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codifica e decodifica - Hall, Sintesi del corso di Sociologia Della Comunicazione

Uno dei saggi per sostenere l'esame di sociologia della comunicazione

Tipologia: Sintesi del corso

2019/2020

Caricato il 27/05/2020

bart-mol
bart-mol 🇮🇹

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CODIFICA E DECODIFICA - Stuart Hall
La ricerca sulla comunicazione di massa ha di solito concettualizzato il processo di comunicazione come un
circuito chiuso o loop. Questo modello è stato però criticato per la sua linearità (emittente/messaggio/destinatario),
per il suo concentrarsi sul livello dello scambio del messaggio, e per l'assenza di una concezione articolata dei diversi
momenti. Però è utile concepire questo processo come una struttura prodotta e mantenuta attraverso diversi
momenti collegati tra loro, ma distinti: produzione, circolazione, distribuzione e consumo. Ma ciò significa
considerare il processo come una “struttura agonistica complessa”, che si realizza attraverso pratiche interconnesse
ognuna delle quali conserva la sua identità distinta, la sua modalità specifica, la sua forma propria e le sue condizioni
di esistenza. Questo secondo approccio aiuta a comprendere come un circuito continuo (produzione-distribuzione-
produzione) possa procedere anche attraverso un passaggio di forme. L'oggetto delle pratiche sono i significati e i
messaggi, sotto forma di veicoli segnici di un genere particolare, organizzati attraverso l'operazione di codifica entro la
catena sintagmatica di un discorso. Così nel momento della produzione/circolazione gli apparati, le relazioni e le
pratiche di produzione emergono sotto forma di veicoli simbolici, costituiti all'interno delle regole del linguaggio. È in
questa forma discorsiva che avviene la circolazione del prodotto. Il processo quindi richiede, alla fine della
produzione: i suoi strumenti materiali e una serie di relazioni sociali, ovvero l'organizzazione e la combinazione di
pratiche all'interno degli apparati mediatici. Affinché il circuito risulti completo ed efficace, il discorso una volta
realizzato deve essere tradotto in pratiche sociali. Se nessun significato viene assimilato, non ci può essere alcun
consumo; se il significato non viene articolato in pratica non ha alcun effetto. Il valore di questo approccio è che,
mentre ognuno dei momenti, nella sua articolazione, è fondamentale al circuito nel suo insieme, nessun momento può
garantire interamente quello successivo con cui è collegato; poiché ognuno ha le proprie specifiche modalità e
condizioni di esistenza, ognuno può costituire un’interruzione del passaggio di forme, dalla cui continuità dipende il
flusso della produzione effettiva. La forma discorsiva del messaggio ha una posizione privilegiata nello scambio
comunicativo nei momenti di codifica e decodifica, anche se relativamente autonomi in relazione all'intero processo
comunicativo, sono momenti determinati. Ad esempio un evento storico grezzo non può essere trasmesso nella sua
forma originaria da un notiziario televisivo. Gli eventi possono essere comunicati solo dentro le forme audiovisive del
discorso televisivo. In questo modo l'evento diventa soggetto di tutte le complesse regole formali mediante le quali il
linguaggio produce significato. L'evento deve diventare storia prima di diventare un evento comunicativo. La
forma del messaggio è la forma necessaria in cui l'evento appare nel suo passaggio fra la fonte ed il recettore.
Quindi la trasformazione dalla o nella forma del messaggio non è un momento casuale, che può essere ignorato. La
