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Gli strumenti, gli intermediari, i mercati finanziari e la regolamentazione/vigilanza sono le quattro componenti del sistema finanziario. La regolamentazione e la vigilanza sono attività diverse e separate, anche se molto spesso i termini sono utilizzati come sinonimi. REGOLAMENTAZIONE consiste nella definizione di regole che disciplinano l’operatività degli intermediari finanziari, gli strumenti finanziari negoziati sui mercati finanziari, il rispetto dei requisiti patrimoniali ecc. VIGILANZA consiste nel rispetto di queste regole cioè quel complesso di azioni volte a verificare il rispetto della disciplina Perché regolare e vigilare il sistema finanziario?
Il problema è che il mercato non si ferma e l’operatività degli intermediari è in continua evoluzione. MODELLI DI VIGILANZA Un tema importante riguarda le modalità di assegnazione alle autorità delle finalità e responsabilità delle attività di regolamentazione e vigilanza. Le autorità sono istituti che perseguono un obiettivo di interesse pubblico ma hanno delle responsabilità ed è per questo motivo che si è affermato il principio dell’accountability che richiede che le autorità devono rendere conto del proprio operato. I modelli organizzativi di vigilanza finanziaria sono modelli con cui compiti e poteri di vigilanza sono assegnati alle autorità. Premessa: un modello di vigilanza perfetto non esiste e ne è la prova il fatto che i paesi adottino modelli tra loro differenti. Infatti, tutti i modelli devono essere calati e valutati nella realtà a cui si riferiscono. MODELLO ISTITUZIONE/SEZIONALE/SETTORIAL E Prevede un’autorità per ciascuna delle tre sezioni in cui è diviso il sistema finanziario (bancario, assicurativo e settore mobiliare). Il fatto che ci sia un’autorità specializzata a 360 gradi su una certa tipologia di intermediari reca con sé: vantaggi specializzazione: vedendo tutto l’intermediario e potendo controllare tutti i profili di operatività, si presuppone che l’autorità faccia un buon lavoro dato che ha una visione unitaria svantaggi può dare adito a comportamenti opportunistici dei soggetti vigilati per la presenza di strumenti di protezione (safety net). I rapporti tra regolatore e regolato sono più stretti e risulta più difficile catturare le autorità. MODELLO PER OBIETTIVO/FINALITÀ Assegna l’obiettivo della stabilità ad un’autorità (Banca d’italia), della trasparenza/correttezza dei comportamenti ad un’altra (Consob) e della concorrenza ad un’altra ancora (antitrust) Svantaggio se l’intermediario è gestito da due autorità, è più difficile trovare il regolatore. APPROCCIO TRASVERSALE Ogni banca, ogni intermediario è assoggettato al controllo die autorità:
tante le funzioni svolte dagli intermediari: gestione del rischio sistema dei pagamenti Vantaggio: specializzazione per funzioni Svantaggi: si perde la visione unitaria, prevede molti costi di coordinamento REGOLATORE UNICO Porta a concentrare le funzioni di vigilanza in un ministero o nella banca centrale. Può essere la soluzione se il sistema finanziario è semplice e piccolo (come quello norvegese). Vantaggi: maggiore coerenza nelle azioni di vigilanza, riduzione dei costi Svantaggi: perdita del gioco di pesi e contrappesi tra una pluralità di agenzie (il sbagliare il meno possibile), quello di contaminazione attraverso l’estensione della vigilanza prudenziale di tipo microeconomico anche a intermediari per i quali è più appropriata la sola trasparenza informativa e operativa (cioè ci sono intermediari per i quali non ha senso imporre una vigilanza prudenziale di tipo micro, cioè intermediari che forniscono servizi di tipo accessorio, ma sono sufficienti requisiti alla trasparenza informativa) REGOLATORE INTEGRATO Si occupa almeno due dei tre settori: bancario, finanziario e assicurativo (coppia probabile: bancario- finanziario). Questo modello è nato grazie ad un questionario somministrato ad un gruppo di 15 paesi: i risultati sono stati molto eterogeni perché i sistemi sono diversi da loro e quindi uno stesso modello non può valere ovunque. Non esiste un modello ottimo ma lo stesso approccio calato in contesti diversi performa diversamente. La storia ci mostra come un approccio sofisticato non rende il sistema stabile quindi il regolatore torna sui propri passi introducendo dei correttivi rendendo un sistema più semplice. È necessaria, dunque, una separazione tra vigilanza e politica, infatti, la storia ha insegnato che si sono manifestati episodi nei quali si è verificata una mancanza di indipendenza delle autorità di vigilanza dalla politica e questo qualora si verifichi, l’interferenza politica si manifesta con un atteggiamento eccessivamente tollerante delle agenzie di vigilanza verso i destinatari dell’azione. Sempre più frequente è la separazione tra banca centrale e vigilanza:
un paese) la cui vigilanza è affidata alle rispettive autorità nazionali competenti sotto la supervisione della BCE
rischio da controllare è quello sistemico e le singole istituzioni diventano rilevanti nei limiti in cui sono in grado di provocare una crisi sistemica.
Hard indicators: sono di tipo quantitativo, oggettivi, facilmente verificabili e includono dati come i rendimenti o la volatilità dei prezzi azionari. Sulla base di questi dati, è possibile fare delle analisi chiamate event study per studiare l’impatto delle regole osservando l’andamento dei titoli su un periodo sufficientemente lungo. Soft indicators: si basano su dati di tipo qualitativo e fanno riferimento a indagini condotte da organismi internazionali. Sono misurati attraverso questionari periodici. Misurare la performance dei supervisori è un’attività difficile, resa difficile anche dall’eterogeneità sul fronte informativo dei sistemi di reportistica usati dalle autorità.
una strategia e di un processo di controllo dell’adeguatezza patrimoniale) e disciplina del mercato (riguardante gli obblighi di informativa al pubblico sull’adeguatezza patrimoniale, sull’esposizione ai rischi) REQUISITI PATRIMONIALI Le riforme poste in atto da Basilea 3 avevano l’obiettivo di innalzare sia la qualità che la quantità della base patrimoniale e migliorare la copertura dei rischi. Il TIER 1 deve essere almeno pari al 6% delle RWA ed è composto da: Common Equity Tier 1 (patrimonio di qualità primaria: risulta composto da azioni ordinarie emesse dalla banca, riserve utili, riserve palesi) e Tier 1 aggiuntivo (composto da strumenti emessi dalla banca, strumenti innovativi di capitale) Il TIER 2 è invece composto da passività subordinate non garantite emesse dalla banca con scadenza almeno pari a 5 anni ecc. Il TIER 3 è formato da strumenti che non rientrano né nel Tier 1 né nel Tier 2. RISERVE DI CAPITALE: i buffer L’accordo ha previsto per le banche una dotazione di mezzi patrimoniali di elevata qualità che fungono come cuscinetto nei momenti di tensione del mercato. Sono stati introdotti 3 buffer di capitali aggiuntivi:
Si intende il grado di variabilità del tasso di perdita intorno al proprio valore atteso. Questo è il rischio che la perdita ex-post risulti
rappresenta un rischio EL = EAD x PD x LGD superiore rispetto a quella stimata ex ante. Il comitato definisce due alternativi metodi di calcolo dei requisiti patrimoniali:
Questo approccio consiste nello sviluppo di un’equazione all’interno della quale ricoprono un ruolo importante 4 indicatori, detti “drivers”: PROBABILITY OF DEFAULT: indica la probabilità che una controparte non sia più in grado di adempiere del tutto o in parte agli impegni di pagamento assunti in precedenza nell’arco temporale di un anno; LOSS GIVEN DEFAULT: indica la percentuale di credito di un’esposizione che viene ritenuta deteriorata in caso di default della controparte; EXPOSURE AT DEFAULT: indica il valore quantitativo-complessivo dell’esposizione di default MATURITY: indica la vita residua dell’esposizione Il modello IRB si divide a sua volta in:
Bisogna però sottolineare che in generale, le stime di PD possono comportare errori imprevedibili. Al fine di evitare valutazioni troppo ottimistiche, le banche devono integrare nelle proprie misurazioni un fattore di cautela commisurato al presumibile margine di errori. Nei casi in cui le metodologie e i dati sono meno soddisfacenti e il presumibile margine di errore più ampio, il fattore di cautela deve essere maggiore. LA STIMA DELLA LGD (reciproco del recovery rate RR): può essere effettuata tramite due approcci:
i) garanzie reali finanziarie: sono depositi in contante, oro, titoli di debito con rating assegnato da ECAI riconosciute ecc. Per tali garanzie esistono due metodi di calcolo: