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Carlo Emilio Gadda: vita, opere (“L’Adalgisa”, “La meccanica”, “La cognizione del dolore”), Appunti di Italiano

Vita e opere di Carlo Emilio Gadda (analisi di: “L’Adalgisa”, “La meccanica”, “La cognizione del dolore”).

Tipologia: Appunti

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CARLO EMILIO GADDA
La vita e le opere:
Gadda è un autore della prima metà del 900 e la sua grandezza come scrittore venne riconosciuta quasi subito, anche
se i grandi editori lo proposero al grande pubblico solo nella seconda metà del 900, tra la metà degli anni 40 e gli anni
70. In particolare, nel 1957 venne pubblicato il romanzo “Quer pasticciaccio brutto de via Merulana” che è un giallo
molto particolare: non c’è il colpevole. Nel 1963 poi, venne pubblicata “La cognizione del dolore”, un altro grande
romanzo, fino alla pubblicazione di “L’Adalgisa”. Nel 1970 verrà poi pubblicato “La meccanica”. Gadda fu autore anche
di molti racconti, raccolti in un libro dal titolo “Accoppiamenti giudiziosi”.
Egli nacque a Milano nel 1873.
La sua famiglia era ben vista nella Milano dell’epoca, erano tanti i Gadda a Milano, e alcuni ricoprivano anche cariche
molto prestigiose: il nonno materno era un avvocato e il nonno paterno fu ministro dei Lavori Pubblici nel periodo 69-
73. Per quanto riguarda il padre di Gadda, però, egli vide la sua attività di bachi da seta fallire improvvisamente.
Perciò, l’infanzia di Gadda sarà segnata da difficoltà economiche che vengono incrementate dal fatto che, il padre di
Gadda, per ragioni di prestigio, fece costruire una villa in Brianza. Ciò è importante dal momento che l’ossessione per
la villa presente nelle opere dello scrittore e tipica della borghesia milanese dell’epoca, ha anche radici nella storia
familiare dello stesso Gadda.
Nella Milano dell’epoca, l’unica università, la prima ad essere stata fondata in città, era il politecnico, dal momento che,
in una città nella quale vi erano molte industrie, c’era la consapevolezza che un’istruzione superiore, ma di tipo
tecnico, era necessaria per formare gli ingegneri che avrebbero lavorato nell’importanti fabbriche milanesi. Lo studio di
tutte le altre discipline veniva svolto poi a Pavia. Perciò, Gadda nasce e si forma in una città come Milano nella quale
ciò che contava era il lavoro produttivo con gli studi tecnici, e la letteratura era considerata solo un passatempo a cui
dedicarsi dopo il lavoro, ai margini del lavoro produttivo. Difatti, Gadda si iscrisse al politecnico e divenne un ingegnere
elettronico nel 1920. Si dice che Gadda studiò ingegneria poiché la madre lo costrinse, ma comunque egli aveva
coltivato un certo interesse per le discipline tecniche e scientifiche.
Nel 1915 partecipò come volontario alla Prima guerra mondiale e venne fatto prigioniero a Caporetto per poi essere
mandato in Germania come prigioniero, ed è lì che scriverà il “Giornale di guerra e di prigionia”, che è un libro che
mette assieme i diari dello scrittore. Lui era un ufficiale che nel periodo di guerra tenne un diario, ma scrisse anche un
resoconto della disfatta di Caporetto poiché temeva che, una volta tornato dalla prigionia, sarebbe stato accusato di
tradimento. Infatti, all’epoca, gli alti comandi erano convinti che gli italiani avessero perso la battaglia di Caporetto
poiché non avevano voluto combattere. In realtà, nel suo libro, Gadda mette in luce l’impreparazione dell’esercito
italiano, anche se egli credeva moltissimo nella guerra. Infatti, Gadda e alcuni suoi amici avevano protestato (scrissero
ai giornali dell’epoca) contro i professori del politecnico di Milano, che invece di lasciare che gli studenti si arruolassero,
li trattenevano a Milano affinché sostenessero gli esami. Alla fine, però, dovette scontrarsi con una profonda
insoddisfazione e delusione che gli aveva provocato la guerra: questa non aveva nulla di eroico, era solo confusione,
soprattutto in un contesto in cui non vi erano vere e proprie grandi battaglie, ma solo mesi e mesi di trincea e
carneficine terribili. Questo diario verrà pubblicato dopo la guerra e avrà molte edizioni.
Gadda fu un convinto fascista poiché aveva partecipato alla Prima guerra mondiale e aveva assistito alla disfatta
dell’esercito italiano, come a Caporetto, dove fu fatto prigioniero, tant’è che aveva denunciato anche l’impreparazione
degli alti comandi. Dunque, egli fu portato a credere alle promesse di ritorno all’ordine del regime. Divenne antifascista
solo nel 1943, quando si trovava a Firenze, dove abitava in una casa vicino alla stazione, casa che venne bombardata.
Dopo la Seconda guerra mondiale, scriverà poi un trattato estremamente polemico contro il regime, dal titolo “Eros e
Priapo”, nel quale, a partire da un’argomentazione psicanalitica, individua il consenso di cui godeva il regime sulla base
dell’erotismo intrinseco alla figura maschia e virile di Mussolini. Anche se, individuare le cause della presa del potere
da parte del fascismo in Italia nell’infatuazione erotica che gli italiani, e soprattutto le italiane, hanno avuto per la
figura maschile di Mussolini è una provocazione: le cause non erano queste.
Quando Gadda tornò dalla Prima guerra, si dedicò agli studi e divenne ingegnere, prendendo poi la decisione di partire
per l’Argentina dove lavorerà per alcuni anni. L’Argentina, all’inizio del 900, aveva ancora quel fascino dell’Eldorado
sudamericano descritto da De Amicis nel romanzo “Cuore”, pubblicato nel 1886. Anche se, all’inizio del Novecento,
l’Argentina non era più una terra promessa, ma dal momento che questo fascino continuava ad esistere per inerzia, il
paese continuava ad essere una meta privilegiata. Gadda partì anche per un altro motivo: gli anni che vanno dalla fine
della Prima guerra mondiale fino alla marcia su Roma nel 1922 sono anni particolarmente turbolenti in Italia a causa
del “biennio rosso” e dell’occupazione delle fabbriche, per cui può essere che Gadda abbia fatto fatica a trovare lavoro
in Italia.
Egli rientrò poi in Italia, viaggiò anche in Germania, ma decise di lasciare Milano e prima di lasciare la città si scrisse
alla facoltà di filosofia. Egli decise di lasciare Milano poiché in città gli interessi letterari e filosofici non erano
apprezzati, in particolare nel mondo frequentato da Gadda, quello della borghesia.
Così, si trasferì a Roma finché decise di dedicarsi a tempo pieno alla scrittura e di recarsi a Firenze, dove, tra le due
guerre mondiali, stanziavano tutti gli intellettuali e scrittori italiani. Gadda decise dedicarsi alla scrittura quando ormai
aveva superato i quarant’anni e dopo aver lavorato come ingegnere e aver messo da parte una quantità di denaro
sufficiente per poter vivere solo scrivendo. Solamente che, successivamente a questa decisione, scoppiò la guerra, i
suoi risparmi finirono e, al termine della guerra, lo scrittore si ritrovò vecchio, malato e senza un soldo a causa
dell’inflazione. Così, grazie all’intervento dei suoi amici, Gadda trovò un impiego a Roma, alla Rai, per i servizi di
cultura del “Terzo programma”, fino al 1955. In seguito, egli andò in pensione.
Tra gli anni 40 e 60 del 1900 Gadda fu scoperto dai grandi editori, quali Einaudi e Garzanti, che pubblicarono libri già
scritti nella prima metà del 900, ma che erano rimasti inediti. Gadda pubblicò, oltre ai suoi titoli più conosciuti, anche
altri libri, tra cui “Le meraviglie d’Italia”, “La madonna dei filosofi” e “Il castello di Udine”, che contengono in parte dei
raccontini e un tipo di prosa che andava per la maggiore nell’Italia della prima metà del Novecento e che poi sarà
completamente dimenticata. Gli scrittori italiani dell’epoca, infatti, o scrivevano poesia lirica (Ungaretti, Montale) o
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CARLO EMILIO GADDA

La vita e le opere: Gadda è un autore della prima metà del 900 e la sua grandezza come scrittore venne riconosciuta quasi subito, anche se i grandi editori lo proposero al grande pubblico solo nella seconda metà del 900, tra la metà degli anni 40 e gli anni

  1. In particolare, nel 1957 venne pubblicato il romanzo “Quer pasticciaccio brutto de via Merulana” che è un giallo molto particolare: non c’è il colpevole. Nel 1963 poi, venne pubblicata “La cognizione del dolore”, un altro grande romanzo, fino alla pubblicazione di “L’Adalgisa”. Nel 1970 verrà poi pubblicato “La meccanica”. Gadda fu autore anche di molti racconti, raccolti in un libro dal titolo “Accoppiamenti giudiziosi”. Egli nacque a Milano nel 1873. La sua famiglia era ben vista nella Milano dell’epoca, erano tanti i Gadda a Milano, e alcuni ricoprivano anche cariche molto prestigiose: il nonno materno era un avvocato e il nonno paterno fu ministro dei Lavori Pubblici nel periodo 69-
  2. Per quanto riguarda il padre di Gadda, però, egli vide la sua attività di bachi da seta fallire improvvisamente. Perciò, l’infanzia di Gadda sarà segnata da difficoltà economiche che vengono incrementate dal fatto che, il padre di Gadda, per ragioni di prestigio, fece costruire una villa in Brianza. Ciò è importante dal momento che l’ossessione per la villa presente nelle opere dello scrittore e tipica della borghesia milanese dell’epoca, ha anche radici nella storia familiare dello stesso Gadda. Nella Milano dell’epoca, l’unica università, la prima ad essere stata fondata in città, era il politecnico, dal momento che, in una città nella quale vi erano molte industrie, c’era la consapevolezza che un’istruzione superiore, ma di tipo tecnico, era necessaria per formare gli ingegneri che avrebbero lavorato nell’importanti fabbriche milanesi. Lo studio di tutte le altre discipline veniva svolto poi a Pavia. Perciò, Gadda nasce e si forma in una città come Milano nella quale ciò che contava era il lavoro produttivo con gli studi tecnici, e la letteratura era considerata solo un passatempo a cui dedicarsi dopo il lavoro, ai margini del lavoro produttivo. Difatti, Gadda si iscrisse al politecnico e divenne un ingegnere elettronico nel 1920. Si dice che Gadda studiò ingegneria poiché la madre lo costrinse, ma comunque egli aveva coltivato un certo interesse per le discipline tecniche e scientifiche. Nel 1915 partecipò come volontario alla Prima guerra mondiale e venne fatto prigioniero a Caporetto per poi essere mandato in Germania come prigioniero, ed è lì che scriverà il “Giornale di guerra e di prigionia”, che è un libro che mette assieme i diari dello scrittore. Lui era un ufficiale che nel periodo di guerra tenne un diario, ma scrisse anche un resoconto della disfatta di Caporetto poiché temeva che, una volta tornato dalla prigionia, sarebbe stato accusato di tradimento. Infatti, all’epoca, gli alti comandi erano convinti che gli italiani avessero perso la battaglia di Caporetto poiché non avevano voluto combattere. In realtà, nel suo libro, Gadda mette in luce l’impreparazione dell’esercito italiano, anche se egli credeva moltissimo nella guerra. Infatti, Gadda e alcuni suoi amici avevano protestato (scrissero ai giornali dell’epoca) contro i professori del politecnico di Milano, che invece di lasciare che gli studenti si arruolassero, li trattenevano a Milano affinché sostenessero gli esami. Alla fine, però, dovette scontrarsi con una profonda insoddisfazione e delusione che gli aveva provocato la guerra: questa non aveva nulla di eroico, era solo confusione, soprattutto in un contesto in cui non vi erano vere e proprie grandi battaglie, ma solo mesi e mesi di trincea e carneficine terribili. Questo diario verrà pubblicato dopo la guerra e avrà molte edizioni. Gadda fu un convinto fascista poiché aveva partecipato alla Prima guerra mondiale e aveva assistito alla disfatta dell’esercito italiano, come a Caporetto, dove fu fatto prigioniero, tant’è che aveva denunciato anche l’impreparazione degli alti comandi. Dunque, egli fu portato a credere alle promesse di ritorno all’ordine del regime. Divenne antifascista solo nel 1943, quando si trovava a Firenze, dove abitava in una casa vicino alla stazione, casa che venne bombardata. Dopo la Seconda guerra mondiale, scriverà poi un trattato estremamente polemico contro il regime, dal titolo “Eros e Priapo”, nel quale, a partire da un’argomentazione psicanalitica, individua il consenso di cui godeva il regime sulla base dell’erotismo intrinseco alla figura maschia e virile di Mussolini. Anche se, individuare le cause della presa del potere da parte del fascismo in Italia nell’infatuazione erotica che gli italiani, e soprattutto le italiane, hanno avuto per la figura maschile di Mussolini è una provocazione: le cause non erano queste. Quando Gadda tornò dalla Prima guerra, si dedicò agli studi e divenne ingegnere, prendendo poi la decisione di partire per l’Argentina dove lavorerà per alcuni anni. L’Argentina, all’inizio del 900, aveva ancora quel fascino dell’Eldorado sudamericano descritto da De Amicis nel romanzo “Cuore”, pubblicato nel 1886. Anche se, all’inizio del Novecento, l’Argentina non era più una terra promessa, ma dal momento che questo fascino continuava ad esistere per inerzia, il paese continuava ad essere una meta privilegiata. Gadda partì anche per un altro motivo: gli anni che vanno dalla fine della Prima guerra mondiale fino alla marcia su Roma nel 1922 sono anni particolarmente turbolenti in Italia a causa del “biennio rosso” e dell’occupazione delle fabbriche, per cui può essere che Gadda abbia fatto fatica a trovare lavoro in Italia. Egli rientrò poi in Italia, viaggiò anche in Germania, ma decise di lasciare Milano e prima di lasciare la città si scrisse alla facoltà di filosofia. Egli decise di lasciare Milano poiché in città gli interessi letterari e filosofici non erano apprezzati, in particolare nel mondo frequentato da Gadda, quello della borghesia. Così, si trasferì a Roma finché decise di dedicarsi a tempo pieno alla scrittura e di recarsi a Firenze, dove, tra le due guerre mondiali, stanziavano tutti gli intellettuali e scrittori italiani. Gadda decise dedicarsi alla scrittura quando ormai aveva superato i quarant’anni e dopo aver lavorato come ingegnere e aver messo da parte una quantità di denaro sufficiente per poter vivere solo scrivendo. Solamente che, successivamente a questa decisione, scoppiò la guerra, i suoi risparmi finirono e, al termine della guerra, lo scrittore si ritrovò vecchio, malato e senza un soldo a causa dell’inflazione. Così, grazie all’intervento dei suoi amici, Gadda trovò un impiego a Roma, alla Rai, per i servizi di cultura del “Terzo programma”, fino al 1955. In seguito, egli andò in pensione. Tra gli anni 40 e 60 del 1900 Gadda fu scoperto dai grandi editori, quali Einaudi e Garzanti, che pubblicarono libri già scritti nella prima metà del 900, ma che erano rimasti inediti. Gadda pubblicò, oltre ai suoi titoli più conosciuti, anche altri libri, tra cui “Le meraviglie d’Italia”, “La madonna dei filosofi” e “Il castello di Udine”, che contengono in parte dei raccontini e un tipo di prosa che andava per la maggiore nell’Italia della prima metà del Novecento e che poi sarà completamente dimenticata. Gli scrittori italiani dell’epoca, infatti, o scrivevano poesia lirica (Ungaretti, Montale) o

prosa d’arte, che non raccontava una storia, ma delle riflessioni, una sorta di versione in prosa della poesia lirica. Un particolare tipo di prosa d’arte che sarà adoperata da Gadda è la cosiddetta “odeporica”, cioè la letteratura di viaggio: resoconti dei suoi viaggi scritti sui giornali. La sua istruzione non fu solo di tipo tecnico e scientifico, ma sulla base di questa aggiunse anche un interesse per delle discipline che gli altri scrittori italiani di quell’epoca ignoravano quasi del tutto, tra cui la psicanalisi. Per cui, a differenza di altri scrittori italiani, Gadda aveva una cultura molto più profonda e aggiornata a quelle che erano le nuove discipline del Novecento. Gadda morirà poi nel 1973 a Roma. Gadda: NARRATIVA Una delle tecniche di Gadda è l’accumulo, il catalogo, l’elenco, dal momento che egli intendeva dare un’immagine il più possibile completa della realtà. Dunque, egli elenca tutti gli aspetti su cui si sofferma per descrivere nel modo più completo possibile la realtà non elencando solamente con precisione tutto ciò che voleva descrivere, ma adoperando tutti gli strumenti linguistici. Quando poi non bastavano tutti i lessici, da quelli specialistici e quelli gergali, Gadda deformava quelli già esistenti. In questo modo, si parla di plurilinguismo, pluristilismo ed espressionismo: una rappresentazione deformata della realtà. Così la lingua di Gadda diventa una lingua composita, poiché per descrivere il mondo non basta una lingua sola, ma servono tutte le lingue, non solo la lingua italiana dell’uso corrente, ma anche quella del passato con espressioni gergali e dialetti. Solo con questo dispiegamento enorme di mezzi linguistici e stilistici è possibile dar conto della complessità dell’uomo: secondo Gadda, per dare una rappresentazione il più possibile completa dell’uomo nel 900, è necessaria una pluralità di strumenti. Si parla poi di espressionismo dal momento che le descrizioni non sono mai semplicemente oggettive, ma sono deformate, caricate per esprimere determinati significati. Gadda scriveva in questo modo poiché partiva da un’impostazione che è ancora quella ottocentesca , ma, al tempo stesso, era aggiornato alle nuove discipline e scoperte scientifiche che avevano segnato l’inizio del 900. Perciò, come gli scrittori dell’Ottocento, Gadda voleva trovare per ogni fenomeno il rapporto causa-effetto , come facevano i naturalisti a partire dalla metà dell’Ottocento. Gli strumenti con i quali si analizzava il mondo, però, erano più aggiornati e, quindi, alla scienza positiva dell’Ottocento si univano cose come la psicanalisi e la relatività del Novecento: così, non si trovava solamente una causa, ma tante. Queste cause diventano così tante che alla fine formavano un groviglio , il cosiddetto “ gnommero ”, una delle caratteristiche di Gadda, così chiamato in termini dialettali da uno dei personaggi del suo romanzo “Quer pasticciaccio brutto de via Merulana”. Gadda nei suoi libri cerca sempre di dar conto del groviglio delle concause che determinano i comportamenti umani e per dar conto di queste cause egli dispiega strumenti stilistici, lessicali e sintattici, uno più complesso dell’altro. Una delle conseguenze del tentativo di descrivere questo groviglio delle cause dei comportamenti dell’uomo è il non concludere i suoi lavori. Era talmente difficile ciò che si proponeva di fare, che, ad un certo punto, diventava troppo difficile persino per lo stesso Gadda. Difatti, romanzi come “Quer pasticciaccio brutto de via Merulana”, “La cognizione del dolore” e “La meccanica” resteranno incompiuti. Di fronte alle mancate conclusioni di questi romanzi, gli editori di Gadda pubblicarono i libri incompiuti. Un’idea del mondo così complessa deriva dalla formazione particolare di Gadda: egli si laureò a Milano, in quella che è stata la prima istituzione universitaria milanese, il politecnico, assorbendo così la grande cultura positivista dell’Ottocento, per la quale in ogni problema l’uomo poteva individuare i nessi causa-effetto. La cultura di Gadda, però, non si fermava questo: era aggiornata alle ultime conquiste epistemologiche del 900, venendo a conoscenza della psicanalisi di Freud e della teoria della relatività di Einstein. Dunque, Gadda sapeva benissimo che il mondo, nel 900, era molto più complesso rispetto a quello che sembrava nel secolo precedente. Così, cercava di dar conto a questa complessità dando sfoggio di una capacità strepitosa di maneggiare la lingua. Cercare di fondere assieme la grande cultura positivista e le culture del 900, però, si rivelò un compito impossibile: quando la realtà diventa troppo complessa è impossibile dar conto di tutti gli aspetti di questa e, quindi, subentra il “groviglio” di cause e concause, una metafora che dà conto della complessità del mondo. L’esito più plateale di questo modo di vedere le cose e di fare letteratura è il fatto che Gadda non conclude le sue opere, poiché nel tentativo di dar conto di qualsiasi aspetto non riesce mai a finire ciò che comincia. Il risultato di questa incompiutezza è il fatto che Gadda è in realtà un autore del primo Novecento che, però, viene pubblicato nella seconda metà del secolo. Alcuni libri vengono pubblicati già negli anni 30, ma i libri che lo renderanno famoso, quali “L’Adalgisa”, “La cognizione del dolore” e “Quer pasticciaccio brutto de via Merulana” escono dopo, dagli anni 40 in poi. “L’ADALGISA – DISEGNI MILANESI” di Gadda Quando Gadda decise di dedicarsi completamente alla scrittura vuole scrivere un romanzo sulla società milanese tra le due guerre mondiali, che avrebbe dovuto intitolarsi “Un fulmine sul 220”. Questa sorta di commedia umana ambientata a Milano non verrà mai conclusa, così, Gadda decise di prendere alcune parti di questo romanzo in concluso e di pubblicarle, nel 1943, con il titolo di “L’Adalgisa - Disegni milanesi”. Queste parti di romanzo diventano poi sostanzialmente dei racconti, inseriti nel libro “L’Adalgisa”, che aveva già iniziato a scrivere. “LA MECCANICA” di Gadda “La meccanica” è un romanzo breve rimasto incompiuto che Gadda iniziò a scrivere negli anni 30 del 1900. L’editore Garzanti lo riprenderà per poi pubblicarlo nel 1970. Si tratta di un romanzo breve dove il protagonista Franco Velaschi è un giovane borghese che non vuole studiare ma alla passione per la meccanica. L’aspetto interessante del romanzo è che qui Gadda affronta uno dei problemi che sono propri di quegli anni: il tema degli imboscati. Infatti, il padre del giovane Velaschi trova un modo per non farlo partire per la guerra, usando come pretesto la passione per la meccanica del figlio e convincendo così un amico industriale ad assumere il figlio nella sua officina. Difatti, gli uomini che lavoravano nelle industrie importanti dove si costruivano armi o macchinari bellici rimanevano a lavorare in fabbrica e non partivano per la guerra, così il padre decide di imboscare il figlio. In questo romanzo emerge la tendenza all’elenco tipica di Gadda come tentativo di dar conto di tutti gli aspetti che descrive. Questo romanzo rimane incompiuto non solo a seguito del fatto che la visione del mondo dell’autore lo spingeva ad una complessità linguistica e stilistica ingestibile, ma il romanzo è anche incentrato su due personaggi che si contendono una donna e non si conclude poiché alla fine Gadda non sa quale dei due personaggi privilegiare. Da un lato Gadda pone Velaschi, un borghese che non ha voglia di studiare anche se sembra sveglio, ma è comunque un imboscato; mentre dall’altro pone Luigi, il marito della donna che i due pretendenti si contendono. Luigi, però, va in guerra, l’unico problema è che egli è un socialista; dunque, Gadda non sa scegliere tra il borghese imboscato e colui che ha fatto il proprio dovere andando a combattere,