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Appunti corso Diplomatica Università di Verona (Scienze Storiche), anno 2021/22
Tipologia: Appunti
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È autonomo rispetto a paleografia che comunque è utile per interpretare e classificare i documenti diplomatici sia nella grammatica e nella grafica che è politica e istituzionale. Tecniche archivistiche (gamma di prassi per ordinare archivi, inventariazione, repertoriazione, sfoltimento): prima bisogna sapere cos’è un documento, poi si può ragionare di tecniche archivistiche. La diplomatica serve per questo. Le discipline che studiano il testo sono in relazione agli orientamenti storiografici del post neopositiviste, cioè il superamento del pensare di poter raggiungere la verità storica tramite lo studio dei documenti, un atteggiamento ingenuo superato dalla scuola storiografica delle Annales. Tale rinnovamento porta un rinnovamento per cui lo studio porta a formulare almeno l’ipotesi, raffinata e sensata, su ciò che si studia, perciò al documento si associano altri tipi di fonti (arte, fiscali, amministrative, archeologia, antropologia e sociologia), sicché si supera il determinismo e il positivismo. Ciò condusse ad un ripensamento allo statuto ermeneutico delle fonti scritte. Si passa dal documento come narrazione della storia della verità di quel periodo che si studia, viene surclassata. Tutte le fonti quindi sono prima monumenti e poi documenti, cioè costruzioni storiche la cui sintassi è frutto di convenzioni storiche. Doc. scritti percepiti come macchine semiologiche, quindi Roland Barthes offre contributo semiologico: se ogni fonte (non solo doc.) si riesce ad andare oltre al crederne l’oggettività, si può concepire come una contraffazione fatta da quella particolare società. Egli spiega che il contratto come documento che permette relazione tra persone in società non è neutrale è esso stesso una costruzione sociale, non è obiettivo. Stessa cosa dice LeGoff: documento è un monumento, sembra neutrale ma è costruzione delle società in cui si ricercano informazioni. Il documento è quindi risultato di scelte della società, e la posterità vedrà l’immagine voluta da quella società per se stessa. Documenti sono quindi congegno con cui più facilmente possiamo analizzare storia, smontandoli e analizzandone i loro componenti. Liverani: sezionamento e classificazione è il massimo grado di approssimazione alla realtà da parte dello storico. Bisogna trovare l’ingranaggio che quella società produce per creare il documento. La cosa più certa per lo storico è la ricostruzione del testo da cui si ricava sistema ideologico, un filtro che può farci capire la società che egli studia (capire convenzioni e oggetti). Il fatto è perduto per sempre. I contenuti dei documenti non sono oggetto preminente dello storico perché possono essere falsi e portarti lontano dalla verità storica. Lo storico deve analizzare le forme linguistiche e materiali. La storiografia post Annales scuota i contenuti e mette in risalto gli elementi che costituiscono la parte monumentale del documento. Lo storico quindi interagisce con uno specialista in più anche per i documenti stessi (oltre che con linguista, sociologo, antropologo, economista, etc.…), cioè con il diplomatista che gli conferisce informazioni e lo rapporta con documento antico, medievale e soprattutto in prima età moderna con boom documentazione, per cui interviene anche archivista. Diplomatista identifica le convezioni (R. Barthes), individua carattere formale cioè monumentale dei documenti, di cui contenuto può essere classificato in base a verifica della loro caratterizzazione formale.
Cosa significa falso, falsificazione? Il falso inteso come ex malo dolo cioè per portare un vantaggio a qualcuno. Ma resta una ambiguità: essa è quando si offre una cornice che da autenticità ad un contenuto non aderente alla realtà. Ciò è più risonante in campo giuridico. Falsificazione ha due categorie: contenuto di realtà falso in cornice genuina (fattuale) oppure contenuto genuino con cornice falsa (formale). Ma per uno storico cornice e contenuto sono importanti egualmente. Perciò dobbiamo smontare documento in ogni caso. Donazione Costantino. Documento: come e in quale forme è giunto. Se questo constitutum fosse arrivato in una determinata forma di scrittura, ci sarebbe livelli di falsificazione di oggetto (supporto e scrittura, papiro e cancellerie) e poi contenuto. Se fosse vero: corsivo capitale o littere celestes (VEDI SLIDES). Il documento giunse non incluso in documento di età che abbia senso (es. carolingia) e quindi avremmo verificato fisionomia, ma ci raggiunge da libri manoscritti datati età carolingia. Strano libro in forma manoscritta, è vicenda singolare in quanto documento non ha senso essere trasmesso all’interno di un libro anche perché non possibile fare analisi. Ma ci sono i decretali altomedievali che sono codici diritto ecclesiastico o canonico in cui ci sono passi biblici normativi, canoni dei concili, lettere o documenti legati soprattutto ad autorità imperiale per migliorare questo spazio normativo: fino a XI secolo capo chiesa era imperatore. Questa forma di documento imperiale compare nei “Decretali Pseudo Isidoriani” di Isidoro di Siviglia, sono la cornice di questa lettera dall’imperatore al vescovo di Roma. Cornice è quindi ipoteticamente veritiera. VEDI SLIDES. Bisogna guardare la composizione del testo. Nel protocollo: in nero minuscola carolina, in rosso capitale libraria (quella del volumen, dei libri papiracei). Nella foto c’è mittente e destinatario. EPA (= epistola), come lasciapassare di Teofane: tutti documenti pubblici entro cornice epistolare, da antichità a medioevo in lettera tutti i documenti pubblici. e caudata è frutto di un dittongo. La trinità vine definita “dividua” ma essa nelle formule è “individua” non divisa! Scilicet (cioè) patris et filii et sps. sci. (queste hanno trattino di abbreviazione sopra) ihu = jesus; Xp = chi e ro greci, cioè cristo (omografia tra queste lettere latine da quelle greche) dno do i punti sono elementi di spaziatura se.p (p con taglio su asta discendente = per)
