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Appunti Pedagogia Scienze motorie Verona, Appunti di Pedagogia

Appunti di Pedagogia generale, anno accademico 2024/2025, primo anno di scienze motorie presso l'università di Verona

Tipologia: Appunti

2024/2025

Caricato il 18/02/2026

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daniele-fantini-2 🇮🇹

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PEDAGOGIA

PEDAGOGIA A BORDO CAMPO

La pedagogia si occupa dell'educazione e del rapporto che si crea tra educatore ed educato: non bisogna vedere lo sport solo come prestazione fisica ma ci deve essere un cambio di sguardo: l'allenamento infatti non è solo tecnica, ma l'aspetto mentale è fondamentale per la prestazione. Mente e corpo devono essere uniti (anche se la mente non sempre comanda il corpo).

SPORT Dipende da tecnica (techne- strettamente legata al tipo di sport) e dall'aspetto mentale (sophia), e per questo motivo l'educazione ci permette di mettere in contatto mente e corpo, emozioni, capire le potenzialità e i nostri limiti, per superarli e permettere la migliore prestazione fisica. L'educazione è indispensabile per realizzare tutto ciò che riguarda lo sport, come gare, allenamenti etc., ma riguarda tutte le età e tutti gli sport e contesti professionali, non esclusivamente il contesto scolastico.

Cos'è l'educazione?

Si basa sul creare una relazione educativa con la persona con cui si lavora.

Definizione:

Deriva dal latino "educere" (trarre, tirare fuori), ed è un'idea di educazione come processo maieutico* che si fonda su una rappresentazione dell'essere umano come luogo di risorse e talenti da far emergere e da accompagnare a piena maturazione. *Maieutica, arte di far conoscere, comprendere, divulgare il sapere, che riguarda ogni aspetto: vita sociale, politica, famiglia.

L'educazione mira a portare dei cambiamenti stabili nel soggetto: attraverso l'approccio educativo e le mie conoscenze risolvo dei problemi, capisco e conosco il soggetto con cui lavoro e trovo soluzioni adatte. Aspetti peculiari:

  • È reale e concreta, perché si basa sull'esperienza.
  • Si basa sulla relazione educativa, senza questa non c'è educazione.

La relazione educativa è un rapporto dialogico tra educatore ed educando che prevede una relazione di scambio e di confronto in cui entrambi i soggetti apprendono, co-costruendo un sapere condiviso: si basa quindi sulla reciprocità, sul relazionarsi con il soggetto e apprendere nuove conoscenze sull'approccio. Devo avere la capacità di instaurare una relazione con target differenti (persone o gruppi diversi).

Pilastri della relazione educativa:

  • Intenzionalità - deve essere studiata e progettata.
  • Reciprocità - la relazione non è mai a senso unico perché porta dei cambiamenti anche all'educatore. La relazione rappresenta il 60% del percorso, poi arrivano gli insegnamenti, la tecnica e tutto ciò di cui mi devo occupare, ma questo richiede tempo e conoscenza reciproca. Come si instaura una relazione educativa?
  1. dedico tempo per osservare e conoscere la persona con cui lavoro: ciò mi permette di capire le caratteristiche e le peculiarità del cliente.
  2. ascolto attivo - ascoltare e capire per cogliere le informazioni necessarie per il mio insegnamento.
  3. individuare i punti di forza e le risorse.

Per fare ciò è fondamentale l’aggancio iniziale, in cui devo individuare aspetti/caratteristiche che possono creare dei punti di contatto e vicinanza con la persona → parto a relazionarmi dall'altro, non da me. Quando lavoro su una relazione mi baso sulle capacità relazionali, essenziali e necessarie per instaurare la relazione educativa:

  1. Capacità negativa Saper tollerare la frustrazione di non sapere e non capire, e saper accettare di mantenere il giudizio sospeso senza la necessaria spiegazione di tutto. Devo imparare a lavorare con l'incertezza: devo imparare a prendere decisioni e stare dentro certe situazioni pur non conoscendole a fondo (gestione dei conflitti,situazioni incerte e frustranti, dare indicazioni…).
  2. Capacità contenitiva

Capacità di contenere e tollerare proiezioni e sofferenze della persona, per non farsi sopraffare dalle emozioni: dobbiamo farci carico degli aspetti che condizionano il soggetto, come paure, ansie etc., attraverso la conoscenza e la comprensione dei sentimenti che provano, facendoli provare anche se dolorosi e aiutando ad esprimerli e superarli. → trovo la soluzione.

