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Confronto Catullo-Petrarca, Esercizi di Italiano

Breve confronto Catullo-Petrarca

Tipologia: Esercizi

2022/2023

Caricato il 19/01/2026

gaia-roverselli
gaia-roverselli 🇮🇹

3 documenti

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“Pace non trovo, et non ò da far guerra”
Nel sonetto “Pace non trovo, et non ò da far guerra” di Petrarca, il poeta esprime la
contraddittorietà dell’amore attraverso una serie di contrasti. Infatti, sin dal primo verso,
possiamo notare la presenza di una serie di antitesi, quali: “pace/ guerra”, “temo/spero”,
“ardo/son un ghiaccio”, “volo sopra ‘l cielo/ giaccio in terra”, “nulla stringo/ tutto il mondo
abbraccio”, “m’apre/serra”, “mi riten/ scioglie il laccio”, “non m’ancide/non mi sferra”, “né mi
vuol vivo/ né mi trae d’impaccio”, “veggio senza occhi/non ò lingua et grido”, “bramo di perir/
cheggio aita”, “ò in odio me stesso/ amo altrui”, “piangendo rido”, mi spiace morte et vita”.
Petrarca utilizza tutte queste antitesi per far emergere il fatto che tutti questi aspetti coesistono
in lui e sono tutti indici del suo perenne conflitto interiore. Egli, infatti, non sa cosa desidera
realmente e non è in grado di scegliere tra tutte le emozioni contrastanti che prova, ma è sicuro
che siano date anche dal fatto che l’amore che prova nei confronti di Laura sia contraddittorio.
Infatti lo teme e riconosce la propria condizione ma non ha mezzi per opporsi ad essa (vede
ma non ha gli occhi, cioè comprende la situazione ma non sa come uscirne) e ad Amore, da
cui è anche inspiegabilmente attratto nonostante lo renda costantemente sofferente.
Da questa poesia è possibile evincere anche un ritratto psicologico del poeta, poiché ciò che
emerge durante tutto il sonetto è il dissidio interiore dell’uomo ed il suo costante tormento, il
quale, di fatto, non l’ha abbandonato per tutto il corso della sua vita. Egli stesso, sia in questo
sonetto che in altri testi, ammette di cibarsi del dolore (“E tanto di lagrime e di dolori mi pasco
con non so quale atra voluttà, che a malincuore [...] me ne stacco” - Secretum, II) e di vivere in
uno stato di continua inquietudine ma di non riuscire a smettere di farlo poiché, in un certo
senso, è anche ciò che, facendogli provare delle emozioni molto forti, lo mantiene in vita.
Di Laura, al contrario, non emerge alcuna caratteristica se non il fatto che non ricambi l’amore
di Petrarca, rendendolo sofferente.
“Pace non trovo et non ò da far guerra” ha numerose analogie con il Carme 85 di Catullo
(poeta latino del I sec. a.C.): in primo luogo l’antitesi utilizzata “Odi et amo” (odio e amo), ma
anche come l’autore descrive il modo in cui egli stesso vive l’amore. Infatti anche Catullo,
come Petrarca, non riesce ad opporsi al sentimento amoroso e comunica di “sentire che
accade” e di conseguenza di tormentarsi per questo, non trovando una soluzione razionale al
problema.
L’antitesi amore/ odio è molto frequente nei testi letterari nonostante siano due termini e
concetti completamente opposti ed estremi. Questo avviene poiché generalmente il
sentimento del poeta non è ricambiato e conseguentemente egli è profondamente afflitto e
tormentato dalla passione amorosa a tal punto da arrivare ad odiare l’oggetto del proprio
amore (ovviamente nei limiti del possibile perché, dal momento in cui ama, non può limitarsi ad
odiare ed a disprezzare la persona).
Anche Petrarca esterna quest' “odio", per esempio accusando Amore di versare vasi di
lacrime attraverso le mani bianchissime di Laura, creatura gentile ma molto fredda, quasi
crudele, nei suoi confronti perché non gli provoca altro che sofferenza (O cameretta che già
fosti un porto).

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“Pace non trovo, et non ò da far guerra” Nel sonetto “Pace non trovo, et non ò da far guerra” di Petrarca, il poeta esprime la contraddittorietà dell’amore attraverso una serie di contrasti. Infatti, sin dal primo verso, possiamo notare la presenza di una serie di antitesi, quali: “pace/ guerra”, “temo/spero”, “ardo/son un ghiaccio”, “volo sopra ‘l cielo/ giaccio in terra”, “nulla stringo/ tutto il mondo abbraccio”, “m’apre/serra”, “mi riten/ scioglie il laccio”, “non m’ancide/non mi sferra”, “né mi vuol vivo/ né mi trae d’impaccio”, “veggio senza occhi/non ò lingua et grido”, “bramo di perir/ cheggio aita”, “ò in odio me stesso/ amo altrui”, “piangendo rido”, mi spiace morte et vita”. Petrarca utilizza tutte queste antitesi per far emergere il fatto che tutti questi aspetti coesistono in lui e sono tutti indici del suo perenne conflitto interiore. Egli, infatti, non sa cosa desidera realmente e non è in grado di scegliere tra tutte le emozioni contrastanti che prova, ma è sicuro che siano date anche dal fatto che l’amore che prova nei confronti di Laura sia contraddittorio. Infatti lo teme e riconosce la propria condizione ma non ha mezzi per opporsi ad essa (vede ma non ha gli occhi, cioè comprende la situazione ma non sa come uscirne) e ad Amore, da cui è anche inspiegabilmente attratto nonostante lo renda costantemente sofferente. Da questa poesia è possibile evincere anche un ritratto psicologico del poeta, poiché ciò che emerge durante tutto il sonetto è il dissidio interiore dell’uomo ed il suo costante tormento, il quale, di fatto, non l’ha abbandonato per tutto il corso della sua vita. Egli stesso, sia in questo sonetto che in altri testi, ammette di cibarsi del dolore (“E tanto di lagrime e di dolori mi pasco con non so quale atra voluttà, che a malincuore [...] me ne stacco” - Secretum, II ) e di vivere in uno stato di continua inquietudine ma di non riuscire a smettere di farlo poiché, in un certo senso, è anche ciò che, facendogli provare delle emozioni molto forti, lo mantiene in vita. Di Laura, al contrario, non emerge alcuna caratteristica se non il fatto che non ricambi l’amore di Petrarca, rendendolo sofferente. “Pace non trovo et non ò da far guerra” ha numerose analogie con il Carme 85 di Catullo (poeta latino del I sec. a.C.): in primo luogo l’antitesi utilizzata “Odi et amo” (odio e amo), ma anche come l’autore descrive il modo in cui egli stesso vive l’amore. Infatti anche Catullo, come Petrarca, non riesce ad opporsi al sentimento amoroso e comunica di “sentire che accade” e di conseguenza di tormentarsi per questo, non trovando una soluzione razionale al problema. L’antitesi amore/ odio è molto frequente nei testi letterari nonostante siano due termini e concetti completamente opposti ed estremi. Questo avviene poiché generalmente il sentimento del poeta non è ricambiato e conseguentemente egli è profondamente afflitto e tormentato dalla passione amorosa a tal punto da arrivare ad odiare l’oggetto del proprio amore (ovviamente nei limiti del possibile perché, dal momento in cui ama, non può limitarsi ad odiare ed a disprezzare la persona). Anche Petrarca esterna quest' “odio", per esempio accusando Amore di versare vasi di lacrime attraverso le mani bianchissime di Laura, creatura gentile ma molto fredda, quasi crudele, nei suoi confronti perché non gli provoca altro che sofferenza ( O cameretta che già fosti un porto ).