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Riassunto del libro “Il mondo incantato” di Bruno Bettelheim con focus sulle fiabe francesi di Cappuccetto rosso, Barbablù, La bella addormentata nel bosco e Cenerentola.
Tipologia: Sintesi del corso
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La ricchezza delle immagini offerte dalle fiabe aiuta i bambini meglio di qualsiasi altra cosa nel compito di raggiungere una conoscenza più matura per civilizzare il proprio inconscio. Le fiabe, infatti, rivelano la vita umana come appare nell'intimo, ed indirizzano il bambino verso la scoperta della sua identità e della sua vocazione e gli suggeriscono le esperienze adatte alla formazione del suo carattere. In una fiaba i processi interiori sono esteriorizzati e diventano comprensibili essendo rappresentati dai personaggi della storia e dai suoi eventi. Inoltre è terapeutica perché il paziente trova le sue proprie soluzioni: la fiaba, infatti, non dice al bambino come agire, ma lo aiuta a ragionare e a risolvere i conflitti, dando dei suggerimenti estremamente sottili e presentati in modo molto semplice. Le fiabe soddisfano una necessità fortemente avvertita perché sono modelli per il comportamento umano e danno significato e valore alla vita. Alcuni ricercatori, orientati verso la psicologia, sottolineano le analogie fra gli eventi fantastici nei miti e nelle fiabe e quelli che hanno luogo nei sogni e nelle fantasticherie degli adulti, e concludono affermando che un’attrattiva di questo tipo di racconti è che questi esprimono ciò a cui normalmente è impedito di affiorare alla coscienza. Il più delle volte, infatti, nei sogni il soddisfacimento dei desideri è mascherato mentre nelle fiabe è espresso apertamente. Noi non possiamo controllare quello che avviene nei nostri sogni ma possiamo farlo con le fiabe. La fiaba, deriva da un contenuto comune conscio e inconscio che rappresenta il consenso di molti circa quelli che essi vedono come problemi umani universali e quelli che accettano come soluzioni desiderabili. È generalmente riconosciuto che i miti e le fiabe ci parlano nel linguaggio di simboli che rappresentano un contenuto inconscio. Essi fanno appello contemporaneamente alla nostra mente conscia e inconscia, a tutti e tre i suoi aspetti - Es, Io, Super-io. Ecco il perché della loro efficacia. Benché sia in miti che nelle fiabe siano presenti gli stessi personaggi esemplari e le stesse situazioni, c’è una differenza sostanziale nel modo in cui essi sono comunicati: nei miti la sensazione dominante è che quello raccontato sia un evento unico, perché è descritto come tale, mentre nelle fiabe, benché gli eventi siano spesso insoliti, sono descritti come ordinari. Un’ulteriore differenza sta nel finale, che nei miti è solitamente drammatico mentre nelle fiabe è un lieto fine. La fiaba poi presenta motivi comuni, come la gelosia di un bambino verso i fratelli, come nel caso di Cenerentola, oppure bambini che vengono creduti incapaci dai genitori; inoltre l'eroe della fiaba riesce a risolvere problemi terreni senza l'aiuto di forze soprannaturali. I nomi dei protagonisti che appaiono nelle fiabe non sono mai nom propri: si parla sempre infatti di “una ragazza”, “il fratello minore”, avvertendo così il lettore di star facendo riferimento a persone comuni , simili a ciascuno di noi. I miti come le fiabe rispondano agli interrogativi eterni di un bambino, ma la fiaba fornisce risposte allusive, i suoi messaggi posso implicare soluzioni ma non vengono mai presentate in modo preciso, lascia infatti il bambino lavorare con la propria mente e decidere se e come applicare quanto viene rivelato dalla storia circa la vita e la natura umana. La fiaba ha inoltre un tipo di svolgimento conforme a quello in cui un bambino percepisce il mondo. Come dimostrato da studi di Piaget, il pensiero del bambino rimane animistico fino all'età della pubertà, e riflette sui suoi grandi interrogativi non in astratto ma principalmente riferiti a se stesso, per esempio non si preoccupa di sapere se c'è giustizia nel mondo, ma se lui verrà trattato con equità. Quando i genitori cercano di far accettare al proprio figlio spiegazioni scientifiche, non tengono in conto le scoperte circa il funzionamento della mente del bambino, che dimostrano in maniera convincente come non è in grado di comprendere i due fondamentali concetti astratti della permanenza della quantità e della reversibilità. Le fiabe divertono ed insieme istruiscono, e lo fanno in termini che parlano direttamente ai bambini, il cui problema principale, nell'età in cui le fiabe sono maggiormente utili, è fare un po d'ordine nel caos interiore della sua mente. Le storie strettamente realistiche invece vanno contro le esperienze interiori del bambino e lo informano si, ma senza arricchirlo. In un bambino, ogni volta che il suo inconscio viene alla luce è immediatamente sopraffatto dalla sua personalità totale. Esso può dare espressione diretta ai desideri profondi, come quello edipico di avere un bambino con la madre, prendendosi cura di un giocattolo o un animale vero come fosse un bebe. Cosi facendo soddisfa un bisogno profondo esteriorizzando il desiderio. Se si aiuta il bambino a rendersi conto di quello che il gioco rappresenta per lui, si genera in lui una grande confusione e lo si proietta oltre la sua età. L'eroe delle fiabe ha un corpo che può compiere imprese miracolose, ed identificandosi con lui ogni bambino può compensare nella fantasia tutte le sue inadeguatezze e può fantasticare di essere anche lui come l'eroe. Il bambino deve rimanere inconsapevole delle pressioni inconsce facendo proprie le soluzioni offerte dalle fiabe. Sono migliori le fiabe non illustrate, poiché le illustrazioni distraggono anziché essere d'aiuto, non stimolano l'immaginazione del bambino. La mente di un bambino piccolo contiene una collezione di impressione spesso male assortite e solo parzialmente integrate. Le fiabe grazie al loro tipo di svolgimento si armonizzano con la mente infantile e aiutano il bambino mostrandogli come una maggiore chiarezza possa emergere da tutta questa produzione fantastica. La fiaba anche se prende avvio dallo stato d'animo di un bambino, non parte mai dalla sua realtà fisica, essa parla nel linguaggio dei simboli e comunica fin dall'inizio che le vicende narrate non sono fatti tangibili in mondi esistenti e con persone reali. Espressioni come “C’era una volta”, “In un certo paese” conferiscono quell’incertezza volta a simboleggiare che stiamo per lasciare il mondo concreto della realtà di tutti i giorni. Una volta che le pressioni interiori del bambino prendono il sopravvento l'unico modo in cui egli può sperare di ottenere un certo controllo su di esse è quello di esteriorizzarle. Quello di selezionare le varie sfaccettature della sua esperienza
esterna è un compito molto arduo per un bambino e le fiabe offrono appunto dei personaggi in cui il bambino può esteriorizzare quanto avviene nella sua mente in modi controllabili. Un bambino non è in grado di comprendere le gradazioni e le sfaccettature dei personaggi, per lui è tutto solamente chiaro o scuro; per questo, nella fiaba, i personaggi sono unidimensionali, così da permettere al bambino di comprendere facilmente le proprie azioni e le proprie reazioni: un personaggio sarà quindi l’incarnazione della ferocia, mentre l’altro sarà la bontà in persona. Ci sono però molte fiabe in cui aspetti diversi di una singola persona sono proiettati in figure diverse, come nella novella delle Mille e una notte, Sindibad il marinaio e Sindibad il facchino , che rappresentano le diverse personalità di uno stesso individuo: quella che lo spinge a fuggire in un remotissimo mondo di avventure e di fantasie e quella che lo tiene legato alla vita pratica: il suo Es e il suo lo, la manifestazione del principio di realtà e del principio di piacere. Nella storia, il marinaio racconta sette storie al facchino per sette giorni consecutivi, riguardo i suoi fantastici viaggi: Sette è il numero dei giorni di una settimana; nelle fiabe il numero sette rappresenta spesso ogni giorno della settimana ed è anche un simbolo di ogni giorno della nostra vita. La storia vuole insegnare che, finché vivremo, la nostra esistenza presenterà due aspetti diversi. Un altro modo di interpretare ciò è quello di considerare queste esistenze come la visione diurna e notturna della vita, come la veglia e il sogno, la realtà e la fantasia. Le storie di Sindibad il Marinaio possono essere viste come fantasie che il povero facchino accarezza per sfuggire alla sua dura esistenza. L'io, sfinito dalle sue fatiche, si lascia quindi sopraffare dall'Es, ma dopo che l’Es ha avuto l sopravvento per un certo periodo, l’Io deve riaffermare il suo primato, quindi il facchino deve