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Codifica e Decodifica: Il Modello di Stuart Hall nella Comunicazione, Sintesi del corso di Sociologia Della Comunicazione

Riassunto saggio "Codifica e Decodifica" di Stuart Hall.

Tipologia: Sintesi del corso

2019/2020

Caricato il 29/07/2021

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CODIFICA E DECODIFICA: STUART HALL
Nella ricerca tradizionale sui media, il processo di comunicazione viene definito come un loop
costituito da emittente, messaggio, destinatario. In questo saggio Hall suggerisce un secondo
approccio, definendo la comunicazione come una struttura che si divide in momenti collegati tra
loro. Questi momenti sono produzione, circolazione, distribuzione, consumo e riproduzione.
Quest’ultimo approccio riguarda nello specifico la “produzione discorsiva”, ovvero quando l’oggetto
sono i significati e i messaggi che vengono organizzati attraverso la codifica. Il discorso, una volta
realizzato, deve essere tradotto in pratiche sociali e per essere soggetto al consumo deve prima
essere assimilato. I momenti del processo discorsivo riguardano principalmente la codifica e la
decodifica, ma anche il processo produttivo ha un suo lato discorsivo perché è inserito in una
struttura produttiva della televisione. La scelta dei temi da trattare deriva da altre fonti discorsive
all’interno di una struttura socio-culturale e politica molto più ampia. Quindi la circolazione e la
ricezione del messaggio sono momenti del processo produttivo della tv che realizza un messaggio.
Per poter essere decodificati questi messaggi devono avere un certo impatto, cioè devono
sorprendere, intrattenere, persuadere, educare. Solo attraverso la decodifica il messaggio
acquisisce un’efficacia politica. Uno squilibrio dei codici da parte della fonte stessa può portare a
delle incomprensioni.
Con la sua ricerca, Hall scopre delle convenzioni che sono valide anche nella comunicazione
interpersonale. Il segno televisivo è costituito dal discorso visivo e audiovisivo. E’ un segno iconico
perché possiede alcune delle proprietà della cosa rappresentata. I segni iconici sono codificati.
Alcuni codici possono essere così diffusi in determinate comunità linguistiche o culture da non
sembrare più costruiti.
Il principio di arbitrarietà è quel principio secondo cui ogni lingua costruisce il proprio sistema di
valori in modo convenzionale, autonomo e del tutto sganciato dalla realtà. Prendiamo ad esempio
la parola “cane” che per l’appunto non ha legami naturali con l’animale. Tuttavia si evidenziano
delle eccezioni tra il significante (cioè l’immagine acustica o visiva) e il significato (cioè il
messaggio), come le onomatopee, ovvero le immagini che imitano un suono, il verso di un
animale, un rumore della natura. Ad esempio nei fumetti. E poi c’è il messaggio iconico che viene
considerato “naturale” per il suo principio di arbitrarietà. L’immagine ha infatti una maggiore
probabilità di trasmettere con successo il contenuto ideologico rispetto ad un messaggio scritto,
perché un’immagine appare più simile alla realtà.
La linguistica utilizza la distinzione tra “denotazione” e “connotazione”. Secondo Hall è utile usare
un modo per distinguere il significato letterale del termine dai significati associativi del segno.
Secondo Barthes, la denotazione indica il significato letterale di un segno, mentre la connotazione
per riferirsi a quei significati meno fissi e più trasformabili.
Poi c’è il fraintendimento. Hall lo definisce come una componente essenziale di ogni scambio
comunicativo.
Hall distingue tre posizioni di decodifica in un discorso televisivo: egemonica, negoziata,
oppositiva. Quella egemonica si verifica quando lo spettatore assume un significato connotato
attraverso un notiziario e decodifica il accordo con il codice dominante delle istituzioni. Nella
posizione negoziata lo spettatore capisce le definizioni dominanti veicolate in modo professionali.
La posizione oppositiva quando uno spettatore comprende un messaggio ma lo decodifica in modo
opposto. Secondo Hall, le incomprensioni e gli insuccessi comunicativi avvengono dalle
contraddizioni tra codifiche egemoniche e decodifiche negoziate.

