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Appunti di Pedagogia generale, anno accademico 2024/2025, primo anno di scienze motorie presso l'università di Verona
Tipologia: Appunti
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La pedagogia si occupa dell'educazione e del rapporto che si crea tra educatore ed educato: non bisogna vedere lo sport solo come prestazione fisica ma ci deve essere un cambio di sguardo: l'allenamento infatti non è solo tecnica, ma l'aspetto mentale è fondamentale per la prestazione. Mente e corpo devono essere uniti (anche se la mente non sempre comanda il corpo).
SPORT Dipende da tecnica (techne- strettamente legata al tipo di sport) e dall'aspetto mentale (sophia), e per questo motivo l'educazione ci permette di mettere in contatto mente e corpo, emozioni, capire le potenzialità e i nostri limiti, per superarli e permettere la migliore prestazione fisica. L'educazione è indispensabile per realizzare tutto ciò che riguarda lo sport, come gare, allenamenti etc., ma riguarda tutte le età e tutti gli sport e contesti professionali, non esclusivamente il contesto scolastico.
Cos'è l'educazione?
Si basa sul creare una relazione educativa con la persona con cui si lavora.
Definizione:
Deriva dal latino "educere" (trarre, tirare fuori), ed è un'idea di educazione come processo maieutico* che si fonda su una rappresentazione dell'essere umano come luogo di risorse e talenti da far emergere e da accompagnare a piena maturazione. *Maieutica, arte di far conoscere, comprendere, divulgare il sapere, che riguarda ogni aspetto: vita sociale, politica, famiglia.
L'educazione mira a portare dei cambiamenti stabili nel soggetto: attraverso l'approccio educativo e le mie conoscenze risolvo dei problemi, capisco e conosco il soggetto con cui lavoro e trovo soluzioni adatte. Aspetti peculiari:
La relazione educativa è un rapporto dialogico tra educatore ed educando che prevede una relazione di scambio e di confronto in cui entrambi i soggetti apprendono, co-costruendo un sapere condiviso: si basa quindi sulla reciprocità, sul relazionarsi con il soggetto e apprendere nuove conoscenze sull'approccio. Devo avere la capacità di instaurare una relazione con target differenti (persone o gruppi diversi).
Pilastri della relazione educativa:
Per fare ciò è fondamentale l’aggancio iniziale, in cui devo individuare aspetti/caratteristiche che possono creare dei punti di contatto e vicinanza con la persona → parto a relazionarmi dall'altro, non da me. Quando lavoro su una relazione mi baso sulle capacità relazionali, essenziali e necessarie per instaurare la relazione educativa:
Capacità di contenere e tollerare proiezioni e sofferenze della persona, per non farsi sopraffare dalle emozioni: dobbiamo farci carico degli aspetti che condizionano il soggetto, come paure, ansie etc., attraverso la conoscenza e la comprensione dei sentimenti che provano, facendoli provare anche se dolorosi e aiutando ad esprimerli e superarli. → trovo la soluzione.
La professionalità relazionale dell'educatore si declina nella pratica, principalmente nel saper ascoltare: questo significa capire, sentire e relazionarsi con l'utente come se fosse la prima volta → capisco come comunica, come reagisce, ciò che gli piace etc.
Regolazione vicinanza e distanza relazionale Bisogna creare un equilibrio tra la vicinanza e la distanza con una persona o un gruppo per evitare l'eccesso di uno o dell'altro perché si è in ambito professionale. Il giusto equilibrio lo si trova con la pratica, la quale dipende sempre dalla relazione: questo riguarda anche il contatto fisico con un cliente.
Devo definire il mio posizionamento nella relazione, elaborare sistemi e dare riferimenti per:
L'autorità e i comandi obbligatori, che impongono a tutti i costi qualcosa, non creano una relazione. → autorità ≠ autorevolezza L'autorità impone a tutti i costi qualcosa, mentre l'autorevolezza permette fiducia e vicinanza con l'utente. (Troppa distanza non va bene). Non va bene nemmeno troppa vicinanza → ricordarsi che siamo in un contesto professionale, e quindi una ho una responsabilità.
