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Decolonizzare il patrimonio. Un passato che non passa. Maria Pia Guermandi, Sintesi del corso di Museologia

Decolonizzare il patrimonio. Un passato che non passa. Maria Pia Guermandi Riassunto del libro, capitolo per capitolo

Tipologia: Sintesi del corso

2023/2024

In vendita dal 20/02/2025

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DECOLONIZZARE IL PATRIMONIO- Maria Pia Guermandi
Capitolo 1, Non più com’era, non ancora come dovrebbe essere
Introduce il tema del libro che ripercorre le fasi salienti del colonialismo nei confronti del patrimonio culturale messo
in atto dagli stati europei, e in particolare l’italia, dalla metà del 19° sec all’inizio del 20° sec.
Poi passa alla fase postcoloniale dal secondo dopoguerra a oggi, evidenziando come ancora oggi l’ideologia coloniale
sia pienamente attiva. Propone una lettura del fenomeno, colonialismi vecchi e nuovi, il ruolo dello Stato e delle
istituzioni culturali, il sistema del turismo e il ritardo complessivo del nostro Paese nell’elaborazione di politiche
culturali adeguate a un contesto sociale radicalmente mutato negli ultimi decenni. È un testo molto politico.
Questo libro si impone di analizzare la situazione italiana, prendendo in considerazione anche gli anni della
pandemia, che non ha fatto altro che accelerare ed evidenziare alcuni fenomeni in atto già da tempo, funzionando
come un detonatore della fragilità complessiva: tra i fenomeni più comuni, il lavoro precario e molto spesso
sottopagato, uno scarso tasso di innovazione, soprattutto in ambito turistico e patrimoniale, investendo il meno
possibile sulla ricerca e la manutenzione. L’Italia viene collocata sempre più in basso per tasso di corruzione,
dispersione scolastica, capacità di spesa dei fondi europei, numero dei laureati. Tuttavia, l’Italia viene considerata
prima anche in ambito gestionale in quanto detiene il maggior numero di siti UNESCO. Successivamente, propone
l’analisi del rapporto tra patrimonio culturale e i vecchi e nuovi colonialismi, analizzando anche l’attuale dimensione
sociale e politica e il suo radicamento nel presente.
Capitolo 2, Gli heritage studies: nascita di una disciplina
Termine “patrimonio culturale” 3 da considerarsi moderno + non ha la stessa accezione in tutti i paesi (≠ UK, cultural
heritage). Il concetto di patrimonio 3 strettamente legato alla modernità: la sua genesi può essere fatta risalire
all’Italia rinascimentale, epoca in cui rappresentava l’incontro e il confronto tra l’antico e l’odierno, tra un tempo
diverso, lontano, e popoli nuovi. La cultura diventa mezzo di emancipazione sociale e autodeterminazione, così, la
prima definizione effettiva di ciò che 3 il Patrimonio arriva dalla Francia settecentesca rivoluzionaria: 3 uno
strumento di affermazione delle nuove virtù civiche dell’emergente classe borghese. Per questo, il Patrimonio si 3
innestato nei processi di costruzione degli stati-nazione europei: verrà istituzionalizzato e costituirà l’ethnos
nazionale, successivamente dell’egemonia culturale occidentale - soprattutto nella fase di massima espansione
coloniale.
Il Patrimonio si sviluppa inizialmente in due contesti: quello inglese e quello francese. Nel primo caso, gli inglesi
ampliarono il concetto di patrimonio soprattutto di fronte al declino inesorabile del Grande Impero Britannico, per
questa ragione viene inteso come una forma di nostalgia: 3 un mezzo di riappropriazione del passato da parte del
popolo e, quindi, della sua democratizzazione. Il patrimonio culturale e specialmente quello monumentale
rappresentavano elementi chiave nella formazione dell’identità collettiva nel periodo 1870-1914, che corrisponde
alla nascita degli stati-nazione: questo perchD c’era una maggiore spinta a creare tradizioni.
1800 viene istituzionalizzato il concetto di patrimonio in quanto parte integrante (insieme a lingua e territorio) di una
stessa nazione. In seguito, in ambito coloniale, esso vanterà un ruolo chiave nel processo di affermazione di
egemonia culturale principalmente eurocentrico/occidentalista sull’Africa e sull’Oriente (vd Black Athena di Martin
Bernal).
Una forte urgenza di ricostruire il patrimonio si palesa dopo la grande distruzione subita a seguito la 2 GM, compito
che si sobbarcher l’insieme delle comunit nazionali e locali. Negli anni ’60 vedremo poi veri e propri interventi à à
simbolo come nel 1966 a seguito dell’alluvione di Firenze, l’intervento da tutto il mondo degli “angeli del fango” →
questa  la dimostrazione che i beni culturali sono giunti ad un tale livello da essere percepiti come un patrimonio
collettivo.
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DECOLONIZZARE IL PATRIMONIO- Maria Pia Guermandi

Capitolo 1, Non più com’era, non ancora come dovrebbe essere Introduce il tema del libro che ripercorre le fasi salienti del colonialismo nei confronti del patrimonio culturale messo in atto dagli stati europei, e in particolare l’italia, dalla metà del 19° sec all’inizio del 20° sec. Poi passa alla fase postcoloniale dal secondo dopoguerra a oggi, evidenziando come ancora oggi l’ideologia coloniale sia pienamente attiva. Propone una lettura del fenomeno, colonialismi vecchi e nuovi, il ruolo dello Stato e delle istituzioni culturali, il sistema del turismo e il ritardo complessivo del nostro Paese nell’elaborazione di politiche culturali adeguate a un contesto sociale radicalmente mutato negli ultimi decenni. È un testo molto politico.

Questo libro si impone di analizzare la situazione italiana, prendendo in considerazione anche gli anni della pandemia, che non ha fatto altro che accelerare ed evidenziare alcuni fenomeni in atto già da tempo, funzionando come un detonatore della fragilità complessiva: tra i fenomeni più comuni, il lavoro precario e molto spesso sottopagato, uno scarso tasso di innovazione, soprattutto in ambito turistico e patrimoniale, investendo il meno possibile sulla ricerca e la manutenzione. L’Italia viene collocata sempre più in basso per tasso di corruzione, dispersione scolastica, capacità di spesa dei fondi europei, numero dei laureati. Tuttavia, l’Italia viene considerata prima anche in ambito gestionale in quanto detiene il maggior numero di siti UNESCO. Successivamente, propone l’analisi del rapporto tra patrimonio culturale e i vecchi e nuovi colonialismi, analizzando anche l’attuale dimensione sociale e politica e il suo radicamento nel presente.

