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Vigilanza e controlli interni, Schemi e mappe concettuali di Finanza

Domande orale professore Domenico Curcio

Tipologia: Schemi e mappe concettuali

2025/2026

Caricato il 23/02/2026

mwjp2ysw7d
mwjp2ysw7d 🇮🇹

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1. Rischio Operativo: Gestione, Basilea e Evoluzione
Definizione e Collocazione: È il rischio di perdite derivanti
da processi interni inadeguati, errori umani, malfunzionamenti
di sistemi o eventi esterni (incluso il rischio legale). Si trova nel
I Pilastro di Basilea.
Evoluzione (da Basilea II a III): Basilea II introduceva tre
metodi: BIA (base), TSA (standardizzato) e AMA (modelli
interni). Tuttavia, come evidenziato anche nelle critiche di
Haldane (2012) sulla complessità dei modelli, gli AMA sono
stati giudicati troppo soggettivi e poco comparabili. Basilea III
(standard finale) ha rimosso gli AMA, introducendo il SMA
(Standardised Measurement Approach).
SMA: Si basa sull’Indicatore di Business (BI) (una misura
contabile dei ricavi) e sull’Internal Loss Multiplier (ILM),
che corregge il requisito in base allo storico delle perdite reali
della banca.
Difetti del Margine di Intermediazione: Utilizzare il
margine come base (metodo BIA/TSA) è prociclico: se i ricavi
scendono, il requisito scende, proprio quando la banca
potrebbe essere più fragile. Inoltre, non penalizza chi ha
controlli peggiori ma premia chi è meno efficiente nel generare
ricavi.
2. Principio di Proporzionalità
Come indicato nelle presentazioni CASMEF, la regolamentazione
non può essere "one-size-fits-all". La vigilanza (BCE/Bankitalia)
calibra l'intensità dei controlli e gli obblighi di reporting in base a:
Dimensione (Totale attivo).
Complessità operativa.
Rilevanza sistemica.
Profilo di rischio.
Nota
: Nello SREP, questo principio si traduce nella
classificazione delle banche in 4 categorie di priorità.
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Scarica Vigilanza e controlli interni e più Schemi e mappe concettuali in PDF di Finanza solo su Docsity!

1. Rischio Operativo: Gestione, Basilea e EvoluzioneDefinizione e Collocazione : È il rischio di perdite derivanti da processi interni inadeguati, errori umani, malfunzionamenti di sistemi o eventi esterni (incluso il rischio legale). Si trova nel I Pilastro di Basilea.  Evoluzione (da Basilea II a III) : Basilea II introduceva tre metodi: BIA (base), TSA (standardizzato) e AMA (modelli interni). Tuttavia, come evidenziato anche nelle critiche di Haldane (2012) sulla complessità dei modelli, gli AMA sono stati giudicati troppo soggettivi e poco comparabili. Basilea III (standard finale) ha rimosso gli AMA, introducendo il SMA (Standardised Measurement Approach).  SMA : Si basa sull’ Indicatore di Business (BI) (una misura contabile dei ricavi) e sull’ Internal Loss Multiplier (ILM) , che corregge il requisito in base allo storico delle perdite reali della banca.  Difetti del Margine di Intermediazione : Utilizzare il margine come base (metodo BIA/TSA) è prociclico: se i ricavi scendono, il requisito scende, proprio quando la banca potrebbe essere più fragile. Inoltre, non penalizza chi ha controlli peggiori ma premia chi è meno efficiente nel generare ricavi. 2. Principio di Proporzionalità Come indicato nelle presentazioni CASMEF , la regolamentazione non può essere "one-size-fits-all". La vigilanza (BCE/Bankitalia) calibra l'intensità dei controlli e gli obblighi di reporting in base a:  Dimensione (Totale attivo).  Complessità operativa.  Rilevanza sistemica.  Profilo di rischio.  Nota: Nello SREP, questo principio si traduce nella classificazione delle banche in 4 categorie di priorità.

