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tesina il perturbante, Tesine universitarie di Psicologia Generale

utile per spiegare brevemente e in maniera efficace la nozione di perturbante in Freud con collegamenti che fanno riferimento anche ad altri svariati ambiti.

Tipologia: Tesine universitarie

2011/2012

Caricato il 17/04/2012

virginiaaa
virginiaaa 🇮🇹

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All’inizio del Novecento la nozione del <<perturbante>> da tempo circolava
nella cultura tedesca . E a introdurre tale concetto per la prima volta in
psicologia fu Ernst Jentsch che scrive nel 1906 una “Psicologia del
perturbante”, all’interno della quale egli denisce il concetto del perturbante
come l’incertezza intellettuale se un oggetto evidentemente animato è
veramente vivo oppure no;o al contrario se un oggetto inanimato potrebbe
essere in qualche modo dotato di vita autonoma. Jentsch si richiama
all’impressione data dalle gure di cera, dagli automi e dai pupazzi costruiti
ingegnosamente. Eetti perturbanti sono inoltre sovente ottenuti quando
l’osservatore è posto al cospetto della ripetizione continua, “automatica” di una
stessa situazione, ad esempio di uno stesso movimento. Così Jentsch spiega la
sensazione di perturbamento che taluni avvertono innanzi a crisi epilettiche o
a delle manifestazioni di pazzia. Egli poi sottolinea come lo strumento narrativo
di generare una sensazione perturbante venga utilizzato in letteratura da parte
di alcuni romanzieri che introducono nelle loro storie gure la cui natura di
essere vivente o di automa non viene dettagliata o chiarita in qualche modo,
lasciando il lettore nel dubbio e nell’impossibilità di decidere. Dacchè la
situazione o l’oggetto perturbante ha connotati insieme familiari e assieme
estranei, genera una incertezza intellettuale, quella che nella psicologia del
secolo successivo sarebbe stata denita una dissonanza cognitiva nel soggetto
che l’ha sperimenta. Gli studi di Jentsch furono ripresi e sviluppati da Sigmund
Freud nel saggio “Das Unheimlich” e tradotto in italiano “Il Perturbante”. In
realtà, Freud stesso sostiene come nella lingua italiana, e nelle altre lingue
europee,non esista un termine esatto che corrisponda al signicato di quello
tedesco : “unheimlich potrebbe essere reso volta a volta con inquietante,
sinistro, non confortevole, sospetto, ambiguo, indo, e designa comunque una
sensazione di insicurezza, inquietudine, turbamento o disagio, suscitata da
cose, eventi, situazioni o persone”. Egli denisce l’unheimlich,il
perturbante,come “quella sorta di spaventoso che risale a quanto ci è noto da
lungo tempo,a ciò che ci è familiare” e convalida questa interpretazione
attraverso una interessante analisi linguistica del termine tedesco. La parola
“unheimlich” è l’antitesi dell’aggettivo “heimlich”,che può signicare: ”
familiare,domestico,dato,intimo” ma anche “nascosto,celato,da non far
sapere”. Ciò signica che la parola “heimlich”, nella sfumatura di signicato di
“nascondere,tener celato” viene a coincidere con “unheimlch”, che resta il
contrario unicamente del primo signicato indicato,ossia “familiare”. Il termine
“heimlich” porta quindi in sé due sfere di concetti,tra loro abbastanza lontani:
la familiarità e il celare,intimità e ciò che deve restare nascosto,e sviluppa la
sua non-univocità, la sua ambivalenza,no a coincidere col suo contrario. Un-
heimlich, perturbante, signicherebbe anche non celato,venuto alla luce,
aorato. Il perturbamento nasce quando in un soggetto o in una situazione si
uniscono caratteristiche di estraneità e familiarità in una sorta di “dualismo
aettivo”.E in questo tipo di considerazioni Freud fu in qualche modo anticipato
in ambito ontologico da Schelling che sosteneva : “E’ detto unheimlich tutto ciò
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All’inizio del Novecento la nozione del <> da tempo circolava nella cultura tedesca. E a introdurre tale concetto per la prima volta in psicologia fu Ernst Jentsch che scrive nel 1906 una “Psicologia del perturbante”, all’interno della quale egli definisce il concetto del perturbante come l’incertezza intellettuale se un oggetto evidentemente animato è veramente vivo oppure no;o al contrario se un oggetto inanimato potrebbe essere in qualche modo dotato di vita autonoma. Jentsch si richiama all’impressione data dalle figure di cera, dagli automi e dai pupazzi costruiti ingegnosamente. Effetti perturbanti sono inoltre sovente ottenuti quando l’osservatore è posto al cospetto della ripetizione continua, “automatica” di una stessa situazione, ad esempio di uno stesso movimento. Così Jentsch spiega la sensazione di perturbamento che taluni avvertono innanzi a crisi epilettiche o a delle manifestazioni di pazzia. Egli poi sottolinea come lo strumento narrativo di generare una sensazione perturbante venga utilizzato in letteratura da parte di alcuni romanzieri che introducono nelle loro storie figure la cui natura di essere vivente o di automa non viene dettagliata o chiarita in qualche modo, lasciando il lettore nel dubbio e nell’impossibilità di decidere. Dacchè la situazione o l’oggetto perturbante ha connotati insieme familiari e assieme estranei, genera una incertezza intellettuale, quella che nella psicologia del secolo successivo sarebbe stata definita una dissonanza cognitiva nel soggetto che l’ha sperimenta. Gli studi di Jentsch furono ripresi e sviluppati da Sigmund Freud nel saggio “Das Unheimlich” e tradotto in italiano “Il Perturbante”. In realtà, Freud stesso sostiene come nella lingua italiana, e nelle altre lingue europee,non esista un termine esatto che corrisponda al significato di quello tedesco : “unheimlich potrebbe essere reso volta a volta con inquietante, sinistro, non confortevole, sospetto, ambiguo, infido, e designa comunque una sensazione di insicurezza, inquietudine, turbamento o disagio, suscitata da cose, eventi, situazioni o persone”. Egli definisce l’unheimlich,il perturbante,come “quella sorta di spaventoso che risale a quanto ci è noto da lungo tempo,a ciò che ci è familiare” e convalida questa interpretazione attraverso una interessante analisi linguistica del termine tedesco. La parola “unheimlich” è l’antitesi dell’aggettivo “heimlich”,che può significare: ” familiare,domestico,fidato,intimo” ma anche “nascosto,celato,da non far sapere”. Ciò significa che la parola “heimlich”, nella sfumatura di significato di “nascondere,tener celato” viene a coincidere con “unheimlch”, che resta il contrario unicamente del primo significato indicato,ossia “familiare”. Il termine “heimlich” porta quindi in sé due sfere di concetti,tra loro abbastanza lontani: la familiarità e il celare,intimità e ciò che deve restare nascosto,e sviluppa la sua non-univocità, la sua ambivalenza,fino a coincidere col suo contrario. Un- heimlich, perturbante, significherebbe anche non celato,venuto alla luce, affiorato. Il perturbamento nasce quando in un soggetto o in una situazione si uniscono caratteristiche di estraneità e familiarità in una sorta di “dualismo affettivo”.E in questo tipo di considerazioni Freud fu in qualche modo anticipato in ambito ontologico da Schelling che sosteneva : “E’ detto unheimlich tutto ciò