La professionalità relazionale dell'educatore si declina nella pratica, principalmente nel saper ascoltare: questo significa capire, sentire e relazionarsi con l'utente come se fosse la prima volta → capisco come comunica, come reagisce, ciò che gli piace etc.

Regolazione vicinanza e distanza relazionale Bisogna creare un equilibrio tra la vicinanza e la distanza con una persona o un gruppo per evitare l'eccesso di uno o dell'altro perché si è in ambito professionale. Il giusto equilibrio lo si trova con la pratica, la quale dipende sempre dalla relazione: questo riguarda anche il contatto fisico con un cliente.

Devo definire il mio posizionamento nella relazione, elaborare sistemi e dare riferimenti per:

  • Permettere all'utente di esprimersi liberamente e sinceramente.
  • Marcare la differenza sui ruoli e sulle conoscenze.
  • Far sentire la vicinanza verso il cliente. “La possibilità di produrre trasformazioni e cambiamenti nei contesti educativi passa attraverso la costruzione di una relazione di vicinanza e fiducia.” (Premoli, 2012)

L'autorità e i comandi obbligatori, che impongono a tutti i costi qualcosa, non creano una relazione. → autorità ≠ autorevolezza L'autorità impone a tutti i costi qualcosa, mentre l'autorevolezza permette fiducia e vicinanza con l'utente. (Troppa distanza non va bene). Non va bene nemmeno troppa vicinanza → ricordarsi che siamo in un contesto professionale, e quindi una ho una responsabilità.

Aspetti di una relazione disfunzionale e diseducativa:

Ogni attività deve essere connessa a una progettazione educativa e ad una specifica programmazione (intenzionalità). La relazione deve basarsi su ciò che viene programmato: regole, soggetto, allenamenti, obiettivi, strategie, valutazione (sia del soggetto ma anche del mio lavoro per raggiungere l'obiettivo). → questa è la costruzione del setting pedagogico (setting= programmazione, struttura) Quando metto in atto il setting stabilisco i limiti e regole a cui devo lavorare per permettere una progressione.

● Contratto educativo → simile ad un “patto di lavoro” Stabilire ciò che è necessario fare per arrivare ad un obiettivo, fare delle premesse e creare le condizioni per permettere un contratto efficace che definisca i ruoli.

  • Richiede di esplicitare all'inizio della conoscenza i ruoli, obiettivi, tempi etc.
  • Richiede di stabilire ed esplicitare determinati tempi, sia di lavoro che soprattutto di reciproca conoscenza.
  • Richiede trasparenza nella condivisione di obiettivi e valutazioni.

Non bisogna confondere il contratto educativo con il progetto educativo: questo consiste nel delineare un progetto nel futuro→ definire cosa vogliamo raggiungere e dove vogliamo arrivare. (es. Progetto università, nuova squadra etc.) Permette di definire obiettivi, metodologia e tempi che si vogliono raggiungere con le persone con cui si lavora → è la “bussola del mio lavoro” Il progetto educativo è inoltre uno degli strumenti dell'educatore: è una competenza cruciale necessaria per stabilire e condurre una strada ben definita.

● Programmazione ≠ progetto Progetto→ è l'insieme Programmazione→ è una parte del progetto, che mi permette di lavorare nella pratica e nell'immediatezza (es. raggiungimento obiettivo). Il programma ha senso solo all'interno di un progetto, che indica la strada/direzione da prendere.

Tutto ciò (relazione, approccio, contratto, programmazione, progetto) serve per definire un percorso educativo.

  1. Avvio del percorso educativo→ costruzione del percorso
  2. Avvio della relazione educativa→ ingaggio
  3. Periodo di osservazione e conoscenza→ ascolto attivo, sospensione valutazioni e pregiudizi
  4. Progettazione educativa→ cosa voglio raggiungere con il percorso
  5. Chiusura del percorso educativo → I percorsi educativi devono avere sempre e necessariamente una conclusione, perché un percorso infinito non può essere educativo: una chiusura del percorso può avvenire per scelta o per necessità.

