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1-Slide Microeconomia Università di Verona, Slide di Economia Politica

Introduzione Microeconomia Università di Verona

Tipologia: Slide

2018/2019

Caricato il 07/08/2019

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INTROD UZ IO NE A LLECONOMIA
Martina Menon
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INTRODUZIONE ALL’ECONOMIA

Martina Menon

CHE COS’È L’ECONOMIA?

La parola “economia” deriva dalla fusione di due parole greche: "oikos" e "nomos", che significano rispettivamente “casa”, intesa come beni di famiglia, e “regola”. L’economia, quindi, rappresenta quell’insieme di attività, istituzioni e strumenti il cui scopo è regolare e soddisfare i bisogni delle persone. L’economia è una scienza sociale che studia la produzione, la distribuzione, il consumo di beni e servizi. Più in generale studia le decisioni prese dagli individui che operano in un’economia di mercato. Nell’economie di mercato opera anche lo Stato, il quale dovrebbe intervenire solo per correggere situazioni in cui il mercato fallisce.

DI CHE COSA SI OCCUPA LA TEORIA ECONOMICA?

L’economia si occupa del comportamento umano e sociale. A partire dagli anni trenta del novecento, ha avuto luogo una divisione della teoria economica in due parti (^1) la microeconomia interessata allo studio dei comportamenti individuali (persone, famiglie e imprese) e dei fenomeni quali la determinazione del prezzo di equilibrio sui mercati e lo studio dei costi di produzione dei beni. La microeconomia inoltre studia i problemi che hanno a che fare con la scarsità; (^2) la macroeconomia interessata allo studio del sistema economico nel suo complesso, cioè la determinazione e l’andamento nel tempo di grandezze aggregate, quali il GDP, l’occupazione, la bilancia dei pagamenti. La macroeconomia è la somma dei comportamenti “micro”.

COSA VUOL DIRE SCARSITÀ?

Una cosa è scarsa se si verificano due circostanze: qualcuno la vuole (gli serve, la desidera, gli è utile); non ce ne è abbastanza per tutti. Sintetizzando: una cosa è scarsa – è un bene economico – quando non è disponibile in quantità sufficiente rispetto al fabbisogno. La scarsità è una proprietà relativa dei beni. Le cose scarse suscitano immediatamente un interesse economico:

  1. ha senso appropriarsene; 2) ha senso pagare per averle, ossia comprarle; 3) ha senso (ove possibile) produrle, e venderle. Le cose scarse diventano oggetto di attività economica e hanno un valore, ossia un prezzo.

TRE IMPORTANTI DEFINIZIONI/

DEFINITION

(Modello Economico) Il modello economico è una rappresentazione semplificata (e stilizzata) del “pezzo” di realtà che si vuole studiare. Un modello elimina tutti i particolari che vengono giudicati non importanti in modo da mettere a fuoco l’essenziale. Ci sono tanti modi per fare un modello: 1) descrizione verbale, 2) descrizione con grafici, 3) rappresentazione formale (matematica).

DEFINITION

(Equilibrio) Un sistema economico (dato dall’insieme di individui che operano nel mercato) è in equilibrio quando sono soddisfatte due condizioni: 1) ciascun soggetto economico non ha motivo di cambiare la propria scelta (condizione “soggettiva”), 2) le scelte dei vari soggetti coinvolti sono compatibili tra loro (condizione “oggettiva”).

L’equilibrio non è una caratteristica della realtà, ma è una ipotesi che serve per costruire i modelli economici.

TRE IMPORTANTI DEFINIZIONI/

DEFINITION

(Razionalità) Un soggetto prende una decisione economica in modo razionale se:

  1. prende in considerazione tutte le alternative possibili (e solo quelle);
  2. formula una graduatoria completa e coerente delle alternative sulla base delle sue preferenze;
  3. sceglie l’alternativa tra quelle realizzabili più alta in graduatoria.

Come rispondereste a questi quesiti? E un

economista come risponderebbe?

VEDIAMO COME RAGIONA L’ECONOMISTA

Proviamo a rispondere a “è vero che un maggiore flusso di immigrati ruba il posto ai lavoratori di casa nostra, o quanto meno ne riduce i salari?” L’uomo del bar concluderebbe: gli immigrati offrono lavoro a basso costo e quindi permettono alle aziende di licenziare i nostri lavoratori risparmiando sui costi. Un economista ragionerebbe così. Il lavoro degli immigrati (meno specializzato) e il lavoro degli italiani (specializzato) sono due beni complementari. Ossia, uno non mi serve senza l’altro. Inoltre, gli immigrati non tolgono lavoro agli italiani specializzati. Questo discorso non vale per gli italiani con poca specializzazione. E i salari? In questo caso studiare i dati è cruciale. Supponiamo pure che con un 1 per cento in più di immigrati, i salari dei lavoratori di casa nostra scendano: ma scendono dello 0,01 per cento oppure del 5 per cento? La differenza è grande. In proposito aiuta molto una disciplina, l’econometria (la statistica applicata ai problemi economici), la quale misurare con precisione le relazioni economiche.