tornare alle fatiche quotidiane. Come preannunciato, la storia è presente all’interno del ciclo delle mille e una notte, che narra del re Shahriyar, profondamente deluso dalle donne e adirato perché ha scoperto i numerosi tradimenti della moglie con gli schiavi neri; avendo perso ogni fiducia nell’umanità, decide che d’ora in poi non darà a nessuna donna la possibilità di ferirlo, pertanto, va a letto ogni notte con una vergine diversa, che poi viene uccisa il mattino seguente; l’unica ad essere risparmiata è Sharazad, la figlia del visir del re, che ogni sera, per mille notti, racconta al re una storia che lo avvince talmente tanto da risparmiarle la vita, perché vuole sentire la continuazione della storia la notte successiva. Anche all’interno di questo ampio ciclo, il re simboleggia una figura completamente dominata dall’Es, perché il suo Io, in seguito a gravi delusioni, ha perso il controllo sul proprio Es. Sharazad, al contrario, rappresenta l’Io, dominato in enorme misura dal Super-Io, tanto da voler rischiare la propria vita per liberare le figlie dei musulmani dall’assassinio da parte del re. Alcuni genitori tengono in poco conto il valore delle fiabe e privano i loro bambini del potenziale che queste hanno da offrire perché, secondo alcuni di questi, non presentano quadri veritieri e di conseguenza non sono sane, senza tenere conto che la “verità” di un bambino è diversa da quella degli adulti e non si rendono che l’obiettivo delle fiabe non è quello di descrivere la realtà; ma la verità raccontata dalle fiabe è la verità raccontata dalla nostra immaginazione, non quella dei normali rapporti causa-effetto. Si credeva addirittura che evitando di alimentare l’immaginazione del bambino si sarebbero eliminati gli oscuri mostri dimoranti dell’inconscio, così da non ostacolare lo sviluppo della parte razionale nella mente del bambino e far quindi regnare l’Io. Va però ricordato che, il bambino come l’adulto, senza fantasie che gli diano speranza, fatica ad affrontare le avversità della vita, e l’infanzia è proprio il periodo in cui queste fantasie devono essere alimentate. I genitori, così facendo, dimenticano tutti i rassicuranti messaggi contenuti nelle fiabe. Se un bambino è incapace di imaginare un futuro ottimistico, si verifica un arresto di sviluppo. Nelle fiabe, diversamente dai miti, la vittoria non è sugli altri, ma solo su se stessi e sulla malvagità. La fiaba promette il tipo di trionfo che il bambino desidera, e quindi è psicologicamente convincente come nessun’altra storia “realistica” saprebbe essere.Perché possa comunicare a pieno i suoi messaggi consolatori e i suoi significati simbolici, una fiaba dovrebbe esser raccontata piuttosto che letta: la narrazione è preferibile alla lettura perché permette maggior flessibilità. L’attenersi di una storia alla sola forma stampata la priva di gran parte del suo valore. Se è un genitore a raccontare le fiabe al figlio, questi si sente più compreso nei suoi desideri, nei suoi turbamenti. Cappuccetto rosso Nella sua interpretazione della storia, nessuno raccomandò a Cappuccetto Rosso di non attardarsi per via nel recarsi dalla nonna, e di non deviare dalla giusta strada. Inoltre, nella versione di Perrault non ha senso che la nonna, che non ha fatto assolutamente niente di sbagliato, debba essere uccisa. Cappuccetto Rosso di Perrault perde molto del suo fascino perché è troppo evidente che il suo lupo non è una belva rapace ma una meta-fora, che lascia poco all'immaginazione dell'ascoltatore. Legato a un'interpretazione razionalistica dello scopo della storia, Perrault rende tutto il piú esplicito possibile. Per esempio, quando la ragazzina si spoglia e raggiunge il lupo a letto e il lupo dice che le sue forti braccia servono per abbracciarla meglio, niente viene lasciato all'immaginazione. Per il bambino il valore di una fiaba è distrutto se qualcuno gliene chiarisce dettagliatamente il significato. Perrault fa qualcosa di peggio: ne limita il contenuto. Tutte le fiabe che si rispettino sono significanti a molti livelli; soltanto il bambino può sapere quali significati abbiano importanza per lui a un dato momento. Cappuccetto Rosso è universalmente amata perché, per quanto sia virtuosa, si lascia tentare, e perché la sua sorte ci dice che il fidarsi delle buone intenzioni di chiunque, che sembra cosí bello, significa in realtà esporsi a trappole. Se non
il principio del male viene sconfitto, e cosí trionfa la giustizia delle fiabe. Ma la versione dei fratelli Grimm, a cui d'ora in poi ci atterremo, è manchevole perché la fata malvagia non viene punita. Per quanto grandi possano essere le varianti nei particolari, il tema centrale di tutte le versioni della Bella Addormentata nel bosco è che, nonostante tutti i tentativi da parte dei genitori d'impedire il risveglio sessuale dei loro figli, esso avverrà comunque. Nella fiaba di Perrault, i genitori si comportano come i suoi contemporanei: “Si recarono a tutte le terme del mondo: voti, pellegrinaggi, tutto fu tentato, ma non ottennero nulla. Alla fine, tuttavia, la Regina ebbe un bambino." L'inizio della storia dei fratelli Grimm è piú tipicamente fiabesco: "C'erano una volta un re e una regina che dicevano ogni giorno: 'Oh, se soltanto avessimo un figlio!'. I talenti che le buone fate donano alla bambina differiscono nelle varie versioni, mentre la maledizione della fata cattiva è sempre quella. In passato, l'età di quindici anni coincideva spesso con l'inizio delle mestruazioni. il re, il maschio, non comprende la necessità della mestruazione e cerca d'impedire a sua figlia di avere la fatale effusione di sangue. La regina, in tutte le versioni della storia, non appare preoccupata per la predizione della fata adirata. In ogni caso, sa che non è certo il caso di cercar d'impedire il suo avverarsi. L'eliminazione di tutte le conocchie dal regno non può impedire la fatidica effusione di sangue quando la fanciulla arriva alla pubertà, a quindici anni, come la fata cattiva aveva predetto. Malgrado tutte le precauzioni che un padre può prendere, quando la figlia è abbastanza matura raggiunge la pubertà. La temporanea assenza di entrambi i genitori al manifestarsi di questo evento simboleggia l'incapacità di tutti i genitori di proteggere i loro figli dalle varie crisi di crescita che ogni essere umano deve attraversare. Quando diventa un'adolescente, la ragazza esplora. Quando la Bella Addormentata ha finalmente raggiunto la maturità fisica ed emotiva ed è pronta per l'amore, e con esso per il sesso e il matrimonio, ciò che era sembrato impenetrabile diventa accessibile. Il muro di spini si trasforma di colpo in un muro di fiori grandi e splendidi che si aprono per lasciar entrare il principe. storia della Bella Addormentata istilla in ogni bambino l'idea che un evento traumatico — come l'effusione di sangue all'inizio della pubertà, e piú tardi al primo rapporto sessuale — ha in realtà le conseguenze piú felici. La storia insegna che questi accadimenti devono essere presi molto sul serio, ma che non bisogna averne paura. La "maledizione" è una benedizione camuffata. Si tratta di una rinascita che, come sempre nelle fiabe, simboleggia il raggiungimento di uno stato mentale superiore. Barbablù Barbablú è il più mostruoso e bestiale di tutti i mariti delle fiabe. In realtà la storia non è una fiaba, perché con l'unica eccezione del sangue indelebile sulla chiave, il segno rivelatore che la moglie di Barbablu e entrata nella stanza proibita, non ha nulla di magico e di soprannaturale. Cosa piu importante, i personaggi non attraversano nessuna fase di sviluppo; benché il male venga alla fine punito, questo non procura né salvezza né consolazione. Barbablú è una storia inventata da Perrault e priva, a quanto ci risulta, di diretti precedenti in altre fiabe. Nel Barbablú di Perrault ci viene detto che, non appena Barbablú finse di partire per un viaggio, fu celebrata una grande festa; arrivarono visitatori che non avevano mai osato entrare nella casa quando il padrone era presente. É lasciato alla nostra immaginazione quello che avvenne fra la donna e i suoi ospiti durante l'assenza di Barbablú, ma la storia lascia intendere chiaramente che tutti se la spassarono. Il sangue sull'uovo e sulla chiave sembrano simboleggiare che la donna ebbe rapporti sessuali. Possiamo quindi comprendere la sua fantasia ansiosa dove appaiono cadaveri di donne che sono state uccise per essere state infedeli come lei. A un altro livello che è molto piú evidente, Barbablú è una storia sugli aspetti distruttivi del sesso. Ma se si riflette un attimo sugli eventi della storia, si rivelano strane discrepanze. Per esempio nella storia di Perrault, dopo la sua raccapricciante scoperta, la moglie di Barbablú non chiede aiuto a nessuno dei molti ospiti che, stando alla storia, devono ancora trovarsi nel palazzo. Non si confida con sua sorella Anna, né cerca il suo aiuto; le chiede soltanto di cercare i suoi fratelli, che sono attesi in quello stesso giorno. Alla fine, la moglie di Barbablú non sceglie quela che sembrerebbe la procedura piú ovvia: fuggire in cerca di scampo, o nascondersi, oppure camuffarsi. Il comportamento della sposa di Barbablú suggerisce due possibilità: che ciò che essa vede nello stanzino proibito sia frutto delle sue fantasie ansiose, oppure che essa abbia tradito suo marito ma speri che lui non se ne accorga. Per quanto macabra possa essere la storia, quest'analisi suggerisce che Barbablú, come tutte le fiabe - anche se, come ho già accennato, la novella non appartiene rigorosamente a questa categoria - insegna in fondo un superiore principio morale o umano. La persona che cerca di vendicarsi crudelmente di un'infedeltà viene meritatamente di- strutta, cosí come succede a chi conosce il sesso soltanto nei suoi aspetti distruttivi. Barbablù è una storia con una morale che avverte: donne, non cedete alla vostra curiosità sessuale; uomini, non lasciatevi trascinare dalla collera se siete stati traditi sessualmente. Ma quando la storia avviene, la ragazza ha solo quattordici anni – età della maturazione sessuale – e riceve delle chiavi che aprono tutte le stanze, ma le viene ordinato di non entrare in una di esse. Tentata dalla curiosità, essa apre la porta di questa stanza. In seguito, interrogata ripetutamente, nega di averlo fatto. Per punizione viene privata della facoltà di parlare, poiché ne ha abusato mentendo. Deve affrontare molte ardue prove, e alla fine ammette di aver mentito. Poi recupera la favella e tutto si rimette a posto, perché “chiunque si pente dei suoi peccati e si confessa sarà perdonato” Cenerentola Le varie versioni di cenerentola rendono meglio di qualsiasi altra fiaba le esperienze interiori del bambino piccolo alle prese con la rivalità fraterna col suo senso di essere sovrastato dai suoi fratelli e le sue sorelle. È così che il bambino si sente quando patisce i tormenti della rivalità fraterna. Per quanto possano sembrare esagerate all'adulto le tribolazioni e le umiliazioni di Cenerentola, il bambino angosciato dalla rivalità fraterna pensa inconscia-mente: "Cenerentola sono io; è cosí che mi maltrattano, o vorrebbero maltrattarmi; "
Nonostante il termine "rivalità fraterna," questa passione ha soltanto incidentalmente a che vedere con i veri fratelli e sorelle di un bambino. Essa trae la sua vera origine dai sentimenti del bambino nei confronti dei genitori. Il timore di non poter conquistare l’amore e la stima dei suoi genitori in concorrenza con i fratelli accende la rivalità. La storia di Cenerentola negli anni ha acquisto questa popolarità proprio perché, sotto la sua superficiale semplicità, si cela una complessità che genera profondo interesse per la storia. Nel mondo occidentale la storia di Cenerentola in forma stampata inizia con la novella di Basile La Gatta Cenerentola. In questa storia si racconta di un principe rimasto vedovo che ama la propria figlia: questi sposa una donna malvagia che odia la principessina, possiamo immagine per gelosia. La ragazza se ne lamenta con la sua istitutrice, dicendo che avrebbe preferito lei come nuova sposa del principe. L’istitutrice, tentata da questa possibilità, dice alla fanciulla, di nome Zezolla, di chiedere alla matrigna di tirar fuori dei vestiti da un cassone: cosí, quando la donna si chinerà con la testa nel mobile, Zezolla potrà abbassare di colpo il coperchio spezzandole il collo. Zezolla segue questo consiglio e ammazza la matrigna. Poi convince suo padre a sposare l'istitutrice. Qualche giorno dopo il matrimonio, la nuova moglie comincia a darsi da fare per le sue sei figlie, che fino ad allora aveva tenuto nascoste. Istiga il padre contro Zezolla, che inizia a “scendere più in basso di quanto si possa immaginare”, dalle splendide sete e dall'oro agli strofinacci per i piatti, tanto che essa cambiò nome e venne chiamata 'Gatta Cenerentola .'" Un giorno il principe, prima di partire per un viaggio, chiede a tutte le sue figlie cosa vogliono che porti loro al suo ritorno. Le sorellastre chiedono varie cose costose; Zezolla gli chiede soltanto di raccomandarla alla colomba delle fate e di pregarla di mandarle qualcosa. Le fate fanno avere a Zezolla una