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Traduzione letterale e analisi Institutio Oratoria I, 9-11 -Quintiliano
Tipologia: Versioni
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Caricato il 27/01/2021
4.3
(13)9 documenti
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[9] Oratorem autem instituimus illum perfectum, qui esse nisi vir bonus non potest relativa propria , ideoque non dicendi modo eximiam in eo facultatem sed omnis animi virtutes exigimus. [9] Educhiamo quindi quel perfetto oratore, che non può essere se non un buon uomo, e perciò ricerchiamo in lui non solo una straordinaria capacità di parlare ma (anche) tutte le virtù dell’animo. [10] Neque enim hoc concesserim, rationem rectae honestaeque vitae, ut quidam putaverunt, ad philosophos relegandam (sott. esse) infinitiva , cum vir ille vere civilis et publicarum privatarumque rerum administrationi accommodatus, qui regere consiliis urbes, fundare legibus, emendare iudiciis possit, relativa impropria con valore finale (?) non alius sit profecto quam orator. [10] Non potrei permetterei infatti questo, (che) il criterio di una vita retta e onesta, come alcuni hanno pensato, sia da assegnare ai filosofi, allorché quell'uomo veramente civile e dedito all'amministrazione degli affari pubblici e privati, che possa governare con saggezza le città, fondar(le) sulle leggi, rimediare alle liti, non sia certamente altro che un oratore. [11] Quare, tametsi me fateor usurum (sott. esse) quibusdam infinitiva quae philosophorum libris continentur relativa propria , tamen ea iure vereque contenderim esse operis nostri proprieque ad artem oratoriam pertinere. infinitiva [11] Perciò, sebbene (io) ammetto che userò alcune cose che sono contenute nei libri dei filosofi, tuttavia (potrei) sostenere giustamente e realmente che queste cose appartengono alla nostra disciplina e si riferiscono all'arte oratoria. [12] An, si frequentissime de iustitia fortitudine temperantia ceterisque similibus disserendum est, adeo ut vix ulla possit causa reperiri in quam non aliqua ex his incidat quaestio, eaque omnia inventione atque elocutione sunt explicanda, dubitabitur, ubicumque vis ingenii et copia dicendi postulatur, ibi partes oratoris esse praecipuas. [12] Se molto di frequente, si deve disquisire della giustizia della fortezza della temperanza e delle restanti cose simili, a tal punto che si possa a malapena trovare un processo nel quale non incida una questione diversa da queste, e se tutte quelle cose debbano essere spiegate per mezzo della ricerca e dell’abilità oratoria, si dubiterà forse che ovunque è richiesta la forza dell’ingegno e la capacità di parlare che qui siano importanti le parti dell’oratore? LA MORALITÀ TRA ORATORIA E FILOSOFIA (Institutio Oratoria I, 9-11)
a. La doppia negazione nisi…non funge da affermazione. b. Il pronome eo si riferisce a oratorem. c. La forma omnis è all’accusativo plurale. PAR. 10 d. Possiamo trovare al congiuntivo perfetto indipendente un congiuntivo ottativo, congiuntivo concessivo, congiuntivo potenziale e il congiuntivo suppositivo. Il congiuntivo concesserim è un congiuntivo indipendente con valore potenziale. e. La proposizione infinitiva retta da concesserim è: rectae honestaeque vitae ad philosophos relegandam (sott. esse). f. La congiunzione cum regge il congiuntivo sit. g. Ut quidam putaverunt non è una finale. h. No, può solo essere un participio perfetto del verbo proficiscor. i. Sì… (?) PAR. 11 l. Alla congiuntiva concessiva tametsi corrisponde l’avverbio correlativo tamen. m. Congiuntivo indipendente di tipo potenziale. n. Il congiuntivo contenderim regge gli infiniti esse e pertinere. PAR 12. o. Il verbo principale dell’interrogativa retta da An è disserendum est. p. La perifrastica passiva disserendum est è costruita in modo impersonale. q. Adeo ut introduce una consecutiva. r. Il complemento partito ex his si riferisce ai sostantivi quaestio e (?) s. La perifrastica passiva sunt explicanda è costruita in modo impersonale. t. L’infinitiva retta da dubitabitur è ibi partes oratoris esse praecipuas.