La falsificazione è la norma da antichità a inizio modernità, sicché dobbiamo essere in gradi separare vero da falso. Nel protocollo della Donazione tutto ok, poi le cose cambiano: il testo sembra un racconto e non un dispositivo giuridico di diritti. Costantino, che sta narrando, aveva la lebbra e mentre si applicava la cura e nulla funzionava per la salute (eo con taglio coda della o = eorum), fanno venire molti ragazzini innocenti, mentre i sacerdoti pagani volevano ucciderli per riempire il fonte con sangue, noi imperatori vedendo le lacrime delle madri e avendo
Probabilmente la leggenda agiografica di San Silvestro fornice un elemento di datazione. La leggenda su Silvestro si crea ricostruendo sua immagine. Silvestro fu vescovo di Roma sfuggente perché secondo S agostino doveva essere un traditore, aveva ceduto i suoi libri. Poi venne riabilitato, sicché il tema nella chiesa era molto caldo, da cui giudizio di Agostino. Le cose cambiano con il medioevo, per cui la sua figura viene rimessa in miglior luce da età franca per intervento di centri scrittori transalpini, dove forse redatta sua vita. Sia la leggenda Silvestro che risalta contributo Chiesa Roma a conversione Costantino sia il documento siano offerta da ambienti pipinidi quando questa cerca di prendere sopravvento a Merovingi. Pipino il Breve e Roma con Stefano II i rapporti sono importanti per cui pipinidi vedono vescovi Roma come possibilmente superiori a imperatore proprio grazie a donazione. Così Stefano secondo poté ungere Pipino il Breve come re dei Franchi. Tale connubio tra pipinidi e vescovi Roma si cristallizza con figura Carlo e Papa Leone. Vi era uno spazio di terra su cui Papa poteva legiferare, già da donazione di Sutri dai Longobardi. Qui ci sono premesse per salto categoria autorità Roma, ma sarà solo con XI che Chiesa romana universale sarà sintetizzata nei Dictatus Papae della riforma gregoriana di Gregorio VII. Tutta la politica di questo certifica superiorità vescovo Roma su imperatore: il Papa diviene figura elettiva, prima del sinodo 1059 esso era imposto da famiglie aristocratiche romane e di Sassonia. La conclave di oggi nasce allora: i cardinali di oggi, che sono vescovi delle chiese di Roma, eleggono il vescovo di Roma. La Chiesa diventa autocefala e non rispondente a legittimazione esterna. Gregorio VII dice che vescovo Roma è diretto discendente imperatore di Roma e ha diritto a insegne imperiali. Papa diventa quindi capo di Stato su un territorio fino all’unità d’Italia e oggi la funzione extraterritoriale di autorità del Papa fa leva su questa donazione. I falsi sono importanti e creano storia.
Stefano II come successore di imperatore determina squilibrio tra chiese e quindi scisma d’Oriente 1054. Le chiese occidentali sotto quella di Roma, diventa Ecclesia Universalis con il vescovo di Roma discendente di Pietro e Silvestro I.
I sospetti sulla donazione esistevano: fu in età moderna che nacque la presunzione di falsità. Distrutto Montecassino mancò l’archivio per confermare i territorio che possedevano sicché quei monaci fecero appositamente dei falsi. I documenti venivano sempre copiati, tra l’altro. Dante Alighieri, dubitando della donazione, nell’Inferno sostenne tali dubbi, infatti spera molto verso Enrico VII come guida del mondo. Ma anche i giuristi dubitarono nel XIV secolo, quelli che erano pro impero e contro Papa (es. Guglielmo da Okam). Niccolò Cusano costruì una prima argomentazione sulla donazione. Si giunge così alla Declamatio di Lorenzo Valla. Apprendere diritto, civile e canonico, si proponeva tesi, antitesi durante le quaestiones e si dibatteva arrivando ad una conclusione. La Declamatio di Valla è così. Nella redazione dei documenti gli aspetti grammaticali sono fondamentali, dal tempo alla sintassi. Nonostante ciò la Declamatio fa poco rumore. Andrea Barbazza giurista alla corte pontificia rispose con analoga Declamatio sostenendo che la Declamatio di Valla nulla serviva a tornare indietro. Questa questione esplode oltralpe, presso elettori imperiali. Giuristi stavano preparando ricusazione contro vescovo di Roma e Valla li ispira alla insofferenza verso il clientelarismo con cui chiesa Roma legava a se i suoi arcidiaconi. Hurlich Von Hutten scrisse De falso Credita. Tutto ciò portò a Lutero e alla Riforma. Tutto ciò determina una critica forte verso le prassi romane, non solo riguardo l’amministrazione della chiesa ma anche contro la storia stessa della chiesa di Roma, vista come degradata (es. i culti superstiziosi), infatti Riforma importanti furono i centuriatori (centuria = secolo) di Magdeburgo per scrivere storia diversa dalla romanocentrica, cosa temuta e combattuta dalla Chiesa. Si innesca quindi la Controriforma anche in senso storiografico. Fu protagonista Cesare Baronio che oppose ai centuriatori l’analoga operazione ma pro chiesa di Roma, e lo fece sulla base dei documenti genuini, per trovare fondamenta autentiche della chiesa romana. La Chiesa romana deve difendere le rendite di posizione perché le chiese luterane avevano una documentazione adeguata per costruire una chiesa genuina basandosi sulla storia, avevano ricchi archivi in quanto ben curati: i loro documenti erano le difese per il possesso delle ricchezze monastiche. In Italia sud si spegne il monachesimo dal XII al XV secolo perché arrivano ordini mendicanti con la proposta dei frati minori e predicatori che superano il paradigma di clausura. Questo non determina la sparizione dei possessi fondiari che entrano in possesso dai mendicanti. In Italia settentrionale fu santa Giustina di Padova ad assolvere questa operazione di concentrazione documentaria tra 1500 e 1600, del monachesimo dall’alto medioevo. Quando civiltà monastica viene meno: i libri diventano oggetti di cultura, smembrati, rotti, copertine, etc.… e quindi a noi arrivano in minor numero (Bishof, ca. 7000 su 30/50. rimangono in età moderna) perché vengono copiati. I documenti però rimangono perché avevano funzione giuridica, quindi sono più interessanti. Nelle nuove tipografie il potere degli umanisti era importante, basti pensare all’operazione di Manuzio e Bembo sul salvare il Canzoniere di Petrarca sistemandone la grammatica. Oltralpe a Saint Germain des Prais (S. Germano ai Prati) ci sono i Benedettini di San Mauro in cui vi era archivio abbazie francesi, grazie alla nazionalizzazione della rivoluzione francese verranno poi salvati negli archivi nazionali. In questo archivio si sperimenta tutto ciò che riguarda l’autenticità e la non autenticità dei documenti. Lo fecero i monaci della congregazione maurina coniando tante nuove metodi per capire l’autenticità dei documenti.
