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Carlo Emilio Gadda vita e opere riassunto
Tipologia: Appunti
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Carlo Emilio Gadda nasce a Milano il 14 novembre 1893, presso un famiglia di buona borghesia originaria dalla provincia di Varese. Al periodo della formazione, segnato dalla progressiva crisi economica per investimenti sbagliati da parte del padre Francesco Ippolito, seguono gli anni liceali e poi l'iscrizione all'Istituto Tecnico Superiore di Milano. Interrotti gli studi per la leva militare nel giugno del 1915 sotto una brigata alpina, Carlo Emilio è fatto prigioniero nella rotta di Caporetto e deportato in Germania; al rientro a casa egli scopre che il fratello Enrico è morto in un incidente aereo. Questi eventi, centrali per buona parte della visione del mondo gaddiana, sono consegnati alle pagine del Diario di Guerra e Prigionia , che lo scrittore pubblicherà solo molti anni più tardi. Ripresi gli studi Gadda si laurea e intraprende una serie di viaggi professionali che lo portano, nei primi anni a Venti e poi in Sudamerica, cui seguiranno più avanti il Belgio, la Ruhr e la Lorena. Alla morte della madre inizia la stesura del romanzo La cognizione del dolore , in cui confluiscono temi autobiografici e riflessioni filosofiche di quegli anni, che verrà poi in parte pubblicata sulla rivista « Letteratura » tra 1938 e 1941. Subito dopo la guerra, escono, sempre su « Letteratura », i primi capitoli di Quer pasticciaccio brutto de via Merulana , portato a termine solo più avanti. Nel mentre Gadda si sposta a Roma dove dal 1950 lavora stabilmente ai programmi radiofonici della RAI. Gli anni che precedono la morte, il 21 maggio 1973, vedono l'autore impegnato nell'allestimento di volumi di racconti, nella ripubblicazione - con nuove aggiunte - dei due romanzi precedenti e di raccolte saggistiche.
La vicenda raccontata ne La cognizione del dolore è ambientata a Lukones, villaggio nell’immaginario Paese sudamericano del Maradagàl, oppresso dalla dittatura e appena uscito vincitore da una guerra col vicino Stato del Parapagàl. Secondo molti critici e studiosi, le specifiche caratteristiche con cui Gadda descrive il Maradagàl ricorderebbero quelle della Brianza durante il periodo fascista. Su questo sfondo viene calata la storia del protagonista del romanzo, l’ingegnere Gonzalo Pirobutirro d’Eltino , in un certo senso alter ego dell’autore: scrittore per passione, l’uomo nutre un forte odio per il defunto padre che ha messo l’apparenza di fronte ad ogni cosa. Affetto da una nevrosi Gonzalo vive isolato in un ambiguo rapporto di amore - odio con la madre da cui non sa staccarsi, ma alla quale rimprovera di aver sacrificato l'avvenire dei figli impegnando ogni avere nella costruzione di una villa. Madre e figlio sono accomunati dalla cognizione del dolore , ossia dall'esperienza di una profonda sofferenza. Tuttavia, la convivenza forzata porta i due a covare una sorta di insofferenza reciproca: da una parte Gonzalo soffre di scatti d’ira nei confronti della madre, dall’altra l’anziana donna si ritrova ad aver paura del figlio. Una situazione a tratti insostenibile, che culminerà con l’omicidio della madre di Gonzalo per mano ignota. Tentando di ricostruire una linea guida che lo porti a conoscere le origini del dolore presente nella sua vita, il protagonista cerca di scoprire chi sia stato ad uccidere la madre. L’opera, però, restò volutamente incompiuta, impedendo al lettore di conoscere l’identità dell’omicida.