

Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Prepara i tuoi esami
Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Prepara i tuoi esami con i documenti condivisi da studenti come te su Docsity
Trova i documenti specifici per gli esami della tua università
Preparati con lezioni e prove svolte basate sui programmi universitari!
Rispondi a reali domande d’esame e scopri la tua preparazione
Riassumi i tuoi documenti, fagli domande, convertili in quiz e mappe concettuali
Studia con prove svolte, tesine e consigli utili
Togliti ogni dubbio leggendo le risposte alle domande fatte da altri studenti come te
Esplora i documenti più scaricati per gli argomenti di studio più popolari
Ottieni i punti per scaricare
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Riassunti sui confronti tra Culioli e Tullio De Mauro
Tipologia: Appunti
1 / 3
Questa pagina non è visibile nell’anteprima
Non perderti parti importanti!


Tullio De Mauro da sempre si è interessato a studiare il programma di ricerca noto come TOPE di Antoine Culioli. Pur evidenziandone alcune opacità, ne ribadiva l’importanza e l’originalità, soprattutto per comprendere la complessità del linguaggio. Minisemantica (MS), opera di Tullio De Mauro, si sofferma in particolare su due aspetti citati in TOPE:
Per spazio enunciativo si intende l’entità metalinguistica che descrive i luoghi di circolazione interlocutoria delle forme verbali. La scrittura algebrica Sit₀(S₀, T₀) ne dà una rappresentazione formale: “Sit₀” sta per situazione o punto di riferimento, S₀ per soggetto enunciatore e T₀ per tempo di enunciazione. Contributi più recenti di TOPE hanno approfondito tale costrutto introducendo diagrammi così: S₀ S₀’ S₁ S₀ = enunciatore / ego / moi S₀’ = coenunciatore / alter-ego / autre-de-moi S₁ = co-enunciatore / alius / autre-que-moi Il primo costrutto non considera un aspetto fondamentale: l’operatività dialogica, che è evidente nella presenza di S₀’, individua il “coenunciatore” che è la controparte metalinguistica dell’allocutore. Questo grafico identifica anche S₁ che è una variante del coenunciatore, il “co-enunciatore”. Coenunciatore e co-enunciatore sono due modi di presentazione, o immagini, dell’allocutore: il coenunciatore è l’altro nel quale il locutore si riconosce (autre de moi) ovvero “altro-me” ( alter ego) e il co-enunciatore è l’altro nel quale il locutore non si riconosce (autre que moi) ovvero l’“altro-da-me” ( alius ). Un esempio è dato dalle seguenti frasi: “esattamente”, “neanche per sogno” e “in parte sono d’accordo con te”: la prima frase manifesta un totale assenso nelle parole dell’allocutore e metalinguisticamente è identificabile in S₀’; la seconda esprime un secco dissenso, identificabile in S₁, mentre la terza è in una posizione intermedia tra S₀’ e S₁.
TOPE usa il termine glossa per identificare una pratica di linguaggio, sia una “realtà di processo” che una “realtà di prodotto”. Abbiamo definito la glossa come i commenti che ricevono i nostri enunciati, e non di parafrasi, perché la parafrasi è un’attività volontaria e controllata da chi la produce, mentre le glosse sono un’attività involontaria.
A2 ( Beh, quel che in esso vi è di originale) è una glossa di A1 ( originale no, ma direi assolutamente cruciale…) perché avvengono tre passi importanti definibili sotto il nome di poli-operazione :
Epilinguistico, nonostante si riferisca a “ciò che gira nella nostra testa” rischia di riferirsi alla sola attività mentale intracranico e inaccessibile, quando invece in realtà è qualcosa che affiora in superficie e opera sulla lingua stessa, quindi in quanto “discorso aggiuntivo” dice qualcosa in più sul dire stesso, quindi è un “dire sul dire”. La glossa è il prodotto di un’attività epilinguistica perché permette la poli-operazione sopracitata e un “dire sul dire” che è immediato e non premeditato. Sebbene permetta a S dell’esempio precedente di intervenire sulle proprie parole, questo intervento non è una riflessione anteriore ma improvvisata, questo perché il parlante non dispone della possibilità di anticipare ciò che dirà, e per questo è immediato e non premeditato il gesto epilinguistico; il parlante scopre le parole che sta per dire dicendole, sentendole mentre le dice e vi si ritorna, in caso, tramite un secondo dire, un dire sul dire che anche in questo caso non aveva previsto. È questa la differenza tra le glosse e i meta-testi: le glosse sono esposte all’imprevedibilità, mentre il meta-testo è prevedibile.
La nozione di spazio enunciativo: in TOPE invece di significare un’entità metalinguistica si riferisce a una realtà empirica che è la sfera dell’interlocuzione. In MS non è né un costrutto algebrico né un diagramma, ma è un campo di relazioni costituito da pratiche verbali tra locutori e allocutori, e coincide con un luogo dialogico effettivo. La differenza potrebbe sembrare minima dato che lo spazio enunciativo in TOPE è pur sempre un costrutto metalinguistico che descrive l’atto dell’interlocuzione, ma invece si vedono delle differenze per quanto riguarda i concetti di “enunciazione” ed “enunciato”. Per De Mauro, quindi in MS, l’enunciazione è la realizzazione concreta del segno nell’atto di comunicare ( parole ) e l’enunciato è la realizzazione di un segno nella lingua. Per Culioli e quindi per TOPE l’enunciato è non il lavoro dell’atto di comunicare ( parole ) ma qualcosa che, a differenza della produzione effettiva del linguaggio, è uguale alla ricostruzione metalinguistica di operazioni (mentali o linguistiche) soggiacenti alle configurazioni di forme chiamati enunciati. Le glosse: l’uso demauriano di glossa è in parte costruito su quello di Culioli. La differenza riguarda il dominio di applicazione. In MS vediamo che la definizione è riferita solo agli interventi del parlante sui propri artefatti enunciativi. ESEMPIO: X: “Non fa altro che piangere!” Y: “Piangere? …ma dì pure che si lamenta tutto il giorno!” Y è una glossa di X perché è il commento di X, un prodotto del “dire sul dire” e presenta i caratteri di immediatezza e non premeditazione. In particolare questo esempio fornisce il fatto che sia un discorso autonomo, e che il commento e il testo commentato non formano un tutt’uno come nel caso dell’esempio dello studente con il docente fatto sopra. La glossa in questione (X e Y) è un’ eteroglossa o glossa interlocutoria che si distingue dall’autoglossa o glossa intralocutoria. L’epilinguistico non è un’attività del tipo “tutto o niente” ma un’attività che è soggetta a gradazioni. Il grado massimo si nell’epilinguisticità della glossa intra-locutoria (come A2) che inoltre è molto più immediata e non