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Decolonizzare il patrimonio. Un passato che non passa. Maria Pia Guermandi Riassunto del libro, capitolo per capitolo
Tipologia: Sintesi del corso
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Capitolo 1, Non più com’era, non ancora come dovrebbe essere Introduce il tema del libro che ripercorre le fasi salienti del colonialismo nei confronti del patrimonio culturale messo in atto dagli stati europei, e in particolare l’italia, dalla metà del 19° sec all’inizio del 20° sec. Poi passa alla fase postcoloniale dal secondo dopoguerra a oggi, evidenziando come ancora oggi l’ideologia coloniale sia pienamente attiva. Propone una lettura del fenomeno, colonialismi vecchi e nuovi, il ruolo dello Stato e delle istituzioni culturali, il sistema del turismo e il ritardo complessivo del nostro Paese nell’elaborazione di politiche culturali adeguate a un contesto sociale radicalmente mutato negli ultimi decenni. È un testo molto politico.
Questo libro si impone di analizzare la situazione italiana, prendendo in considerazione anche gli anni della pandemia, che non ha fatto altro che accelerare ed evidenziare alcuni fenomeni in atto già da tempo, funzionando come un detonatore della fragilità complessiva: tra i fenomeni più comuni, il lavoro precario e molto spesso sottopagato, uno scarso tasso di innovazione, soprattutto in ambito turistico e patrimoniale, investendo il meno possibile sulla ricerca e la manutenzione. L’Italia viene collocata sempre più in basso per tasso di corruzione, dispersione scolastica, capacità di spesa dei fondi europei, numero dei laureati. Tuttavia, l’Italia viene considerata prima anche in ambito gestionale in quanto detiene il maggior numero di siti UNESCO. Successivamente, propone l’analisi del rapporto tra patrimonio culturale e i vecchi e nuovi colonialismi, analizzando anche l’attuale dimensione sociale e politica e il suo radicamento nel presente.
Capitolo 2, Gli heritage studies: nascita di una disciplina
Termine “patrimonio culturale” è da considerarsi moderno + non ha la stessa accezione in tutti i paesi (≠ UK, cultural heritage ). Il concetto di patrimonio è strettamente legato alla modernità: la sua genesi può essere fatta risalire all’Italia rinascimentale, epoca in cui rappresentava l’incontro e il confronto tra l’antico e l’odierno, tra un tempo diverso, lontano, e popoli nuovi. La cultura diventa mezzo di emancipazione sociale e autodeterminazione, così, la prima definizione effettiva di ciò che è il Patrimonio arriva dalla Francia settecentesca rivoluzionaria: è uno strumento di affermazione delle nuove virtù civiche dell’emergente classe borghese. Per questo, il Patrimonio si è innestato nei processi di costruzione degli stati-nazione europei: verrà istituzionalizzato e costituirà l’ethnos nazionale, successivamente dell’egemonia culturale occidentale - soprattutto nella fase di massima espansione coloniale.
Il Patrimonio si sviluppa inizialmente in due contesti: quello inglese e quello francese. Nel primo caso, gli inglesi ampliarono il concetto di patrimonio soprattutto di fronte al declino inesorabile del Grande Impero Britannico, per questa ragione viene inteso come una forma di nostalgia: è un mezzo di riappropriazione del passato da parte del popolo e, quindi, della sua democratizzazione. Il patrimonio culturale e specialmente quello monumentale rappresentavano elementi chiave nella formazione dell’identità collettiva nel periodo 1870-1914, che corrisponde alla nascita degli stati-nazione: questo perché c’era una maggiore spinta a creare tradizioni.
1800 viene istituzionalizzato il concetto di patrimonio in quanto parte integrante (insieme a lingua e territorio) di una stessa nazione. In seguito, in ambito coloniale, esso vanterà un ruolo chiave nel processo di affermazione di egemonia culturale principalmente eurocentrico/occidentalista sull’Africa e sull’Oriente (vd Black Athena di Martin Bernal).
Una forte urgenza di ricostruire il patrimonio si palesa dopo la grande distruzione subita a seguito la 2 GM, compito che si sobbarcher à̀ l’insieme delle comunit à̀nazionali e locali. Negli anni ’60 vedremo poi veri e propri interventi simbolo come nel 1966 a seguito dell’alluvione di Firenze, l’intervento da tutto il mondo degli “angeli del fango” → questa è la dimostrazione che i beni culturali sono giunti ad un tale livello da essere percepiti come un patrimonio collettivo.
1967 Commissione Franceschini (attorno a figura di Andrea Emiliani): Parlamento italiano (per l’unica volta) promuove indagine approfondita per mappazione beni in territorio italiano →fu utile perch é́permise, prima di un intervento dall’alto, di attuare un intervento diretto e costante da parte delle popolazioni residenti nei territori stessi → atto a non perdere il patrimonio, ma soprattutto qualcosa che patrimonio non era mai stato considerato, ovvero: le tradizioni.
Andrea Emiliani nel corso degli anni ‘80 tenterà varie azioni a favore della tutela del territorio italiano, ma non troverà molti emulatori → ciò nonostante in altri paesi questo avverrà ponendo le basi per la disciplina degli heritage studies.
HERITAGE STUDIES: (di cui non esiste una traduzione italiana letterale) nascono in Inghilterra dove inizialmente non presentano una accezione positiva, poiché vengono considerati comunemente come un sentore di nostalgia da parte della middle class consapevole del lento declino dell’impero britannico. La Francia allo stesso modo contribu allaì̀ nascita degli stessi, primo fra tutti attraverso gli scritti di Michel Foucault.
NEW MUSEOLOGY: a seguito di una forte e costante critica sempre più accesa nei confronti delle istituzioni museali di tipo tradizionale, attente unicamente ad una trasmissione monodirezionale del sapere, nasce nella seconda metà degli anni ’80, questa disciplina che si sarebbe occupata di riorganizzare (il museo) con politiche espositive in base a esigenze del pubblico, utilizzare nuove modalità di comunicazione e trasmissione del sapere, allargare la platea di spettatori.
Anni ’80 Museologia riflessiva con James Clifford e Michael Ames pratica epistemologica di decostruzione del sapere antropologico occidentale e delle esposizioni etnografiche, evidenziandone l’inconsistenza scientifica.
Definizione patrimonio culturale oggi, (vd Conferenza Faro 2005), è omnicomprensivo ( comprende tutti gli aspetti dell’ambiente derivanti dall’interazione tra persone e luoghi attraverso il tempo )
Capitolo 3, Il patrimonio del capitalismo Si ricercano i tratti in comune al fenomeno del colonialismo culturale, nonostante le differenze geopolitiche specifiche di ogni paese.
In riferimento all’epoca coloniale, quella su cui ci concentreremo non è la prima fase colonialista - quella che vede come protagonisti Olanda, Spagna e Portogallo; la scoperta delle Americhe e quello che è stato considerato il pi ù grande genocidio della storia dell’umanità. Anche in questa prima fase, il saccheggio del patrimonio delle popolazioni conquistate fu sistematico: le popolazioni selvagge del Nuovo Mondo, a cui era stata offerta la salvezza eterna (con diffusione messaggio cristiano), furono privati dei loro manufatti preziosi, delle statue, delle ceramiche, tessuti, monete e reperti naturalistici, al fine di arricchire i tesori delle case reali. Difatti era molto comune inviare gli oggetti preziosi a tutte le corti di Europa sotto forma di dono, a testimonianza della ricchezza dei Paesi coloniali; anche gli studiosi vennero tirati in ballo, attraverso collezioni archeologiche ed etnografiche.
Concetto di patrimonio culturale trova max espressione nel 700, a partire da Rivoluzione francese.
Inizio 800, nuova fase di espansione coloniale con l’avvento di Napoleone, iniziarono i processi di schiavismo nelle piantagioni francesi, in particolare nella colonia di Haiti: era un paradosso, in quanto Napoleone fosse figlio della Rivoluzione Francese, a sua volte matrice originaria della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino scaturiti dalla Rivoluzione Americana di fine ‘700. intellettuali, illuministi, filosofi (gli stessi che parlavano di diritti e uguaglianza) diffondono idea di colonialismo come “missione civilizzatrice”
Tra il 1815 e il 1914 si apre la seconda fase coloniale quella più sostanziosa: l’85% dei territori terrestri erano controllati da Paesi europei, senza tenere in conto poi di tutte quelle aree dove veniva applicato il colonialismo
Colonialismo imperialistico Fine 800 si inizia anche conquista Oriente e Africa ( testimonianze ≠ cult classica) ma collezionati x testimoniare la ricchezza culturale delle colonie possedute. Nei padiglioni delle esposizioni universali, al tempo principali luoghi di competizione fra le varie potenze. + creati musei, anche nelle colonie, il cui passato di cui erano stati espropriati viene riletto in chiave occidentale anche in casa propria.
Gli attriti erano frequenti, come dimostra il caso ottomano: spesso, le popolazioni islamiche hanno una percezione differente del passato, per questo con gli Ottomani allora al governo ci furono dei problemi, in quanto l’ingerenza straniera indirizzata a spostare, intervenire sulle loro vite, modificare il passato, non fu visto di buon occhio.
Nella nuova fase coloniale: Olandesi fondarono una società in Indonesia, a Jakarta; promossero gli scavi dei templi buddhisti, istituirono museo a Giacarta e molti reperti spediti a Leiden (ora Museo Nazionale dell’Indonesia). In Indocina - ossia Vietnam, Laos e Cambogia - i francesi intensificarono il loro potere Museé Indochinois di Parigi In India, gli inglesi avevano istituito da tempo la Compagnia delle Indie Orientali e nel 1801 avevano organizzato a Londra un museo per raccogliere i reperti più importanti dei territori indiani - l’Indian Museum. (BM, come i grandi musei, all’inizio non si interessa a questo patrimonio, aveva gia quello delle “grandi civiltà”)
Dopo la 1GM, Francia e Inghilterra riuscirono a spartirsi i territori dell’Impero Ottomano e le loro rispettive aree di attività archeologica attraverso l’ Accordo di Sykes-Picot (16 maggio 1916), ribadite poi nei Trattati di Pace di Versailles del 1919. Questo accordo sanciva la spartizione del Medio Oriente ottomano tra le due potenze, che furono davvero spregevoli: nel 1925 i Francesi rovinarono un patrimonio inestimabile a seguito di bombardamenti nella capitale siriana Damasco, al fine di domare una rivolta; anche città di Homs e Aleppo bombardati in Palestina , gli Inglesi cercarono i presupposti per individuare la presenza israelita a Est del Giordano - come citava la Bibbia - per gettare le basi di quello che sarà poi uno dei conflitti più crudeli della storia, di cui siamo tuttora testimoni; ( archeologia biblica ) in Iraq , sempre gli Inglesi hanno bombardato villaggi e civili al fine di consolidare il controllo sul Paese nel 1922; la scusa era quella di difendere i resti mesopotamici.
Le devastazioni raggiunsero il loro apice durante lo Scramble for Africa in Covegno a Berlino, da avvio a ultima fase di colonialismo europeo con finalità predatorie, che si protrasse fino ai primi anni del ‘900 e che vide le potenze europee lottare in maniera assidua reciprocamente per accaparrarsi territori e aree di influenza in Africa + sfruttamento intensivo delle immense ricchezze naturali. Il punto di massima tensione fu raggiunto con la Questione del Congo. Solamente l’Etiopia resistette inizialmente, ma cadde nel 1936 durante il Fascismo Italiano; l’Algeria già dagli anni ‘30 era diventata la colonia di maggiore importanza per i Francesi, a cui si aggiunse nel 1881 la Tunisia sotto forma di protettorato. Si combatté attraverso quelle che era definite small wars - conflitti brevi e di scarsa portata vista la differenza di potenziale e risorse tra i combattenti - che si trasformarono ben presto in veri e propri genocidi: i congolesi , attraverso carestie, malattie e lavori forzati da parte del Belgio; lo sterminio delle popolazioni Herero e Nama nel • 1904 da parte dei Tedeschi, Oba e Ashanti dagli inglesi,… 1897, saccheggio importante in Palazzo Reale del Benin (Nigeria) dagli inglesi e prima i francesi nel 1892.
Capitolo 4, L’avventura coloniale italiana L’Italia si butta nell’avventura coloniale in ritardo rispetto alle altre potenze, rispettivamente intorno alla nascita del Regno d’Italia. Anche per Italia archeologia è disciplina “guida” nel progetto di conquista coloniale Lo Stato italiano desiderava recuperare quegli anni di assenza, così decise di buttarsi a capofitto nella corsa coloniale, spesso con patetici tentativi di politica estera. La conquista del “posto al sole” con governo Crispi si indirizzò verso Africa orientale, zona divenuta particolarmente importante commercialmente dopo l’apertura del Canale di Suez; continuano con l’epoca Giolitti e massimo espansionismo durante il fascismo, rendendo colonie e protettorati : - Rodi e il Dodecaneso - la Libia con la Tripolitania, Cirenaica e Fezzan - Eritrea - Somalia Italiana - l’Albania - un quartiere nel porto cinese di Tjanin - una parte della Costa Anatolica - Grecia e Slovenia vengono chiaramente messe da parte
Avventura libica (1911-1943) o Ha destato maggiore interesse e impatto: ci si rifaceva all’idea che erano terre un tempo occupate da Impero Romano e Italia poteva vantare questo diritto di fronte ad una commissione internazionale. Gli italiani erano diretti eredi dei Romani e per questo potevano rivendicare tutte quelle aree, antiche province dell’Impero o Pensiero di diritto italiano al possesso sostenuto da molti storici, intellettuali e filosofi del tempo Pascoli. o Si trovava legittimazione impresa coloniale anche su piano di propaganda interna.
o Fine anni ’20 bombardamenti, scontri feroci, internamenti in campi concentramento in Libia sud-ovest e proseguono scavi archeologici o Anni ‘30 scavi in nord- Africa assumono importanza strategica, diventano icona dei possedimenti italiani, esaltazione alla romanità = perfetta strumentalità, un perfetto mezzo di propaganda per il regime e il Duce stesso, un’arma politica, al fine di esaltare la sua immagine pubblica e la dittatura. Mussolini volle accreditarsi come l’erede di Augusto e Fascismo era destinato a ripercorrere le orme dell’Impero Romano. Anche Roma sventrata per dare spazio a enorme palcoscenico sfilate di reperti e conquiste archeologiche (entrata di Hitler nel 1938). o Scavi eseguiti di fretta, no attenzione scientifica, no metodologie corrette/ documentazioni/pubblicazioni+ attenzione solo a opere romane e ellenistiche, non quelle puniche (pre-romane) + restauri di fretta x sfilate
Capitolo 5, UNESCO, un patrimonio universale con un’anima occidentale Nel 1943 ci furono due importanti conferenze:
UNESCO istituita nel 1946. Si ispira a ideali pacifisti e a valori come il rispetto della giustizia e dei diritti umani, e si affida a concezioni di progresso e sviluppo di matrice occidentale. è un’istituzione intergovernativa sostenuta da finanziamenti dei Paesi aderenti; i suoi campi di attività sono molteplici, tuttavia si concentra maggiormente sul patrimonio culturale di ogni genere, in particolare sulla World Heritage List WHL l’elenco dei siti di “straordinario valore universale” (istituito dalla World Heritage Convention **del 1972, in vigore nel 75: oggi raccoglie 897 siti, di cui soltanto 218 sono naturali, 39 di quelli misti)
** Convenzione (WHC) UNESCO fa linee standard x salvaguardia patrimonio monumentale valido universalmente. Creato un apparato burocratico complesso + creato per il monitoraggio il World Heritage Centre anche se molto discusso poich é data piu importanza a patrimonio europeo (ancora oggi c’è questo squilibrio) + anni ’90 molte critiche per i criteri di candidatura come quello ambiguo di “autenticità” + concezione esclusivamente storico- estetica della selezione fondata su tradizione occidentale si è cercato di intervenire (’92: introduzione dei cultural landscapes o paesaggi culturali territori con particolari valori simbolici, sacrali, identitari di tradizioni culturali come quelli degli aborigeni australiani).
I siti del WHL (= mooolto criticato) hanno subito processi di brandizzazione finalizzati esclusivamente a loro migliore sfruttamento turistico e ottenere il riconoscimento di WHL è quasi piu un affare politico in cui si giocano i rapporti di forza di lobby contrapposte e alleanze trasversali Paesi come Francia, Italia e Spagna (potere piu influente) esercitano piu pressioni sui processi decisionali (continuità a logica di tipo coloniale,…): penalizzano paesi economicamente piu svantaggiati (anche per elevati costi di iscrizione). Molti paesi extraeuropei hanno adattato i propri patrimoni agli standard europei di autenticità, monumentalità, integrità si impone logica eurocentrica!!
Turismo culturale si è trasformato in una vera e propria minaccia all’integrit à̀culturale dei siti patrimoniali: la loro manutenzione è responsabilità e dovere dei Paesi proprietari, che non sempre mantengono gli standard di livello adeguato, e al contempo non proteggono gli stessi siti dall’ overtourism , al contrario, lo incentivano con ogni mezzo.
In altri casi, le pratiche di restauro UNESCO sono state applicate in maniera rigida e fuori contesto risultato: siti ripuliti dal loro contesto e musealizzati, ossia escissi da un contesto di vita ordinario, snaturando i paesaggi culturali che li attorniavano e separando i luoghi del patrimonio da chi li abita e li vive quotidianamente.
1994, dopo alcune proteste, UNESCO formula nuovi criteri & approccio regionalista al patrimonio per + democraticità e attenzione a minoranze etniche e comunità emarginate.
Mancanza di selezione di alcuni siti cela il “colonialismo interno”, come successo in Cina con distruzione sistematica di luoghi sacri in Kashgar da parte di governo cinese vs i Uiguri (minoranza islamica).
Per ridurre approcci nazionalistici introdotta nuova categoria di siti transnazionali (in comunione a 2 stati) poco riuscito no visione sovranazionale e multilaterale di UNESCO.
Intro in WHL di patrimonio intangibile (pratiche e usi) ha creato molti problemi impossibile classificare e standardizzare senza snaturarli si inizia a parlare di valorizzazione della partecipazione della comunità (inizio anni
WHL fondamentale solo a livello politico, economico, turistico
1- Inizio anni 2000, Medio Oriente, avvenimenti bellici e avanzamento radicalismo islamico: 2001 Governo Talebano in Afghanistan distrusse 2 enormi statue di Buddha (per la presunta legge islamica contro le raffigurazioni di idoli) in un impo centro di buddhismo e la distruzione è stato l’epilogo di un lungo confronto iniziato in anni 80 sulla sorte dei Buddha quanto i precedenti governi afgani avevano cercato senza successo di ottenere iscrizione delle statue nella WHL. In un’intervista un governatore talebano aveva rivelato che avevano chiesto a UNESCO di convertire fondi per restauro opere in aiuti a popolazione colpita da sanzioni economiche durissime e UNESCO aveva rifiutato quindi statue distrutte in segno di sfregio e denuncia vs gerarchie imposte da cultura ideologica coloniale vicenda rilevante perche dimostra impo geopolitica di patrimonio e incomprensione di occidentali di dinamiche sociali locali. 2- 2003, seconda guerra del Golfo: operazioni militari USA rovinarono antichissimo sito archeologico babilonese, piantando sopra un campo base: furono distrutte pavimentazioni millenarie 3- 2011 Saccheggi durante le Primavere Arabe al Museo del Cairo o a Baghdad da parte dei militari statunitensi. 4- 2012, fase acuta di guerra civile in Siria: bombardamenti ridussero a un cumulo di macerie centri storici importanti come Aleppo ed Homs 5- 2014, avanzamento ISIS vennero distrutti ritualmente siti patrimoniali, replicando le immagini in tutto il mondo (Ninive, Nimrud, …) simbolo di un islamismo integralista e iconoclasta ma le distruzioni colpivano il valore simbolico che le immagini, gli oggetti, le statue avevano assunto per l’Occidente che aveva fondato i suoi Stati Nazione su archeologia estrattiva e imprese coloniali!! 6- !! 2015 Palmira, città della regina Zenobia, sito archeologico di antichissima origine:
Turismo neocoloniale Turismo “culturale” è diventato una delle forme di neocolonialismo più pervasive, rappresenta 40% degli incassi annui turistici ( è il motore della heritage industry, il brand diventa fondamentale) MA questo apporto di denaro è molto difficile da gestire, soprattutto perché non sono destinati a coprire i locali, bens le strutture dedicate ai turisti,ì̀ come porti, aeroporti o campi da golf, ad uso esclusivo di chi è turista e non di chi abita quell’area (gentrification, allontanamento locali, distruzione di quartieri in nome del turismo, degrado culturale villaggi locali, molto in Egitto spostati x consentire scavi archeologici), industria enorme ambientalmente e culturalmente insostenibile tutto questo in cambio di risibili compensazioni economiche, insufficienti a pagare costi manutenzione infrastrutture. Le risorse locali vengono sfruttate e arricchiscono per lo più società e compagnie straniere; !! Queste modalità di turismo ricevono piena approvazione dai governi nazionali dei paesi post coloniali
Europa in cerca di costruzione patrimonio culturale Si può parlare di cultura e patrimonio europei a partire dal Trattato di Maastricht del 1992: la democrazia era la forma di governo e il rispetto dei diritti umani il principio universale. Valorizzazione patrimonio, oltre che per benefici economici, è stato ripescato come arma vs crisi migratorie e al flusso di rifugiati per garantire dialogo interculturale e inclusione sociale. Costruzione patrimonio comune sottostà a idea di l’europeicità: “marchio” distintivo per segnalare siti, documenti, monumenti che rappresentano tappe importanti della storia europea; 2011 istituito l’EHL- l’European Heritage Label , che riassume i siti, i documenti e i monumenti fondamentali della storia europea - oggi è presente una cinquantina di siti (es: casa di De Gasperi o l’Acropoli di Atene, ma anche siti negativi come i campi di concentramento e di prigionia nazisti e stalinisti) niente relativo a islam o altre culture fuori da cristiana e ebraica.
!! “ Decolonizzare il patrimonio europeo” ignifica invece riconoscere la genesi e le eredità coloniali e razziste che vi operano e utilizzarlo al contrario come strumento di svelamento e decostruzione delle aporie e asimmetrie che derivano da quelle eredità, significa ricollocare storie e patrimoni delle comunità ex-coloniali al centro della storia e del patrimonio europei.
Postcolonial studies
culturale, legislativo, educativo, sociale, nelle societ à̀post-coloniali + analisi sui elementi che hanno minato la cultura, le idee e i valori di questi popoli e come ancora oggi sapere coloniale influenza gli attuali processi identitari, di sviluppo economico e modernizzazione di questi paesi.
-! Il processo di ibridità : creazione di nuove forme transculturali che dimostrano che non esiste una superiorità gerarchica delle culture pure (esito di società multiculturali)
Cultural studies
Decolonial studies
Heritage studies
Critical heritage studies Corrente piu recente dei HS, piu connessi ai problemi contemporanei. Base: democratizzare patrimonio rifiutando narrazioni culturali d’é lite, patrimonio non è piu solo di oggetti e monumenti ma altre concezioni (da sempre trascurate) piu simboliche, immateriale, assimilato a un processo di creazione identità, valori, memorie e significati culturali e sociali che ci aiutano a dare un senso al presente e che mutano nel tempo e nello spazio e nei vari contesti sociopolitici. patrim è politico in quanto frutto di scelte e selezioni non casuali e quindi sempre conflittuale perché rappresentativo delle scelte e dei valori e delle ideologie di una parte. Il patrimonio è una risorsa per “creare futuro”.
Capitolo 7, Riusciranno i musei e le statue a sopravvivere alla colpa coloniale?
