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Codifica/decodifica Stuart Hall, Sintesi del corso di Antropologia

Riassunto saggio "Codifica/Decodifica" Stuart Hall tratto da "Antropologia e media"

Tipologia: Sintesi del corso

2016/2017

Caricato il 15/10/2017

michela_de_santis1
michela_de_santis1 🇮🇹

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Codifica/decodifica (HALL)
Articolazione teoretica di un modello applicabile al processo della comunicazione, in tensione con i
precedenti modelli elaborati dagli studi sulla comunicazione di massa.
Gli studi culturali svolti presso Birmingham (direttore dal ’69 al ’79) emergono come risposta ad un
problema inteso come tentativo di colmare i vuoti lasciati dall’inadeguatezza della teoria marxista e alla
questione simbolica.
Hall spiega in profondità la genealogia e la scelta del posizionamento rispetto a questa eredità teorico-
concettuale in molti scritti, così come altri hanno cercato di tracciare la storia teorico-metodologica del
Centre.
Si è utilizzato il processo di ridefinizione della dimensione ideologica del messaggio mediatico, come
matrice di analisi, superando così il modello che presupponeva un’influenza diretta dei media sul
comportamento delle persone; si è inoltre formulata una critica alla nozione dei media come testi portatori di
significato, dando luogo a uno spostamento dell’analisi dal loro contenuto alla loro struttura ideologica e
linguistica.
Hall evidenzia come i due momenti della codifica e della decodifica di un programma mediatico come
discorso significativo, siano due momenti distinti, relativamente autonomi ma in relazione, in articolazione
tra di loro. Alla base di ciò molti concetti vengono teorizzati: ciò che appare come naturale e realistico è in
realtà una rappresentazione della realtà, risultante da una pratica che Hall definisce discorsiva,
appropriandosi della categoria foucaultiana di discorso.
Se il linguaggio articola la realtà del discorso è proprio a questo che bisogna rivolgersi per studiare i processi
comunicativi e individuare i discorsi all’interno dei quali si articolano le pratiche e le ideologie.
Quando si verificano riconoscimenti che percepiscono le rappresentazioni come naturali si verifica un
appiattimento che fa coincidere la realtà con la rappresentazione della realtà, dimenticandosi della
mediazione del codice. I riconoscimenti producono l’effetto ideologico il cui ruolo è quello di nascondere le
pratiche di codificazione che costruiscono la rappresentazione.
Hall sostiene l’idea della polisemia del segno, rafforzando l’ipotesi della molteplicità dei suoi significati
ideologici; emerge come la lotta per il significato e la lotta di classe nel linguaggio.
Concetto gramsciano di egemonia inteso come il lavoro necessario per imporre, rendere plausibile e
legittimate una decodifica dell’evento entro i limiti delle definizioni dominanti, all’interno delle quali
l’evento ha assunto un dignificato di tipo connotativo.
Dalla comunicazione sistematicamente distorta alla corrispondenza non necessaria.
La prima posizione di decodifica è quella egemonico-dominante, dove lo spettatore si immedesima con i
significati dominanti di un programma televisivo e utilizza lo stesso codice che appartiene ai codificatori del
messaggio.
La seconda posizione decodifica i messaggi secondo le definizioni dominanti, riconoscendo la legittimità di
quelle definizioni come significati generali o nazionali, ma trovando un modo proprio, locale, negoziato di
applicazione di quei significati.
Nell’ultima posizione, lo spettatore pur capendo e leggendo il senso di un certo discorso rappresentato,
decodifica il messaggio secondo un codice oppositivo, non giustificando quindi l’interesse specifico di classe
come interesse nazionale e collettivo, ma inserendolo nel proprio codice alternativo come messaggio
totalitario.
(Slack) Il contesto non è qualcosa che sta là fuori, all’interno del quale si svolgono le pratiche o che
influenza lo sviluppo delle pratiche. Piuttosto, le identità, le pratiche e gli effetti in generale costituiscono il
contesto stesso all’interno di cui esse diventano pratiche, identità o effetti: mappare l’identità per portare il
contesto alla luce.
Si passa dalla concezione di processo comunicativo inteso come mittente-messaggio-destinatario a
produzione-circolazione-distribuzione-riproduzione fondato su passaggi di forme distinguendo produzione
discorsiva da altri tipi di produzione.
I momenti di codifica e decodifica sono momenti determinati sebbene autonomi in relazione al processo
comunicativo nel suo insieme. L’evento deve diventare storia prima di diventare evento comunicativo.
Utilizzando l’analogia del Capitale di Marx, il processo comunicativo equivale al processo di lavoro nella
modalità discorsiva in cui la produzione costituisce il messaggio.
Nel processo comunicativo televisivo, il pubblico costituisce al contempo fonte e destinatario (Elliott).
