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La vita e l'opera di Eschilo, uno dei maggiori poeti tragici greci. Si analizzano le tematiche presenti nelle sue opere, come la giustizia, il passaggio dal caos all'ordine e il rapporto tra gli dei e gli uomini. Si descrive inoltre lo stile arcaico delle sue tragedie e la rappresentazione dei personaggi. Viene inoltre presentata la trama della tragedia Persiani, la più antica conservata, che Eschilo realizzò durante la guerra con la Persia.
Tipologia: Appunti
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-> nasce nel 535 a.C, da Euforione, ad Elusi, in una famiglia aristocratica > assiste da giovane alla caduta della tirannide di Pisistrato e all’instaurazione della democrazia. -> inizia poi la sua attività di poeta tragico, e vive in prima persona la guerra contro la Persia, di cui non è solo spettatore, ma combatte come oplita nell’esercito cittadino nella battaglia di Maratona e successivamente nella battaglia di Salamina (su cui poi scrive una tragedia, I Persiani ) > viene invitato a Siracusa, insieme ad altri illustri poeti greci, dove importa il nuovo linguaggio della tragedia
torna in patria, per poi trasferirsi nuovamente in Sicilia, a Gela, dove muore > anche i suoi figli si occuparono di tragedie. -> il prestigio di Eschilo rimane inalterato anche dopo la sua morte: il lessico bizantino Suda gli attribuisce novanta drammi, dei quali ne sopravvivono sette: Sette contro Tebe, Persiani, Supplici, Prometeo Incatenato, e la trilogia dell’ Orestea (Agamennone, Coefore e Eumenidi). -> le tragedie di Eschilo devono essere considerate nell’ottica secondo la quale ogni dramma rappresenta un elemento di una storia più complessa: sulla scena vengono portate saghe mitiche di grande sviluppo estese su tre episodi > la trilogia quindi, non è incentrata su un singolo personaggio ma su una storia collettiva. -> Eschilo traduce sulla scena il sistema di valori della polis ateniese, che emerge dalla scena; la polis si basa sulla DIKE, che è rappresentata da Zeus; > partendo dalla prospettiva della città raggiunge temi universali, come il rapporto tra potere e libertà, la presenza degli dei nelle vicende umane; -> i drammi di Eschilo hanno la rigidezza dello stile arcaico: l’azione è lenta, interrotta da lunghe parti corali; inoltre il linguaggio è difficile, ricco di nuove invenzioni; inoltre egli cerca effetti emozionanti e spettacolari. -> i personaggi di Eschilo sono stilizzati, ancora ammantati dalla foschia del mito: sono inflessibili, e affrontano il destino fino alle estreme conseguenze; non si presentano come psicologicamente realistici, ma sono personaggi ad una sola dimensione. vivono in un mondo sovradeterminato, dove una serie di forze invisibili ne limitano l’autonomia > il mondo psicologico dei personaggi è rappresentato in modo oggettivo, dove gli impulsi interiori vengono attribuiti a interventi esterni (demoni o forze maligne), che mirano ad ostacolare l’uomo; queste entità oscure sono la ybris (violenza) e ate (accecamento) che portano l’essere umano a macchiarsi di crimini: ate fu quella che spinse Agamennone a sacrificare la figlia, gesto che porta poi alla sua morte; ybris invece è la colpa tipicamente tragica, di chi presenta un atteggiamento tracotante e oltrepassa i limiti dell’umano, come quella di Serse, che tentò di dominare il mondo intero. e intorno ai colpevoli si muovono divinità persecutrici tipo le Erinni o l’ alastor , che rappresenta l’inevitabilità della punizione. -> il messaggio fondamentale della tragedia di Eschilo è dunque che l’uomo debba riconoscere i suoi limiti e abbia la capacità di starvi all’interno, poiché infrangere questo limite porta alla rovina. al di sopra del mondo degli uomini vi è quello degli dei, che sono i garanti della giustizia, e che dall’alto governano le cose umane > diventa quindi fondamentale il tema della giustizia, che Eschilo eredita da pensatori quali Solone ed Esiodo, ma che tuttavia ha un valore diverso: la giustizia è la legge che gli dei impongono al mondo, che spiega la casualità degli avvenimenti e che regola la colpa e la punizione. -> altro tema fondamentale è il passaggio dal caos all’ordine: più si guarda al passato più il mondo pare governato da forze selvagge, che però, sotto l’impulso di un progetto superiore, si compone in un ordine migliore, dove la giustizia prevale > il conflitto tra ordine e caos equivale alla contrapposizione 1
tra il mondo naturale e la polis : fuori dalla polis si muovono forze selvagge, e la città è ciò che le frena. -> i temi fondamentali si sviluppano al di fuori dell’individuo e sono da inquadrare nelle forme culturali del mondo arcaico > ciò rende Eschilo non pienamente appartenente all’epoca classica, ma piuttosto rappresenta l’ultima espressione della cultura arcaica. -> lo stile di Eschilo è il prodotto di una concezione elevata della tragedia: fondatore del linguaggio tragico, che è un linguaggio straniato, lontano dalla quotidianità, caratterizzato da una fortissima tendenza all’invenzione verbale; > adotta forme tipiche dello stile arcaico: della ringkomposition o la tendenza a parlare per metafore; e per le parti liriche si ispira alla grande poesia corale.
