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l'arte di parigi
Tipologia: Schemi e mappe concettuali
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La forte industrializzazione aveva interessato tutti i maggiori Paesi europei fin da subito negli ultimi decenni del Settecento, grazie allo sviluppo tecnologico e alla ricerca scientifica che esigevano un'industria sempre più pronta nelle nuove forme di sperimentazione da immettere sul mercato. A partire dall’invenzione, nel 1776 della prima macchina a vapore capace di trasformare il vapore dell’acqua che bolle in una caldaia in forza motrice. Tutti i campi della scienza e della tecnica conobbero allora uno sviluppo senza precedenti cosicché fisica, chimica, medicina, astronomia e molte altre ebbero in un solo secolo più progressi di quanti non ne avessero maturati dall’inizio della civiltà umana. Ebbe così inizio la seconda rivoluzione industriale che diede accesso anche alla produzione dei nuovi materiali da costruzione che grazie ai nuovi metodi di fusione, resi possibili dalla sostituzione del carbone vegetale al più calorico coke , gli impianti siderurgici ottocenteschi furono in grado di produrre travi e altri elementi in ferro, di dimensioni e forma, tali da essere impiegati strutturalmente in campo edilizio. L'entrata in produzione delle ghise dell'acciaio e del vetro rivoluziona le tipologie stesse degli edifici. Gli elementi strutturali impiegati da secoli, quali archi, volte e cupole, diventano immediatamente vecchi e superati e questo mette seriamente in crisi anche la figura dell’architetto, che deve fare i conti con i materiali dei quali non conosce ancora a fondo né le caratteristiche né, tanto meno, le potenzialità. Nella seconda metà del'ottocento emerge una figura professionale importante: quella dell'ingegnere la quale competenza si basa nel campo della matematica, della fisica. In questo periodo nasce lo storicismo eclettico. Si parla di storicismo, inteso come ripresa di stili costruttivi e aspetti formali propri di epoche lontane storicamente. Questo significa che gli architetti del passato preferiscono rifugiarsi nel passato, ispirandosi agli stili che sono via via succeduti. L'architettura storicistica si limita quasi sempre a coinvolgere la sola pelle degli edifici e non delle strutture. Si parla invece di eclettismo che sta nel saper attingere all'immenso repertorio di forme e di stili del passato, scegliendo gli accostamenti ritenuti più armoniosi e raffinati. Uno dei quali l'architettura del ferro trovò agio fu nella costruzione dei ponti, viadotti, serre, stazioni. La tipologia dei padiglioni espositivi fu quella che consentì gli esiti più straordinari. In occasione delle cosidette Esposizioni Universali era necessario allestire brevi padiglioni che contenessero materiali da mettere in mostra. La prima esposizione Universale si tenne a Londra nel 1851, per la costruzione di un padiglione al centro delle zone più verdi della capitale, fra Hyde Park e Kensington Gardens. Si creò un bando di concorso internazionale: vinse Joseph Paxton un costruttore inglese di serre che prevedeva una struttura in ghisa e di vetro grande oltre i 77mila metri quadrati, sarebbe stato lo spazio più vasto più coperto di tutta la storia. Fu rinominato “Crystal Palace” ovvero palazzo di cristallo proprio per la vetrata centrale lunga oltre un chilometro. Il palazzo era realizzato con una struttura di varie forme geometriche quindi potevano essere commissionate alle varie fonderie. Dopo l’esposizione l’edificio venne smontato e
rimontato in periferia a Sydenham dove si poteva ammirare senza problemi, ma purtroppo nel 1936 fu distrutto da un incendio. Il palazzo di cristallo rappresenta la prima e vera ‘’cattedrale moderna’’, perché come le immense cattedrali erano innalzate nel cielo per gridare la forza di Dio allo stesso modo queste strutture erano e sono un inno al progresso tecnologico. Per montarlo e smontarlo c’è stato bisogno di una grande squadra composta da ingegneri esperti, disegnatori, architetti, tutti guidati da una mente geniale, Joseph Paxton. LA GALLERIA DI VITTORIO EMANUELE II In Italia, l'architettura del ferro avviene per volontà di uniformarsi ad una linea di tendenza che ormai sta andando per la maggiore quasi in tutte le capitali europee. Tra le architetture del ferro italiane va menzionata ''la galleria di Vittorio Emanuele II di Milano'' realizzata dall'architetto Giuseppe Mengoni. Egli vinse il concorso internazionale che si tenne nella piazza del Duomo, ma il progetto iniziale fu completamente modificato con uno molto più povero e misero, ma al suo interno era comunque compresa la galleria monumentale del Duomo. La galleria fu costruita tra il 1865 e il 1878 fin dall'inizio ci furono molte polemiche ma Mengoni la penso come un'unica navata leggermente obliqua, essa veniva intersecata con un transetto più corto, e i quattro bracci erano coperti da grandi volte a botte in ferro e vetro. Accanto alle snelle coperture vetrate cioè la massiccia ridondanza delle parti in muratura appesantire da decorazioni in stucco. La galleria di Milano puoi infatti Una svolta per l'Italia perché si mise a pari sul piano formale, ma su quello economico c'era ancora molta strada da fare: e fu proprio per questo che il progetto non fu realizzato totalmente. LA TORRE EIFFEL La costruzione simbolica dell’esposizione è la Torre Eiffel che prende il nome dal suo autore Gustav Eiffel. La sagoma della realizzazione è alta 300 metri diventando l’edificio più alto della Terra. La sua forma dipende dal contrastare l’azione del vento che avrebbe compromesso l’equilibrio dell’intera struttura, per la prima volta non è l’uomo a imporre il suo gusto ma sono le leggi della natura a imporre la propria idea e le proprie esigenze. La torre Eiffel si regge su quattro enormi piloni costruendo una struttura reticolare, che fa in modo da scaricare il peso della costruzione sui quattro perni, ci sono altri perni a varie altezze: a 57 metri dal suolo, a 115 metri dal suolo e a 274 metri i quattro piloni si fondano in unico reticolo verticale. Quando si osserva la struttura ci da un senso di imponente costruzione, ma allo stesso tempo la forma ci trasmette grande leggerezza e slanciatezza. Alla fine dell’esposizione la torre non venne mai smontata, anche se ci furono mille polemiche, essa donava un senso di leggerezza a tutto il panorama.