaggi: campi a pigola con maglie sempre più ristrette. **I paesaggi del secondo dopoguerra
- La pianura padana: piantata**
- conosce un periodo di forte contrazione e riduzione delle terre: in età in cui ogni posto è esposto ai flussi commerciali internazionali, colture come la vite tendono a concentrarsi in quegli ambienti geografici e climatici favorevoli (e la piantata in pianura aveva poca resa rispetto al centro Italia)
- sostituzione degli alberi con paletti in legno o in cemento, perché la funzione dell’albero era quella di fornire foraggio (ora ci sono mangimi industriali) e legname (ora c’è l’elettricità e il gas per scaldarsi) 2. La pianura padana: prati irrigui e risaie
- Nel secondo dopoguerra, nonostante gli aspetti controversi delle politiche di governo, la pianura padana irrigua continua ad allargarsi (spesso a scapito della piantata)
- Continua a rappresentare un elemento distintivo (con i suoi campi divisi da canali e irrigati) del progresso italiano.
3. Italia centrale e paesaggio tosto-umbro-marchigiano - Abbiamo la completa liquidazione del sistema del maggese e la diffusione dei sistemi a rotazione continua in un regime di campi chiusi. - Nonostante questa evoluzione di tipo tecnico, il paesaggio in questione è caratterizzato da una grande staticità , restando totalmente dominato dall’alberata : sia in estensione= in rapporto 3 a 1 con le altre colture (mentre nelle altre zone è 1 a 3) sia in intensità= ricordiamo che la vite è più fitta rispetto alla pianura padana asciutta - L’unico elemento di diversità è dato dalla diffusione di: “cultura promiscua disordinata”: appezzamenti destinati alla coltura di altre essenze erbacee ed arboree che non siano la vite: si va sì a integrare con l’alberata, ma senza intaccarne il predominio territoriale. 4. Mezzogiorno
- Negli anni del dopoguerra ci troviamo di fronte ad un problema molto grande, che aveva storicamente attanagliato il sud: quello della deficienza della base foraggera (fieno). Non che non si fosse fatto nulla, ma ciò che è stato fatto non ha dato la possibilità al sud di vivere uno slancio produttivo e capitalistico:
- abbiamo la liquidazione del riposo pascolativo, con i movimenti di massa che vanno a mettere a coltura grandi quantità di terre → errore: la produzione a foraggio avviene fuori rotazione piuttosto modernamente inserito nell’avvicendamento delle colture. Quindi ad una estensione dei terreni non corrisponde un aumento dell’efficienza e della rendita.