Perché studiare economia nei corsi di

giurisprudenza?

ARTICOLO 97 DELLA COSTITUZIONE ITALIANA

Le pubbliche amministrazioni, in coerenza con l’ordinamento

dell’Unione europea, assicurano l’equilibrio dei bilanci e la

sostenibilità del debito pubblico.

I pubblici uffici sono organizzati secondo disposizioni di legge

[95 c.3], in modo che siano assicurati il buon andamento e

l’imparzialità dell’amministrazione. Quando il debito pubblico è sostenibile? Che cosa significa “buon andamento”?

LEGGE 10 OTTOBRE 1990, N. 287 NORME PER LA TUTELA DELLA CONCORRENZA E DEL

MERCATO

TITOLO I - NORME SULLE INTESE, SULL’ABUSO DI POSIZIONE DOMINANTE E SULLE OPERAZIONI DI CONCENTRAZIONE. Art. 1 Ambito di applicazione e rapporti con l’ordinamento comunitario: 1 Le disposizioni della presente legge in attuazione dell’articolo 41 della Costituzione a tutela e garanzia del diritto di iniziativa economica, si applicano alle intese, agli abusi di posizione dominante e alle concentrazioni di imprese. [...] Art. 2 Intese restrittive della libertà di concorrenza: Sono considerati intese gli accordi e/o le pratiche concordate tra imprese nonché le deliberazioni, anche se adottate ai sensi di disposizioni statutarie o regolamentari, di consorzi, associazioni di imprese ed altri organismi similari. [...] Art. 3 Abuso di posizione dominante: È vietato l’abuso da parte di una o più imprese di una posizione dominante all’interno del mercato nazionale o in una sua parte rilevante [...] Art. 6 Divieto delle operazioni di concentrazione restrittive della libertà di concorrenza Perché è importante la tutela della libera concorrenza? Quando un mercato opera in libera concorrenza?

LA LEGGE DEL FIGLIO UNICO IN CINA E INDIA: QUALI

EFFETTI IMPREVISTI? 1/

La norma del figlio unico è stata una delle politiche di controllo delle nascite attuata dal governo cinese e indiano nell’ambito della pianificazione familiare per contrastare il fortissimo incremento demografico dei paesi. Questa riforma è controversa perché la sua applicazione è spesso causa di abusi dei diritti umani. In Cina, la prima fase, introdotta in modo organico dopo pochi anni dalla morte di Mao Tse-tung, dal suo successore Deng Xiaoping nel 1979 fu attuata con una legge che vietava alle donne di avere più di un figlio. Questa politica avrebbe portato a un dimezzamento della popolazione nell’arco della vita media di una generazione di individui, via via più lento col progressivo allungarsi della vita media. La legge fu poi modificata negli anni novanta con l’introduzione di sole sanzioni pecuniarie. Questa legge fu considerata dai successori di Mao fondamentale dato che durante l’epoca maoista il paese aveva visto un incremento annuale di quasi 30 milioni di persone. Oggi la Cina è popolata da 1,3 miliardi di persone, ma si stima che un numero imprecisato di persone non siano registrate all’anagrafe. La politica del figlio unico

NOBEL PRIZE PER L’ECONOMIA 2016 A HART E

HOLMSTROEM

è stato assegnato a Oliver Hart di Harvard e a Bengt Holmstroem del MIT per i loro studi sulla teoria dei contratti che si sono rivelate importanti per l’economia ma anche per altre aree, dal diritto costituzionale al fallimento. Si legge nella motivazione della Reale Accademia di Svezia: «Contracts play a fundamental role in society and the economy. They can protect against uncertainty and contribute to cooperation. Oliver Hart has developed theories on contracts. In the mid-1980s, he contributed to the theory of incomplete contracts. Since it is not possible to specify every eventuality in a contract, the right to make decisions under different circumstances should be assigned in an optimal manner. Bengt Holmström has developed theories on contracts. At the end of the 1970s, he analyzed how a "principal", for example, the owner of a company, should formulate an optimal contract for an "agent", for example, the company’s CEO, whose actions the principal cannot fully monitor.»