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CODIFICA E DECODIFICA: STUART HALL

Nella ricerca tradizionale sui media, il processo di comunicazione viene definito come un loop costituito da emittente, messaggio, destinatario. In questo saggio Hall suggerisce un secondo approccio, definendo la comunicazione come una struttura che si divide in momenti collegati tra loro. Questi momenti sono produzione, circolazione, distribuzione, consumo e riproduzione. Quest’ultimo approccio riguarda nello specifico la “produzione discorsiva”, ovvero quando l’oggetto sono i significati e i messaggi che vengono organizzati attraverso la codifica. Il discorso, una volta realizzato, deve essere tradotto in pratiche sociali e per essere soggetto al consumo deve prima essere assimilato. I momenti del processo discorsivo riguardano principalmente la codifica e la decodifica, ma anche il processo produttivo ha un suo lato discorsivo perché è inserito in una struttura produttiva della televisione. La scelta dei temi da trattare deriva da altre fonti discorsive all’interno di una struttura socio-culturale e politica molto più ampia. Quindi la circolazione e la ricezione del messaggio sono momenti del processo produttivo della tv che realizza un messaggio. Per poter essere decodificati questi messaggi devono avere un certo impatto, cioè devono sorprendere, intrattenere, persuadere, educare. Solo attraverso la decodifica il messaggio acquisisce un’efficacia politica. Uno squilibrio dei codici da parte della fonte stessa può portare a delle incomprensioni. Con la sua ricerca, Hall scopre delle convenzioni che sono valide anche nella comunicazione interpersonale. Il segno televisivo è costituito dal discorso visivo e audiovisivo. E’ un segno iconico perché possiede alcune delle proprietà della cosa rappresentata. I segni iconici sono codificati. Alcuni codici possono essere così diffusi in determinate comunità linguistiche o culture da non sembrare più costruiti. Il principio di arbitrarietà è quel principio secondo cui ogni lingua costruisce il proprio sistema di valori in modo convenzionale, autonomo e del tutto sganciato dalla realtà. Prendiamo ad esempio la parola “cane” che per l’appunto non ha legami naturali con l’animale. Tuttavia si evidenziano delle eccezioni tra il significante (cioè l’immagine acustica o visiva) e il significato (cioè il messaggio), come le onomatopee, ovvero le immagini che imitano un suono, il verso di un animale, un rumore della natura. Ad esempio nei fumetti. E poi c’è il messaggio iconico che viene considerato “naturale” per il suo principio di arbitrarietà. L’immagine ha infatti una maggiore probabilità di trasmettere con successo il contenuto ideologico rispetto ad un messaggio scritto, perché un’immagine appare più simile alla realtà. La linguistica utilizza la distinzione tra “denotazione” e “connotazione”. Secondo Hall è utile usare un modo per distinguere il significato letterale del termine dai significati associativi del segno. Secondo Barthes, la denotazione indica il significato letterale di un segno, mentre la connotazione per riferirsi a quei significati meno fissi e più trasformabili. Poi c’è il fraintendimento. Hall lo definisce come una componente essenziale di ogni scambio comunicativo. Hall distingue tre posizioni di decodifica in un discorso televisivo: egemonica, negoziata, oppositiva. Quella egemonica si verifica quando lo spettatore assume un significato connotato attraverso un notiziario e decodifica il accordo con il codice dominante delle istituzioni. Nella posizione negoziata lo spettatore capisce le definizioni dominanti veicolate in modo professionali. La posizione oppositiva quando uno spettatore comprende un messaggio ma lo decodifica in modo opposto. Secondo Hall, le incomprensioni e gli insuccessi comunicativi avvengono dalle contraddizioni tra codifiche egemoniche e decodifiche negoziate.