Docsity
Docsity

Prepara i tuoi esami
Prepara i tuoi esami

Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity


Ottieni i punti per scaricare
Ottieni i punti per scaricare

Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium


Guide e consigli
Guide e consigli


Appunti su Tullio De Mauro, Appunti di Linguistica

Riassunti sui confronti tra Culioli e Tullio De Mauro

Tipologia: Appunti

2019/2020

Caricato il 04/04/2020

eli12398
eli12398 🇮🇹

4.7

(24)

11 documenti

1 / 3

Toggle sidebar

Questa pagina non è visibile nell’anteprima

Non perderti parti importanti!

bg1
UN ATTEGGIAMENTO IRENICO – SU ALCUNE PAGINE DI TULLIO
DE MAURO
Tullio De Mauro da sempre si è interessato a studiare il programma di ricerca noto come TOPE di Antoine Culioli.
Pur evidenziandone alcune opacità, ne ribadiva l’importanza e l’originalità, soprattutto per comprendere la
complessità del linguaggio.
Minisemantica (MS), opera di Tullio De Mauro, si sofferma in particolare su due aspetti citati in TOPE:
1) La produzione di glosse cioè i “commenti sui nostri enunciati” da intendere sia quelli che noi diamo ai
nostri enunciati sia quelli che ricevono dagli altri. Le glosse si “attivano” nel momento in cui avviene
l’interlocuzione.
2) La costruzione dello spazio enunciativo, ovvero la costruzione dello spazio immaginario che si crea nel
momento in cui proferiamo parola e diamo ad essa un senso, ovvero proferiamo una forma.
Ogni forma messa in circolazione può essere lavorata dall’altro tramite commenti altrui ma anche lavorati dallo
stesso “autore” rendendolo co-interprete.
Spazi enunciativi
Per spazio enunciativo si intende l’entità metalinguistica che descrive i luoghi di circolazione interlocutoria delle
forme verbali. La scrittura algebrica Sit₀(S₀, T₀) ne dà una rappresentazione formale: “Sit ₀” sta per situazione o
punto di riferimento, S₀ per soggetto enunciatore e T₀ per tempo di enunciazione. Contributi più recenti di TOPE
hanno approfondito tale costrutto introducendo diagrammi così:
S₀ S₀’ S₁ S₀ = enunciatore / ego / moi
S₀’ = coenunciatore / alter-ego / autre-de-moi
S₁ = co-enunciatore / alius / autre-que-moi
Il primo costrutto non considera un aspetto fondamentale: l’operatività dialogica, che è evidente nella presenza di
S₀’, individua il “coenunciatore” che è la controparte metalinguistica dell’allocutore. Questo grafico identifica
anche S₁ che è una variante del coenunciatore, il “co-enunciatore”. Coenunciatore e co-enunciatore sono due
modi di presentazione, o immagini, dell’allocutore: il coenunciatore è l’altro nel quale il locutore si riconosce
(autre de moi) ovvero “altro-me” (alter ego) e il co-enunciatore è l’altro nel quale il locutore non si riconosce
(autre que moi) ovvero l’“altro-da-me” (alius).
Un esempio è dato dalle seguenti frasi: “esattamente”, “neanche per sogno” e “in parte sono d’accordo con te”:
la prima frase manifesta un totale assenso nelle parole dell’allocutore e metalinguisticamente è identificabile in
S₀’; la seconda esprime un secco dissenso, identificabile in S₁, mentre la terza è in una posizione intermedia tra S₀’
e S₁.
Glosse
TOPE usa il termine glossa per identificare una pratica di linguaggio, sia una “realtà di processo” che una “realtà di
prodotto”. Abbiamo definito la glossa come i commenti che ricevono i nostri enunciati, e non di parafrasi, perché
la parafrasi è un’attività volontaria e controllata da chi la produce, mentre le glosse sono un’attività involontaria.
-Glossa come realtà di processo: dal momento che è una pratica di linguaggio del soggetto enunciatore.
-Glossa come realtà di prodotto: le glosse sono i “segmenti discorsivi” generati da questa attività.
La glossa è da identificare come un meta-testo, però TOPE ha usato un neologismo più adeguato, che è
epilinguistico, per indicare la sfera dell’attività di linguaggio non cosciente diversamente dai meta-testi che invece
sono il risultato di un’attività cosciente.
ESEMPIO: D: Che ne pensa di questo passo?
S: Beh, quel che in esso vi è di originale, originale no, ma direi assolutamente cruciale… (A)
pf3

Anteprima parziale del testo

Scarica Appunti su Tullio De Mauro e più Appunti in PDF di Linguistica solo su Docsity!

UN ATTEGGIAMENTO IRENICO – SU ALCUNE PAGINE DI TULLIO

DE MAURO

Tullio De Mauro da sempre si è interessato a studiare il programma di ricerca noto come TOPE di Antoine Culioli. Pur evidenziandone alcune opacità, ne ribadiva l’importanza e l’originalità, soprattutto per comprendere la complessità del linguaggio. Minisemantica (MS), opera di Tullio De Mauro, si sofferma in particolare su due aspetti citati in TOPE:

  1. La produzione di glosse cioè i “commenti sui nostri enunciati” da intendere sia quelli che noi diamo ai nostri enunciati sia quelli che ricevono dagli altri. Le glosse si “attivano” nel momento in cui avviene l’interlocuzione.
  2. La costruzione dello spazio enunciativo , ovvero la costruzione dello spazio immaginario che si crea nel momento in cui proferiamo parola e diamo ad essa un senso, ovvero proferiamo una forma. Ogni forma messa in circolazione può essere lavorata dall’altro tramite commenti altrui ma anche lavorati dallo stesso “autore” rendendolo co-interprete.

Spazi enunciativi

Per spazio enunciativo si intende l’entità metalinguistica che descrive i luoghi di circolazione interlocutoria delle forme verbali. La scrittura algebrica Sit₀(S₀, T₀) ne dà una rappresentazione formale: “Sit₀” sta per situazione o punto di riferimento, S₀ per soggetto enunciatore e T₀ per tempo di enunciazione. Contributi più recenti di TOPE hanno approfondito tale costrutto introducendo diagrammi così: S₀  S₀’  S₁ S₀ = enunciatore / ego / moi S₀’ = coenunciatore / alter-ego / autre-de-moi S₁ = co-enunciatore / alius / autre-que-moi Il primo costrutto non considera un aspetto fondamentale: l’operatività dialogica, che è evidente nella presenza di S₀’, individua il “coenunciatore” che è la controparte metalinguistica dell’allocutore. Questo grafico identifica anche S₁ che è una variante del coenunciatore, il “co-enunciatore”. Coenunciatore e co-enunciatore sono due modi di presentazione, o immagini, dell’allocutore: il coenunciatore è l’altro nel quale il locutore si riconosce (autre de moi) ovvero “altro-me” ( alter ego) e il co-enunciatore è l’altro nel quale il locutore non si riconosce (autre que moi) ovvero l’“altro-da-me” ( alius ). Un esempio è dato dalle seguenti frasi: “esattamente”, “neanche per sogno” e “in parte sono d’accordo con te”: la prima frase manifesta un totale assenso nelle parole dell’allocutore e metalinguisticamente è identificabile in S₀’; la seconda esprime un secco dissenso, identificabile in S₁, mentre la terza è in una posizione intermedia tra S₀’ e S₁.

Glosse

TOPE usa il termine glossa per identificare una pratica di linguaggio, sia una “realtà di processo” che una “realtà di prodotto”. Abbiamo definito la glossa come i commenti che ricevono i nostri enunciati, e non di parafrasi, perché la parafrasi è un’attività volontaria e controllata da chi la produce, mentre le glosse sono un’attività involontaria.

  • Glossa come realtà di processo : dal momento che è una pratica di linguaggio del soggetto enunciatore.
  • Glossa come realtà di prodotto : le glosse sono i “segmenti discorsivi” generati da questa attività. La glossa è da identificare come un meta-testo , però TOPE ha usato un neologismo più adeguato, che è epilinguistico , per indicare la sfera dell’attività di linguaggio non cosciente diversamente dai meta-testi che invece sono il risultato di un’attività cosciente. ESEMPIO: D: Che ne pensa di questo passo? S: Beh, quel che in esso vi è di originale, originale no, ma direi assolutamente cruciale… (A)

