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codifica e decodifica di Stuart Hall, Sintesi del corso di Sociologia Della Comunicazione

sociologia della comunicazione e dei media

Tipologia: Sintesi del corso

2023/2024

Caricato il 22/01/2025

nicolo-alfonsi
nicolo-alfonsi 🇮🇹

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La ricerca sulle comunicazioni di massa tradizionalmente concepisce il
processo comunicativo come un circuito chiuso e lineare, con una sequenza
composta da emittente, messaggio e destinatario. Questo modello è stato
criticato per la sua eccessiva linearità, per aver ridotto la comunicazione a un
semplice scambio di messaggi e per non aver considerato la complessità
delle relazioni tra le diverse fasi del processo. In alternativa, è possibile
ripensare il processo comunicativo come una struttura articolata e complessa,
in cui momenti distinti ma interconnessi produzione, circolazione,
distribuzione/consumo e riproduzione si succedono e interagiscono tra loro.
Ogni fase mantiene una propria identità, con specifiche condizioni di esistenza
e modalità operative, in un modello che richiama l’analisi marxista della
produzione delle merci. Il ciclo comunicativo, come quello economico,
procede attraverso un “passaggio di forme” tra i vari momenti, sottolineando
come ogni fase del processo contribuisca alla costruzione dei significati e dei
messaggi.
Nella fase di produzione/circolazione, il messaggio si manifesta come un
veicolo simbolico, organizzato secondo le regole del linguaggio e reso
possibile grazie a mezzi materiali (apparati mediatici) e relazioni sociali che ne
supportano la distribuzione. La circolazione è cruciale perché il messaggio
deve assumere una forma discorsiva compatibile con i canali di trasmissione,
come giornali, televisione o piattaforme digitali. La circolazione non si riduce
quindi a un trasferimento tecnico: è un processo mediato da condizioni
materiali e sociali.
Nella fase di distribuzione/consumo, il messaggio raggiunge il pubblico,
adattandosi alle caratteristiche dei destinatari e dei canali di ricezione. Il
consumo non è un processo passivo: il messaggio deve essere decodificato e
trasformato in significati assimilabili dal pubblico. Il successo del circuito
comunicativo dipende quindi dalla capacità del messaggio di essere
compreso e integrato nella pratica sociale. In caso di fraintendimenti o
incomprensioni, il processo si interrompe e il messaggio perde la sua
efficacia.
La riproduzione chiude (o rinnova) il ciclo comunicativo: i messaggi consumati
e integrati nella pratica sociale possono essere reinterpretati e reimmessi nel
sistema comunicativo, generando nuovi significati o trasformazioni sociali.
Tuttavia, il funzionamento del circuito non è garantito, poiché ogni fase è
autonoma e può introdurre discontinuità. La forma discorsiva del messaggio è
centrale in questo processo: gli eventi non possono essere trasmessi “grezzi”,
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La ricerca sulle comunicazioni di massa tradizionalmente concepisce il processo comunicativo come un circuito chiuso e lineare, con una sequenza composta da emittente, messaggio e destinatario. Questo modello è stato criticato per la sua eccessiva linearità, per aver ridotto la comunicazione a un semplice scambio di messaggi e per non aver considerato la complessità delle relazioni tra le diverse fasi del processo. In alternativa, è possibile ripensare il processo comunicativo come una struttura articolata e complessa, in cui momenti distinti ma interconnessi – produzione, circolazione, distribuzione/consumo e riproduzione – si succedono e interagiscono tra loro. Ogni fase mantiene una propria identità, con specifiche condizioni di esistenza e modalità operative, in un modello che richiama l’analisi marxista della produzione delle merci. Il ciclo comunicativo, come quello economico, procede attraverso un “passaggio di forme” tra i vari momenti, sottolineando come ogni fase del processo contribuisca alla costruzione dei significati e dei messaggi.

