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Appunti personali Aracoeli, Elsa Morante, Appunti di Letteratura

Appunti delle lezioni letteratura italiana

Tipologia: Appunti

2019/2020

Caricato il 20/10/2020

FrancescaCapitani
FrancescaCapitani 🇮🇹

4.9

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7 documenti

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E. MORANTE, ARACOELI
Aracoeli è il nome di una donna andalusa, raccontata da Manuele, il figlio che nato nel ‘32, che ha circa 43
anni nel momento in cui sta raccontando la storia, decide di fare un viaggio di aereo e di recarsi nel viaggio
natale della madre, morta molto giovane per un tumore al cervello quando Emanuele aveva circa 10 anni,
quindi durante la guerra. Manuele negli anni della guerra è spinto in Piemonte dai nonni e tornerà a Roma
solo successivamente. È il racconto del rapporto della madre con il figlio. Aracoeli sembra non aver nessun
rapporto con il ‘68, ma riprende la storia di una maternità, ma c’è una differenza fondamentale con “La
storia”. Mentre ne “La storia” questo ragazzino e la madre erano visti come una cellula d’amore, visti come
una risposta della violenza storica, Aracoeli riprende lo stesso tema un ragazzino e la madre, ma rovescia
tutto. Aracoeli racconta la vicenda di una separazione, la fine di un amore. Mentre “La storia” racconta di
un ragazzino bello, Manuele è descritto come un reietto, un mostro. Aracoeli riprende il tema de “La storia”
e in parte “Il mondo salvato dai ragazzini” perché è la storia di un uomo che si racconta da ragazzino.
Aracoeli rivisita “Il mondo salvato dai ragazzini”, ma i ragazzini qui scoprono di non aver potuto salvato
neanche se stessi, è come se la Morante vada dalla parte di Pasolini. Il libro racconta la sua storia tra il
primo e il due novembre del 1975, morte di Pasolini, Manuele è omosessuale, un “narciso che non crepa”
(frase usata da Pasolini), ma c’è anche qualcosa di Elsa Morante cioè l’odio per se stessa, il senso di essere
invecchiata velocemente (che non c’entra nulla con Pasolini che si sentiva sempre giovane). Elsa Morante
tentò di suicidarsi mettendo la testa nel forno. Manuele ripenserà criticamente al rapporto con Aracoeli.
(Pagina 16) La tendenza a sentirsi vittima di una persecuzione e anche il piacere di sentirsi perseguitato. Lo
schema psicologico è lo stesso: sono dei figli che sono diventati dei carnefici e dei giustizieri. (Pagina 20, 4
Novembre…) Ha un’allucinazione della sua nascita, interrotta dagli slogan urlati dai giovani contestatori.
Come Pasolini, anche Manuele associa la rivoluzione al potere, la rivoluzione è al servizio di un nuovo
potere. (Pagina 110 “Delle mie avventure...”) Riecheggia il gergo. (Pagina 112 “Io, borghese, ero un essere
inferto…”) è come se in questa caricatura ci fosse la stessa equivalenza del personaggio che faceva discorsi
di estrema sinistra, nel giro di 7 anni ha fatto parte della Democrazia Cristiana. Manuele si vede allo
specchio ed è una confessione allo specchio.

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E. MORANTE, ARACOELI

Aracoeli è il nome di una donna andalusa, raccontata da Manuele, il figlio che nato nel ‘32, che ha circa 43 anni nel momento in cui sta raccontando la storia, decide di fare un viaggio di aereo e di recarsi nel viaggio natale della madre, morta molto giovane per un tumore al cervello quando Emanuele aveva circa 10 anni, quindi durante la guerra. Manuele negli anni della guerra è spinto in Piemonte dai nonni e tornerà a Roma solo successivamente. È il racconto del rapporto della madre con il figlio. Aracoeli sembra non aver nessun rapporto con il ‘68, ma riprende la storia di una maternità, ma c’è una differenza fondamentale con “La storia”. Mentre ne “La storia” questo ragazzino e la madre erano visti come una cellula d’amore, visti come una risposta della violenza storica, Aracoeli riprende lo stesso tema un ragazzino e la madre, ma rovescia tutto. Aracoeli racconta la vicenda di una separazione, la fine di un amore. Mentre “La storia” racconta di un ragazzino bello, Manuele è descritto come un reietto, un mostro. Aracoeli riprende il tema de “La storia” e in parte “Il mondo salvato dai ragazzini” perché è la storia di un uomo che si racconta da ragazzino. Aracoeli rivisita “Il mondo salvato dai ragazzini”, ma i ragazzini qui scoprono di non aver potuto salvato neanche se stessi, è come se la Morante vada dalla parte di Pasolini. Il libro racconta la sua storia tra il primo e il due novembre del 1975, morte di Pasolini, Manuele è omosessuale, un “narciso che non crepa” (frase usata da Pasolini), ma c’è anche qualcosa di Elsa Morante cioè l’odio per se stessa, il senso di essere invecchiata velocemente (che non c’entra nulla con Pasolini che si sentiva sempre giovane). Elsa Morante tentò di suicidarsi mettendo la testa nel forno. Manuele ripenserà criticamente al rapporto con Aracoeli. (Pagina 16) La tendenza a sentirsi vittima di una persecuzione e anche il piacere di sentirsi perseguitato. Lo schema psicologico è lo stesso: sono dei figli che sono diventati dei carnefici e dei giustizieri. (Pagina 20, 4 Novembre…) Ha un’allucinazione della sua nascita, interrotta dagli slogan urlati dai giovani contestatori. Come Pasolini, anche Manuele associa la rivoluzione al potere, la rivoluzione è al servizio di un nuovo potere. (Pagina 110 “Delle mie avventure...”) Riecheggia il gergo. (Pagina 112 “Io, borghese, ero un essere inferto…”) è come se in questa caricatura ci fosse la stessa equivalenza del personaggio che faceva discorsi di estrema sinistra, nel giro di 7 anni ha fatto parte della Democrazia Cristiana. Manuele si vede allo specchio ed è una confessione allo specchio.