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B. Bettelheim, Un genitore quasi perfetto Riassunto libro completo
Tipologia: Appunti
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essere facilmente inutili e fuori luogo in quanto un’altra persona difficilmente sa comprendere la difficile situazione che si può essere creata e per di più rischierebbe di non tener conto di molte varianti quali i sentimenti dei due genitori e allo stesso tempo i sentimenti del bambino stesso. Anche se il problema può essere simile o addirittura identico a quello di qualcun altro la soluzione potrebbe essere nettamente diversa in quanto essendo ciascuno di noi un individuo unico non sono applicabili consigli universali. Inoltre bisogna considerare il fatto che un genitore che chiede aiuto è un genitore che non si sente all’altezza del compito che ha; tutti i genitori parlano con altri genitori e sanno probabilmente che i figli degli altri non hanno avuto problemi per mangiare/dormire/essere addestrati alla pulizia, ma i loro si. Ciò crea un senso di disagio e di inferiorità che non sarà colmabile fino a che i genitori in primis non capiscono che è normale che nell’educazione del figlio si possono incontrare dei problemi in apparenza insormontabili. Dover chiedere aiuto ad altri genitori svilisce e diminuisce l’autostima del genitore seppure questo bisogno sia un bisogno umano. Chiedere consigli a degli specialisti può provocare gravi danni in quanto esso potrebbe darci dei consigli che noi non possiamo accettare sia perché vanno contro la nostra linea di pensiero sia perché magari sappiamo già che nostro figlio reagirebbe male ad un atteggiamento di questo tipo. Di fronte ad un problema da risolvere possiamo interpellarci su come risolverebbe un problema simile nostra madre ma in ogni caso non possiamo esserne certi in quanto il soggetto su cui dovremmo agire è comunque diverso da come eravamo noi da piccoli. In ogni caso l’interpretazione attuale di un problema deriva da come, quando eravamo piccoli, i nostri genitori hanno affrontato lo stesso. Leggere libri sull’educazione dei propri figli può provare grandi soddisfazioni qualora ci consiglia di comportarci come già stiamo facendo ma potrebbe essere allo stesso tempo una grandissima delusione qualora ci dicesse che tutto quello che abbiamo fatto fino ad allora è sbagliato e che abbiamo cresciuto male nostro figlio. Qualora il libro ci dicesse di cambiare atteggiamento e noi siamo così ragionevoli da cambiarlo il nostro inconscio sarebbe comunque in grado di far andare apposta male tutta la questione in modo tale che noi saremmo soddisfatti in quanto al principio avevamo ragione. Questo pensiero poi farebbe accrescere la nostra autostima in quanto saremmo sicuri che solo noi siamo i suoi genitori e che solo noi sappiamo come risolvere i suoi problemi. Se un consiglio viene seguito controvoglia molto probabilmente esso non andrà a buon fine e non genererà la soluzione richiesta e necessaria. Quando invece un genitore riceve due pareri contrastanti (come succede sempre in quanto ci sono sempre almeno due opinioni su uno stesso problema) decide deliberatamente di seguire quello che si avvicina di più alla sua idea iniziale riguardo il problema. Quando vi è una discussione fra genitore e figlio il genitore sa per certo che le discussioni sono utili per confrontarsi e per far formare il carattere del figlio allo stesso tempo però è turbato dal fatto che il figlio possa mettere in discussione i valori con cui è stato cresciuto. In questi casi il genitore non se la deve prendere, ma piuttosto dovrebbe ricordarsi di come, quando lui era giovane, andava contro i genitori e cercare di ricordarsi le vere motivazioni. Durante una lite stare calmi è il modo migliore per riuscire a trovare una soluzione ed essere ragionevoli; il problema è che dobbiamo restare calmi ma far comunque trasparire i nostri sentimenti in modo tale da far vedere ai nostri figli
che per noi sono importanti e in modo tale da risultare ai loro occhi degli umani. Bisogna farsi vedere amorevoli anche quando è il nostro (eccessivo) amore a farci preoccupare così tanto. Quando un genitore vuole a tutti i costi che il figlio segua le sue orme lo fa principalmente per due motivazioni; il fatto di renderlo costantemente inferiore perché il genitore sa che il figlio in quel campo non può batterlo e in secondo luogo in quanto vuole far vivere il figlio come ha vissuto lui stesso in modo tale da rendere eterna l’identificazione fra padre e figlio. Fiabe: spesso le fiabe parlano proprio di questo rapporto fra uno dei due genitori e il figlio. La madre cattiva in quanto diventa gelosa della figlia che è negli anni più belli mentre lei è al termine dei suoi giorni (Biancaneve). Ma anche la madre che non vuole che la figliastra sia più bella e più apprezzata delle sue due figlie (Cenerentola). Società diverse che prediligono età differenti; in Cina più si diventa anziani più si è venerati, nella nostra società viene prediletta l’età fra i 20 e i 30 anni così facendo chi supera quest’età cerca in tutti i modi di sembrare e di apparire sempre giovane, atletico, sportivo. Robert Pirsig: “è difficile seguire le istruzioni senza commettere errori, perché è un lavoro che si fa senza slancio. “ Credere che ci sia un solo modo di fare le cose correttamente esclude la possibilità dell’utilizzo della creatività. Per non far sparire la spontaneità del rapporto bisogna quindi ascoltare i consigli ed analizzare la situazione e il consiglio applicato alla stessa per poter capire come e cosa fare. Tema del libro di Pirsig: il viaggio. Lui viaggia con il figlio 11enne per capire i problemi del loro rapporto e provare a risolverli. La cosa importante per risolvere i problemi relazionali è cercare di conoscere al meglio sé stessi. La vera soluzione nasce dallo sforzo di trovare una soluzione che si adegui a noi, alla situazione e al bambino tenendo conto di tutte le varianti possibili che entrano in gioco in queste delicate situazioni.
normalità o di devianza dalla norma svilisce il rapporto di unicità che si dovrebbe essere creato. L’adolescente “medio” si ribella, va contro le istituzioni, contro gli orari e contro tutte le restrizioni viste da lui come inutili. Il genitore reagisce, di norma, dicendo al figlio di comportarsi come un ragazzo della sua età intendendo invece come una persona matura. Ogni tappa evolutiva ha i suoi problemi e non ha senso istigarlo a velocizzare il processo evolutivo non facendolo sentire nella media quando invece lo è perfettamente. L’unico modo per capirlo e assecondarlo è pensare a come noi abbiamo vissuto quella data situazione e provare a dargli consigli senza aspettarci che li segua necessariamente. È importante, infatti, che anche lui sbagli per crescere. Capacità di immedesimazione che scaturisce dallo sforzo e dai nostri ricordi inconsci. ( Immedesimazione spontanea e reale.) La capacità di immedesimarsi non è da tutti, inoltre il bambino/adolescente si accorge se lo facciamo in modo fittizio solo per velocizzare il processo evolutivo o se oppure siamo davvero in sintonia con lui e capiamo ciò che sta passando. Regole: I genitori sono alla ricerca costante di regole da usare per abbreviare il processo di analisi della situazione. Esse possono essere utili per alcuni bambini; infatti consentono al bambino di prendersela direttamente con la regola e non tanto con chi l’ha fatta, ma alla fin fine provocano un estraniamento fra genitore e figlio che è molto peggio di una lite. Pirsig dunque aveva ragione, le istruzioni ci risolvono molti problemi ma in ogni caso vanno ad intaccare la spontaneità e i sentimenti positivi. Sicurezza e atteggiamento del genitore: Genitore e bambino sono il problema, ma contemporaneamente sono anche la sua soluzione. Capire l’origine di un problema ci fa avvicinare alla soluzione. Per esempio, nel libro della Freud viene citato un caso di una bambina che assistette ad un bombardamento e vide un albero volare in cielo. La madre fu abbastanza brava da non trasmetterle angoscia e la bimba visse questa esperienza con simpatia e curiosità, al contrario molti bambini erano angosciati dai bombardamenti tanto da non poter dormire neanche di giorno quando tutto era tranquillo; questo probabilmente succedeva perché i genitori non furono abbastanza bravi e abili a non trasmettere ai figli l’ansia e la paura della guerra. La madre della bambina le trasmetteva la felicità di essere ancora vive ed insieme. Il modo in cui il genitore vive un determinato evento cambia radicalmente la visione del bambino. Questo succede perché il bambino vede il mondo attraverso gli occhi della madre e dal vissuto di essa crea una propria interpretazione del mondo. (Come abbiamo detto prima il bambino vede i sentimenti della madre riflessi sul volto di lei e lui vedendoli si adatta ad essi per la comprensione del mondo.) Quando più adulti assistono allo stesso evento, com’è possibile che alcuni provano un’ansia terribile mentre altri riescono a stare tranquilli? Questo dipende dal grado di fiducia o sfiducia che si ha nella vita ; in poche parole se si è ottimisti o pessimisti. Ci sono alcune persone che sono relativamente tranquille ma che a causa di un evento particolare si fanno prendere dall’ansia. Se queste persone capiscono qual è il fenomeno passato inconscio che ha fatto scatenare la reazione saranno più vicini alla risoluzione del problema angoscioso.
L’ansia dei genitori influenza lo stato d’animo dei figli facendoli diventare a loro volta ansiosi, automaticamente il genitore che vede ansioso il figlio accresce la sua ansia provocando così un effetto a catena. L’ansia provocata nel figlio è sempre più intensa di quella del genitore in quanto esso vede il mondo attraverso gli occhi del genitore e se lo vede preoccupato viene a mancare il senso di sicurezza finora esistito. Il genitore è in grado di pensare che qualcuno lo aiuterà o ancora che la società verrà in aiuto, il bambino invece queste cose non le conosce e dunque non può trovare conforto in pensieri di questo tipo. In alcuni casi si è visto come non è l’assenza “della mamma o del papà in quanto assenza” a scatenare i pianti dei bambini, ma piuttosto l’ansia della separazione in quanto tale.
I sentimenti ambivalenti caratterizzano sempre il rapporto genitore-figlio. Già prima della nascita i genitori sono sia felici che in ansia e così sarà sempre. I genitori si creano delle aspettative sul neonato e su come è essere genitori. La donna che non voleva avere figli può innamorarsene perdutamente e allo stesso modo la donna che non voleva nient altro che figli potrebbe rendersi conto che non è poi così bello e gratificante. Lo scopo finale dell’educazione è quello di fornire a nostro figlio gli strumenti necessari per capire chi vuole essere nella sua vita, di insegnarli ad affrontare le situazioni più disparate. Per il bambino non è tanto importante imparare conoscenze specifiche (lo sarà più avanti) ma piuttosto si concentra ad analizzare i propri genitori per capire chi e come essere partendo dalla comprensione dei sentimenti positivi e negativi ed a volte rimossi dei genitori stessi. Gli atteggiamenti interiori del genitore sono il fattore più importante per il bambino e per la sua crescita. Azioni come l’allattamento, lo svezzamento, l’addestramento alla pulizia sono molto importanti ma sono altrettanto importanti i sentimenti che i genitori provano in quel dato momento nei confronti del figlio.
Il bambino si sente inferiore sia per le capacità intellettive sia per le condizioni fisiche. Nel supermercato, dove la mamma lo porta, gli scaffali sono fatti per persone adulte e non per i bambini sebbene tutte quelle cose così in ordine disposte sugli scaffali attirino la sua attenzione. I bambini apprezzano molto quando il genitore cerca di ridurre la distanza fisica sedendosi per terra o affidandogli oggetti che possono stare comodamente nella sua mano ridotta. Quando lo mettiamo a cavalluccio sulle nostre spalle lui potrà vedere il mondo dal nostro punto di vista però è costretto a rinunciare al senso di sicurezza; egli infatti non ha più i piedi appoggiati per terra e si deve affidare ciecamente al padre. Il bambino è caratterizzato dal senso di frustrazione in quanto il mondo non è adeguato alle sue dimensioni. Lui dipende costantemente da noi, noi possiamo vivere la vita secondo il suo punto di vista gattonando e stando sempre “In basso” lui invece non può vedere il mondo dalla nostra prospettiva ogni volta che vuole, dipende dalla nostra voglia di prenderlo in braccio.
Anche qui si ha una netta differenza di vedere ciò che succede. I genitori si preoccupano della carriera del figlio e del suo futuro, al contrario il bambino si preoccupa, e non sempre, di cavarsela nel presente. Il figlio non riesce a concepire un futuro lontano, non ne è in grado, il suo futuro si limita ad un paio di giorni e non certo ad una decina di anni. Se il genitore è preoccupato circa il presente, il figlio prenderà in considerazione questa paura al contrario se il genitore si preoccupa circa il futuro il bambino non se ne curerà. Ovviamente quindi l’interessamento dei genitori è importante per la vita scolastica del bambino ma questo interessamento si deve limitare ad un paio di giorni e non
certo a vedere i mesi futuri. Il bambino vuole fare felici i genitori, vuole compiacerli ecco perché si interessa a ciò che i genitori ritengono importante che lui sappia. Esistono però dei casi in cui, il bambino è perfettamente capace ed abile a scuola ma decide di andare male. Questo accade quando i genitori non prendono neanche in considerazione l’idea che il loro bambino possa fallire ed andare male. Molto spesso il fallimento è collegato a cause ed eventi esterni. Un esempio è Emma una ragazza mediocre con due genitori scienziati che da sempre davano importanza alla studio. Emma era sempre stata promossa ma ad un certo punto i suoi studi iniziarono ad andare male, la mamma pensò che fosse pigrizia o superficialità e reagì in maniera severa, diminuendo il tempo al pc e le uscite. Nonostante ciò Emma continuava ad andare male ed allora la madre decise di andare dallo psicologo che svelò il motivo. Nello stesso periodo, il padre era andato via di casa ed Emma per farlo tornare ha iniziato ad andare male. Voleva far leva sui sentimenti del padre perché sapeva che per lui gli studi erano molto importanti. Emma quindi voleva la stessa cosa della madre, far tornare il padre. Spesso i bambini sono più a contatto con l’inconscio dei genitori di quanto lo sia il genitore stesso. I sentimenti di cui siamo consapevoli possono essere paragonati alla punta di un iceberg, mentre la gran massa dei sentimenti sono a noi sconosciuti. Il fallimento scolastico di Emma rappresentava una risposta alla situazione dei sentimenti sommersi (inconscio). È quindi sbagliato pensare che Emma si fosse organizzata. Analizzando attentamente questo caso si può pensare che la separazione sia stato l’evento scatenante ma che all’interno della psiche di Emma ci fossero già da tempo i presupposti per questa azione. Può essere, per esempio, che l’incapacità di Emma di interessarsi alle buone letture fosse dovuta al fatto che da piccola le è sembrato che i genitori fossero più interessati alla cultura che a lei e di conseguenza una volta cresciuta lei automaticamente allontana i libri che nella sua tenera infanzia erano i rivali nella relazione con i genitori. È il genitore che deve occuparsi di controbilanciare il loro rapporto e far capire al figlio che anche se ha altri interessi il figlio resta l’interesse numero uno. Per il bambino è importante sapere che il genitore lo mette al primo posto. La via d’uscita non è quindi costringere il bambino ad ubbidirci ma piuttosto di analizzare entrambi i punti di vista e cercare di parlarne. Anche se nell’immediato, facendoci ubbidire, vinciamo, per il bambino è una grande sconfitta a livello personale dover ubbidire senza poter esporre come la pensa lui. Inoltre sebbene il bambino accetta, costretto, ciò che diciamo il rapporto ne esce indebolito e il bambino porterà sempre con sé la ferita alla sua autostima (il bambino non è stato ascoltato dalla persona che lo ritiene più importante di qualsiasi altra cosa ergo a livello personale è una brutta ferita). Dato che i bambini percepiscono solo il presente spetta a noi vedere cosa può andare bene per loro tenendo conto comunque di ciò che ci vuole dire e comunicare. Bisogna quindi trovare una soluzione che renda giustizia ad entrambi; bisogna ascoltare la sua opinione, capire la motivazione e le origini ed infine vedere se gli strumenti che propone sono davvero attuabili. Ricordiamoci che essendo un bambino non ha sviluppato né la capacità logica, né tanto meno sa cosa sia la realtà. Siamo noi quindi che dobbiamo indirizzarlo verso ciò che gli piace nella maniera più naturale possibile assecondandolo sempre. In questi casi comunque è difficile restare ragionevoli in quanto non vorremmo mai che i nostri
non ci interessano i suoi voti se non che i suoi voti siano legati alla sua persona e dunque al suo futuro potrà rendere la situazione più facile da vivere. Inoltre è apprezzabile il fatto che il bambino desideri fare di testa propria in quanto manifesta già una voglia di fare indipendentemente da ciò che fanno gli altri. Non bisogna ricordare costantemente al bambino che deve studiare altrimenti non faremmo altro che alimentare la sua tesi (quella secondo cui a noi interessano solamente i voti) e reprimere la sua indipendenza. Per essere genitori passabili bisogna quindi partire dal presupposto che il comportamento di nostro figlio si basa su motivazioni più che valide. Seppure siano motivazioni immature.
Succede ad alcuni bambini che non siano in grado di giustificare un loro comportamento in quanto la motivazione è talmente inconscia che non saprebbero spiegare il loro atteggiamento. La paure dell’abbandono costituisce la più grande fobia legata all’infanzia; i bambini hanno spesso paura di perdersi seppure i genitori siano vicini a loro. La presenza fisica infatti non li rassicura a sufficienza, essi desiderano che i genitori siano costantemente attenti a ciò che accade intorno a loro. In questo caso, la calma del genitore può peggiorare la situazione; il bambino se non si sente compreso nelle sue paure sarà automaticamente portato al panico più estremo. Il genitore in questo caso non deve soltanto farsi vedere calmo ma deve rassicurarlo sul fatto che la sua paura è comprensibile. Un’azione amorevole in questo caso potrebbe risolvere la situazione di panico del bambino. Il genitore non deve mantenere le distanze dagli orrori che esistono nella mente del bambino ma piuttosto ci si devono addentrare per placarle. Quando il bambino di fronte al traffico intenso e inusuale si blocca bisogna capire che probabilmente il senso di inadeguatezza gioca il ruolo più importante; il genitore invece di solito reagisce con nervosismo nei confronti del bambino che non “funziona” normalmente. È il nervosismo infatti che rende difficile provare empatia nei confronti del bambino spaventato. Il genitore deve quindi richiamare alla sua memoria eventi infantili che gli hanno causato la stessa reazione in modo tale da capire l’atteggiamento del figlio. Se fra i nostri ricordi non troviamo nulla che possa essere paragonato a ciò che può aver provato nostro figlio dobbiamo cercare di metterci nei panni di un bambino e pensare cosa potrebbe causarci una reazione simile. Un genitore passabile è colui che oltre a pensare che qualunque cosa venga fatta dal figlio venga fatta con “cognizione di causa” si ponga anche la domanda “cosa mi farebbe comportare come ha fatto mio figlio?” Non bisogna mai porsi più in alto del proprio figlio dicendo “io non farei mai così” al contrario bisognerebbe pensare che date le stesse circostanze noi ci saremmo comportati nella stessa maniera in cui nostro figlio si è comportato. Agire nei nostri interessi senza intaccare la libertà del bambino e senza raccontargli menzogne. Evitare di dirgli “è ora di andare a dormire” quando in realtà gli altri giorni andava a dormire più tardi. Dicendo una frase del genere infatti il genitore la dirà con un tono di sufficienza che il bambino coglierà e non riuscirà ad addormentarsi in quanto è un essere curioso. Se i genitori saranno sinceri con il bambino esso sarà più tranquillo anche se magari bisognerà concedergli un altro po’ di tempo, inoltre i genitori saranno attenti a non far troppo rumore in modo tale che il bambino non sia incuriosito. Il modo migliore per far capire ai nostri figli che sono importanti è chiedere le loro opinioni. È comunque sbagliato cercare di indagare dentro alla mente di nostro figlio per chiedergli le sue ragioni, al contrario possiamo chiedergli cosa ne pensa delle nostre ragioni.
quanto prima della spiegazione il genitore non sarebbe mai stato in grado di capirlo. Ancora peggio se chiediamo il perché ad un bambino che non sa le motivazioni. Lui confida in noi, nella nostra sicurezza, nella nostra maturità e nelle nostre esperienze di vita. Per tutte queste ragioni ci rispetta e trova in noi conforto, se gli chiediamo perché ha fatto una determinata cosa e lui non lo sa, lo indurrà a fidarsi meno di noi, in quanto seppure con la nostra esperienza in più non siamo in grado di comprenderlo. Sarà dunque portato a rispettarci meno in quanto “siamo come lui” ovvero incapaci di capire l’azione da lui fatta.
Per utilizzare l’empatia la cosa fondamentale è considerare l’altro nostro pari, non a livello intellettuale o di maturità, ma piuttosto a livello sentimentale. Dobbiamo credere che siano li stessi sentimenti che muovono bambini ed adulti. Utilizzare l’empatia significa quindi proiettarci nei suoi panni e capire i suoi sentimenti e le sue motivazioni. Significa capire l’altro dall’interno e non dall’esterno. Quando si vive in un rapporto empatico, si provano gli stessi sentimenti dell’altro. Come detto in precedenza “tout comprendre c’est tout pardonner” (comprendere tutto significa perdonare tutto) in questo caso significa perdonare e vivere allo stesso tempo. Aver vissuto emozioni simili a lui ci fa sentire vicini a tal punto da poter rivivere gli stessi sentimenti. Se abbiamo vissuto determinate emozioni sarà più facile capire la persona “in difficoltà”; questo avviene perché sicuramente lui non potrebbe spiegarci adeguatamente a parole ciò che sta vivendo in quanto le emozioni intense non si possono spiegare. Ecco perché i poeti i più delle volte ricorrono a metafore; sia perché le parole non sarebbero sufficienti, sia perché attraverso i simboli possono rendere accessibile a tutti ciò che hanno vissuto in pochi. L’empatia sfrutta quindi l’inconscio; il nostro inconscio infatti si proietta nell’inconscio dell’altra persona e attraverso il nostro vissuto personale cercheremo di capire ciò che sta vivendo lui. Attraverso il processo di proiezione della nostra personalità nell’oggetto contemplato siamo in grado di capire meglio anche noi stessi. Non sapere il motivo di certe azioni dipende dal fatto che probabilmente proviamo un sentimento talmente forte, intenso, che riempie la nostra personalità a tal punto da non permetterci di allontanarci a sufficienza per comprenderlo nel complesso. Uscire da noi stessi per osservare ciò che succede con imparzialità è la capacità che acquisiamo attraverso la maturità. Domandare a qualcuno di spiegare i suoi sentimenti (soprattutto quelli negativi) lo porta ad accrescere il sentimento di rabbia, frustrazione, di non essere capito in quanto lo costringono ad ammettere i limiti della conoscenza di sé stesso. Essere obbligati a rivelare parte dell’inconscio può portare ad una nascita di un sentimento di collera manifesto ma anche a rendere ancora più inaccessibile l’inconscio.
