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Riassunto libro "Aracoeli - Elsa Morante", Sintesi del corso di Letteratura Italiana

Il documento contiene il riassunto del libro consigliato dal Professore.

Tipologia: Sintesi del corso

2015/2016

In vendita dal 16/06/2016

Jessica1806
Jessica1806 🇮🇹

4.5

(48)

35 documenti

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ARACOELI
Elsa Morante
Il romanzo, l’ultimo della scrittrice, inizia con la frase: “. Mia madre era andalusa”( p.3). Con
questa frase, il protagonista Manuel, figlio di Aracoeli, narratore in prima persona della storia, ci
informa del fatto che la madre è morta. Sin dalle prime pagine ci parla di lei, della sua famiglia,
rievocando il ricordo dei racconti che la madre gli faceva da piccolo. Anzi, la storia della madre gli
era stata trasmessa sin dalla gravidanza. La madre sembra aver trasmesso al figlio insieme al colore
moreno della pelle anche la sua storia più intima. Manuel ci racconta che la madre proveniva da un
villaggio in Almeria di nome El Almendral, simbolo dell’infanzia incontaminata dell’uomo. Viveva
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Scarica Riassunto libro "Aracoeli - Elsa Morante" e più Sintesi del corso in PDF di Letteratura Italiana solo su Docsity!

ARACOELI

Elsa Morante

Il romanzo, l’ultimo della scrittrice, inizia con la frase: “. Mia madre era andalusa”( p.3). Con questa frase, il protagonista Manuel, figlio di Aracoeli, narratore in prima persona della storia, ci informa del fatto che la madre è morta. Sin dalle prime pagine ci parla di lei, della sua famiglia, rievocando il ricordo dei racconti che la madre gli faceva da piccolo. Anzi, la storia della madre gli era stata trasmessa sin dalla gravidanza. La madre sembra aver trasmesso al figlio insieme al colore moreno della pelle anche la sua storia più intima. Manuel ci racconta che la madre proveniva da un villaggio in Almeria di nome El Almendral, simbolo dell’infanzia incontaminata dell’uomo. Viveva

in una baracca, assai lontana dal mondo civilizzato. Del suo passato in Spagna , Aracoeli , ragazza analfabeta e poverissima, non dà molte informazioni; della sua famiglia ne “ parlava poco o niente, richiudendosi rapida, dopo i primi accenni, in una scontrosità difensiva”. Non ama raccontare della sua vita per vergogna o per riservatezza. Tuttavia la madre sa che può confidarsi con Manuel, seppur piccolo. E’ lui il depositario dei suoi segreti. A lui parla con orgoglio e fierezza di alcuni particolari della sua infanzia: della sua capra Abuelita , del suo gatto Patufe (rosso come l’oro), di un’ anziana vicina di casa di nome Tia Patrocinio e del fratello minore assai idealizzato, Manuel Munoz. Il fratello Manuel è il personaggio più misterioso del romanzo. Aracoeli lo riteneva il miglior ragazzo del villaggio e “ non appena ( Aracoeli) parlava del fratello la sua voce vibrava di note festanti e sacrali, fra girotondo e l’alleluia”. Aracoeli non menzionava mai i suoi genitori come se non le mancassero; non conosciamo né i loro cognomi, né i nomi; dai racconti che la madre fa a Manuel sembra che per Aracoeli gli animali siano più importanti dei genitori. Di fatto, non devono aver rappresentato una presenza significativa per la figlia ( assenti, persino, il giorno del matrimonio, non giungeranno in Italia neanche per conoscere Manuel, unico nipote)

In sostanza, il romanzo prende le mosse nel 1975, quando Manuel ha 43 anni e vive solo e frustrato a Milano, dove lavora presso una piccola azienda editoriale. Si occupa di traduzioni e di letture. Ma non è felice, si sente solo, “escluso dal clamore delle vie centrali”; che risuona al suo cervello assordato “ una minaccia vendicativa”. Si sente disprezzato, non crede nel futuro, sopravvive senza traguardi, senza sogni , mira soltanto alla morte fisica. In lui non è avvenuta ancora il superamento dell’esperienza di separazione che contraddistingue ciascun individuo, nel momento del distacco dal grembo materno. Sin dal giorno della sua nascita, il 4 novembre, Manuel non ha, infatti, mai smesso di cercare la madre, e “ fino ad allora la sua scelta era questa: rientrare in lei”. La vita viene percepita dal protagonista quasi come una difficoltà fisica, originata dalla separazione dall’utero materno, una “condanna alla sopravvivenza” a cui nessuno può sfuggire. Egli, pertanto, si sente un cucciolo abbandonato in un territorio ostile: la vita. Manuele è troppo ignavo e non reagisce alla vita. Accetta che la vita predestinata per lui sia una vita grama, senza amore. Racconta tale situazione attraverso una storia antica, quella di un sarto immortale che ogni notte, entrando nella stanza dei mortali, cuce una camicia invisibile fatta dei fili del destino. I mortali, ignorando l’esistenza della camicia, la loro seconda pelle, seguitano a vivere secondo un destino a loro predestinato. Tuttavia, esistono uomini in grado di sfuggire al destino, capaci di strapparsi via la camicia: sono mortali miracolosi. Lui di certo è convinto “ di non essere un corpo miracoloso”.

Manuel non si piace, non è contento del suo corpo. Non può neanche vedersi allo specchio perché avverte quasi un istinto vendicativo ; l’immagine del suo corpo lo disgusta Se si trova tra la gente avverte una spiacevole sensazione, ovvero, di essere” l’oggetto designato per un linciaggio” .Sente

nostalgia dei sensi”. Manuel si sente come “ un animale bastardo” trascinato “ dai suoi sensi acuti” per compiere” tutto il cammino all’indietro, verso il punto del principio”. Forte è il desiderio di compiere un viaggio verso il passato.

In quest’autunno nebbioso, sfondo della vita del protagonista, diventa, dunque, assai forte l’esigenza di “ inseguire Aracoeli in tutte le direzioni dello spazio e del tempo, fuorché una” il futuro. Manuel considera il futuro “ un binario storto” lungo il quale la sua vita non è altro che “ un pendolare ubriaco”.

Alle ore 11:00 del 31 ottobre parte da Milano dove sarebbe ritornato il 4 novembre. Giunge in Spagna il 1° novembre del 1975; Manuel porta con sé tutto ciò che possiede e va via provando “ un senso di commiato liberatorio ed irreparabile nell’uscire per sempre dall’alberghetto”. Manuel vive in un alberghetto che non gli piace affatto e , andando via da li, spera di non tornarci e di andare incontro ad una vita migliore. La meta del viaggio è proprio il villaggio natale di Aracoeli, El Almendral, in Almeria, “ quel minimo punto periferico , ignorato dalla geografia” eppure “ l’unica stazione terrestre che indicasse una direzione al corpo disorientato” di Manuel. Il protagonista sa bene che tutti i membri della famiglia della madre sono morti, sa che non troverà nessuno, tuttavia decide di mettersi in viaggio poiché vuol camminare laddove tutto è iniziato, vuol calpestare le orme in cui la madre è nata. Addirittura, gli sembra di essere già stato nel villaggio nativo di Aracoeli. Certo, in questo viaggio non vi è nulla di razionale, né tantomeno Manuel riesce a darci una spiegazione logica. Si tratta di una pura e semplice nostalgia, di un viaggio di ricostruzione del passato, di una fabbrica di sogni ed illusioni.

Attraverso il viaggio intrapreso, Manuel ricostruisce, quindi, il passato con gli occhi di un uomo adulto. Si legge nel romanzo che Manuel prende l’aereo e si mette “ in viaggio sulla macchina del tempo”. Tale ricostruzione del passato non è oggettiva, poiché Manuel molte cose le sa per sentito dire. Si può supporre che sia per la capacità immaginaria del protagonista, sia per l’uso che egli fa di alcool e di droghe, qualche situazione sia il prodotto della sua fantasia, alimentata anche dalle sue allucinazioni. Certo che possiamo ben ipotizzare che alcuni ricordi, appartenenti alla primissima infanzia del protagonista, siano frutto dei suoi sogni, delle sue fantasie mescolatesi ai momenti di allucinazione provocati dalle droghe sia leggere che pesanti di cui Manuele faceva uso.

Egli stesso, infatti, a proposito della sua infanzia dice: “forse, era solo una mia larva immaginaria”, o ancora” secondo le fantasie romanzesche della zia Monda( è da lei che mi provennero certe vaghe informazioni postume”).

