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Onere della prova: distinzione tra fatti costitutivi, impeditivi e modificativi, Appunti di Diritto

Il principio dell'onere probatorio, che prescrive che ogni parte deve provare i fatti relativi al proprio diritto o a quelli che impediscono, modificano o estinguono il diritto dell'altra parte. Il significato e la importanza di questa regola, che è una base per la decisione in un processo giudiziario. Viene inoltre discusso come distinguere i fatti costitutivi, impeditivi e modificativi, e come applicare i quattro criteri per distinguere tra di essi. Utile per chi sta studiando diritto civile e procedura civile.

Tipologia: Appunti

2019/2020

Caricato il 23/06/2020

cristinaziliotto
cristinaziliotto 🇮🇹

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Lezione 14.1 IL PROCESSO DI COGNIZIONE (1-5)
slide 14.1 (n. 1-5)
Nell'ambito della trattazione della causa, un ruolo molto importante viene giocato dalla disciplina delle
prove.
Onere della prova = per stabilire come e se la prova può essere considerata raggiunta e, dunque, nella
fase del processo che segue l'assegnazione dei termini di cui all'art. 183 6 comma, se la causa può essere
considerata matura per la decisione, assume un rilievo fondamentale capire a chi spetta dare la prova dei
fatti, che costituiscono e rappresentano gli elementi essenziali del thema probandum. Da questo punto di
vista, viene in rilievo l'art. 2697 c.c. = il quale prevede, che l'attore ha l'onere di dare la prova dei fatti
costitutivi del diritto, mentre il convenuto deve dare la prova dei fatti impeditivi, modificativi e estintivi.
Sul punto occorre svolgere alcune considerazioni preliminari =
1) l'art. 2697 c.c. costituisce una regola di giudizio fondata sull'onere della prova, ma è anche una norma
che attribuisce e distribuisce gli oneri probatori tra le parti. Perchè l'art. 2697 c.c. è in primo luogo una
regola di giudizio? Perchè nel nostro ordinamento vige il principio del divieto del non liquet = cioè il
giudice non può emettere una sentenza, con la quale dice non sono convinto della fondatezza delle
ragioni dell'attore o delle ragioni del convenuto e, quindi, non decido. Quindi è necessaria una regola di
giudizio, che possa costituire un principio, a cui il giudice si debba ancorare in tutti i casi, nei quali
nessuna delle parti o alcune delle parti non hanno dato la prova dei fatti, che hanno affermato. In questa
prospettiva, l'art. 2697 c.c. è una norma importante, perchè prevede che il giudice, se non è stata data la
prova, all'esito del processo deve regolarsi, valutando 1) se l'attore ha dato la prova dei fatti costitutivi =
in questo caso accogliere la domanda o 2) se il convenuto ha dato la prova dei fatti impeditivi,
modificativi o estintivi = in questo caso rigettare la domanda;
2) nell'ambito dell'art. 2697 c.c. è necessario aggiungere, che l'attore deve dare la prova dei fatti
costitutivi solo se CONTESTATI (perchè i fatti NON CONTESTATI escono dal novero dei fatti che
devono essere provati e sono in qualche modo sottratti alla regola dell'onere della prova, anche se è
controverso quale debba essere il comportamento (= la condotta) del giudice se, dagli atti di causa,
risultasse che un fatto, pur non contestato, non si sia verificato);
3) la regola dell'onere della prova deve essere articolata (= modulata) a seconda del tipo di azione di cui
si tratta (es. se l'attore esercita un'azione di accertamento negativo (= cioè chiede di accertare
l'inesistenza del diritto vantato dal convenuto nei suoi confronti es. nel caso, in cui l'attore chiede di
accertare che il vicino non ha nessun diritto di proprietà sul fondo da lui occupato, contrariamente a
quanto afferma il convenuto), sarebbe pericoloso sul piano del rispetto dei principi costituzionali
imporre all'attore di dare la prova di tutti i fatti costitutivi del suo diritto, vantato in giudizio ad
accertare, che il convenuto non è proprietario (= cioè nel caso di azione di accertamento negativo di un
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Lezione 14.1 IL PROCESSO DI COGNIZIONE (1-5) slide 14.1 (n. 1-5) Nell'ambito della trattazione della causa, un ruolo molto importante viene giocato dalla disciplina delle prove. Onere della prova = per stabilire come e se la prova può essere considerata raggiunta e, dunque, nella fase del processo che segue l'assegnazione dei termini di cui all'art. 183 6 comma, se la causa può essere considerata matura per la decisione, assume un rilievo fondamentale capire a chi spetta dare la prova dei fatti, che costituiscono e rappresentano gli elementi essenziali del thema probandum. Da questo punto di vista, viene in rilievo l'art. 2697 c.c. = il quale prevede, che l'attore ha l'onere di dare la prova dei fatti costitutivi del diritto, mentre il convenuto deve dare la prova dei fatti impeditivi, modificativi e estintivi. Sul punto occorre svolgere alcune considerazioni preliminari =

  1. l'art. 2697 c.c. costituisce una regola di giudizio fondata sull'onere della prova, ma è anche una norma che attribuisce e distribuisce gli oneri probatori tra le parti. Perchè l'art. 2697 c.c. è in primo luogo una regola di giudizio? Perchè nel nostro ordinamento vige il principio del divieto del non liquet = cioè il giudice non può emettere una sentenza, con la quale dice non sono convinto della fondatezza delle ragioni dell'attore o delle ragioni del convenuto e, quindi, non decido. Quindi è necessaria una regola di giudizio, che possa costituire un principio, a cui il giudice si debba ancorare in tutti i casi, nei quali nessuna delle parti o alcune delle parti non hanno dato la prova dei fatti, che hanno affermato. In questa prospettiva, l'art. 2697 c.c. è una norma importante, perchè prevede che il giudice, se non è stata data la prova, all'esito del processo deve regolarsi, valutando 1) se l'attore ha dato la prova dei fatti costitutivi = in questo caso accogliere la domanda o 2) se il convenuto ha dato la prova dei fatti impeditivi, modificativi o estintivi = in questo caso rigettare la domanda;
  2. nell'ambito dell'art. 2697 c.c. è necessario aggiungere, che l'attore deve dare la prova dei fatti costitutivi solo se CONTESTATI (perchè i fatti NON CONTESTATI escono dal novero dei fatti che devono essere provati e sono in qualche modo sottratti alla regola dell'onere della prova, anche se è controverso quale debba essere il comportamento (= la condotta) del giudice se, dagli atti di causa, risultasse che un fatto, pur non contestato, non si sia verificato);
  3. la regola dell'onere della prova deve essere articolata (= modulata) a seconda del tipo di azione di cui si tratta (es. se l'attore esercita un'azione di accertamento negativo (= cioè chiede di accertare l'inesistenza del diritto vantato dal convenuto nei suoi confronti es. nel caso, in cui l'attore chiede di accertare che il vicino non ha nessun diritto di proprietà sul fondo da lui occupato, contrariamente a quanto afferma il convenuto), sarebbe pericoloso sul piano del rispetto dei principi costituzionali imporre all'attore di dare la prova di tutti i fatti costitutivi del suo diritto, vantato in giudizio ad accertare, che il convenuto non è proprietario (= cioè nel caso di azione di accertamento negativo di un

diritto, quando l'art. 2697 c.c. afferma, che l'attore deve dare la prova dei fatti costitutivi del diritto, non intende che l'attore deve dare la prova dell'inesistenza del diritto del convenuto sotto ogni profilo (perchè questo vorrebbe dire condurre l'attore a fornire una prova quasi impossibile) ma che l'attore deve provare, che il diritto vantato dal convenuto in via stragiudiziale non esiste sulla base del fatto costitutivo dedotto dal convenuto stesso (es. se il vicino, nell'affermare l'esistenza di un suo diritto sul mio fondo, ha detto che il suo diritto sul mio fondo nasce dell'usucapione, l'attore, che propone l'azione di accertamento negativo (= cioè chiede di accertare l'inesistenza del diritto altrui sul suo fondo), deve limitarsi a provare che non si è verificata la fattispecie legale dell'usucapione, ma non deve, nè può dare la prova dell'inesistenza di tutti i possibili fatti costitutivi del diritto di proprietà del convenuto, perchè questo vorrebbe dire rendere l’azione di accertamento negativo un'azione di prova quasi impossibile). Mentre è abbastanza semplice distinguere 1) i fatti costitutivi del diritto 2) dai fatti modificativi ed estintivi, perchè i fatti modificativi ed estintivi sono eventi, che si sono verificati dopo i fatti costitutivi (= cioè si sono realizzati in un momento successivo rispetto a quello nel quale si è realizzata la fattispecie costitutiva) (= cioè un diritto sorge sulla base di certi fatti; domani io scendo di casa e, mentre attraverso le strisce pedonali, vengo investito da un'autovettura, che mi procura un danno = questo è il fatto costitutivo del diritto, che nasce in quel momento; se il convenuto paga il danno = questo è un fatto estintivo, che si è verificato successivamente al fatto costitutivo; se io e il convenuto facciamo una transazione, dopo che io gli ho mandato una lettera di contestazione del danno = questo è un fatto modificativo, che si è verificato dopo il fatto costitutivo), più complesso (anzi a volte quasi impossibile) è distinguere 1) il fatto costitutivo 2) dal fatto impeditivo, perchè il fatto impeditivo è parte essenziale della fattispecie legale (principio di simultaneità giuridica) (es. si pensi al caso, in cui il legislatore preveda, che un certo atto non è opponibile ai terzi in buona fede. E' l'esistenza della buona fede, che impedisce l'opponibilità o è la mancanza della buona fede, che consente all'atto di essere opponibile = cioè quella vicenda si colloca come un fatto costitutivo o un fatto impeditivo? Ogni qualvolta il legislatore utilizza l'espressione salvo che, a meno che = intende dare l'onere della prova alla parte, che vuole provare quel fatto o alla parte, che deve provare che si è realizzata la fattispecie impeditiva di quel fatto? Nella disciplina precedente al jobs act l'esempio più importante è quello del licenziamento per le imprese, che avevano meno di quindici dipendenti. Infatti, se l'impresa aveva meno di quindici dipendenti, non era possibile la reintegrazione nel posto di lavoro, ma era possibile solo il risarcimento del danno (= cioè meno di quindici dipendenti = nel caso di licenziamento illegittimo, solo il risarcimento del danno); invece, se l'impresa aveva più di quindici dipendenti, era possibile anche la reintegrazione nel posto di lavoro (= cioè più di quindici dipendenti = nel caso di licenziamento illegittimo, reintegra). Doveva essere il lavoratore, che impugnava il licenziamento, a dare la prova che il datore di lavoro impiegava più di quindici dipendenti (= cioè l'esistenza di questi quindici dipendenti è un fatto costitutivo del diritto alla reintegra) o doveva essere il datore di lavoro a dare la prova, che nella sua impresa erano impiegati meno di quindici dipendenti (= cioè quel fatto doveva collocarsi come fatto impeditivo del diritto alla reintegra)? Questo problema nasce, perchè nella fattispecie sostanziale il fatto

di lavoro solo se l'impresa impiega più di quindici dipendenti; se l'impresa impiega meno di quindici dipendenti, il diritto alla reintegra nel posto di lavoro è negato. E' il lavoratore, che deve dare la prova, che l'impresa ha più di quindici dipendenti o è il datore di lavoro, che deve dare la prova, che l'impresa ha meno di quindici dipendenti? Sul punto l'opinione della giurisprudenza è pacifica = questa prova deve essere data dal datore di lavoro, perchè è più facile per il datore di lavoro provare, che la sua azienda impiega meno di quindici dipendenti, piuttosto che per il lavoratore dare la prova del contrario attraverso dati, che non sono nella disponibilità del lavoratore). Quindi il criterio più importante di ripartizione dell'onere della prova, ma soprattutto nel caso di distinzione tra 1) fatti costitutivi e 2) fatti impeditivi è il principio della vicinanza della prova = cioè la prova deve essere data dalla parte, che ha più facilità a procurarsela.