L’accertamento della natura dei documenti passa dall’esame della loro materia (disciplina è codicologia, che si occupa anche di tutti i supporti che recano testi scritti). Mabillon indaga la scrittura dei documenti lo fa dando fondamenta della paleografia, parlando dello stilus parla dei formulari parla delle formule che rendono ai documenti i loro scopi. Parla anche dei sigilla (sfragistica, griglie per sigilli). Bloch su 1681 lo diceva a ragion veduta. Termine diplomatica. Termine deriva da diploma, che sono del periodo medioevale ma dato successivamente dagli umanisti, in particolare Biondo Flavio in Roma Triumphas si inventa il termine per riferirlo al documento sovrano in assoluto, quello pubblico. Termine era però un calco nelle fonti antiche, cioè nei (in capitale actuaria o libraria) documenti dello ius connubis o ius civitatis. Dal greco diploo (piegare, dividere o raddoppiare), i doc. erano in due valve con cerniera e sigillo (la parte cerata in cui filo di canapa che chiude documento). Un documento è legale se chiuso in epoca tardo antica. Antiquitates Italicae Medi Aevi. La rivoluzione di Mabillon ebbe conseguenze al di fuori dell’ambiente maurino. Oltralpe era importante il profilo giuridico, mentre in Italia la tradizione era umanistica e storica. Fino al ‘600 il fare storia, tranne pochi casi, significava accostare fonti preesistenti, ma l’idea di verificare i contenuti non esisteva. Il primo a fare ciò in Italia fu Ludovico Antonio Muratori, ecclesiastico e prefetto biblioteca capitolare di Modena in cui biblioteca era anche sinonimo dell’archivio stesso di essa. Egli sfruttò suo ruolo per fare storia. Muratori invitato a scrivere una storia d’Italia del medioevo lo fa usando i documenti depositati lì e negli archivi documentati. (Muratori scrisse anche i Rerum Italicarum Scriptores). L’AIMA era la prima storia medievale italiana in cui si illustrano queste storie italiane del medioevo, cosa che lui sapeva essere inedita e fattibile grazie ad una grande quantità di “diplomata et cartarum veterum”. Nell’opera vi è capitolo su genuinità dei documenti, come Mabillon: de diplomatibus antiqui dubiis aut falsis. In meno di cinquant’anni il documento fa parte del repertorio dello storico e di coloro che dovevano analizzare validità giuridica di essi. Sono tutte opere che migliorano il lavoro di Mabillon. Tassin, Tustain (maurini) e Maffei ne furono tre esempi del 1700. Maffei scrisse l’istoria Diplomatica, primo manuale in lingua italiana. Direttore Bruno Fasani è direttore Capitolare di Verona , non è la biblioteca più antica del mondo ma sì dell’occidente, di cui raccolta di libri non si è mai interrotta. Di questa biblioteca abbiamo resoconti da parte di figure di fine medioevo e rinascimento, come Dante che forse la frequentò a Verona. Petrarca la frequentò. Maffei frequentò come loro e porterà a superfice materiali occultati scoprendo la grandezza e varietà di scritture che si conservavano lì. La biblioteca salva tanto materiale perché viene dimenticata dall’uomo che non tocca i materiali. Maffei capisce l’importanza e diventa grazie a ciò antiquario, sia con scritture librarie che documentarie. Il lapidario che colleziona, da nobile che era, rappresenta una routine per l’erudizione di allora, una erudizione che richiama le figure di due colleghi che producono delle sillogi. Il lapidario che crea Maffei è importante. Invece con i materiali medievali, sulla scia di Mabillon e con tali prodotti sottomano, produce una storia diplomatica. Verona così partecipa a questa febbre preilluministica. Maffei e il Nuvo traittè sono protagonisti di tutto ciò, del formare un discrimen che funzioni su tutti i campi dei documenti (discrimine Maffei era di scrittura), questa ricerca di vaglio critico avrebbe avuto con il 1800 l’esplosione, un metodo ormai condiviso che di quel secolo si può definire evum diplomaticum. Nel 1800 vi
era Fumagalli che in archivio mon. Sant’ambrogio c’era archivio cistercensi italiani e poi ancora vi erano gli elementi di paleografia di Natale di Wailly. Quindi 1800 si produce tensione verso organizzazione disciplinare in forma manualistica (nascono manuali) e soprattutto nascono imprese id censimento ed edizione dei documenti (1826 MGH; 1831 Regesta imperii; Regesta pontificie 1851). MGH per Germania e aree germaniche medievali e per materiali storiografiche, documentarie, sono edizioni critiche che diventano decisivi per l’analisi profonda del documento, quasi come fossero delle foto. Regesta imperii di Bomer per documenti autorità imperiale, edizione ancora in corso. In parallelo Regesta pontificie, documenti papali. Esistono anche altre imprese per documentazione pvt. Alla fine di questo evum diplomaticum arriva il manuale di Bresslau mai superato, quello di fine ‘800 e tradotto in italiano, per cancellerie medievali e quindi tradizioni notarili di area germanica e italiana. Da noi Cesare Paoli, noi studiamo Alessandro Pratesi (concentrato di Paoli). Intestato a Muratori si fonda l’Istituto Storico Italiano per il Medioevo in cui è attivo un cantiere di edizioni documentarie nella collana dedicata “le fonti per la storia d’Italia” attorno a cui vi è complesso di norme per fonti medievali e non solo utile alle tecniche editoriali. A cosa serve questa disciplina? Chi impara i rudimenti del metodo diplomatistico impara a capire il procedimento con cui le età del periodo storico di riferimento si servono del documento. Processo di documentazione tramite il metodo storico, quale sia la concatenazione eventi e personaggi che riproducono i documenti. D come diplomatica :
Carattere intrinseco. Nel documento istituzionale c’è il sogetto (PdR) e il tempo presente, questo tempo congiunge evento e documento in un solo momento ed è eredità medievale. Questa dimensione redazionale è costituva. Questi documenti sono “dispositivi” perché determinano in ragiona dell’esistenza del documento l’azione giuridica che è loro rimessa. Carattere estrinseco. Lettere allungate documento istituzionale, c’è un signum, invocazione simbolica, il simbolo della repubblica è il principio che informa di se la persona privata, questi signa o invocazioni simboliche hanno lunga storia. Per conseguire principio di dispositività la manifestazione di questa volontà va in standard espressivi che si chiamano formulari che hanno una forma, che sono determinate giuridicamente come per uno Stato sovrano o frutto di una tradizione e conservate da una istituzione. Scopo Forme estrinseche e intrinseche è dare ufficialità a documento e rendere trasparente funzioni dispositive. I documenti di questo tipo, proprio in quanto debbono manifestare una certa volontà nel modo richiesto perché ne conseguano certi effetti giuridici, vengono compilati di solito secondo determinate forme, prescritte di volta in volta dall’ordinamento giuridico o consacrate più o meno dalla tradizione. Forme il cui scopo è quello di fornire loro il carattere di ufficialità. Il diplomatista deve analizzare e comprendere queste forme che sono la causa che conferisce alla testimonianza scritta di un atto di volontà effetti giuridici. La competenza specifica della critica diplomatistica consiste precisamente nella conoscenza di tali forme, necessarie e sufficienti perché la testimonianza scritta di un determinato atto di volontà produca effetti giuridici certi: cioè “modifichi la realtà”, ponga in essere uno stato di cose diverso dal momento e del loro mutare e articolarsi a seconda delle varie epoche e dei vari contesti istituzionali. Il diplomatista si interessa dei documenti scritti per conseguire finalità giuridiche, quindi egli analizza il documento pubblico tanto quanto quello privato. Critica diplomatistica serve per archivistica, bisogna sapere come funziona un documento. Critica diplomatistica essenziale per, scartare, conservare, ordinare, rendere consultabile sono tutti scopi primari dell’Archivistica. a. la scrittura (non rientra nell’oggetto della diplomatica qualsiasi elemento di prova, ma soltanto l’attestazione scritta) b. la natura del contenuto (non rientrano propriamente parlando nell’oggetto della critica diplomatistica quegli scritti che non siano redatti al preciso scopo di tramandare un atto le cui conseguenze si risolvono in rapporti giuridici concreti) c. le forme della redazione , che deve rispondere a norme precise, seppure variabili secondo il tempo, il luogo, le persone, il contenuto, tali da conferire al documento la credibilità necessaria, ossia quella capacità probatoria che non può essere negata in alcun modo, almeno sino a quando non sia dimostrata la falsificazione o l’adulterazione del documento. Documento diplomatistico secondo Nicolaj. E si parta dalla teoria che essa studi qualunque documento scritto per finalità giuridiche sia della sfera pubblica sia di quella privata: il documento diplomatico, che d’ora in avanti chiameremo semplicemente documento, sarà scritto su qualunque supporto (per es. pietra, legno, papiro, pergamena, carta, supporto magnetico e elettronico), sarà formato in modi e con caratteri peculiari e idonei alla funzione prevista (formalismi e forme), e sarà riferibile per formazione e per uso a sistemi storici di documentazione, semplici o complessi, corrispondenti a dati contesti storici. Le società storiche si fondano su patti sociali che sono definiti come “diritto” di tali società. Cicerone : esiste un diritto naturale che viene prima di ogni forma di diritto razionale, il diritto naturale è legato all’istinto degli uomini a organizzarsi in gruppi affinché questi permettano la crescita di tutti e l’idea che il diritto naturale si trovi riflesso nell’associazione tra gli uomini. Non esiste una società che possa fare a meno di regole fondamentali di coesistenza che sono il nucleo del diritto.
La critica diplomatistica esclude da se questo spettro sostituivo dei documenti, perché la giuridicità del documento è il nucleo in cui si snodano le specificità giuridiche delle società. Qualunque documento è la forma concreta del diritto in senso vasto, è il coté concreto del diritto astratto. Es. allegoria del buon governa a Siena rappresenta la civitas comunale di fine medioevo è l’esempio; con il XII-XIV secolo le città ritornano ad essere importanti, si ricavano propri ordinamenti estrapolandole da autorità maggiori; in queste piccole città si consolida l’idea dell’unitas, del popolo, della cittadinanza come elemento identitario e da cui nascono le magistrature o figure istiuzionali, supplenti delle attività pubbliche amministrative (fiscali, militari, legislative, esecutive), un microcosmo di poteri in cui l’origine è nella collettività. Tutto ciò che sta nella fascia superiore dell’Allegoria si regge sulla fascia inferiore che fa da fondamento, la collettività senese.
con forme e tramite istituti), questi negotia sono obbligazioni (tra persone e tra persone-istituzioni, entrambi soggetti giuridici). Questo diritto è possibile grazie alla scrittura in quanto strumento culturale in senso antropologico, essa è fatto strumentale caratterizzante delle società umane, essa da corpo a funzioni cruciali delle società tra cui le attività giuridica. Es. disco di Festo, forse scrittura cretese, uno dei primi documenti scritti, testimoniante il compito assegnato ad esso per garantire interazioni tra etnie per incarichi economici e giuridici (es. compravendite). La scrittura permetteva mediazione nel Mediterraneo, medesimo sistema scrittura permetteva possibilità di contatto e scambio, koinè. Scrittura è spazio strumentale per le società per funzioni di carattere magico-sacrale e istituzionale ma anche economico-giuridiche, fissava per mantenere memoria. Quadi tutte le scritture vengono adattate alle culture per istanze istituzionali con anche riflesso magico-sacrale (cuneiformi, fenice ed etrusche). Conserviamo testimoni di questo carattere, es. le fenice sono testi di federazioni tra popolazioni su luoghi di culto comune, o tabule iguvinee etrusche probabilmente parallelo a legislazione delle XII tavole romane. Quando scrittura e funzione giuridica si incontrano si pongono le condizioni per la nascita del documento, e noi studiamo quello diplomatistico. Questi documenti diplomatistici devono avere fisionomia riconoscibile, un formulario apposito. Soprattutto per la tradizione occidentale fondata sul ius romano questo incontro e quindi queste forme sono frutto di una lenta specializzazione della scrittura in rapporto al diritto documentata della storia stessa di Roma. Dobbiamo ricordare che il grado di formularità nel caso romano si consolida tramite operazione lenta di messa appunto rappresentabile lungo la storia dello stato romano. Nota : secondo Liverani le società: nomadi – stanziali – allevamento e agricoltura – surplus: con questo c’è la svolta, garanzia del surplus e della ricchezza tramite scrittura (Liverani marxista, quindi richiamo al capitale).
Le caratteristiche del mondo medievale recepisce nell’ambito documentario si sono sedimentate tramite il filtraggio del mondo romano che inventò ex novo quasi tutto, anche se il medioevo fu cmq innovativo. La documentazione dall’antichità al moderno è fonte di diritto pratico, es. nel caso medievale quando cambiano i sistemi giuridici, se non conosciamo la sua codicizzazioni, fa norma il diritto documentario pratico, la prassi giuridica scritta : la Nicolaj dice che tale prassi la prassi può essere considerata fonte di diritto in senso consuetudinario. La giuridicità del documento, la sua prassi, può essere fonte di diritto. Storia di Roma. Può essere essa storia utile perché s’incastra con la storia della civilizzazione del mondo latino, che ha una spessore di mito sempre più difficile da capire ma ci fa capire quanto precocemente si sia palesato l’associazione tra società, diritto e scrittura nel documento inteso giuridicamente. Le origine mitiche del villaggio che emerge nell’VIII secolo è oggi confermata dall’archeologia. Esplode una civilizzazione che fa affidamento sempre più per l’ordinamento alla scrittura, una civiltà destinata ad espandersi tantissimo. Nella storia di Roma possiamo identificare la tendenza di affidare i contenuti giuridici alla scrittura. Una delle più antiche forme di documentazione è il genere dei foedera o foedus (per noi possono essere trattati internazionali), esempio fu la lega latina per cui il testo che saldava Roma alla dominazione dei Tarquini era scritto su uno scudo di legno ricoperto di cuoio, oggetto fisico che acquista un valore pubblico attraverso la sua “pubblicazione” cioè affiggendolo in templi e santuari preposti. La pubblicazione serve perché l’oggetto debba essere a disposizione di coloro che sanno prenderne coscienza, funzione di monumentum, memoriale e documentum, funzione dei testi che ha carattere normativo, di diritto pubblico in particolare internazionale. Documento che giunge a noi e importante è il Lapis Niger , testo manifesta l’intersezione tra funzioni sacrali della scrittura e merito giuridico. Esso è caratterizzato da scrittura, contenuto giuridico e formalità. Si parla di un rex, un funzionario preposto all’applicazione della pena, e c’è anche una forma di pubblicazione molto chiara. Tale pubblicazione è manifestazione della volontà e che esprime il primo carattere del formalismo autoritativo (Nicolaj), la pubblicazione è il primo carattere di formalizzazione che danno autorità a questi documenti e che ha funzione di conoscibilità collettiva. Con esso siamo in età monarchica, sotto i Traquini etruschi che prendono possesso della città per le potenzialità strategiche facendo fiorire la civiltà commerciale e giuridica. Stessi caratteri hanno le leggi delle XII tavole , siamo qui in età repubblicana (V sec a.C.),, esse sono identificative della civiltà romana, in un percorso anti-aristocratico. I magistrati erosero spazio di privilegio delle élite cittadine per rendere trasparente l’accesso ai documenti cittadini (es. tavole eugubine ). Sono tavole bronzee che venivano esposte, affisse, operazione funzionale alla pubblicità verso la collettività. Esse sono dispositivo documentario in senso diplomatistico e sono distillato dei processi dello ius scriptum, con evidente consustanzialità tra documento attraverso cui si fa lo ius scriptum. Il documento ha quindi valore giuridico già in questo caso.
volontà del magistrato. Più si va vanti più i documenti si infoltiscono, documenti che raccolgono la volontà di una autorità che è più che altro un ordine. Documenti trovano una forma fisica, tipo il dittico con due valve bronzee o le tabule , da cui tabularia, che sono i raccoglitori. Essi documenti sono documenti dispositivi.
La documentazione fiscale, contabile, commerciale , ambito importante anche per lo stato romano con ampliamento territori e quindi con ricchezza che va regolata con norme come il rendiconto che sarà usato anche in medioevo (spese, acquisti, versamenti), ma anche le relationes sulla tenuta delle province, compito governatoriale assieme a quello fiscale. Tale documentazione è più ricca in tardo antico e primo medioevo. Ciò fino al XII secolo. Se la documentazione dell’amministrazione pubblica è suggestiva, anche la documentazione privata romana mostra caratteri portati a perfezione nel medioevo. Ci sono due ambiti docuemtnari della dimensione del formulare che si riflettono fino al periodo arcaico del diritto romano che aveva connotati di simbolismo. Era il iudicatum o testamento , la cui apertura avveniva con simboli incardinati nella bilancia per pesarlo e legati all’oralità. Nel periodo pre-classico (post arcaico) ci sono forme regolarizzare di scritto del testamento. Lo sappiamo grazie a commenti dei giuristi come Ulpiano, veniva usato un formulario stabile e non modificabile e che alimentasse le parole del testatore (haec ita ut in his tabulis cerisque scripta sunt, ita do ita lego ita testor). Siamo sicuri che gradualmente, fino al I d.C. si afferma anche una prassi scritta di formulari riguardanti la dimensione relazionale ma anche di arrangiamento dei dispositivi, cioè doveva avvenire che il polittico fosse presentato chiuso dinnanzi testimoni per essere dischiuso. Anche questo documento privato, come per quello pubblico, consegue lo scopo della dispositività dello stesso documento in forza della fattispecie nuncupativa (ex nunc). Il documento dispositivo è quindi l’azione giuridica. Questo è un cespite poco indagato dai diplomatisti come per gli storici del diritto, poco si interrogano sul transscripticium , sorta di registro di dare avere, non registro ma norma di registrazione delle obbligazioni in entrata e uscita. Ulpiano sosteneva che “bisogna prendere per buono ogni testamento quale che sia la sua consistenza materia, legno o altra materia”, e così confermava la superiorità formulare di questo documento rispetto alla dimensione materiale. Transscriptucium è forma essenziale della formalizzazione astratta di eventi astratti come prestiti, pagamenti e restituzione Lucio Cecilio Giocondo), essa innova con formulario tutto ciò. Importante è sviluppo in periodo classico (I-II d.C.) del processo giudiziario. Processo formulare ebbe successo ed era esso stesso e produttore di diritto, in periodo classico viene immesso come innovazione la prova tecnica delle testimonianze e della documentazione, forse da contatto con Grecia. La materia probatoria diviene tecnico-giuridica, a permettere esposizione sentenza intervengono prova testimoniale, la vox viva di chi partecipa, e in subordine la prova documentaria, i documenti di cui le novelle giustinianee dicono essere vox mortua rispetto alla vox viva dei testimoni. Questa breccia crea le condizione per la definizione di altra definizione del documento oltre a quella dispositiva quella probatoria. Si amplia lo spettro della potenzialità dei documenti pubblici e privati, è il processo che sarà del mondo occidentale post romano. Possiamo dire che nel contesto della documentazione privata romana si profilano funzioni che con piccoli ritocchi transiterà ne medioevo, funzioni di cui si sono profilati lentamente il senso, quelle formale o formulare, obbligatoria (le obbligazioni) e probatoria. La dispositiva e probatoria si trasmetterà al medioevo.
Queste tre funzioni dono precondizione che garantisce creazione nuovi negozi e quindi documenti. Nel medioevo il ricorso allo scritto è cosa speciale, come dice Nicolaj , e tale natura orale di alcune obbligazioni è spunto importante per capire meglio un cruciale distinguo tra azione e docuemntazione. Questo perché stipulatio fi da supporto ai negotia, e sino al primo secolo dc era formula dialogica davanti a testimoni (domanda e risposta orali e congruenti, promittis promitto, spondes spondeo, etc.…), così davanti ai testimoni il contratto si considerava perfezionato, lazione giuridica era compiuta. Quando interviene lo scritto? Quando il processo probatorio si fa articolato, da Diocleziano in poi ma almeno dal II dC, perché dalla possibilità di evocazione in giudizio, anche deceduti i testimoni, il documento scritto era probatorio superiore a possibilità di difesa. A carico di una evoluzione istituto processo romano avviene una evoluzione trasformazione o degenerazione di azione giuridica in veste scritta che soggiace a un formulario che permette a quel documento di far valere sua forza probatoria. La società della tarda antichità è fragile sempre più e quindi ci si prepara al peggio, cioè al possibile uso di queste carte e quindi all’uso dello scriptum. Man mano che la prassi diventa ordinaria si esige poi una norma generale, e così si ha l’instrumentum inteso come forma documentale riconoscibile per il suo formulario, soprattutto per contratti e obbligazioni. Giustiniano su instrumentum “quando obbligazioni orali sono messe iscritto deve avvenire nella fattispecie dell’instrumentum” (es. documento di vendita di Seleucia Pielia, 166). Azione giuridica e documentazione probatoria scritta sono in diverso momento, cioè lo scritto arriva in un periodo successivo. Per tirare le fila occorre partire da premesse. Anzitutto riconoscere nel documento rapporto con azione giuridica che testimonia, è un parametro per capire quale documento e sua funzione, perché ci possono essere tempi diversi, quindi iter genetico del documento in rapporto a modi e tempi dell’azione giuridica. Riconoscere sincronia o meno tra azione e atto serve perché documento può essere l’atto. Due funzioni documento da capire sono probatoria (prova rapporto giuridico esistente) e dispositiva. Documento probatorio è solo la prova di un rapporto giuridico già nato e perfetto indipendentemente dalla scrittura, perché c’erano i testimoni e solo dopo arriva la scrittura. Documento dispositivo è strettamente legato all’esistenza stessa dell’atto giuridico, per cui il diritto o l’obbligazione nascono solo allorché il contratto è messo per iscritto nelle forme legali. Le obbligazioni e prassi negoziali (contratti e testamenti esempio) saranno le prassi documentarie maggiormente presenti nel medioevo. Giustiniano non obbligò la scrittura dei contratti, ma se volete una tutela serve la forma dell’instrumentum, quindi è una prassi che viene poi normata. Dopo Giustiniano scrivere un documento come instrumentum significa rendere l’azione giuridica scritta, quindi l’azione del concordare un compravendita o altro può anche non esistere in quando il documento diviene azione giuridica ed è il documento dispositivo. Nel medioevo i due documenti privati, uno è dispositivo soggettivo o nuncupativo, in tempo presente, chiamato charta o chartula; l’altro è probatorio è una notitia o breve in forma oggettiva e in tempo perfetto. Caratteri tipici del documento (medioevo e primo moderno). Diplomatica generale studia tipicità del documento; tipicità della prassi documentaria è studiata da diplomatica speciale (cancelleria pontificia, documenti contabili). Noi dobbiamo capire cosa distingua una charta da un breve e un documento pubblico da uno privato. Il mandatum nella forma del diploma è documento pubblico, invece il provato è Giocondo, Seleucia, etc. La diplomatica generale , per il medioevo, indica come definibile documento pubblico quel documento con le seguenti caratteristiche espressione di volontà sovrana (emittenti sono: imperatori, re, vescovo, etc.…), redatto da ufficio di cancelleria (ufficio collegato a corti di poteri che ideano fino a realizzare il documento pubblico). Per i documenti privati, molto più frammentati, attestano volontà persone fisiche o morali (autorità pubblica), e le volontà possono essere unilaterali (un singolo che dispone dei suoi beni per o contro terzi, es. testamenti, donazioni) o sinallagmatiche (incontro tra due o più soggetti, vendite o permute), si distinguono per redazione scritta (verbalizzazione dell’atto) amanuensi di
pubblica fides notarile è camuffamento del tabellionato nella forma dei collegia, il tabellione romano è un funzionario che può imprimere forza pubblica ai documenti, quindi fides notarile in tardo antico esisteva già. Giustiniano mutua un istituto esistente. Il venir meno dell’ordinamento romano genera creazione creativa in settore privato, non però nei territori come la Grecia in cui impero romano persistette. Quindi un documento in quanto mezzo di prova è documento che “in controversia c’è equiparazione tra documento legale formale, lo instrumentum, è pubblico perché ha stessa forza di testimonianza”. Il diritto è importante ma non è unico criterio. Qual è il criterio? Esso è quello di valorizzare il merito formale dei documenti (formalità: punto incontro tra scrittura e giuridicità del documento che dà forza giuridica al documento stesso), allora bisogna capire gli artefici di quei documenti che ne imprimono formalità. La diplomatica comprende che è fondamentale la validazione degli artefici del documento, quindi il documento pubblico deve essere frutto del lavoro della cancelleria (ufficio o persona singola, il cancellarius che non è un notarius). Privato invece è redatto da ogni altro artefice che agisce individualmente. Cassiodoro nelle “Variae ” dice che cancellarius è vertice dello spazio dei cancella che sono le transenne delle basiliche o tribunali separano spazio pubblico da quello del giudizio, e il cancellarius raccoglieva le istanze avviate poi a iter procedurale di sentenza. Si redigevano atti, testimonianze, documenti, quindi tale funzione si è applicata per la composizione della nostra immagine di ufficio di cancelleria. Lì si facevano azioni anche pre ideazione documento fino alla realizzazione del documento sino all’invio dello stesso. Nelle cancellerie si raccoglievano petizioni, si predispongono atti preparatori dei documento, arrivando a produrre la minuta. La redazione è il momento in cui le formalità si attuano, con un formulario si da forma pubblica al documento che è pubblico se prodotto da autorità e appunto con formulario. In cancelleria documento viene poi convalidato, cioè è ulteriormente caricato di pubblicità tramite altri dispositivi che richiamano l’autorità da cui esso deriva. Cancelleria quindi come ufficio in cui si svolgono tutte le pratiche inerenti all’emanazione dei documenti di pubbliche autorità. Importano quindi le funzioni importanti e non le articolazioni di esse. Nelle cancellerie erano attivi i notaridi che dalla tarda antichità mutano termine e diventano notarius, colui cha scrivere le notae (scrittura professionale), cioè scrittura d’ufficio, mentre le note tironiane sono quelle più veloci proprie dei funzionari della grande burocrazia statale per preparazione atti. Notarius esperto di diritto pratico quindi. Dal XII secolo cancelleria=doc pub, notarius= doc privato, prima di allora notarius era anche in ambito pubblico perché prestava servizio. Tabelio o sciprtor in pieno e altomedioevo era per il settore privato. Su alcuni documenti questi documenti sembrano di cancelleria, es. lasciapassare di Teofane. Il protocollo viene trattato graficamente e redazionalmente diversa rispetto a redazione documento, in quanto è sezione distinta volontariamente dal resto. Altro dispositivo che ci dice che documento è cancelleria è fatto che chi scrive ed smette di scrivere e da calamo a quello a cui ha prestato servizio di scrittura. Le ultime 5 righe di questo documento è intervento autografo dell’autorità emittente che si ascrive alla roboratio, cioè dopo i cancellieri c’è l0uatorità ed è prova del documento in quanto pubblico. Altro esempio è questo documento con scittura corsiva nuova burocratica romana, cioè la littera communes, documento Valentiniano e Valente. Il processo di degradazione dei militari di quel periodo degradano la scrittura dell’antica corsiva romana: loro usavano una corsiva, propria dei militari, che poi sarà definita nuova romana con legamenti nuovi e sine virgulis, ed essendo degli imperatori viene utilizzata da tutti. Così gli imperatori stessi intervengono creando gerarchia tra littere celestes imperiale e le altre cancellerie con le littere communes che era la corsiva nuova burocratica romana, trionfante nel papiro Robutini. L’impressione si una struttura articolata in documento ufficiale è ancora più chiaro in questo documento di cancelleria imperiale forse dislocata. Lettere allungate indice del fatto che lì c’è cosa importante scritta.
Questo documento viene prodotto a Ravenna: la prima riga, il protocollo, è formato con titolo con lettere allungate. In basso a sinistra c’è uno staurogramma che validava documento, che insieme a formula “bene vale” viene scritto il notarius. Ma ci sono anche altri dispostivi di roborazione dall’autorità pubblica, è in basso ed è forse Giovanni il Sanguinario o Costantianus. La tenuta di questi modelli è manifestata da un documento coevo più o meno, il papiro Robutini , sul Nilo, con stessa scrittura, formulari e procedure. Sono tutti esempi di cancellerie organizzate che redigevano documenti in senso diplomatistico. Come avviene tutto ciò? I tempi di redazione e gestazione si riflettono nel formulario del documento. Quali sono le fasi di produzione del documento? Prassi erano seguenti. Motu proprio (per volontà dell’autorità, es. Pipino e Carlo il padre con il bastone del legislatore), Petitio e intercessio (l’autorità si muove per sua volontà ma magnanimamente per rischieste o intercessione, anche in questo caso ci sono formulari appositi), Interventio e consensio (), Iussio Redactio ().
Come avviene tutto ciò? I tempi di redazione e gestazione si riflettono nel formulario del documento. Quali sono le fasi di produzione del documento? Le Prassi erano seguenti. Motu proprio , cioè per volontà dell’autorità, es. Pipino e Carlo il padre con il bastone del legislatore. Petitio e intercessio , ovvero l’autorità si muove per sua volontà ma magnanimamente per rischieste o intercessione, anche in questo caso ci sono formulari appositi; essa forse è la vera scintilla che innesca la creazione del documento perché è il retropalco del motu proprio in quanto esiste sempre una relazione di rapporti che genera le richieste, per cui vi è la stessa intercessio di un componente della corte. Queste due prime funzioni si riflettono nella redazione del documento, esso rifletterà la petitio o l’ìintercessio. Stessi ragionamenti per Interventio e poi consensio rappresentati in una sezione del documento, sempre persone della corte che sono consensuali alla petitio e presenti quindi nel documento dimostrando il consenso, presenti anche durante la redazione; in particolare questi intervenientes sono presenti ma in modo qualificato, scelti e convocati poiché la volontà del sovrano poteva esprimersi traferendo diritti a queste figure, loro presenza rendeva la volontà sovrana ancora più salda, e questo per evitare che l’azione dell’autorità non sia contrastabile da alcuno. Questi documenti quindi riflettono simbolismi rituali, una liturgia, propri della corte e che consolidavano il potere pubblico. Le liste nel documento servono quindi a funzioni specifiche dei meccanismi di funzionamento del potere. A mano a mano che tali meccanismi vedono confermare e consolidare il loro potere, tali figure passano ad essere solo rappresentazione di élite governativa: trasformazione da intervenientes a consentientes, cioè semplicemente confermano il loro assenso, sicché potevano comparire loro nomi anche se morti. Vi è infine la Iussio Redactio solo attuate le prime tre precondizioni dette si arriva all’espressione della volontà che si identifica con tale Iussio che l’autorità emette, il documento pubblico ha carattere dispositivo e quindi l’azione di avviare il processo che è dunque redazionale si identifica con la manifestazione della volontà, è cioè una iussio che avvia la redazione incarnando l’espressione della volontà. L’autorità comunque non mette le mani sul documento che viene maneggiato e scritto dai funzionari cancellereschi, in quanto deve essere scritto perfettamente. Si giunge quindi alla redactio in cui si stagliano competenze varie, almeno agli esordi nel tardo antico partecipazione forte dei laici sino alla fine del medioevo quando invece contributo ecclesiastici dominava; nel tardo antico la burocrazia romana si atrofizza quindi per esempio nel tempo dei merovingi la cancelleria si appellava agli ecclesiastici (ricorda: conversioni funzionali a questo), sicché cariche cancelleresche erano ecclesiastici nella prima metà del medioevo. Questa attività redazionale è normata e lo scaglionamento delle competenze concorre alla formulazione redazionale del documento. Ogni documento ha una gestazione con la minuta, poi il mundum (l’oggetto