

Study with the several resources on Docsity
Earn points by helping other students or get them with a premium plan
Prepare for your exams
Study with the several resources on Docsity
Earn points to download
Earn points by helping other students or get them with a premium plan
Kant philosophy and theories notes
Typology: Lecture notes
1 / 3
This page cannot be seen from the preview
Don't miss anything!


Figura chiave dell'illuminismo europeo, in particolare tedesco. Era originario di Königsberg in Prussia orientale, dove insegnò e visse tutta la vita. Vive e scrive nella seconda metà del 700 e si inserisce nel dibattito su cos'è l'illuminismo → 1784 'che cos'è l'illuminismo': formula il motto dell'illuminismo, 'sapere aure'
L'illuminismo è l'uscita dell'essere umano dallo stato di minorità di cui egli stesso è colpevole. Minorità = incapacità di servirsi della propria intelligenza senza la guida di un altro Colpevole = se la causa di tale minorità non dipende da un difetto di intelligenza ma dalla mancanza di decisione di servirsi di essa senza l'aiuto di un altro 'Sapere Aude' = abbi il coraggio di servirti della tua propria intelligenza Pigrizia e viltà sono le cause per cui tanta perte degli esseri umani rimangono volentieri minorenni a vita e ad altri risulta così facile ad altri di prendere i posti di potere. Queste figure, che si sono assunte la sorveglianza, convincono con cura gli uomini nello stato di minorità che passare allo stato di maggiorità oltre che difficile sia anche molto pericoloso. In primo luogo, li instupidiscono come animali domestici o bambini, poi descrivono il pericolo che correrebbero se decidessero di camminare da soli. Diventa così difficile per questi uomini uscire dalla minorità in quanto è ormai diventata familiare, sicura e naturale, tanto che sono quasi arrivati ad amarla e sono diventati incapaci di servirsi della propria intelligenza dato che non gli è mai stato insegnato a farlo. Precetti e formule, strumenti meccanici di un uso razionale o piuttosto di un abuso delle sue disposizioni naturali, sono i ceppi di una permanente minorità. Chi si cercasse di liberare farebbe un salto molto insicuro, non essendo abituato a muoversi così liberamente. Solo pochi sono riusciti a liberarsi dalla minorità con passo sicuro lavorando sul proprio spirito. → Kant dice che avere il coraggio di sapersi servire della propria intelligenza è strettamente legato al concetto di libertà. Per un essere umano preso da solo è quindi difficile liberarsi dalla minorità, per chi agisce in gruppo invece è quasi inevitabile se gli si lascia la libertà. Poiché persino tra i tutori ufficiali della massa ci sarà sempre qualche pensatore libero che diffonderà lo spirito di una stima razionale del proprio valore e della vocazione di ogni essere umano a pensare da sé. Quindi seminare pregiudizi è tanto nocivo perché essi alla fine costano cari ai loro autori o ai loro predecessori. Il pubblico può arrivare al rischiaramento solo lentamente, forse attraverso una rivoluzione potrà verificarsi un affrancamento da un dispotismo personale o da un'oppressione assetata di guadagno e di potere ma non avverrà mai una vera riforma del modo di pensare. Al contrario nuovi pregiudizi sostituiranno i vecchi. → Kant richiama il grande fenomeno della Rivoluzione francese che lo aveva profondamente colpito. Richiama l'importanza di un evento storico di questa portata per scrollarsi di dosso il giogo dispotico del dominio dell'altro. Ma le masse se non sono aiutate e istruite a pensare autonomamente non arriveranno alla libertà. La rivoluzione può quindi libere la massa dal controllo politico ma non necessariamente o automaticamente fa raggiungere alle persone la maggiore età. → Richiamo all'illuminismo come rischiaramento della luce della ragione, la stessa che si accende attraverso un esercizio autonomo del pensiero. A questo rischiaramento, invece, non occorre altro che la libertà, la più inoffensiva, quella di fare pubblico uso della propria ragione in tutti i campi. Sento ovunque: militare "non ragionate, fate esercitazioni militari", l'intendente di finanza "non ragionate, pagate", l'ecclesiastico "non ragionate, credete". Un unico signore al mondo dice "ragionate quanto volete e su tutto ciò che volete, ma obbedite". Si ha quindi una restrizione alla libertà ovunque, ma quale ostacola l'illuminismo e quale lo favorisce? Kant risponde il pubblico uso della ragione, deve sempre essere libero ed esso solo può realizzare il rischiaramento tra gli uomini. → Kant identifica il pubblico uso della ragione con la discussione pubblica attraverso la pubblicazione delle ricerche scientifiche degli scienziati in modo da renderle oggetto di discussione e riflessione per il pubblico. 