La circolazione e la ricezione sono momenti del processo di produzione nell’ambito televisivo e attraverso
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Codifica/decodifica (HALL) Articolazione teoretica di un modello applicabile al processo della comunicazione, in tensione con i precedenti modelli elaborati dagli studi sulla comunicazione di massa. Gli studi culturali svolti presso Birmingham (direttore dal ’69 al ’79) emergono come risposta ad un problema inteso come tentativo di colmare i vuoti lasciati dall’inadeguatezza della teoria marxista e alla questione simbolica. Hall spiega in profondità la genealogia e la scelta del posizionamento rispetto a questa eredità teorico- concettuale in molti scritti, così come altri hanno cercato di tracciare la storia teorico-metodologica del Centre. Si è utilizzato il processo di ridefinizione della dimensione ideologica del messaggio mediatico, come matrice di analisi, superando così il modello che presupponeva un’influenza diretta dei media sul comportamento delle persone; si è inoltre formulata una critica alla nozione dei media come testi portatori di significato, dando luogo a uno spostamento dell’analisi dal loro contenuto alla loro struttura ideologica e linguistica. Hall evidenzia come i due momenti della codifica e della decodifica di un programma mediatico come discorso significativo, siano due momenti distinti, relativamente autonomi ma in relazione, in articolazione tra di loro. Alla base di ciò molti concetti vengono teorizzati: ciò che appare come naturale e realistico è in realtà una rappresentazione della realtà, risultante da una pratica che Hall definisce discorsiva, appropriandosi della categoria foucaultiana di discorso. Se il linguaggio articola la realtà del discorso è proprio a questo che bisogna rivolgersi per studiare i processi comunicativi e individuare i discorsi all’interno dei quali si articolano le pratiche e le ideologie. Quando si verificano riconoscimenti che percepiscono le rappresentazioni come naturali si verifica un appiattimento che fa coincidere la realtà con la rappresentazione della realtà, dimenticandosi della mediazione del codice. I riconoscimenti producono l’effetto ideologico il cui ruolo è quello di nascondere le pratiche di codificazione che costruiscono la rappresentazione. Hall sostiene l’idea della polisemia del segno, rafforzando l’ipotesi della molteplicità dei suoi significati ideologici; emerge come la lotta per il significato e la lotta di classe nel linguaggio. Concetto gramsciano di egemonia inteso come il lavoro necessario per imporre, rendere plausibile e legittimate una decodifica dell’evento entro i limiti delle definizioni dominanti, all’interno delle quali l’evento ha assunto un dignificato di tipo connotativo. Dalla comunicazione sistematicamente distorta alla corrispondenza non necessaria. La prima posizione di decodifica è quella egemonico-dominante, dove lo spettatore si immedesima con i significati dominanti di un programma televisivo e utilizza lo stesso codice che appartiene ai codificatori del messaggio. La seconda posizione decodifica i messaggi secondo le definizioni dominanti, riconoscendo la legittimità di quelle definizioni come significati generali o nazionali, ma trovando un modo proprio, locale, negoziato di applicazione di quei significati. Nell’ultima posizione, lo spettatore pur capendo e leggendo il senso di un certo discorso rappresentato, decodifica il messaggio secondo un codice oppositivo, non giustificando quindi l’interesse specifico di classe come interesse nazionale e collettivo, ma inserendolo nel proprio codice alternativo come messaggio totalitario. (Slack) Il contesto non è qualcosa che sta là fuori, all’interno del quale si svolgono le pratiche o che influenza lo sviluppo delle pratiche. Piuttosto, le identità, le pratiche e gli effetti in generale costituiscono il contesto stesso all’interno di cui esse diventano pratiche, identità o effetti: mappare l’identità per portare il contesto alla luce. Si passa dalla concezione di processo comunicativo inteso come mittente-messaggio-destinatario a produzione-circolazione-distribuzione-riproduzione fondato su passaggi di forme distinguendo produzione discorsiva da altri tipi di produzione. I momenti di codifica e decodifica sono momenti determinati sebbene autonomi in relazione al processo comunicativo nel suo insieme. L’evento deve diventare storia prima di diventare evento comunicativo. Utilizzando l’analogia del Capitale di Marx, il processo comunicativo equivale al processo di lavoro nella modalità discorsiva in cui la produzione costituisce il messaggio. Nel processo comunicativo televisivo, il pubblico costituisce al contempo fonte e destinatario (Elliott). La circolazione e la ricezione sono momenti del processo di produzione nell’ambito televisivo e attraverso