3. Passaggio da Vigilanza Strutturale a Prudenziale Secondo Giannini e Gibilaro (2016) , questo è il cambio di paradigma fondamentale:  Vigilanza Strutturale (Legge 1936) : L’autorità decideva "chi" poteva entrare, "dove" aprire sportelli e "cosa" fare (specializzazione temporale). L'obiettivo era la stabilità tramite la limitazione della concorrenza.  Vigilanza Prudenziale (Dagli anni '80/Basilea I) : Si accetta il mercato concorrenziale. L'autorità non limita l'attività ma impone "regole del gioco" basate sul patrimonio. Se la banca rischia di più, deve avere più capitale. Si passa dal controllo ex-ante sulla struttura al controllo ex- post sui rischi. 4. II Pilastro Basilea: Il Processo di Controllo Prudenziale (SRP) Il SRP (Supervisory Review Process) è il "ponte" tra banca e supervisore: 1. ICAAP : La banca si auto-valuta. Non guarda solo i rischi del I Pilastro (Credito, Mercato, Operativo), ma anche rischi "silenziosi" come quello reputazionale, strategico o di tasso. 2. SREP : L'autorità (BCE o Bankitalia) analizza l'ICAAP. Se ritiene che la banca non abbia abbastanza capitale per i rischi che corre, impone il P2R (Pillar 2 Requirement), un sovrapprezzo di capitale vincolante. 5. Terzo Pilastro Unione Bancaria: EDIS L'Unione Bancaria poggia su tre pilastri. Il terzo è il Sistema Europeo di Assicurazione dei Depositi (EDIS).  Obiettivo : Garantire che un depositante a Cipro, in Germania o in Italia abbia la stessa identica protezione (100.000€).  Stato dell'arte : È l'unico pilastro non completato a causa della resistenza di alcuni paesi (come la Germania) che

Soluzione : Basilea III ha introdotto il Buffer Anticiclico (CCyB) : accumulare capitale quando l'economia va bene per poterlo usare quando va male.

9. Single Regulator Modello (es. UK con la vecchia FSA o Germania con BaFin) in cui un'unica agenzia supervisiona tutto il settore finanziario.  Vantaggi : Visione olistica (evita che i rischi "scivolino" tra settori non controllati), economie di scala, un solo interlocutore per i gruppi polifunzionali.  Svantaggi : Possibili conflitti tra obiettivi (stabilità vs trasparenza) e rischio di eccessivo potere burocratico. 10. ECAI (External Credit Assessment Institutions) Sono le agenzie di rating esterne (Moody's, S&P, Fitch).  Ruolo : Nel metodo standardizzato di Basilea, le banche usano i voti delle ECAI per decidere quanto "pesa" un prestito (es. un'azienda con rating AAA pesa meno di una con rating B).  Critica post-crisi 2008 : Si è cercato di ridurre la dipendenza meccanica dai rating ("hard-wiring") perché le agenzie avevano fallito nel valutare i rischi dei subprime. Blocco 2: Domande 11 - 20

  1. Efficienza della Vigilanza L'efficienza della vigilanza, come discusso da Hilbers et al. (2013), non riguarda solo il raggiungimento degli obiettivi (efficacia), ma anche il farlo al minor costo possibile per il sistema. Si distingue tra:  Efficienza Operativa : Capacità dell'autorità di gestire le proprie risorse (input) per produrre output (ispezioni, regolamenti).  Efficienza Allocativa : Capacità di non distorcere eccessivamente le scelte di mercato degli intermediari.

 Sfida: È difficile isolare l'effetto della vigilanza da altri fattori macroeconomici (problema della causalità).

  1. Patrimonio di Vigilanza (Evoluzione da Basilea I a Basilea III) Il concetto di capitale si è evoluto verso una maggiore capacità di assorbimento delle perdite:  Basilea I (1988) : Requisito dell'8% basato su categorie di rischio molto ampie (es. 100% per tutto il settore privato). Il capitale era diviso in Tier 1 e Tier 2.  Basilea II (2004) : Introduce il Tier 3 per i rischi di mercato e raffina le ponderazioni tramite i rating.  Basilea III (Post-crisi) : Elimina il Tier 3 (giudicato poco affidabile). Introduce filtri prudenziali molto più severi. Il cuore del sistema diventa il CET1 (Common Equity Tier 1) , che deve rappresentare la componente prevalente del capitale.
  2. Attenuazione del Rischio di Credito (Credit Risk Mitigation - CRM) Le tecniche CRM permettono alle banche di ridurre il requisito patrimoniale tramite garanzie.  Garanzie Reali (Financial Collateral) : Pegno su titoli, contante. Si applicano "haircut" (scarti di garanzia) per coprire la volatilità del valore del bene.  Garanzie Personali : Fideiussioni o Credit Default Swaps (CDS).  Principio di Sostituzione : Se un'esposizione verso un cliente (es. PMI) è garantita da un garante più solido (es. lo Stato o una banca AA), la banca può calcolare il requisito applicando la ponderazione del garante anziché quella del debitore.
  3. LCR & NSFR (I due pilastri della liquidità) Basilea III ha introdotto regole quantitative sulla liquidità, prima assenti a livello internazionale:

Micro-prudenziale : Focus sulla solvibilità del singolo istituto (approccio "bottom-up"). Si basa sull'idea che se ogni banca è sicura, il sistema è sicuro.  Macro-prudenziale : Focus sull'intero sistema. Riconosce che il comportamento collettivo (es. vendite forzate o "fire sales") può creare instabilità anche se le singole banche sembrano sane. Si occupa delle interconnessioni e della prociclicità.

  1. Misurazione del Rischio Sistemico Il rischio sistemico viene valutato monitorando le istituzioni "too big to fail" o "too interconnected to fail". Gli indicatori principali sono:  Dimensione (Totale attivo).  Interconnessione (Esposizioni verso altre banche).  Sostituibilità (Se la banca fallisce, chi può fornire i suoi servizi critici?).  Complessità (Numero di entità legali, derivati).
  2. Misurazione RWA nell’approccio IRB (Internal Ratings Based) Nell'approccio avanzato, le banche usano i propri modelli per stimare i parametri di rischio:  PD (Probability of Default) : Probabilità che il cliente fallisca entro un anno.  LGD (Loss Given Default) : Quota del credito che la banca prevede di non recuperare (es. 45%).  EAD (Exposure at Default) : L'importo del prestito al momento del default.  M (Maturity): Scadenza residua. La formula regolamentare traduce questi input nelle RWA (Risk Weighted Assets).
  3. Primo Pilastro Unione Bancaria: Il Meccanismo di Vigilanza Unico (SSM)

Avviato nel 2014, mette la BCE al vertice della vigilanza bancaria nell'area euro.  Vigilanza Diretta : Per le circa 110-120 banche "significative" (Significant Institutions - SI).  Vigilanza Indiretta : Per le banche "meno significative" (LSI), vigilate dalle autorità nazionali (ANC) sotto la supervisione e gli indirizzi della BCE.

21. SREP (Supervisory Review and Evaluation Process) Il SREP è lo strumento fondamentale con cui la BCE (per le banche significative) e la Banca d'Italia (per quelle meno significative) esaminano la solidità di un istituto^1. Non è una semplice verifica di conformità, ma un giudizio olistico articolato in quattro aree chiave:  Analisi del modello di business : valutazione della capacità della banca di generare utili sostenibili nel tempo (redditività) 2222 .  Governance e controlli interni : esame dell'efficacia degli organi sociali e della cultura del rischio^3333.  Rischi per il capitale : analisi dei rischi di credito, mercato, operativi e di tasso (IRRBB)^4444.

  1. Banca Ponte (Bridge Bank) : Gestione temporanea di asset "buoni" in attesa di vendita 1616 .
  2. Separazione delle attività : Trasferimento dei crediti deteriorati a una Bad Bank^1717.
  3. Bail-in : Svalutazione o conversione in azioni delle passività della banca per assorbire le perdite, partendo dagli azionisti fino ai creditori non garantiti^18181818. 24. Stima delle riserve tecniche (Solvency) Le riserve rappresentano gli accantonamenti obbligatori per onorare gli impegni futuri verso gli assicurati 19 .  Ramo Danni : Comprende la riserva premi (per rischi futuri su polizze in corso) e la riserva sinistri (per sinistri già avvenuti ma non ancora liquidati, stimati secondo il principio del "costo ultimo") 20202020 .  Ramo Vita : Si utilizzano le riserve matematiche , calcolate come differenza tra il valore attuale degli impegni della compagnia e quelli dell'assicurato^21.  Solvency II : Introduce il concetto di BEL (Best Estimate Liability) , che è il valore attuale dei flussi di cassa attesi, più un Risk Margin per coprire l'incertezza delle stime 22 . 25. Solvency II È il quadro normativo "risk-based" per le assicurazioni UE, basato su tre pilastri^23232323 :  Pilastro I (Quantitativo) : Calcolo del SCR (Solvency Capital Requirement) , che deve coprire perdite con probabilità del 99,5% su un anno, e del MCR (Minimum Capital Requirement) , soglia minima assoluta di operatività^24242424.  Pilastro II (Qualitativo) : Focus sulla governance, gestione dei rischi e il processo ORSA (autovalutazione del rischio da parte della compagnia) 25252525 .

Pilastro III (Disclosure) : Obbligo di trasparenza tramite il report SFCR destinato al pubblico 26262626 .

26. Riassicurazione e Co-assicurazione in ambito UE Sono tecniche di ripartizione e mitigazione del rischio:  Riassicurazione : È l'assicurazione delle imprese assicuratrici stesse 27 . Serve a stabilizzare i risultati tecnici e a limitare l'esposizione verso grandi catastrofi. L'UE prevede che anche i riassicuratori siano soggetti a vigilanza prudenziale per garantirne la solvibilità^28.  Co-assicurazione : Accordo in cui più assicuratori coprono contemporaneamente lo stesso rischio tramite un unico contratto, spartendosi premi e sinistri pro-quota. È comune per rischi industriali o navali molto elevati e gode di norme armonizzate per facilitare il mercato unico transfrontaliero. 27. Quando una banca è considerata Sistemica (G-SIB) Le banche sistemiche sono quelle il cui fallimento innescherebbe una crisi globale 29292929 . Vengono classificate dal Financial Stability Board (FSB) tramite un sistema di punteggio (scoring) basato su 5 criteri (ognuno pesato al 20%)^30303030 :

    1. Attività transfrontaliera (cross-jurisdictional activity) 31 .
    2. Dimensione (size) 32 .
    3. Interconnessione con altri intermediari 33 .
    4. Sostituibilità dei servizi offerti^34.
    5. Complessità del modello organizzativo35. A seconda del punteggio, devono detenere un buffer di capitale CET extra tra l'1% e il 3,5%36.+ 28. Composizione CET1 (Common Equity Tier 1) È il capitale di massima qualità, il "nucleo duro" del patrimonio^37. Comprende:  Azioni ordinarie versate e sovrapprezzi di emissione^383838.  Utili accantonati a riserva 393939 .  Riserve palesi 40 .

o Indicatori Hard (Quantitativi): Includono dati di mercato (rating, prezzi azionari, spread dei CDS), coefficienti di solvibilità (Tier 1 ratio) e tassi di fallimento degli enti vigilati con relative perdite.

o Indicatori Soft (Qualitativi): Si basano su sondaggi sulla fiducia del pubblico o esiti di "peer review" internazionali.

32. Capital Conservation e Countercyclical Buffer Basilea III ha introdotto dei cuscinetti di capitale (buffer) per aumentare la resilienza del sistema:  Capital Conservation Buffer (CCoB): Fissato al 2,5% del totale delle attività ponderate per il rischio (RWA), deve essere composto da capitale di classe 1 (CET1). Serve ad assicurare che le banche accumulino capitale nei periodi positivi per poter assorbire perdite durante scenari di stress senza scendere sotto il minimo regolamentare dell'8%. +  Countercyclical Capital Buffer (CCyB): È un coefficiente variabile (da 0% a 2,5% ) deciso dalle autorità nazionali. Viene attivato in presenza di una crescita eccessiva del credito nel sistema (fase di "boom") per evitare la formazione di bolle e viene rilasciato (azzerato) durante le recessioni per sostenere l'offerta di prestiti. + 33. G-SIB Buffer Il buffer per le banche a rilevanza sistemica globale ( Global Systemically Important Banks ) è un requisito addizionale volto a ridurre il rischio di "Too Big to Fail".  Calcolo: Le banche sono classificate in 5 "bucket" di rischiosità in base a punteggi che considerano dimensione, interconnessione, complessità, attività transfrontaliera e sostituibilità.

Entità: Il buffer varia dall' 1% al 3,5% di CET1 aggiuntivo. Il fallimento nel mantenere questo buffer comporta limiti alla distribuzione di utili e bonus, nonché la necessità di presentare un piano di risanamento.

34. P2R (Pillar 2 Requirement) & P2G (Pillar 2 Guidance) Emergono dal processo SREP e rappresentano requisiti "su misura" per la singola banca:

  • P2R: È un requisito vincolante che copre rischi sottostimati o non previsti dal I Pilastro (es. rischio di concentrazione). Se la banca scende sotto questa soglia, scattano sanzioni automatiche e il blocco dei dividendi. +  P2G: È una guida non vincolante (aspettativa di capitale) che indica il livello di capitale che la banca dovrebbe detenere per superare scenari di stress avversi emersi negli stress test. Pur non essendo vincolante, la vigilanza monitora attentamente le banche che non vi si adeguano. 35. Difficoltà nella misurazione dell’efficienza della Vigilanza Secondo lo studio di Hilbers et al. (2013), misurare l'efficacia dell'azione di vigilanza è complesso per quattro ragioni principali:
    1. Causalità: È difficile dimostrare che un miglioramento nel profilo di rischio di una banca sia merito del supervisore e non di condizioni macroeconomiche favorevoli.
    2. Assenza di Controfattuale: Non si può sapere con certezza cosa sarebbe successo se la vigilanza non fosse intervenuta (es. quante banche sarebbero fallite senza regolamentazione?).

Cherry Picking: Una banca "sceglie accuratamente" i dati o le agenzie (ECAI) più favorevoli. Ad esempio, se due agenzie danno rating diversi, la banca potrebbe essere tentata di usare solo quello che richiede meno capitale.

Esempio pratico: Spostare esposizioni creditizie rischiose verso "veicoli fuori bilancio" (shadow banking) o cartolarizzarle solo per rimuoverle dal calcolo dei requisiti RWA, pur mantenendo un rischio residuo implicito (come avvenuto nella crisi subprime).

38. Expected Shortfall (ES) È la metrica che sostituisce il VaR nel rischio di mercato perché più prudenziale.  Carenza del VaR: Il VaR non dice nulla su cosa succede se si supera la soglia critica (es. "non perderò più di 10", ma se perdo 11 o 100 per il VaR è uguale). +  Vantaggio ES: Calcola la media delle perdite che si verificano nello scenario peggiore (oltre il VaR). Rispetta la proprietà della subadditività , ossia garantisce che la diversificazione del portafoglio riduca sempre il rischio calcolato, cosa che il VaR non sempre fa. + 39. RAF (Risk Appetite Framework) È l'insieme di regole e processi che governano l'assunzione del rischio in banca, allineando le strategie agli obiettivi di stabilità. Si articola in quattro livelli :

    1. Risk Capacity: Massimo rischio che la banca può tecnicamente sopportare senza fallire.
    2. Risk Appetite: Livello di rischio che la banca vuole assumere per raggiungere i suoi obiettivi di profitto.
    3. Risk Tolerance: Soglia di deviazione massima ammessa dal "Appetite" in scenari di stress.
    4. Risk Limits: Limiti operativi granulari (es. limite di fido per singolo cliente o settore).

40. Controlli Interni Il sistema è strutturato sul modello delle "Tre linee di difesa" per garantire indipendenza e completezza:

    1. I Livello (Controlli di linea): Effettuati dalle unità operative (es. il cassiere o il gestore crediti) per verificare la correttezza delle singole operazioni.
    2. II Livello (Compliance e Risk Management): Verificano l'osservanza delle norme (Compliance) e il rispetto dei limiti di rischio (Risk Management). Sono funzioni indipendenti dal business.
    3. III Livello (Internal Audit): È la revisione periodica e indipendente dell'intero sistema. Valuta se le prime due linee funzionano correttamente e riporta direttamente agli organi di vertice 41. Unione Bancaria: Perché è nata e i suoi pilastri L'Unione Bancaria (UB) rappresenta il più grande trasferimento di sovranità in Europa dopo l'euro.  Genesi: Nasce come risposta alla crisi dei debiti sovrani (2010-2012) per spezzare il cosiddetto "circolo vizioso" (doom loop) tra banche e Stati: le banche detenevano troppi titoli di Stato nazionali e gli Stati, indebitandosi per salvare le banche, peggioravano il proprio merito creditizio, trascinando ulteriormente giù il valore dei titoli in pancia alle banche.  Obiettivi: Uniformare la vigilanza, garantire che le crisi siano gestite senza soldi pubblici e assicurare una protezione uguale per tutti i depositanti UE.  I Tre Pilastri:
      1. SSM (Single Supervisory Mechanism): Vigilanza accentrata in BCE per le banche significative.
      2. SRM (Single Resolution Mechanism): Gestione accentrata delle crisi tramite il Comitato di Risoluzione (SRB) e un fondo unico (SRF).
      3. EDIS (European Deposit Insurance Scheme): Terzo pilastro (ancora politico) per una garanzia comune dei depositi.  Base comune: Il Single Rulebook , ovvero un unico corpo di regole tecniche (CRR/CRD) valide per tutti. 42. Stress Test: Differenza tra Top-Down e Bottom-Up

o Costi di coordinamento: Necessità di protocolli d'intesa costanti tra le autorità per non dare istruzioni contrastanti.

45. Expected Loss & Unexpected Loss: Dalla perdita alle RWA Questo è un concetto cardine del requisito patrimoniale:  Expected Loss (EL - Perdita Attesa): È ciò che la banca si aspetta statisticamente di perdere (PD x LGD x EAD). Essendo un "costo del business", deve essere coperto da accantonamenti (fondi rischi) e rettifiche di valore a conto economico.  Unexpected Loss (UL - Perdita Inattesa): Rappresenta la deviazione estrema dalla media (il rischio vero). Il Patrimonio di Vigilanza serve a coprire solo la UL.  RWA (Risk Weighted Assets): Le attività pesate per il rischio trasformano il valore nominale dei prestiti in una misura del rischio UL. Moltiplicando le RWA per l'8% (coefficiente minimo), otteniamo il capitale necessario per coprire le perdite inattese. 46. Approccio Standardizzato per il Rischio di Credito In questo approccio, la banca non usa modelli interni ma le ponderazioni predefinite dal regolatore.  Le ponderazioni dipendono dal tipo di controparte e dal rating esterno ( ECAI ).  Esempio: un prestito a un'impresa senza rating "pesa" il 100%. Se l'impresa ha un rating ottimo, può pesare il 20%.  È un metodo meno sensibile al rischio rispetto all'IRB (Internal Ratings Based) ma più semplice da controllare e meno manipolabile. 47. Disciplina del Patrimonio Il patrimonio di vigilanza non coincide con il patrimonio netto contabile. Deve essere: 1. Capace di assorbire le perdite: in condizioni di continuità ( going concern ) o liquidazione ( gone concern ). 2. Permanente: non rimborsabile a richiesta del detentore. 3. Privo di oneri fissi: i dividendi devono poter essere sospesi se le cose vanno male.  Viene diviso in Tier 1 (CET1 + AT1) per le perdite immediate e Tier 2 (passività subordinate) per le fasi di liquidazione.

48. Efficacia della Vigilanza: Misurazione e Indicatori Secondo Hilbers et al. (2013) , la misurazione è vitale per l'accountability (rendicontazione).  Hard Indicators: Dati oggettivi come il numero di fallimenti bancari evitati, i livelli medi di capitalizzazione, gli spread dei CDS (che indicano come il mercato percepisce il rischio delle banche vigilate).  Soft Indicators: Percezione degli stakeholder, risultati delle "peer review" tra autorità di diversi paesi.  Indicatori di Sforzo (Effort) vs Effetto (Outcome): È importante non confondere il "fare tante ispezioni" (sforzo) con il "rendere il sistema più sicuro" (effetto).  Perché misurarla? Per giustificare i costi elevati (diretti e indiretti) della vigilanza davanti ai contribuenti e al Parlamento. 49. Benefici dell’attività di vigilanza I benefici sono spesso "invisibili" finché non scoppia una crisi.  Stabilità Sistemica: Riduzione della probabilità di crisi finanziarie che distruggono il PIL.  Protezione del Risparmio: Riduzione delle asimmetrie informative per i depositanti che non possono monitorare la banca da soli.  Riduzione del costo del capitale: Un sistema ben vigilato è percepito come meno rischioso dagli investitori internazionali, attirando capitali a costi inferiori. 50. Vigilanza Protettiva e Fondo Interbancario (FITD) La vigilanza protettiva interviene "dopo" che il rischio si è manifestato, per minimizzare i danni.  FITD: In Italia, il fondo garantisce i depositi fino a 100.000 euro.  Interventi: Storicamente, il fondo non è intervenuto solo per rimborsare i depositanti (liquidazione), ma spesso con interventi di sostegno (es. ricapitalizzazioni preventive o garanzie) per permettere a una banca sana di assorbire quella in crisi. Questi interventi "preventivi" sono stati oggetto di scontro con la Commissione Europea (caso Banca Tercas), che li considerava aiuti di Stato, ma la Corte di Giustizia ha poi dato ragione all'Italia, riconoscendo la natura privata del Fondo. 51. Differenza tra Vigilanza Strutturale e Prudenziale