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Documento sintetico del libro.
Tipologia: Sintesi del corso
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Introduzione. La fiaba: complessa e «irresistibile» (Susanna Barsotti) Barsotti prosegue evidenziando come la fiaba, nella sua essenza, sia strettamente legata alla narrazione e alla trasmissione orale dei racconti, una caratteristica che la distingue anche all'interno del genere della novella toscana del XVI secolo. In questo contesto, autori come Giovanni Francesco Straparola e Giambattista Basile emergono come figure chiave, con le loro raccolte di novelle che includevano elementi fiabeschi, contribuendo a definire un genere letterario che, nel corso dei secoli, avrebbe assunto il nome di "fiaba". L'interesse per le fiabe crebbe tra il XVIII e il XIX secolo, grazie anche alla cultura romantica che valorizzava l'immaginazione, e discipline come la filologia, l'antropologia e la psicologia iniziarono a studiarle. Le fiabe vennero interpretate come espressione dell'anima popolare, depositarie di antiche saggezze e veicolo per affrontare temi universali come la crescita, l'identità e le relazioni umane. In particolare, il contributo della psicoanalisi, con figure come Sigmund Freud e Bruno Bettelheim, ha messo in luce l'importanza delle fiabe nello sviluppo infantile, evidenziando come esse possano aiutare i bambini a elaborare paure e conflitti interiori. Carl Gustav Jung e Marie Louise Von Franz, nell'ambito della psicologia analitica, hanno invece esplorato il valore archetipico delle fiabe, considerandole espressioni dell'inconscio collettivo e potenti strumenti terapeutici. Freud ha evidenziato l'importanza delle fiabe nella vita dei bambini e il loro legame con i "ricordi di copertura". Nel contesto dell'analisi psicoanalitica delle fiabe, l'espressione "ricordi di copertura" si riferisce a un concetto introdotto da Sigmund Freud. Freud suggeriva che, in alcuni casi, i ricordi che gli adulti conservano della propria infanzia non sono rappresentazioni fedeli degli eventi realmente accaduti, ma piuttosto dei "ricordi di copertura". Questi ricordi possono fungere da sostituti o "coperture" per altri ricordi, spesso di natura emotivamente carica o traumatica, che sono stati rimossi o repressi nell'inconscio. In altre parole, la mente può sostituire un ricordo disturbante con uno più neutro o accettabile, al fine di proteggere l'individuo dal disagio psicologic Il lavoro di Vladimir Propp ha invece offerto un'analisi strutturale delle fiabe, individuando "funzioni" narrative ricorrenti e collegando le loro origini a riti e credenze arcaiche. La natura "migratoria" della fiaba e le sue trasformazioni Un aspetto fondamentale che emerge è la natura "migratoria" della fiaba, la sua capacità di trasformarsi e adattarsi ai diversi contesti storici e culturali. Le fiabe, originariamente tramandate oralmente, si sono evolute nel tempo, passando dalla narrazione popolare
orale alla forma scritta e assumendo, in alcuni casi, una funzione pedagogica. Barsotti spiega che le prime versioni delle fiabe erano "orali" e si mescolavano ad altre forme di narrazione popolare, come leggende, miti, filastrocche e canzoni. Nel corso del tempo, la fiaba è passata dalla tradizione orale alla forma scritta, soprattutto a partire dal Seicento francese, e si è progressivamente rivolta al pubblico infantile Infine, l'introduzione di Barsotti sottolinea anche il "contenuto sociale" della fiaba, la sua capacità di rappresentare le istanze di libertà e riscatto degli oppressi, e la sua "irresistibilità" come fenomeno culturale che si diffonde e si trasforma attraverso i secoli e i media. Capitolo 1. La fiaba come strumento di cura: l'oltre (Maria Varano) Il primo capitolo del libro, curato da Maria Varano, esplora il ruolo della fiaba come strumento di cura e resilienza, capace di offrire un "oltre" alle situazioni di disagio e fragilità. Varano ci invita a guardare "oltre" la superficie narrativa delle fiabe, a scorgere in esse un potenziale terapeutico capace di supportare individui, bambini ma anche adulti, in situazioni di disagio e fragilità. “La