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Cenni sulla vita di Eschilo, spiegazione delle sue tragedie e profilo artistico-culturale del poeta
Tipologia: Appunti
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Cenni biografici Eschilo nasce ad Eleusi , vicino ad Atene, dove erano attivi i misteri eleusini , rituali dedicati a Demetra, nel 525 a.C. e muore a Gela nel 465 a.C. Eschilo combatte nella battaglia di Salamina e nell’epigramma di Eschilo, questo viene citato solo come soldato e non si fa riferimento alla sua attività poetica e teatrale. Infatti, non c’era ancora la concezione del teatro come importante per la cittadinanza. Le fonti su Eschilo si trovano sul Suda , sul Marmorium Parum , iscrizione dove c’è l’elenco dei vincitori, e su “ Le rane ” di Aristofane. Gli spettacoli teatrali duravano cinque giorni , dove nei primi tre giorni si esibivano i tragediografi. Ogni tragediografo aveva una tetralogia , composta da una trilogia di tragedie e un dramma satiresco. Il quarto giorno era dedicato alle commedie e nel quinto giorno si eleggevano i vincitori sia delle tragedie sia delle commedie. Si dice che Eschilo abbia inventato la trilogia legata , ad esempio l’ Orestea , unica trilogia legata a noi arrivata. Eschilo, inoltre, è famoso per aver introdotto il secondo attore. Eschilo è l’unico che ci lascia una tragedia storica , “I Persiani”. Frinico è stato un tragediografo famoso per aver messo in scena una tragedia storica chiamata “ Presa di Mileto ”, che vinse la gara ma fu multato e la tragedia venne vietata perché traumatizzo gli spettatori. Tragedie di Eschilo I Persiani (472 a.C.). Il dramma si svolge a Susa e il coro è costituito dai vecchi consiglieri che esercitano temporaneamente il potere al poste del re Serse. Atossa, la regina madre, è preoccupata perché ha visto in sogno suo figlio Serse mentre cercava di unire sotto uno stesso giogo due nobili donne, una persiana e una greca, la quale lo travolge. Atossa chiede al coro informazioni sugli Ateniesi e scopre che sono un popolo fiero e temibile in guerra. Nel frattempo un messaggero arriva con cattive notizie: Temistocle ha indotto Serse a ingaggiare una battaglia navale e viene battuto in mare a Salamina e in terra sull’isola di Psittalea. Atossa e il coro invocano l’ombra di Dario, che stigmatizza duramente la folle audacia che ha indotto Serse a sfidare tante volte gli dèi. Dopo aver rievocato l’antica potenza della Persia, Dario se ne va e il dramma si chiude con Serse che lamenta la sua sorte e quella dell’esercito. Sette a Tebe (467 a.C.). Il dramma si svolge sull’ acropoli di Tebe , che sta per essere attaccata dagli Argivi e da Polinice, fratello di Eteocle, re di Tebe. L’esercito argivo conduce le proprie schiere contro le sette porte di Tebe e ad ogni eroe argivo posto ad assediare le porte, Eteocle contrappone un eroe tebano. Eteocle si scontra con Polinice e alla fine i due fratelli si uccidono a vicenda. Essendo entrambi figli di Edipo, Eteocle e Polinice fanno parte di una stirpe maledetta, che in futuro colpirà anche Antigone nella tragedia di Sofocle. Supplici , che prende il nome dal coro (463 a.C.). La tragedia tratta di 50 sorelle costrette a sposare i propri cugini , figli di Egitto, ma che non vogliono e chiedono la protezione di Pelasgo , re di Argo , il quale decide di proteggere le ragazze. Prometeo Incatenato , che si dice sia una tragedia spuria , perché Zeus viene rappresentato come un tiranno ingiusto , rappresentazione che non sembra combaciare con il pensiero di Eschilo. Inoltre, non si ha il “Prometeo liberato”, dove Zeus potrebbe subire un’evoluzione. Trilogia Orestea. La prima tragedia è l’ Agamennone , dove Agamennone, dopo la guerra di Troia, torna a casa dove c’è la moglie Clitemnestra che lo aspetta per ucciderlo a causa della morte di Ifigenia. In più Clitemnestra ha un amante, Egisto, che è collegato agli Atridi. Infatti, quando Atreo scoprì che la moglie lo aveva tradito con Tieste, fratello di Atreo, lo invitò a cena, dove gli servì le carni dei suoi figli. L’unico figlio di Tieste che scampa allo sterminio è Egisto. Inizialmente Egisto si rifiuta di compiere l’omicidio con Clitemnestra per il pavqei mavqo" (apprendimento attraverso la sofferenza), una legge divina secondo cui attraverso i dolori noi possiamo imparare. Zeus offre agli uomini la capacità
