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Francesco Senatore - Medioevo istruzioni per l'uso, Sintesi del corso di Storia Medievale

Riassunto testo per l'esame di Metodologia dello studio della Storia (Unimi)

Tipologia: Sintesi del corso

2018/2019

Caricato il 18/11/2019

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Medioevo istruzioni per l’uso – Francesco Senatore
Cap. 1 Il soggeo studente e le insidie del nostro linguaggio
1. Luoghi e popoli
Osservando su di un atlante la posizione e l’estensione degli sta europei dal V secolo al XV secolo, o
anche no ai giorni nostri si ha l’impressioni che tuo segua una certa connuità non c’è niente di più
sbagliato.
Quegli stessi sta con nomi apparentemente idenci nascondono realtà profondamente diversi e la
denizione di napoletano come abitante della cià di Napoli è in contraddizione con la situazione
medievale in cui Napoli è un ducato bizanno e non una cià italiana. Nel Medioevo inoltre sono esis��
mol sta e popoli che non sembrano avere nessuna corrispondenza con il presente; questo è un altro
errore. Tal volta qualcuno, spinto da movi polici riesuma i fantasmi per rivendicare la propria identà e
quindi vanno alla scoperta delle proprie radici locali contrapponendosi all’iden nazionale. Così è
successo per gli scozzesi che sono sta paragona ai cel del V secolo, e anche per i padani, che si legano
storicamente ai longobardi; ne risulta che la storia non crea ne distrugge ma si trasforma sulla base degli
stessi popoli.
1.2 Sta e Stato
Gli sta medievali non possono essere paragona allo Stato oocentesco, perché lo Stato vero e proprio
ha caraerische precise: 1 la piena sovranità su un territorio dai conni ben deni e 2 un apparato
burocraco stabile. Lo stato carolingio VIII – IX secolo era amministrato da funzionari locali chiama con
(comites); ques rappresentavano l’imperatore nelle circoscrizioni territoriali a loro ada ossia le
contee (comitatus). Il conte adunava l’esercito e presiedeva l’udienza in cui si giudicava plecitum; inoltre
costringeva gli uomini liberi a lavorare per l’interesse pubblico, quindi ance a ospitare gratuitamente il suo
seguito. Anche se il conte è un funzionario pubblico, egli non è paragonabile ad un funzionario statale di
oggi e neppure a uno di ne evo perché probabilmente era analfabeta e sicuramente non aveva una sede
stabile. Lo stato era per lui la fedeltà giurata all’imperatore che ricambiava il giuramento orendo
protezione militare e beneci. In ogni caso egli era denito pubblico nei documen che circolavano scri
da pochi leera di quel tempo che erano tu ecclesiasci o monaci, i quali scrivevano le leggi
(capitolari) che l’imperatore inviava ai suoi con.
1.3 La psicologia dei personaggi
Nel corso dei millenni l’uomo non è rimasto uguale a se stesso: la sua mentalità e la sua psicologia sono
cambiate, come sono cambia i contes materiali e culturali in cui egli opera. La stessa vita umana non ha
avuto sempre quel valore assoluto che noi oggi le aribuiamo e, per gran parte della nostra storia, un
povero, una donna o un neonato hanno avuto un valore inferiore a quello di un guerriero maschio adulto.
Fino alla prima metà del 900, l’estensione del proprio territorio era considerata un faore posivo come
segno di un successo di un popolo, non solo un obbievo polico. Però non si può generalizzare che ogni
aacco fu auato per questo scopo, per esempio:
1. Per Alarico saccheggiare Roma non signicava impadronirsi dell’impero romano, egli si senva
come un alleato tradito e per questo ha indeo una rappresaglia; egli non era ne si senva un
invasore, ma un ospite che poteva salvare l’impero dai suoi nemici. Probabilmente il suo
desiderio era quello di far carriera nell’impero stesso ulizzando, come di consueto per i barbari,
il canale militare di accesso. I visigo non avevano un territorio stabile dove sedentarsi ma erano
sta autorizza ad insediarsi nell’illirico, tuavia senvano che La loro migrazione non era ancora
terminata.
2. Carlo Magno invece aveva un territorio stabile, ma il suo aacco ai longobardi non fu sferrato per
espansione ma per contrao: egli, e il padre Pipino il Breve, erano sta riconosciu dal Pontece
con il tolo di Patrius Romanorum ossia proteore dei romani.
1.4 L’anacronismo, compagno della ricerca storica
L’anacronismo (aribuire al passato caraeri del presente che all’ora erano inesisten) è il peggiore errore
che possa esistere per chi studia la storia; tua via può tornare ule per comprendere il passato secondo
due modalità principali 1 l’analogia e 2 il contrasto e quanto si è deo in precedenza, parlando del con
(comes) paragonandolo ad un funzionario pubblico auale, dato che era scelto dall’imperatore che era la
massima autorità pubblica, ma bisogna comunque fare delle dovute disnzioni tra la gura del conte
medievale, guerriero analfabeta legato da fedeltà, e un funzionario pubblico contemporaneo; in ogni
caso, per comprendere la storia è inevitabile muoversi tra passato e presente.
1.5 Per concludere: fa e quesoni
Lo scopo di questo libro ISTRUZIONI PER L’USO non è quello di far superare il quaro e quaro oo
l’esame universitario di storia meDioevale ma è una guida per lo studente che deve memorizzare i fa
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Medioevo, istruzioni per l’uso - Senatore
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Medioevo istruzioni per l’uso – Francesco Senatore

Cap. 1 Il sogge�o studente e le insidie del nostro linguaggio

1. Luoghi e popoli

Osservando su di un atlante la posizione e l’estensione degli sta� europei dal V secolo al XV secolo, o anche fino ai giorni nostri si ha l’impressioni che tu�o segua una certa con�nuità non c’è niente di più sbagliato. Quegli stessi sta� con nomi apparentemente iden�ci nascondono realtà profondamente diversi e la definizione di napoletano come abitante della ci�à di Napoli è in contraddizione con la situazione medievale in cui Napoli è un ducato bizan�no e non una ci�à italiana. Nel Medioevo inoltre sono esis�� mol� sta� e popoli che non sembrano avere nessuna corrispondenza con il presente; questo è un altro errore. Tal volta qualcuno, spinto da mo�vi poli�ci riesuma i fantasmi per rivendicare la propria iden�tà e quindi vanno alla scoperta delle proprie radici locali contrapponendosi all’iden�tà nazionale. Così è successo per gli scozzesi che sono sta� paragona� ai cel� del V secolo, e anche per i padani, che si legano storicamente ai longobardi; ne risulta che la storia non crea ne distrugge ma si trasforma sulla base degli stessi popoli.

1.2 Sta� e Stato

Gli sta� medievali non possono essere paragona� allo Stato o�ocentesco, perché lo Stato vero e proprio ha cara�eris�che precise: 1 la piena sovranità su un territorio dai confini ben defini� e 2 un apparato burocra�co stabile. Lo stato carolingio VIII – IX secolo era amministrato da funzionari locali chiama� con� (comites); ques� rappresentavano l’imperatore nelle circoscrizioni territoriali a loro affida� ossia le contee (comitatus). Il conte adunava l’esercito e presiedeva l’udienza in cui si giudicava plecitum; inoltre costringeva gli uomini liberi a lavorare per l’interesse pubblico, quindi ance a ospitare gratuitamente il suo seguito. Anche se il conte è un funzionario pubblico, egli non è paragonabile ad un funzionario statale di oggi e neppure a uno di fine evo perché probabilmente era analfabeta e sicuramente non aveva una sede stabile. Lo stato era per lui la fedeltà giurata all’imperatore che ricambiava il giuramento offrendo protezione militare e benefici. In ogni caso egli era definito pubblico nei documen� che circolavano scri� da pochi le�era� di quel tempo che erano tu� ecclesias�ci o monaci, i quali scrivevano le leggi (capitolari) che l’imperatore inviava ai suoi con�.

1.3 La psicologia dei personaggi

Nel corso dei millenni l’uomo non è rimasto uguale a se stesso: la sua mentalità e la sua psicologia sono cambiate, come sono cambia� i contes� materiali e culturali in cui egli opera. La stessa vita umana non ha avuto sempre quel valore assoluto che noi oggi le a�ribuiamo e, per gran parte della nostra storia, un povero, una donna o un neonato hanno avuto un valore inferiore a quello di un guerriero maschio adulto. Fino alla prima metà del 900, l’estensione del proprio territorio era considerata un fa�ore posi�vo come segno di un successo di un popolo, non solo un obbie�vo poli�co. Però non si può generalizzare che ogni a�acco fu a�uato per questo scopo, per esempio:

  1. Per Alarico saccheggiare Roma non significava impadronirsi dell’impero romano, egli si sen�va come un alleato tradito e per questo ha inde�o una rappresaglia; egli non era ne si sen�va un invasore, ma un ospite che poteva salvare l’impero dai suoi nemici. Probabilmente il suo desiderio era quello di far carriera nell’impero stesso u�lizzando, come di consueto per i barbari, il canale militare di accesso. I visigo� non avevano un territorio stabile dove sedentarsi ma erano sta� autorizza� ad insediarsi nell’illirico, tu�avia sen�vano che La loro migrazione non era ancora terminata.
  2. Carlo Magno invece aveva un territorio stabile, ma il suo a�acco ai longobardi non fu sferrato per espansione ma per contra�o: egli, e il padre Pipino il Breve, erano sta� riconosciu� dal Pontefice con il �tolo di Patri�us Romanorum ossia prote�ore dei romani.

1.4 L’anacronismo, compagno della ricerca storica

L’anacronismo (a�ribuire al passato cara�eri del presente che all’ora erano inesisten�) è il peggiore errore che possa esistere per chi studia la storia; tu�a via può tornare u�le per comprendere il passato secondo due modalità principali 1 l’analogia e 2 il contrasto e quanto si è de�o in precedenza, parlando del con� (comes) paragonandolo ad un funzionario pubblico a�uale, dato che era scelto dall’imperatore che era la massima autorità pubblica, ma bisogna comunque fare delle dovute dis�nzioni tra la figura del conte medievale, guerriero analfabeta legato da fedeltà, e un funzionario pubblico contemporaneo; in ogni caso, per comprendere la storia è inevitabile muoversi tra passato e presente.

1.5 Per concludere: fa� e ques�oni

Lo scopo di questo libro ISTRUZIONI PER L’USO non è quello di far superare il qua�ro e qua�ro o�o l’esame universitario di storia meDioevale ma è una guida per lo studente che deve memorizzare i fa�

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accadu� in termini cronologici (quando è successo) e poli�ci (chi ha partecipato) e comprendere le ques�oni che hanno portato a ques� fa� come accordi non rispe�a� o manie di grandezza degli imperatori.

Cap. 2 L’ogge�o Medioevo e la disciplina “storia medievale”

2.1 Che cos’è il Medioevo

Il Medioevo è il periodo della storia europea che comincia nel 476 (=caduta dell’impero romano d’occidente) e si conclude nel 1492 (=scoperta dell’America da parte di Cristoforo Colombo). Medioevo vuol dire età (evo) di mezzo (meDio) cioè un periodo intermeDio tra l’età an�ca, terminata con la fine dell’impero romano d’occidente, e l’età moderna cominciata con le grandi scoperte geografiche. Si tra�a di una definizione per lo più neutra perché tu� i periodi sono di mezzo ma che fin dall’inizio ha avuto una connotazione nega�va rela�va all’idea delle barbarie e della decadenza. I primi ad usare il termine di media tempestas cioè tempo di mezzo furono gli umanis� del XV secolo per lo più filologi e ar�s� italiani. Essi non inventarono questa definizione perché volevano condurre uno studio storico su questo periodo di mezzo, ma solo perché volevano isolare con una definizione semplice il periodo di mezzo tra la loro epoca moderna o recente e l’an�chità classica alla quale spesso si richiamavano per trarne ispirazione e trovare modelli linguis�co le�erari (le�eratura storiografia) ar�s�ci (scultura e archite�ura, non la pi�ura per la scarsità di opere sopravvissute), e anche grafici (iscrizioni romani an�chi manoscri�). La le�eratura e l’arte dell’età di mezzo erano da rifiutare in blocco. Infa� inorridivano di fronte al la�no scorre�o delle università e delle cancellerie che sos�tuivano con l’imitazione degli autori classici la�ni, erano infas�di� dai chiaroscuri dei cara�eri go�ci che sos�tuirono con quelli umanis�ci. Anche per quanto riguarda l’arte gli ar�s� cercarono di eliminare le forme archite�oniche go�che per rivolgersi all’arte greca e romana. Il Medioevo di ques� umanis�, quindi, non è un periodo definito nei suoi cara�eri specifici ma è un contenitore di opere rifiutate. Il termine Medioevo è stato u�lizzato anche alla fine del 600 da un professore tedesco Chris� Keller nel suo manuale Historia Medii evi pubblicato nel 1688. Dunque il Medioevo è nato quasi per caso come nasce un soprannome e chi porta tale soprannome non riesce più a liberarsi (come il caso di Rosso Malpelo una celebre novella di Verga che si portava addosso questo soprannome, ma senza avere i capelli rossi e senza avere le a�tudini malvagie). Infa� i soprannomi si tramandavano ai figli anche se ques� non avevano le cara�eris�che evidenziate e purtroppo (come succede a rosso malpelo) il soprannome finisce a condizionare il comportamento di chi lo porta è un po’ quello che avviene al Medioevo storico o reale che è sempre condizionato da quello immaginario. Come risolvere il problema? Basta definire esa�amente che cosa fu il Medioevo quali furono i cara�eri originali e in che cosa quest’epoca si differenzia dalle altre. la risposta e semplice basta dire che il Medioevo inizia nel 476 e termina nel 1492 perché il Medioevo non fu una civiltà non ebbe dei cara�eri omogenei dis�nguibili con quelli delle epoche preceden� o successivi.

2.2 La periodizzazione: problemi di ricerca e di studio

Dividere in periodi o periodizzare significa interpretare. Il primo compito di uno storico è quello di datare un fenomeno di cui si occupa. Gli storici italiani dividono il Medioevo in 2 periodi alto Medioevo (V – IX sec.) che è quello della stagnazione demografica e della nascita di nuove organizzazioni is�tuzionali; e basso Medioevo (IX – XV sec.) che quello della crescita demografica, della nascita di nuovi regni di nuovi territori stabili e duraturi. Storici di altre tradizioni culturali dividono il Medioevo in 3 periodi alto o primo Medioevo (V- X secolo) pieno Medioevo o alto (X-XIII secolo) e basso Medioevo (XIII-XV secolo). La differenza tra alto e basso Medioevo sta nel fa�o che occuparsi dell’uno o dell’altro significa pra�care 2 discipline diverse, perché i rispe�vi studiosi hanno a disposizione fon� diverse e devono sviluppare competenze scien�fiche e metodi di analisi diversi. Le fon� che disponiamo dell’alto Medioevo sono dello stesso �po di quelle della storia an�ca: a� legisla�vi di autorità maggiori (re papi imperatori), opere scri�e naturalmente in la�no (storie cronache le�ere di grandi personalità) res� materiali (edifici, sculture pi�ure cimiteri monete ogge�). Non esistevano invece i documen� giuridici, come donazioni, compravendite, testamen�, inventari dei beni. Mentre nel basso Medioevo disponiamo di fon� scri�e in quan�tà maggiore perché in quel periodo si fa maggior ricorso alla scri�ura in tu�e le occasioni a� notarili, registri amministra�vi, contabili, fiscali, censimen�, prediche, verbali le�ere, diari ecc. Chi si occupa di alto Medioevo è costre�o a limitare gli argomen� di studio, ma è s�molato ad ampliare il suo bagaglio di conoscenze a�raverso l’interpretazione. Per conoscere le vicende dell’invasione longobarda non ci si deve fermare alle poche tes�monianze scri�e disponibili, ma bisogna ricercare le fon� e i metodi di altre discipline: analisi dei res� ossei dell’onomas�ca e la topo mas�ca lo studio rispe�vamente dei nomi di persona e dei luoghi, dell’archeologia, antropologia etnografia che sono diventate indispensabili per lo studio dell’alto Medioevo. Bisogna cioè essere in grado di comprendere su che principi si fonda la disciplina che sono senza dubbio diversi dalle altre discipline e i metodi di ricerca. La ricerca storica riguardante l’alto e il

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diversi periodi storici, ma è anche la categoria “storia medievale” un contenitore di diverse discipline ognuna con i suoi termini tecnici i suoi metodi e le sue fon�. A par�re dalla seconda metà del 900 lo studio del Medioevo ha subito una dilatazione di prospe�ve che hanno intasato i manuali. Si tra�a di un fenomeno �pico delle discipline umanis�che le nuove acquisizioni cioè le nuove scoperte documentarie non scacciano mai le vecchie ma si aggiungono ad esse e questo porta lo studente a trovare difficoltà nel trovare le informazioni e le ques�oni più importan� per superare l’esame. Non tu�o è possibile ricordare non tu�o è possibile sapere. Non si deve dimostrare di conoscere la storia medievale ma si deve dimostrare di conoscere un manuale e quindi deve sapersi orientare in quei secoli e in quelle ques�oni. Uno studio da i suoi fru� quando si individua ciò che è veramente importante e quindi comprendere e memorizzare. Il metodo di studio sbagliato è quello di leggere il manuale più volte dall’inizio alla fine come se fosse un romanzo, è bene invece saltare da un capitolo all’altro smontando la difficile costruzione sequenziale del testo e procedere ad una selezione. La selezione facilita la comprensione e la memorizzazione di un argomento. Per capire le informazioni più importan� lo studente deve leggere con a�enzione il manuale e deve rifle�ere sul �tolo dei capitoli e dei paragrafi. Lo studente deve chiedersi perché quella parte del manuale è in�tolato in quel modo e al momento della ripe�zione deve ricordare la parte centrale di quel capitolo a libro chiuso scorrendo l’indice. Scoprirà che alcuni paragrafi sono più importan� degli altri e deve fissarli nella mente perché intorno ad esse riguarderanno sia le domande che le risposte in sede di esame. Un altro metodo più empirico ma pericoloso è ascoltare le interrogazioni dei propri colleghi per individuare le cose più importan�. Infa� non mancano mai nelle sessioni di esami quei studen� che arma� di penna e taccuino segnano le domande del professore durante l’esame e l’amico di Senatore chiama “giornalis�”. Lo studente “giornalista” per far trionfare questa operazione deve sapere già la storia medievale altrimen� confonderà la gerarchia delle domande non dis�nguendo tra quelle essenziali e quelle causali.

2.6 L’idolo delle origini

Una affermazione molto comune è quella del passato che spiega il presente. La ragione per cui si studia la storia non solo medievale sarebbe infa� quella di conoscere le origini delle nostre is�tuzioni poli�che, sociali ed economiche, della nostra cultura. Cioè le origini del nostro presente. Ma si aggiunge un’altra considerazione che riguarda il rapporto di causa effe�o tra gli even� storici. Che si sinte�zza nella espressione la�na post hoc, propter hoc ciò che viene dopo è causato da ciò che viene prima. Quindi per capire il dopo bisogna risalire al prima. Marc Bloch ha definito “idolo delle origini” l’ossessione che porta a ricercare a tu� i cos� le origini dei fenomeni storici. Invece un fenomeno del presente o del passato andrebbe analizzato e compreso nel tempo in cui si è svolto a pieno e solo dopo si dovrebbero ricercare le cause. Le origini dice Bloch sono in un vocabolario corrente un cominciamento che è sufficiente a spiegare e qui sta il pericolo. Bloch me�eva in guardia dalle spiegazioni banali ad esempio sapere che le prime tribù germaniche entrarono in conta�o con i romani nel II secolo a.C non è sufficiente a comprende le migrazioni del V e VI secolo che sono ben diverse dalle incursioni dei cimbri e teutoni sconfi� sanguinosamente da Mario, un precedente che si può anche trascurare perché riguarda sogge� storici e contes� assolutamente differen�. Per quanto riguarda le cause è difficile che di un fenomeno storico si possano individuare le cause perché potremmo avere informazioni insufficien� a riguardo, ma sopra�u�o perché i fa� umani non si possono spiegare come delle reazioni chimiche. E anche se si raggiunge una spiegazione assai probabile di un fenomeno storico basato su da� sicuri non potremmo mai riprodurlo in laboratorio. Il passato che spiega il presente il poi che spiega il prima ( post hoc propter hoc ) la storia che ci istruisce sui nostri comportamen� cioè storia maestra di vita historia magistra vitae queste osservazioni hanno un significato banale perché danno una visione rassicurante dei fa� umani i quali sono invece complessi, ambigui ed imprevedibili; anche il passato è stato complesso ambiguo imprevedibile, ma per questo non si rinuncia a cercare le cause e le origini, ma per questa operazione occorre tempo e metodo. Nei manuali l’ordine cronologico di tan� fa� da l’impressione che essi non potevano che andare così che l’uno è causa dell’altro che bisogna imparare la successione per poter capire in una catena che non si spezza mai fino al presente. Lo studente dovrebbe liberarsi dall’idolo delle origini dalla schiavitù della cronologia e chiedersi subito che cos’è il fenomeno che si trova a studiare in una parte del testo. Studiando ad esempio la crociata dovrebbe subito cercare dal manuale la sua definizione breve ed efficace : la crociata fu un pellegrinaggio armato di guerrieri cris�ani in prevalenza franchi e normanni al sepolcro di Gesù Cristo. Essa si tenne nel 1096-99 e portò alla conquista di Gerusalemme e di altri territori islamici nel vicino oriente. La definizione poi per essere fissata nella mente dovrebbe essere so�olineata nel testo o scri�a al margine. Una volta stabilito che cos’è quando e dove si è verificata si passa al come e perché (5W) c’è stata la prima crociata, preceduta tra l’altro da una crociata zero (definita quella dei poveri). Smontando il testo e schema�zzando gli argomen� non significa fare il riassunto che è sconsigliabile perché il manuale è già un riassunto fa�o però dagli specialis�, è anche sbagliato se dopo lo studente solo quello senza consultare il testo originale senza esercitare la propria intelligenza.

2.7 Il Medioevo come paradigma dell’an�moderno

La parola Medioevo e l’agge�vo medievale hanno un valore nega�vo. Medievale definisce ciò che oscuro, arretrato, irrazionale e che magari può essere sugges�vo proprio perché ha queste cara�eris�che. Medievale è il nega�vo che rispunta contro il posi�vo del moderno. Medievale quindi è ciò che non è 4

moderno. Già il fa�o che nella quo�dianità quando ad esempio un treno ritarda quando ci danno un imposizione e in ambito religioso quando un Vescovo non concede la celebrazione della messa funebre per un suiciDio noi gridiamo “al Medioevo!” come per definire tu� quei comportamen� medievali e da disprezzare. Ma nel Medioevo c’è qualcosa di buono quali i valori dell’eroismo, della lealtà, dell’amicizia, della devozione alla donna amata , cioè i valori della cavalleria che già nel Medioevo erano esalta� nella le�eratura poesie romanzi, poemi cavallereschi ( chansons de geste ). Noi siamo così lontano dal mondo della cavalleria. Tra gli aspe� nega�vi del Medioevo ricordiamo, inoltre, i roghi alle Streghe (avvenu� per lo più tra il XV e il XVI sec.) però ancora oggi in alcune par� del mondo è ancora normalità l’inferiorità della donna. L’importante è non confondere il Medioevo paradigma dell’an�moderno , il Medioevo immaginario con i tan� diversi MeDioevi che ricostruisce la ricerca storica occupandosi dei secoli dal V al XV sec.

2.8 Il feudalesimo, mostro inafferrabile?

Insieme a Medioevo e medievale sono vissu� altri termini: Boccaccesco che è sinonimo di salace (indecente,sconcio) ma Boccaccio non scrisse solo novelle boccaccesche. Fascista che è un insulto che qualifica un comportamento violento. Chi lo usa in questo modo non lo riferisce a un movimento poli�co in par�colare o a un preciso periodo storico. Feudale e tu� i termini ad esso apparenta� (feudo, feudatario, feudalesimo, barone vassallo) sono usa� come giudizi di valore che sono più nega�vi di medievale. Un quar�ere viene defini� feudo di una famiglia mafiosa che lo controlla, un primario ospedaliero che fa vincere il concorso ad un figlio viene chiamato barone, è chiamato barone anche un professore universitario che non si presenta alle lezioni senza avver�re o che non rispe�ano l’orario di ricevimento. Il par�to poli�co che non è autonomo dal par�to maggiore della propria coalizione è qualificato un vassallo. Feudalesimo è sinonimo di an�stato, di abuso di potere, di uso illegale dell’autorità che proviene dalla propria funzione pubblica (ad esempio il primario ospedaliero ), di subordinazione all’altro il par�to minore. Viene considerato feudale chi u�lizza le risorse del proprio ruolo nell’amministrazione statale o in azienda per fini personali. Lo storico Giovanni Tabacco ha definito il feudalesimo un “mostro inafferrabile” infa� è uno degli argomen� più complessi della storia medievale. L’accezione nega�va del termine risale al XVIII secolo che fu definito feudale l’intero sistema dei rappor� poli�co sociale del Medioevo, formato dalla frammentazione del potere pubblico che non era solo dei funzionari statali ma anche dei feudatari e l’esistenza nelle campagne dei cosidde� diri� signorili cioè i signori spesso dovevano pa�eggiare con la popolazione locali e ques� riuscivano a strapparli ques� diri� signorili. Si tra�ava di 1 censi (versamen� in denaro o in natura oppure di prestazioni gratuite ( corvees ), 2 di obblighi come quello di macinare il grano nel mulino del signore o 3 di me�ere in vendita il vino solo dopo che il signore aveva venduto il suo. Ques� diri� che erano una vera e propria subordinazione del contadino rispe�o al padrone erano chiama � diri� feudali e furono cri�ca� dagli illuminis� del XVIII secolo poi aboli� dai rivoluzionari francesi l’11 agosto del 1789. Più tardi il filosofo tedesco Karl Marx definì feudale un par�colare sfru�amento dell’uomo: quello del padrone della terra nei confron� del proprio servo legato sempre alla terra assegnatogli e a cedere la propria forza lavoro. La storia umana veniva periodizzata in base al modo di produzione quello primi�vo quello asia�co quello an�co fondato sulla schiavitù, quello feudale che oggi gli storici definiscono signorile e quello del suo tempo in cui i proletari venivano oppressi dalla borghesia che controllavano le fabbriche. Oggi all’interno della definizione di feudalesimo sono sta� iden�fica� concen� differen� tanto che mol� studiosi preferiscono non usare questo vocabolo prima del XI secolo. Si dis�ngue dunque tra il vincolo vassalla�co- beneficiario, il legame personale tra 2 guerrieri ( senior il più vecchio e vassallo vassusu il giovane) che comparve nella Gallia nell’VIII secolo e fu un elemento di unione tra regno franco e impero carolingio, la signoria fondiaria il potere economico e giuridico del proprietario terriero sui contadini del proprio fondo. Tra il X e XI secolo nonostante il legame vassalla�co beneficiario, il potere pubblico assunse il cara�ere signori lesi confuse cioè con il potere esercitato dal proprietario sul proprio terreno e sui propri contadini. Quest’epoca viene definita dell’ordinamento signorile. Nel basso Medioevo dall’XI secolo il vincolo v vassalla�co fu u�lizzato per finalità diverse non collegava più 2 persone ma 2 poteri territoriali. Il beneficio che era chiamato ora feudo concesso al vassallo feudatario è un territorio che il feudatario governa. Nel regno di Sicilia nel XIII secolo il feudatario possedeva un territorio con la sua giurisdizione (diri�o di gius�zia, beni demaniali come laghi, corsi d’acqua, foreste; tasse indire�e sul commercio e sull’a�vità produ�va; monopoli come quella della vendita del vino e della macinatura del grano. Egli riconosceva di possedere tali terre e diri� a �tolo feudale cioè assegnatoli dal proprio Re o signore feudale. Questa assegnazione era perpetua che si poteva trasme�ere agli eredi ma a delle condizioni doveva essere fedele al sovrano, impegnarsi a difenderlo prestando servizio militare o fornendo comba�en�, altrimen� la pena era la perdita del feudo. Il legame tra il feudatario e il suo signore era ancora personale ma regolato da norme del diri�o feudale raccolte nel liber augustalis e dal documento di concessione feudale. I diri� signorili ( i cens, corvèe ) erano compresi nella concessione feudale che li legi�mava. Un feudatario non si poteva sposare liberamente né poteva dividere il suo feudo liberamente a più figli perché era il Re che approvava le sue scelte perché potevano percuotersi sulla pagamento del sevizio nei suoi confron�. Nel feudo non vivevano solo i contadini del feudatario, ma anche altre persone che svolgevano diverse a�vità 5

pervenuta di questo autore. Secondo narrò le fasi più difficili della conquista di cui ebbe esperienza dire�a. La no�zia dell’assogge�amento e il vocabolo di hospites , il re Autari che fu chiamato Flavio risalgono al testo di Secondo. Ma nell’opera di Diacono e precisamente nel passo in cui scrive nel regno dei longobardi non c’era violenza nessuno opprimeva gli altri ingiustamente, non c’erano fur�, non c’erano rapine ognuno andava dove voleva sicuro e senza �more. Ebbene queste informazioni non possono essere a�ribuite a Secondo che viene contradde�o. Questa affermazione è sicuramente di Diacono che evoca la pace e la gius�zia che regnavano tra i longobardi. Diacono non vuole lasciare un giudizio nega�vo del suo popolo. Paolo apparteneva a una nobile famiglia longobarda radicata nel Friuli. Divenuto monaco a montecassino aveva assis�to alla fine del regno, alla rovina della sua famiglia perché il fratello nel 776 aveva partecipato a una ribellione an� franca. La storia dei longobardi è la sua ul�ma storia interro�a dalla morte. Tu� ques� avvenimen� non possono non averlo condizionato in quanto essendo un monaco ca�olico non poteva che giudicare nega�vamente l’arianesimo, gli eccidi dei romani, i saccheggi alle chiese, ma come longobardo era fiero della storia del suo popolo e riteneva opportuna tramandarla ai posteri. L’opera di Paolo è una fonte per conoscere i longobardi di cui parla la sua historia dalle origini del I secolo a.C al 774 ma sopra�u�o nell’VIII secolo quindi è fonte del tempo che racconta e del tempo in cui fu scri�a. Anche Alessandro Manzoni scrisse un saggio storico sui longobardi nel 1822 (discorso sopra alcuni pun� della storia longobardica in Italia) secondo Manzoni i romani sono i futuri italiani rispe�o i longobardi che non si fusero con le popolazioni indigene. Secondo Manzoni l’iden�tà degli italiani derivava dalla tradizione romana stravolta ma non annichilita da un elemento come quello lombardo. “il volgo disperso che nome non ha” così definì Manzoni i romani rimas� in stato di so�omissione anche dopo la conquista franca del regno longobardo (Adelchi). Oggi l’opera manzoniana è ritenuta scorre�a perché pur essendo evidente che l’invasione causò la decimazione dell’aristocrazia senatoria nessuno di quei passaggi afferma esplicitamente che la popolazione romana fosse rido�a schiavitù. Inoltre per quante devastazioni e stragi i longobardi abbiano procurato, non possono aver sterminato o schiavizzato l’intera popolazione non fosse altro che per ragioni di numeri. Non bisogna considerare però l’analisi delle fon� di Manzoni non seria ancora oggi le sue mo�vazioni sono ogge�o di interesse. Da Manzoni ai giorni nostri la storiografia è cambiata mol�ssimo. L’analisi delle fon� narra�ve si è raffinata è non è più al centro delle ricostruzioni storiche. Il des�no dei romani deve essere approfondito con altre fon� e altri metodi di indagine. Le discipline coinvolte nel testo di Diacono sono: l’analisi del testo, lo studio della lingua, e della le�eratura italiana, della storia della storiografia, la storia del diri�o. Ma queste non bastano occorrono anche l’archeologia luminis�ca storia dell’arte ma il punto di partenza fondamentale per lo studio della fonte narra�va è la filologia. Essa mediante una cri�ca del testo ricostruisce un testo che aspira ad essere sempre più vicino al testo originale de�o arche�po. L ’historia infa� è stata analizzata dai filologi considerando 1 prima la cos�tuzione materiale (grafie disposizione dei fascicoli, rilegatura organizzazione dei paragrafi). Poi 2 la storia interna il copista che alles� il singolo manoscri�o, dove fu alles�to, le biblioteche o i priva� che lo possede�ero). E poi 3 sono sta� confronta� per cercare errori comuni. Un errore comune a�esta che 2 manoscri� sono tra loro collega� l’uno è copiato dall’altro o entrambi hanno un antenato comune de�o an�grafo e quindi la loro tes�monianza non vale due ma uno. La filologia è a sua volta supportata dalla paleografia (studio della scri�ura) codicologia (studio della stru�ura fisica del manoscri�o), bibliografia (studio delle edizioni a stampa).

3.3 Un coccio e la fine dell’età an�ca

(La fonte materiale)

Per quanto riguarda la fonte materiale il Senatore ha messo sul libro una fotografia di un pia�o tondo di ceramica u�lizzato per mangiare; non è rives�to di smalto è solo di terraco�a un impasto di argilla e acqua co�o poi in forno. Questo �po di ceramica è de�a sigillata perché la decorazione è o�enuta tramite matrici o sigilli usa� sull’impasto ancora morbido. Il pia�o della foto è una sigillata africana D che equivale all’ul�mo periodo tra il 610/620 e il 680/700. Il pia�o era ro�o e i cocci sono sta� ritrova� da una squadra di archeologi nel 1993 nel pavimento della cripta di Balbo adiacente al teatro romano costruito nel XIII secolo a.C. da Lucio Cornelio Balbo par�giano di Augusto. Il fa�o che sia ro�o lo dimostra ha delle par� scure che sono le originali mentre quelle chiare sono ricostruite. Nella cripta Balbo gli spe�atori del teatro potevano passeggiare senza bagnarsi in caso di pioggia. Essa aveva anche un giardino sovrastante al lato, vi era una esedra (=incavato semicircolare, sovrastato da una semi-cupola) e sul pavimento di questa esedra è stato ritrovato il cumolo con i frammen� di ceramica. Come i tes� scri� anche i monumen� romani ci sono pervenute con delle trasformazioni distruzioni operate nel corso dei secoli. Gli archeologi hanno potuto appurare le seguen� fasi dell’esedra:

  1. l’impianto originario risalente a Lucio Balbo;
  2. la ristru�urazione risalente al II secolo quando furono costruite delle latrine;
  3. l’abbandono e la distruzione del monumento risalente al V-VI secolo;
  4. l’uso dell’area come luogo di sepoltura VI secolo;
  5. il nuovo abbandono nel VII e VIII secolo;

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  1. la costruzione di una calcara un impianto di produzione di calce ricavata dallo scioglimento dei marmi an�chi tra fine VIII secolo e inizi del IX;
  2. la distruzione del monumento a causa del terremoto nel IX secolo;
  3. la costruzione di un bagno annesso ad un monastero intorno al 1000;
  4. la sistemazione dell’area a giardino del conservatorio di Santa Caterina della rosa in età rinascimentale e moderna;
  5. l’abbandono del conservatorio nel 1937. Sei delle fasi cadono nel periodo medievale. Ma come si possono ricostruire le 10 fasi, perché è sempre difficile capire a quale periodo un qualcosa trovata so�oterra appartenga sia 1 le tecniche di costruzione e decorazione di edifici sono le stesse per lungo tempo, sia 2 perché non ci sono no�zie sufficien� sul sito in cui si scava. Gli archeologi risolvono il problema della datazione con un metodo specifico che si è sviluppato nel XX secolo la stra�grafia. Nel corso del tempo even� naturali inondazioni frane distruzioni, e even� umani (scarico di rifiu� ristru�urazioni), innalzano il livello del suolo o del pavimento di un edificio. Lo strato superiore è posteriore a quello inferiore. gli archeologi che hanno lavorato nella cripta Balbo hanno proceduto dall’alto verso il basso a ritroso nella successione storica dalla decima alla prima fase, e solo nel 1993 sono arriva� allo strato che ci interessa quello della seconda metà del se�mo secolo. In esso sono state trovate frammen� di pia�, di anfore, di lucerne unguen�, monete frammen� di vetro ogge� di metallo osso avorio e pietre preziose, reper� organici ossa di animali res� di pesci e di molluschi. Ques� reper� sono sta� me�colosamente misura�, fotografa�. Data� gli ogge� e datato lo strato bisogna capire perché quei frammen� si trovano lì. La forma dello strato è molto simile ad una discarica cioè bu�o, un immondezzaio che è più alto al luogo più vicino nel punto di lancio. Lo strato più alto di VII secolo è a nord della cripta verso il muro perimetrale dell’esedra. Si pensa che il lancio provenisse da un monastero vicino quello di san Lorenzo in pallacinis oggi e si pensa ad una inondazione del Tevere e quindi alla necessità di sgombrare materiale accumulato dalle acque. Da ipotesi ad ipotesi l’archeologo passa dalla stra�grafia dalla classificazione alla ricostruzione storica u�lizzando altre fon�. La massa di reper� data� e classifica� può essere u�lizzata per conoscere l’economia del VII secolo. Infa� la presenza nel deposito della cripta di Baldo di sigillata africana proveniente dalla Tunisia di Unguetari prodo� forse in Pales�na, di lucerne dalla Sicilia di anfore e altri contenitori alimentari provenien� da tu�o il mediterraneo, prova che esisteva un commercio a lunghe distanze di ogge�, e di prodo� alimentari e che Roma era inserita in queste re� commerciali. In mancanza del prodo�o nei contenitori si prende in considerazione la forma e la provenienza, ad esempio nelle anfore africane vi era l’olio, in quelle pales�nesi vino. Vi era inoltre una par�colare anfora riconducibile a Samo che fa ipo�zzare che contenesse vino di quell’isola greca estremamente costoso. Quindi si può dedurre che la situazione economica a Roma non era poi così dramma�ca se ci si poteva perme�ere il vino di Samo, pia� e olio africani. Perché quei cocci bu�a� lì potessero dare tu�e quelle informazioni è il risultato di un lavoro paziente, che è durato decine d’anni che ha coinvolto decine di studiosi quindi la ricerca archeologica ha bisogno di molte energie finanziarie e scien�fiche, inoltre essa è un lavoro di gruppo perché si ha bisogno di laboratori per analizzare la composizione chimica di un reperto organico, l’analisi delle ossa perme�e di stabilire sesso, età, alimentazione degli individui. A chi tra�a la fonte scri�a e a chi tra�a quella materiale il problema è passare dal par�colare al generale. Generalizzare le conclusioni raggiunte può essere rischioso, ma inevitabile per la ricerca storica e quella archeologica. La distanza tra archeologia e storia è maggiore e l’addestramento per la ricerca per un archeologo e per uno storico è molto diverso. Tu�avia per lo studio del Medioevo occorrono entrambe.

3.4 Parma nel X secolo

(La fonte documentaria: i diplomi)

Le fon� documentari sono i diplomi , un contra�o notarile, per quanto riguarda i primi Senatore riporta un a�o ufficiale dell’imperatore cioè del re di Germania O�one I di Sassonia che scese in Italia nel 962 dove fu appunto incoronato imperatore. Ques� diplomi erano confeziona� in modo par�colare erano in pergamena, dota� di sigillo, grafia so�oscrizioni formule che avevano la stessa funzione che è oggi propria della carta mul�colore di una patente del bollo tondo della motorizzazione civile, la patente infa� deriva il suo nome da documen� come questo, che erano appunto defini� li�erae paten�s che dovevano essere esibite a terzi, diverse dalle li�erae clausae indirizzate al solo des�natario. Ora come la patente autorizza a guidare il diploma di O�one autorizzava il Vescovo e i suoi successori a governare la ci�à di Parma come se fosse conte del palazzo imperiale infa� i con� erano i funzionari pubblici dell’impero Carolingio. I poteri concessi sono deliberare,giudicare e ordinare di cui deliberare e giudicare sono funzioni legisla�vi invece ordinare sono esecu�ve. Il Vescovo doveva esercitare il suo potere sul muro della ci�à, sui corsi d’acqua ciò che oggi si chiama demanio, quindi egli deve preoccuparsi a ripararle a rinforzarle controllarle assicurando così la difesa della ci�à. Può imporre dazi a chi percorre corsi d’acqua, può imporre una tassa sui prodo� di consumo può arrestare multare eseguire una sentenza. Ma chi è sogge�o al Vescovo? Sono ricorda� prima i chierici (=membri del clero di una regione) che non sono solo i sacerdo� i laici, ma tu� quelli so�opos� alla tonsura taglio circolare sulla sommità della testa e sia coloro che avevano ricevuto gli ordini sacri. Poi tu� gli abitan� della ci�à e del circondato entro tre miglia ma anche i beni immobili possedu� o mediante 8

compie la permuta in estrema libertà come aveva fa�o anche la madre con il suo testamento, perché seguivano la legge romana entrambi avevano la stessa capacità giuridica di un uomo. A Salerno invece le donne seguivano la legge longobarda e non potevano compiere transazioni di questo �po senza la presenza di un tutore che poteva essere il padre il marito o un altro uomo della famiglia. L’a�o è molto formalizzato le formule sono prolisse (=Contrassegnato da verbosità e da noiosa insistenza) per evitare ripensamen� e eventuali contestazioni. Quindi non basta dire che Maria ha ceduto arte del mulino, ma bisogna precisate che la parte del mulino si cede interamente e che Giovanni può farne quello che vuole. Oggi per una transazione del genere si farebbe riferimento all’ar�colo del codice civile che regolamenta le permute. Nella parte finale del documento viene indicata una sanzione di 30 bisan� (=moneta d’oro bizan�na) che Maria deve versare qualora non dovesse rispe�are la transizione. L’a�o non sarebbe valido senza una sanzione. Per quanto riguarda la figura dello scriba: il testo rispecchia non solo la cultura professionale di Giovanni, che è appresa al fianco di un altro curiale, ma anche le sue conoscenze linguis�che: infa� il suo la�no non è perfe�o come quello del documento di O�one che è stato scri�o dalla cancelleria dove lavorano persone con una discreta formazione le�eraria acquisita nelle università nei monasteri nei vescova�. Giovanni sbaglia ortografia e usa vocaboli sconosciu� ai dizionari di la�no più comuni. Non è né la�no né volgare e se si correggessero tu� gli errori di ortografia, morfologia e sintassi non si riuscirebbe ad avere mai un la�no corre�o. È una lingua ar�ficiale che non è volgare ma neanche quella della chiesa e della cultura. Questo a�o va analizzato con gli strumen� della lingua italiana, della diale�ologia. In questo strano la�no veniva rappresentata una realtà concreta che è possibile ricostruire grazie ai nomi dei centri abita�, agli ogge� agli edifici, tecniche di col�vazione, accordi tra il signore del luogo e uomini a lui so�opos�. In questo caso la no�zia interessante è la cessione di una parte di mulino ad acqua. La proprietà dei mulini era divisa in quote. La quota è in durate Maria cede al padre la quota di porzione di 2 mesi meno giorni cinque del mulino. Le quote dei mulini che possono anche durare solo giorni sono come le azioni della società e documen� del genere ci fanno capire la mentalità imprenditoriale degli amalfitani, della loro flessibilità ma anche del loro a�accamento alla loro terra. L’a�o veniva reda�o in 2 originali in modo che ognuna delle par� ne conservasse il suo. La pergamena faceva parte dell’archivio del monastero benede�no femminile di S. Maria di Fontanelle di Amalfi. Nel 1581 il monastero fu accorpato al monastero della san�ssima trinità e l’ul�ma monaca di s. Maria di Fontanelle portò con sé tu�e le pergamene in una casa di algerola quando si trasferì il 1909. Lo stato riuscì a so�rarre quel documento che poi disgraziatamente è finita in fumo nel 1943. Ma come mai un a�o tra 2 priva� finiva in un monastero? Perché quando un bene passava ad un altro proprietario per esempio ad un monastero dopo una donazione ques� riceveva tu�a la documentazione legata al bene perché le scri�ure nel Medioevo avevano molto valore. Per studiare la storia europea fino al XI secolo gli archivi delle ca�edrali e monasteri hanno un ruolo fondamentale perché sono le uniche is�tuzione che hanno conservato sempre i documen� giuridici fino ai giorni nostri. Quindi chi vuole conoscere l’economia, la società la mentalità dell’XI secolo deve rivolgersi ad archivi di questo genere.

3.6 Federico II e la dis�nzione tra regnum e sacerdo�um

(La fonte legisla�va)

Federico II di Svevia imperatore del Sacro romano impero e re di Sicilia fu una delle figure più sugges�ve di tu� i tempi. Egli nel 1231 promulgò il liber Augustalis (libro di Augusto) che è una raccolta di leggi del regno di Sicilia. Nel proemio c’è scri�o che il re di Sicilia ha il potere di de�are legge perché ha ricevuto da Dio il compito di tenere a bada la malvagità umana manifesta�si con il peccato originale di Adamo ed Eva. Il testo del Proemio si divide in 3 nuclei principali :

  1. il primo è il racconto biblico della genesi con la creazione del mondo diviso in 2 fasi: 1 la creazione del primo uomo e della sua compagna Eva, 2 la loro ribellione e la loro condanna a vivere sulla terra come esseri mortali.
  2. Il secondo poi enuncia la gius�ficazione del potere imperiale cioè il potere dato da Dio al re di emanare le leggi per tenere a bada la malvagità umana.
  3. Nel terzo poi si spiega perché si promulgano le leggi di cui ha bisogno il regno di Sicilia e si ordina di rispe�arle. La stru�ura del liber augustalis è uguale al documento di O�one abbiamo: l’in�tolazione, l’arenga (creazione e fondamento del potere temporale), la Narra�o (il regno di Sicilia), e infine la disposi�vo (determinazione). Il proemio con�ene alcune citazioni le�erali dalla Bibbia ed a proposito del compito del re vengono riportate due importan� parabole 1 quello dell’amministratore cacciato dal suo padrone perché ne ha dissipato i beni, e 2 quella dei talen� nascos� so�oterra dove i talen� erano monete. Il padrone distribuisce diverse quan�tà ai suoi servi. Due riescono a guadagnare altre�an� il terzo che ne aveva avuto solo uno lo nasconde so�oterra per paura del padrone e ques� dopo averlo rimproverato gli so�rae il talento. Federico invece lo fa fru�are. Viene anche riportata la metafora del sacrificio del vitello e Federico afferma che provvedere alla legislazione della Sicilia è come offrire un vitello a Dio al fine di o�enere il perdono dei pecca� come fece Aronne per ordine di Mosè. Quindi Federico svolge il suo compito che gli è stato affidato da Dio ed è stato chiamato al ver�ce dell’impero dotato da Gesù Cristo di par�colari talen� ossia di domini e di virtù che deve far fru�are come fanno i servi buoni della parabola

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che non nascondono le monete so�o il terreno anzi le investono e le presentano al loro padrone duplicate. Anche il conce�o della necessità del potere temporale viene rinviato alle sacre scri�ure. Ne aveva parlato Paolo nella sua le�era ai romani in cui aveva de�o so�ome�etevi alle autorità cos�tuite e le autorità erano stabilite da Dio. Paolo fece anche riferimento ad una affermazione di Gesù che ai farisei che gli chiesero se bisogna pagare le tasse Gesù mostrò il profilo dell’imperatore sulla moneta date a cesare quel che è di cesare e a Dio quel che è di Dio. Quella di Gesù implica la separazione tra regnum e sacerdo�um. Quella di Paolo afferma il fondamento divino di ogni autorità temporale. Quindi la funzione poli�ca e quella temporale sono separate ma al tempo stesso connesse. E questa connessione si fece sempre più stre�a quando nel corso del IV secolo con Cstan�no e Teodosio il cris�anesimo diventa una religione di stato. Nel diploma del 962 O�one I si diceva imperatore per volontà divina chiamato al ver�ce per prendersi cura del vantaggio di tu� ma sopra�u�o delle chiese di Dio. Federico cita come primo loro dovere la difesa della chiesa dai suoi nemici sopra�u�o dagli ere�ci, i quali sporcano la fede. Le differenze della concezione imperiale tra O�one e Federico erano eviden�:

  1. con O�one regnum e sacerdo�um si opponevano e si confondevano: il papa era a capo di una delle chiese che lui proteggeva; era un suo interlocutore importante, del resto lo incoronò ma non interferiva mai nella collaborazione tra potere poli�co vescovi e aba�.
  2. Con Federico invece il papa era diventato il ver�ce assoluto della organizzazione ecclesias�ca l’incarnazione vivente del sacerdo�um visto che vi era un'unica chiesa (chiesa ca�olica romana) so�o l’autorità del pontefice ed era santa e persecutrice dell’eresia. Il papa inoltre indirizzava le azioni dell’imperatore anzi dopo dallo scontro con gli imperatori svevi interpretarono la derivazione del potere temporale da Dio come dipendenza dei principi dal papa che era ritenuto il vicario di Cristo sulla terra. L’unico punto di passaggio importante per la separazione completa tra sfera poli�ca e sfera religiosa è la sacralizzazione del potere temporale ma non pregiudicò però una visione del mondo intrisa di spiritualità cris�ana. Lo studio della personalità di Federico II non si può trarre solo dal proemio ma si ha bisogno di altre discipline come le sacre scri�ure la storia della le�eratura la�na, la retorica la teologia la storia della filosofia.

3.7 Dante in una riunione del Comune di Firenze

(La fonte amministra�va)

Il liber fabarum n°5 è un registro dei verbali del comune di Firenze. In esso si trova traccia della partecipazione di Dante ad una riunione del 19 giugno del 1301. Dante faceva parte del consiglio dei 100 uomini che quel giorno doveva deliberare 2 argomen�: la proroga di un sussidio militare di 100 cavalieri invia� a papa Bonifacio VIII per far fronte agli Aldobrandeschi e il pagamento di un con�ngente di fanteria reclutato nel contado di Firenze per difendere colle Valdesa. Il consiglio dei cento era preseduto da capitano del popolo , un ufficiale comunale introdo�o nel 1250.

I comuni italiani a�raversarono tre fasi :

  1. Quella consolare: gli organi di governo erano l’assemblea generale dei ci�adini, il collegio dei consoli a cui aspe�ava il potere esecu�vo e che restavano in carica per pochi periodi in modo da evitare il proliferarsi di regimi personali.
  2. Quella podestarile: dove la podestà sos�tuiva i consolo ed era uno straniero in modo da rendere superiore il governo della ci�à rispe�o alle due categorie nobiltà e popolo.
  3. E infine quella del popolo. Al tempo di Dante esisteva sempre il podestà che veniva ele�o ogni anno e divideva il potere con il capitano del popolo e i provvedimen� comunali dovevano essere approva� sia dall’uno che dall’altro. La verbalizzazione avviene secondo criteri che sono rimas� gli stessi esiste un ordine del giorno, in questo caso fa�o da due pun� enuncia� in origine a voce da banditori che poi saranno comunica� per iscri�o. A ciascun votante vengono consegnate due pallo�ole di diverso colore una è nera valida per il sì l’altra è bianca per il no. La pallo�ola era messa dai votan� in una scatole�a il tu�o veniva verbalizzato: la messa in votazione di chi presiedeva la seduta e in questo caso era il capitano del popolo; i vo� fa� da Guido�o de Canigiani che si espresse per due si e quella di Dante che si espresse con un no e con un si. Infine l’esito della votazione. I votan� erano 81 ma non furono verbalizza� tu� i nomi. Il verbale veniva reda�o da un notaio che durante la seduta prendeva appun� su foglie� volan� che poi riportava in bella forma sul liber fabarum chiamato così perché le pallo�ole usate per votare erano chiamate anche fave. Il testo è molto sinte�co e formalizzato, sicuramente ci sono sta� altri interven� ma quelli che vengono riporta� sul verbale sono solo gli elemen� essenziali ritenu� legi�mi per la votazione. Una votazione è considerata valida perché all’interno è stata eseguita una corre�a procedura: convocazione della riunione, presenza di un numero legale, discussioni e dichiarazioni di voto, scru�nio segreto e verbalizzazione. Prima della riunione del concilio dei cento i pun� erano sta� discussi in una riunione congiunta del consiglio dei cento, il consiglio generale, il consiglio speciale del capitano del popolo, e delle capitudini delle ar�. Il consiglio generale era composto da 25 rappresentan� per ogni ses�ere (Firenze era divisa in 6 quar�eri chiama� ses�eri) quindi vi erano un totale di 150 persone.

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mercan� bastava riconoscere la mano del proprio collega (la le�era era infa� autografa) e anche bastava riconoscere il segno iden�fica�vo. I primi contra� di cambio erano s�pula� da un notaio, ma alla fine del XIII secolo i mercan� si resero autonomi, perché le transazioni aumentavano sempre di più ed era impossibile ricorrere al notaio. La le�era di cambio conteneva anche altre note quella dell’acce�azione di Ca�ani che scrive che la somma accreditatagli va girata a Acce�an�, un altro mercante, che aveva deciso di girare la somma alla compagnia fioren�na dei pazzi, come si fa oggi firmando un assegno bancario so�o la dicitura GIRATE. Nella le�era si nota inoltre so�o la frase acce�a� la parola prima che sta ad indicare che la le�era era stata spedita in due copie, di cui questa era la prima. Una le�era di cambio poteva anche essere rifiutata , protestata. La società del Da�ni infa� avrebbe potuto rifiutare il pagamento nel caso in cui il datore o il traente non fossero sta� affidabili. La le�era di cambio protestata sarebbe tornata ad Antonio Di Neve con aggravio di spese. Inoltre c’è da notare che l’acce�azione era datata 15 febbraio 1409 mentre la le�era era datata 5 febbraio 1410. Non è un errore la le�era ha impiegato 10 giorni da Montpelier a Barcellona, nel febbraio 1410. La società Da�ni usa la datazione secondo lo s�le di Firenze che faceva iniziare l’anno non il 1 gennaio ma tre mesi più tardi il giorno cioè in cui il calendario liturgico stabiliva il concepimento nel grembo di Maria, cioè il 25 Marzo. Quindi a Firenze e nella Banca Da�ni il 1410 sarebbe cominciato il 25 Marzo, mentre fino al 24 Marzo i fioren�ni avrebbero con�nuato a datare 1409. Ecco ques� erano i problemi della cronologia medievale. Ogni luogo aveva i suoi usi cronologici, le sue monete, le sue unità di peso e di misura che i mercan� impararono a ges�re perfe�amente. La diversità di unità di misura coinvolgeva anche le monete. A Barcellona si poteva pagare un prodo�o in moneta locale (di rame d’argento o d’oro) o anche in qualsiasi altra moneta, duca� veneziani, provesini francesi e fiorini fioren�ni. Oggi tranne eccezioni (basi Nato e USA), non si può pagare in dollari se ci trova sul territorio italiano. Ma bisogna cambiare la valuta statunitense in euro. A cosa serve quindi un’informazione del genere?

  1. In primo luogo uno studio del sistema di scri�ure e delle tecniche di calcolo elaborate dai mercan�, perme�e di ricostruire la storia della banca e del capitalismo medievale. La raffinatezza degli strumen� crea� dai mercan� banchieri per misurare, comprare, valutare è sintomo di una forte razionalità.
  2. In secondo luogo i numerosi da� contenu� nelle scri�ure contabili perme�ono di costruire la storia della produzione, del commercio, e della finanza basso medievale. Abbiamo visto che i sogge� coinvol� nella le�era di cambio sono tu� mercan� banchieri professionis� del denaro e spesso imperatori, re ed altre autorità territoriali si rivolgevano a ques� per o�enere cospicui pres��. Tu�e le guerre tra il XIII e il XV secolo sono state finanziate dai mercan� banchieri. Non c’è un edificio monumentale delle ci�à europee che non sia stato costruito grazie a loro. Tu�e le aree regionali che non erano coperte dalla rete delle banche nel Medioevo erano escluse dai commerci internazionali restando a un livello economico inferiore. il mercante banchiere del basso Medioevo non fu solo un immolatore dal punto di vista dell’economia e della mentalità, ma anche da quello della cultura, che comunicava in volgare. Nelle loro ci�à mercan� organizzarono proprie scuole per l’istruzione primaria(leggere, scrivere e fare di conto) mentre la formazione tecnica avveniva mediante il �rocinio in una azienda, dove i figli dei mercan� cominciavano a lavorare già a 10 – 12 anni, magari all’estero. I primi manuali di economia aziendale e di diri�o commerciali sono sta� scri� dai mercan�.