una quantità di feedback strutturati e distorti sono riassorbiti nel processo di produzione stesso. L’insieme dei significati decodificati produce un effetto e s’inserisce nella struttura delle pratiche sociali. E’ possibile che i codici della codifica e della decodifica non siano simmetrici; il grado di simmetria (grado di comprensione) è stabilito tra le seguenti personificazioni: codificatore-produttore e decodificatore- destinatario. A sua volta questo dipende dai gradi d’identità/non-identità tra i codici che trasmettono, interrompono o manipolano quello che è stato trasmesso. Ciò che emerge come distorsione è dovuto alla mancanza di equivalenza tra le due parti. Il segno televisivo è un segno complesso costituito da due tipi di discorso: uno visivo e l’altro sonoro, inoltre si tratta di un segno iconico poiché possiede alcune caratteristiche della cosa rappresentata (Peirce). La realtà esiste al di là del linguaggio ma è costantemente mediata da esso, la conoscenza discorsiva è il prodotto dell’articolazione del linguaggio nelle relazioni e nelle condizioni reali. Codici naturalizzati: non rivelano la trasparenza e la naturalezza del linguaggio ma la profondità, l’attendibilità dei codici in uso; dimostrano il grado di adattabilità prodotto quando esistono un allineamento e una reciprocità solidi tra la parte codificante e quella decodificante di uno scambio di significati (i secondi funzioneranno spesso come percezioni naturalizzate. L’articolazione di un segno arbitrario con il concetto di un referente non è il prodotto della natura ma di una convenzione che richiede l’intervento e il supporto dei codici. I segni iconici sembrano gli oggetti nel mondo reale poiché riproducono in chi li guarda le condizioni di percezione (decodificazione). Denotazione: si identifica con il significato letterale del segno prodotto senza l’intervento del codice. Connotazione: riferimento a significati associativi più fluidi che variano secondo le circostanze e dipendono dai codici. (VALENZA ANLITICA SECONDO HALL) Ciò non significa che il termine denotativo o letterale rimanga esterno all’ideologia, anzi il suo valore ideologico è fortemente radicato dato che è divenuto così pienamente universale e naturale. Il livello di connotazione del segno visivo è il punto di incontro tra i segni già codificati e i codici semantici radicati in una cultura ed è il luogo in cui questi segni assumono un maggiore spessore ideologico. Il livello denotativo del segno televisivo è stabilito da alcuni codici molto complessi ma circoscritti, al contrario il suo livello connotativo è più aperto a trasformazioni capaci di sfruttare i suoi valori polisemici da non confondere con il pluralismo poiché i codici connotativi non sono uguali tra loro. Le mappature o strutture di dominio permettono di collocare in un dominio qualsiasi delle mappe di realtà sociali problematiche esistenti tutto ciò che è nuovo, questo processo è costituito da regole performative che stabiliscono le competenze e le logiche di utilizzo. I più frequenti fraintendimenti televisivi avvengono quando i produttori ambiscono all’ideale della comunicazione perfettamente trasparente e si trovano davanti a una comunicazione distorta, causa di tali discrepanze è la percezione selettiva poiché gli spettatori non utilizzano il codice dominante o privilegiato. Tale corrispondenza non è naturale ma costruita: è il prodotto dell’articolazione tra due momenti distinti, la codifica non può determinare o garantire i tipi di codice che saranno impiegati nella decodifica. Tre ipotetiche posizioni dalle quali si possono ricostruire le decodificazioni di un discorso televisivo: -posizione egemonico-dominante si ha quando lo spettatore fa proprio il significato suggerito dal telegiornale e decodifica il messaggio secondo il codice di riferimento in cui il messaggio è stato codificato quindi lo spettatore si muove all’interno del codice dominante. Il codice professionale opera sotto quello dominante nonostante sia relativamente indipendente in quanto applica criteri e operazioni trasformanti che gli sono propri. La decodifica definisce nei propri termini l’orizzonte mentale dei significati possibili e porta il marchio della legittimità (esempio colpo di stato in Cile); -posizione del codice negoziato dove le definizioni dominanti sono egemoniche per il fatto di rappresentare definizioni di situazioni ed eventi che sono in posizione di dominio quindi globali, collegano gli eventi con l’interesse nazionale. La decodifica contiene un misto di elementi adattabili e contrastanti perché riconosce la legittimità delle definizioni egemoniche a livello delle produzioni delle grandi significazioni e si crea regole proprie ad un livello più situazionale. I codici negoziati agiscono attraverso le logiche particolari e localizzate che si fondano sulla relazione differenziale con i discorsi e le logiche di potere (esempio sciopero); -codice d’opposizione che si ha quando lo spettatore può capire perfettamente sia il senso letterale che quello connotativo di un discorso ma globalmente decodifica il messaggio in maniera opposta reinserendo il