Capitolo 2, Gli heritage studies: nascita di una disciplina

Termine “patrimonio culturale” è da considerarsi moderno + non ha la stessa accezione in tutti i paesi (≠ UK, cultural heritage ). Il concetto di patrimonio è strettamente legato alla modernità: la sua genesi può essere fatta risalire all’Italia rinascimentale, epoca in cui rappresentava l’incontro e il confronto tra l’antico e l’odierno, tra un tempo diverso, lontano, e popoli nuovi. La cultura diventa mezzo di emancipazione sociale e autodeterminazione, così, la prima definizione effettiva di ciò che è il Patrimonio arriva dalla Francia settecentesca rivoluzionaria: è uno strumento di affermazione delle nuove virtù civiche dell’emergente classe borghese. Per questo, il Patrimonio si è innestato nei processi di costruzione degli stati-nazione europei: verrà istituzionalizzato e costituirà l’ethnos nazionale, successivamente dell’egemonia culturale occidentale - soprattutto nella fase di massima espansione coloniale.

Il Patrimonio si sviluppa inizialmente in due contesti: quello inglese e quello francese. Nel primo caso, gli inglesi ampliarono il concetto di patrimonio soprattutto di fronte al declino inesorabile del Grande Impero Britannico, per questa ragione viene inteso come una forma di nostalgia: è un mezzo di riappropriazione del passato da parte del popolo e, quindi, della sua democratizzazione. Il patrimonio culturale e specialmente quello monumentale rappresentavano elementi chiave nella formazione dell’identità collettiva nel periodo 1870-1914, che corrisponde alla nascita degli stati-nazione: questo perché c’era una maggiore spinta a creare tradizioni.

1800 viene istituzionalizzato il concetto di patrimonio in quanto parte integrante (insieme a lingua e territorio) di una stessa nazione. In seguito, in ambito coloniale, esso vanterà un ruolo chiave nel processo di affermazione di egemonia culturale principalmente eurocentrico/occidentalista sull’Africa e sull’Oriente (vd Black Athena di Martin Bernal).

Una forte urgenza di ricostruire il patrimonio si palesa dopo la grande distruzione subita a seguito la 2 GM, compito che si sobbarcher à̀ l’insieme delle comunit à̀nazionali e locali. Negli anni ’60 vedremo poi veri e propri interventi simbolo come nel 1966 a seguito dell’alluvione di Firenze, l’intervento da tutto il mondo degli “angeli del fango” → questa è la dimostrazione che i beni culturali sono giunti ad un tale livello da essere percepiti come un patrimonio collettivo.

1967 Commissione Franceschini (attorno a figura di Andrea Emiliani): Parlamento italiano (per l’unica volta) promuove indagine approfondita per mappazione beni in territorio italiano →fu utile perch é́permise, prima di un intervento dall’alto, di attuare un intervento diretto e costante da parte delle popolazioni residenti nei territori stessi → atto a non perdere il patrimonio, ma soprattutto qualcosa che patrimonio non era mai stato considerato, ovvero: le tradizioni.

Andrea Emiliani nel corso degli anni ‘80 tenterà varie azioni a favore della tutela del territorio italiano, ma non troverà molti emulatori → ciò nonostante in altri paesi questo avverrà ponendo le basi per la disciplina degli heritage studies.

HERITAGE STUDIES: (di cui non esiste una traduzione italiana letterale) nascono in Inghilterra dove inizialmente non presentano una accezione positiva, poiché vengono considerati comunemente come un sentore di nostalgia da parte della middle class consapevole del lento declino dell’impero britannico. La Francia allo stesso modo contribu allaì̀ nascita degli stessi, primo fra tutti attraverso gli scritti di Michel Foucault.

NEW MUSEOLOGY: a seguito di una forte e costante critica sempre più accesa nei confronti delle istituzioni museali di tipo tradizionale, attente unicamente ad una trasmissione monodirezionale del sapere, nasce nella seconda metà degli anni ’80, questa disciplina che si sarebbe occupata di riorganizzare (il museo) con politiche espositive in base a esigenze del pubblico, utilizzare nuove modalità di comunicazione e trasmissione del sapere, allargare la platea di spettatori.

Anni ’80  Museologia riflessiva con James Clifford e Michael Ames  pratica epistemologica di decostruzione del sapere antropologico occidentale e delle esposizioni etnografiche, evidenziandone l’inconsistenza scientifica.

Definizione patrimonio culturale oggi, (vd Conferenza Faro 2005), è omnicomprensivo ( comprende tutti gli aspetti dell’ambiente derivanti dall’interazione tra persone e luoghi attraverso il tempo )

Capitolo 3, Il patrimonio del capitalismo Si ricercano i tratti in comune al fenomeno del colonialismo culturale, nonostante le differenze geopolitiche specifiche di ogni paese.

In riferimento all’epoca coloniale, quella su cui ci concentreremo non è la prima fase colonialista - quella che vede come protagonisti Olanda, Spagna e Portogallo; la scoperta delle Americhe e quello che è stato considerato il pi ù grande genocidio della storia dell’umanità. Anche in questa prima fase, il saccheggio del patrimonio delle popolazioni conquistate fu sistematico: le popolazioni selvagge del Nuovo Mondo, a cui era stata offerta la salvezza eterna (con diffusione messaggio cristiano), furono privati dei loro manufatti preziosi, delle statue, delle ceramiche, tessuti, monete e reperti naturalistici, al fine di arricchire i tesori delle case reali. Difatti era molto comune inviare gli oggetti preziosi a tutte le corti di Europa sotto forma di dono, a testimonianza della ricchezza dei Paesi coloniali; anche gli studiosi vennero tirati in ballo, attraverso collezioni archeologiche ed etnografiche.

