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Tesina modulo 1 del master MACOPS presso l'università LUM
Tipologia: Prove d'esame
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Il probabile punto al quale si può attribuire una partenza dell’evoluzione legislativa delle professioni sanitarie è Il “ Regio Decreto n. 1265 del 27 Luglio 1934 ”, che approva l’unito “Testo Unico Delle Leggi Sanitarie” che andava a delineare una suddivisione delle professioni sanitarie come segue. Veniva fatta una suddivisione in 3 categorie:
La prima categoria comprendeva figure come: Medico Chirurgo, Medico Veterinario, Farmacista e Odontoiatra.
La seconda individuava: Levatrici e Infermiere diplomato.
La terza: Odontotecnico, Infermiere generico e Massofisioterapista.
Come si evince da questa suddivisione ad esclusione della prima categoria, le altre due erano ausiliarie della prima. Non disponevano di autonomia professionale ne di un giusto riconoscimento. Compariva infatti il termine “mansionario” che regolava l’esercizio della professione infermieristica attraverso l’attribuzione di mansioni. L’infermiere quindi, semplicemente eseguiva questi compiti, senza obiettare, non prendendo parte a al processo di pianificazione degli obbiettivi e interventi per una corretta programmazione assistenziale.
Con il passaggio dal Sistema Mutualistico al Sistema Sanitario Nazionale e con il passare degli anni, si rende necessaria una riforma, un cambiamento, per quanto riguarda la classificazione e la definizione delle varie professioni sanitarie non mediche. Difatti attraverso una serie di interventi normativi, si sono andati a identificare e delineare i vari profili professionali, attribuendo autonomia professionale e dignità.
Alcuni esempi sono:
Legge 19 Novembre 1990, n 341 : “Riforma degli ordinamenti didattici universitari” che andava ad istituire quelli che erano i diplomi universitari per le professioni sanitarie, prevedendo la conversione dalla formazione impartita prima dalle scuole professionali ai corsi universitari. D.Lgs. n. 502/1992 : Che sancisce il passaggio definitivo alla formazione universitaria, facendo diventare l’università l’unico canale di accesso alla formazione.
Dopo aver identificato quelle che sono state le fondamenta che hanno permesso lo sviluppo e la crescita delle professioni sanitarie, bisogna ora menzionare e analizzare le normative che hanno dato vita all'attuale figura dell’infermiere sia dal punto di vista formativo sia dal punto di vista tecnico-professionale. I due pilastri su cui si basano le attuali professioni sanitarie possono essere identificati nelle seguenti leggi:
1.1.1 Legge n. 42 del 26 Febbraio 1999: "Disposizioni in materia di professioni sanitarie" che, all'art. 1, comma 1, abolisce la suddivisione proveniente dal testo unico (TU) detto anche mansionario delle leggi sanitarie del 1934 e sostituisce la denominazione ‘’professione sanitaria ausiliaria’’ in ‘’professione sanitaria’’. Questa Legge attribuisce un nuovo ruolo alle professioni sanitarie non mediche e per quanto riguarda la professione infermieristica e ostetrica va ad abolire il mansionario. La legge 42/99 abolisce, come detto, il mansionario , definendo il campo proprio di attività e le responsabilità della professione e dell’assistenza infermieristica e ostetrica. Le competenze di queste due professioni, come delle altre professioni ex ausiliarie, dunque vengono definite non più dal mansionario ma dai contenuti del decreto ministeriale istitutivo del profilo professionale, dagli ordinamenti didattici del corso di laurea e di formazione post base, nonché dal codice
Dottorato: fornisce le competenze necessarie per esercitare, presso Università, enti pubblici o privati, attività di ricerca e di alta qualificazione. La durata è di tre anni.
In conclusione, si evince che le professioni sanitarie abbiano fatto passi da gigante nel corso degli anni fino ad arrivare alla definizione di questi professionisti come li conosciamo oggi.
L’evoluzione legislativa e sociale che li ha caratterizzati ha attribuito autonomia professionale che è strettamente collegata a un aumento della responsabilità professionale.
Oltre questo l’evoluzione ha mutato il ruolo delle professioni sanitarie non mediche, portandole ad essere non più meri esecutori (vedi infermieristica ad esempio) bensì professionisti intellettuali, accompagnati da formazione universitaria, evidenze scientifiche (EBN), e continuo aggiornamento professionale (ECM), rendendoli essenziali e importanti quanto la professione medica.