palma da datteri con gli attrezzi per piantarla e curarla. Poco dopo che Gatta Cenerentola ha piantato e curato con amore l'albero, esso cresce fino a raggiungere l'altezza di una donna. Dalla palma esce una fata che chiede a Gatta Cenerentola cosa vuole. Essa desidera semplicemente di poter lasciare la casa senza che le sue sorellastre se ne accorgano. Il giorno di una grande festa, le sorellastre si vestono sfarzosamente e vanno a spassarsela, così Gatta Cenerentola può uscire, correre dalla pianta e pronunciare le parole che la fata le aveva insegnato, per poi trovarsi vestita come una regina. Il re del paese, intervenuto alla festa, è ammaliato dalla straordinaria bellezza di Gatta Cenerentola. Per scoprire chi è, ordina ad uno dei suoi servi di seguirla, ma lei riesce a seminarlo. Alle feste successive, però, perde la sua pianella (uno zoccolo con i tacchi alti). Per trovare la meravigliosa fanciulla a cui la pianella appartiene, il re ordina a tutte le donne del regno d'intervenire a una festa. Non appena è finita, il re ordina a tutte le convenute di provarsi la pianella, e "nel momento in cui essa fu avvicinata al piede di Zezolla scattò verso di esso per calzarlo." Così il re fa di Zezolla la sua regina. È possibile che nella Gatta Cenerentola la vera madre e la prima matrigna siano la stessa persona in diversi periodi di sviluppo, e che il suo assassinio e la sua sostituzione siano una fantasia edipica piuttosto che una realtà. Se è cosí, è ragionevole che Zezolla non venga punita per crimini da lei soltanto immaginati. Anche il suo declassamento in favore delle sue sorellastre può essere una fantasia che rispecchia quanto potrebbe succederle se manifestasse i suoi desideri edipici. Una volta che Zezolla ha superato la sua età edipica ed è pronta a tornare ad avere buoni rapporti con sua madre, questa ritorna sotto le sembianze della fata della palma da datteri e permette a sua figlia di cogliere il successo sessuale col re, un oggetto edipico. Tutte le ragazzine tentano di tornare dalla loro madre dopo la delusione inflitta loro dal padre. Oggi questo desiderio di eliminare la madre è stato completamente eliminato. Che la posizione di Cenerentola sia la conseguenza di una relazione edipica è suggerito dalle molte versioni di questo ciclo di fiabe. rapporto edipico fra padre e figlia. M. R. Cox, che ha compiuto un vasto studio su 345 versioni di Cenerentola, le suddivide in tre ampie categorie. Il primo gruppo contiene soltanto le due caratteristiche che sono essenziali in tutte queste storie: una bistrattata eroina, e il suo riconoscimento per mezzo di una pantofola. Il secondo gruppo contiene altri due caratteri essenziali: quello che Cox chiama un "padre snaturato", cioè un padre che vuol sposare la propria figlia e la successiva fuga dell'eroina. Nel terzo grande gruppo di Cox, troviamo un padre che estorce a sua figlia una dichiarazione d'amore che giudica insufficiente; essa viene quindi messa al bando, ed è costretta ad abbassarsi fino al rango di "Cenerentola." Nella maggior parte delle versioni di Cenerentola, ad eccezione di quella di Basile, e posto l'accento sull'innocenza dell'eroina; la sua virtú è perfetta. Nella novella di Basile non viene fatto alcun accenno ai maltrattamenti subiti da Cenerentola dalle sorellastre e non viene deliberatamente esclusa dal partecipare alla festa e la rivalità fraterna per cui oggi la storia è conosciuta è quasi assente. In queste versioni antiche sono, invece, molto più importanti, le ripulse edipiche. La Cenerentola di Perrault è depurata di tutte le forme volgari ed è stato affinato per poi essere raccontato a corte. Inoltre, fu sua l’invenzione che la scarpetta da lei indossata fosse di vetro, così come la carrozza derivata da trasformazione di una zucca Il nome Cenerentola ad una prima impressione potrebbe rappresentare una condizione di declassamento dalla posizione di cui godeva all’inizio della storia, ma nei tempi antichi il ruolo della custode del focolare era uno dei più prestigiosi a cui una donna potesse aspirare. Contrariamente a tutte le versioni in cui Cenerentola è costretta a vivere in mezzo alla cenere, soltanto Perrault sembra far sottintende che abbia scelto questo stile di vita. Nella storia dei fratelli Grimm, Cenerentola può trattenersi al ballo finché lo desidera. Quando se ne va, lo fa di proposito e non perché sia costretta a farlo.