traduzione in fiaba di una intensa emozione provata per mette di distaccarsene, di farla uscire da noi, di non esserne solo pervasi, ma di renderla un oggetto osservabile e trattabile da varie angolazioni; così come avviene per il lavoro con le im magini. Esprimendo graficamente qualcosa di cui inconscia mente o consapevolmente non si riesce a parlare, si realizza un primo tentativo di strutturazione di contenuti affettivi ed emotivi spesso caotici, invasivi o rimossi.” L'autrice ci guida in un percorso in cui la fiaba si rivela un mezzo per affrontare tematiche complesse e dolorose. Non si tratta di evadere dalla realtà, ma di trovare uno spazio simbolico in cui elaborare vissuti difficili come la malattia, il lutto, il trauma o l'esperienza della diversità. La fiaba, in questo senso, diventa un contenitore emotivo, un luogo sicuro in cui le emozioni possono emergere, essere riconosciute e trasformate. Un aspetto centrale del capitolo è l'esplorazione del legame tra fiaba, autobiografia e arteterapia. Varano ci mostra come la narrazione della propria storia, intrecciata con il linguaggio simbolico della fiaba e con le potenzialità espressive dell'arte, possa diventare un potente strumento di resilienza. L'atto di raccontarsi, di dare forma alle proprie esperienze attraverso le immagini e le parole, favorisce un processo di rielaborazione interiore, di costruzione di senso e di rafforzamento dell'identità.
dell'infanzia, ma mostra come il protagonista debba affrontare ostacoli, commettere errori e imparare dalle proprie esperienze per maturare. In questo senso, Pinocchio rappresenta un modello di resilienza e di capacità di cambiamento, offrendo spunti di riflessione importanti sul rapporto tra genitori e figli e sul percorso di crescita individuale. Capitolo 2. "La fiaba come strumento di dialogo: l'altrove" (Amelia Ceci) Il capitolo si concentra sull'utilizzo della fiaba come strumento di dialogo interculturale ed educativo, in particolare in un contesto complesso come quello di Baghdad, in Iraq. L'autrice, Amelia Ceci, ci conduce in un'esperienza di cooperazione internazionale, dove le fiabe diventano un ponte per superare barriere linguistiche e culturali e per promuovere la comunicazione e la comprensione reciproca. Ceci descrive un progetto educativo realizzato a Baghdad, dove le fiabe sono state utilizzate per lavorare con insegnanti e bambini. Il contesto iracheno è caratterizzato da una storia recente segnata da conflitti e difficoltà, che hanno avuto un impatto significativo sulla vita delle persone e sul sistema educativo. In questo scenario, le fiabe si sono rivelate uno strumento prezioso per creare uno spazio di incontro e di scambio, per favorire l'espressione delle emozioni e per stimolare la riflessione. L'autrice sottolinea come le fiabe, con il loro linguaggio simbolico e universale, abbiano permesso di affrontare temi importanti come la memoria, l'identità e le tradizioni culturali. Le narrazioni fiabesche hanno offerto uno spazio sicuro per condividere esperienze, per confrontare punti di vista e per costruire un senso di appartenenza. Un aspetto rilevante del capitolo è l'attenzione al ruolo della traduzione e dell'interpretazione nel processo di dialogo interculturale. L'autrice evidenzia l'importanza di una mediazione linguistica e culturale sensibile e competente, capace di cogliere le sfumature e le specificità di ogni contesto. Ceci descrive anche le sfide e le difficoltà incontrate nel realizzare il progetto a Baghdad, come le restrizioni imposte dalle autorità locali e le tensioni presenti nel contesto sociale. Nonostante queste difficoltà, l'autrice sottolinea la ricchezza e la profondità degli scambi umani che si sono creati grazie alle fiabe. In conclusione, il secondo capitolo offre una testimonianza significativa del potere della fiaba come strumento di dialogo interculturale. L'esperienza di Baghdad dimostra come le fiabe possano favorire la comunicazione, la comprensione e l'incontro tra persone provenienti da contesti diversi, contribuendo alla costruzione di un mondo più aperto e inclusivo. Più nello specifico, il progetto si proponeva di: