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Sintesi di Bruno Bettelheim, il mondo incantato- Uso, importanza e significati psicoanalitici delle fiabe
Tipologia: Sintesi del corso
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Caricato il 25/04/2017
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Introduzione
La faticosa ricerca del significato
L’impresa più ardua per noi è di trovare un significato alla nostra vita. La comprensione del significato della propria vita non viene acquisita a una particolare età, neppure quando si ha raggiunto la maturità cronologica. Al contrario è l’acquisizione di quello che può o dovrebbe essere il significato della propria vita a costruire il raggiungimento della maturità psicologica. Questo conseguimento è il risultato di un lungo processo di sviluppo. Oggi il compito più importante e contemporaneamente più difficile che si pone chi alleva un bambino è quello di aiutarlo a trovare un significato alla vita. Per arrivare a ciò sono necessarie molte esperienze di crescita. Il bambino nel suo percorso di crescita deve imparare a capirsi, solo così riuscirà a capire anche gli altri e i loro modi. Per trovare il significato più profondo bisogna credere di poter dare un importante contributo alla vita, se non subito almeno in futuro. Soltanto la speranza nel futuro può sostenerci nelle avversità che incontriamo. Nelle esperienze nella vita di un bambino siano atte a promuovere la sua capacità di trovare un significato nella propria vita nulla è più importante dell’impatto dei genitori e di altre persone che si prendono cura del bambino; secondo per importanza viene il nostro retaggio culturale, quando viene trasmesso al bambino nel giusto modo. Quando sono piccoli è la letteratura che trasmette nel miglior modo queste mole d’informazioni. La letteratura intesa a sviluppare la mente e la personalità del bambino oggigiorno è insoddisfacente in quanto manca di stimoli, soprattutto i libri moderni mancando di un significato più profondo. Affinché una storia catturi l’attenzione di un bambino deve suscitare la sua curiosità e per poterne arricchire la vita deve stimolare la sua immaginazione, aiutarlo a sviluppare il suo intelletto e chiarire le sue emozioni, in breve, deve toccare tutti gli aspetti della sua personalità, senza mai sminuire la gravità delle difficoltà che affliggono il bambino, ma anzi prendendone atto e promuovendone la fiducia in sé stesso e nel suo futuro. Nulla è più adatto della Fiaba Popolare, esse sono rivelatrici rispetto ai problemi interiori e hanno le giuste soluzioni alle loro difficoltà. Il bambino ha bisogno di dar ordine alla sua casa interiore dato che spesso per lui la vita è sconcertante e riesce a trovare un ordine attraverso le fiabe. Attraverso i secoli le fiabe si evolsero e finirono per parlare a tutti i livelli della personalità umana, comunicando, in modo tale da raggiungere la mente ineducata del bambino nonché quella sofisticata dell’adulto. Le fiabe recano messaggi nella mente conscia, subconscia e preconscia. Queste storie incoraggiano lo sviluppo placando pressioni preconsce e inconsce. Le fiabe popolari parlano delle gravi pressioni psicologiche che un bambino soffre in un modo tale che il bambino stesso può comprendere, ed offrono soluzioni sia permanenti che temporanee a difficoltà quotidiane.
Le fiabe e la situazione esistenziale
Per poter risolvere i problemi psicologici del processo di crescita un bambino deve comprendere quanto avviene nella sua individualità cosciente in modo tale da poter affrontare quanto accade nel suo inconscio. Egli può giungere a questa conoscenza e con essa alla capacità di affrontare se stesso familiarizzando con la natura e con il contenuto del suo inconscio, intessendo sogni ad occhi aperti: meditando, rielaborando e fantasticando intorno a determinati elementi narrativi. Le fiabe hanno un valore senza pari: offrono nuove dimensioni all’immaginazione del bambino; le fiabe suggeriscono per immagini strutture per i propri sogni ad occhi aperti e con esse da una migliore direzione alla propria vita. Le fiabe comunicano al bambino che è inevitabile una lotta contro le gravi difficoltà della vita, che soltanto chi non si ritrae intimorito ma affronta tutto risolutamente può superare tutti gli ostacoli e alla fine uscire vittorioso. Le storie moderne per l’infanzia evitano i problemi esistenziali ma il bambino ha bisogno di suggerimenti in forma simbolica circa il modo per poter affrontare questi problemi. Molti genitori credono che al bambino bisognerebbe presentare solo immagini felici e capaci di andare incontro ai suoi desideri, ma ciò, nutrirebbe la mente del bambino unilateralmente. Vogliamo far credere ai nostri bambini che l’uomo sia buono, ma, i bambini sanno che loro stessi non sono buoni. La cultura dominante preferisce