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DIRITTO PENITENZIARIO, Sbobinature di Diritto Penitenziario

Appunti lezioni Diritto Penitenziario. Materiale da frequentante, prima parte con il Prof. Varraso, seconda parte con la Prof.ssa Corvi

Tipologia: Sbobinature

2021/2022

In vendita dal 29/05/2023

claclyscandaglia
claclyscandaglia 🇮🇹

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DIRITTO PENITENZIARIO
Il procedimento penale ha la finalità di accertare il colpevole, il fine del procedimento penale è la
colpevolezza e non l’innocenza, il pm è convinto che in base a certe regole può pervenire ad una
colpevolezza. Il diritto penitenziario completa il diritto penale e processuale penale, quando si arriva
a condannare una persona il processo penale ha raggiunto il suo fine, quando una persona è
prosciolta il pm ha avuto una sconfitta perché effettivamente ha errato.
Il diritto penitenziario tratta delle persone che entrano in carcere, non si occupa di persone libere,
nel diritto penale esiste il doppio binario. Il codice penale parla di reo, non utilizzarlo con prof perché
il codice penale del 30 si ci basa sulla presunzione di colpevolezza oggi si utilizza: IMPUTATO,
CONDANNATO E INTERNATO.
Quando una persona entra in carcere o è stato condannato ad in via definitiva ad una pena
detentiva-> condannato
Quando vi è un processo penale e vi è una custodia cautelare in carcere-> imputato
Il diritto penitenziario si occupa anche degli imputati sottoposti alla custodia cautelare e rileva anche
quelli sottoposti agli arresti domiciliari. Persona indagata/imputata/condannata.
MISURE DI SICUREZZE: si possono applicare ad un soggetto caratterizzato da una pericolosità sociale
che ha commesso un reato.
Il diritto penitenziario si occupa anche delle sentenze di proscioglimento, l’ipotesi più significativa
affinché vi sia una misura di sicurezza è che l’imputato non sia capace di intendere e di volere perché
non è imputabile ma è socialmente pericoloso.
La dove una persona pone in essere un reato poi si valuta se vi sia una imputabilità quindi che sia
capace di intendere e di volere.
Il giudice penale quindi appena accerta il fatto di reato e vi è una sentenza di risoluzione perché il
fatto di reato esiste ma la persona nel momento in cui ha commesso il fatto di reato si trovava in
stato di incapacità di intendere e di volere, qui in questo caso la sentenza contiene una misura di
sicurezza.
Condanna all’arresto o reclusione, quando si parla di reato.
Norme di riferimento-> prime norme del codice penale attinenti alla pena, art 71 e seguenti. Nel
concorso di reati si hanno due modalità di identificazione della pena: cumulo materiale/cumulo
giuridico. Il diritto penitenziario ha come sue componente più importante le condanne, il soggetto
giudicato deve essere seguito. Può una sentenza portante una pena essere seguita prima del passato
in giudicato?
Quando una sentenza diventa esecutiva? Quando sono definitive e si forma il giudicato perché vi è
la presunzione di innocenza. Quando la pena diventa esecutiva si pone un problema di esecuzione
di diritto penitenziario.
1 modulo: esecuzione penale, del trattamento penitenziario-> insieme delle regole che disciplinano
la vita del detenuto all’interno del carcere, le regole della vita penitenziaria hanno valenza nei
confronti del condannato.
L’internato va nella struttura REMS in cui si esplicano le misure di sicurezza.
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DIRITTO PENITENZIARIO

Il procedimento penale ha la finalità di accertare il colpevole, il fine del procedimento penale è la colpevolezza e non l’innocenza, il pm è convinto che in base a certe regole può pervenire ad una colpevolezza. Il diritto penitenziario completa il diritto penale e processuale penale, quando si arriva a condannare una persona il processo penale ha raggiunto il suo fine, quando una persona è prosciolta il pm ha avuto una sconfitta perché effettivamente ha errato. Il diritto penitenziario tratta delle persone che entrano in carcere, non si occupa di persone libere, nel diritto penale esiste il doppio binario. Il codice penale parla di reo, non utilizzarlo con prof perché il codice penale del 30 si ci basa sulla presunzione di colpevolezza oggi si utilizza: IMPUTATO, CONDANNATO E INTERNATO. Quando una persona entra in carcere o è stato condannato ad in via definitiva ad una pena detentiva-> condannato Quando vi è un processo penale e vi è una custodia cautelare in carcere-> imputato Il diritto penitenziario si occupa anche degli imputati sottoposti alla custodia cautelare e rileva anche quelli sottoposti agli arresti domiciliari. Persona indagata/imputata/condannata. MISURE DI SICUREZZE: si possono applicare ad un soggetto caratterizzato da una pericolosità sociale che ha commesso un reato. Il diritto penitenziario si occupa anche delle sentenze di proscioglimento, l’ipotesi più significativa affinché vi sia una misura di sicurezza è che l’imputato non sia capace di intendere e di volere perché non è imputabile ma è socialmente pericoloso. La dove una persona pone in essere un reato poi si valuta se vi sia una imputabilità quindi che sia capace di intendere e di volere. Il giudice penale quindi appena accerta il fatto di reato e vi è una sentenza di risoluzione perché il fatto di reato esiste ma la persona nel momento in cui ha commesso il fatto di reato si trovava in stato di incapacità di intendere e di volere, qui in questo caso la sentenza contiene una misura di sicurezza. Condanna all’arresto o reclusione, quando si parla di reato. Norme di riferimento-> prime norme del codice penale attinenti alla pena, art 71 e seguenti. Nel concorso di reati si hanno due modalità di identificazione della pena: cumulo materiale/cumulo giuridico. Il diritto penitenziario ha come sue componente più importante le condanne, il soggetto giudicato deve essere seguito. Può una sentenza portante una pena essere seguita prima del passato in giudicato? Quando una sentenza diventa esecutiva? Quando sono definitive e si forma il giudicato perché vi è la presunzione di innocenza. Quando la pena diventa esecutiva si pone un problema di esecuzione di diritto penitenziario. 1 modulo: esecuzione penale, del trattamento penitenziario-> insieme delle regole che disciplinano la vita del detenuto all’interno del carcere, le regole della vita penitenziaria hanno valenza nei confronti del condannato. L’internato va nella struttura REMS in cui si esplicano le misure di sicurezza.

Il trattamento penitenziario ha valenza nei confronti di tutte le persone che entrano in carcere, anche nei confronti dell’imputato, il diritto penitenziario si occupa del trattamento penitenziario e del trattamento rieducativo. trattamento penitenziario-> riguarda tutti coloro che entrano in carcere anche gli imputati, è il genus del diritto penitenziario. trattamento rieducativo-> riguarda specificatamente i condannati e gli internati. Art 27 c.3 cost - > dice che la finalità rieducativa della pena riguarda sia le misure di sicurezza che la pena detentiva. La legge sull’ordinamento penitenziario n.354 /1975, completata da un regolamento: DPR 30/giugno/2000 n. 230 + le norme del codice di procedura penale 638 e seguenti. L’ordinamento penitenziario deve inoltre rispettare: le regole penitenziarie europee, la costituzione e la dichiarazione dei diritti dell’uomo. Esistono delle sentenze della corte europea dei diritti dell’uomo che sono sentenze pilota a cui lo stato si deve vincolare, sono delle sentenze per svuotare i carceri. Trattamento penitenziario/trattamento rieducativo. Legge ordinamento penitenziario 354/1975 ha subito molte modifiche, la riforma penitenziaria è pendolare, ci sono prima delle riforme che ampliano le norme per poi restringerla. L. 27 settembre 2021 n.134-> riforma del processo penale vi è stato il cambio del regime sanzionatorio, contiene una importante delega in tema di giustizia riparativa. LEGGE 345/1975: Art 1 - > Il trattamento penitenziario è un insieme di regole che disciplina la vita in carcere, ma non solo, vi sono all’interno anche le discipline al di fuori del carcere quindi le misure alternative. Il diritto penitenziario completa il d. penale e processuale penale, il procedimento penale inizia con le indagini e termina con la sentenza in giudicato e dopo la sentenza vi è l’esecuzione della pena che anch’essa ha natura giurisdizionale. L’esecuzione penale prima dell’88 aveva esecuzione amministrativa perché il codice di procedura penale lo considerava una sanzione che veniva gestita dall’amministrazione penitenziaria, i detenuti avevano un numero di matricola, il codice di procedura penale dell’88 è attuazione di una legge delega che prevede la giurisdizionalizzazione della fase esecutiva, quindi il protagonista non è più l’amministrazione ma la persona quindi è parte integrante della giurisdizione, oggi il trattamento penitenziario e il sistema penale sono parte dell’ordinamento penitenziario perché hanno al loro interno la figura della magistratura di sorveglianza che ha il compito di garantire la finalità rieducativa della pena, poi anche l’ordine e la sicurezza. Il diritto penitenziario ha come riferimento il codice penale, di procedura penale e la legge dell’ordinamento penitenziario, la costituzione e la dichiarazione dei diritti dell’uomo. Art 1 l. 345/75 trattamento penitenziario: c. 1 Il trattamento penitenziario deve essere conforme a umanità e deve assicurare il rispetto della dignità della persona. Esso è improntato ad assoluta imparzialità, senza discriminazioni in ordine a sesso, identità di genere, orientamento sessuale, razza, nazionalità, condizioni economiche e sociali, opinioni politiche e credenze religiose, e si conforma a modelli che favoriscono l'autonomia, la

L’accusa nel processo si chiama imputazione quindi quando una persona è accusata di un reato nel processo è l’imputato e vuol dire che nei suoi confronti è stata contestata una imputazione, le caratteristiche dell’imputazione sono due: l’ipoteticità e la concretezza. Il diritto penale si occupa di fattispecie astratte invece il diritto penale processuale si occupa di fattispecie concrete e qui vi è l’imputazione da parte del pm nei confronti di un soggetto, l’imputato è chi ha ipoteticamente commesso un reato. Il pm può sbagliare, il processo serve a verificare se il p.m ha correttamente effettuato il suo lavoro. L’art 292 del cpp disciplina l’ordinanza del giudice che applica una misura cautelare, la custodia cautelare in carcere, l’imputato entra in carcere se nei suoi confronti è stata emessa una misura cautelare ex art 292 cpp.<- custodia cautelare in carcere Altro istituto è l’art 3 80 - 381 del codice di procedura penale che parla dell’ordinanza del giudice che convalida l’arresto in flagranza di reato <- arresto in flagranza di reato Art 384 cpp <-fermo di indiziato di delitto Queste 3 misure hanno una cosa in comune che portano il soggetto in carcere e qui vi è la figura dell’indagato. Quindi arresto e fermo riguarda l’indagato invece le custodie cautelari riguardano l’imputato. La misura di sicurezza è una categoria autonoma e può essere applicata in via provvisoria anche all’imputato e indagato quando vi sono gravi indizi di commissione di reato e quando il soggetto è gravemente pericoloso. Quando si parla di internato si riferisce primariamente alla persona che è stata prosciolta però questo proscioglimento dovuto primariamente alla imputabilità non fa venir meno la pericolosità per questo vi è questa misura, vi deve essere un provvedimento chiamato titolo esecutivo quindi vi deve essere o un arresto in flagranza o un fermo di delitto o una custodia cautelare o una condanna. Ciò che realmente interessa è la sentenza definitiva, la custodia cautelare in carcere dovrebbe essere la extrema ratio, la custodia cautelare dovrebbe essere applicata come misura ultima quando le esigenze cautelari non si possono soddisfare con misure meno afflittive quali gli arresti domiciliari. Il giudicato: libro 10 del codice di procedura penale-> esecuzione. Il significato di giudicato si ricava dal combinato disposto dall’art 648 e 650. 648 - > quando la sentenza passa in giudicato: sono irrevocabili le sentenze pronunciate in giudizio contro le quali non è ammessa impugnazione diversa dalla revisione. La sentenza irrevocabile è passata in giudicato, ma quando passa in giudicato? Art 648, la sentenza è irrevocabile e passa in giudicato quando non sono più possibili le impugnazioni ordinarie cioè l’appello e ricorso per cassazione con una precisazione al comma 2-> Se l'impugnazione è ammessa, la sentenza è irrevocabile quando è inutilmente decorso il termine per proporla o quello per impugnare l'ordinanza che la dichiara inammissibile. Se vi è stato ricorso per cassazione, la sentenza è irrevocabile dal giorno in cui è pronunciata l'ordinanza o la sentenza che dichiara inammissibile o rigetta il ricorso.

È obbligatorio impugnare una sentenza? No, chi subisce un pregiudizio (nel diritto civile) può impugnare in casi determinati con appello o ricorso in cassazione. Il comma 2 fa precisazioni importanti perché descrive quando si può impugnare, nel comma 1 si dice che passa in giudicato quando non è impugnabile e poi nel comma 2 dice quando non è impugnabile:

  1. Quando sono decorsi i termini di impugnazione e non sono stati proposti ricorsi per appello o ricorso per cassazione
  2. Quando vi è stato appello o ricorso per cassazione e la cassazione si pronuncia con rigetto o con una declaratoria di inammissibilità. La sentenza passa in giudicato quando vi è stata proposta impugnazione? Quando la cassazione rigetta l’impugnazione, quando i gradi di impugnazione ordinari si sono esauriti. Art 650: Esecutività delle sentenze e dei decreti penali-> Le sentenze di non luogo a procedere hanno forza esecutiva quando non sono più soggette a impugnazione. Le sentenze hanno forza esecutiva quando sono divenute irrevocabili (se la sentenza passa in giudicato, deve essere eseguita). Le sentenze di non luogo a procedere hanno forza esecutivo quando non sono più soggette a impugnazione”. Finché la sentenza non passa in giudicato, l’imputato è innocente in forza della presunzione di innocenza e, quindi, non va in carcere, salvo che si applichi una misura cautelare, quindi, durante il procedimento penale, l’imputato è libero, anche se condannato in primo grado, salvo che non sussistano i presupposti per l’applicazione di misura cautelare. Casa circondariale per gli imputati, casa mandamentale per i condannati. Solo se la condanna è irrevocabile essa è esecutiva, quindi il problema dell’esecuzione penale inizia quando la sentenza passa in giudicato. L’impugnazione sospende l’esecuzione. Le impugnazioni, come corollario della presunzione di innocenza, hanno un effetto sospensivo dell’esecuzione, per questo si ha interesse ad impugnare le sentenze di condanna. L’irrevocabilità provoca l’esecutività della sentenza, ai sensi dell’art.650 c.p.p. LEZIONE 3 , 11 Le norme relative al giudicato sono le norme di partenza del procedimento penale. L’irrevocabilità ed esecutività vanno letti insieme, una sentenza passa in giudicato ex art 648 quando non sono più ammesse impugnazioni ordinarie che può significare: 1) decorso il termine 2) se è proposto ricorso per cassazione la corte di cassazione rigetta o dichiara inammissibile. Cosa è una sentenza? La norma di riferimento è l’art 546 cpp-> requisiti della sentenza: La sentenza contiene: a. l’intestazione “in nome del popolo italiano ” (Cost.: la giustizia è esercitata in nome del popolo) e l’indicazione dell’autorità (giudice) che l’ha pronunciata; b. le generalità dell’imputato (è la persona alla quale al termine delle indagini preliminari il P.M. contesta un fatto di reato concreto ipotetico, che si chiama imputazione, è cioè la

LEZIONE 4 ,

Domanda: quando una sentenza passa in giudicato? Rispondi con 648 e 650, regolamento 28 del 30 sett 1989 n.334. L’art 648 e 650 identificano quando una sentenza penale passa in giudicato, identifica anche quale sentenza penale passa in giudicato. CONCORSO DI REATI ERGASTOLO L’ipotesi più frequente è che vi siano più persone a commettere il reato, quindi 110 e seguenti del cp, accanto abbiamo anche il concorso di reati che incide in profondità sul regime sanzionatorio. Art 72-> Concorso di reati che importano l'ergastolo e di reati che importano pene detentive temporanee. Al colpevole di più delitti, ciascuno dei quali importa la pena dell'ergastolo, si applica la detta pena con l'isolamento diurno da sei mesi a tre anni. Nel caso di concorso di un delitto che importa la pena dell'ergastolo, con uno o più delitti che importano pene detentive temporanee per un tempo complessivo superiore a cinque anni, si applica la pena dell'ergastolo con l'isolamento diurno per un periodo di tempo da due a diciotto mesi. L'ergastolano condannato all'isolamento diurno partecipa all'attività lavorativa. Tecnicamente se una persona è condannata per reati con ciascuna la possibilità di ergastolo verrà condannato ad un solo ergastolo con aggiunta possibilmente dell’istituto “isolamento diurno” (limitazione delle relazioni con altre persone/altri detenuti). CONCORSO DI REATI PENE DETENTIVE TEMPORANEE O PENA PECUNIARIA Art 73-> Concorso di reati che importano pene detentive temporanee o pene pecuniarie della stessa specie Se più reati importano pene temporanee detentive della stessa specie, si applica una pena unica , per un tempo eguale alla durata complessiva delle pene che si dovrebbero infliggere per i singoli reati. Quando concorrono più delitti, per ciascuno dei quali deve infliggersi la pena della reclusione non inferiore a ventiquattro anni, si applica l'ergastolo Le pene pecuniarie della stessa specie si applicano tutte per intero. Quando una persona commette più reati con pene omogenee si applica il cumulo materiale con un massimo di pena di 30 anni. Nel 1974 si introduce la nuova disciplina al concorso formale di reato art 81 cp-> È punito con la pena che dovrebbe infliggersi per la violazione più grave aumentata sino al triplo chi con una sola azione od omissione viola diverse disposizioni di legge ovvero commette più violazioni della medesima disposizione di legge. Alla stessa pena soggiace chi con più azioni od omissioni, esecutive di un medesimo disegno criminoso, commette anche in tempi diversi più violazioni della stessa o di diverse disposizioni di legge. Nei casi preveduti da quest'articolo, la pena non può essere superiore a quella che sarebbe applicabile a norma degli articoli precedenti(8). Cosa distingue il concorso formale da quello di persone?

Nel concorso di persone vi è la commissione del medesimo fatto di reato quindi vi è tipicamente un unico fatto commesso da più persone ex art 110. Se vi è una persona che commette una pluralità di fatti di reato vi è il concorso formale-> un soggetto con una sola azione commette più reati abbiamo il cosiddetto concorso formale di reati. Per esempio il serial killer attua un concorso materiale, vi è un reato continuato perché i reati sono legati dal medesimo disegno criminoso, ciò che differenza il reato continuato è quello del disegno criminoso che giustifica una pena diversa, il concorso formale e il reato continuato sono rilegati dallo stesso modo di valutare la pena, cioè col cumulo giuridico. Se gli omicidi sono slegati tra di loro non vi è il reato continuato e si applica il cumulo materiale, quindi si sommano le pene; nel caso di cumulo giuridico la prospettiva è diversa: si identifica la pena base-> reato più grave e si aumenta fino ad un terzo. Quindi abbiamo parlato quando una sentenza passa in giudicato, le parti e la pena detentiva, ora ci concentriamo su quale sentenza passa in giudicato. Domanda: quale sentenza deve essere eseguita? La sentenza irrevocabile è quella da eseguire quindi ora capiamo quale sentenza deve essere applicata. Quale sentenza passa in giudicato? art 665 cpp-> Giudice competente. c.2 Quando è stato proposto appello, se il provvedimento è stato confermato o riformato soltanto in relazione alla pena, alle misure di sicurezza o alle disposizioni civili, è competente il giudice di primo grado; altrimenti è competente il giudice di appello. Ma non è obbligatorio proporre appello, se non si propone l’appello qual è la sentenza irrevocabile da eseguire? La sentenza di primo grado, la più semplice-> se l’imputato non impugna la sentenza passa in giudicato la sentenza di primo grado. Ma in realtà l’ipotesi classica è quella dell’imputato che propone appello: se la corte di appello conferma la sentenza di primo grado quella che passa in giudicato è di primo grado (prima ipotesi), (seconda ipotesi) se la corte di appello riforma la sentenza in relazione alla pena, quindi il provvedimento cambia il relazione alla pena, la condanna c’è ma è cambiata la pena aumentando o diminuendo la pena correggendo il giudice di primo grado, la sentenza che passa in giudicato è quella di primo grado. Le ipotesi che abbiamo fatto attengono ad una conferma sostanziale della sentenza in primo grado. La corte di appello può riformare la sentenza, non è obbligata a confermarla, ma in questo caso non cambia solo la pena ma anche il merito, se la corte riforma non solo la pena ma anche il merito (pkur sempre mantenendo una condanna) la sentenza irrevocabile sarà quella di secondo grado emessa dalla corte di appello. L’ipotesi più frequente è quella della riconferma. Se viene proposto ricorso per cassazione quale sentenza passa in giudicato? La sentenza passa in giudicato quando la corte dichiara il ricorso inammissibile <- art 648. Se il ricorso è dichiarato inammissibile per vedere quale decisione eseguire bisogna guardare la sentenza della corte di appello per vedere se vi è una sentenza di conferma o riforma di merito, per vedere quale sentenza passa in giudicato dopo la proposta di ricorso bisogna vedere cosa ha deciso

Il concetto di titolo esecutivo-> atto che dà impulso all’esecuzione penale posto in essere dalla cancelleria del giudice dell’esecuzione, il giudice che ha emesso la sentenza irrevocabile da eseguire-

la sent da eseguire è quella descritta dall’art 665 cpp. Domanda: Nei casi in cui nei confronti di una sola persona siano pronunciate più sentenze irrevocabili di condanna da eseguire qual è il giudice di esecuzione? Il giudice che ha emesso l’ultima sentenza passata in giudicato. Il titolo esecutivo è un estratto della sentenza da eseguire, della sentenza rimane l’imputato che diventa condannato o internato, l’imputazione, viene tolta la motivazione, vi è invece il dispositivo, il titolo esecutivo formato dalla cancelleria consta delle generalità del condannato/internato, imputazione e dispositivo in cui vi è la misura di sicurezza e la pena, quindi è la parte della sentenza che deve essere eseguita. La norma fondamentale di riferimento per capire cos’è il titolo esecutivo si trova nell’art 28 del regolamento 30 sett 1989 n 334-> La cancelleria, quando un provvedimento diviene esecutivo per non essere stata proposta impugnazione od opposizione, ne trasmette l'estratto senza ritardo, e comunque entro cinque giorni, al pubblico ministero presso il giudice indicato nell'art. 665 del codice. Fermo quanto previsto dall'art. 626 del codice, allo stesso modo provvede la cancelleria della Corte di cassazione quando l'esecuzione consegue alla decisione della stessa Corte. L'estratto del provvedimento contiene le generalità della persona nei confronti della quale deve essere eseguito, l'imputazione, il dispositivo e, quando ne è il caso, l'attestazione che non è stata proposta impugnazione od apposizione Art 655 cpp-> il pubblico ministero è colui che presso il giudice indicato nell'articolo 665 cura di ufficio l'esecuzione dei provvedimenti.

_2. Il pubblico ministero propone le sue richieste al giudice competente e interviene in tutti i procedimenti di esecuzione.

  1. Quando occorre, il pubblico ministero può chiedere il compimento di singoli atti a un ufficio del pubblico ministero di altra sede_ Questa norma è l’attuazione processuale di una norma dell’ordinamento giudiziario, si parla di una competenza tradizionale del pubblico ministero, chi esegue quindi le sentenze definitive del giudice. Nel modello accusatorio il pm è una parte, l’accusa. L’esecuzione penale ha natura giurisdizionale, non ha natura amministrativa come nel codice di procedura penale del 30, l’esecuzione penale avendo natura giurisdizionale vuol dire che valgono i principi del giusto processo penale ex art 111 cost. Sarebbe più coerente con un modello accusatorio del giusto processo assegnare questo compito al giudice dell’esecuzione ma il codice di procedura penale ha lasciato la competenza al pm e consentito tutto ciò dalla costituzione perché il pm è un magistrato, è componente dell’ordine giudiziario, è un organo della giustizia secondo una visione tradizionale. Ad eseguire le sentenze sarà il pm. L’importanza di identificare il giudice di esecuzione perché si ricava per derivazione il pm

competente, il pm ha una competenza che si ricava dalla competenza del giudice. Quando identifico il giudice di esecuzione ricavo per derivazione il pm competente. Perché il leg del 1988 ha affidato l’esecuzione pensare al pm? La prima giustificazione è che appartiene all’organo giudiziale ma anche perché ha la titolarità sull’esercizio obbligatorio dell’azione penale, è quindi titolare dell’azione penale ex art 112 cost. l’esecuzione penale non è altro che la proiezione nella fase esecutiva dell’obbligatorietà dell’azione penale. Questa è la tradizione che si ricava dal comma 1 dell’art 655 - > Salvo che sia diversamente disposto, il pubblico ministero presso il giudice indicato nell'articolo 665 cura di ufficio l'esecuzione dei provvedimenti Quando la norma usa l’indicativo vuol dire che è un obbligo ciò che deve essere posto in essere, l’esecuzione penale è infatti un obbligo e deve curare l’esecuzione. Le caratteristiche immancabili sono : l’obbligatorietà e l’ufficiosità. Quando si parla di ufficio vuol dire che l’autorità giudiziaria cui si riferisce la norma non ha bisogno di alcuna richiesta, l’ufficiosità è un’altra caratteristica dell’azione penale. L’azione penale è ufficiosa-> il reato è procedibile di ufficio, solo se la norma penale prevede la querela la procedibilità è a querela della persona offesa, la procedibilità querela è tassativa e derogatoria rispetto alla regola, quindi sono solo quei reati che il legislatore prevede, se non è previsto nulla l’azione è procedibile d’ufficio. Altra caratteristica è che è irretrattabile, una volta iniziata l’azione penale non vi può essere una sospensione o interruzione salvo casi eccezionali. Ma le caratteristiche immancabili sono quelle 2. Questo aiuta a distinguere il giudice di esecuzione dal pm, anche nell’esecuzione penale al pari della fase in esecuzione, quando si parla di fase di cognizione è la fase precedente alla sentenza. Il giudice è colui che cura la legalità della pena ed ogni questione sul titolo esecutivo , il pm esegue la sentenza e determina la pena ed il giudice sorge solo se sorge una questione sul titolo esecutivo, se non sorge nessuna questione è il pm a determinare la pena, l’intervento del pm è necessario, non ci può essere una esecuzione penale del pm ma non senza il giudice, la presenza del giudice è eventuale a differenza del pm, la sua presenza è necessaria, però è grazie al giudice che diventa di natura giurisdizionale perché il giudice è imparziale. Art 671 cpp-> il condannato o il pubblico ministero possono chiedere al giudice dell'esecuzione l'applicazione della disciplina del concorso formale o del reato continuato DOMANDA SEMPRE PRESENTE Art 656 cpp-> Esecuzione delle pene detentive. Deve essere letto insieme all’art 657, 657 bis e 663. Quando si parla di esecuzione delle pene detentive abbiamo queste norme fondamentali. Chi determina la pena da eseguire? Art 657: Il pubblico ministero, nel determinare la pena detentiva da eseguire. Qui c’è un punto chiave per comprendere questo meccanismo, tornando all’art 656 : Quando deve essere eseguita una sentenza di condanna a pena detentiva, il pubblico ministero emette ordine di esecuzione - > ( ordine di esecutivo è diverso dal titolo esecutivo che è

la gravità del fatto ma il titolo del reato perché comunque il legislatore ha introdotto una pericolosità sociale. Tornando all’art 656 cpp-> Esecuzione delle pene detentive. Le sentenze di condanna a pena esecutiva sono eseguite dal pm presso il giudice che ha emesso la sentenza irrevocabile. In che modo? Si parte dal titolo esecutivo (atto di impulso di esecuzione penale) trasmesso al pm che emette l’ordine di esecuzione, tra la trasmissione del titolo esecutivo e l’emissione dell’ordine di esecuzione vi è al centro l’attività del pm, cioè determinare la pena da eseguire. Chi determina la pena detentiva da eseguire? Il pubblico ministero. Ipotesi semplice: pm prende la pena dal titolo esecutivo e la trasmette nell’ordine esecutivo, ma ciò si verifica di rado perché molte volte il pm deve effettuare degli scomputi o dei cumuli. Scomputare-> sottrarre ma esiste anche un cumulo-> se la sentenza da eseguire contiene più reati o più sentenze queste pene devono essere cumulate, aggiungere. Nel diritto penale aggiungere o è una addizione come nel materiale o bisogna identificare ex art 81 reato continuato e concorso formale di reati e il cumulo giuridico. La pena detentiva da eseguire è quella del dispositivo se non vi sono scomputi e cumuli. Gli scomputi sono disciplinate dall’art 657 cpp-> Computo (scomputo) della custodia cautelare e delle pene espiate senza titolo. La prima situazione da studiare è il computo della custodia cautelare previsto al c. Il pubblico ministero, nel determinare la pena detentiva da eseguire, computa il periodo di custodia cautelare subita per lo stesso o per altro reato, anche se la custodia è ancora in corso. Allo stesso modo procede in caso di applicazione provvisoria di una misura di sicurezza detentiva, se questa non è stata applicata definitivamente. Per comprendere questa norma bisogna aver chiaro cos’è la custodia cautelare in carcere-> al pari degli arresti domiciliari dato che sono assimilati sono misure cautelari. Non è obbligatoria nel processo di cognizione una custodia cautelare, precedentemente questa era vista come una carcerazione preventiva che poi divenne custodia cautelare che sussiste solo in determinati casi: pericolo di fuga, di reiterazione del reato, di inquinamento di pena. Ma senza questi casi la regola è che l’imputato durante il procedimento sia in libertà, quindi per determinare la pena detentiva il computo avviene solo se vi è stato un arresto domiciliare o una custodia cautelare. L’imputazione deve contenere il locus commissi delitti e il tempus commissi delitti. La custodia cautelare è possibile anche nel reato omicidio stradale, il reato oggetto del titolo esecutivo è il reato oggetto della sentenza, se la pena è di 8 anni e vi è stato un anno di custodia cautelare allora si fa 8-1. Nella norma si dice “altro reato” per esempio se oltre al reato di omicidio stradale vi è stato un altro anno per un anno allora bisogna cumulare gli anni della custodia cautelare di entrambi i reati e poi vi sarà il computo di 8-2. Il computo non è sempre fatto, il comma 1 dell’art 657 deve essere letto insieme al c.4 :

In ogni caso sono computate soltanto la custodia cautelare subita o le pene espiate dopo la commissione del reato per il quale deve essere determinata la pena da eseguire. Leggendo il c.1 e il c.4 in combinato disposto possiamo notare come il computo non avviene sempre. Tenendo a mente il tempus committi delitti. Il computo può riguardare il medesimo reato o quello diverso, per il medesimo reato non si pone nessun problema perché il computo è sempre ammesso, ma potendosi considerare la custodia cautelare per reati diversi, in questo caso quando è ammesso il computo? Solo quando la custodia cautelare si colloca dopo la commissione del reato oggetto del titolo esecutivo. Ratio: evitare riserve di impunità in capo al condannato. Se anche la custodia per altri reati si potesse scomputare prima della commissione del reato potrebbe essere una sorte di bonus, serve ad evitare una impunità, il legislatore non può incentivare riserve di impunità sennò viene meno la finalità rieducativa della pena. Quindi quando si attua il computo bisogna vedere il tempus committi delitti. La custodia cautelare scomputabile per altro reato è solo la custodia cautelare cui si è sottoposti dopo la commissione di reato. Lo scomputo è ammesso solo nei casi previsti dal c.4 e tenere in considerazione il tempus committi delitti e vedere se dopo vi è stato una custodia cautelare. Questo è il computo della custodia cautelare c.1 e c.4. Per le pene espiate senza titolo invece bisogna citare il c.2 in combinato con il c.4. Cosa significa pena espiata senza titolo? Il contenuto di questa locuzione è nel comma 2: Il pubblico ministero computa altresì il periodo di pena detentiva espiata per un reato diverso, quando la relativa condanna è stata revocata, quando per il reato è stata concessa amnistia o quando è stato concesso indulto, nei limiti dello stesso. Prima ipotesi: revoca della condanna a pena detentiva-> nel caso dell’abolitio criminis, art 2 c.2 cp-

successione di leggi penali nel tempo: Nessuno può essere punito per un fatto che, secondo una legge posteriore, non costituisce reato; e, se vi è stata condanna, ne cessano l'esecuzione e gli effetti penali. La sentenza di condanna qui viene revocata, l’abolitio crimins è una ipotesi frequente in Italia avviene attraverso la depenalizzazione del reato, la legge posteriore rende non penalmente rilevante un fatto che originariamente è penalmente rilevante. Prima ipotesi: art 673 cpp e abolitio crimins, la declaratoria di legittimità di reato è parificata alla abolitio criminis, la depenalizzazione può avvenire ad opera del legislatore o della corte costituzionale Seconda ipotesi: amnistia-> può essere propria o impropria, quella propria che si verifica nel corso del procedimento penale è una causa estensiva del reato (riprendi definizione di amnistia impropria). Ultima 96 Terza ipotesi: indulto-> grazia art 174 cp, estinzione della pena. Ultima 2006 Essendo provvedimenti Clemenziali necessitano di una componente necessaria non presente nel nostro paese, se l’amnistia avviene durante le indagini preliminari si archivia se avviene durante il processo il giudice proscioglie e pone termine al processo, vi è una deflazione processuale. L’indulto

corte aggiunge che l’imputato può decidere liberamente di venir meno a questa messa alla prova ed in questo caso viene revocata oppure pone in essere un altro fatto che fa sì che la messa alla prova venga revocata. L’esito può essere positivo o negativo, negativo se il soggetto non ottempera al programma che quindi non ha realizzato la finalità della messa in prova, se l’esito è positivo invece il reato si estingue ed è il giudice a deciderlo. Quali sono gli esiti che pongono termine in modo non positivo alla messa alla prova? La revoca e l’esito negativo Art 657: In caso di revoca o di esito negativo della messa alla prova, il pubblico ministero, nel determinare la pena da eseguire, detrae un periodo corrispondente a quello della prova eseguita. Ai fini della detrazione, tre giorni di prova sono equiparati a un giorno di reclusione o di arresto, ovvero a 250 euro di multa o di ammenda. La norma conferma che a determinare la pena è il pm che nel determinare la pena da eseguire detrae un periodo che corrisponde al periodo della prova da eseguire, la messa alla prova però non è come il carcere perché il soggetto è pur sempre libere deve solo rispettare le prescrizioni e svolgere dei lavori socialmente utili. L’afflittività della messa alla prova non corrisponde a quella della custodia in carcere e degli arresti domiciliari perché è un’afflittività minore, “ tre giorni di prova sono equiparati a un giorno di reclusione o di arresto” 30:3= L’altro computo si ricava dall’art 656 cpp comma 4 bis: Al di fuori dei casi previsti dal comma 9, lett. b), quando la residua pena da espiare, computando le detrazioni previste dall'articolo 54 della legge 26 luglio 1975, n. 354, non supera i limiti indicati dal comma 5, il pubblico ministero, prima di emettere l'ordine di esecuzione, previa verifica dell'esistenza di periodi di custodia cautelare o di pena dichiarata fungibile relativi al titolo esecutivo da eseguire, trasmette gli atti al magistrato di sorveglianza affinché provveda all'eventuale applicazione della liberazione anticipata. Il magistrato di sorveglianza provvede senza ritardo con ordinanza adottata ai sensi dell'articolo 69 bis della legge 26 luglio 1975, n. 354. La presente disposizione non si applica nei confronti dei condannati per i delitti di cui all'articolo 4 bis della legge 26 luglio 1975, n. 354-> presuppone la conoscenza dell’istituto liberazione anticipata ex art 54 della legge sull’ordinamento penitenziario, la liberazione anticipata è uno sconto di pena LEZIONE 8, 28 I giudici nell’ordinamento penitenziario sono: Giudice di esecuzione e magistratura di sorveglianza. Queste pene descritte nel titolo esecutivo attengono alla legalità della pena e non alla finalità rieducativa della pena, quando vi sono dei problemi sulla legalità della pena entra in campo il giudice di esecuzione, invece quello che attiene alla finalità rieducativa è la magistratura di sorveglianza. I due grandi poli sono: trattamento penitenziario e le misure alternative In caso di questioni relative alla rieducazione è la magistratura di sorveglianza che risolve queste controversie. Il giudice interviene di regola a rispondere su una problema di pena del titolo esecutivo. Art 656 cpp-> comma 4 bis: quando la residua pena da espiare, computando le detrazioni previste dall'articolo 54 - > la norma fa riferimento ad un altro computo eventuale, l’art 54 della legge

sull’ordinamento penitenziario, è all’interno delle misure alternative. Nella rubrica dell’art 54 vi è “liberazione anticipata”-> Al condannato a pena detentiva che ha dato prova di partecipazione all'opera di rieducazione è concessa, quale riconoscimento di tale partecipazione, e ai fini del suo più efficace reinserimento nella società, una detrazione di quarantacinque giorni per ogni singolo semestre di pena scontata. A tal fine è valutato anche il periodo trascorso in stato di custodia cautelare o di detenzione domiciliare.-> la liberazione anticipata di fatto rappresenta una riduzione della pena. Nel caso dell’ergastolo vi è anche la possibilità questa diminuzione, dopo 2 6 anni si ha diritto alla liberazione condizionale, è una misura alternativa disciplinata dal codice penale. Non puoi applicare una detrazione su una pena indeterminata, anche l’ergastolano ha diritto alla detrazione di 45 gg e si applica sulla pena di 2 6 anni quindi 2 6 anni meno 45 gg ogni 6 mesi, quindi neanche 2 6 anni. Ovviamente questo se vi sono i requisiti descritti dall’art 54. Questa liberazione anticipata come tutte le misure alternative ha una finalità rieducativa ma in realtà la finalità reale è quella deflattiva dei carceri. Il comma 4bis (continuando) descrive i passaggi logici giuridici che deve attuare il pm: previa verifica dell'esistenza di periodi di custodia cautelare o di pena dichiarata fungibile relativi al titolo esecutivo da eseguire, trasmette gli atti al magistrato di sorveglianza affinché provveda all'eventuale applicazione della liberazione anticipata.-> principio di fungibilità della custodia cautelare, quando si parla di fungibilità non fa riferimento ad una pena perché non lo è ma nella sostanza la persona è stata in carcere e per questo vuole evitarsi che la persona ritorna in carcere. Dopo aver scomputato la prova cautelare (presofferto) poi dopo aver scomputato la pena fungibile il pm deve vedere se il condannato nelle fasi precedenti è stato in custodia cautelare, per sottrarre i 45 gg dell’art 54 bisogna far riferimento anche alla custodia cautelare in carcere. Es. di comma 4 bis. La condanna è di 6 anni (pena detentiva nel titolo esecutivo). Parte da 6 ma se è stato 2 anni in custodia cautelare bisogna detrarre a questo periodo e poi ogni 6 mesi 45 gg quindi 180 gg, questa modalità ha una efficacia deflattiva sulla popolazione carceriera. 6 - 2= 4. 4-180 gg. La liberazione anticipata ha due forme: La semestralizzazione nel 4bis riguarda la custodia cautelare o si calcolano sulla pena detentiva finale o nel c.4 bis si ci riferisce alla custodia cautelare in carcere. La detrazione dei 45 gg non si calcola sui 4 anni ma si fa ancora nella fase iniziale sui 2 anni della custodia cautelare, lo scomputo del 4 bis non si riferisce alla pena detentiva finale ma sui 2 anni della custodia cautelare. Il legislatore si interessa di evitare di far entrare in carcere i condannati per pene detentive non troppo elevate. La libertà anticipata è una misura alternativa che ha finalità rieducativa quindi è la magistratura di sorveglianza ad applicarla, la magistratura di sorveglianza ha due rami: collegiale-> tribunale di sorveglianza e monocratico-> giudice di sorveglianza. La situazione è complicata se vi sono più condanne per più reati diversi, l’ipotesi che complica l’esecuzione della pena è quella descritta nell’art 663 cpp-> Quando la stessa persona è stata condannata con più sentenze o decreti penali per reati diversi, il pubblico ministero determina la

che il condannato e il pm possono chiedere al giudice, il giudice dell’esecuzione interviene solo su istanza di parte, se nessuno provoca il suo intervento non può intervenire e il condannato in tal caso non può ottenere il cumulo giuridico che per legge è una pena inferiore al cumulo materiale. La sede naturale in cui si applica il cumulo giuridico è la fase esecutiva perché è lì che viene in gioco l’intera serie criminosa. LEZIONE 9, 04 NOV SOSPENSIONE DELL’ORDINE DI ESECUZIONE Art 656 cpp-> dopo aver terminato di analizzare i calcoli che il pm è tenuto ad analizzare, il pm è obbligato ad un controllo di giustizia. c.5: Se la pena detentiva, anche se costituente residuo di maggiore pena, non è superiore a tre anni, quattro anni nei casi previsti dall’articolo 47 ter, comma 1, della legge 26 luglio 1975, n. 354, o sei anni nei casi di cui agli articoli 90 e 94 del testo unico approvato con decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, e successive modificazioni, il pubblico ministero, salvo quanto previsto dai commi 7 e 9, ne sospende l'esecuzione.. La norma va letta insieme ad una sentenza che ha modificato il residuo di maggior pena che non è 3 anni ma 4 anni adesso per tutti, la norma va letto come se vi fosse scritto 4 anni. Il dpr 309/ testo unico in materia di stupefacenti, un elevato numero di detenuti sono tossico dipendenti, quindi questo dpr disciplina una categoria fondamentale, il legislatore cerca in tutti i modi di evitare che questi entra in carcere cerca di favorire l’espiazione extracarcerari e fa prevale le esigenze di recupero sanitario, mentre per i detenuti non tossico dipendenti il limite di pena è 4 anni invece per i tossico dipendenti il limite di pena è di 6 anni, la regola è che se il condannato deve espiare una pena non superiore a 4 anni o 6 anni in caso di alcool e tossico dipendenti. Il pm oltre ad emettere l’ordine di esecuzione contestualmente emette un altro provvedimento autonomo e collegato cioè la sospensione dell’ordine di esecuzione quando la pena non supera i 4 o 6 anni, questo inciso “anche se costituente residuo di maggiore pena”, se la persona è condannata a 10 anni e comincia ad espiare e quando mancano 6 o 4 anni se ci sono le condizioni l’esecuzione viene sospesa, in quel caso si avrà diritto alle misure alternative, questo serve a consentire al condannato di chiedere e ottenere le misure alternative senza rimanere in carcere. Dalla riforma di questo comma le misure alternative vengono di regola richieste quando si è ancora in libertà perché le pene lunghe statisticamente sono di meno, quindi al comma 5 si parla della pena determinata dal pm nel rispetto degli art 657 657 bis e 653 cpp, la regola è che l’ordine di esecuzione viene sospeso e io dalla libertà chiedo la misura alternativa (affidamento in prova, arresto domiciliare). Le ragioni si trovano espresse nella sentenza n.41/2018 corte cost (studia sentenza)-> ha elevato la pena da 3 a 4 anni, nella versione originaria l’affidamento in prova prima della riforma del 2013 era possibile per pene detentiva non superiore a 3 anni ma dopo la sentenza Torregiani la corte europea dei diritti dell’uomo ha avuto una sentenza di condanna pilota obbligando a svuotare le carceri , prima cosa si eleva il limite per ottenere l’affidamento in prova dai 3 a 4 anni e si introduce l’istituto affidamento in prova allargato, quindi quello allargato è fino a 4 anni e quello ordinario di 3 anni, la corte dice che il legislatore non si era accorto che aveva modificato l’ordinamento penitenziario ma si dimentica di modificare il codice di procedura penale, allora interviene la corte

costituzionale dicendo che vi è un mancato allineamento tra le modifiche penitenziarie e le modifiche del codice di procedura penale , questo disallineamento è irragionevole e questo viola l’art 3 della cost-> “ Mancando di elevare il termine previsto per sospendere l’ordine di esecuzione della pena detentiva, così da renderlo corrispondente al termine di concessione dell’affidamento in prova allargato, il legislatore non è incorso in un mero difetto di coordinamento, ma ha leso l’art. 3 Cost. Si è infatti derogato al principio del parallelismo senza adeguata ragione giustificatrice, dando luogo a un trattamento normativo differenziato di situazioni da reputarsi uguali, quanto alla finalità intrinseca alla sospensione dell’ordine di esecuzione della pena detentiva e alle garanzie apprestate in ordine alle modalità di incisione della libertà personale del condannato. L’art. 656, comma 5, cod. proc. pen. va perciò dichiarato costituzionalmente illegittimo, nella parte in cui si prevede che il pubblico ministero sospende l’esecuzione della pena detentiva, anche se costituente residuo di maggiore pena, non superiore a tre anni, anziché a quattro anni.” Il legislatore si preoccupa della finalità deflattiva della popolazione carceraria, l’importanza di questa sentenza aiuta a capire anche la riforma Simeone, prima del 98 qualunque pena portasse l’ordine di esecuzione anche pene di 6 mesi si entrava in carcere. Legge sull’ordinamento penitenziario art 47-> Affidamento in prova al servizio sociale Con la riforma del 2013 si introduce il comma 3 bis: L'affidamento in prova può, altresì, essere concesso al condannato che deve espiare una pena, anche residua, non superiore a quattro anni di detenzione, quando abbia serbato, quantomeno nell'anno precedente alla presentazione della richiesta, trascorso in espiazione di pena, in esecuzione di una misura cautelare ovvero in libertà, un comportamento tale da consentire il giudizio di cui al comma

2. - > se esiste questo affidamento in prova allargato allora il limite di pena è 4 anni, il parallelismo non è un difetto di coordinamento ma una violazione dell’art 3 cost. Art 73, art 90 testo unico in materia di stupefacenti<- sospensione dell’esecuzione della pena detentiva dell’alcool e tossico dipendenti, è una misura di aiuto ai tossici e alcosti. È una misura di favore per i tossici dipendenti, la sospensione può essere concessa quando vi è un limite di 6 anni o a 4 anni se è competente a reati descritti nel 4 bis. Il parallelismo è uguale con l’art 90 nei confronti del tossico dipendente e l’art 94 l’affidamento in prova che riguarda invece il tossicodipendente e dell’alcol dipendente. L’art 94 c.5-> parla di un affidamento in prova terapeutico quindi differenziato. Il testo unico in materia di tossicodipendenti ha cercato di introdurre un trattamento di favore nei confronti del tossicodipendente con misure alternative. Questo consente di tornare sull’art 656 c.5-> la prima parte si riferisce alla pena, la seconda parte: L'ordine di esecuzione e il decreto di sospensione sono notificati al condannato e al difensore nominato per la fase dell'esecuzione o, in difetto, al difensore che lo ha assistito nella fase di giudizio, con l'avviso che entro trenta giorni può essere presentata istanza, corredata dalle indicazioni e dalla documentazione necessarie, volta ad ottenere la concessione di una delle misure alternative alla detenzione di cui agli articoli 47 , 47 ter e 50 , comma 1, della legge 26 luglio 1975, n. 354, e successive modificazioni, e di cui all'articolo 94 del testo unico approvato con decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, e successive modificazioni, ovvero la sospensione dell'esecuzione della pena di cui all'articolo 90 dello stesso testo unico. L'avviso