Concetto di patrimonio culturale trova max espressione nel 700, a partire da Rivoluzione francese.

Inizio 800, nuova fase di espansione coloniale con l’avvento di Napoleone, iniziarono i processi di schiavismo nelle piantagioni francesi, in particolare nella colonia di Haiti: era un paradosso, in quanto Napoleone fosse figlio della Rivoluzione Francese, a sua volte matrice originaria della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino scaturiti dalla Rivoluzione Americana di fine ‘700.  intellettuali, illuministi, filosofi (gli stessi che parlavano di diritti e uguaglianza) diffondono idea di colonialismo come “missione civilizzatrice”

Tra il 1815 e il 1914 si apre la seconda fase coloniale quella più sostanziosa: l’85% dei territori terrestri erano controllati da Paesi europei, senza tenere in conto poi di tutte quelle aree dove veniva applicato il colonialismo

  • Archeologia come pratica estrattiva impatta malissimo su paesaggi urbani e rurali vennero bonificate intere aree e spostate intere popolazioni; in cambio, venivano offerti posti di lavoro negli scavi e modeste compensazioni, così si èistituita la manodopera, vennero creati edifici e magazzini e migliorate le infrastrutture viarie e portuali.

Colonialismo imperialistico Fine 800  si inizia anche conquista Oriente e Africa ( testimonianze ≠ cult classica) ma collezionati x testimoniare la ricchezza culturale delle colonie possedute. Nei padiglioni delle esposizioni universali, al tempo principali luoghi di competizione fra le varie potenze. + creati musei, anche nelle colonie, il cui passato di cui erano stati espropriati viene riletto in chiave occidentale anche in casa propria.

Gli attriti erano frequenti, come dimostra il caso ottomano: spesso, le popolazioni islamiche hanno una percezione differente del passato, per questo con gli Ottomani allora al governo ci furono dei problemi, in quanto l’ingerenza straniera indirizzata a spostare, intervenire sulle loro vite, modificare il passato, non fu visto di buon occhio.

  • collezionismo di crani per evidenziare la struttura anatomica ossea del “presitorico” e quindi del “selvaggio”  antropologia porta a nascita musei scientifici di ambito etnoantropologico, funzionali con spiegazione scientifica: tentativo occidentale di classificazione e ordinamento sia degli oggetti sia delle popolazioni delle colonie!!

Nella nuova fase coloniale: Olandesi fondarono una società in Indonesia, a Jakarta; promossero gli scavi dei templi buddhisti, istituirono museo a Giacarta e molti reperti spediti a Leiden (ora Museo Nazionale dell’Indonesia). In Indocina - ossia Vietnam, Laos e Cambogia - i francesi intensificarono il loro potere  Museé Indochinois di Parigi In India, gli inglesi avevano istituito da tempo la Compagnia delle Indie Orientali e nel 1801 avevano organizzato a Londra un museo per raccogliere i reperti più importanti dei territori indiani - l’Indian Museum. (BM, come i grandi musei, all’inizio non si interessa a questo patrimonio, aveva gia quello delle “grandi civiltà”)

Dopo la 1GM, Francia e Inghilterra riuscirono a spartirsi i territori dell’Impero Ottomano e le loro rispettive aree di attività archeologica attraverso l’ Accordo di Sykes-Picot (16 maggio 1916), ribadite poi nei Trattati di Pace di Versailles del 1919. Questo accordo sanciva la spartizione del Medio Oriente ottomano tra le due potenze, che furono davvero spregevoli:  nel 1925 i Francesi rovinarono un patrimonio inestimabile a seguito di bombardamenti nella capitale siriana Damasco, al fine di domare una rivolta; anche città di Homs e Aleppo bombardati  in Palestina , gli Inglesi cercarono i presupposti per individuare la presenza israelita a Est del Giordano - come citava la Bibbia - per gettare le basi di quello che sarà poi uno dei conflitti più crudeli della storia, di cui siamo tuttora testimoni; ( archeologia biblica )  in Iraq , sempre gli Inglesi hanno bombardato villaggi e civili al fine di consolidare il controllo sul Paese nel 1922; la scusa era quella di difendere i resti mesopotamici.

Le devastazioni raggiunsero il loro apice durante lo Scramble for Africa in Covegno a Berlino, da avvio a ultima fase di colonialismo europeo con finalità predatorie, che si protrasse fino ai primi anni del ‘900 e che vide le potenze europee lottare in maniera assidua reciprocamente per accaparrarsi territori e aree di influenza in Africa + sfruttamento intensivo delle immense ricchezze naturali. Il punto di massima tensione fu raggiunto con la Questione del Congo. Solamente l’Etiopia resistette inizialmente, ma cadde nel 1936 durante il Fascismo Italiano; l’Algeria già dagli anni ‘30 era diventata la colonia di maggiore importanza per i Francesi, a cui si aggiunse nel 1881 la Tunisia sotto forma di protettorato. Si combatté attraverso quelle che era definite small wars - conflitti brevi e di scarsa portata vista la differenza di potenziale e risorse tra i combattenti - che si trasformarono ben presto in veri e propri genocidi: i congolesi , attraverso carestie, malattie e lavori forzati da parte del Belgio; lo sterminio delle popolazioni Herero e Nama nel • 1904 da parte dei Tedeschi, Oba e Ashanti dagli inglesi,… 1897, saccheggio importante in Palazzo Reale del Benin (Nigeria) dagli inglesi e prima i francesi nel 1892.

  • Africa oggi si calcola il 90% di suo patrimonio è fuori da continente!

Capitolo 4, L’avventura coloniale italiana L’Italia si butta nell’avventura coloniale in ritardo rispetto alle altre potenze, rispettivamente intorno alla nascita del Regno d’Italia. Anche per Italia archeologia è disciplina “guida” nel progetto di conquista coloniale Lo Stato italiano desiderava recuperare quegli anni di assenza, così decise di buttarsi a capofitto nella corsa coloniale, spesso con patetici tentativi di politica estera. La conquista del “posto al sole” con governo Crispi si indirizzò verso Africa orientale, zona divenuta particolarmente importante commercialmente dopo l’apertura del Canale di Suez; continuano con l’epoca Giolitti e massimo espansionismo durante il fascismo, rendendo colonie e protettorati :  - Rodi e il Dodecaneso  - la Libia con la Tripolitania, Cirenaica e Fezzan  - Eritrea  - Somalia Italiana  - l’Albania  - un quartiere nel porto cinese di Tjanin  - una parte della Costa Anatolica  - Grecia e Slovenia vengono chiaramente messe da parte

Avventura libica (1911-1943) o Ha destato maggiore interesse e impatto: ci si rifaceva all’idea che erano terre un tempo occupate da Impero Romano e Italia poteva vantare questo diritto di fronte ad una commissione internazionale. Gli italiani erano diretti eredi dei Romani e per questo potevano rivendicare tutte quelle aree, antiche province dell’Impero o Pensiero di diritto italiano al possesso sostenuto da molti storici, intellettuali e filosofi del tempo Pascoli. o Si trovava legittimazione impresa coloniale anche su piano di propaganda interna.

  • 1910 scavi archeologici a Cirene + topografi militari elaborano mappe di alcuni siti archeologici (Leptis Magna) o Ci fu una forte resistenza da parte di popolazioni locali che impedirono grandi campagne scavo MA italiani risposero bombardando molti monumenti ed edifici storici di ogni epoca (anche romani); alcuni tra essi vennero smantellati e utilizzati per costruire trincee
  • 1912  Venne però restaurato il simbolo romano per eccellenza in Libia: l’Arco Romano quadrifronte dedicato a Marco Aurelio e Lucio Vero , eretto a Tripoli nel 163 DC e venne “isolato” dalle costruzioni attorno. Per farlo apparire maggiormente, vennero eliminati due monumenti islamici, così da essere pronto per la visita di Mussolini del 1937.

o Fine anni ’20  bombardamenti, scontri feroci, internamenti in campi concentramento in Libia sud-ovest e proseguono scavi archeologici o Anni ‘30 scavi in nord- Africa assumono importanza strategica, diventano icona dei possedimenti italiani, esaltazione alla romanità = perfetta strumentalità, un perfetto mezzo di propaganda per il regime e il Duce stesso, un’arma politica, al fine di esaltare la sua immagine pubblica e la dittatura. Mussolini volle accreditarsi come l’erede di Augusto e Fascismo era destinato a ripercorrere le orme dell’Impero Romano. Anche Roma sventrata per dare spazio a enorme palcoscenico sfilate di reperti e conquiste archeologiche (entrata di Hitler nel 1938). o Scavi eseguiti di fretta, no attenzione scientifica, no metodologie corrette/ documentazioni/pubblicazioni+ attenzione solo a opere romane e ellenistiche, non quelle puniche (pre-romane) + restauri di fretta x sfilate

  • Ritrovamento importante: la statua acefala Venere di Cirene nel 1913, esposta al Museo Nazionale Romano fino al 1922: poiché risaliva a II secolo DC, testimoniava la relazione tra le aree conquistate e il Regime, sottolineando con sua bianchezza marmorea l'inferiorità razziale degli “indigeni”, per giustificare l’occupazione coloniale. Diventa forte icona di propaganda: messa su francobolli, manifesti, cartoline, fatti calchi…

Capitolo 5, UNESCO, un patrimonio universale con un’anima occidentale Nel 1943 ci furono due importanti conferenze:

  1. Archaelogy after war a Gerusalemme  archeologi cercano una collaborazione internazionale per elaborare linee guida o raccomandazioni per proteggere le testimonianze di “grandi civiltà” e deciso che reperti andassero spartiti fra i paesi dove si svolgevano gli scavi
  2. The future of Archaelogy a Londra  pianificazione della riorganizzazione post bellica delle attività culturali e educative  controllo del patrimonio archeologico coloniale è sempre centrale per le potenze europee, su cui si fonda anche:

UNESCO  istituita nel 1946. Si ispira a ideali pacifisti e a valori come il rispetto della giustizia e dei diritti umani, e si affida a concezioni di progresso e sviluppo di matrice occidentale. è un’istituzione intergovernativa sostenuta da finanziamenti dei Paesi aderenti; i suoi campi di attività sono molteplici, tuttavia si concentra maggiormente sul patrimonio culturale di ogni genere, in particolare sulla World Heritage List WHL  l’elenco dei siti di “straordinario valore universale” (istituito dalla World Heritage Convention **del 1972, in vigore nel 75: oggi raccoglie 897 siti, di cui soltanto 218 sono naturali, 39 di quelli misti)

  • Uno dei primi obiettivi ricostruzione patrimonio monumentale distrutto da guerra. Tuttavia, era un'istituzione a dominio e anima occidentale. Non è un caso, infatti, che i maggiori componenti (i piu influenti Italia, Spagna e Francia) fossero proprio coloro che portavano avanti politiche coloniali e controllavano il patrimonio di questi stessi stati: continuità ideologica fondata su supremazia culturale e tecnologica dell’Occidente.
  • Anni ’50: nascono centri di studio come ICCROM nel 56 (per salvaguardia e restauro di proprietà culturali) + ha molto impatto Stati Uniti che apportano riforme educative e sociali, apportano linee guida, best practices…  RIMANE controllo della gestione di patrimonio extraeuropeo in mano a occidentali.
  • Molte impresse di salvataggio di monumenti che ora hanno valore universale, non piu solo per i paesi proprietari:
  • Prima impo impresa (1959-80) è salvataggio monumenti destinati a essere sommersi da acque del Nilo dopo costruzione diga di Assuan  portati alla luce reperti, monumenti, siti e questa attività fece eco mondiale a UNESCO nonostante scavi rapidi, smantellati templi tombe e monumenti, persi molti manufatti “minori” + nelle aree di scavo molte popolazioni allontanate + in realtà c’erano grandi tensioni politiche: ogni paese cerca di trarre piu prestigio e influenza dell’altro & ogni paese alla fine riceveva dei reperti che arricchirono musei stranieri  usa pratiche archeologia coloniale (come uso manodopera locale): espressione supremazia tecnologica occidente.

** Convenzione (WHC)  UNESCO fa linee standard x salvaguardia patrimonio monumentale valido universalmente. Creato un apparato burocratico complesso + creato per il monitoraggio il World Heritage Centre anche se molto discusso poich é data piu importanza a patrimonio europeo (ancora oggi c’è questo squilibrio) + anni ’90 molte critiche per i criteri di candidatura come quello ambiguo di “autenticità” + concezione esclusivamente storico- estetica della selezione fondata su tradizione occidentale  si è cercato di intervenire (’92: introduzione dei cultural landscapes o paesaggi culturali territori con particolari valori simbolici, sacrali, identitari di tradizioni culturali come quelli degli aborigeni australiani).

I siti del WHL (= mooolto criticato) hanno subito processi di brandizzazione finalizzati esclusivamente a loro migliore sfruttamento turistico e ottenere il riconoscimento di WHL è quasi piu un affare politico in cui si giocano i rapporti di forza di lobby contrapposte e alleanze trasversali  Paesi come Francia, Italia e Spagna (potere piu influente) esercitano piu pressioni sui processi decisionali (continuità a logica di tipo coloniale,…): penalizzano paesi economicamente piu svantaggiati (anche per elevati costi di iscrizione). Molti paesi extraeuropei hanno adattato i propri patrimoni agli standard europei di autenticità, monumentalità, integrità  si impone logica eurocentrica!!

  • rischio che “bollino” WHL crei processi di gentrification e stravolgimento interi centri e aree storiche a danno di strati piu bassi della popolazione.

 Turismo culturale si è trasformato in una vera e propria minaccia all’integrit à̀culturale dei siti patrimoniali: la loro manutenzione è responsabilità e dovere dei Paesi proprietari, che non sempre mantengono gli standard di livello adeguato, e al contempo non proteggono gli stessi siti dall’ overtourism , al contrario, lo incentivano con ogni mezzo.

In altri casi, le pratiche di restauro UNESCO sono state applicate in maniera rigida e fuori contesto  risultato: siti ripuliti dal loro contesto e musealizzati, ossia escissi da un contesto di vita ordinario, snaturando i paesaggi culturali che li attorniavano e separando i luoghi del patrimonio da chi li abita e li vive quotidianamente.

1994, dopo alcune proteste, UNESCO formula nuovi criteri & approccio regionalista al patrimonio per + democraticità e attenzione a minoranze etniche e comunità emarginate.

Mancanza di selezione di alcuni siti cela il “colonialismo interno”, come successo in Cina con distruzione sistematica di luoghi sacri in Kashgar da parte di governo cinese vs i Uiguri (minoranza islamica).

Per ridurre approcci nazionalistici introdotta nuova categoria di siti transnazionali (in comunione a 2 stati)  poco riuscito  no visione sovranazionale e multilaterale di UNESCO.

Intro in WHL di patrimonio intangibile (pratiche e usi) ha creato molti problemi impossibile classificare e standardizzare senza snaturarli  si inizia a parlare di valorizzazione della partecipazione della comunità (inizio anni

  1. ma poi analisi condotte hanno rilevato mancato reale coinvolgimento: intento era di decolonizzare ma in realtà creato “neocolonialismo”

 WHL fondamentale solo a livello politico, economico, turistico

1- Inizio anni 2000, Medio Oriente, avvenimenti bellici e avanzamento radicalismo islamico:  2001 Governo Talebano in Afghanistan distrusse 2 enormi statue di Buddha (per la presunta legge islamica contro le raffigurazioni di idoli) in un impo centro di buddhismo e la distruzione è stato l’epilogo di un lungo confronto iniziato in anni 80 sulla sorte dei Buddha quanto i precedenti governi afgani avevano cercato senza successo di ottenere iscrizione delle statue nella WHL. In un’intervista un governatore talebano aveva rivelato che avevano chiesto a UNESCO di convertire fondi per restauro opere in aiuti a popolazione colpita da sanzioni economiche durissime e UNESCO aveva rifiutato quindi statue distrutte in segno di sfregio e denuncia vs gerarchie imposte da cultura ideologica coloniale  vicenda rilevante perche dimostra impo geopolitica di patrimonio e incomprensione di occidentali di dinamiche sociali locali. 2- 2003, seconda guerra del Golfo: operazioni militari USA rovinarono antichissimo sito archeologico babilonese, piantando sopra un campo base: furono distrutte pavimentazioni millenarie 3- 2011 Saccheggi durante le Primavere Arabe al Museo del Cairo o a Baghdad da parte dei militari statunitensi. 4- 2012, fase acuta di guerra civile in Siria: bombardamenti ridussero a un cumulo di macerie centri storici importanti come Aleppo ed Homs 5- 2014, avanzamento ISIS vennero distrutti ritualmente siti patrimoniali, replicando le immagini in tutto il mondo (Ninive, Nimrud, …) simbolo di un islamismo integralista e iconoclasta ma le distruzioni colpivano il valore simbolico che le immagini, gli oggetti, le statue avevano assunto per l’Occidente che aveva fondato i suoi Stati Nazione su archeologia estrattiva e imprese coloniali!! 6- !! 2015 Palmira, città della regina Zenobia, sito archeologico di antichissima origine:

  1. rovine scoperte da inglesi e poi molte missioni di scavo di archeologi francesi, danesi, tedeschi, russi, norvegesi, italiani…  sintesi di archeologia coloniale occidentale in Medio Oriente
  2. 1980 entra in WHL

Turismo neocoloniale Turismo “culturale” è diventato una delle forme di neocolonialismo più pervasive, rappresenta 40% degli incassi annui turistici ( è il motore della heritage industry, il brand diventa fondamentale) MA questo apporto di denaro è molto difficile da gestire, soprattutto perché non sono destinati a coprire i locali, bens le strutture dedicate ai turisti,ì̀ come porti, aeroporti o campi da golf, ad uso esclusivo di chi è turista e non di chi abita quell’area (gentrification, allontanamento locali, distruzione di quartieri in nome del turismo, degrado culturale  villaggi locali, molto in Egitto spostati x consentire scavi archeologici), industria enorme ambientalmente e culturalmente insostenibile  tutto questo in cambio di risibili compensazioni economiche, insufficienti a pagare costi manutenzione infrastrutture. Le risorse locali vengono sfruttate e arricchiscono per lo più società e compagnie straniere; !! Queste modalità di turismo ricevono piena approvazione dai governi nazionali dei paesi post coloniali

Europa in cerca di costruzione patrimonio culturale Si può parlare di cultura e patrimonio europei a partire dal Trattato di Maastricht del 1992: la democrazia era la forma di governo e il rispetto dei diritti umani il principio universale. Valorizzazione patrimonio, oltre che per benefici economici, è stato ripescato come arma vs crisi migratorie e al flusso di rifugiati per garantire dialogo interculturale e inclusione sociale. Costruzione patrimonio comune sottostà a idea di l’europeicità: “marchio” distintivo per segnalare siti, documenti, monumenti che rappresentano tappe importanti della storia europea;  2011 istituito l’EHL- l’European Heritage Label , che riassume i siti, i documenti e i monumenti fondamentali della storia europea - oggi è presente una cinquantina di siti (es: casa di De Gasperi o l’Acropoli di Atene, ma anche siti negativi come i campi di concentramento e di prigionia nazisti e stalinisti)  niente relativo a islam o altre culture fuori da cristiana e ebraica.

  • 2005 Convenzione di Faro  documento innovativo che finalmente incorpora a livello ufficiale europeo il concetto di multiculturalismo come valore da salvaguardare e di uso del patrimonio come strumento di coesione e benessere sociale MA NON VENNE MAI APPLICATA: mai riconosciuti patrimoni minoranze, ignorati a livello nazionale!!
  • 2007 istituita la Casa Europea della Storia (HEH) su iniziativa Parlamento Europeo: raccontava le gesta belliche europee, non soltanto dei singoli paesi, bensì una storia comune europea: la sua genesi può essere individuata nell’Illuminismo, per poi dirigersi verso la storia coloniale, i migranti, il razzismo, le guerre, sino ad arrivare alle dinamiche sociali odierne MA colonialismo narrato come qualcosa di concluso, mai evidenziate le ripercussioni nella storia contemporanea europea e neanche in connessione a migranti/razzismo
  • 1956 nasce Unione Europea come alleanza commerciale in primis  non ha mai dato a patrimonio cultu un ruolo strategico, fondandosi sempre su meccanismo di sfruttamento colonialista di territori extraeu, nasce con maggioranza di Stati coloniali, ha sempre creato una divisione a livello di cittadinanza, discriminazione anche in territori nei propri confini nazionali (come Algeria, guerra algerina 1954-62 mai considerata come conflitto interno a Europa)  sempre rimossa idea che UE si sia fondata su sfruttamento coloniale

!!  “ Decolonizzare il patrimonio europeo” ignifica invece riconoscere la genesi e le eredità coloniali e razziste che vi operano e utilizzarlo al contrario come strumento di svelamento e decostruzione delle aporie e asimmetrie che derivano da quelle eredità, significa ricollocare storie e patrimoni delle comunità ex-coloniali al centro della storia e del patrimonio europei.

Postcolonial studies

  • Nascono in anni ’70, il cui testo fondativo è Orientalism (1978) di Edward Said, critico americano di origini palestinesi analizza discorso coloniale e le gerarchie di potere definendo come “orientalismo” insieme di concetti, affermazioni, pratiche usate da europei per descrivere l’altro da sé , l’Oriente e come, la costruzione di sto concetto fosse funzionale al progetto coloniale europeo, definendo “Occidente” per opposizione la propria identità culturale.
  • importanti studi di Focault, Gramsci (analisi nazionalismi e classi sociali
  • Inizialmente solo legati a ambito letterario da anni 80, estesi a ambito delle scienze storiche e sociali: analizzano l’esperienza del colonialismo e come esso abbia influito sui colonizzati e sui colonizzatori, l’impatto economico,

culturale, legislativo, educativo, sociale, nelle societ à̀post-coloniali + analisi sui elementi che hanno minato la cultura, le idee e i valori di questi popoli e come ancora oggi sapere coloniale influenza gli attuali processi identitari, di sviluppo economico e modernizzazione di questi paesi.

-! Il processo di ibridità : creazione di nuove forme transculturali che dimostrano che non esiste una superiorità gerarchica delle culture pure (esito di società multiculturali)

Cultural studies

  • Filone di studio che nasce da un gruppo di ricercatori di Università di Birmingham (a capo Start Hall) base studi: idea che pratiche culturali contemporanee come relazioni di potere che possono essere consolidate o ribaltate + Studiano il tema della “razza” in relazione a pratiche culturali  forte natura politica!

Decolonial studies

  • Di matrice centro-sudamericana
  • Base: epistemologia occidentale è indissolubile dai concetti di capitalismo, colonialismo e modernità
  • “Decolonialità” è la condizione finale del processo di decolonizzazione che sarà inevitabile

Heritage studies

  • da anni 90  base: patrimonio come prodotto sociale & culturale
  • 1990 agli Indiani d’America vennero riconosciuti i diritti e la riappropriazione del loro passato: venne dato loro il loro patrimonio fatto di resti umani e materiali, fino ad allora conservati all’interno dei musei federali.
  • Patrimonio come atto comunicativo che riflette e costruisce pratiche sociali. Oltre
  • rivista importante per HS “International Journal of HS”  ribadisce carattere interdisciplinare di HS (insieme di monumenti, oggetti, pratiche, siti…)
  • 1996 nasce concetto di dissonant heritage: patri cultu conflittuale poich é relativo a un passato ambivalente e indesiderato  tutti i siti e monumenti legati alle grandi narrative coloniali
  • Il patrimonio culturale diventa uno strumento fondamentale per i processi di riconoscimento identitario delle minoranze e delle popolazioni indigene, e quindi pienamente coinvolto nei processi di decolonizzazione.

Critical heritage studies Corrente piu recente dei HS, piu connessi ai problemi contemporanei. Base: democratizzare patrimonio rifiutando narrazioni culturali d’é lite, patrimonio non è piu solo di oggetti e monumenti ma altre concezioni (da sempre trascurate) piu simboliche, immateriale, assimilato a un processo di creazione identità, valori, memorie e significati culturali e sociali che ci aiutano a dare un senso al presente e che mutano nel tempo e nello spazio e nei vari contesti sociopolitici. patrim è politico in quanto frutto di scelte e selezioni non casuali e quindi sempre conflittuale perché rappresentativo delle scelte e dei valori e delle ideologie di una parte. Il patrimonio è una risorsa per “creare futuro”.

  • 2020, impo conferenza “Futures” temi: decolonizzaz patri, digitalizzazione, pratiche cultu e urbanizzazione, turismo cultu: emerge orientamento a patrimonio piu ecologicamente consapevole, in cerca di superamento schemi occidentali, ribaltare paradigmi e narrative consolidate.
  • Ultimi anni: molte esperienze decoloniali di uso alternativo di patrimonio Es: a Lota, città del Cile meridionale, dopo chiusura miniere carbone, grande impoverimento e gestione patrimonio affidata a privati che limitano accesso a locali che stanno ricostruendo il loro patri come testimonianza di una storia di ingiustizia sociale e sfruttamento.

Capitolo 7, Riusciranno i musei e le statue a sopravvivere alla colpa coloniale?

  • New museology inglese e nouvelle muséologie francese  due tendenze che rivolgono attenzione a dimensione politica e sociale di istituzione museale

New museology attento a aspetto autoritario di museo e sua efficacia in termini di rappresentazione + messa in discussione di premesse ideologiche e epistemologiche. Istituzione museo come rete di relazioni di potere al servizio

Le restituzioni o repatriation Tema attuale, ostico, sfida di musei. Anche qui atteggiamento neocoloniale: il diritto internazionale non riconosce teriitori colonizzati come occupati ma come parte di stati colonizzatori quindi secondo questo assunto non venne mai applicato il diritto di guerra e quindi restituzione. Es:

  1. Marmi Elgin (una delle dispute piu note) di Partenone e Acropoli nel 1812 e nel 16 li vende a BM. 1983 ministro cultura greco lancia campagna internazionale per richiesta restituzione e BM non accetta per necessità di garantire protezione necessaria e una piu ampia fruizione internazionale + fa appello a proprio statuto che non prevede alienazione proprio patrimonio. 2009 nasce museo dell’Acropoli e predisposto spazio per fregio Fidia al BM, messa una copia per la maggior parte. Nel 2019 direttore BM parla di questo furto come un “atto creativo”.
  2. 1897 truppe inglesi si impadroniscono di capitale regno Benin (attuale Nigeria. Era un odei regni piu impo a livello artistico), Edo. Palazzi, luoghi sacri saccheggiati, gioielli, sculture, oggetti e famosi rilievi in bronzo che adornavano pilastri del palazzo reale e zanne d’avorio. Bottino disperso, venduto a grandi musei (oggi 150 musei posseggono quel patrimonio), fra cui BM che apre una sezione apposita. Re del Benin chiesero a lungo la restituzione (anni 80) di quei beni sottratti con la forza, la violenza su quelle popolazioni e istituzioni europee risposero col silenzio, vedendo oramai come un contesto storico superato.

Solo con restituzione opere, svelare la violenza e rapina sottostante a collezioni, si puo porre fine a questa storia

 2002: dichiarazione sull’importanza e il valore universale dei musei : dei principali musei occidentali, per risposta a pressanti richieste di restituzione, dichiarano che oggetti hanno acquisito rilievo proprio perché mesi in musei di alto livelo, unici capaci di valorizzare, legittimandosi attrib “valore universale” a ste collez ! 2018: Report sulla restituzione del patri cultu africano di Savoy e Sarr: pto svolta su tema!! Docum commiss da Macron che aveva fatto in Burkina Faso un discorso dove si impegna, in 5 anni a restituire patri africano detenuto in francia e sanare squilibrio non piu sostenibile. Si evidenzia come museo universale celi modalità di acquisizione coloniali. Per prima volta si parla di illegittimità di possesso francese di patri africano, unica soluzione è restituzione per porre fine a violenza coloniale + stabiliscono che è compito di comunità africana stabilire modalità fruzione, conservazione,… (non piu occidentali!!)  2020 Assemblea Nazionale Francese firma per restituzione beni a attuale repubblica del Benin e Senegal: con lentezza ma scatena reazione anche in altri musei come Humboldt Forum e Africa Museum annunciano nuove politiche su restituzione, seppure con molte criticità

2° ondata new museology  attenzione a problemi contemporanei, costruzione di una nuova idea di cittadinanza su giustizia sociale e ambientale, attenzione spostata da istituzioni al pubblico, non piu ricettore ma coautore di nuovi significati. Musei sono un intreccio di relazioni (operatori interni, loro pratiche, mondo esterno…) e quindi non ci deve piu essere concetto di sapere monodirezionale.  Qual è il nuovo ruolo del museo del XXI sec? ICOM risponde (Kyoto, 2019) con nuova definizione (“i musei sono spazi di democrazia, inclusivi, polifonici...”)  non fare piu riferimento solo al sapere occidentale ma pluralità di visioni e sistemi di conoscenza richiamando a un processo di decolonizzazione opposizione a definizione di paesi piu tradizionalisti (Italia, Francia), ancorati a idea di spazio neutrale di scienza o intrattenimento. 2019 museo non è piu un’istituzione ma uno spazio di confronto di una società multiculturale, conflitto, arena privilegiata per affrontare temi contemporanei!  In Centro e Sudamerica (es. Museo du Favela a Rio) migliori innovazioni sotto questo aspetto: museo come motore di cambiamento sociale, strum di lotta e emancipazione, rivendicazione diritti, oltre a funzioni documentali e educative  nuovo concetto di cittadinanza costruito con la cultura, un “museo attivista”!!

  • Molti movimenti di urban falling , statue di coloni distrutte, fatte eliminare dalle città  “la cancel culture” ha creato critiche dei conservatori vista come vandalica rimozione del passato ma per lo piu visto dai sostenitori/attivisti non come cancellazione ma rielaborazione della storia, dei simboli, passaggio necessario per costruire un presente

piu giusto e anche i musei sono stati toccati, nella ridefinizione dei loro ruoli in ottica decoloniale ma rimane il ruolo di museo come interlocutore importate e il suo ruolo sociale Capitolo 8, Italia postcoloniale e postfascista fra oblio e continuità Fine fascismo e guerra NO fine esperienza coloniale ma fino a inizio anni 50!, perché voleva difendere i propri interessi + recuperare credibilità sul piano internazionale.

  • MAI condanna definitiva a colonialismo  il nuovo Stato italiano non si scusò mai pubblicamente per gli orrori perpetrati durante il Fascismo in Africa  una delle epoche più buie della nostra storia repubblicana. L’Italia, dopo essere stata bocciata la sua richiesta di gestire la Tripolitania da ONU, si allinea a ideologia neocoloniale, per cui, col pretesto di garantire una transizione pacifica verso l’indipendenza ai territori, le potenze occidentali riuscirono a prolungare il loro controllo sulle ex colonie Paesi africani accusati di non essere in grado di gestirsi autonomamente e per questo dovevano essere accompagnati nella loro fase di decolonizzazione.
  • 1943, Inglesi subentrarono in Libia ed Eritrea
  • Fezzan andò ai Francesi;
  • A Grecia andarono Rodi e il Dodecaneso
  • Etiopia a partire dal 1941 venne instaurata di nuovo la precedente monarchia.
  • A Italia rimase l’amministrazione fiduciaria della Somalia che si protrasse fino al 1960, anno in cui ben 17 Paesi africani ottennero l'indipendenza, “l’anno dell’Africa”  Si consolida stereotipo dell’ italiani brava gente , i disastri provocati dal regime diventano anche dei miglioramenti, con effetti di modernizzazione. Solo anni ‘70/’80 si fa un quadro generale di situa colonie ma mai suscito dibattito allargato a popolazione o classe politica!

Il patrimonio archeologico delle colonie italiane

  • Anche in questa fase patri cultu usato per scopi politici-ideologici
  • Siti archeologici rimasero in mano agli archeologi italiani col le stesse modalità di conservazione, musealizzazione e ricerca di epoca fascista (questo voluto dagli stessi inglesi che ora controllavano quelle terre) •MA: 1969, Rivoluzione di Settembre + Mu’ammar Gheddafi al potere  1° sussulto anticoloniale: nazionalizzati i giacimenti petroliferi, le proprietà straniere espropriate e la colonia italiana a Tripoli scacciata
  • Nonostante cio scavi archeol italiani proseguivano e notizie su ricerche archeol, almeno fino a fine secolo, si limitavano a meri resoconti dei risultati scientifici e l’uso della romanità per propaganda fascista rimane un episodio confinato a un momento storico ormai archiviato. Ancora coinvolgimento locali solo per forza lavoro, rimangono gli stessi archeologi italiani e studiosi europei.  !! partecipare a ricerche archeologiche in Libia non si limita a esecuz metodologie di scavo e restauro ma partecipare alla decolonizzazione che interessa meccanismi identitari e di nation-building ( politico!!)
  • 2011: Primavera araba :sospese le ricerche archeologiche sul campo, riprese poi negli anni successivi.

Si inizia in questo periodo a preoccuparsi del patrimonio per siti divenuti ostaggio di milizie contrapposte, soprattutto per conflitti mediorientali (come Palmira Isis)  + consapevolezza del rischio delle proprie azioni sui locali e emerge necessità di diritto di intervento di impronta neocoloniale!!

  • inizio secolo inizia racconto storia archeologia e patri cultui italiano di impronta coloniale e archeologia per propaganda fascista, ma sempre visto come archiviato
  • sfida ancora attuale: coinvolgere i locali, in quanto eredi di quel patrimonio culturale e in quanto portatori di storie alternative spesso dimenticate (≠sapere occidentale con cui sono stati influenzati) indispensabili x ricostruire significati  archeologia ora collabora con scienze sociali antropologiche: ora si parla di contflict archaeology
  • problema di decolonizzazione archeologia della romanità, sfida è un dissonant heritage: patrimonio a cui diversi gruppi di interesse annettono valori contrastanti.

Capitolo 9, un passato che non passa

  • Patrimonio culturale italiano diventato emblema, prodotto di consumo venduto al turismo di massa  appiattimento, strumentalizzato e questo fenomeno trova radici in passato coloniale.
  • Passaggio a nuovo millennio  nuovo heritage boom : turismo massa + affermazione di movimenti indigeni e sociali che richiedono restituzioni e accesso a risorse del loro patrimonio
  • Sotto termine di “differenza culturale” si cela ancora pregiudizio superiorità degli occidentali, capitalismo e globalizzazione ha consolidato le gerarchie razziali di epoca coloniale  decolonial studies rilevano necessità di approccio nuovo non basato solo su sapere epistemologico occidentale

!!  Si stanno diffondendo usi alternativi di patrimonio, modalità “ibride” per mescolare tradizioni e approcci culturali diversi  Patrimonio è diventato laboratorio di forme di resistenza ai processi neocoloniali e puo diventare strum di emancipaz individuale e collettiva, raggiungim equità sociale, benessere, giustizia

  • decolonizzare ancora in dibattito museale attuale  molte reticenze e ambiguità anche in costruzione di società pienamente multiculturali, ritardi nel riconoscere storia coloniale come radice del progetto europeo e gestione sua eredità contemporanea
  • Guermandi critica molto al G20 a Roma del 2021, nel Colosseo dove si parla molto di sostenibilità ma mai di decolonizzazione o restituzione oggetti sottratti in dominio coloniale. Si parla di un nuovo “umanesimo digitale” che per l’autrice rimanda a un processo di nuovo di colonialismo imposto dai paesi tecnologicamente piu avanzati + il nostro paese si trova in un ritardo nel dibattito su patrimonio culturale, nella presa di coscienza del passato

 Decolonizzare patrimonio:

  • È un esercizio urgente e necessario sia per le popolazioni delle ex colonie sia per noi stessi, per uscire da quelle pratiche di gestione di patrimonio che affondano loro radici in esperienza coloniale
  • È acquisire piena consapevolezza che storia puo essere riscritta all’infinito e deriva dalla somma di piu storie quindi va vista in tutte queste voci e sfaccettature, far parte di una memoria multipla non forzatamente pacificante ma allargata, lavorando sul futuro