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Vita e opere di Carlo Emilio Gadda (analisi di: “L’Adalgisa”, “La meccanica”, “La cognizione del dolore”).
Tipologia: Appunti
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La vita e le opere: Gadda è un autore della prima metà del 900 e la sua grandezza come scrittore venne riconosciuta quasi subito, anche se i grandi editori lo proposero al grande pubblico solo nella seconda metà del 900, tra la metà degli anni 40 e gli anni
prosa d’arte, che non raccontava una storia, ma delle riflessioni, una sorta di versione in prosa della poesia lirica. Un particolare tipo di prosa d’arte che sarà adoperata da Gadda è la cosiddetta “odeporica”, cioè la letteratura di viaggio: resoconti dei suoi viaggi scritti sui giornali. La sua istruzione non fu solo di tipo tecnico e scientifico, ma sulla base di questa aggiunse anche un interesse per delle discipline che gli altri scrittori italiani di quell’epoca ignoravano quasi del tutto, tra cui la psicanalisi. Per cui, a differenza di altri scrittori italiani, Gadda aveva una cultura molto più profonda e aggiornata a quelle che erano le nuove discipline del Novecento. Gadda morirà poi nel 1973 a Roma. Gadda: NARRATIVA Una delle tecniche di Gadda è l’accumulo, il catalogo, l’elenco, dal momento che egli intendeva dare un’immagine il più possibile completa della realtà. Dunque, egli elenca tutti gli aspetti su cui si sofferma per descrivere nel modo più completo possibile la realtà non elencando solamente con precisione tutto ciò che voleva descrivere, ma adoperando tutti gli strumenti linguistici. Quando poi non bastavano tutti i lessici, da quelli specialistici e quelli gergali, Gadda deformava quelli già esistenti. In questo modo, si parla di plurilinguismo, pluristilismo ed espressionismo: una rappresentazione deformata della realtà. Così la lingua di Gadda diventa una lingua composita, poiché per descrivere il mondo non basta una lingua sola, ma servono tutte le lingue, non solo la lingua italiana dell’uso corrente, ma anche quella del passato con espressioni gergali e dialetti. Solo con questo dispiegamento enorme di mezzi linguistici e stilistici è possibile dar conto della complessità dell’uomo: secondo Gadda, per dare una rappresentazione il più possibile completa dell’uomo nel 900, è necessaria una pluralità di strumenti. Si parla poi di espressionismo dal momento che le descrizioni non sono mai semplicemente oggettive, ma sono deformate, caricate per esprimere determinati significati. Gadda scriveva in questo modo poiché partiva da un’impostazione che è ancora quella ottocentesca , ma, al tempo stesso, era aggiornato alle nuove discipline e scoperte scientifiche che avevano segnato l’inizio del 900. Perciò, come gli scrittori dell’Ottocento, Gadda voleva trovare per ogni fenomeno il rapporto causa-effetto , come facevano i naturalisti a partire dalla metà dell’Ottocento. Gli strumenti con i quali si analizzava il mondo, però, erano più aggiornati e, quindi, alla scienza positiva dell’Ottocento si univano cose come la psicanalisi e la relatività del Novecento: così, non si trovava solamente una causa, ma tante. Queste cause diventano così tante che alla fine formavano un groviglio , il cosiddetto “ gnommero ”, una delle caratteristiche di Gadda, così chiamato in termini dialettali da uno dei personaggi del suo romanzo “Quer pasticciaccio brutto de via Merulana”. Gadda nei suoi libri cerca sempre di dar conto del groviglio delle concause che determinano i comportamenti umani e per dar conto di queste cause egli dispiega strumenti stilistici, lessicali e sintattici, uno più complesso dell’altro. Una delle conseguenze del tentativo di descrivere questo groviglio delle cause dei comportamenti dell’uomo è il non concludere i suoi lavori. Era talmente difficile ciò che si proponeva di fare, che, ad un certo punto, diventava troppo difficile persino per lo stesso Gadda. Difatti, romanzi come “Quer pasticciaccio brutto de via Merulana”, “La cognizione del dolore” e “La meccanica” resteranno incompiuti. Di fronte alle mancate conclusioni di questi romanzi, gli editori di Gadda pubblicarono i libri incompiuti. Un’idea del mondo così complessa deriva dalla formazione particolare di Gadda: egli si laureò a Milano, in quella che è stata la prima istituzione universitaria milanese, il politecnico, assorbendo così la grande cultura positivista dell’Ottocento, per la quale in ogni problema l’uomo poteva individuare i nessi causa-effetto. La cultura di Gadda, però, non si fermava questo: era aggiornata alle ultime conquiste epistemologiche del 900, venendo a conoscenza della psicanalisi di Freud e della teoria della relatività di Einstein. Dunque, Gadda sapeva benissimo che il mondo, nel 900, era molto più complesso rispetto a quello che sembrava nel secolo precedente. Così, cercava di dar conto a questa complessità dando sfoggio di una capacità strepitosa di maneggiare la lingua. Cercare di fondere assieme la grande cultura positivista e le culture del 900, però, si rivelò un compito impossibile: quando la realtà diventa troppo complessa è impossibile dar conto di tutti gli aspetti di questa e, quindi, subentra il “groviglio” di cause e concause, una metafora che dà conto della complessità del mondo. L’esito più plateale di questo modo di vedere le cose e di fare letteratura è il fatto che Gadda non conclude le sue opere, poiché nel tentativo di dar conto di qualsiasi aspetto non riesce mai a finire ciò che comincia. Il risultato di questa incompiutezza è il fatto che Gadda è in realtà un autore del primo Novecento che, però, viene pubblicato nella seconda metà del secolo. Alcuni libri vengono pubblicati già negli anni 30, ma i libri che lo renderanno famoso, quali “L’Adalgisa”, “La cognizione del dolore” e “Quer pasticciaccio brutto de via Merulana” escono dopo, dagli anni 40 in poi. “L’ADALGISA – DISEGNI MILANESI” di Gadda Quando Gadda decise di dedicarsi completamente alla scrittura vuole scrivere un romanzo sulla società milanese tra le due guerre mondiali, che avrebbe dovuto intitolarsi “Un fulmine sul 220”. Questa sorta di commedia umana ambientata a Milano non verrà mai conclusa, così, Gadda decise di prendere alcune parti di questo romanzo in concluso e di pubblicarle, nel 1943, con il titolo di “L’Adalgisa - Disegni milanesi”. Queste parti di romanzo diventano poi sostanzialmente dei racconti, inseriti nel libro “L’Adalgisa”, che aveva già iniziato a scrivere. “LA MECCANICA” di Gadda “La meccanica” è un romanzo breve rimasto incompiuto che Gadda iniziò a scrivere negli anni 30 del 1900. L’editore Garzanti lo riprenderà per poi pubblicarlo nel 1970. Si tratta di un romanzo breve dove il protagonista Franco Velaschi è un giovane borghese che non vuole studiare ma alla passione per la meccanica. L’aspetto interessante del romanzo è che qui Gadda affronta uno dei problemi che sono propri di quegli anni: il tema degli imboscati. Infatti, il padre del giovane Velaschi trova un modo per non farlo partire per la guerra, usando come pretesto la passione per la meccanica del figlio e convincendo così un amico industriale ad assumere il figlio nella sua officina. Difatti, gli uomini che lavoravano nelle industrie importanti dove si costruivano armi o macchinari bellici rimanevano a lavorare in fabbrica e non partivano per la guerra, così il padre decide di imboscare il figlio. In questo romanzo emerge la tendenza all’elenco tipica di Gadda come tentativo di dar conto di tutti gli aspetti che descrive. Questo romanzo rimane incompiuto non solo a seguito del fatto che la visione del mondo dell’autore lo spingeva ad una complessità linguistica e stilistica ingestibile, ma il romanzo è anche incentrato su due personaggi che si contendono una donna e non si conclude poiché alla fine Gadda non sa quale dei due personaggi privilegiare. Da un lato Gadda pone Velaschi, un borghese che non ha voglia di studiare anche se sembra sveglio, ma è comunque un imboscato; mentre dall’altro pone Luigi, il marito della donna che i due pretendenti si contendono. Luigi, però, va in guerra, l’unico problema è che egli è un socialista; dunque, Gadda non sa scegliere tra il borghese imboscato e colui che ha fatto il proprio dovere andando a combattere,