fingere. La psicanalisi fu creata per consentire all’uomo di accettare e superare le difficoltà della vita. Freud scrive che soltanto lottando coraggiosamente contro quelle che sembrano difficoltà insuperabili l’uomo può riuscire a donare un significato alla sua esistenza. Questo è il messaggio che comunicano le fiabe in forma molteplice; che la lotta verso le difficoltà della vita è inevitabile ma è parte dell’esistenza umana e solo chi le affronterà ne uscirà vittorioso. E’ caratteristico delle fiabe esprimere un dilemma esistenziale in modo chiaro e conciso. Questo permette al bambino di afferrare il problema nella sua forma più essenziale, una trama più complessa lo confonderebbe. La fiaba semplifica tutte le situazioni. I personaggi sono nettamente tratteggiati ed i particolari vengono eliminati. Inoltre non sono mai ambivalenti. O buone o cattive, mai entrambe le cose. In ogni fiaba il bene e il male s’incarnano in certi personaggi e nelle loro azioni così come il bene e il male sono onnipresenti nella vita e le inclinazioni verso uno o l’altro sono presenti in ogni uomo. Il male non è privo di attrattive e spesso ha temporaneamente la meglio, ma, nelle fiabe il cattivo è sempre perdente. Inoltre, l’eroe risulta sempre molto più attraente per il bambino che si identifica con lui in tutte le sue lotte, e, trionfa con l’eroe alla fine delle lotte. Il bambino si identifica con l’eroe buono poiché la condizione dell’eroe esercita un forte richiamo positivo su di lui. Esistono fiabe amorali che non presentano nessuna polarizzazione e nessun raffronto fra buoni e cattivi, questo perché queste fiabe hanno uno scopo diverso, non è la morale, ma, la fiducia di poter riuscire. Con la letteratura per l’infanzia moderno il bambino non viene aiutato e si sente solo, isolato e soffre di un’ansia mortale. Spesso non riesce ad esprimere questi sensazioni a parole e le manifesta in modo indiretto con le paure. Le fiabe prendono sul serio le ansie dei bambini e offre soluzioni che il bambino afferra in base al proprio livello intellettivo.
La fiaba: una forma d’arte unica.
È una delle fiabe delle mille e una notte che ci offre una visione completa del motivo fiabesco del conflitto della persona comune con il gigante. In questa fiaba un povero pescatore getta 4 volte la sua rete, nelle prime 3 non prende niente e alla quarta tira su un vaso di rame da cui fuoriesce un genio cattivo che minaccia di ucciderlo, ma l’uomo con l’astuzia, cioè mettendo in dubbio che un genio così enorme potesse esser contenuto in un recipiente così piccolo, lo induce a tornare nel vaso, sconfiggendo cosi il nemico. È una fiaba molto ricca di messaggi nascosti, uno di questi è la descrizione delle circostanze che resero il genio cattivo. Una prigioniero dovrebbe esser grato alla persona che lo libera dopo una lunga prigionia, questo, secondo la morale degli adulti. Ma, il bambino più il tempo passa più diventa stizzito e fantastica sulla terribile vendetta che si prenderà su coloro che gli hanno inflitto la privazione (quale può essere la reclusione nella sua stanza dopo una monelleria o “l’abbandono” temporaneo di una madre che esce). La sua mente oscilla tra un impulso del ricompensare ed un desiderio di punire chi gli ha inflitto quel disagio. Il modo in cui si evolvono i pensieri del genio (che inizialmente voleva premiare chi lo liberasse dal vaso di rame ma con il passare dei secoli si arrabbiò e decise di punire chiunque l’avesse liberato) conferisce alla storia quella che per un bambino rappresenta la verità psicologica. Le esagerazioni fantastiche della storia, come l’imbottigliamento protratto per secoli rendono la reazione del genio plausibili, poiché soltanto attraverso immagini che parlano al suo inconscio possono chiarirsi al bambino i processi inconsci. Le immagini evocate dalle fiabe hanno quest’effetto. Inconsapevolmente il bambino si immedesima empaticamente nei personaggi della storia e considera con soddisfazione l’ammonimento rivolto dalla fiaba a coloro che hanno il potere di tenerlo imbottigliato. Un altro particolare di questa storia è il parallelo stabilito fra i 4 tentativi del pescatore, alla fine coronati da successo, e le 4 impennate progressive della collera del Genio. Ciò contrappone la maturità del genitore-pescatore all’immaturità del genio, o accenna al problema cruciale che la vita presenta ben presto a tutti noi: se essere governati dalle nostre emozioni o dalla nostra razionalità. Esso simboleggia la difficile battaglia che tutti noi dobbiamo combattere: se cedere al principio di piacere o cercar di vendicarci violentemente delle nostre emozioni o dalle nostre frustrazioni. Il pescatore, non lasciandosi scoraggiare dalle sue deludenti retate e persistendo nei suoi tentativi, scelse il principio di realtà, che alla fine gli garantì il successo.
Fiaba e mito
Platone sapeva quale fosse il valore delle esperienze intellettuali per il conseguimento della vera umanità. Suggerì che i futuri cittadini della repubblica ideale iniziassero la loro educazione letteraria dall’apprendimento dei miti. Miti e fiabe derivano entrambi da riti di iniziazione e sono portatrici di un significato profondo. Le fiabe soddisfano una necessità fortemente avvertita perché sono modelli per il comportamento umano e danno significato e valore alla vita. Altri ricercatori sottolineano le analogie fra gli eventi fantastici nei miti e nelle fiabe e quelli che hanno luogo nei sogni e nelle fantasticherie degli adulti. Vi è una differenza tra la fiaba e il sogno. Per esempio il più delle volte nei sogni il soddisfacimento dei desideri è mascherato mentre nelle fiabe è
espresso apertamente. Noi non possiamo controllare quello che avviene nei nostri sogni ma possiamo farlo con le fiabe. E’ riconosciuto che i miti e le fiabe ci parlano nel linguaggio di simboli che rappresentano un contenuto inconscio, essi fanno appello alla nostra mente conscia ed inconscia ecco il perché della loro efficaci. Nel contenuto delle fiabe vengono espressi in forma simbolica fenomeni psicologici interiori. Una differenza sostanziale tra miti e fiabe è il finale: nei miti solitamente drammatico mentre nelle fiabe è un lieto fine. Il mito è pessimistico mentre la fiaba ottimistica. Il pessimismo dei miti è esemplificato in quel paradigmatico mito della psicanalisi che è la tragedia di Edipo. Il mito di Edipo quando riceve una buona interpretazione scenica, suscita nell’adulto un’esperienza catartica. Il complesso di Edipo è il problema cruciale dell’infanzia, è l’inevitabile realtà della sua vita. Il bambino più grandicello, dai 5 anni in su, cerca di liberarsi da questi conflitti, in parte risolvendoli creando legami con altre persone oltre ai suoi genitori, in parte nascondendolo. Il mito di Edipo potrebbe attivare i suoi conflitti edipici aumentando le sue ansie per questo non è utile raccontarglielo in quanto il bambino potrebbe concludere soltanto che cose orribili toccheranno in sorte anche a lui. Il bambino ha bisogno di immagini simboliche che lo tranquillizzino e che gli assicurino soluzioni ai suoi problemi edipici. La fiaba poi avverte che parla di persone comuni, simili a ciascuno di noi. I nomi presenti nelle fiabe sono generici o descrittivi raramente propri, così facendo li rende validi per qualsiasi ragazza o ragazzo, così si facilita l’identificazione e la proiezione del bambino su di essi. Inoltre il bambino accetta queste storie poiché gli eroi mitici sono di dimensione sovrumane questo fa si che non si senta schiacciato dalla richiesta implicita di emulare l’eroe nella propria vita.
Il bisogno di magia del bambino
I miti come le fiabe rispondano agli interrogati eterni di un bambino, le risposte fornite dai miti sono precise mentre la fiaba fornisce risposte allusive, i suoi messaggi posso implicare soluzioni ma non vengono mai presentate in modo preciso, lascia infatti il bambino lavorare con la propria mente e decidere se e come applicare quanto viene rivelato dalla storia circa la vita e la natura umana. La fiaba ha inoltre un tipo di svolgimento conforme a quello in cui un bambino percepisce il mondo, infatti, risulta convincente per lui. Il bambino si fida di quanto detto dalla fiaba poiché la visione del mondo della fiaba concorda con la sua. Come dimostrato da studi di Piaget, il pensiero del bambino rimane animistico fino all’età della pubertà, ( anche se genitori e insegnanti proveranno a dissuaderlo da tale pensiero) e riflette sui suoi grandi interrogativi non in astratto ma principalmente riferiti a se stesso, in quanto il bambino è egocentrico, per esempio non si preoccupa di sapere se c’è giustizia nel mondo, ma se lui verrà trattato con equità. Si chiede chi o cosa lo proietti nelle avversità e che cosa possa impedire che gli capitino dei guai. Le fiabe forniscono delle risposte a questi interrogativi pressanti. Quando i genitori cercano di far accettare al proprio figlio spiegazioni scientifiche, non tengono in conto circa il funzionamento della mente del bambino, le risposte realistiche per il bambino risultano inintelligibili, dando risposte corrette il bambino rimane intellettualmente confuso. Molti giovani che cercano di evadere dalla realtà attraverso sogni indotti dalla droga o si lasciano cullare da
di superare sentimenti momentanei di disperazione. Perché il bambino possa credere alla storia e integrare il suo atteggiamento nella propria esperienza del mondo, è necessario che la senta molte volte. Il bambino avverte quale fiaba fra le tante si adegui meglio alla sua situazione interiore del momento e avverte dov’è che la storia gli fornisce dei punti d’appoggio per venire alle prese con un difficile problema. Ma è raro che ciò avvenga al primo ascolto. Sono migliori le fiabe non illustrate, poiché le illustrazioni distraggono dal processo di apprendimento anziché essere d’aiuto, non stimolano l’immaginazione del bambino.
L’importanza dell’esteriorizzazione
La mente di un bambino piccolo contiene una collezione di impressione spesso male assortite e solo parzialmente integrate. La fantasia colma le enormi lacune della conoscenza di un bambino che sono dovute all’immaturità del suo pensiero e alla mancanza di adeguata informazione. Altre distorsioni sono le conseguenze di pressioni interiori che conducono a interpretazioni erronee delle percezioni del bambino. Il bambino inizia la propria produzione fantastica con alcuni frammenti di realtà osservati in modo più o meno corretto che possono evocare in lui bisogni o ansie così violenti da coinvolgerlo totalmente. Spesso le cose diventano così confuse da non riuscire più a separarle. Ad un certo punto però il bambino necessita di un ordine affinché possa tornare alla realtà né indebolito né sconfitto, ma rafforzato. Le fiabe grazie al loro tipo di svolgimento si armonizzano con la mente infantile e aiutano il bambino mostrandogli come una maggiore chiarezza possa emergere da tutta questa produzione fantastica. Queste storie, come le fantasie del bambino, iniziano di solito in modo realistico. Un bambino posto di fronte a sconcertanti problemi ed eventi quotidiani è stimolato da questo tipo di educazione a comprendere il come e il perché di tali situazioni, e a cercare delle soluzioni. Ma la sua razionalità esercita ancora un controllo scarso sul suo inconscio così la capacità di ragionamento viene sopraffatta da ansie, paure, desideri, avversioni che vanno a intrecciarsi con quelli che possono essere i primi pensieri del bambino. La fiaba anche se prende avvio dallo stato d’animo di un bambino, non parte mai dalla sua realtà fisica, essa parla nel linguaggio dei simboli e comunica fin dall’inizio che le vicende narrate non sono fatti tangibili in mondi esistenti e con persone reali. Quello di selezionare le varie sfaccettature della sua esperienza esterna è un compito molto arduo per un bambino e le fiabe offrono appunto dei personaggi in cui il bambino può esteriorizzare quanto avviene nella sua mente in modi controllabili. La fiaba si lancia da un inizio semplice e banale verso eventi fantastici, dopo aver fatto viaggiare il bambino in un mondo meraviglioso, la storia lo riconduce alla realtà in un modo rassicurante, ciò insegna al bambino che lasciarsi trasportare per un po’ dalla fantasia non è dannoso purchè non si rimanga suoi prigionieri e questo lo rassicura. Una volta che le pressioni interiori del bambino prendono il sopravvento l’unico modo in cui egli può sperare di ottenere un certo controllo su di esse è quello di esteriorizzarle. Le fiabe mostrano al bambino come può dar corpo ai suoi desideri e ai suoi bisogni del momento.
Le trasformazioni
L’infanzia è il momento giusto per imparare a superare il solco tra le esperienze interiori e il mondo reale. Le fiabe possono sembrare assurde, fantastiche, paurose e incredibili per l’adulto che è stato privato della fantasia di tipo fiabesco durante la propria infanzia. Un adulto che non ha raggiunto una sufficiente integrazione dei due mondi della realtà e dell’immaginazione non è in grado di recepire queste storie. Le fiabe rivelano delle verità circa l’umanità e su noi stessi. Guardiamo per esempio in Cappuccetto Rosso la repentina trasformazione della nonna in lupo, questa può sembrare assurda per un adulto, ma se la si osserva con la sensibilità di un bambino non è in realtà più allarmante della trasformazione della sua cara nonna in una figura che per esempio minaccia la sua identità umiliandolo perché gli è capitato di bagnarsi i calzoncini. Tutti i bambini piccoli hanno bisogno di scindere l’immagine del loro genitore nei suoi aspetti benevoli ed in quelli minacciosi per sentirsi completamente protetti dai primi, ma la maggior parte di loro non sa farlo coscientemente. Le fiabe, dove figurano fate buone che compaiono all’improvviso e aiutano il bambino a ritrovare la felicità a dispetto di impostori e matrigne, consentono al bambino di non essere distrutto dal nemico, è come se il bambino sapesse che qualche buono veglierà sempre su di lui. L’universalità di queste fantasie è suggerita da ciò che in psicanalisi è noto come il “romanzo familiare” del bambino prepubere. Si tratta di fantasie o di sogni ad occhi aperti che il bambino riconosce come tali, ma a cui tuttavia in parte crede. Si incentra sull’idea che i propri genitori non siano veramente i propri genitori, e che il bambino è figlio di qualche augusto personaggio e, in seguito a infauste circostanze è stato ridotto a vivere con queste persone le quali sostengono di essere i suoi genitori. Il bambino si aspetta allora che un giorno il vero genitore ricompaia ed egli sia elevato alla nobile condizione che gli spetta. Queste fantasie sono utili; permettono al bambino di provare un’autentica collera verso il “falso genitore” senza avvertire senso di colpa. Esse cominciano a comparire in modo tipico quando i sensi di colpa del bambino fanno già parte del complesso della sua personalità, e quando il fatto di essere arrabbiato con un genitore o di disprezzarlo, comporterebbe un intollerabile senso di colpa. Esso non è soltanto un sistema per conservare una madre interiore dall’infinita bontà quando la vera madre non è infinitamente buona, ma permette anche di avercela con questa cattiva “matrigna” senza rischiare di alienarsi le buone grazie della vera madre, che è vista come una persona diversa. In questo modo la fiaba suggerisce come il bambino può controllare i suoi sentimenti contraddittori che altrimenti lo sopraffarebbero. Quando avverte il bisogno emotivo di farlo il bambino non solo scinde il genitore in due personaggi ma può anche sdoppiarsi in due persone che non hanno niente in comune fra loro. Le fiabe oltre ad indicare al bambino la via verso un futuro migliore, si concentrano sul processo di trasformazione, le fiabe possono mostrare come il bambino potrà aggirare il più intrinseco dei roveti: quale il periodo edipico.
