






Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Prepara i tuoi esami
Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Prepara i tuoi esami con i documenti condivisi da studenti come te su Docsity
Trova i documenti specifici per gli esami della tua università
Preparati con lezioni e prove svolte basate sui programmi universitari!
Rispondi a reali domande d’esame e scopri la tua preparazione
Riassumi i tuoi documenti, fagli domande, convertili in quiz e mappe concettuali
Studia con prove svolte, tesine e consigli utili
Togliti ogni dubbio leggendo le risposte alle domande fatte da altri studenti come te
Esplora i documenti più scaricati per gli argomenti di studio più popolari
Ottieni i punti per scaricare
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Riassunto capitolo 4,5,6,8,9,10,11,18
Tipologia: Sintesi del corso
1 / 10
Questa pagina non è visibile nell’anteprima
Non perderti parti importanti!







UN GENITORE QUASI PERFETTO di Bruno Bettelheim (1987) Capitolo 4: le nostre ragioni e le loro Il fine dell’educazione è di dare al proprio figlio gli strumenti che gli consentano in primo luogo di scoprire chi vuole essere e quindi di diventare una persona contenta di sé e della propria vita. I genitori infatti indicano chi e come essere. Molto dipende dai sentimenti con i quali entrambi i genitori accolgono il nuovo membro della famiglia, in modo particolare la madre e i cambiamenti che la sua venuta e impone alla loro vita.in ogni caso sia che il genitore abbia voluto o no il figlio si provano sentimenti ambivalenti. Episodi che vengono considerati insignificanti in realtà forniscono al bambino segnali che orientano la sua visione del mondo. Hanno grande influenza le parole, I gesti, il tono della voce, le espressioni facciali. Oltre a questo hanno influenza sul bambino i pensieri coscienti e inconsci. Molto dipende infatti non solo dal contesto, ma da come il genitore affronta la situazione, quanto è intensa e quale è la natura dei suoi sentimenti, comportamenti, perché è così che fa da guida per il bambino. Un genitore è passabile è quello le cui azioni e reazioni la cui approvazione e disapprovazione sono temperate dalla considerazione del punto di vista del figlio. È difficile uscire dallo schema del nostro giudizio e racconto sentire agli il razionali impulsi dei figli, cercando di capirli realmente. Se il genitore impone il proprio punto di vista e va contro il giudizio del figlio, quest’ultimo si sentirà in felice e pieno di risentimento già in partenza e a causa di queste emozioni non riescono a esporre le loro argomentazioni, così come per mancanza di capacità linguistiche. I genitori inoltre tendono a dedurre che l’obbedienza del figlio sia una prova che il bambino è convinto della ragionevolezza delle loro richieste, In realtà non è così. Pertanto il genitore passabile analizzerà le motivazioni del figlio, cercherà di capire i suoi pensieri e i suoi desideri, mostrerà con il suo linguaggio invece che con il nostro come il suo metodo Sia in adeguato ai suoi fini e in che modo potrebbe più sicuramente raggiungerli. Il bambino cerca la soddisfazione e questo tipo di soddisfazione può risultare una Compensazione accettabile per aver dovuto modificare il suo comportamento. Inoltre il bambino ha vissuto esperienze diverse rispetto all’adulto, data la sua breve esistenza e vivere esperienze stesse in modo diverso. Non è solo questione di prospettive emotive diverse, ma anche di differenze fisiche molto tangibili (esempio del supermercato: “tu mi hai smarrito”, angoscia sia per essersi smarrito sia perché la madre non comprende il suo pdv) Capitolo 5: il rendimento scolastico, una questione che divide Di solito il genitore che si preoccupa per i progressi scolastici del figlio è mosso dalla pressione circa il suo futuro, ma per il bambino Il futuro vuol dire domani, riesce a dare importanza solo all’immediato presente, mentre il futuro è distante un’eternità. I bambini infatti si interessano a quello che succede a scuola giorno per giorno, perché questo l’orizzonte entro il quale vive. L’esempio di Emma in cui la ragazza A un rendimento scolastico scadente Ne è un chiaro esempio. La madre giudica negativamente il comportamento attribuendone le motivazioni a pigrizia e superficialità, in realtà Emma aveva rimosso inizialmente