Docsity
Docsity

Prepara i tuoi esami
Prepara i tuoi esami

Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity


Ottieni i punti per scaricare
Ottieni i punti per scaricare

Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium


Guide e consigli
Guide e consigli


10 ragioni della tristezza del pensiero, Sintesi del corso di Filosofia

Il documento contiene il riassunto del libro integrato agli appunti del prof, diviso per ragioni numerate e con titolo.

Tipologia: Sintesi del corso

2019/2020

In vendita dal 20/03/2023

np0
np0 🇮🇹

1 documento

1 / 3

Toggle sidebar

Questa pagina non è visibile nell’anteprima

Non perderti parti importanti!

bg1
Dieci possibili ragioni della tristezza del pensiero
1- Il pensiero è illimitato
La prima ragione della tristezza del pensare è l’illimitatezza del pensare. Sotto un aspetto religioso il
pensiero è realmente illimitato che può anche ciò che è al di pensare l’essere / l’impensabile. Steiner
dice che l’impensabilità non è solo un patrimonio di carattere religioso, ma anche della scienza conoscenza.
Per Steiner avere coscienza e ‘pensare il pensare’ sono la stessa cosa, l’attività di pensare è l’unica cosa
che il pensiero pensa; quando pensiamo al pensare noi siamo coscienti e quando non possiamo pensare al
pensare siamo incoscienti capaci di vedere solo il brutto. Quando contempliamo segni e tracce della
veridicità sappiamo riconoscere il bello. Il pensiero è senza fine e senza un punto di arresto, inoltre è capace
di supportare immagini, di giocare. Per Steiner il pensiero è in grado di fare tutto; infatti, può concepire una
molteplicità di universi, è in grado di immaginare infinite realtà. Non siamo nemmeno sicuri che gli animali
non riescano a pensare, forse gli animali stessi pensano alla loro esistenza ma non possiamo saperlo anche
se noi discendiamo da essi. Steiner cita Pascal l’uomo è una canna che pensa, che è fragile e intrinseca
in noi che ci rende pensanti, suscita di farci riflettere su tale fragilità che non è un male; infatti, il pensiero
consente all’uomo il dominio della natura.
2- Il pensiero è incontrollato
La ragione non controlla tutto come ad esempio i sentimenti. Noi non possiamo controllare il nostro pensiero
poiché è qualcosa di in continuo movimento, questo provoca tristezza. Anche durante il sonno noi non
possiamo non pensare. I sogni a occhi parti, sono forme appena accentuate di discontinuità, sono questi che
fanno deviare il pensiero, ecco perché esso è incontrollato. In ogni momento l’atto del pensiero è soggetto a
intrusioni, una intromissione illimitata di elementi esterni che intorbida ogni sviluppo lineare del pensiero
(moto spirituale Dantesco) il pensiero si corre illimitato ma, spesso subisce deviazioni, svolte o cambiamenti
non sempre in via migliore. C’è monotonia nei pensieri che viene incontrollatamente violata e interrotta e
violata da queste irruzioni della vita. Questi pensieri divergenti sono positivi, ma non tutti sono in grado di
generare da loro, la concentrazione a volte può essere morte del pensiero ed è per questo che tale
incontrollatezza è la seconda causa di una melanconia indistruttibile. Coloro che sono troppo fermi, troppo
concertati su monotonie di pensieri non accolgono a pieno il senso di pensare, di sentire quei venti
sotterranei.
3- Pensare ci rende presenti a noi stessi
Impossibilità di poter pensare nell’intimità degli altri. Pensare a noi stessi e l'ingrediente principale
dell'identità personale, non si può pensare di non essere. la cessazione del pensiero persino nella follia e
simultaneamente tautologicamente la cessazione dell'ego. nessuno può entrare nei miei pensieri, si possono
nascondere completamente. I pensieri sono il nostro unico possedimento sicuro e formano la nostra
essenza, il nostro sentirci a casa o alieni rispetto a noi stessi. la loro pressione intrinseca è così forte che
talvolta fatichiamo a celarli alla nostra consapevolezza, a metterli a tacere internamente attraverso quella
che la psicologia caratterizza come amnesia o rimozione. ‘respiro, dunque penso’. non è possibile decifrare
senza alcuna incertezza i pensieri di un altro. L'intimità è impenetrabile e l'impossibilità di entrare in questa
intimità altrui ci tormenta.
4- Il pensiero è la verità
La verità è qualcosa che sovrabbonda rispetto al pensiero stesso, la verità fa paura. Sul tema della verità
inizia un’analisi molto importante, essa ha tanti significati che possono assumere valenza storica, ideologica
e psicologica, in generale tutte le definizioni di verità sono arbitrarie e per Parmenide le definizioni arbitrarie
sono Opinioni. Anche quelle verità che noi crediamo che siano delle verità assolute, come la scienza, sono
in realtà delle verità temporanee, anche le verità assolute hanno dei paradigmi su cui fare riferimento, ogni
verità della senza non va considerata come assoluta, ma momenti temporanei che si basano su pensieri e
ipotesi., quindi risultano delle verità arbitrarie. Quando il pensiero si rivolge alla verità la rende sempre una
cosa, la limita sempre in quella condizione, quando la verità, la scienza, la pone come una verità
temporanea ci mostra che il pensiero si appella a un concetto di verità che per lui è sempre temporaneo e
modificabile. Quando noi guardiamo nella storia al concetto di veri noi scopriamo che abbiamo dato il
nome verità alle cose più fantasiose e allo scetticismo in realtà, la verità non esiste (affermazione che vuole
essere vera quindi è contraddittoria), al termine verità possiamo dare infiniti significati, anche accettare e
parlare delle verità al plurale. Parlare al plurale di verità è sbagliato, in realtà la verità è una. Per quanto ad
un pensiero possiamo attribuire una verità, sarà sempre una verità tautologica. Una proposizione
matematica è sempre vera, ma le verità logiche sono sempre tautologiche, in certi casi la verità diventa
pf3

Anteprima parziale del testo

Scarica 10 ragioni della tristezza del pensiero e più Sintesi del corso in PDF di Filosofia solo su Docsity!

Dieci possibili ragioni della tristezza del pensiero 1- Il pensiero è illimitato La prima ragione della tristezza del pensare è l’illimitatezza del pensare. Sotto un aspetto religioso il pensiero è realmente illimitato che può anche ciò che è al di là pensare l’essere / l’impensabile. Steiner dice che l’impensabilità non è solo un patrimonio di carattere religioso, ma anche della scienza conoscenza. Per Steiner avere coscienza e ‘pensare il pensare’ sono la stessa cosa, l’attività di pensare è l’unica cosa che il pensiero pensa; quando pensiamo al pensare noi siamo coscienti e quando non possiamo pensare al pensare siamo incoscienti capaci di vedere solo il brutto. Quando contempliamo segni e tracce della veridicità sappiamo riconoscere il bello. Il pensiero è senza fine e senza un punto di arresto, inoltre è capace di supportare immagini, di giocare. Per Steiner il pensiero è in grado di fare tutto; infatti, può concepire una molteplicità di universi, è in grado di immaginare infinite realtà. Non siamo nemmeno sicuri che gli animali non riescano a pensare, forse gli animali stessi pensano alla loro esistenza ma non possiamo saperlo anche se noi discendiamo da essi. Steiner cita Pascal  l’uomo è una canna che pensa, che è fragile e intrinseca in noi che ci rende pensanti, suscita di farci riflettere su tale fragilità che non è un male; infatti, il pensiero consente all’uomo il dominio della natura. 2- Il pensiero è incontrollato

La ragione non controlla tutto come ad esempio i sentimenti. Noi non possiamo controllare il nostro pensiero

poiché è qualcosa di in continuo movimento, questo provoca tristezza. Anche durante il sonno noi non possiamo non pensare. I sogni a occhi parti, sono forme appena accentuate di discontinuità, sono questi che fanno deviare il pensiero, ecco perché esso è incontrollato. In ogni momento l’atto del pensiero è soggetto a intrusioni, una intromissione illimitata di elementi esterni che intorbida ogni sviluppo lineare del pensiero (moto spirituale Dantesco) il pensiero si corre illimitato ma, spesso subisce deviazioni, svolte o cambiamenti non sempre in via migliore. C’è monotonia nei pensieri che viene incontrollatamente violata e interrotta e violata da queste irruzioni della vita. Questi pensieri divergenti sono positivi, ma non tutti sono in grado di generare da loro, la concentrazione a volte può essere morte del pensiero ed è per questo che tale incontrollatezza è la seconda causa di una melanconia indistruttibile. Coloro che sono troppo fermi, troppo concertati su monotonie di pensieri non accolgono a pieno il senso di pensare, di sentire quei venti sotterranei. 3- Pensare ci rende presenti a noi stessi Impossibilità di poter pensare nell’intimità degli altri. Pensare a noi stessi e l'ingrediente principale dell'identità personale, non si può pensare di non essere. la cessazione del pensiero persino nella follia e simultaneamente tautologicamente la cessazione dell'ego. nessuno può entrare nei miei pensieri, si possono nascondere completamente. I pensieri sono il nostro unico possedimento sicuro e formano la nostra essenza, il nostro sentirci a casa o alieni rispetto a noi stessi. la loro pressione intrinseca è così forte che talvolta fatichiamo a celarli alla nostra consapevolezza, a metterli a tacere internamente attraverso quella che la psicologia caratterizza come amnesia o rimozione. ‘respiro, dunque penso’. non è possibile decifrare senza alcuna incertezza i pensieri di un altro. L'intimità è impenetrabile e l'impossibilità di entrare in questa intimità altrui ci tormenta. 4- Il pensiero è la verità La verità è qualcosa che sovrabbonda rispetto al pensiero stesso, la verità fa paura. Sul tema della verità inizia un’analisi molto importante, essa ha tanti significati che possono assumere valenza storica, ideologica e psicologica, in generale tutte le definizioni di verità sono arbitrarie e per Parmenide le definizioni arbitrarie sono Opinioni. Anche quelle verità che noi crediamo che siano delle verità assolute, come la scienza, sono in realtà delle verità temporanee, anche le verità assolute hanno dei paradigmi su cui fare riferimento, ogni verità della senza non va considerata come assoluta, ma momenti temporanei che si basano su pensieri e ipotesi., quindi risultano delle verità arbitrarie. Quando il pensiero si rivolge alla verità la rende sempre una cosa, la limita sempre in quella condizione, quando la verità, la scienza, la pone come una verità temporanea ci mostra che il pensiero si appella a un concetto di verità che per lui è sempre temporaneo e modificabile. Quando noi guardiamo nella storia al concetto di verità noi scopriamo che abbiamo dato il nome verità alle cose più fantasiose e allo scetticismo in realtà, la verità non esiste (affermazione che vuole essere vera quindi è contraddittoria), al termine verità possiamo dare infiniti significati, anche accettare e parlare delle verità al plurale. Parlare al plurale di verità è sbagliato, in realtà la verità è una. Per quanto ad un pensiero possiamo attribuire una verità, sarà sempre una verità tautologica. Una proposizione matematica è sempre vera, ma le verità logiche sono sempre tautologiche, in certi casi la verità diventa

un’asserzione postulata formalmente. Un problema che la filosofia ha dovuto affrontare è ‘come faccio i concetti in generale, come li svolgo, da dove nascono le idee?’ ma non cambia la struttura di fondo o un’equivalenza formale. Tutte le verità che noi traiamo dalla scienza che siano dottrinali filosofiche storiche scientifiche Steiner dice che sono soggette a errori, a revisione e a cancellazione. Esempio: ‘le super stringhe’ dottrina che riguarda la fisica moderna, riceve da Popper. C’è un senso quasi pessimistico che invece non troveremo in Ballet (il pensiero che ascolta si apre ad una verità che oppone in un carattere esistenziale), Steiner dice che ‘non possono aprire un varco’, la nostra vita ed esistenza di uomini ci pone difronte ad un problema  non possedere un verità eterna. La verità la sentiamo ma non la possiamo del tutto tenere; infatti, la verità non è nelle nostre mani, ed è per questo che nessuno parla mai di verità, è fastidio, non importa della verità assoluta, perché non c’è, salvo per questa affermazione che è una verità assoluta. Proposta laica di questa lettura della crisi del mondo contemporaneo (pensiero del mondo contemporaneo secondo Steiner). Pensare significa che esiste qualcosa che ci fa essere piccoli. Il linguaggio non è in grado di descrivere la verità; infatti, resta ambiguo. La verità è monocromatica, mentre il linguaggio policromatico. La poesia svolge un ruolo importante perché serve a dire le cose straordinarie, mentre la poesia viene definita menzogna vitale. Noi siamo convocati alla verità ma fingiamo che non ci sia. Il quarto motivo è diviso in due: il linguaggio che cerca di imporre il dominio sul pensiero che ha bisogno di esporre quello che pensiero; il secondo è la ricerca disinteressata della verità. 5- Il pensiero è dispendioso Il pensiero è ricco di componenti di energia che sono state analizzate nel tempo, noi nell’atto del pensare siamo soggetti ad esercitare uno sforzo enorme. I processi del pensiero possono essere consci o inconsci e fanno parte della nostra quotidianità, sono così tanti che spesso li dimentichiamo. Il pensiero e il suo essere dispendioso non può essere controllato o regolato. Il pensatore che conta è colui che riesce a sfruttare al meglio una istituzione che caratterizzerà la sua stessa esistenza, è colui che in un atto di pensiero di una osservazione fondamentale. L’essere umano se sfiorato da un pensiero non gli dà retta, non va a fondo di questo pensiero e quindi non si sforza di realizzarlo effettivamente. La tristezza deriva proprio da questo dispendio di pensieri incontrollabili e ingestibili. 6- Il pensiero è immediato solo con sé stesso il pensiero non realizza delle azioni davanti a noi, non è autorealizzazione delle cose. spesso verità in filosofia appare come concetto di idea: idea è il veduto, ciò che vedo con il pensiero. Ogni giorno scontiamo l’enorme distanza tra desideri, aspettative e realizzazioni; una sesta fonte di tristezza è questa “speranza contro ogni speranza”, dello scacco eterno tra i pensieri e le loro realizzazioni. Trovare il legame vero tra un’azione e il pensiero che l’ha originata è impossibile. Possiamo solo fare delle congetture parziali; Al contempo, desideri, aspettative, ambizioni nascono e muoiono nella nostra testa, senza essere mai soddisfatte né potere, a volte, superare la barriera del linguaggio. 7- Ci sono due processi che gi esseri umani non possono fermare finché sono vivi: respirare e pensare. Ci sono due processi che gli esseri umani non possono fermare finché sono vivi: respirare e pensare. Il pensiero sbatte continuamente contro le barriere del linguaggio. Quanto più il pensiero rivela, tanto più esso nasconde. Finché siamo in vita, non possiamo smettere di respirare e pensare. In ciascun momento della nostra vita, abitiamo il mondo attraverso il pensiero. I sistemi filosofici cercano di spiegare questo abitare con due categorie: I filosofi realisti hanno affermato che noi vediamo la realtà come attraverso una finestra, sostenendo perciò l’esistenza di un “là fuori” oggettivo, che si trasmette a noi direttamente. Altri, hanno affermato che noi vediamo come attraverso uno specchio, perché la realtà in sé è inaccessibile. Resta il fatto che il “vetro” (specchio o finestra) non è mai immacolato; il nostro percepire non è mai oggettivo, libero di interferenze psicologiche, culturali, dogmatiche. Nonostante i progressi nelle nostre conoscenze, sappiamo che esistono immensi ambiti che rimangono ignoti; non sappiamo se il nostro intelletto speculativo potrà continuare a conoscere ancora in modo illimitato; non sappiamo, infime, tantissime cose: a ogni nuova conoscenza si contrappongono altre ombre di ignoranza, in modo tale da lasciarci disperati e impotenti. 8- Impossibile sapere cosa stia pensando un altro essere umano non abbiamo alcuna intuizione dei pensieri di un altro. prestiamo troppa poca attenzione a questa enormità. Niente può fornire un contenuto fondamentale e certo. Tentiamo di tradurci a vicenda, molto spesso di fraintendiamo. La nostra parola può spesso risultare ambigua. L’apertura al mondo e agli altri è involontaria e dura solo per pochi attimi. Il pensiero ci rende estranei l’un l’altro. 9- Funzioni corporali pensiero sono comuni all’intera specie