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riassunto del libro un genitore quasi perfetto
Tipologia: Appunti
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Titolo del volume Un genitore quasi perfetto Autore Bruno Bettelheim Casa Editrice, città, anno di edizione, eventuale traduzione Feltrinelli, Milano, 2014, traduzione di Adriana Bottini Sintesi narrativa ( caratteri circa) In un rapporto tra genitore e figlio, ogni esperienza inizia in modo diverso dai precedenti, non esistono regole condivise da dover imporre ai figli. Il bambino è sempre convinto che quello che sta facendo o che intende fare rappresenti il modo migliore di comportarsi. Le fasi difficili del bambino sono: il percorso verso l’individuazione, il rapporto tra principio di piacere e di realtà, l’acquisizione dell’autocontrollo. Le prime esperienze infantili influiscono sulla formazione dell’autostima e sulla percezione di sé in rapporto agli altri, ma determinano anche il modo in cui interpreteremo le esperienze successive. Un genitore che influenza la vita di un bambino dovrebbe sforzarsi di dargli una visione positiva di sé e del suo mondo, poiché da ciò dipende la felicità futura e la capacità di far fronte alla vita. Per essere buoni genitori bisogna essere sicuri di sé come genitori. Bisogna risolvere i problemi via via che si presentano e risolverli in modo personale. Un genitore dovrebbe imparare a intuire empaticamente il senso che possono avere le cose per suo figlio e agire di conseguenza. Per fare ciò, è necessario richiamare alla memoria che cosa aveva significato per noi, una situazione analoga, e pensare a come avremmo voluto allora che i nostri genitori gestissero quella situazione. È giusto cercare di capire il problema complessivo con l’aiuto di altri, ma agire in base ai suggerimenti altrui non porterà mai la gioia che sorge solo quando si capisce da soli, nel modo che ci corrisponde. Parole chiave (in forma di elenco) -Autoaffermazione -Risentimento -Approvazione -Apprendimento -Ammaestrare -Condividere -Incoraggiare Frasi che hanno colpito (2/3) -Homo sum; nihil humanum a me alienum puto, poiché sono un essere umano, nulla di ciò che è umano può essermi estraneo; che è come dire, qualunque cosa pensi o faccia un altro essere umano, dovrei essere in grado di ritrovarne l’equivalente dentro di me, almeno come possibilità teorica. -Dovetti raggiungere la piena maturità e fare una lunga
esperienza come educatore e terapeuta infantile (e come genitore) prima di capire fino in fondo come quell’uomo mi avesse insegnato una delle doti indispensabili di un saggio educatore, soprattutto nelle situazioni difficili: e cioè la disponibilità e la capacita di soppesare dentro di noi le possibili motivazioni dei giovani a noi affidati, se vogliamo cogliere le ragioni del loro comportamento, le sue cause, i suoi scopi. Informazioni sull’autore (massimo 1000 caratteri) Nacque nel 1903 a Vienna, fu uno psichiatra-pedagogista statunitense di origine austriaca, considerato un allievo degli allievi di Freud, svolse gli studi universitari e si laureo nel 1938, dove successivamente venne fatto prigioniero del Nazismo e fu portato nei campi di concentramento di Dachau a Buchenwald. Nel 1939, in circostanze che non sono ancora del tutto chiare, lo psichiatra riuscì a fuggire negli Stati Uniti, dove cinque anni dopo ottenne la cittadinanza americana. Insegnò quindi psicologia a Chicago dal 1944 al 1973 , dove lavorò anche alla "Orthogenic School", un istituto di studio e terapia infantile e adolescenziale che si occupava dei disturbi emotivi della crescita. Morì suicida all'età di 86 anni, nel 1990 nel Maryland (Silver Spring). Nome e Cognome Alessandro Lattuca