l’idea di utilizzare il rendimento scolastico negativo come mezzo per far tornare il padre che se n’era andato. Una volta rimosso questo pensiero, nell’inconscio si è amplificato in quanto libero dal controllo cosciente. Di conseguenza Emma ha messo in atto tali comportamenti Come manifestazione culminante di processi psichici sia quello già esposto sia più antichi, per esempio il fatto che i genitori fossero più interessati alla cultura che alla sua persona. In realtà si tratta spesso di una percezione che non corrisponde alla realtà. Il comportamento dei genitori deve controbilanciare questa sensazione , cosicché la critica occasionale del suo comportamento diventa sopportabile e non arreca danni come nella sicurezza di sé del bambino e la sua fiducia nella benevolenza dei genitori. La soluzione non è obbligare il figlio a vederci, perché si infliggerebbe in lui una sconfitta in termini negativi anche per la fiducia, così come una frattura che potrebbe amplificare il problema. Quindi i genitori devono cercare di comprendere le motivazioni reali dei figli in modo tale da essere con lui e non contro di lui, aiutarlo a cercare le soluzioni gli strumenti che il bambino non riesce a trovare da solo per con lavorare e risolvere il problema. Il rendimento scolastico negativo può nascere dal fatto che per il bambino sempre l’unico terreno su cui può dare battaglia ai genitori perché si sente continuamente sconfitto da loro e vuole manifestare la sua indipendenza con un atto di ribellione. Ciò come detto prima può avvenire in maniera inconscia e quindi il bambino potrebbe solo sapere di non riuscire a studiare, ma non essere realmente cosciente delle motivazioni. In questa ottica
le lezioni private non risolvono il problema, ma possono solo arginarle le conseguenze, perché il fulcro della questione è il conflitto inconscio sottostante tra genitore e figlio. È il vero comportamento che il genitore deve mettere in atto è riconoscere dentro di sé gli insuccessi scolastici del figlio e aiutarlo a capire che il successo scolastico non è più importante di lui come persona con i suoi bisogni, Desideri e angosce. Il figlio capirà che le preoccupazioni dei genitori costituivano una parte della loro generale preoccupazione per il suo benessere e la sua felicità. il bambino avendo acquistato una certa consapevolezza dei propri processi inconsci, le sue motivazioni tornano essere accessibili al controllo cosciente ed egli è libero ora di decidere se voglio meno riuscire bene a scuola. I genitori per arrivare a questo devono avere fiducia nel figlio , soprattutto che il loro figlio riuscirà bene nella vita. Il dubbio che non riuscirà a cavarsela è estremamente distruttivo per un bambino che già nutre dei dubbi sull’amore dei tuoi genitori. Per esempio un bambino che Si ribella in ambito scolastico per avere la sua indipendenza può essere gestito dal genitore quando quest’ultimo accetta il suo bisogno di autonomia E il figlio sentendosi appoggiato dei genitori sul tema che più gli sta a cuore in quel momento può darsi che arrivi da solo a capire che il rifiuto di studiare non costituisce l’unico modo per affermare la sua autonomia. Ci sono i bambini che se obbligati ad andare a scuola sviluppano sintomi psicosomatici come il vomito e le mie cranio e lancinante. La malattia diventa allora non soltanto un modo per rimanere a casa e quindi essere sicuri di non venire dimenticati, soprattutto se ci sono fratelli o sorelle più piccole, ma anche per ricevere attenzioni più assidua e cure che rendono più attraente l’idea di stare a casa. In questi casi obbligarlo con la forza non è solo controproducente ma peggiora la situazione perché conferma al bambino la mancanza apparente di importanza che riveste per i genitori. Capitolo 6: la nostra comune umanità La paura dell’abbandono rappresenta una delle angosce più profonde dell’infanzia, i genitori spiegano con ragionevolezza che non esiste alcun pericolo, ma quando siamo sopraffatti dal terrore le spiegazioni razionali non hanno influenzato i nostri sentimenti. Anzi se gli sembra che il genitore non colga la sua angoscia in tutta la sua brevità allora la situazione peggiora anziché migliorare. Se entrano in rapporto con lo stato emotivo di nostro figlio anziché rispondere in base alla valutazione oggettiva della situazione alleviare il