In un passo del romanzo, si legge: “ Ritiene, in definitiva, il Soggetto che le sue memorie siano ATTENDIBILI? Purtroppo, io non lo so.”

Il racconto che Manuel ci fa del suo viaggio verso la Spagna, viene interrotto da continue digressioni temporali attraverso le quali possiamo ricomporre il mosaico della storia familiare di Manuel.

Tale viaggio è lo sfondo attraverso il quale si muovono i personaggi che Manuel ha incontrato nella sua vita passata.

In primo luogo, Manuel ci parla della madre, bella, unica, straordinaria, nel cui “ sangue di continuo vibra una letizia”; lei sola è dotata della “fisionomia intatta della natura”. Ci viene abilmente descritta dal narratore-protagonista: ha occhi grandi e neri, sopracciglia folte, capelli neri e ricci che le cadono sulle spalle. Il contorno della faccia è un ovale pieno, le guance sono ancora un po’ paffute, come nei bambini. Non c’è dubbio che per Manuel la madre, il centro del suo universo, rappresenti la donna più bella del mondo tanto da fargli dire: ”Ancora oggi, io penso che difficilmente la natura, nella sua varietà, potrebbe produrre un volto più bello”. L’immagine della madre è impressa nella mente del figlio tanto che la descrive come se la vedesse ogni giorno. Rievoca anche il periodo in cui aveva cominciato la scuola: la rivede mentre l’aspetta all’uscita, la ricorda più bella tra tutte le mamme. I suoi difetti, i denti troppo piccoli, una cicatrice sul mento, la testa più grossa rispetto al corpo, sono percepiti da Manuel come segni particolari. La bellezza di sua madre è ineguagliabile e nessuna donna potrà mai reggere il confronto con un’immagine conservata dalla memoria, neppure rinfrescata da una fotografia.

Manuel ci racconta che Aracoeli era molto credente, superstiziosa, prestava fede alle profezie degli zingari.

La storia della madre viene narrata, ricostruendo tutte le tappe della sua vita, in un continuo passaggio narrativo passato-presente-passato. Il romanzo, pertanto, è un viaggio a ritroso nel tempo e nello spazio per ritrovare Aracoeli la donna di cui Manuel è fortemente innamorato, pur essendone stato deluso. Manuel racconta al lettore tutto ciò che la sua mente è riuscito a ricostruire, attraverso i racconti fatti dalla madre al figlio, sin da piccolo. Manuel vede tutto il suo passato con gli occhi di un uomo adulto e attraverso il suo passato cerca di riappropriarsi dell’immagine della madre morta quando lui era comunque poco più che un bambino ( aveva 13 anni).

Manuel si pone mille interrogativi sulla sua vita e tenta di trovar risposta percorrendo la sua vita a ritroso. Infatti, all’interno del romanzo il passato ha un gran ruolo nella sua meditazione personale.

gli parla del suo passato senza vergognarsene, trovando nel figlio un suo alleato. Manuel è un giocattolo nelle mani della madre che arriva a monopolizzare la sua presenza, il suo affetto, escludendolo dal collettivo, dal gruppo dei coetanei. Manuel incontra i compagni solo a scuola. Poi, è sempre e solo con la madre. La madre non fa questo in modo consapevole: inesperta nel ruolo di madre, lontana da Eugenio, crea con il figlio una coppia indissolubile, simbiotica. Il figlio è felice quando la madre è allegra; Manuel orienta i propri sentimenti secondo quelli di sua madre.

Non sa che questo determinerà la futura alienazione del figlio dalla società e dal mondo. Manuel non appropriandosi delle regole del vivere sociale, da adulto non riuscirà a creare un’amicizia, poiché non saprà come comportarsi, non sa quali regole seguire. Successivamente, viene formalizzata l’unione tra Aracoeli ed Eugenio attraverso il matrimonio. Tale matrimonio, pur essendo stato accettato dai genitori di Eugenio, non migliora la situazione: Aracoeli e Manuel non saranno mai parte integrante della famiglia d’origine di Eugenio. Vengono formalmente accettati solo perché ciò è necessario agli occhi dell’alta società che altrimenti li avrebbe giudicati come cattivi.

Il matrimonio tra Eugenio e Aracoeli segna l’esordio di una vita fatta di etichette e protocolli: Manuel e la madre si trasferiscono in un quartiere di alto rango Quartieri Alti) durante la festa nazionale di novembre ( si festeggiava ala vittoria sull’Austria avvenuta nel 1918) in un appartamento posseduto da Eugenio. A questo punto della vita del protagonista, Eugenio entra a far parte della vita familiare; la sua presenza, tuttavia, per Manuel non sarà neanche adesso significativa, non lascerà alcuna impronta, costituisce una presenza di poca importanza che però vive con loro. Manuele lo accetta perché vede che la mamma lo ama ed imita questo comportamento” poiché tutto quanto la rallegrava era un’allegria per me”. Eugenio in fondo è un soldato eccellente, stimato, di cui Aracoeli è davvero fiera, ma non ha successi come padre, non sa come comportarsi, non sa costruire un buon rapporto con il figlio poiché in fondo Eugenio mantiene “una rigidezza disciplinare in cui lo aveva cresciuto il padre suo proprio.” Eugenio e Manuele non giocano mai insieme, non leggono, non si scambiano gesti d’affetto.” Eugenio al rientro dal lavoro si dedica solo alla moglie. Tale distacco si sostanzia in questa dichiarazione di Manuele: “ Io invece non sono mai stato figlio di un padre”. Manuele evita persino di chiamarlo papà; “ nel suono stesso di queste due sillabe, si faceva sentire un che di ridicolo, quasi d’indecoroso”. Per Manuele, il padre è il Comandante e quando il figlio vuol richiamare la sua attenzione, gli agguanta la manica. la madre e il figlio sono obbligati ad apprendere le buone maniere che la società borghese impone. Non è un percorso facile per Aracoeli, donna ingenua, puerile, naif. Basti pensare che Aracoeli era convinta che il mondo fosse piatto e che il treno potesse cascare dall’orizzonte. Aracoeli non conosceva l’esistenza di vari apparecchi: l’ascensore gli appare

un mostro che cattura la gente e non vuol farla scendere, come se la portasse all’inferno. Preferisce non usare l’ascensore. Prova paura e sgomento di fronte ad apparecchi elettrici, non vuol usare la fiammella del gas. Ignorava, addirittura, l’esistenza dello spazzolino da denti. Aracoeli, quindi, si trova a vivere in un mondo a lei del tutto estraneo. Deve appropriarsi di un sistema di simboli e convenzioni tanto cari alla società borghese, a cui Eugenio appartiene. E’ costretta ad imitare gli atteggiamenti delle donne borghesi. Tuttavia, Aracoeli non era affatto stupida, anzi, con le sue conoscenze era” capace di intravedere un uomo malvagio”. Sente una gran avversione per la gente falsa ma formale; questo aspetto nel romanzo viene evidenziato quando Manuel ci presenta il loro nuovo vicino di casa, il dott. Oreste Zanchi, un galantuomo che salutava Aracoeli con il baciamano. A tale gesto e al suo falso sorriso, Aracoeli rispondeva così: “ d’istinto si ripuliva il dorso della mano contro la gonna”.

In tale percorso di educazione borghese viene aiutata dalla zia di Manuel, Raimonda, detta Monda, la sorella maggiore di Eugenio. Vive dell’eredità di una prozia, in un moderno palazzo a pochi passi dalla casa di Eugenio. E’ nubile ed ha “ quell’aspetto caratteristico, e quasi predestinato, con cui la tipologia volgare usa rappresentare le zitelle “. Il suo scarso successo con gli uomini si può ascrivere al suo aspetto fisico, piuttosto mascolino: faccia scolorita con varie chiazze, mento pronunciato, denti lunghi, alta, ma senza petto né fianchi, spalle troppo larghe per una donna, andamento duro, militare. Tuttavia, zia Monda troverà marito durante la seconda guerra mondiale, come ci racconta Manuel.

La zia Monda, educata ai principi borghesi, non approva il matrimonio tra il fratello e Aracoeli poiché, ha imparato dai dettami borghesi, che le classi sociali non si possono mescolare. Tuttavia per amore del fratello che considera superiore a lei perché maschio ( altra regola borghese) si presta a insegnare tutto ciò che si conviene alla cognata Aracoeli, donna divenuta, ormai, di alto rango. Monda è fiera del fratello bello e di successo e l’aiuta sin dall’inizio del matrimonio con Aracoeli. Aiuta, infatti, la cognata ad arredare la casa a Monte Sacro e le fa compagnia durante i periodi di assenza di Eugenio. La zia Monda lavora solo per non annoiarsi: è consulente per varie pubblicazioni scolastiche. Conduce una vita sobria, si dedica ai pesciolini e ai fiori. Era innamorata del duce come si poteva dedurre dalle fotografie in alta uniforme incorniciate nella sua casa.

Nel complesso, la zia Monda è una persona gentile e generosa: si pensi che cede la serva Zaira, ex serva dei suoi genitori, passata poi a suo servizio a Roma. La zia Monda si priva della collaborazione della sua serva Zaira per cederla alla cognata Aracoeli, per aiutarla in casa, anche se quest’ultima odia e disprezza tale serva. Per Aracoeli, la serva Zaira è insopportabile. Lo stesso sentimento prova, simbioticamente, Manuel che sembra non avere sentimenti propri, ma solo sentimenti riflessi della madre. Anche la serva ci viene ben descritta dal protagonista: una donna

Daniele diventa per Manuele non solo una balia ma svolge anche il ruolo di servo, occupandosi delle faccende domestiche. Agli occhi di Manuele, Daniele sembra un vero amico , in realtà il suo prendersi cura di lui è un puro e semplice dovere impostogli dal Comandante.

Aracoeli diventa una donna ossessionata dal sesso che pratica anche con uomini sconosciuti. Aracoeli abbandona nel 1945 il figlio tredicenne e il marito e va a vivere in un bordello romano.Dopo la fuga della madre, Manuele vive un periodo difficile. La vista del dottore Zanchi che lo deride, considerandolo bruttino segna per Manuele l’inizio di un periodo assai triste. Manuele comincia ad odiare la madre che l’ha lasciato solo e indifeso dinanzi ad uomini brutti e cattivi. Dice “ in realtà mi ha lasciato laidamente orfano prima d’esser morta”. Il suo odio per la madre si esprime con un gesto: getta via un amuleto protettivo che aveva ricevuto in regalo da lei. E’ un gesto che vuole esprimere la volontà di Manuele di sganciarsi da lei. L’immagine idolatrica lascia il posto ad altre scene: l’abbandono, la fuga, le bugie che le diceva, convincendolo della sua bellezza.

Subito dopo la fuga della madre, si viene a sapere della sua morte provocata da quel morbo mortale, da cui Aracoeli era affetta, causa del rovesciamento e della distruzione di tutta la famiglia.

L’odio che Manuele aveva provato per la madre sin dalla sua fuga non dura per sempre, poiché Manuele era stato incatenato dalla madre attraverso un legame indissolubile, indistruttibile. Continuerà a rievocarla da allora senza sosta, cercando di interpretare per tutta la vita quei comportamenti bizzarri, quasi illeggibili che Aracoeli aveva allorché si era ammalata.

Eugenio è distrutto. Non riesce a reagire al suo dolore più intimo: la perdita della moglie. Tutto attorno a sé è negativo: la situazione politica in Italia lo delude. L’armistizio del 1943 e la fuga del re Vittorio Emanuele, il re d’Italia a cui Eugenio aveva tributato tanto onore lo delude ( Eugenio aveva chiamato il figlio, infatti, in onore del re, Vittorio Emanuele Maria, poi detto Manuel o Manuelino e l’immagine del re aveva sempre adornato anche l’appartamento). Eugenio non ha più motivo di vivere, addolorato per la morte della moglie e deluso dal re, abbandona anche la vita militare e diserta. Non tradisce la moglie neanche dopo la sua morte e mai troverà un’altra donna. Si rifugia nell’alcool e vive in un appartamento sporco alla periferia di Roma, nei pressi del cimitero in cui è sepolta la moglie. Eugenio non si preoccupa, neanche da vedovo, di instaurare un rapporto con il figlio. Anzi, dopo la morte di Aracoeli, Eugenio manca come padre: manda il figlio in vari posti: nella casa ostile dei nonni paterni, in collegio nella zona collinare del Piemonte, a Torino, a Milano. La perdita di Aracoeli avrebbe potuto avvicinare Eugenio e Manuele, invece, sembra che la perdita della donna che tutti e due amavano profondamente, li ha divisi per sempre. Tra loro nulla più li ricollega.

Manuel nella rievocazione dei suoi innumerevoli ricordi, ci presenta i nonni paterni, per lui persone estranee, allorché racconta di essere stato ospitato da loro quando la madre aveva deciso di fuggire.

Manuel ci racconta che il nonno era un uomo valoroso, apprezzato e stimato, alto magistrato di Torino, nonché professore di diritto, appartenente ad una nobile famiglia risorgimentale. Tuttavia, come ha fatto per i nonni materni, Manuel non ci rivela i nomi neanche dei nonni paterni. Il soggiorno presso la casa dei nonni non dura molto.

Ricordiamo, che al momento della fuga e della morte della madre, in Italia c’era la guerra. Molti bambini vengono mandati in collegio per rifuggire dai pericoli della guerra e dai bombardamenti. Anche Manuele viene mandato, come già accennato, in una sorta di convento nella zona collinare del Piemonte. Ci rimarrà per tutto il periodo della seconda guerra mondiale. In questo luogo, lui passa il tempo a studiare perché è solo, nessuno dei ragazzi vuole giocare con lui. Non ha neppure notizie di suo padre e della sua famiglia. Ma, una notte succede qualcosa di singolare: a lui, a cui “ non capitava mai di essere prescelto” giunge la richiesta di aiuto da parte di un ragazzo di nome Pennati che ha paura di dormire da solo. Per Manuele è “ una notte di felicità incantata e innocente, mai più provata dopo la perdita di Aracoeli”. Pennati riesce a rievocargli il periodo in cui dormiva con sua madre poiché, “lui, nel sonno, mi confondeva con sua madre .”Qua mi usurpò , lentamente, una suggestione inverosimile: come se davvero io fossi sua madre”. Manuele si comporta con Pennati come Aracoeli si comportava con Manuele: gli rimbocca le coperte, gli asciuga le lacrime, lo sveglia con la stessa delicatezza che usava sua madre.

Questo sprazzo di felicità dura davvero poco: Manuele e Pennati vengono separati e puniti dall’istitutore che ritiene disdicevole quel comportamento per i due ragazzi che in realtà non fanno nulla di cattivo, ma sono solo desiderosi delle cure materne.

Pennati viene mandato a casa, Manuele si ritrova di nuovo solo. Sembra quasi che la natura non possa concedere a Manuel felicità, gioia, contentezza.

Finita la guerra, Manuele scappa e si mette in viaggio per Roma dove ci sono i suoi ultimi parenti : la zia Monda e il padre. La zia Monda nel frattempo si è sposata e sembra felice. Eugenio, invece, dopo aver lasciato la divisione di marina, è andato a vivere alla periferia di Roma, in un quartiere chiamato Tiburtino. Vive in un appartamento sporco e maleodorante. Manuele, dopo aver appreso dalla zia Monda dove abita il padre, si reca a fargli visita ma, appena entrato, non vede l’ora di andar via. Tra padre e figlio si è aperta ulteriormente quella voragine, quel distacco che sin dall’inizio della sua vita, hanno contraddistinto questo rapporto. Il narratore, infatti, non si sofferma affatto sulla figura paterna.

sa come comportarsi. Intuisce che quella donna dinanzi a lui è madre proprio come Aracoeli ed allora anche quel lontano e flebile desiderio svanisce: il sesso della prostituta è per Manuele” un oggetto di strage e di pena orrenda”.

Andando via di là, avverte di essere “ condannato” poiché la presenza nella sua testa dell’immagine materna” la stella di Roma” gli distrugge tutto.

Aracoeli è incomparabile, impareggiabile e nessuna donna avrebbe mai potuto reggerne il confronto.

Dopo ben quindici anni, all’età di 33 anni, il protagonista dice di aver incontrato il “ secondo estremo amore”, Mariuccio, un diciottenne borghese, dapprima studioso, colto con la testa piena di idee e speranze. Purtroppo faceva uso di droghe, era alcolizzato. Tanto snello, forse perché drogato con gambe strette e magrissime ( le scapole gli sporgevano sotto le magliette), una faccia da bambino pallida, capelli ricci e castani. Un ciuffetto gli cascava sulla fronte.