di capire. La seconda tragedia è le Coefore , che prende il nome da un coro composto dalle donne di Argo che portavano offerte funebri alla tomba di Agamennone, tra cui c’è Elettra. Oreste, in questa tragedia, torna a casa con l’amico Pilade, che con la sua unica battuta spinge Oreste a uccidere la madre. Oreste prima uccide Egisto e poi Clitemnestra. L’ultima tragedia è le Eumenidi , dove viene data una soluzione al circolo dei delitti senza fine. Le Eumenidi sono le Erinni, figlie di Urano, delle divinità antiche che perseguitano i responsabili dei delitti familiari. La tragedia comincia con la Pizia che narra la scena che avviene nel tempio di Apollo, dove Oreste è circondato dalle Erinni dormienti. Apollo protegge Oreste dalle Erinni, che vogliono perseguitare Oreste, ma Apollo discute con loro. Le Erinni dicono che Agamennone e Clitemnestra appartenevano a due gevno" differenti e per questo i due omicidi non potevano essere paragonati. Oreste va quindi ad Atene, dove Atena costituisce una corte di cittadini ateniesi per giudicare Oreste. Il tribunale si spacca a metà nel giudizio e quindi Atena decide di assolvere Oreste. Le Erinni minacciano di scagliare terribili calamità sull’Attica, ma Atena riesce ad ottenere un compromesso: le Erinni si impegnano ad accettare la sentenza e, diventando benevoli ai cittadini del luogo, saranno da essi tenute nel più alto onore. A questo punto le Erinni diventano Eumenidi, una trasformazione positiva. La soluzione è un giudizio di Zeus e un’accettazione del nuovo sistema. L’ Orestea ha una ring composition : l’ Agamennone si apre con un inno a Zeus e le Eumenidi terminano con un inno a Zeus. Profilo artistico-culturale Eschilo dà più spazio all’attore che al coro, introduce il secondo attore e introduce le trilogie a tema unico. I tre temi principali delle sue tragedie sono il destino umano , la riflessione sulla giustizia e il rapporto dio/uomo , con l’intervento divino nel mondo. Il destino umano è personale e collettivo e l’individuo è visto come parte di un aggregato più grande, il gènos , che a sua volta fa parte della pòlis. Nel gènos qualunque atto compiuto da un membro si ripercuote anche sugli altri: la colpa , infatti, viene concepita come una forza viva che replica sé stessa. Il meccanismo dell’eredità va considerato in rapporto al principio aristocratico dell’unità del gènos: l’eredità di un padre si trasmette tutta intera al figlio e l’offesa viene concepita come un debito che dovrà essere saldato. L’uomo deve sapere che le punizioni inflitte da Zeus sono terribili ma giuste e il motivo della giustizia di Zeus ha molto rilievo in Eschilo. Il pensiero religioso di Eschilo si esprime nell’“inno a Zeus”, dove cerca di cogliere l’ unitarietà del divino. È importante, infatti, comprendere l’essenza del divino e Zeus compie tutto “ senza muoversi ” per mezzo del solo pensiero. L’agire di Zeus è giusto e razionale , anche se difficile da comprendere. Il divino può essere compreso per mezzo dell’esperienza. Il pavqei mavqo" è l’ ammaestramento che si ottiene attraverso il dolore. La Moira di Eschilo non è mai in contrasto con la volontà di Zeus. Gli dèi, per Eschilo, non sono ostili alla prosperità, ma solo alla prosperità che eccede al limite , poiché ci vuole una “giusta misura”. Dario e Serse ne “ I Persiani ” , anche se entrambi sconfitti, vengono contrapposti: Dario non ha mai oltrepassato le prerogative di un re, mentre Serse ha sfidato la natura e gli dèi. La giusta misura, infatti, si vede anche nei comportamenti. Le Danaidi che respingono i cugini sono approvate da Eschilo, ma le Danaidi che rifiutano tutti gli uomini non sono più approvate da Eschilo. L’aspetto apodotico (restitutivo) della giustizia mostra che ogni volta che si compie un atto delittuoso, si rompe un equilibrio e per ripristinarlo occorrerà un altro atto uguale e contrario. Ciò viene riassunto bene nell’ossimoro ajnepivmomfo" a]ta , cioè “vendetta che non porta rimprovero ed empietà”. La sorte di Agamennone è segnata dal sacrificio di Ifigenia. La sua colpa si somma a quella passiva della sua stirpe. Oreste compie il matricidio perché Apollo glielo impone per vendicare il padre: doppia motivazione. Oreste, alla fine della vicenda, viene assolto e così interrompe la catena delle faide. Il processo inaugura la giustizia delle regole condivise e alla logica arcaica del sangue risponde la logica istituzionale degli dèi giovani: queste due logiche devono