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Domande orale professore Domenico Curcio
Tipologia: Schemi e mappe concettuali
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1. Rischio Operativo: Gestione, Basilea e Evoluzione Definizione e Collocazione : È il rischio di perdite derivanti da processi interni inadeguati, errori umani, malfunzionamenti di sistemi o eventi esterni (incluso il rischio legale). Si trova nel I Pilastro di Basilea. Evoluzione (da Basilea II a III) : Basilea II introduceva tre metodi: BIA (base), TSA (standardizzato) e AMA (modelli interni). Tuttavia, come evidenziato anche nelle critiche di Haldane (2012) sulla complessità dei modelli, gli AMA sono stati giudicati troppo soggettivi e poco comparabili. Basilea III (standard finale) ha rimosso gli AMA, introducendo il SMA (Standardised Measurement Approach). SMA : Si basa sull’ Indicatore di Business (BI) (una misura contabile dei ricavi) e sull’ Internal Loss Multiplier (ILM) , che corregge il requisito in base allo storico delle perdite reali della banca. Difetti del Margine di Intermediazione : Utilizzare il margine come base (metodo BIA/TSA) è prociclico: se i ricavi scendono, il requisito scende, proprio quando la banca potrebbe essere più fragile. Inoltre, non penalizza chi ha controlli peggiori ma premia chi è meno efficiente nel generare ricavi. 2. Principio di Proporzionalità Come indicato nelle presentazioni CASMEF , la regolamentazione non può essere "one-size-fits-all". La vigilanza (BCE/Bankitalia) calibra l'intensità dei controlli e gli obblighi di reporting in base a: Dimensione (Totale attivo). Complessità operativa. Rilevanza sistemica. Profilo di rischio. Nota: Nello SREP, questo principio si traduce nella classificazione delle banche in 4 categorie di priorità.
3. Passaggio da Vigilanza Strutturale a Prudenziale Secondo Giannini e Gibilaro (2016) , questo è il cambio di paradigma fondamentale: Vigilanza Strutturale (Legge 1936) : L’autorità decideva "chi" poteva entrare, "dove" aprire sportelli e "cosa" fare (specializzazione temporale). L'obiettivo era la stabilità tramite la limitazione della concorrenza. Vigilanza Prudenziale (Dagli anni '80/Basilea I) : Si accetta il mercato concorrenziale. L'autorità non limita l'attività ma impone "regole del gioco" basate sul patrimonio. Se la banca rischia di più, deve avere più capitale. Si passa dal controllo ex-ante sulla struttura al controllo ex- post sui rischi. 4. II Pilastro Basilea: Il Processo di Controllo Prudenziale (SRP) Il SRP (Supervisory Review Process) è il "ponte" tra banca e supervisore: 1. ICAAP : La banca si auto-valuta. Non guarda solo i rischi del I Pilastro (Credito, Mercato, Operativo), ma anche rischi "silenziosi" come quello reputazionale, strategico o di tasso. 2. SREP : L'autorità (BCE o Bankitalia) analizza l'ICAAP. Se ritiene che la banca non abbia abbastanza capitale per i rischi che corre, impone il P2R (Pillar 2 Requirement), un sovrapprezzo di capitale vincolante. 5. Terzo Pilastro Unione Bancaria: EDIS L'Unione Bancaria poggia su tre pilastri. Il terzo è il Sistema Europeo di Assicurazione dei Depositi (EDIS). Obiettivo : Garantire che un depositante a Cipro, in Germania o in Italia abbia la stessa identica protezione (100.000€). Stato dell'arte : È l'unico pilastro non completato a causa della resistenza di alcuni paesi (come la Germania) che
Soluzione : Basilea III ha introdotto il Buffer Anticiclico (CCyB) : accumulare capitale quando l'economia va bene per poterlo usare quando va male.
9. Single Regulator Modello (es. UK con la vecchia FSA o Germania con BaFin) in cui un'unica agenzia supervisiona tutto il settore finanziario. Vantaggi : Visione olistica (evita che i rischi "scivolino" tra settori non controllati), economie di scala, un solo interlocutore per i gruppi polifunzionali. Svantaggi : Possibili conflitti tra obiettivi (stabilità vs trasparenza) e rischio di eccessivo potere burocratico. 10. ECAI (External Credit Assessment Institutions) Sono le agenzie di rating esterne (Moody's, S&P, Fitch). Ruolo : Nel metodo standardizzato di Basilea, le banche usano i voti delle ECAI per decidere quanto "pesa" un prestito (es. un'azienda con rating AAA pesa meno di una con rating B). Critica post-crisi 2008 : Si è cercato di ridurre la dipendenza meccanica dai rating ("hard-wiring") perché le agenzie avevano fallito nel valutare i rischi dei subprime. Blocco 2: Domande 11 - 20
Sfida: È difficile isolare l'effetto della vigilanza da altri fattori macroeconomici (problema della causalità).