In Mariuccio, Manuele vedeva la possibilità di non essere più solo. I due si frequentavano e insieme facevano uso di droga. Con Mariuccio, Manuele impara a far uso di droghe pesanti, apparente rimedio per una vita infelice. I sentimenti di amore di Manuele non erano affatto ricambiati da Mariuccio che vedeva in Manuele solo il compagno di droghe.

Mariuccio era addirittura infastidito dalla presenza dell’amico tanto da dire : “ quando tu stai qua, mi viene da grattarmi, come avessi la rogna”. Mariuccio era un omosessuale proprio come Manuele ma devastato solo dalla droga e quindi “ dell’amore non sa che farsene”.

L’insuccesso con Mariuccio rappresenta per Manuele l’accettazione della sua condizione: solo, non amato , rifiutato.

Come sappiamo, Manuel poi rimarrà definitivamente a Milano per compiere gli studi universitari e poi per lavoro.

In tutti i posti in cui Manuel soggiorna è solo, si sente un intruso, non amato, in una ossessionante nostalgia dell’unica persona a lui cara: la madre.

Manuel ormai adulto di 43 anni nel suo presente è solo; sono solo i ricordi la sua compagnia. Dopo la morte del padre, della zia Monda e dei nonni, è davvero solo al mondo. Non cercherà mai il sesso neanche a pagamento poiché il suo desiderio è quello di essere amato. Secondo la sua prospettiva, è da preferire la condizione di una prostituta alla sua. Meglio essere merce che cliente poiché la prostituta ( merce) rappresenta l’oggetto del desiderio, il cliente, invece, la ricerca dell’oggetto d’amore.

Aspetti importanti del romanzo Aracoeli

Il romanzo Aracoeli è prevalentemente incentrato sul rapporto madre-figlio, un tema presente anche in altre opere di Morante anche se qui viene trattato in modo più forte e netto .Anche in questa opera, aleggia una sorta di attrazione verso la morte alla quale Morante sembra tendere, prigioniera delle idee decadentistiche. ( Tentò il suicidio?). Il romanzo come si comprende dalla trama è improntato ad un senso di sfacelo fisico e morale.

La narrazione del romanzo, come si può ben comprendere, essendo una rievocazione di ricordi, non si svolge in linea diretta e cronologica. Nelle prime 100 pagine Manuel è un adulto di 43 anni che si concentra sui pensieri e sui ricordi della sua vita. La linea principale della narrazione si svolge nel

  1. Procedendo nella lettura del romanzo, il tempo della narrazione si sposta al 1932, anno di nascita di Manuel. Ci viene presentata la figura della madre e di suo fratello. Poi ancora il lettore viene condotto in un altro anno. Si passa al 1945, alla fine della Seconda Guerra Mondiale, quando Manuel si è recato a vedere il padre a Roma. Poi la narrazione sorvola al presente. Varie situazioni e vicende vengono collegate tra loro , seppur avvenute in epoche diverse, in modo analogico. Molte altre situazioni vengono affiancate anche se apparentemente non c’è alcun nesso logico o analogico tra di esse. Può bastare un particolare, per fare una digressione sul passato .Ad esempio, Manuel è nella corriera in Spagna: ascolta una canzoncina che gli ricorda un’altra canzoncina del periodi dell’infanzia trascorso a Monte Sacro. Allora ci parla di quel periodo della sua vita. Trattandosi del fluire dei ricordi, la narrazione passa da un particolare all’altro, da un avvenimento all’altro, dalla storia degli insuccessi con le donne all’amicizia in convento con Pennati. Per il lettore, talvolta, è quasi impossibile rendersi conto della consecuzione delle vicende. Anche l’ambientazione del romanzo non è unica: la linea principale dell’azione si svolge nel presente a Milano dove Manuel lavora. Poi, il lettore accompagna il protagonista nel suo viaggio in Spagna e, quindi, con il narrare del suo passato ci troviamo ora a Roma, ora a Montesacro, dove Manuel trascorre i primi quattro anni della sua vita, ora nei Quartieri Alti dove si trasferiscono dopo il matrimonio della madre con Eugenio.

Gli ambienti assumono colori diversi: luminosi, raggianti se sono la cornice in cui è presente Aracoeli; mesti, nebbiosi, tristi se si tratta di quegli ambienti in cui la madre non c’è più.

Quando Manuel parla della sua infanzia, ci regala delle descrizioni belle, chiare, piene di luce. La casa del Monte Sacro viene presentata come “ campo d’oro”.

  • Proprio come Manuel, anche Elsa Morante non ha mai amato mettersi al centro dell’attenzione, è quasi sempre stata fuori scena nelle interviste, negli interventi, nelle conferenze; ha sempre avvertito un grande pudore per il proprio corpo, anzi, ha sempre evitato mettere il proprio corpo al centro dell’attenzione;
    • era tossicodipendente?? Forse, ma non si sa con certezza, la scrittrice faceva uso di sostanze stupefacenti;
  • La data di inizio del viaggio di Manuel da Milano verso la Spagna non sembra affatto casuale ; in quegli stessi giorni , e precisamente tra il 1° e il 2 novembre del 1975 , viene ucciso ad Ostia, Pasolini. Nel viaggio di Manuel la critica ha voluto leggere una sorta di resurrezione di Pasolini attraverso Manuel. Proprio come Manuel, anche Pasolini si percepiva come una persona sola come un cane.

Anche in questo romanzo, come in molte altre opere, la scrittrice esprime il suo personale disprezzo per la società borghese verso la quale Elsa Morante serbava un certo disprezzo. Elsa Morante, infatti, non condivide l’idea tipica della società borghese del ventesimo secolo, che critica, esclude, emargina, etichetta le persone in base alla propria posizione sociale.

Tali idee più libertarie ed egualitarie trapelano dal linguaggio e dalle espressioni del romanzo: ecco le più significative:

  • “ Quartieri Alti” per designare un quartiere di alto rango;
  • l’avviso presente dinanzi all’ascensore del palazzo in cui abitano Aracoeli, Eugenio e Manuele ( l’uso dell’ascensore è vietato ai cani e al personale di servizio..) è una sottile condanna a quanti inglobano la servitù nell’insieme degli animali domestici,
  • l’ironia sottile e pungente indirizzata a zia Monda , donna borghese che fa da tutor ad una cognata i cui natali sono definiti” un piccolo scheletro nell’armadio”,
  • il disprezzo per il dott. Zanchi, un uomo elegante, ricco, borghese ma insensibile ; dando la parola a tutti questi personaggi, l’autrice vuole evidenziare che la ricchezza e la posizione sociale non garantiscono la nobiltà d’animo; “chi non nasce” , come Aracoeli, per usare un’espressione di zia Monda, spesso dimostra di avere un cuore sensibile e vivo, palpitante di sentimenti vivi e sinceri.

Un altro aspetto che accomuna questo romanzo a tutta la narrativa morantiana è il rifiuto da parte dei protagonisti dei romanzi e delle sue novelle, della storia. Infatti quasi tutti i personaggi di Morante si isolano dalla realtà : -

In Menzogna e sortilegio , Elisa, la protagonista si chiude in camera per narrare la storia della sua famiglia;

Nel romanzo La Storia , la protagonista Ida vive la sua tragica vita nell’isolamento, è accompagnata solo dai suoi figli.

Allo stesso modo, Manuele si isola poiché la morte della madre trasforma il mondo in una prigione. Se morisse, nessuno lo piangerebbe. Altra tematica ricorrente in Morante è rappresentata dalla bellezza .Laddove essa svanisce, subentra la bruttezza, segno della condanna del destino. La bellezza di Manuele non esiste più poiché non si specchia negli occhi della madre ( tra l’altro il nome Aracoeli, significa in arabo specchio. Questo viene scoperto da Manuele quando era in viaggio). Ciò determina tristezza, condanna, isolamento per Manuele che si considera brutto ed infelice .La bellezza svanisce a causa di una sofferenza morale ( la perdita della madre) o fisica. Il morbo devastante di Aracoeli rende il suo corpo estraneo e lontano, “ come le più remote galassie o nebulose”. Con tale romanzo si chiude la produzione narrativa di Elsa Morante totalmente volta a ricercare la verità, ad accettare l’uomo e le sue implicazioni e a fuggire dalle convenzioni e dalla falsità. Con grande maestria, attraverso la sua produzione artistica ha lasciato ai posteri una lezione di grande valore.