che potrebbe restare (..)segreto, nascosto, e che é invece affiorato”. A partire da quest’ultima analisi dunque Freud osservava che perturbante appariva ciò che costituiva un ritorno del rimosso,e cioè di qualcosa di dimenticato che riaffiora,e dunque di un inconsueto che riappare dopo la cancellazione di qualcosa che era noto, che aveva turbato sia la nostra infanzia individuale sia un’ infanzia dell’umanità. Coerentemente coi suoi principi teorici, Freud faceva risalire il rimosso individuale a timori riguardanti la sfera sessuale e in particolare il timore dell’evirazione,e non a caso citava come eventi perturbanti situazioni “gotiche” come membra staccate dal corpo, teste mozze o piedi che danzano da soli. L’analisi più approfondita era dedicata al “Mago sabbiolino” o “uomo della sabbia” di Hoffman, considerato da Freud “il maestro indiscusso del perturbante in letteratura”. Inserito nella raccolta “Notturni” è un racconto che tratta innanzitutto il tema del doppio,e tratto tipicamente romantico,indaga l’immaginario dell’automa,che rimanda in certa misura al romanzo “Frankenstein” di Mary Shelley,in cui la “creatura”, “il mostro di Frankestein,” sono espressione di quel “diverso” che in quanto tale ci fa paura ma ci attrae. Freud nell’ “Uomo di sabbia” rileva un tipico esempio di atmosfera perturbante non tanto come aveva fatto Jentsch nel tema della bambola animata Olympia, ma dalla figura dell’Orco Insabbia, adulto capace di cavare gli occhi dalle orbite dei bambini, e quindi non dalla incertezza intellettuale su un soggetto animato-inanimato, ma dalla possibilità che un adulto possa mutilare il corpo di un bambino,chiaro riferimento al processo di castrazione che il racconto fa riemergere alla coscienza del lettore. Quando qualcosa che deve restare nascosto riaffiora dal passato e viene a disturbare la nostra tranquillità,entriamo perciò nel campo del perturbante;complessi rimossi e credenze superate sono le fonti che lo alimentano. Il ritorno delle credenze arcaiche ci crea dunque sgomento e confusione mentale ed ogniqualvolta il pensiero razionale ha a che fare con esse ha origine il perturbante. La figura del perturbante è poi,secondo Freud,alla base dell’instabilità soggettiva prodotta dalla paura. Il perturbante ci crea disagio,ci inquieta. Si intrufola nella nostra immaginazione quotidiana,inserisce nel nostro pensiero quello che,a livello inconscio,è restato in noi della nostra infanzia e dell’infanzia dell’uomo che avevamo risolto con spiegazioni razionalistiche e che ora non ci danno più garanzie,facendoci in tal modo deviare dalla realtà e trasportandoci senza che ce ne rendiamo conto dall’ Heimliches (noto)all’ Unheimliches (ignoto). Questo processo che ci fa abbandonare il terreno della realtà governato dalla ragione per trasportarci in un mondo governato da leggi da noi sconosciute,ci crea ansia,senso del pericolo,ci fa smarrire l’equilibrio, ed il perturbante erode lentamente il principio di realtà. Quanto finora detto lo ritroviamo ben rappresentato dalla letteratura fantastica che con i suoi elementi “magici” e “sovrannaturali “ si presenta come l’irruzione nel mondo reale di un qualcosa che non vi appartiene,e che crea l’ effetto perturbante. A tale genere appartengono per certi aspetti la favola e la fiaba. Quest’ultima soprattutto è capace di generare nel bambino incubi terribili e ossessioni

