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Appunti su "Il magazzino" di Alessandro Delfanti, Schemi e mappe concettuali di Scienze umane e sociali

appunti sul libro "il magazzino". Riflessione sull'amazonificazione e la sua comparazione con Fordismo e Toyotismo.

Tipologia: Schemi e mappe concettuali

2023/2024

Caricato il 26/11/2024

lara-brugnera
lara-brugnera 🇮🇹

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Appunti presentazione libro: Il magazzino. Lavoro e macchine ad Amazon. Alessandro
Delfanti.
Tra il 2017 e il 2021 parte per il professor Delfanti, docente all’università di Toronto, la ricerca
per il libro “Il magazzino, lavoro e macchine ad Amazon”. Sono anni caratterizzati da una
pandemia globale, in cui a Jeff Bezos viene dato il titolo di uomo più ricco al mondo.
La ricerca parte dalla volontà di studiare l’evoluzione del capitalismo digitale nel mondo del
lavoro, e dal desiderio di parlare di cosa succedesse materialmente ai lavoratori, e come la
tecnologia si introducesse nel loro lavoro.
L’autore, Piacentino di origine, parte proprio dalla sua terra, Piacenza (o più precisamente
Castel San Giovanni), dove nel 2011 viene aperto il più grande polo logistico firmato
Amazon d’Italia. L’impiego di lavoratori provenienti dalle aree circostanti è massiccio, tanto
che molti abitanti delle aree circostanti lavorano nel magazzino ancora prima che il servizio
fosse fruibile nella propria città.
Quello che questo significa per Delfanti, è aprire uno squarcio sulla realtà che sta dietro ad
un clic, dove a mobilitarsi non sono solo server, ma migliaia di persone. Questo lavoro, in cui
si intrecciano tecnologia e lavoro umano, la tecnologia assume spesso il ruolo di controllore,
organizzatore, che si occupa di assicurarsi che il processo sia più veloce e produttivo.
Proprio in questo il professore ritrova le caratteristiche che lo portano ad evidenziare
l’Amazzonificazione come uno scatto paragonabile ai fenomeni di Fordismo e Toyotismo: la
trasformazione organizzativa. Il lavoratore spesso, infatti, impiega come strumento principale
lo scanner per codici a barre, che diventa anche uno strumento di controllo in quanto la
possibilità di sapere la quantità di lavoro effettivo in relazione alle ore di lavoro.
Oltre a questa, la seconda caratteristica è sicuramente quella della trasformazione
ideologica, dalle attività proposte ai lavoratori agli slogan, tutto rimanda nella direzione di un
tentativo di dare l’idea che lavorare ad Amazon sia una fortuna, un privilegio. I lavoratori
infatti, più sono felici, più producono.
Delfanti ci parla anche di altri punti fondamentali nella storia operaia, e ci ricorda del “mito
della Fiat”. Lavorare velocemente, accettare tutti gli straordinari. Lavorare fino al burnout.

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Appunti presentazione libro: Il magazzino. Lavoro e macchine ad Amazon. Alessandro Delfanti. Tra il 2017 e il 2021 parte per il professor Delfanti, docente all’università di Toronto, la ricerca per il libro “Il magazzino, lavoro e macchine ad Amazon”. Sono anni caratterizzati da una pandemia globale, in cui a Jeff Bezos viene dato il titolo di uomo più ricco al mondo. La ricerca parte dalla volontà di studiare l’evoluzione del capitalismo digitale nel mondo del lavoro, e dal desiderio di parlare di cosa succedesse materialmente ai lavoratori, e come la tecnologia si introducesse nel loro lavoro. L’autore, Piacentino di origine, parte proprio dalla sua terra, Piacenza (o più precisamente Castel San Giovanni), dove nel 2011 viene aperto il più grande polo logistico firmato Amazon d’Italia. L’impiego di lavoratori provenienti dalle aree circostanti è massiccio, tanto che molti abitanti delle aree circostanti lavorano nel magazzino ancora prima che il servizio fosse fruibile nella propria città. Quello che questo significa per Delfanti, è aprire uno squarcio sulla realtà che sta dietro ad un clic, dove a mobilitarsi non sono solo server, ma migliaia di persone. Questo lavoro, in cui si intrecciano tecnologia e lavoro umano, la tecnologia assume spesso il ruolo di controllore, organizzatore, che si occupa di assicurarsi che il processo sia più veloce e produttivo. Proprio in questo il professore ritrova le caratteristiche che lo portano ad evidenziare l’Amazzonificazione come uno scatto paragonabile ai fenomeni di Fordismo e Toyotismo: la trasformazione organizzativa. Il lavoratore spesso, infatti, impiega come strumento principale lo scanner per codici a barre, che diventa anche uno strumento di controllo in quanto dà la possibilità di sapere la quantità di lavoro effettivo in relazione alle ore di lavoro. Oltre a questa, la seconda caratteristica è sicuramente quella della trasformazione ideologica, dalle attività proposte ai lavoratori agli slogan, tutto rimanda nella direzione di un tentativo di dare l’idea che lavorare ad Amazon sia una fortuna, un privilegio. I lavoratori infatti, più sono felici, più producono. Delfanti ci parla anche di altri punti fondamentali nella storia operaia, e ci ricorda del “mito della Fiat”. Lavorare velocemente, accettare tutti gli straordinari. Lavorare fino al burnout.