'Sapere aude' → Kant lascia trapelare l'influenza della Rivoluzione francese. Era nato a Königsberg in Prussia orientale, sotto un governo di dispotismo illuminato, particolare ammiratore di Federico Il e del clima di sviluppo dei commerci e di vitalità culturale ed economica (iniziato nel 1760). Cresce in un Europa dominata da monarchie di tipo assolutistico, in una fase di apertura e sviluppo. Cresce in un'ambiente protestante caratterizzato da un forte rigorismo morale, presente anche nelle sue opere. Nonostante la sua provenienza e il suo orientamento politico riformista (dispotismo illuminato) egli si entusiasma per là notizie della Rivoluzione francese, specialmente della prima fase. Condannerà poi l'uccisione del sovrano Luigi XIV nel 1793 e l'avvento del Terrore. Però per lui la rivoluzione è la concretizzazione della tua idea di liberazione, cioè del popolo che si dà una Costituzione. Quindi il diritto del popolo di autodeterminarsi. Kant non vive la Rivoluzione francese in prima persona ma scrive molto al riguardo in tarda età, quindi a freddo, dopo aver osservato la maturazione degli eventi. I suoi scritti politici ispirano e sono oggetto di discussione in un libro del 1970 di Hannah Arendt. Nel primo volume "Vita della mente", dedicato al pensare, Hannah si sofferma proprio sugli scritti di Kant sulla Rivoluzione francese e sulla distinzione che egli fa tra la teoria e la prassi: il filosofo è colui che pensa, che contempla i fatti, come uno spettatore a teatro, non è un attore politico. Gli attori politici sono invece le figure che prendono le decisioni, criticabili o lodevoli, e manovrano gli eventi della rivoluzione. Il filosofo al contrario non partecipa attivamente. Questo suo non coinvolgimento gli permette di cogliere l'insieme. Lo spettatore osserva, pensa e formula un giudizio. Il giudizio è identificato da Kant come una della attività spirituali fondamentali dell'uomo. È nella capacità di giudicare che si coglie il ruolo fondamentale della filosofia. Chi contempla è qualcuno che ha la funzione di scoprire il significato dell'insieme e di dare un significato agli eventi storici, apparentemente anche insensati. È quindi lo spettatore, non l'attore, che detiene la chiave degli affari umani, ruolo fondamentale per la politica.
P
Il filosofo non è avulso dal mondo, non vive in una sua dimensione staccata dagli affari umani (tipo iperuranio). Il suo giudizio ha la dimensione della pluralità e tiene conto di tutti i punti di vista della situazione. Dal punto di vista etico e pratico (visti gli spetti estremi di guerra e giacobinismo) Kant rigetta il diritto alla ribellione ma la Rivoluzione francese in sé è un evento che lo entusiasma e lo definisce come "l'evento della storia umana che non si potrà dimenticare". Egli ammette che il pubblico non coinvolto può emozionarsi per la storia. Pensare è quindi dare un senso alle cose che accadono, un senso non avulso dalla realtà ma che tenga conto della pluralità delle prospettive = mentalità allargata. Seconda Arendt, Kant ha il merito di aver posto al centro il ruolo di colui che pensa (che ha il coraggio di usare la propria intelligenza) per dare un senso alle cose che avvengono Kant, anche nei suoi primi scritti, si pone il problema della metafisica e critica la metafisica tradizionale o dogmatica o speculativa proprio perché indaga una dimensione delle cose che genere una serie di teorie o fantasie che sconfinano nelle allucinazioni. Nell'opera del 1766 "Sogni di un visionario chiariti con il sogno della metafisica" Kant identifica la metafisica speculativa con poco più di un sogno ad occhi aperti. La metafisica invece non ha il compito di partorire fantasie, ma di stabilire quali sono le conoscenze legittime e separarle da quelle che sono arbitrarie, quindi stabilire la validità delle conoscenze. La metafisica deve quindi essere la scienza dei limiti umani (pratici e della conoscenza). Kant paragona la conoscenza a un oceano tenebroso senza sponde e senza fari in cui fino a quel momento la metafisica si era tuffata a caso (producendo mondi ideali campati in aria). Ogni studioso