precisamente fantasy e che ha in sé notevoli effetti perturbanti è il “Signore degli Anelli” di Tolkien. It’ is an epic fantasy novel and its original title was “The Lord of the Rings”. The story set in the late Third Age of the immaginary Middle Hearth. Written between 1937 and 1949 it was published in three volumes between 1954 and 1955.Translated into some 38 languages, each with dozens editions, remains one of the most popular literary works of the XX century. The narrative resumes where it left off an earlier novel by Tolkien, “The Hobbit,” but the story of “Frodo from nine fingers and The Ring of Fate” is part of a broader setting out of the vast universe historical, mythological, linguistic created and development by the author during his entire life. It narrates the mission of nine companions. The fellowship of the Ring, which represents all people of free nations of Middle Hearth, started to destroy the most powerful ring of power, which makes it almost invincible if only his master Sauron returned into his hands. The whole saga of The Lord of The Rings has had a successful cultural and mass media major, inspired and continues to inspire books, videogames, cinema and theater. A riguardo di tale romanzo oggi è poi in vita una grande discussione. Infatti quest’ultimo nel presentare l’idea che esiste una razza superiore detentrice di conoscenze estranee agli altri esseri umani(gli Elfi),nel desiderio di riportare il mondo ad una passata età dell’oro,nella venerazione per la natura,o ancora nel fatto di porre il male,rappresentato dalla terra di Mordor e posta da Tolkien ad est,con chiaro riferimento secondo alcuni alla Russia comunista;ha portato da parte di alcune persone a maturare la tesi che Tolkien fosse di ideologia nazista o fascista,posizione a riguardo della quale vi sono opinioni contrastanti. A mio avviso considerare Tolkien come un promotore del fascismo e del nazismo è davvero “perturbante”. In quanto tale scrittore era un conservatore e un fedele cattolico ed egli rispecchia questa sua natura nei libri. Infatti la rappresentazione della Contea degli Hobbit è quella della tipica comunità di provincia inglese,e poi il “Signore degli anelli” semmai è la celebrazione dell’unione fra la gente di tutti i popoli e di tutte le razze. E per concludere Tolkien considerava Hitler e Stalin” due sanguinari pazzi” posseduti da un diavolo feroce, senza alcuna distinzione.