Micro-prudenziale : Focus sulla solvibilità del singolo istituto (approccio "bottom-up"). Si basa sull'idea che se ogni banca è sicura, il sistema è sicuro. Macro-prudenziale : Focus sull'intero sistema. Riconosce che il comportamento collettivo (es. vendite forzate o "fire sales") può creare instabilità anche se le singole banche sembrano sane. Si occupa delle interconnessioni e della prociclicità.
Avviato nel 2014, mette la BCE al vertice della vigilanza bancaria nell'area euro. Vigilanza Diretta : Per le circa 110-120 banche "significative" (Significant Institutions - SI). Vigilanza Indiretta : Per le banche "meno significative" (LSI), vigilate dalle autorità nazionali (ANC) sotto la supervisione e gli indirizzi della BCE.
21. SREP (Supervisory Review and Evaluation Process) Il SREP è lo strumento fondamentale con cui la BCE (per le banche significative) e la Banca d'Italia (per quelle meno significative) esaminano la solidità di un istituto^1. Non è una semplice verifica di conformità, ma un giudizio olistico articolato in quattro aree chiave: Analisi del modello di business : valutazione della capacità della banca di generare utili sostenibili nel tempo (redditività) 2222 . Governance e controlli interni : esame dell'efficacia degli organi sociali e della cultura del rischio^3333. Rischi per il capitale : analisi dei rischi di credito, mercato, operativi e di tasso (IRRBB)^4444.
Pilastro III (Disclosure) : Obbligo di trasparenza tramite il report SFCR destinato al pubblico 26262626 .
26. Riassicurazione e Co-assicurazione in ambito UE Sono tecniche di ripartizione e mitigazione del rischio: Riassicurazione : È l'assicurazione delle imprese assicuratrici stesse 27 . Serve a stabilizzare i risultati tecnici e a limitare l'esposizione verso grandi catastrofi. L'UE prevede che anche i riassicuratori siano soggetti a vigilanza prudenziale per garantirne la solvibilità^28. Co-assicurazione : Accordo in cui più assicuratori coprono contemporaneamente lo stesso rischio tramite un unico contratto, spartendosi premi e sinistri pro-quota. È comune per rischi industriali o navali molto elevati e gode di norme armonizzate per facilitare il mercato unico transfrontaliero. 27. Quando una banca è considerata Sistemica (G-SIB) Le banche sistemiche sono quelle il cui fallimento innescherebbe una crisi globale 29292929 . Vengono classificate dal Financial Stability Board (FSB) tramite un sistema di punteggio (scoring) basato su 5 criteri (ognuno pesato al 20%)^30303030 :
o Indicatori Hard (Quantitativi): Includono dati di mercato (rating, prezzi azionari, spread dei CDS), coefficienti di solvibilità (Tier 1 ratio) e tassi di fallimento degli enti vigilati con relative perdite.
o Indicatori Soft (Qualitativi): Si basano su sondaggi sulla fiducia del pubblico o esiti di "peer review" internazionali.
32. Capital Conservation e Countercyclical Buffer Basilea III ha introdotto dei cuscinetti di capitale (buffer) per aumentare la resilienza del sistema: Capital Conservation Buffer (CCoB): Fissato al 2,5% del totale delle attività ponderate per il rischio (RWA), deve essere composto da capitale di classe 1 (CET1). Serve ad assicurare che le banche accumulino capitale nei periodi positivi per poter assorbire perdite durante scenari di stress senza scendere sotto il minimo regolamentare dell'8%. + Countercyclical Capital Buffer (CCyB): È un coefficiente variabile (da 0% a 2,5% ) deciso dalle autorità nazionali. Viene attivato in presenza di una crescita eccessiva del credito nel sistema (fase di "boom") per evitare la formazione di bolle e viene rilasciato (azzerato) durante le recessioni per sostenere l'offerta di prestiti. + 33. G-SIB Buffer Il buffer per le banche a rilevanza sistemica globale ( Global Systemically Important Banks ) è un requisito addizionale volto a ridurre il rischio di "Too Big to Fail". Calcolo: Le banche sono classificate in 5 "bucket" di rischiosità in base a punteggi che considerano dimensione, interconnessione, complessità, attività transfrontaliera e sostituibilità.
Entità: Il buffer varia dall' 1% al 3,5% di CET1 aggiuntivo. Il fallimento nel mantenere questo buffer comporta limiti alla distribuzione di utili e bonus, nonché la necessità di presentare un piano di risanamento.
34. P2R (Pillar 2 Requirement) & P2G (Pillar 2 Guidance) Emergono dal processo SREP e rappresentano requisiti "su misura" per la singola banca:
Cherry Picking: Una banca "sceglie accuratamente" i dati o le agenzie (ECAI) più favorevoli. Ad esempio, se due agenzie danno rating diversi, la banca potrebbe essere tentata di usare solo quello che richiede meno capitale.
Esempio pratico: Spostare esposizioni creditizie rischiose verso "veicoli fuori bilancio" (shadow banking) o cartolarizzarle solo per rimuoverle dal calcolo dei requisiti RWA, pur mantenendo un rischio residuo implicito (come avvenuto nella crisi subprime).
38. Expected Shortfall (ES) È la metrica che sostituisce il VaR nel rischio di mercato perché più prudenziale. Carenza del VaR: Il VaR non dice nulla su cosa succede se si supera la soglia critica (es. "non perderò più di 10", ma se perdo 11 o 100 per il VaR è uguale). + Vantaggio ES: Calcola la media delle perdite che si verificano nello scenario peggiore (oltre il VaR). Rispetta la proprietà della subadditività , ossia garantisce che la diversificazione del portafoglio riduca sempre il rischio calcolato, cosa che il VaR non sempre fa. + 39. RAF (Risk Appetite Framework) È l'insieme di regole e processi che governano l'assunzione del rischio in banca, allineando le strategie agli obiettivi di stabilità. Si articola in quattro livelli :
40. Controlli Interni Il sistema è strutturato sul modello delle "Tre linee di difesa" per garantire indipendenza e completezza:
o Costi di coordinamento: Necessità di protocolli d'intesa costanti tra le autorità per non dare istruzioni contrastanti.
45. Expected Loss & Unexpected Loss: Dalla perdita alle RWA Questo è un concetto cardine del requisito patrimoniale: Expected Loss (EL - Perdita Attesa): È ciò che la banca si aspetta statisticamente di perdere (PD x LGD x EAD). Essendo un "costo del business", deve essere coperto da accantonamenti (fondi rischi) e rettifiche di valore a conto economico. Unexpected Loss (UL - Perdita Inattesa): Rappresenta la deviazione estrema dalla media (il rischio vero). Il Patrimonio di Vigilanza serve a coprire solo la UL. RWA (Risk Weighted Assets): Le attività pesate per il rischio trasformano il valore nominale dei prestiti in una misura del rischio UL. Moltiplicando le RWA per l'8% (coefficiente minimo), otteniamo il capitale necessario per coprire le perdite inattese. 46. Approccio Standardizzato per il Rischio di Credito In questo approccio, la banca non usa modelli interni ma le ponderazioni predefinite dal regolatore. Le ponderazioni dipendono dal tipo di controparte e dal rating esterno ( ECAI ). Esempio: un prestito a un'impresa senza rating "pesa" il 100%. Se l'impresa ha un rating ottimo, può pesare il 20%. È un metodo meno sensibile al rischio rispetto all'IRB (Internal Ratings Based) ma più semplice da controllare e meno manipolabile. 47. Disciplina del Patrimonio Il patrimonio di vigilanza non coincide con il patrimonio netto contabile. Deve essere: 1. Capace di assorbire le perdite: in condizioni di continuità ( going concern ) o liquidazione ( gone concern ). 2. Permanente: non rimborsabile a richiesta del detentore. 3. Privo di oneri fissi: i dividendi devono poter essere sospesi se le cose vanno male. Viene diviso in Tier 1 (CET1 + AT1) per le perdite immediate e Tier 2 (passività subordinate) per le fasi di liquidazione.
48. Efficacia della Vigilanza: Misurazione e Indicatori Secondo Hilbers et al. (2013) , la misurazione è vitale per l'accountability (rendicontazione). Hard Indicators: Dati oggettivi come il numero di fallimenti bancari evitati, i livelli medi di capitalizzazione, gli spread dei CDS (che indicano come il mercato percepisce il rischio delle banche vigilate). Soft Indicators: Percezione degli stakeholder, risultati delle "peer review" tra autorità di diversi paesi. Indicatori di Sforzo (Effort) vs Effetto (Outcome): È importante non confondere il "fare tante ispezioni" (sforzo) con il "rendere il sistema più sicuro" (effetto). Perché misurarla? Per giustificare i costi elevati (diretti e indiretti) della vigilanza davanti ai contribuenti e al Parlamento. 49. Benefici dell’attività di vigilanza I benefici sono spesso "invisibili" finché non scoppia una crisi. Stabilità Sistemica: Riduzione della probabilità di crisi finanziarie che distruggono il PIL. Protezione del Risparmio: Riduzione delle asimmetrie informative per i depositanti che non possono monitorare la banca da soli. Riduzione del costo del capitale: Un sistema ben vigilato è percepito come meno rischioso dagli investitori internazionali, attirando capitali a costi inferiori. 50. Vigilanza Protettiva e Fondo Interbancario (FITD) La vigilanza protettiva interviene "dopo" che il rischio si è manifestato, per minimizzare i danni. FITD: In Italia, il fondo garantisce i depositi fino a 100.000 euro. Interventi: Storicamente, il fondo non è intervenuto solo per rimborsare i depositanti (liquidazione), ma spesso con interventi di sostegno (es. ricapitalizzazioni preventive o garanzie) per permettere a una banca sana di assorbire quella in crisi. Questi interventi "preventivi" sono stati oggetto di scontro con la Commissione Europea (caso Banca Tercas), che li considerava aiuti di Stato, ma la Corte di Giustizia ha poi dato ragione all'Italia, riconoscendo la natura privata del Fondo. 51. Differenza tra Vigilanza Strutturale e Prudenziale