terrore del nostro bambino avrà la priorità su tutto. Lo prenderemo in braccio, lo stringeremo e lo calmeremo invece di pretendere che accetti le nostre spiegazioni razionali in un momento di intensa angoscia. Le empatia che nasce trasforma una situazione di conflitto in una in cui la madre si sente dalla parte del figlio, in cui le viene naturale avere una comprensione intuitiva ed emotiva anziché puramente intellettuale. Quando ricordi personali non ci vengono in aiuto, cioè immedesimarci nel nostro bambino quando si trova in una situazione da noi già esperito, dobbiamo domandarci che cosa farebbe reagire noi nello stesso modo. Prendiamo ora il caso dei del genitore il cui figlio a picchiato un compagno. Dovremmo cercare di comprendere le motivazioni di nostro figlio anche se lui non vuole spiegarcele. Come disse Terenzio “poiché sono un essere umano, nulla di ciò che è umano può essermi estraneo“. Ciò indica che qualsiasi cosa pensi ho faccio un altro essere umano dovrei essere in grado di ritrovarne l’equivalente dentro di me. Se noi fossimo nelle medesime circostanze di nostro figlio proveremo gli stessi sentimenti e che forse comporteremo come lui, se non fosse che noi siamo più maturi e controllati. Dobbiamo conoscere e valutare le nostre motivazioni senza limitarci a prendere in considerazione soltanto quelle che ci appaiono immediatamente accettabili. Per esempio quando è il momento di mettere a letto il proprio figlio, di solito si abbastanza flessibili con L’orario, tranne quando vorremmo prenderci del tempo per noi stessi. In ciò non c’è niente di male tutta via diventa un problema è quando il genitore è convinto di voler mettere a letto il figlio per il suo bene e non per il proprio. I bambini hanno un sesto senso e capiscono a vantaggio di chi va una certa azione, di conseguenza se noi lentissimo spudoratamente il bambino lo capirebbe, non dormirebbe tranquillo, potrebbe persino avere incubi nel tentativo di vendicarsi in sogno dell’ingiustizia subita. Se invece i genitori sono sinceri accetteranno con simpatia Il risentimento che il bambino prova nel vedersi temporaneamente escluso dalla loro vita, trovando per esempio un compromesso accettabile (concedere ancora 15 minuti). In altre parole dobbiamo sforzarci di vedere la situazione da entrambi punti di vista, dal nostro di genitori ed al suo di bambino. Il modo migliore per convincere i nostri figli che le loro opinioni sono importanti per noi è domandargliele e non per criticarle confutarle, bensì per rifletterci sopra
buona volontà, riuscirà anche ad accettare la nostra guida con uno stato d’animo positivo.modificherà le sue idee non per paura, ma per amore e perché desidera conservarsi la nostra stima. Il fatto è che è raro che ai bambini si chiede di dare spiegazioni circa un comportamento che approviamo. Dunque sanno bene che i nostri “perché“ sono una sfumatura di disapprovazione Imparare a mentire E se partiamo dalla convinzione che le azioni dei bambini hanno sempre i loro buoni motivi, daremo per scontato che, se nostro figlio ha picchiato un compagno, deve avere ricevuto una provocazione così grave che secondo la sua visione la violenza fisica costituiva l’unica risposta appropriata. Bisogna ricordare che il bambino è molto più sensibile alle proprie emozioni è molto meno capace di controllare i propri impulsi. Un genitore dovrebbe chiedere non perché ha picchiato il compagno e, ma cosa ha fatto il compagno per scatenare nel bambino una tale reazione, così da far capire al bambino che siamo dalla sua parte. Una volta sbollita la collera gli spiegheremo i lati negativi Del ricorso all’aggressione fisica e i vantaggi dell’autocontrollo. Il bambino è in grado in questo caso di darci ascolto e di assimilare quello che gli diciamo. Bisogna ricordare che il genitore non deve fare da esempio nel caso di situazioni negative come l’aggressione fisica, perché il bambino la intenderebbe come giustificata quando c’è una giusta causa, ma le cause dei bambini sono sempre da loro percepite come giuste. Capitolo 9: la disciplina Molti genitori si pongono il problema della disciplina, cioè di insegnare i figli a essere ubbidienti e disciplinati nelle loro azioni e reazioni. Si parla quindi di insegnare l’autocontrollo. la disciplina implica l’acquisizione di doti e abilità particolari da un maestro