La sostituzione dell’ordine al caos
Paura della fantasia
Secondo certuni le fiabe non presentano quadri “veritieri” della vita, e quindi non sono sane. Non pensano che la verità nel mondo di un bambino possa esser diversa da quella degli adulti. Non si rendono conto che le fiabe non cercano di descrivere il mondo esterno e la realtà. Molte fiabe offrono una risposta prima che la domanda possa esser posta. La verità delle fiabe è la verità dell’immaginazione, non quella dei normali rapporti di causa ed effetto. Prima che un bambino possa venire alle prese con la realtà, deve disporre di una base di principi per poterla giudicare. Persino quando chiede se è vera non vuol sapere se sia reale ma se può contribuire alla comprensione delle cose e se ha qualcosa di illuminante da dirgli circa le sue principali preoccupazioni. Certi genitori temono di dire al figlio bugie raccontando le fiabe, ma un genitore che in base alla sua esperienza è convinto del valore della fiaba non avrà problemi a rispondere alle domande dei bambini. Altri genitori temono che i loro figli possono farsi trascinare troppo dalla fantasia e che finiscono col credere nella magia. Ma ogni bambino crede nella magia, e smette di crederci quando è adulto. Altri genitori temono che la mente dei loro figlio possa fare indigestione di trame fiabesche trascurando la realtà, ma è vero l’esatto contrario. La fantasia che fluttua liberamente, e che contiene in forma immaginaria un’ampia varietà di temi incontrati nella realtà, fornisce all’Io un’abbondanza di materiale con cui lavorare. Questa ricca e variegata vita fantastica è fantastica è fornita al bambino dalle fiabe, che possono impedire alla sua immaginazione di rimanere bloccata entro gli angusti confini di poche fantasticherie ansiose o appagatrici di desideri che gravitano intorno a poche limitate preoccupazioni. Offrire al bambino il pensiero razionale come il suo principale strumento per distinguere i propri sentimenti e comprendere il mondo avrebbe l’unico effetto di confonderlo e di limitarlo. L’inconscio è la fonte di materiali grezzi e la base su cui l’Io erige l’edificio della nostra personalità. In questa similitudine le nostre fantasie sono risorse naturali che forniscono e plasmano questo materiale grezzo, rendendolo utile per i compiti connessi con la formazione della personalità dell’Io. Se veniamo privati di questa risorsa naturale, la nostra vita rimane limitata; senza fantasie che ci diano speranza non abbiamo la forza di affrontare le avversità della vita. L’infanzia è il periodo in cui queste fantasie devono essere alimentate. Noi incoraggiamo la fantasia dei nostri figli, diciamo per esempio di dipingere quello che vogliono, ma privandoli del comune retaggio fantastico, cioè delle fiabe popolari, il bambino non può inventare da solo storie che l’aiutino ad affrontare i problemi della vita. La fiaba gli mostra quello di cui ha maggiormente bisogno dove deve andare e come deve procedere. La fiaba ottiene questo scopo in maniera indiretta, sotto forma di materiale fantastico da cui il bambino può attingere quanto gli sembra meglio. Le fiabe piacciono tanto al bambino non perché le immagini che vi trova siano conforme a quanto avviene in lui ma perché queste storie hanno sempre un esito felice, che il bambino non può immaginare da solo.
Il superamento dell’infanzia con l’aiuto della fantasia
Quando il bambino comincia ad essere tentato da tutti i richiami del vasto mondo le sue delusioni edipiche lo inducono a staccarsi un pochino dai genitori e mentre questo avviene il bambino diventa in grado di ottenere una certa soddisfazione da persone che non fanno parte della sua immediata cerchia familiare. Grazie alle sue nuove esperienze può permettersi di acquistare consapevolezza delle limitazioni dei suoi genitori e di conseguenza diventa irritato da loro e cerca soddisfazioni altrove. Questo mutamento dei loro rapporti rappresenta un’enorme delusione della speranza da parte del bambino di “ricevere” in eterno; è la più grande delusione della sua giovane vita, resa più grave perché inflitta da coloro che a suo avviso dovrebbero prodigarsi per lui in modo assoluto. Qualsiasi genitore che sia sensibile allo scoramento del proprio bambino gli dice che le cose cambieranno per il meglio, ma la disperazione del bambino è assoluta e solo la più perfetta e duratura contentezza può combattere la paura della rovina del rapporto. Raccontandogli delle fiabe il genitore può incoraggiarlo a prendere in prestito speranze fantastiche del futuro senza però fuorviarlo. Di solito la fiaba comincia con l’eroe alla mercé di coloro che disprezzano lui e le sue capacità, fino a minacciare la sua vita, di Biancaneve, e spesso si affida ad amichevoli soccorritori, vedi i sette nani. In molte fiabe la soluzione dell’enigma conduce al matrimonio ed all’ottenimento del regno, il matrimonio spesso avviene con un partner della stessa età e questo fa sì che si superi il momento edipico per trasferire le stesse emozioni verso un partner più adeguato. Anche l’esagerata promessa di un lieto fine potrebbe portare il bambino a delle delusioni nei confronti della vita reale, se facesse parte di una storia realistica. Ma il lieto fine di una fiaba avviene nel paese delle fate un territorio che ci è dato visitare solo con la mente, e permette proprio il tipo di trionfo che il bambino desidera, ed è convincente come nessuna storia realistica può essere. La fiaba si avvale di simboli universali che gli permettono di scegliere, selezionare, ignorare e interpretare la fiaba in modi conformi al suo stato di sviluppo intellettuale e psicologico. La fiaba suggerisce in che modo può superarlo, e che cosa potrebbe implicare il raggiungimento dello stadio successivo nel suo progresso verso un’integrazione matura.
Fantasia, recupero, fuga e consolazione
Fantasia, recupero, fuga e consolazione: recupero della profonda disperazione, fuga da qualche grave pericolo, ma, soprattutto consolazione. Parlando del lieto fine, Tolkien sottolinea che tutte le fiabe complete devono averlo, poiché costituisce un’improvvisa e felice svolta. Nelle fiabe tradizionali l’eroe viene premiato e la persona cattiva incontra il meritato destino, che spesso è proprio quello che avrebbe voluto far accadere all’eroe, si veda ad esempio Hansel e Gretel. La consolazione richiede che il giusto ordine del mondo venga ristabilito; ciò significa la punizione del malfattore che equivale all’eliminazione del male dal mondo dell’eroe, dopo di che nulla può impedire all’eroe di vivere felice per sempre. Per Bettelheim sarebbe opportuno aggiungere anche un altro elemento ai 4 di Tolkien, ovvero la minaccia. La minaccia all’esistenza fisica dell’eroe o alla sua esistenza morale. Al bambino sembra che la sua vita sia una sequela di periodi tranquilli che viene improvvisamente interrotta quando egli viene a trovarsi davanti ad un immenso pericolo. Ciò avviene quando un genitore si presenta con
appropriate allo stadio di sviluppo del bambino, e delle particolari difficoltà psicologiche a cui si trova di fronte al momento.
Parte seconda- Nel regno delle fate
Cappuccetto rosso
Un’incantevole ragazzina inghiottita da un lupo è un’immagine che s’imprime in modo indelebile nella mente. La storia letteraria di questa fiaba inizia con Perrault, di cui però la versione viene ignorata. La sua versione inizia e procede come tutte le altre, solo che però dopo aver inghiottito la nonna innanzi tutto il lupo non indossa i suoi abiti, quindi non si traveste, e quando arriva Cappuccetto le chiede di entrare con lui nel letto, le si spoglia e ci entra, anche se resta subito stupita per l’aspetto della nonna. Poi fa le classiche domande al lupo, ed alla frase “per mangiarti meglio” se la ingoia. Non c’è nessun cacciatore che salva nonna e nipote, ma la storia continua solo con una poesiola che esprime la morale della fiaba. Perrault voleva non solo intrattenere il suo pubblico ma anche insegnare una determinata lezione morale con ciascuna delle sue storie. Nella sua interpretazione della storia, nessuno raccomanda a cappuccetto di non perdere la strada maestra e di non parlare con gli sconosciuti. In questa versione non ha senso che la nonna debba essere uccisa. La morale finale espressa non fa poi mettere in attività l’immaginazione dell’ascoltatore dando un significato personale. Per il bambino il valore di una fiaba è distrutto se qualcuno gliene chiarisce il significato, Perrault fa qualcosa di peggio, ne limita il contenuto. Tutte le fiabe che si rispettino sono significanti a molti livelli; soltanto il bambino può sapere quali significati abbiano importanza per lui a un dato momento. Soltanto quando la scoperta dei significati in precedenza nascosti di una fiaba è un conseguimento spontaneo e intuitivo del bambino essa acquista per lui una piena importanza. Al contrario della fiaba di Hansel e Gretel nella casa di cappuccetto regna l’abbondanza di cibo, ed avendo le superato la sua ansia per la fase orale è pronta adesso a condividere con la nonna il proprio cibo. Lei quindi abbandona la propria casa volontariamente, non teme il mondo esterno, ma ne riconosce la bellezza. Questa fiaba proietta in modo simbolico la bambina nei pericoli dei suoi conflitti edipici durante la pubertà, e poi la salva da essi, cosi che sia in grado di maturare libera da conflitti. Non è qui importante la figura femminile, ma al contrario il maschio è fondamentale, sia in forma del pericoloso seduttore sia come salvatore. È come se cappuccetto stesse cercando di comprendere la natura contraddittoria della personalità maschile. Le fiabe parlano al nostro io cosciente ed al nostro inconscio, e quindi non devono necessariamente evitare le contraddizioni, dato che facilmente coesistono nel nostro inconscio. Il cacciatore poi è una figura di grande fascino, sia per i ragazzi che per le ragazze, perché salva i buoni e punisce i cattivi. Cappuccetto rosso deve essere estratta dalla pancia del lupo come in un cesareo e viene così evocata l’idea del parto ed inconsciamente l’atto sessuale. Un eccellente motivo per cui il lupo poi non muore, poiché se il lupo morisse quando il ventre gli viene aperto come durante un parto cesareo appunto, chi ascolta la fiaba potrebbe temere che un bambino uscendo dalla pancia della mamma la uccidesse e proverebbe ansia per il parto. L’esperienza poi
convince cappuccetto che è meglio per ora continuare a non ribellarsi alla madre ed a farsi proteggere dal padre. Tramite storie come Cappuccetto Rosso il bambino comincia a capire che soltanto le esperienze che ci sopraffanno suscitano in noi corrispondenti sentimenti interiori che non possiamo dominare. Una volta che abbiamo imparato a padroneggiare tali situazioni, non dobbiamo più temere l’incontro con il lupo. Cappuccetto Rosso parla di pressioni umane, di avidità orale, aggressività e desideri sessuali dell’età prepubere. Cappuccetto perse l’innocenza dell’infanzia quando incontrò i pericoli in agguato dentro se stessa nel mondo, e ne ebbe in cambio la saggezza che soltanto chi “è nato due volte” può possedere: chi non solo supera una crisi esistenziale ma anche si rende conto che vi è stato gettato dalla sua stessa natura. L’innocenza infantile di Cappuccetto Rosso muore quando il lupo si rivela come tale e la inghiotte. Quando essa viene estratta dal ventre squarciato del lupo rinasce a un livello superiore d’esistenza; in un rapporto positivo con entrambi i genitori, non più bambina, torna alla vita come signorinella.
La regina gelosa in Biancaneve ed il mito di Edipo
Finora le fiabe discusse sono focalizzate sui problemi dei bambini, e non su quelli dei genitori. Ma così come per un bambino il rapporto col genitore è pieno di problemi, anche per il genitore è così. Biancaneve racconta come un genitore venga distrutto dalla gelosia per sua figlia, come nella tragedia greca di Edipo, in cui non solo viene distrutta la madre, ma anche il padre, la cui paura di essere soppiantato dal figlio finisce col farlo soccombere. In generale, meno una persona ha risolto in modo costruttivo i propri sentimenti edipici più c’è il pericolo che possa esserne nuovamente travagliata dopo la condizione parentale. La fiaba permette al bambino di comprendere non solo che è geloso del proprio genitore, ma che anche un genitore può nutrire sentimenti analoghi. Le fiabe non spiegano il perché di questi sentimenti. Poi parliamo della morte nelle fiabe, non rappresenta la fine della vita, ma un simbolo del desiderio che questa persona venga allontanata, cosi come il bambino edipico non desidera davvero la morte del genitore, ma vuole solo che gli sia impedito di contrastare la propria conquista all’attenzione esclusiva dell’altro genitore. Il messaggio di tutte queste storie è che i coinvolgimenti e le difficoltà edipiche che possono sembrare insolubili, in realtà posso essere superate. Nel mito, le difficoltà edipiche vengono concretizzate e di conseguenza tutto si risolve nella distruzione totale, siano esse positive o negative. Il messaggio è abbastanza chiaro: quando un genitore non può accettare il proprio bambino come tale e convincersi che alla fine dovrà cedergli il proprio posto, ne consegue la più profonda tragedia. Soltanto un’accettazione del bambino come tale permette buoni rapporti tra genitori e figli, e tra fratelli e fratelli. Enormemente diverso sono i modi in cui la fiaba e questo mito classico presentano le relazioni edipiche e le loro conseguenze: lottando coraggiosamente contro queste complessità emotive familiari è possibile conquistare una vita migliore. Nel mito si hanno solo difficoltà insormontabili e la sconfitta; nella fiaba c’è un uguale pericolo, ma esso viene superato con successo. Alla fine della fiaba l’eroe ottiene il suo premio: non la morte e la distruzione ma una maggiore integrazione, simboleggiata dalla vittoria sul nemico o rivale, e la felicità. Per
gli avvertimenti dei nani, suggerisce quanto le tentazioni della matrigna si avvicinino ai suoi intimi desideri. La terza volta in cui Biancaneve cede alla tentazione ed addenta la mela, i nani non possono più aiutarla. Questa storia ci insegna che il fatto che un individuo abbia raggiunto la maturità fisica non significa necessariamente sia preparato sotto gli aspetti intellettuale ed emotivo per l’età adulta cosi come è rappresentata dal matrimonio. Il partner di Biancaneve è il principe, che la porta via dalla bara di vetro in cui è sepolta, e quando le fa sputare la mela, sancisce la definitiva liberazione dall’oralità primitiva che compendia tutte le sue fissazioni immature.
La bella addormentata nel bosco
L’adolescenza è un periodo di grandi e rapidi cambiamenti caratterizzati da periodi di complessa passività alternati a frenetica attività. Questo incostante comportamento adolescenziale trova espressione in alcune fiabe dove l’eroe affronta impulsivamente avventure per poi essere vittima di incantesimi che lo rendono impotente per un periodo di tempo anche prolungato. Questa favola sottolinea la necessità di una lunga e calma concentrazione e riflessione su sé stessi. Durante i mesi che precedono la prima mestruazione le ragazze affrontano un periodo di totale apatia, cosi come lo affrontano i ragazzi nel periodo della pubertà. Ecco perché questa favola è amata da entrambe i sessi. Questa genere di fiabe hanno appunto come tema centrale il periodo di passività e permettono all’adolescente in boccio di non preoccuparsi durante il periodo di inattività. Il lieto fine poi assicura al bambino che non rimarrà bloccato per sempre in una condizione di apparente inattività, e che spesso questo periodo è quello che produce i massimi risultati. Le due versione più note sono quella dei Grimm e di Perrault, ma ce n’è una versione storica di Basile (dove è intitolata Sole, Luna e Talia –vedere pag. 219) a cui Perrault aggiunge la fata che lancia la maledizione e che spiega perché l’eroina piomba in un simile sonno mentre nella versione originale questo non viene spiegato. Desiderare la morte di un neonato solo perché non si è invitati al battesimo, è tipico di una fata malefica, cosi nelle due versione più famose, all’inizio della storia troviamo la madre (fata madrina) scissa negli aspetti buoni ed in quelli cattivi. Il lieto fine poi esige che poi il malvagio sia punito e soppresso. Tutte le versioni poi incominciano indicando che può essere necessario attendere un lungo tempo per trovare la realizzazione sessuale, rappresentata dalla procreazione di un figlio. La lunga attesa dei genitori nell’aspettare un bambino suggerisce che non c’è bisogno di affrettarsi per il sesso. Poi ci sono un sacco di rimandi al ciclo mestruale, a partire dal sangue che esce al momento che la ragazza si punge. L’armonioso incontro tra il principe e la principessa ed il loro reciproco risveglio è un simbolo di quello che la maturità implica, non solo un’armonia con se stesso, ma anche con l’altro. Il risveglio dal sonno viene compreso in un modo diverso a seconda della sua età. Il bambino più piccolo lo vedrà come un risveglio della propria individualità, come il raggiungimento di un’armonia fra quelle che erano state le sue caotiche tendenze interiori: cioè come il conseguimento di un’armonia interiore fra il suo Es, il suo Io e il suo Super-Io. Solo nell’adolescenza avrà modo di comprendere meglio questa fiaba. Allora essa diventerà anche un’immagine del conseguimento dell’armonia con l’altro sesso. Soltanto dopo aver raggiunto l’armonia interiore,
l’armonia con sé stesso, l’individuo può sperare di trovarla nei rapporti con gli altri. La “maledizione” è una benedizione camuffata. Questa storia insomma instilla in ogni bambino l’idea che un evento traumatico come la prima mestruazione, ha in realtà conseguenze molto felici e che questi accadimenti devono essere presi si seriamente ma che non bisogna averne paura. Nella versione di Basile l’infante non solo riceve dalla madre, ma dona, dona la vita, in quanto succhiandole via la spina dal dito la sveglia dal sonno profondo in cui era precipitato. Questo simbolismo negli anni però è andato perduto e sostituito dal bacio del Principe. Ma anche con questa versione abbreviata noi percepiamo che essa è l’incarnazione della perfetta femminilità.
“Cupido e Psiche”
La tradizione occidentale delle favole sullo sposo-animale inizia con la storia di Apuleio di Cupido e Psiche, la storia ha importanti elementi in comune con le storie del ciclo dello sposo-animale. Questa storia narra delle angosce sessuali che una fanciulla priva di esperienza può provare, lo fa attraverso, la predizione che Psiche sarà portata via da un orribile serpente ciò da forma visivamente le angosce di Psiche. Il corteo funebre che accompagna la fanciulla, Psiche, al suo destino, suggerisce la morte della verginità, una perdita non facilmente accettata. La prontezza con cui Psiche si lascia convincere a uccidere Eros, con cui coabita, indica i forti sentimenti negativi che una ragazza adolescente può provare contro colui che le ha strappato la verginità. La storia ammonisce che cercar di conseguire la conoscenza prima di essere abbastanza maturi per essa o tramite delle scorciatoie ha conseguenze di vasta portata; non è possibile ottenere la conoscenza di colpo. Desiderando una conoscenza matura, l’individuo mette a repentaglio la propria vita, come succede a Psiche quando tenta di uccidersi spinta dalla disperazione. Le incredibili avversità che Psiche deve sopportare suggeriscono le difficoltà che l’uomo incontra quando le più nobili qualità psichiche devono sposarsi alla sessualità. Neppure gli dei, avverte la storia, sono liberi da problemi edipici; si parla di dell’amore edipico e della gelosia possessiva di una madre (Afrodite) per suo figlio. Cupido e Psiche è un mito, non una fiaba, anche se contiene alcuni elementi fiabeschi. Questo mito ha influenzato tutte le storie posteriori e occidentali del ciclo dello sposo- animale. Qui ci imbattiamo per la prima volta nel motivo delle due sorelle maggiori che sono cattive a causa della loro gelosia per la sorella minore. Ancora più importante un tema che appare per la prima volta: la donna non si accontenta di rimanere ignorante riguarda il tema del sesso e della vita, per quanto possa essere confortevole un’esistenza improntata a una relativa ingenuità, essa equivale a una vita vuota che non deve essere accettata. Una volta che la donna ha superato la concezione del sesso come qualcosa di bestiale, non si accontenta di essere tenuta semplicemente come oggetto sessuale o relegeata in una vita di agi e di relativa ignoranza. Per la felicità di entrambi i partner essi devono avere una vita piena nel mondo e su un piano di uguaglianza. Per qaunto possa esser difficile essi non possono esimersene. E’ questo il messaggio nascosto di molte storie del ciclo lo sposo-animale.