che fa ciò crea il suo proprio mondo ideale che va contro quello degli altri, così si perde il senso del comune. Simile ad alcuni concetti attuali: post verità, fake news sui social. La metafisica critica, invece, deve limitarsi (in questo mare) alla superficie ondulata: ciò che è a tutti evidente, chiaro e certo; attenersi ai fenomeni = ciò che appare ai sensi. Il punto di partenza della riflessione kantiana è quello delle intuizioni pure della mente, come è che noi pensiamo? Egli, quindi, pone la ragione stessa al vaglio di sé stessa. (Pensiero illuminista all'estremo) Nella prima dissertazione negli anni70 sui concetti di spazio e tempo, che ci permettono di intuire gli oggetti sensibili e avere conoscenza al grado più elementare delle cose. Riflette sulla scienza di Galileo e Newton. Legge Hume, il filosofo inglese che lo ha svegliato dal sonno dogmatico e gli ha fatto capire il problema della metafisica dogmatica: gli uomini con la propria intelligenza creano teorie illegittime e infondate per un meccanismo della ragione stessa, che è creativa. Per esempio, la relazione di causa-effetto, dove la causalità è soggettiva è una fabbricazione dell'intelligenza. Kant quindi si chiede come siano possibili le rappresentazioni intellettuali degli oggetti e come è possibile fare scienza → occorre indagare come noi pensiamo. Non si indaga quindi la natura (pretendendo di capire le leggi insite nell'oggetto stesso) ma il soggetto (la ragione, lo strumento dell'uomo) → inversione di studio = rivoluzione copernicana. Si giunge quindi alle tre domande alle quali la filosofia deve rispondere: Che cosa posso conoscere? Si trova al centro della filosofia teoretica (da 'teoria' = visione, pensiero, comprensione razionale delle cose). È la domanda della metafisica della natura, una domanda filosofica sugli elementi che mi permettono di conoscere gli oggetti. Questo è l'interrogativo che guida due testi di Kant: "la critica alla ragion pura" del 1781, estremamente complesso e riscritto più volte per trovare le parole giuste per spiegare i propri studi; nel 1786 pubblica un testo più facile "I prolegomeni ad ogni futura metafisica che vorrà presentarsi come scienza" dove troviamo la definizione di metafisica critica come sforzo per rispondere ad alcune domande con l'obiettivo di scoprire la natura della scienza, la vera conoscenza (come è possibile la fisica/matematica pura? Come è possibile la metafisica come scienza?) Che cosa devo fare? Domanda a cui risponde la filosofia pratica (da 'praxis' = azione). Egli la identifica nella metafisica dei costumi e indaga l'Etos, cioè il comportamento umano, l'aspetto relazionale della vita sociale (quali sono le leggi che regolano la vita con gli altri?). Analizzati nella seconda opera intitolata "critica alla ragion pratica" nel 1788 e sviluppata ulteriormente nella "critica al giudizio" (terza critica) del 1790, che si occupa del nesso tra essere e dover essere. Che cosa posso sperare? Questo è l'interrogativo che guida due testi di Kant: "la religione nei limiti della semplice ragione" del 1793 e "per la pace perpetua" del 1795, dove si riapre la ricerca religiosa e personale (influenza del pietismo), dell'impulso umano di andare oltre i limiti della conoscenza per sondare ciò di cui non abbiamo evidenza (Dio, la dimensione della fede, il trascendente). Questi tre nuclei sono i filoni dell'indagine di Kant. In particolare, egli indaga scegliendo un approccio denominato CRITICISMO KANTIANO (dal greco 'krino' = giudico, valuto, distinguo): la ragione stessa sottopone sé stessa al vaglio razionale, cioè al giudizio-esame-separazione- valutazione delle componenti. Questo lavoro ha l'obiettivo di andare a identificare le condizioni di possibilità di fare scienza (come è possibile la metafisica come scienza? Come è possibile fare scienza?). Influenze:
assoluto e del tempo come recipienti vuoti o come un flusso continuo; con Kant smettono di essere contenitori o dimensioni oggettive entro cui i fenomeni si vanno a collocare e si ha un'inversione di prospettiva per cui diventano le forme soggettive/le condizioni attraverso le quali è possibile intuire gli oggetti → Per percepire ogni oggetto sensibile è necessario che l'intelligenza umana applichi delle categorie/delle forme della mente del soggetto (Kant le chiama 'a priori' perché antecedenti all'esperienza e già presenti non geneticamente ma logicamente, quindi diverse per tutti)