sulla cui immagine desideriamo modellarci perché lo ammiriamo. Questo comporta un contatto personale intimo e continuativo, in cui la personalità dell’uno si forma per la forza della presenza dell’altro. Nessuna disciplina può essere inculcata con la forza. In realtà è il modo migliore è emulare l’esempio di qualcuno che si ammira e non venire istruiti verbalmente o essere indotti con le minacce. Questo processo è la conseguenza naturale dello stato di dipendenza del bambino piccolo, del suo bisogno di sicurezza che perdura fino alla maturità. In questo contesto il bambino emula il genitore e impara l’autocontrollo, tuttavia tale processo può non avvenire ed è il caso degli adolescenti indisciplinati e dei ragazzi delinquenti, che subiscono il fascino dei capobanda. La difficoltà sta nel fatto che molti genitori mancano a loro volta di autodisciplina e quindi non sono un modello adatto da emulare; oppure i bambini tendono a rispondere più prontamente quando avvertono una forza emotiva intensa da parte del genitore sia negativa che positiva (Per esempio la pazienza è una virtù poco vistosa e non fa impressione così come quando la si perde). I bambini più ci amano e più imitano, interiorizzando i nostri valori, non solo quelli che professiamo coscientemente, ma anche quelli di cui non siamo totalmente consapevoli. Un genitore adatto farebbe da esempio vivente dei valori che professa, mentre sono disposti a farsi mettere in discussione dei figli e non sentire il bisogno di imporre loro i propri valori, perché avevano implicitamente fiducia che sarebbero comunque diventati persone decenti.questi bambini anche quando attirati in attività delinquenziali dei loro coetanei facevano sempre esperienze temporanee di breve durata. Il genitore essendo intimamente sicuro di sé, Non penserà che la sua autorità venga messa in pericolo se suo figlio qualche volta gli manca di rispetto, come fanno i bambini e soprattutto da piccoli. Sa che quando succede è per la naturale immaturità il giudizio del bambino, che il tempo e l’esperienza finiranno per correggere. Al contrario la pretesa di essere rispettato rivela il bambino all’insicurezza del genitore, che non è convinto che il rispetto possa venirgli offerto spontaneamente.i figli di genitori insicuri, anche se non interiorizzano il loro atteggiamento e non desiderano adottarlo, a causa dell’assenza di un modello positivo di sicurezza Interiore diventano a loro volta persone insicure. È vero che a breve termine con le punizioni si ottengono risultati più vistosi, ma non sono paragonabili a quelli che si ottengono con l’esempio, che invece hai effetti a lungo termine. Inoltre muovendo delle critiche a un bambino e imponendogli quello che deve fare, si riduce il suo rispetto di sé, perché si richiama l’attenzione sulle sue carenze.allora anche se ubbidisce in realtà non hai imparato nulla di utile, perché non viene incoraggiata la formazione di una personalità autonoma. I principi su cui si basa la sua condotta si modificheranno solo se e quando si renderà conto da solo che il cambiamento gli servirà a conseguire quello che più profondamente desidera: il rispetto di sé. Quando gli aspetti della sua condotta e della sua
vita vengono regolamentati da altri, il bambino non vedrà la necessità di imparare a controllarsi perché lo fanno gli altri per lui. Si insegna l’ubbidienza all’autorità e non l’autocontrollo. Il bambino giapponese viene incoraggiato non solo a prendere in considerazione i sentimenti degli altri (quando il bambino corre per un supermercato la madre chiede cosa penserà il padrone nel vederlo comportarsi in questo modo) ma a riflettere su quello che fa invece di ubbidire semplicemente agli ordini. Un altro importante aspetto è la pazienza Con cui la madre giapponese aspetta che il figlio si decida. Non serve solo a dare esempio, la pazienza sottintende anche la convinzione che il bambino arriverà da solo a prendere la decisione giusta, accrescendo il rispetto di sé e la fiducia del bambino. Nel mondo occidentale c’è la convinzione che se non si sprona obbliga un bambino a fare quello che è giusto per lui, questo non vorrà farlo. In realtà basta dargli tempo e finirà per fare la cosa giusta: questa è una convinzione che da una parte rende meno ansiose le madri circa il futuro del bambino, dall’altro induce il