Aspetti di una relazione disfunzionale e diseducativa:
Ogni attività deve essere connessa a una progettazione educativa e ad una specifica programmazione (intenzionalità). La relazione deve basarsi su ciò che viene programmato: regole, soggetto, allenamenti, obiettivi, strategie, valutazione (sia del soggetto ma anche del mio lavoro per raggiungere l'obiettivo). → questa è la costruzione del setting pedagogico (setting= programmazione, struttura) Quando metto in atto il setting stabilisco i limiti e regole a cui devo lavorare per permettere una progressione.
● Contratto educativo → simile ad un “patto di lavoro” Stabilire ciò che è necessario fare per arrivare ad un obiettivo, fare delle premesse e creare le condizioni per permettere un contratto efficace che definisca i ruoli.
Non bisogna confondere il contratto educativo con il progetto educativo: questo consiste nel delineare un progetto nel futuro→ definire cosa vogliamo raggiungere e dove vogliamo arrivare. (es. Progetto università, nuova squadra etc.) Permette di definire obiettivi, metodologia e tempi che si vogliono raggiungere con le persone con cui si lavora → è la “bussola del mio lavoro” Il progetto educativo è inoltre uno degli strumenti dell'educatore: è una competenza cruciale necessaria per stabilire e condurre una strada ben definita.
● Programmazione ≠ progetto Progetto→ è l'insieme Programmazione→ è una parte del progetto, che mi permette di lavorare nella pratica e nell'immediatezza (es. raggiungimento obiettivo). Il programma ha senso solo all'interno di un progetto, che indica la strada/direzione da prendere.
Tutto ciò (relazione, approccio, contratto, programmazione, progetto) serve per definire un percorso educativo.
Ha molti significati in base al contesto. Il concetto di corpo possiamo dividerlo in:
Consapevolezza, autonomia e responsabilità sono 3 doti che un campione deve sviluppare, oltre a quelle tecnico-tattiche.
Consapevolezza →(“con”+”sapere”) essere consapevoli vuol dire sapere ciò che si fa o prova interiormente, non solo a livello fisico e materiale. Per un atleta essere consapevoli delle proprie capacità da motivazione, entusiasmo e senso della direzione. Autonomia →l’autonomia è la capacità di autogovernarsi, di darsi delle leggi da soli: è sintomo di indipendenza e libertà e permette all'individuo di pensare e agire liberamente, senza influenze estranee.
vista emotivo e motivazionale ha un ruolo importante perché gli obiettivi sono le promesse che facciamo, prima di tutto, a noi stessi.
Gli obiettivi hanno una diretta influenza sulla prestazione:
Esistono 3 tipi di obiettivi:
Quindi gli obiettivi di risultato ci dicono dove vogliamo arrivare, quelli di prestazione cosa dobbiamo fare per arrivarci e quelli di processo ci indicano come farlo.
Gli obiettivi devono avere determinate caratteristiche, che possiamo identificare attraverso il modello SMARTER:
S- specifico, deve essere formulato in modo chiaro e non generico.
M- misurabile, o meaningful (significativo).
A- accessibile, deve essere ragionevolmente difficile e raggiungibile.
R- realistico.
T- temporalmente definito, il limite di tempo non può essere vago o infinito.
E- emozionante, deve attivare le nostre emozioni, ma anche ecologico, per l'ambiente e per la nostra salute.
R- registrato e rivedibile, quindi scritto e che possiamo riformulare.
In alternativa possiamo utilizzare il metodo delle 5 W: What, Why, When, Who e Where.
Organizzazione dell'allenamento e goal-setting
Fasi dell'organizzazione dell'allenamento:
Tutto ciò è legato al raggiungimento dello stato di forma ideale in cui l'atleta o la squadra possono esprimere al meglio le potenzialità; questa condizione può essere mantenuta a lungo, ma è normale che la capacità prestativa dell'atleta sia soggetta a oscillazioni. Il processo di allenamento a lungo termine prevede l'articolazione in cicli annuali. Ogni ciclo annuale solitamente contiene 1-2 cicli di allenamento, divisi a loro volta in 3 periodi:
Il ciclo di allenamento è chiamato macrociclo, suddiviso in mesocicli che contengono i microcicli. Questa suddivisione ha lo scopo di permettere al corpo di recuperare dalla fatica e attuare il meccanismo della supercompensazione, e quindi migliorare la prestazione fisica. I mesocicli solitamente sono composti da 3-4 microcicli, i primi 2-3 di carico e l'ultimo di scarico. I microcicli hanno durata solitamente di circa una settimana, all'interno della quale saranno distribuiti i vari allenamenti.
Una singola seduta di allenamento deve essere composta da una fase preparatoria (riscaldamento), una parte centrale e una fase conclusiva.
self-talk ed individuare i pensieri negativi, soprattutto quelli automatici; successivamente è importante imparare la tecnica di riformulazione del self-talk, ovvero cambiare ogni frase negativa in una proficua, utilizzando frasi innanzitutto positive, brevi e specifiche, ripetendole con attenzione e in modo convincente.
Le singole parole, o frasi brevissime, hanno la funzione di parola stimolo, e sono dette ancore, e possono essere di tipo motivazionale o instructional, e devono essere ripetute finché non diventa un automatismo.
Un self-talk proficuo può spesso aiutare a gestire il problema delle ruminazioni, ovvero pensieri ricorrenti e ossessivi fatti su situazioni reali o ipotetiche; quasi sempre sono pensieri negativi e controproducenti.
Una tecnica di controllo del self-talk può essere il thought-stopping, per interrompere un dialogo interno potenzialmente dannoso: ci si concentra inizialmente sul pensiero dannoso e lo si sostituisce con un altro positivo che funziona da ancora, attraverso uno stimolo (parola/gesto).
Quando si danno indicazioni o consigli sul self-talk spesso si porta al risultato opposto perché non elaboriamo subito i concetti e dalla frase “non distrarti” perdiamo attenzione da ciò che stiamo facendo: è importante quindi formulare il self-talk in modo positivo, orientato al compito da svolgere. Per abituare ad un self-talk proficuo sono importanti gli allenatori e tecnici, i quali devono avere innanzitutto una buona capacità di ascolto, per comprendere bisogni, motivazioni e difficoltà degli atleti, e aiutarli poi a prenderne coscienza. L'ideale è fare comprendere all'atleta che può diventare lui stesso il suo più grande fan o sostenitore e spronatore.
Regolazione delle emozioni Le emozioni sono una parte fondamentale della pratica sportiva; il loro impatto è tanto importante quando è alto il livello della pratica e dello sport. Le emozioni sono risposte di alta intensità e di durata piuttosto breve; sono modificazioni del normale stato di quiete dell'organismo che si esprime con l'impulso all'azione e specifiche reazioni fisiologiche interne che possono dare luogo a diverse risposte. Sono un insieme di interazioni tra fattori soggettivi e oggettivi mediati da sistemi neuronali e ormonali: questi scambi sono regolati dal sistema nervoso e da quello endocrino.
Aspetti caratteristici delle emozioni:
Emozioni primarie e secondarie Primarie → rabbia, paura, gioia, disgusto, tristezza, sorpresa. Rispondono a bisogni essenziali di ognuno di noi, sono innate e universalmente condivise da tutti gli esseri umani. Non sono necessariamente quasi tutte negative: es, paura può essere considerata positiva se si sa gestirla e riconoscerla, evolutivamente è nata per protezione. Secondarie → ansia, vergogna, invidia, senso di colpa. A differenza di quelle primarie, quelle secondarie sono apprese e dipendenti dai sistemi culturali, dalle aspettative e dalle norme di comportamento socialmente prescritte.
Da dove arrivano le emozioni? Hanno sede nel sistema limbico, gruppo di strutture neurologiche situate tra il tronco encefalico e la corteccia cerebrale; derivano da un processo di ricezione ed elaborazione.
Come considerare le emozioni nello sport Hanno un ruolo centrale e sono spesso sottovalutate. Hanno un forte impatto sulla pratica sportiva, sulle prestazioni e sulle performance, e modulano la motivazione, ma si tende a non riconoscerne l'impatto; non riguardano solo lo sport ma tutti i contesti sportivi e tutte le età. È importante quindi educare l'atleta a prendere consapevolezza delle proprie emozioni, e insegnargli le tecniche per gestirle: non si può evitare che queste insorgano ma si può agire per sfruttarle a nostro favore. Rabbia, ansia e paura
Ci sono diverse teorie sul perché l'imagery ha questo effetto positivo: la sola immaginazione di un movimento può attivare le vie nervose che lo devono compiere nella realtà (Psychoneuromuscolar Theory); l'imagery permette di rivedere e ripassare aspetti cognitivi e simbolici che ci permettono di analizzare la prestazione e correggerla (Symbolic Learning Theory) etc.
Regolazione dell'Arousal
Ogni atleta ha una modalità in cui performa al meglio, diversa da soggetto a soggetto, ma spesso capita di trovarsi in situazioni di ansia, di tensione che non gli permettono di performare come facevano in allenamento. La chiave sta nella modulazione dell'arousal: arousal significa “risveglio”, “attivazione” e indica il livello di attivazione fisiologica e psichica dell'organismo. La relazione tra arousal e prestazione è spiegata da diverse teorie:
Inverted U Theory →esiste un livello di arousal corrispondente alla performance ottimale ideale: oltre questo livello la prestazione decade; a livelli troppo bassi l'atleta non è pronto per performare, mentre a livelli troppo alti vi è un calo della prestazione.
Drive Theory →relazione lineare tra attivazione e prestazione; più alto è il livello dell'arousal più la prestazione aumenta, quindi più l'atleta è eccitato migliore sarà la sua performance.
Modello IZOF →il livello di arousal ottimale è soggettivo e strettamente individuale: il livello ottimale per un atleta, per un altro può causare un calo di prestazioni.
Una volta identificato il proprio IZOF, attraverso l'esperienza e lo studio, si inizierà a capire anche il proprio livello di arousal: potrà esserci il bisogno di abbassarlo o innalzarlo.
Sotto attivazione →spesso dovuta a fattori psicologici e situazionali, sottovalutazione dell'avversario, eccessiva fiducia, demotivazione etc. Tra i sintomi possono esserci quelli fisici (bassa FC, bassi livelli di energia, etc.), psichici (demotivazione, poco attenzione, distrazioni) e comportamentali (poca competitività, troppi errori e distrazioni, poca reazione). Per risolvere i livelli di arousal troppo bassi possiamo usare self-talk e imagery positivi e tecniche di psych-up fisiche: adeguato riscaldamento, richiamo e attivazione della forza ed esplosività, esecuzioni ad alta intensità etc.
Sovra-attivazione →le cause di un'attivazione eccessiva sono spesso correlate alla mancata fiducia nelle proprie capacità, legata ad un self-talk negativo, cali di motivazione, eccessiva
tensione muscolare, andare in bagno spesso, ansia e agitazione, etc. In questo caso possiamo agire attraverso thought-stopping, ancore, e self-talk positivo, o esercizi di respirazione e rilassamento muscolare, stretching dinamico e scioltezza.
Spesso anche la musica aiuta a mantenere un livello di arousal più adatto alle nostre esigenze, sia nel pre-gara che anche durante il riscaldamento.
Attenzione e concentrazione
Molti atleti pensano che l'attenzione sia importante solo in gara, ma perdere la concentrazione durante l'allenamento influisce negativamente sulla performance. Gestire l'attenzione è una capacità mentale importante da allenare, e la concentrazione implica dirigere le risorse verso un compito specifico.
La capacità di attenzione è influenzata da diversi fattori: difficoltà dell'attività, caratteristiche individuali e condizioni di stanchezza o ansia ad esempio. L'attenzione non è illimitata: anche cercare di svolgere più compiti contemporaneamente riduce l'attenzione su ogni singolo compito, portando ad un calo di prestazioni se parliamo di sport; per questo gli atleti devono fare attenzione a non concentrarsi su segnali, esterni o interni, irrilevanti, come pensieri su eventi passati o futuri, etc.
Il controllo dell'attenzione aiuta a spostare il focus dai problemi alle soluzioni. È essenziale mantenere l'attenzione nel presente, durante la competizione. La chiave per sviluppare l'attenzione è l'allenamento costante e mirato.
La stanchezza è un forte fattore di distrazione e gli allenamenti di resistenza possono migliorare sia la resistenza fisica che la capacità di attenzione. Gli allenatori possono aiutare gli atleti a sviluppare maggiore attenzione attraverso la pratica, come esercizi sull'equilibrio, o attraverso la modulazione dell'arousal ed il self-talk positivo.
È importante inoltre che anche le attività quotidiane degli atleti, come alimentazione e riposo, siano ben organizzate per mantenere attenzione e focus sugli obiettivi.
Motivazione
Motivazione e self-efficacy sono i pilastri che sostengono una buona carriera agonistica fatta di performance e soddisfazioni, ma anche momenti di crisi e cambiamenti: sono
Teoria dell'orientamento motivazionale
Questa teoria è utile per comprendere gli aspetti relativi alla motivazione, quindi l'orientamento motivazionale. Questo può essere un orientamento al compito, quindi verso la crescita personale ed i progressi, o un orientamento verso il risultato, quindi incentrato su gare e confronti. I due orientamenti non si escludono tra loro, ma tendenzialmente uno prevale sull'altro, e bisogna comprendere come e quando questo può succedere. Generalmente è più funzionale l'orientamento al compito, che permette di occuparsi di qualcosa di cui si ha il controllo.
Teoria dell'attribuzione
La teoria dell'attribuzione spiega le cause dei successi e degli insuccessi delle persone: in base all'interpretazione dell'atleta riguardo ai risultati, si possono capire gli stati emotivi che influenzano la prestazione. Le spiegazioni principali su cui si basa questa teoria sono:
Stabilità →le cause di successo o insuccesso possono essere stabili (se l'atleta pensa di aver contribuito) o instabili (se pensa di non aver contribuito).
Causalità →riferita ai motivi del risultato, se considerati esterni o interni al soggetto, cioè se dipendono o no da lui.
Controllo →relativo alla percezione di aver avuto successo grazie a qualcosa che controlliamo oppure qualcosa fuori dal nostro controllo.
Self-efficacy
La self-efficacy si può tradurre come “senso di autoefficacia”, “convinzioni di efficacia”, o self-confidence, e si riferisce alla convinzione nelle proprie capacità di raggiungere gli obiettivi prefissati; è quella cosa che mi spinge a dire a me stesso che ce la posso fare.
Le convinzioni di efficacia condizionano il modo in cui le persone pensano, come si sentono; per un atleta, quanto più sarà convinto della sua efficacia, tanto più sarà influenzato il suo modo di pensare, di sentirsi, di trovare le motivazioni e di agire.
Un alto senso di autoefficacia favorisce inoltre l'apprendimento e il miglioramento: le sfide e le difficoltà vengono viste come opportunità. La self-efficacy è determinante nella scelta degli obiettivi, e quindi è strettamente legata all'abilità del goal-setting. Oltre a questo questa abilità gioca un ruolo importante nella gestione dello stress e dell'ansia connessi alle gare.
La self-efficacy dipende da 4 fonti principali:
Coping, resilienza e infortuni
Il coping consiste in tutti quei meccanismi psicologici che una persona mette in atto per adattarsi e affrontare situazioni stressanti o pericolose per il suo stato di normale benessere psicofisico. Le strategie di coping si dividono in due categorie:
Solitamente si adottano le strategie di coping centrate sul problema per situazioni modificabili, mentre le strategie centrate sulle emozioni per adattarsi e accettare situazioni che non possiamo modificare.
La resilienza, nello sport, è la capacità di adottare strategie di coping per trattare con le emozioni spiacevoli (rabbia, tristezza, frustrazione, etc.); non è solo la capacità di affrontare un ostacolo, ma la capacità di uscire da quell'esperienza trasformati.