Nella fase di produzione/circolazione, il messaggio si manifesta come un veicolo simbolico, organizzato secondo le regole del linguaggio e reso possibile grazie a mezzi materiali (apparati mediatici) e relazioni sociali che ne supportano la distribuzione. La circolazione è cruciale perché il messaggio deve assumere una forma discorsiva compatibile con i canali di trasmissione, come giornali, televisione o piattaforme digitali. La circolazione non si riduce quindi a un trasferimento tecnico: è un processo mediato da condizioni materiali e sociali.

Nella fase di distribuzione/consumo, il messaggio raggiunge il pubblico, adattandosi alle caratteristiche dei destinatari e dei canali di ricezione. Il consumo non è un processo passivo: il messaggio deve essere decodificato e trasformato in significati assimilabili dal pubblico. Il successo del circuito comunicativo dipende quindi dalla capacità del messaggio di essere compreso e integrato nella pratica sociale. In caso di fraintendimenti o incomprensioni, il processo si interrompe e il messaggio perde la sua efficacia.

La riproduzione chiude (o rinnova) il ciclo comunicativo: i messaggi consumati e integrati nella pratica sociale possono essere reinterpretati e reimmessi nel sistema comunicativo, generando nuovi significati o trasformazioni sociali. Tuttavia, il funzionamento del circuito non è garantito, poiché ogni fase è autonoma e può introdurre discontinuità. La forma discorsiva del messaggio è centrale in questo processo: gli eventi non possono essere trasmessi “grezzi”,

ma devono essere trasformati in narrazioni attraverso le regole del linguaggio, che ne definiscono il significato.

In ambito televisivo, il processo comunicativo segue una sequenza che inizia con la produzione del programma. Le istituzioni televisive, con le loro pratiche, ideologie professionali e infrastrutture tecniche, costruiscono messaggi codificati secondo regole discorsive. Questa fase non è isolata: i contenuti televisivi derivano da un contesto socio-culturale e politico più ampio. La ricezione, a sua volta, completa il processo produttivo, con feedback indiretti che influenzano le dinamiche della produzione. La produzione e la ricezione, pur essendo distinte, sono interconnesse attraverso relazioni sociali e codici discorsivi. Per essere efficace, un messaggio televisivo deve essere percepito come significativo, influenzando pensieri, emozioni, ideologie e comportamenti. Questo processo non si limita agli effetti individuali, ma si inserisce in più ampie strutture sociali ed economiche.

L’asimmetria tra i codici usati per produrre e ricevere un messaggio genera distorsioni e incomprensioni. Questa discrepanza deriva dalla relativa autonomia delle fasi di codifica (produzione del messaggio) e decodifica (ricezione del messaggio). Ogni fase ha specificità proprie che possono influenzare il significato del messaggio. Le incomprensioni emergono quando non c’è equivalenza tra i codici utilizzati nelle due fasi, un fenomeno che riflette l’autonomia parziale dei momenti discorsivi all’interno del circuito comunicativo.

L’approccio semiotico ai media ha modificato lo studio dei contenuti televisivi e delle risposte del pubblico, superando il behaviorismo tradizionale. I programmi televisivi non sono semplici stimoli comportamentali, ma messaggi complessi costruiti attraverso codici linguistici. Come sostiene Gerbner, la televisione non rappresenta direttamente la realtà (ad esempio la violenza), ma produce “messaggi sulla violenza”. La distinzione tra reale e rappresentazione linguistica è fondamentale: i segni televisivi, pur essendo iconici (mantenendo proprietà del referente), non sono il reale, ma una sua traduzione mediata. La realtà esiste indipendentemente dal linguaggio, ma è conoscibile solo attraverso di esso. Anche i segni iconici sono codificati, sebbene appaiano “naturali” a causa della familiarità culturale.

Questa percezione “naturalizzata” dei segni deriva dall’apprendimento precoce e profondo dei codici culturali, che maschera la loro costruzione convenzionale. Come osserva Eco, i segni iconici sembrano naturali perché riproducono i codici percettivi di chi guarda. La distinzione tra denotazione