figlio dimostrarsi all’altezza della loro buona opinione. Quindi per l’acquisizione dell’autocontrollo sono necessarie la fiducia in se stessi, la fedeltà nei propri valori e la fiducia nella bontà dei propri figli da parte dei genitori. Sono la mancanza di fiducia da parte dei genitori e i dubbi sulla buona riuscita dei figli a rendere così difficile a molti bambini avere fiducia in se stessi, eppure questa è indispensabile per il rispetto di sé e degli altri. L’identificazione con il genitore viene a un’età tanto precoce e si radica così saldamente negli strati più profondi della personalità in via di sviluppo, che le esperienze successive la possono cancellare solo con grande difficoltà. Per esempio i figli di genitori alcolizzati tendono a diventarlo a loro volta o sposare degli alcolizzati. Al genitore non è dato di imporre con quali aspetti della sua personalità dovrà identificarsi il figlio, possiamo solo sperare che si tratti dei nostri lati desiderabili e che questi siano quindi dominanti nel nostro carattere. Se il nostro impegno a diventare quel tipo di persona è forte gli aspetti del carattere che desideriamo avranno maggiore forza di attrazione e nostro figlio si identificherà con essi. In seguito, quando sarà cresciuto, starà a lui giudicare quali caratteristiche dei suoi genitori considerare desiderabili o meno. Capitolo 10: perché le punizioni non funzionano Quanto ai castighi, può darsi che trattengano il bambino dal fare quello che non dovrebbe, ma non gli insegnano l’autodisciplina. Ciò che imparano dalle punizioni e che forza e diritto coincidono, quando saranno abbastanza grandi e forti, cercheranno di rifarsi; perciò tanti bambini puniscono i genitori comportandosi in un modo che sanno li addolora. Per esempio la punizione di lavare la bocca con il sapone ai bambini che dicono le parolacce è una punizione che infligge molta umiliazione anche se poco dolore. Inconsciamente il bambino risponderà non solo al messaggio esplicito (non bisogna dire parolacce), ma anche a quello implicito e cioè che secondo i suoi genitori il suo intimo, cioè la sua bocca, è sporca, lui stesso è brutto. I bambini hanno reazioni diverse ai castighi, ma nessun bambino può evitare di sentirsi umiliato. Se facciamo capire al bambino che pur disapprovando quello che ha fatto siamo certi che non intendeva fare nulla, la nostra disponibilità susciterà in lui un’analoga disponibilità a darci ascolto.è difficile che un bambino si possa convincere veramente che un comportamento sia sbagliato solo perché lo dicono i genitori.quel comportamento diventa sbagliato anche per lui, perché vuole essere amato e stimato dai suoi genitori. Le critiche e la paura di essere puniti possono trattenersi dal compiere il male, ma non ci inducono a desiderare di fare il bene. L’unica disciplina efficace è l’autodisciplina, che è motivata dall’intimo desiderio di comportarsi bene ai propri occhi, di non tradire i propri principi e avere la coscienza a posto. L’autodisciplina si fonda sui valori che abbiamo interiorizzato perché amavano e ammiravamo tanto da emulare le persone che li professavano, perché speriamo così di esserne a nostra volta amati e stimati. La ragione è più attendibile per comportarsi bene hai desiderio di evitare rimorsi di coscienza e non il desiderio Di evitare le punizioni. Uno dei fattori in grado di rafforzare il rispetto di sé e il desiderio di meritare o conservare la stima delle persone la cui opinione ci sta a cuore. Il bambino è sempre convinto di fare la cosa giusta, perciò quando lo rimproveriamo dobbiamo aver cura di chiarirgli sempre come crediamo che se ha agito in un certo modo è perché secondo lui era giustificato a farlo. Questo è l’unico modo di impostare la discussione per salvaguardare il suo rispetto di sé e mostrargli una disposizione d’animo positiva. Dire a nostro figlio che, pur disapprovando ciò che ha fatto, ci rendiamo conto che secondo lui era giustificato, apre una possibilità di dialogo; mentre solo induciamo a pensare che
riposa sul poter vedere nel genitore qualcuno che lo protegge e che lo tratta sempre con cura e tenerezza, in secondo luogo fa parte della natura umana provare risentimento per chi detiene il potere di punirci. In teoria fargli capire il nostro dispiacere dovrebbe essere un deterrente efficace, ma non sufficiente.i migliori risultati educativi si ottengono quando il discepolo non solo è profondamente e positivamente impressionato dalla personalità del maestro, ma desidera continuare a essere lì gradito. Quando le parole non bastano ecco che la minaccia di una parziale e temporanea diminuzione del nostro amore e del nostro affetto diventa l’unico sistema per farli capire che farebbe meglio a ubbidirci. Un gesto simbolico per comunicare questo messaggio può essere escludere per breve tempo il bambino della nostra presenza, per esempio mandandolo fuori dalla stanza oppure possiamo ritirarci noi. Spero non occorra precisare che lo scopo di allontanare fisicamente il bambino non deve mai essere quello di punirlo ma solo di consentire entrambe di prendere le distanze dall’accaduto, di calmarsi, di riflettere. Ma quello che probabilmente farà più impressione al bambino e la minaccia dell’abbandono, l’angoscia da separazione probabilmente la prima è più profonda forma di angoscia dell’essere umano. Tuttavia se viene inteso come una punizione perde gran parte della sua forza d’urto a livello emotivo, perché renderlo efficace non è l’accuratezza dell’esecuzione del gesto, bensì la sua qualità di intensa asserzione emotiva. Questa riaccende inconsciamente l’antica angoscia del lattante di essere perduto che farà avvertire a livello di coscienza il bisogno che ha dei suoi genitori. Il genitore passabile si sente turbato quando allontana il figlio da te per permettere entrambi di dominare i sentimenti negativi e far emergere nuovamente quelli positivi. Il genitore è meno bravo quando in ritardo col figlio lo punisce severamente perché il figlio lo urta in quanto la sua esistenza lo mette di fronte alla sua incapacità di amare. Un genitore passabile eviterà dunque di infliggere punizioni e farà di tutto perché le sue critiche siano più che compensate dalle lodi. Sono strumenti efficaci non tanto Perché il nostro giudizio sia corretto, quanto perché sono espressione di intense emozioni positive, della nostra gioia e piacere nel vedere nostro figlio comportarsi bene. Simboleggiano l’intensificarsi del nostro amore. Dobbiamo capire e accettare senza sentirci delusi che di tanto in tanto sbaglino; e dobbiamo mantenere intatta in ogni momento la convinzione della loro è nata bontà, riconoscendo che occorre molto tempo perché nostro esempio porti i suoi frutti, come del resto è stato per noi. Altrettanta sincerità e coraggio dobbiamo avere di fronte alle nostre emozioni: mostrando le azioni la profondità del nostro amore per i figli, senza necessariamente ripetere la parole, bianche anche questo che è importante. Dobbiamo rispondere ai bisogni dei nostri figli e aiutarti a superare le difficoltà. Quando siamo scontenti di loro fa parte del nostro rapporto e lasciarglielo capire, senza però assumere atteggiamenti critici o punitivi, bensì aumentando la nostra distanza affettiva. Capitolo 11: esplorare la nostra infanzia da adulti Chiama tra le esperienze più preziose che la condizione di genitori offre è la possibilità di analizzare, rivivere e risolvere nel contesto del rapporto con i figli i problemi della nostra infanzia. Per esempio se ci rendiamo conto di come il mondo di veglia del lattante consista di due opposte esperienze, felicità e benessere fisico da un lato e infelicità e dolore fisico dall’altro, potremmo capire meglio l’origine e la natura dell’ambivalenza di tutte le emozioni di grande intensità. In tal modo l’ambivalenza viene per così dire incorporata nell’inconscio, specialmente in relazione ai Genitori e in seguito ai loro surrogati (maestre) che continueranno a dispensare piacere e dolore e alimenteranno i profondi e radicati sentimenti di ambivalenza originari tramite le esperienze della nostra vita quotidiana. Quanto più noi riusciremo ad accettare i loro sentimenti ambivalenti verso di noi, meno difficile sarà per loro neutralizzare mantenere sotto controllo la propria ambivalenza, anziché essere trascinati da un polo all’altro. Accettando anche l’aspetto negativo dell’ambivalenza e riduciamo il bisogno di rimuovere tali sentimenti nei nostri figli.quando rimossi nell’inconscio questi sentimenti mantengono comunque tutta la loro carica. Quasi tutti noi ci rendiamo conto di avere fatto nostre molte delle qualità che ci piacciono dei nostri genitori, mentre non siamo consapevoli di aver interiorizzato anche gli aspetti negativi del loro atteggiamento verso di noi. Ce ne accorgiamo quando sgrida remo i nostri figli.invece quando parliamo loro amorevolmente siamo pienamente noi stessi, non essendovi ragione di rimuovere le identificazioni positive con i nostri genitori, esse non sono state incapsulate nell’inconscio, ma sono state suscettibili di modificazioni via via che la nostra personalità si sviluppava.identificazioni negative invece sono state rimosse perciò rimaste immutate. Molto spesso le relazioni tra genitori e figli del medesimo sesso Sono
caratterizzate dall’ambivalenza in misura maggiore di quelle tra genitori e figli di sesso diverso, inoltre tendiamo a rivivere alcuni degli aspetti problematici del nostro rapporto infantile con il genitore del nostro sesso. Avremo la possibilità ora di risolvere i conflitti infantili che non abbiamo risolto in passato. Un tale atteggiamento di disponibilità ci permetterà inoltre di capire. Quando l’ostilità si manifesta siamo soltanto di fronte al rovescio della medaglia dell’amore, questa scoperta trasformerà la non la nostra irritazione in un atteggiamento di comprensiva accettazione delle forze emotive sottostanti. Ci renderemo conto che nonostante tutte le tendenze aggressive che avevamo da bambini siamo pure diventati adulti non violenti. Uno dei rischi della rimozione Troppo rigida del lato negativo dell’ambivalenza infantile nei confronti dei genitori e che può interferire con l’espressione dei sentimenti positivi. Se puoi grazie al nostro lavoro introspezione riuscissimo a riconoscere che le pure i nostri sentimenti verso i figli sono del tutto liberi dall’ambivalenza, non sentiremo più il bisogno di rimuovere i sentimenti negativi che di tanto in tanto possono affiorare in noi. Brutti sogni Poche persone sono a conoscenza del fatto che una delle cause principali degli incubi notturni dei bambini piccoli è l’azione dell’oro embrionale super io, che cerca in tal modo di punirli per le loro tendenze inaccettabili (impulsi sessuali, desiderio di ribellarsi all’autorità) in quanto precursore primitivo di quella che sarà la coscienza morale, l’incubo svolge un ruolo importante nello sviluppo della personalità. Si tratta di una coscienza in via di formazione. Il fatto di averli in gran parte dimenticati fa supporre che abbiamo rimosso i desideri e le paure infantili che in essi avevano trovato espressione. Spesso hanno lasciato delle tracce di cui noi non siamo riusciti a liberarti del tutto. I vantaggi per noi e per i nostri figli sarebbero enormi perché conoscendo meglio noi stessi saremo in grado di offrire loro l’apporto delle nostre più profonda empatia, nel senso di capire se la sofferenza provocata dall’incubo, sia la sua importanza per la formazione della personalità: un’esperienza molto rara e preziosa per entrambi. Quindi tale comprensione di noi stessi ci consente di trattare con empatia le motivazioni di nostro figlio, il che aggiunge profondità il significato al nostro rapporto con lui, facendone esperienza più ricca di gioia per entrambi. Grazie all’empatia che scaturisce dall’aver compreso più a fondo il significato che hanno avuto per noi da bambini esperienze analoghe, ecco che non solo influiamo sugli atteggiamenti di nostro figlio, la modifichiamo anche i nostri. Quando leggiamo una storia nostro figlio, pur svolgendo un’attività in comune, la sua esperienza e la nostra sono sostanzialmente diverse; tuttavia, se ci poniamo anche noi in relazione con la storia che leggiamo e vi rispondiamo in maniera personale, allora possiamo dire di condividere realmente con nostro figlio quell’esperienza. E forse quella storia ci indurrà a ricordare episodi importanti della nostra infanzia.una fiaba particolarmente importante per noi da bambini, che spesso chiedevamo i nostri genitori di raccontarci più volte In realtà nascondeva inconsciamente la speranza Chieri mentre lo leggevano i genitori capissero il messaggio che il bambino voleva mandare. Per esempio la famiglia Robinson è una storia che parla di una famiglia felice e unita e spesso viene richiesta da bambini che hanno una situazione familiare infelice, per esempio un bambino e qui genitori vanno in giro per il mondo e sono sempre lontani. Nel processo di sviluppo della personalità molte esperienze infantili sono dovute dei necessità affondare nell’inconscio. Quando la personalità adulta pienamente è saldamente Formata, non sarebbe più necessario prendere le distanze dall’infanzia, ma a quel punto ormai tale distacco ed è venuto per molte persone è parte integrante della loro personalità. La scissione della propria infanzia, benché momentaneamente necessaria, se diventa permanente e priva di esperienza interiore che potrebbero mantenerci giovani di spirito e inoltre consentire una maggiore e più profonda intimità con i nostri figli. Capitolo 18: i genitori e il gioco: la doppia morale Spesso i genitori si rifanno al gioco quando hanno bisogno che il bambino li lasci liberi. Il bambino impara così che quello che conta per i suoi genitori non è il gioco che fa, quanto il fatto di non essere loro di intralcio; questa amara lezione diminuisce un tempo il bambino suo gusto di giocare, mentre comprometta la funzione del gioco nello sviluppo dell’intelligenza e della persona non hai età. Il vero testa dell’atteggiamento dei genitori nei confronti del gioco infantile dato non da quello che dici, bensì da quello che fa. Un comportamento del genere fa pensare ai bambini che raramente loro attività ci appaiono altrettanto importanti delle nostre.
alle quali la sottopone. Scoprirebbe cose nuove e sua figlia avrebbe una percezione diretta di come la bambina si vive. Emerge un aspetto importante del gioco, che viene spesso trascurato: quanto sia vitale per il bambino poter condividere le sue esperienze con un adulto capace di ricordare i propri vissuti infantili riguardo al medesimo gioco. Oggi molti bambini dopo il rifiuto dei genitori a giocare con loro, smettono di insistere e si rivolgono sconfortati all’apparecchio televisivo, che diventa un ripiego per avere uno scambio con personaggi fittizi. E potrebbe domandare come mai visto che oggi bambini ma nel latino da piccoli è un modo di soddisfare lì il bisogno di giocare con altri questa esperienza non posso sostituire il gioco con i genitori. La risposta più ovvia è anche la più importante: perché ai compagni di gioco dell’asilo non sono i genitori. Il bambino piccolo non può fare a meno che cercare l’approvazione dei genitori e nulla risalto alla sua autostima più dell’approvazione di essi. D’altra parte nulla può farlo precipitare nella più profonda disperazione più del loro disinteresse. Di conseguenza solo il coinvolgimento in qualche forma del genitore nei suoi giochi può farglieli apparire realmente importanti e degni. Ma i bambini non vogliono essere tenuti buoni; hanno bisogno di fare e vogliono fare cose importanti per loro. Per esempio è sempre affascinante per un bambino esaminare il contenuto di una borsa, ma niente può superare il fascino di frugare nella borsetta della mamma. La borsa della mamma deve Essere terribilmente importante da come se la porta sempre con sé e la tiene stretta per non perderla, pensa il bambino. L’indagine psicoanalitica a mostrato come questo tipo di comportamento esplorativo si riconnette alla curiosità sessuale.per esempio giochi con le pistole, specialmente con le pistole ad acqua, hanno spesso a che fare con il tentativo di comprendere la funzione dei genitali maschili.dal punto di vista dell’esperienza di un bambino piccolo non c’è altro da sapere che il pene è un organo per ordinare, Cioè l’interesse per il bambino non va inteso in senso Adulto. Analogamente i bambini sono affascinati dalla borsa della mamma che a livello inconscio si ricollega alla curiosità per ciò che si può nascondere all’interno della vagina, per i segreti che possono esservi custoditi. Anche in questo caso l’organo sessuale non viene considerato dal punto di vista dell’adulto, bensì entro lo schema di riferimento infantile. Accordando tacita approvazione alle esplorazioni di nostro figlio è come se confermassimo che la sessualità costituisce un legittimo oggetto di interesse.disapprovare invece questi comportamenti, per esempio strappandogli divano la borsa, o mostrando irritazione quando spruzza acqua dappertutto con la pistola, ha l’effetto di inibire la sessualità. È importante avere un atteggiamento positivo verso le attività sessuali e le esplorazioni a livello simbolico già da quando è piccolo, così in ogni fase successiva di risveglio della sessualità avrà anche lui un approccio positivo.