Quando dicono “non lo so”: Quando il bambino non sa cosa sia successo all’interno di sé fargli domande dirette è inutile; dobbiamo quindi cercare di proporgli alcune idee e di dargli la possibilità di scegliere quella che si avvicina di più a ciò che è successo e volendo di perfezionarla. In questo modo noi gli offriamo delle opzioni e lui imparerà attraverso le parole ad esprimere i sentimenti nascosti. Dobbiamo infatti, metterlo nelle condizioni di dirci la verità senza che possa essere oggetto di punizioni o critiche. L’insicurezza, il bisogno di approvazione e la paura di dire qualcosa di sbagliato, di cattivo, sono le caratteristiche principali di un bambino. Il bambino percepisce le critiche fatte alle sue azioni e ai suoi pensieri come critiche dirette alla sua persona rendendolo molto più insicuro di quanto già sia. Quando ci rispondono “non lo so” credono di farci un piacere credendo che la risposta essendo neutra non possa farci arrabbiare, in realtà invece la risposta ci fa arrabbiare moltissimo in quanto crediamo che non vogliano condividere con noi ciò che loro provano quando effettivamente neanche loro sanno le motivazioni di ciò che stanno provando. Nel momento dell’azione il bambino è consapevole e convinto delle sue motivazioni, nel momento in cui i genitori o qualcuno di autoritario lo interroga sulle sue motivazioni, il bambino coglie automaticamente disapprovazione e, sempre automaticamente, si confonde e non sa più perché l’ha fatto. Questo non accade perché cambia la percezione delle sue azioni ma piuttosto perché sente che il genitore reputa ciò che ha fatto sbagliato e lui, che si fida ciecamente del genitore, inizia ad avere ripensamenti a riguardo. “Non lo so” è una dichiarazione di incompetenza che riempie il bambino di risentimento e di frustrazione. Imparare a mentire: Quando nostro figlio picchia un altro bambino se gli chiediamo il motivo ci dirà “mi ha provocato”, noi con il nostro grado di maturità e le nostre esperienze di vita sappiamo chela violenza non risolve nulla, ma se glielo dicessimo lui si sentirebbe incompreso; infatti non ha le conoscenze necessarie per capire cosa gli staremmo dicendo. Inoltre ricaverebbe la lezione “se dico la verità non vengo compreso dalle persone che sono a me più vicine.” L’adulto analizza le situazioni sempre dal suo punto di vista e non da quello del figlio, si aspetta quindi che certe cose non le faccia. L’adulto non tiene conto che il bambino è molto più sensibile alle proprie emozioni e non ha quell’autocontrollo che il genitore possiede. La violenza non va usata mai, neanche per punire il bambino. Altrimenti il bambino capirebbe “la violenza si può usare quando si è più forti e quando c’è una buona causa.” Per i bambini loro sono sempre nella ragione dunque l’ipotesi della buona causa si presenterebbe sempre.
economico e la classe sociale potessero contribuire alla crescita; dopo l’esperimento si è capito che in realtà non è affatto vero. I ragazzi infatti non sono minimamente influenzati nella crescita della personalità dai soldi, ma piuttosto da coloro che li circondano; è compito dunque dei genitori (borghesia o plebe) educare al meglio i propri figli. I genitori che erano riusciti ad educare al meglio i propri figli erano coloro i quali che mostravano migliore autostima ed autocontrollo, erano coloro che erano pronti a farsi mettere in discussione dai figli e coloro che non imponevano regole fisse; al contrario i “delinquenti” erano stati cresciuti da persone non consone che non offrivano loro un esempio adatto e perciò i ragazzi si sono trovati a frequentare un gruppo di amicizie scorretto all’interno del quale c’è sicuramente un ragazzo che mostra sufficiente autostima ed autodisciplina tanto da trascinare tutti gli altri. I figli dei genitori disposti a mettersi in discussione anche se esposti a cattive influenze non manifestano interesse in droghe, furti o simili e allo stesso modo i “delinquenti” messi in un ambiente di cultura e tranquillo non manifestano minimo interesse e non cambiavano il loro atteggiamento. Ciò significa che i primi erano stati educati sufficientemente bene da fargli capire che anche se possono fare una determinata cosa, che può essere sbagliata come drogarsi, dovrebbero astenersi per il fatto che sanno che è una cosa sbagliata. I ragazzi con problemi non erano necessariamente coloro che vivevano in una famiglia di basso ceto o “disorganizzata”, ma al contrario erano coloro i quali vivevano in un ambiente contradditorio nella quale i genitori professavano una cosa e facevano l’esatto opposto. I figli non avendo avuto modo di interiorizzare i valori sono vulnerabili. Succede che se il genitore è troppo esigente il bambino tenderà a non emularlo; inoltre essendo esigenti e severi il bambino potrebbe rifiutare lo studio in quanto è l’unico modo per averla vinta contro i genitori; ovvero l’unico potere che il bambino ha per condizionare i genitori e le loro scelte. Le fasi successive dipendono da come i genitori reagiscono al rifiuto di un modello troppo severo e quindi difficile da emulare. Un esempio è un bambino di 9 anni che disse al padre “Lavori così tanto solo per darci il buon esempio.” Il bambino dicendo ciò sperava di eliminare il senso di colpa di quando voleva divertirsi e non impegnarsi tanto quanto faceva il papà. Il padre , che non voleva essere assolutamente un esempio “sacro”, gli confessò di come quando era giovane gli piaceva divertirsi e che ora si impegna così tanto al lavoro perché ha trovato qualcosa che gli piace. Il bambino sentendo queste parole fu spinto ad essere meno severo con sé stesso e più naturale; ciò non toglie che crescendo aumentò molto la sua autodisciplina e alla fine si identificò con lo stile di vita del padre ; ovviamente quando ormai era giunto il momento. Non sarebbe stato possibile farlo quando aveva 9 anni, e se i genitori avessero reagito in maniera negativa al comportamento “infantile” del bambino probabilmente ci sarebbero stati effetti disastrosi. L’influenza dei genitori è più forte quando essi agiscono in modo spontaneo , questo perché sentendosi sicuri di sé non chiedono al figlio il rispetto bensì lo ottengono in modo spontaneo. Per lo stesso motivo essendo sicuri di sé non si pensa che il proprio potere possa essere in pericolo in quanto sappiamo che il bambino se ci manca di rispetto è solamente per la sua
immaturità di giudizio. Se invece pretendiamo rispetto ciò dimostra al bambino che non lo meritiamo davvero in quanto siamo insicuri. L’educazione migliore si raggiunge non predicando i propri valori, ma piuttosto vivendo in maniera spontanea. Facendo delle critiche al bambino andiamo a ledere la sua personalità in quanto sottolineiamo le sue carenze facendolo sentire insicuro di sé stesso e così facendo gli faremo perdere il rispetto di sé stesso. Dobbiamo quindi indicargli la strada migliore comportandoci ogni giorno nella maniera più consona possibile ed aspettare che il suo atteggiamento cambi. Questo succederà nel momento in cui capirà che una modifica del comportamento comporterà per lui qualcosa di positivo. (Rispetto di sé ad esempio.) Uno studio ha portato in netta evidenza le differenze nell’educazione dei bambini occidentali e orientali. Al supermercato occidentale il bambino che corre viene rimproverato dalla mamma che dirà “Smettila, ti ho detto di non fare così quando siamo in giro.” In oriente invece la mamma dirà “Cosa immagini che potrà pensare il proprietario del posto?”. Quando un bambino si rifiuta di mangiare le carote in occidente: “Mangiale, ti fanno bene”. In oriente: “Cosa pensi che possa provare la carota che è cresciuta per essere mangiata da te e tu ora non la vuoi?”. In oriente si calca quindi sui sentimenti degli altri. I bambini devono essere spinti a ragionare autonomamente sul da farsi piuttosto che essere comandati. Quando essi impiegano tempo per decidere non bisogna metterli fretta, ma piuttosto far vedere che si è pazienti e che confidiamo nel fatto che possono arrivarci da soli alla scelta più opportuna. I genitori devono credere e devono fidarsi del fatto che i loro figli non saranno delinquenti ma piuttosto persone per bene che si affermeranno nel campo che prediligono. I genitori devono credere e devono fidarsi del fatto che i loro figli non saranno delinquenti ma piuttosto persone per bene che si affermeranno nel campo che prediligono.
Per “insegnare” la disciplina ci vuole pazienza, un buon modello ed essere coerenti. Un genitore preso dalle emozioni, può punire il figlio che li per li accetterà il castigo ma non imparerà sicuramente la disciplina. Punendo il bambino si trasmette un’idea sbagliata, ovvero che forza e diritto coincidono, il bambino quindi crederà che quando sarà più grande avrà il diritto di fare come vuole in quanto è il più forte. I castighi inflitti dai genitori poi vanno ad incidere molto sul rapporto genitore- figlio ovviamente in maniera negativa. Qualsiasi carattere il bambino avrà non potrà vedere in maniera positiva un castigo, sia fisico che psicologico, quindi si andrà a rovinare il rapporto d’amore, d’affetto e di identificazione.