CORPO

Ha molti significati in base al contesto. Il concetto di corpo possiamo dividerlo in:

  • Korper → corpo-oggetto, anatomia;
  • Leib → corpo-vivo, sensibile, in relazione con l'ambiente. Quando parliamo dello sport quindi non parliamo solo dell'aspetto organico/fisico, ma della sua importanza e del suo ruolo in relazione all'ambiente e a ciò che succede.

MENTAL TRAINING PER GLI SPORTIVI

CONSAPEVOLEZZA, AUTONOMIA E RESPONSABILITÀ

Consapevolezza, autonomia e responsabilità sono 3 doti che un campione deve sviluppare, oltre a quelle tecnico-tattiche.

Consapevolezza →(“con”+”sapere”) essere consapevoli vuol dire sapere ciò che si fa o prova interiormente, non solo a livello fisico e materiale. Per un atleta essere consapevoli delle proprie capacità da motivazione, entusiasmo e senso della direzione. Autonomia →l’autonomia è la capacità di autogovernarsi, di darsi delle leggi da soli: è sintomo di indipendenza e libertà e permette all'individuo di pensare e agire liberamente, senza influenze estranee.

vista emotivo e motivazionale ha un ruolo importante perché gli obiettivi sono le promesse che facciamo, prima di tutto, a noi stessi.

Gli obiettivi hanno una diretta influenza sulla prestazione:

  • dirigono la motivazione e l'azione sui compiti da svolgere
  • attivano l'impegno
  • sollecitano nuove strategie di apprendimento funzionali a raggiungere gli scopi prefissati.

Esistono 3 tipi di obiettivi:

  • Obiettivi di risultato: relativi alle vittorie, gare, partite etc. Spesso non dipendono interamente da noi, ma anche da fattori esterni come arbitraggio o dal livello degli avversari.
  • Obiettivi di prestazione: relativi al miglioramento di prestazioni individuali. Dipendono dalla quantità e qualità del lavoro svolto.
  • Obiettivi di processo: si riferiscono alle azioni su cui l'atleta deve porre l'attenzione per migliorare la prestazione. Ci permettono di mantenere l'attenzione sui vari step che sono necessari per raggiungere gli obiettivi di prestazione.

Quindi gli obiettivi di risultato ci dicono dove vogliamo arrivare, quelli di prestazione cosa dobbiamo fare per arrivarci e quelli di processo ci indicano come farlo.

Gli obiettivi devono avere determinate caratteristiche, che possiamo identificare attraverso il modello SMARTER:

S- specifico, deve essere formulato in modo chiaro e non generico.

M- misurabile, o meaningful (significativo).

A- accessibile, deve essere ragionevolmente difficile e raggiungibile.

R- realistico.

T- temporalmente definito, il limite di tempo non può essere vago o infinito.

E- emozionante, deve attivare le nostre emozioni, ma anche ecologico, per l'ambiente e per la nostra salute.

R- registrato e rivedibile, quindi scritto e che possiamo riformulare.

In alternativa possiamo utilizzare il metodo delle 5 W: What, Why, When, Who e Where.

Organizzazione dell'allenamento e goal-setting

Fasi dell'organizzazione dell'allenamento:

  • Pianificazione dell'allenamento (obiettivi finali e iniziali della stagione)
  • Programmazione →organizzazione delle varie attività
  • Periodizzazione →suddivisione in periodi delle attività

Tutto ciò è legato al raggiungimento dello stato di forma ideale in cui l'atleta o la squadra possono esprimere al meglio le potenzialità; questa condizione può essere mantenuta a lungo, ma è normale che la capacità prestativa dell'atleta sia soggetta a oscillazioni. Il processo di allenamento a lungo termine prevede l'articolazione in cicli annuali. Ogni ciclo annuale solitamente contiene 1-2 cicli di allenamento, divisi a loro volta in 3 periodi:

  • Periodo preparatorio → sviluppo della forma sportiva
  • Periodo agonistico →affinare la forma con lavori specifici + gare
  • Periodo di transizione →recupero, inevitabile perdita di forma

Il ciclo di allenamento è chiamato macrociclo, suddiviso in mesocicli che contengono i microcicli. Questa suddivisione ha lo scopo di permettere al corpo di recuperare dalla fatica e attuare il meccanismo della supercompensazione, e quindi migliorare la prestazione fisica. I mesocicli solitamente sono composti da 3-4 microcicli, i primi 2-3 di carico e l'ultimo di scarico. I microcicli hanno durata solitamente di circa una settimana, all'interno della quale saranno distribuiti i vari allenamenti.

Una singola seduta di allenamento deve essere composta da una fase preparatoria (riscaldamento), una parte centrale e una fase conclusiva.

self-talk ed individuare i pensieri negativi, soprattutto quelli automatici; successivamente è importante imparare la tecnica di riformulazione del self-talk, ovvero cambiare ogni frase negativa in una proficua, utilizzando frasi innanzitutto positive, brevi e specifiche, ripetendole con attenzione e in modo convincente.

Le singole parole, o frasi brevissime, hanno la funzione di parola stimolo, e sono dette ancore, e possono essere di tipo motivazionale o instructional, e devono essere ripetute finché non diventa un automatismo.

Un self-talk proficuo può spesso aiutare a gestire il problema delle ruminazioni, ovvero pensieri ricorrenti e ossessivi fatti su situazioni reali o ipotetiche; quasi sempre sono pensieri negativi e controproducenti.

Una tecnica di controllo del self-talk può essere il thought-stopping, per interrompere un dialogo interno potenzialmente dannoso: ci si concentra inizialmente sul pensiero dannoso e lo si sostituisce con un altro positivo che funziona da ancora, attraverso uno stimolo (parola/gesto).

Quando si danno indicazioni o consigli sul self-talk spesso si porta al risultato opposto perché non elaboriamo subito i concetti e dalla frase “non distrarti” perdiamo attenzione da ciò che stiamo facendo: è importante quindi formulare il self-talk in modo positivo, orientato al compito da svolgere. Per abituare ad un self-talk proficuo sono importanti gli allenatori e tecnici, i quali devono avere innanzitutto una buona capacità di ascolto, per comprendere bisogni, motivazioni e difficoltà degli atleti, e aiutarli poi a prenderne coscienza. L'ideale è fare comprendere all'atleta che può diventare lui stesso il suo più grande fan o sostenitore e spronatore.

Regolazione delle emozioni Le emozioni sono una parte fondamentale della pratica sportiva; il loro impatto è tanto importante quando è alto il livello della pratica e dello sport. Le emozioni sono risposte di alta intensità e di durata piuttosto breve; sono modificazioni del normale stato di quiete dell'organismo che si esprime con l'impulso all'azione e specifiche reazioni fisiologiche interne che possono dare luogo a diverse risposte. Sono un insieme di interazioni tra fattori soggettivi e oggettivi mediati da sistemi neuronali e ormonali: questi scambi sono regolati dal sistema nervoso e da quello endocrino.

Aspetti caratteristici delle emozioni:

  • Influenzano i processi cognitivi (memoria, linguaggio)
  • Comportano generalmente modificazioni fisiologiche e può suscitare piacere, dispiacere, eccitazione etc. (Aumento battito, pressione)
  • Hanno delle modificazioni esterne che sono riconoscibili dall'esterno
  • Preparano o inibiscono a certi comportamenti
  • Dipendono da specifiche strutture neurologiche
  • Sono generalmente consapevoli, ma spesso io non sono in grado di riconoscerle. Nello sport è fondamentale il riconoscimento e la gestione delle emozioni

Emozioni primarie e secondarie Primarie → rabbia, paura, gioia, disgusto, tristezza, sorpresa. Rispondono a bisogni essenziali di ognuno di noi, sono innate e universalmente condivise da tutti gli esseri umani. Non sono necessariamente quasi tutte negative: es, paura può essere considerata positiva se si sa gestirla e riconoscerla, evolutivamente è nata per protezione. Secondarie → ansia, vergogna, invidia, senso di colpa. A differenza di quelle primarie, quelle secondarie sono apprese e dipendenti dai sistemi culturali, dalle aspettative e dalle norme di comportamento socialmente prescritte.

Da dove arrivano le emozioni? Hanno sede nel sistema limbico, gruppo di strutture neurologiche situate tra il tronco encefalico e la corteccia cerebrale; derivano da un processo di ricezione ed elaborazione.

Come considerare le emozioni nello sport Hanno un ruolo centrale e sono spesso sottovalutate. Hanno un forte impatto sulla pratica sportiva, sulle prestazioni e sulle performance, e modulano la motivazione, ma si tende a non riconoscerne l'impatto; non riguardano solo lo sport ma tutti i contesti sportivi e tutte le età. È importante quindi educare l'atleta a prendere consapevolezza delle proprie emozioni, e insegnargli le tecniche per gestirle: non si può evitare che queste insorgano ma si può agire per sfruttarle a nostro favore. Rabbia, ansia e paura

Ci sono diverse teorie sul perché l'imagery ha questo effetto positivo: la sola immaginazione di un movimento può attivare le vie nervose che lo devono compiere nella realtà (Psychoneuromuscolar Theory); l'imagery permette di rivedere e ripassare aspetti cognitivi e simbolici che ci permettono di analizzare la prestazione e correggerla (Symbolic Learning Theory) etc.

Regolazione dell'Arousal

Ogni atleta ha una modalità in cui performa al meglio, diversa da soggetto a soggetto, ma spesso capita di trovarsi in situazioni di ansia, di tensione che non gli permettono di performare come facevano in allenamento. La chiave sta nella modulazione dell'arousal: arousal significa “risveglio”, “attivazione” e indica il livello di attivazione fisiologica e psichica dell'organismo. La relazione tra arousal e prestazione è spiegata da diverse teorie:

Inverted U Theory →esiste un livello di arousal corrispondente alla performance ottimale ideale: oltre questo livello la prestazione decade; a livelli troppo bassi l'atleta non è pronto per performare, mentre a livelli troppo alti vi è un calo della prestazione.

Drive Theory →relazione lineare tra attivazione e prestazione; più alto è il livello dell'arousal più la prestazione aumenta, quindi più l'atleta è eccitato migliore sarà la sua performance.

Modello IZOF →il livello di arousal ottimale è soggettivo e strettamente individuale: il livello ottimale per un atleta, per un altro può causare un calo di prestazioni.

Una volta identificato il proprio IZOF, attraverso l'esperienza e lo studio, si inizierà a capire anche il proprio livello di arousal: potrà esserci il bisogno di abbassarlo o innalzarlo.

Sotto attivazione →spesso dovuta a fattori psicologici e situazionali, sottovalutazione dell'avversario, eccessiva fiducia, demotivazione etc. Tra i sintomi possono esserci quelli fisici (bassa FC, bassi livelli di energia, etc.), psichici (demotivazione, poco attenzione, distrazioni) e comportamentali (poca competitività, troppi errori e distrazioni, poca reazione). Per risolvere i livelli di arousal troppo bassi possiamo usare self-talk e imagery positivi e tecniche di psych-up fisiche: adeguato riscaldamento, richiamo e attivazione della forza ed esplosività, esecuzioni ad alta intensità etc.

Sovra-attivazione →le cause di un'attivazione eccessiva sono spesso correlate alla mancata fiducia nelle proprie capacità, legata ad un self-talk negativo, cali di motivazione, eccessiva

tensione muscolare, andare in bagno spesso, ansia e agitazione, etc. In questo caso possiamo agire attraverso thought-stopping, ancore, e self-talk positivo, o esercizi di respirazione e rilassamento muscolare, stretching dinamico e scioltezza.

Spesso anche la musica aiuta a mantenere un livello di arousal più adatto alle nostre esigenze, sia nel pre-gara che anche durante il riscaldamento.

Attenzione e concentrazione

Molti atleti pensano che l'attenzione sia importante solo in gara, ma perdere la concentrazione durante l'allenamento influisce negativamente sulla performance. Gestire l'attenzione è una capacità mentale importante da allenare, e la concentrazione implica dirigere le risorse verso un compito specifico.

La capacità di attenzione è influenzata da diversi fattori: difficoltà dell'attività, caratteristiche individuali e condizioni di stanchezza o ansia ad esempio. L'attenzione non è illimitata: anche cercare di svolgere più compiti contemporaneamente riduce l'attenzione su ogni singolo compito, portando ad un calo di prestazioni se parliamo di sport; per questo gli atleti devono fare attenzione a non concentrarsi su segnali, esterni o interni, irrilevanti, come pensieri su eventi passati o futuri, etc.

Il controllo dell'attenzione aiuta a spostare il focus dai problemi alle soluzioni. È essenziale mantenere l'attenzione nel presente, durante la competizione. La chiave per sviluppare l'attenzione è l'allenamento costante e mirato.

La stanchezza è un forte fattore di distrazione e gli allenamenti di resistenza possono migliorare sia la resistenza fisica che la capacità di attenzione. Gli allenatori possono aiutare gli atleti a sviluppare maggiore attenzione attraverso la pratica, come esercizi sull'equilibrio, o attraverso la modulazione dell'arousal ed il self-talk positivo.

È importante inoltre che anche le attività quotidiane degli atleti, come alimentazione e riposo, siano ben organizzate per mantenere attenzione e focus sugli obiettivi.

Motivazione

Motivazione e self-efficacy sono i pilastri che sostengono una buona carriera agonistica fatta di performance e soddisfazioni, ma anche momenti di crisi e cambiamenti: sono

Teoria dell'orientamento motivazionale

Questa teoria è utile per comprendere gli aspetti relativi alla motivazione, quindi l'orientamento motivazionale. Questo può essere un orientamento al compito, quindi verso la crescita personale ed i progressi, o un orientamento verso il risultato, quindi incentrato su gare e confronti. I due orientamenti non si escludono tra loro, ma tendenzialmente uno prevale sull'altro, e bisogna comprendere come e quando questo può succedere. Generalmente è più funzionale l'orientamento al compito, che permette di occuparsi di qualcosa di cui si ha il controllo.

Teoria dell'attribuzione

La teoria dell'attribuzione spiega le cause dei successi e degli insuccessi delle persone: in base all'interpretazione dell'atleta riguardo ai risultati, si possono capire gli stati emotivi che influenzano la prestazione. Le spiegazioni principali su cui si basa questa teoria sono:

Stabilità →le cause di successo o insuccesso possono essere stabili (se l'atleta pensa di aver contribuito) o instabili (se pensa di non aver contribuito).

Causalità →riferita ai motivi del risultato, se considerati esterni o interni al soggetto, cioè se dipendono o no da lui.

Controllo →relativo alla percezione di aver avuto successo grazie a qualcosa che controlliamo oppure qualcosa fuori dal nostro controllo.

Self-efficacy

La self-efficacy si può tradurre come “senso di autoefficacia”, “convinzioni di efficacia”, o self-confidence, e si riferisce alla convinzione nelle proprie capacità di raggiungere gli obiettivi prefissati; è quella cosa che mi spinge a dire a me stesso che ce la posso fare.

Le convinzioni di efficacia condizionano il modo in cui le persone pensano, come si sentono; per un atleta, quanto più sarà convinto della sua efficacia, tanto più sarà influenzato il suo modo di pensare, di sentirsi, di trovare le motivazioni e di agire.

Un alto senso di autoefficacia favorisce inoltre l'apprendimento e il miglioramento: le sfide e le difficoltà vengono viste come opportunità. La self-efficacy è determinante nella scelta degli obiettivi, e quindi è strettamente legata all'abilità del goal-setting. Oltre a questo questa abilità gioca un ruolo importante nella gestione dello stress e dell'ansia connessi alle gare.

La self-efficacy dipende da 4 fonti principali:

  • Esperienze di successo
  • Esperienze vicarie (l'osservazione di modelli)
  • Persuasione (convinzione o non da parte di altri)
  • Stati emotivi e fisiologici

Coping, resilienza e infortuni

Il coping consiste in tutti quei meccanismi psicologici che una persona mette in atto per adattarsi e affrontare situazioni stressanti o pericolose per il suo stato di normale benessere psicofisico. Le strategie di coping si dividono in due categorie:

  • Coping incentrato sul problema →che prevede che l'impegno sia svolto verso la risoluzione del problema e alla modificazione delle situazioni che hanno causato stress o disagi.
  • Coping incentrato sulle emozioni →si focalizza sulla regolazione delle emozioni che hanno causato il problema.

Solitamente si adottano le strategie di coping centrate sul problema per situazioni modificabili, mentre le strategie centrate sulle emozioni per adattarsi e accettare situazioni che non possiamo modificare.

La resilienza, nello sport, è la capacità di adottare strategie di coping per trattare con le emozioni spiacevoli (rabbia, tristezza, frustrazione, etc.); non è solo la capacità di affrontare un ostacolo, ma la capacità di uscire da quell'esperienza trasformati.