New museology attento a aspetto autoritario di museo e sua efficacia in termini di rappresentazione + messa in discussione di premesse ideologiche e epistemologiche. Istituzione museo come rete di relazioni di potere al servizio
Le restituzioni o repatriation Tema attuale, ostico, sfida di musei. Anche qui atteggiamento neocoloniale: il diritto internazionale non riconosce teriitori colonizzati come occupati ma come parte di stati colonizzatori quindi secondo questo assunto non venne mai applicato il diritto di guerra e quindi restituzione. Es:
Solo con restituzione opere, svelare la violenza e rapina sottostante a collezioni, si puo porre fine a questa storia
2002: dichiarazione sull’importanza e il valore universale dei musei : dei principali musei occidentali, per risposta a pressanti richieste di restituzione, dichiarano che oggetti hanno acquisito rilievo proprio perché mesi in musei di alto livelo, unici capaci di valorizzare, legittimandosi attrib “valore universale” a ste collez ! 2018: Report sulla restituzione del patri cultu africano di Savoy e Sarr: pto svolta su tema!! Docum commiss da Macron che aveva fatto in Burkina Faso un discorso dove si impegna, in 5 anni a restituire patri africano detenuto in francia e sanare squilibrio non piu sostenibile. Si evidenzia come museo universale celi modalità di acquisizione coloniali. Per prima volta si parla di illegittimità di possesso francese di patri africano, unica soluzione è restituzione per porre fine a violenza coloniale + stabiliscono che è compito di comunità africana stabilire modalità fruzione, conservazione,… (non piu occidentali!!) 2020 Assemblea Nazionale Francese firma per restituzione beni a attuale repubblica del Benin e Senegal: con lentezza ma scatena reazione anche in altri musei come Humboldt Forum e Africa Museum annunciano nuove politiche su restituzione, seppure con molte criticità
2° ondata new museology attenzione a problemi contemporanei, costruzione di una nuova idea di cittadinanza su giustizia sociale e ambientale, attenzione spostata da istituzioni al pubblico, non piu ricettore ma coautore di nuovi significati. Musei sono un intreccio di relazioni (operatori interni, loro pratiche, mondo esterno…) e quindi non ci deve piu essere concetto di sapere monodirezionale. Qual è il nuovo ruolo del museo del XXI sec? ICOM risponde (Kyoto, 2019) con nuova definizione (“i musei sono spazi di democrazia, inclusivi, polifonici...”) non fare piu riferimento solo al sapere occidentale ma pluralità di visioni e sistemi di conoscenza richiamando a un processo di decolonizzazione opposizione a definizione di paesi piu tradizionalisti (Italia, Francia), ancorati a idea di spazio neutrale di scienza o intrattenimento. 2019 museo non è piu un’istituzione ma uno spazio di confronto di una società multiculturale, conflitto, arena privilegiata per affrontare temi contemporanei! In Centro e Sudamerica (es. Museo du Favela a Rio) migliori innovazioni sotto questo aspetto: museo come motore di cambiamento sociale, strum di lotta e emancipazione, rivendicazione diritti, oltre a funzioni documentali e educative nuovo concetto di cittadinanza costruito con la cultura, un “museo attivista”!!
piu giusto e anche i musei sono stati toccati, nella ridefinizione dei loro ruoli in ottica decoloniale ma rimane il ruolo di museo come interlocutore importate e il suo ruolo sociale Capitolo 8, Italia postcoloniale e postfascista fra oblio e continuità Fine fascismo e guerra NO fine esperienza coloniale ma fino a inizio anni 50!, perché voleva difendere i propri interessi + recuperare credibilità sul piano internazionale.
Il patrimonio archeologico delle colonie italiane
Si inizia in questo periodo a preoccuparsi del patrimonio per siti divenuti ostaggio di milizie contrapposte, soprattutto per conflitti mediorientali (come Palmira Isis) + consapevolezza del rischio delle proprie azioni sui locali e emerge necessità di diritto di intervento di impronta neocoloniale!!
Capitolo 9, un passato che non passa
!! Si stanno diffondendo usi alternativi di patrimonio, modalità “ibride” per mescolare tradizioni e approcci culturali diversi Patrimonio è diventato laboratorio di forme di resistenza ai processi neocoloniali e puo diventare strum di emancipaz individuale e collettiva, raggiungim equità sociale, benessere, giustizia
Decolonizzare patrimonio: