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Sintesi Narrare l'oltre, l'altrove e l'altrimenti, Sintesi del corso di Storia della Formazione

Documento sintetico del libro.

Tipologia: Sintesi del corso

2023/2024
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Caricato il 14/04/2025

Chiara_poli
Chiara_poli 🇮🇹

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Introduzione. La fiaba: complessa e «irresistibile» (Susanna Barsotti)
Barsotti prosegue evidenziando come la fiaba, nella sua essenza, sia strettamente legata
alla narrazione e alla trasmissione orale dei racconti, una caratteristica che la distingue
anche all'interno del genere della novella toscana del XVI secolo. In questo contesto,
autori come Giovanni Francesco Straparola e Giambattista Basile emergono come figure
chiave, con le loro raccolte di novelle che includevano elementi fiabeschi, contribuendo
a definire un genere letterario che, nel corso dei secoli, avrebbe assunto il nome di
"fiaba".
L'interesse per le fiabe crebbe tra il XVIII e il XIX secolo, grazie anche alla cultura
romantica che valorizzava l'immaginazione, e discipline come la filologia, l'antropologia
e la psicologia iniziarono a studiarle. Le fiabe vennero interpretate come espressione
dell'anima popolare, depositarie di antiche saggezze e veicolo per affrontare temi
universali come la crescita, l'identità e le relazioni umane.
In particolare, il contributo della psicoanalisi, con figure come Sigmund Freud e Bruno
Bettelheim, ha messo in luce l'importanza delle fiabe nello sviluppo infantile,
evidenziando come esse possano aiutare i bambini a elaborare paure e conflitti interiori.
Carl Gustav Jung e Marie Louise Von Franz, nell'ambito della psicologia analitica, hanno
invece esplorato il valore archetipico delle fiabe, considerandole espressioni
dell'inconscio collettivo e potenti strumenti terapeutici.
Freud ha evidenziato l'importanza delle fiabe nella vita dei bambini e il loro legame con i
"ricordi di copertura". Nel contesto dell'analisi psicoanalitica delle fiabe, l'espressione
"ricordi di copertura" si riferisce a un concetto introdotto da Sigmund Freud. Freud
suggeriva che, in alcuni casi, i ricordi che gli adulti conservano della propria infanzia non
sono rappresentazioni fedeli degli eventi realmente accaduti, ma piuttosto dei "ricordi di
copertura". Questi ricordi possono fungere da sostituti o "coperture" per altri ricordi,
spesso di natura emotivamente carica o traumatica, che sono stati rimossi o repressi
nell'inconscio. In altre parole, la mente può sostituire un ricordo disturbante con uno p
neutro o accettabile, al fine di proteggere l'individuo dal disagio psicologic
Il lavoro di Vladimir Propp ha invece offerto un'analisi strutturale delle fiabe,
individuando "funzioni" narrative ricorrenti e collegando le loro origini a riti e credenze
arcaiche.
La natura "migratoria" della fiaba e le sue trasformazioni
Un aspetto fondamentale che emerge è la natura "migratoria" della fiaba, la sua capacità
di trasformarsi e adattarsi ai diversi contesti storici e culturali. Le fiabe, originariamente
tramandate oralmente, si sono evolute nel tempo, passando dalla narrazione popolare
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Introduzione. La fiaba: complessa e «irresistibile» (Susanna Barsotti) Barsotti prosegue evidenziando come la fiaba, nella sua essenza, sia strettamente legata alla narrazione e alla trasmissione orale dei racconti, una caratteristica che la distingue anche all'interno del genere della novella toscana del XVI secolo. In questo contesto, autori come Giovanni Francesco Straparola e Giambattista Basile emergono come figure chiave, con le loro raccolte di novelle che includevano elementi fiabeschi, contribuendo a definire un genere letterario che, nel corso dei secoli, avrebbe assunto il nome di "fiaba". L'interesse per le fiabe crebbe tra il XVIII e il XIX secolo, grazie anche alla cultura romantica che valorizzava l'immaginazione, e discipline come la filologia, l'antropologia e la psicologia iniziarono a studiarle. Le fiabe vennero interpretate come espressione dell'anima popolare, depositarie di antiche saggezze e veicolo per affrontare temi universali come la crescita, l'identità e le relazioni umane. In particolare, il contributo della psicoanalisi, con figure come Sigmund Freud e Bruno Bettelheim, ha messo in luce l'importanza delle fiabe nello sviluppo infantile, evidenziando come esse possano aiutare i bambini a elaborare paure e conflitti interiori. Carl Gustav Jung e Marie Louise Von Franz, nell'ambito della psicologia analitica, hanno invece esplorato il valore archetipico delle fiabe, considerandole espressioni dell'inconscio collettivo e potenti strumenti terapeutici. Freud ha evidenziato l'importanza delle fiabe nella vita dei bambini e il loro legame con i "ricordi di copertura". Nel contesto dell'analisi psicoanalitica delle fiabe, l'espressione "ricordi di copertura" si riferisce a un concetto introdotto da Sigmund Freud. Freud suggeriva che, in alcuni casi, i ricordi che gli adulti conservano della propria infanzia non sono rappresentazioni fedeli degli eventi realmente accaduti, ma piuttosto dei "ricordi di copertura". Questi ricordi possono fungere da sostituti o "coperture" per altri ricordi, spesso di natura emotivamente carica o traumatica, che sono stati rimossi o repressi nell'inconscio. In altre parole, la mente può sostituire un ricordo disturbante con uno più neutro o accettabile, al fine di proteggere l'individuo dal disagio psicologic Il lavoro di Vladimir Propp ha invece offerto un'analisi strutturale delle fiabe, individuando "funzioni" narrative ricorrenti e collegando le loro origini a riti e credenze arcaiche. La natura "migratoria" della fiaba e le sue trasformazioni Un aspetto fondamentale che emerge è la natura "migratoria" della fiaba, la sua capacità di trasformarsi e adattarsi ai diversi contesti storici e culturali. Le fiabe, originariamente tramandate oralmente, si sono evolute nel tempo, passando dalla narrazione popolare

orale alla forma scritta e assumendo, in alcuni casi, una funzione pedagogica. Barsotti spiega che le prime versioni delle fiabe erano "orali" e si mescolavano ad altre forme di narrazione popolare, come leggende, miti, filastrocche e canzoni. Nel corso del tempo, la fiaba è passata dalla tradizione orale alla forma scritta, soprattutto a partire dal Seicento francese, e si è progressivamente rivolta al pubblico infantile Infine, l'introduzione di Barsotti sottolinea anche il "contenuto sociale" della fiaba, la sua capacità di rappresentare le istanze di libertà e riscatto degli oppressi, e la sua "irresistibilità" come fenomeno culturale che si diffonde e si trasforma attraverso i secoli e i media. Capitolo 1. La fiaba come strumento di cura: l'oltre (Maria Varano) Il primo capitolo del libro, curato da Maria Varano, esplora il ruolo della fiaba come strumento di cura e resilienza, capace di offrire un "oltre" alle situazioni di disagio e fragilità. Varano ci invita a guardare "oltre" la superficie narrativa delle fiabe, a scorgere in esse un potenziale terapeutico capace di supportare individui, bambini ma anche adulti, in situazioni di disagio e fragilità. “La traduzione in fiaba di una intensa emozione provata per mette di distaccarsene, di farla uscire da noi, di non esserne solo pervasi, ma di renderla un oggetto osservabile e trattabile da varie angolazioni; così come avviene per il lavoro con le im magini. Esprimendo graficamente qualcosa di cui inconscia mente o consapevolmente non si riesce a parlare, si realizza un primo tentativo di strutturazione di contenuti affettivi ed emotivi spesso caotici, invasivi o rimossi.” L'autrice ci guida in un percorso in cui la fiaba si rivela un mezzo per affrontare tematiche complesse e dolorose. Non si tratta di evadere dalla realtà, ma di trovare uno spazio simbolico in cui elaborare vissuti difficili come la malattia, il lutto, il trauma o l'esperienza della diversità. La fiaba, in questo senso, diventa un contenitore emotivo, un luogo sicuro in cui le emozioni possono emergere, essere riconosciute e trasformate. Un aspetto centrale del capitolo è l'esplorazione del legame tra fiaba, autobiografia e arteterapia. Varano ci mostra come la narrazione della propria storia, intrecciata con il linguaggio simbolico della fiaba e con le potenzialità espressive dell'arte, possa diventare un potente strumento di resilienza. L'atto di raccontarsi, di dare forma alle proprie esperienze attraverso le immagini e le parole, favorisce un processo di rielaborazione interiore, di costruzione di senso e di rafforzamento dell'identità.

dell'infanzia, ma mostra come il protagonista debba affrontare ostacoli, commettere errori e imparare dalle proprie esperienze per maturare. In questo senso, Pinocchio rappresenta un modello di resilienza e di capacità di cambiamento, offrendo spunti di riflessione importanti sul rapporto tra genitori e figli e sul percorso di crescita individuale. Capitolo 2. "La fiaba come strumento di dialogo: l'altrove" (Amelia Ceci) Il capitolo si concentra sull'utilizzo della fiaba come strumento di dialogo interculturale ed educativo, in particolare in un contesto complesso come quello di Baghdad, in Iraq. L'autrice, Amelia Ceci, ci conduce in un'esperienza di cooperazione internazionale, dove le fiabe diventano un ponte per superare barriere linguistiche e culturali e per promuovere la comunicazione e la comprensione reciproca. Ceci descrive un progetto educativo realizzato a Baghdad, dove le fiabe sono state utilizzate per lavorare con insegnanti e bambini. Il contesto iracheno è caratterizzato da una storia recente segnata da conflitti e difficoltà, che hanno avuto un impatto significativo sulla vita delle persone e sul sistema educativo. In questo scenario, le fiabe si sono rivelate uno strumento prezioso per creare uno spazio di incontro e di scambio, per favorire l'espressione delle emozioni e per stimolare la riflessione. L'autrice sottolinea come le fiabe, con il loro linguaggio simbolico e universale, abbiano permesso di affrontare temi importanti come la memoria, l'identità e le tradizioni culturali. Le narrazioni fiabesche hanno offerto uno spazio sicuro per condividere esperienze, per confrontare punti di vista e per costruire un senso di appartenenza. Un aspetto rilevante del capitolo è l'attenzione al ruolo della traduzione e dell'interpretazione nel processo di dialogo interculturale. L'autrice evidenzia l'importanza di una mediazione linguistica e culturale sensibile e competente, capace di cogliere le sfumature e le specificità di ogni contesto. Ceci descrive anche le sfide e le difficoltà incontrate nel realizzare il progetto a Baghdad, come le restrizioni imposte dalle autorità locali e le tensioni presenti nel contesto sociale. Nonostante queste difficoltà, l'autrice sottolinea la ricchezza e la profondità degli scambi umani che si sono creati grazie alle fiabe. In conclusione, il secondo capitolo offre una testimonianza significativa del potere della fiaba come strumento di dialogo interculturale. L'esperienza di Baghdad dimostra come le fiabe possano favorire la comunicazione, la comprensione e l'incontro tra persone provenienti da contesti diversi, contribuendo alla costruzione di un mondo più aperto e inclusivo. Più nello specifico, il progetto si proponeva di:

  • Formare un gruppo di insegnanti : Il cuore del progetto era costituito dalla formazione di docenti iracheni, fornendo loro strumenti e metodologie innovative per utilizzare le fiabe in contesti educativi.
  • Favorire il dialogo interculturale : In un contesto come quello di Baghdad, segnato da conflitti e diversità culturali, le fiabe venivano impiegate come ponte per superare le barriere e promuovere la comunicazione e la comprensione reciproca.
  • Promuovere l'espressione e la narrazione : Il progetto mirava a creare uno spazio in cui bambini e adulti potessero esprimere le proprie emozioni, condividere le proprie storie e rielaborare le proprie esperienze attraverso il linguaggio simbolico delle fiabe Capitolo 3, "Fiabe per raccontarsi... altri-menti" (Caterina Benelli) Il capitolo esplora l'utilizzo delle fiabe come strumento per favorire la narrazione autobiografica e l'espressione di sé in contesti diversi. L'autrice, Caterina Benelli, pur non essendo un'esperta di fiabe nel senso letterario, si concentra sul loro valore pedagogico e sociale. Benelli descrive come le fiabe possano essere utilizzate per "entrare in punta di piedi" in percorsi formativi e di cura, offrendo un registro narrativo che facilita l'espressione anche per coloro che hanno difficoltà a raccontarsi. Un punto centrale del capitolo è l'analisi di come la fiaba possa offrire un "altri-menti" per raccontare e raccontarsi. L'autrice presenta due casi studio per illustrare questo concetto. “Educare alla relazionalità con l’altro-da-sé attraverso l’ascolto delle storie di vita, è un’occasione di educazione all’empatia, alla cura di un ascolto autentico, profondo per una maggiore sintonizzazione e comprensione delle storie altrui. Una competenza che richiama ad un valore sociale, democratico e politico di cui abbiamo urgenza e bisogno, in particolare in questo periodo storico.” Percorsi autobiografici con adulti : Benelli esplora come la fiaba possa essere utilizzata per aiutare gli adulti a rielaborare esperienze di vita e a costruire una nuova narrazione di sé. Progetto "Storievasive" in contesti carcerari : Viene descritto un progetto in cui la fiaba è stata impiegata per favorire l'espressione e la comunicazione tra detenuti, promuovendo la ri-connessione con la propria identità e la creazione di un clima di maggiore fiducia. In un ambiente come il carcere, dove la comunicazione può essere spesso limitata e controllata, la fiaba ha offerto uno spazio di libertà e di creatività. Attraverso la narrazione fiabesca, i detenuti hanno potuto ri-connettersi con la propria