-> alle Supplici facevano seguito Egizi , dove i cugini riuscivano ad ottenere le nozze con la guerra, e Danaidi , dove, durante la notte nuziale, le spose, tranne una, che lo amava veramente, uccisero il proprio marito; così le vittime diventano carnefici, ad eccezione di Ipermestra, che aveva deciso di risparmiare il marito amato, dando così origine alla casata di Argo. L’inflessibilità delle ragazze assume quindi un valore quasi negativo, da intendere come una forma di arroganza nei confronti di una norma naturale, quella di sottostare alle leggi della procreazione. -> Ipermestra poi subisce i rimproveri del padre e delle sorelle, conflitto che viene poi sedato dall’intervento di Afrodite. -> Prometeo Incatenato -> trama: Il titano Prometeo, colpevole di aver sottratto il fuoco agli dei per darlo agli uomini, viene incatenato su ordine di Zeus ad una rupe da Bia e Kratos e da Efesto. Gli fanno visita le ninfe Oceanine, che cercano di convincerlo a sottomettersi, a cui si aggiunge anche il padre Oceano. Dopo il canto del coro Prometeo riprende a parlare difendendo le sue azioni, proclamandosi il benefattore dell’umanità. Giunge poi una donna con delle corna di vacca, è Io, vittima delle ingiustizie divine: amata da Zeus, venne punita dalla gelosa Era, che, mutatala in vacca, viene perseguitata da un tafano che non le da pace. Prometeo la conforta, profetizzando quali saranno le sue peregrinazioni, e la famiglia che avrà origine da lei, da cui nascerà Ercole, che lo libererà dalle catene. Le preannuncia anche che Zeus verrà spodestato da uno dei suoi figli; a quel punto Ermes, inviato da Zeus, raggiunge Prometeo che gli riferisce la sentenza del padre degli dei: rivelare chi sia l’usurpatore o essere gettato nel Tartaro, ma Prometeo rifiuta, e la scena si chiude con la sua caduta negli inferi. -> il soggetto del dramma è la punizione di Prometeo; nelle tragedie successive si narrava della liberazione di Prometeo per mano di Ercole. -> tragedia enigmatica: autenticità messa in dubbio per motivi stilistici e contenutistici: raffigura in modo anomalo la figura di Zeus, di solito garante della giustizia, che qui appare come un tiranno; ipotesi che possa essere di età posteriore ad Eschilo, o che sia di origine eschilea e che abbia subito successivamente delle modifiche. -> Zeus è il nuovo padrone del mondo, legato agli schemi di potere assoluto e violento: Prometeo invece è un ribelle che rifiuta di obbedire ad un ordine, in un organismo in cui a ciascuno tocca una parte precisa: è presente il tema ricorrente del conflitto tra potere ed individuo. -> la simpatia del pubblico è rivolta al ribelle, perché difende un valore collettivo radicato nella società greca (solidarietà verso gli uomini); presenta la prospettiva solo del protagonista, che resta sulla scena dall’inizio alla fine, ripetendo di continuo la sua avversione contro Zeus e i nuovi dei, che hanno spodestato una saggezza antica tentando di piegare la natura alle loro leggi. > alla fine della trilogia questo conflitto doveva terminare con la riconciliazione tra Zeus e Prometeo. -> grande differenza tra il Prometeo di Esiodo (presentato come “briccone” divino che ruba il fuoco e sfida gli dei, provocando poi la fine del genere umano) e quello di Eschilo, che impersona il maestro di ogni arte e il promotore del progresso > il suo monologo di autodifesa è di grande impegno intellettuale. -> Orestea -> trama:
L’ Agamennone si apre con il monologo di una guardia, di vedetta per avvistare il segnale di fuoco che deve annunciare la caduta di Troia: quando si accende corre a riferirlo a Clitemnestra. Entra in scena il coro di vecchi Argivi, che rievocano fatti luttuosi (tra cui il sacrificio di Ifigenia) ed esprime i propri timori. Quando giunge Agamennone la moglie lo accoglie con finta gioia; al seguito del re vi è Cassandra, sua concubina, a cui Apollo ha dato il dono della profezia. Clitemnestra attira Agamennone nella reggia, su un tappeto color porpora, che presagisce la sua morte. Cassandra, lasciata sola, evoca in una visione gli orrori della stirpe degli Atridi e predice il dramma che sta per avvenire; si sentono a questo punto le urla di Agamennone che viene pugnalato a morte. Quando si aprono le porte del palazzo si vede il suo cadavere nudo disteso su un lenzuolo insanguinato, con accanto quello di Cassandra. È Clitemnestra stessa a narrare il delitto, accentuato dal punto di vista soggettivo, rivelando il proprio odio accresciuto anche dal sacrificio della figlia Ifigenia. Le Coefore iniziano dopo molti anni: Oreste, ormai grande, e il suo amico Pilade, sono sopra la tomba del padre; Oreste si recide una ciocca di capelli e li posa sopra la tomba, come simbolo di vendetta. Appare un coro di coeforoi (portatrici di offerte), mandate da Clitemnestra dopo un sogno preoccupante: con queste vi è Elettra, sorella di Oreste, che riconosce il fratello. Oreste e il coro invocano l’ombra di Agamennone, e prepara poi insieme alla sorella la vendetta: Oreste si fingerà uno straniero che porta la notizia della sua stessa morte; Clitemnestra udendo la notizia si mostra seriamente addolorata; Oreste e Pilade uccidono prima Egidio e poi la madre, che tenta invano di suscitare la pietà del figlio; per giustificare il matricidio non basta che Oreste abbia agito su consiglio di Apollo, per cui dal terreno spuntano le Vendicatrici che lo costringono a scappare. All’inizio delle Eumenidi , Oreste si trova a Delfi, addormentato nel tempio e circondato dalle Erinni. Poi si sposta ad Atene, condotto da Ermes, perché venga processato. Li raggiungono le vendicatrici, e la dea Atena decide di istituire un tribunale ( Areopago ) atto a giudicare Oreste. Davanti alla giuria e ad Atena, Apollo e Oreste si difendono, confutati dalle Erinni, e Apollo difende personalmente Oreste. Al momento dei voti il numero è pari, e dunque Oreste viene assolto. La furia delle Erinni viene placata da Atena ed esse si trasformano in Eumenidi (benevole). -> ogni dramma ha una coerenza a sé stante, ma tutte si inquadrano in un progetto più ampio, del quale ciascuna tragedia costituisce un anello. Il tema fondamentale della tragedia è la vendetta: atto obbligatorio per compensare il sangue versato di un parente (nella trilogia avviene all’interno di uno stesso clan: Agamennone uccide Ifigenia, Clitemnnestra Agamennone e infine Oreste diventa matricida). La tragedia mostra l’inceppo in questo meccanismo di vendetta: qualsiasi atto di riparazione si trasforma in una contaminazione maggiore, che si trasmette di generazione in generazione. -> accanto al tema della vendetta Eschilo inserisce anche quello della Dike, di cui gli dei olimpici sono garanti. Secondo Clitemnestra la giustizia appartiene a chi sa conquistarsela con le proprie mani; Oreste invece è diviso: se uccide la madre si macchierà anch’esso del sangue familiare, ma se la risparmia si renderà impuro agli occhi del padre. La legge automatica del sangue e della vendetta è rappresentata dalle Erinni, che guardano solo all’oggettività degli eventi: è stata violata una legge sacra, dunque devono intervenire; è un dilemma senza uscita, per cui Eschilo introduce nuove forze civilizzatrici: il tribunale, la città, divinità cittadine, che sono in contrasto con i demoni antichi. -> emerge dunque una giustizia che non è nelle mani di chi la compie, ma è garantita da un ordine superiore: sono gli dei a imporre agli uomini una legge dura ma giusta: solo chi soffre può riscattarsi. -> la storia degli Atridi non è solo individuale: è una vicenda collettiva, in cui ogni membro è collocato in una struttura più ampia, la famiglia e lo Stato: tutti i personaggi della trilogia non sono che un aspetto di questa famiglia in un cerchio di contagio e colpa, temi che all’interno della tragedia si amplificano: da odio familiare a problema di livello politico.