forma del messaggio è un momento determinato. Il processo comunicativo televisivo può essere così caratterizzato:
alle strutture istituzionali televisive è richiesto di produrre un programma. La produzione in questo contesto, costruisce
il messaggio. Anche il processo produttivo ha un suo aspetto discorsivo in quanto inserito in una struttura di
significati e di idee: conoscenza applicata delle procedure di produzione, capacità tecniche stabilite storicamente,
ideologie professionali ecc. formano la cornice per la costruzione del programma attraverso questa struttura di
produzione. Inoltre anche se sono le strutture produttive televisiva a dar vita al discorso televisivo esse non
costituiscono un sistema chiuso. Gli argomenti, il modo di affrontarli, il grado di importanza, gli eventi, il personale
derivano da altre fonti e altre formazioni discorsive all'interno di una struttura socio-culturale e politica più ampia di
cui le strutture di produzione sono una parte distinta. La circolazione e la ricezione sono realmente “momenti” del
processo produttivo della televisione e sono reinseriti nello stesso processo produttivo, attraverso dei feedback. Il
pubblico è allo stesso tempo ricettore e fonte del messaggio televisivo. La produzione e la ricezione del messaggio
televisivo non sono momenti identici, ma sono in relazione. Le strutture televisive devono produrre messaggi
codificati, nella forma di un discorso dotato di senso. Prima di avere un effetto, soddisfare un bisogno o avere un
uso, il messaggio deve essere percepito come discorso significativo e deve essere decodificato come tale. È questo
insieme di significati decodificati che ha un effetto, influenza, trattiene, istruisce o persuade, con conseguenze
percettive, cognitive, emozionali, ideologiche o comportamentali molto complesse. In un momento determinato la
struttura utilizza un codice e produce un messaggio: in un altro momento determinato il messaggio, attraverso la sua
decodifica, entra a far parte della pratica sociale.
I codici di codifica e decodifica possono non essere simmetrici. Il grado di simmetria dipende dal livello di
simmetria/asimmetria stabilitosi tra codificatore-produttore e decodificatore-ricettore. Questo dipende a sua volta dal
grado di identità/non-identità fra i codici che perfettamente o imperfettamente trasmettono, interrompono o distorcono
ciò che è stato trasmesso. Lo squilibrio tra i codici deriva dalla differenza strutturale , sia di relazione che di
posizione, tra emittente e audience, ma dipende anche dall’asimmetria tra i codici della fonte e quelli del recettore
nel momento della trasformazione in o da una forma discorsiva. Le distorsioni o incomprensioni nascono dalla
mancanza di equivalenza tra le due parti dello scambio comunicativo. Il segno televisivo è complesso: è costituito
dalla combinazione di due tipi di discorso, quello visivo e quello uditivo. Inoltre, si tratta di un segno iconico perché
possiede alcune proprietà della cosa rappresentata. Dal momento che il mondo televisivo traduce un mondo
tridimensionale in piani bidimensionali non può essere certamente il referente o il concetto che significa. La realtà
esiste al di fuori del linguaggio, ma è sempre mediata dal linguaggio : quello che possiamo conoscere e dire deve
essere prodotto nel, e attraverso il, linguaggio. La conoscenza discorsiva è il prodotto non della rappresentazione
trasparente del reale nel linguaggio, ma dell'articolazione del linguaggio con i rapporti e le condizioni reali. Non esiste
discorso intellegibile che non utilizzi un codice. Quindi i segni iconici sono i segni codificati.