A2 ( Beh, quel che in esso vi è di originale) è una glossa di A1 ( originale no, ma direi assolutamente cruciale…) perché avvengono tre passi importanti definibili sotto il nome di poli-operazione :

  1. La ripresa di quanto detto: si evince nell’aggettivo “originale” in A1 è ripresentato in A2, ma questo “ripetere” non è da intendere nel senso di monotonia, bensì di ripresentare e non di ripetitivo, perché i due “originale” sono ben diversi perché hanno valori diversi: occupano istanti temporali diversi e sono associato a intonazioni e indici gestuali diversi. Pertanto la ripresa è una forma di eco.
  2. La negazione di quanto ripreso: la negazione opera su forme pregresse, ovvero sulla forma di eco di “originale”, e pertanto preannuncia la sua successiva riformulazione.
  3. La riformulazione di quanto negato.

Epilinguistico

Epilinguistico, nonostante si riferisca a “ciò che gira nella nostra testa” rischia di riferirsi alla sola attività mentale intracranico e inaccessibile, quando invece in realtà è qualcosa che affiora in superficie e opera sulla lingua stessa, quindi in quanto “discorso aggiuntivo” dice qualcosa in più sul dire stesso, quindi è un “dire sul dire”. La glossa è il prodotto di un’attività epilinguistica perché permette la poli-operazione sopracitata e un “dire sul dire” che è immediato e non premeditato. Sebbene permetta a S dell’esempio precedente di intervenire sulle proprie parole, questo intervento non è una riflessione anteriore ma improvvisata, questo perché il parlante non dispone della possibilità di anticipare ciò che dirà, e per questo è immediato e non premeditato il gesto epilinguistico; il parlante scopre le parole che sta per dire dicendole, sentendole mentre le dice e vi si ritorna, in caso, tramite un secondo dire, un dire sul dire che anche in questo caso non aveva previsto. È questa la differenza tra le glosse e i meta-testi: le glosse sono esposte all’imprevedibilità, mentre il meta-testo è prevedibile.

Differenze tra TOPE e MS

La nozione di spazio enunciativo: in TOPE invece di significare un’entità metalinguistica si riferisce a una realtà empirica che è la sfera dell’interlocuzione. In MS non è né un costrutto algebrico né un diagramma, ma è un campo di relazioni costituito da pratiche verbali tra locutori e allocutori, e coincide con un luogo dialogico effettivo. La differenza potrebbe sembrare minima dato che lo spazio enunciativo in TOPE è pur sempre un costrutto metalinguistico che descrive l’atto dell’interlocuzione, ma invece si vedono delle differenze per quanto riguarda i concetti di “enunciazione” ed “enunciato”. Per De Mauro, quindi in MS, l’enunciazione è la realizzazione concreta del segno nell’atto di comunicare ( parole ) e l’enunciato è la realizzazione di un segno nella lingua. Per Culioli e quindi per TOPE l’enunciato è non il lavoro dell’atto di comunicare ( parole ) ma qualcosa che, a differenza della produzione effettiva del linguaggio, è uguale alla ricostruzione metalinguistica di operazioni (mentali o linguistiche) soggiacenti alle configurazioni di forme chiamati enunciati. Le glosse: l’uso demauriano di glossa è in parte costruito su quello di Culioli. La differenza riguarda il dominio di applicazione. In MS vediamo che la definizione è riferita solo agli interventi del parlante sui propri artefatti enunciativi. ESEMPIO: X: “Non fa altro che piangere!” Y: “Piangere? …ma dì pure che si lamenta tutto il giorno!” Y è una glossa di X perché è il commento di X, un prodotto del “dire sul dire” e presenta i caratteri di immediatezza e non premeditazione. In particolare questo esempio fornisce il fatto che sia un discorso autonomo, e che il commento e il testo commentato non formano un tutt’uno come nel caso dell’esempio dello studente con il docente fatto sopra. La glossa in questione (X e Y) è un’ eteroglossa o glossa interlocutoria che si distingue dall’autoglossa o glossa intralocutoria. L’epilinguistico non è un’attività del tipo “tutto o niente” ma un’attività che è soggetta a gradazioni. Il grado massimo si nell’epilinguisticità della glossa intra-locutoria (come A2) che inoltre è molto più immediata e non