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CODIFICA E DECODIFICA - Stuart Hall La ricerca sulla comunicazione di massa ha di solito concettualizzato il processo di comunicazione come un circuito chiuso o loop. Questo modello è stato però criticato per la sua linearità (emittente/messaggio/destinatario), per il suo concentrarsi sul livello dello scambio del messaggio, e per l'assenza di una concezione articolata dei diversi momenti. Però è utile concepire questo processo come una struttura prodotta e mantenuta attraverso diversi momenti collegati tra loro, ma distinti : produzione, circolazione, distribuzione e consumo. Ma ciò significa considerare il processo come una “struttura agonistica complessa”, che si realizza attraverso pratiche interconnesse ognuna delle quali conserva la sua identità distinta, la sua modalità specifica, la sua forma propria e le sue condizioni di esistenza. Questo secondo approccio aiuta a comprendere come un circuito continuo ( produzione-distribuzione- produzione ) possa procedere anche attraverso un passaggio di forme. L'oggetto delle pratiche sono i significati e i messaggi, sotto forma di veicoli segnici di un genere particolare, organizzati attraverso l'operazione di codifica entro la catena sintagmatica di un discorso. Così nel momento della produzione/circolazione gli apparati, le relazioni e le pratiche di produzione emergono sotto forma di veicoli simbolici, costituiti all'interno delle regole del linguaggio. È in questa forma discorsiva che avviene la circolazione del prodotto. Il processo quindi richiede, alla fine della produzione : i suoi strumenti materiali e una serie di relazioni sociali , ovvero l'organizzazione e la combinazione di pratiche all'interno degli apparati mediatici. Affinché il circuito risulti completo ed efficace, il discorso una volta realizzato deve essere tradotto in pratiche sociali. Se nessun significato viene assimilato, non ci può essere alcun consumo; se il significato non viene articolato in pratica non ha alcun effetto. Il valore di questo approccio è che , mentre ognuno dei momenti, nella sua articolazione, è fondamentale al circuito nel suo insieme, nessun momento può garantire interamente quello successivo con cui è collegato ; poiché ognuno ha le proprie specifiche modalità e condizioni di esistenza, ognuno può costituire un’interruzione del passaggio di forme, dalla cui continuità dipende il flusso della produzione effettiva. La forma discorsiva del messaggio ha una posizione privilegiata nello scambio comunicativo nei momenti di codifica e decodifica , anche se relativamente autonomi in relazione all'intero processo comunicativo, sono momenti determinati. Ad esempio un evento storico grezzo non può essere trasmesso nella sua forma originaria da un notiziario televisivo. Gli eventi possono essere comunicati solo dentro le forme audiovisive del discorso televisivo. In questo modo l'evento diventa soggetto di tutte le complesse regole formali mediante le quali il linguaggio produce significato. L'evento deve diventare storia prima di diventare un evento comunicativo. La forma del messaggio è la forma necessaria in cui l'evento appare nel suo passaggio fra la fonte ed il recettore. Quindi la trasformazione dalla o nella forma del messaggio non è un momento casuale, che può essere ignorato. La forma del messaggio è un momento determinato. Il processo comunicativo televisivo può essere così caratterizzato: alle strutture istituzionali televisive è richiesto di produrre un programma. La produzione in questo contesto, costruisce il messaggio. Anche il processo produttivo ha un suo aspetto discorsivo in quanto inserito in una struttura di significati e di idee : conoscenza applicata delle procedure di produzione, capacità tecniche stabilite storicamente, ideologie professionali ecc. formano la cornice per la costruzione del programma attraverso questa struttura di produzione. Inoltre anche se sono le strutture produttive televisiva a dar vita al discorso televisivo esse non costituiscono un sistema chiuso. Gli argomenti, il modo di affrontarli, il grado di importanza, gli eventi, il personale derivano da altre fonti e altre formazioni discorsive all'interno di una struttura socio-culturale e politica più ampia di cui le strutture di produzione sono una parte distinta. La circolazione e la ricezione sono realmente “momenti” del processo produttivo della televisione e sono reinseriti nello stesso processo produttivo, attraverso dei feedback. Il pubblico è allo stesso tempo ricettore e fonte del messaggio televisivo. La produzione e la ricezione del messaggio televisivo non sono momenti identici, ma sono in relazione. Le strutture televisive devono produrre messaggi codificati, nella forma di un discorso dotato di senso. Prima di avere un effetto, soddisfare un bisogno o avere un uso, il messaggio deve essere percepito come discorso significativo e deve essere decodificato come tale. È questo insieme di significati decodificati che ha un effetto, influenza, trattiene, istruisce o persuade, con conseguenze percettive, cognitive, emozionali, ideologiche o comportamentali molto complesse. In un momento determinato la struttura utilizza un codice e produce un messaggio: in un altro momento determinato il messaggio, attraverso la sua decodifica, entra a far parte della pratica sociale. I codici di codifica e decodifica possono non essere simmetrici. Il grado di simmetria dipende dal livello di simmetria/asimmetria stabilitosi tra codificatore-produttore e decodificatore-ricettore. Questo dipende a sua volta dal grado di identità/non-identità fra i codici che perfettamente o imperfettamente trasmettono, interrompono o distorcono ciò che è stato trasmesso. Lo squilibrio tra i codici deriva dalla differenza strutturale , sia di relazione che di posizione, tra emittente e audience , ma dipende anche dall’asimmetria tra i codici della fonte e quelli del recettore nel momento della trasformazione in o da una forma discorsiva. Le distorsioni o incomprensioni nascono dalla mancanza di equivalenza tra le due parti dello scambio comunicativo. Il segno televisivo è complesso: è costituito dalla combinazione di due tipi di discorso, quello visivo e quello uditivo. Inoltre, si tratta di un segno iconico perché possiede alcune proprietà della cosa rappresentata. Dal momento che il mondo televisivo traduce un mondo tridimensionale in piani bidimensionali non può essere certamente il referente o il concetto che significa. La realtà esiste al di fuori del linguaggio, ma è sempre mediata dal linguaggio : quello che possiamo conoscere e dire deve essere prodotto nel, e attraverso il, linguaggio. La conoscenza discorsiva è il prodotto non della rappresentazione trasparente del reale nel linguaggio, ma dell'articolazione del linguaggio con i rapporti e le condizioni reali. Non esiste discorso intellegibile che non utilizzi un codice. Quindi i segni iconici sono i segni codificati.