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Traduzione della "Institutio Oratoria", I 18-22, Versioni di Latino

Traduzione della versione tratta dalla "Institutio Oratoria", I 18-22.

Tipologia: Versioni

2021/2022

In vendita dal 08/08/2022

IRichie
IRichie 🇮🇹

3.8

(5)

87 documenti

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bg1
Quintiliano, Institutio Oratoria 1, 2, 18-22
[18] Ante omnia futurus orator, cui in maxima celebritate et in media rei publicae luce vivendum
est, adsuescat iam a tenero non reformidare homines neque illa solitaria et velut umbratica vita
pavescere Excitanda mens et attollenda semper est, quae in eius modi secretis aut languescit et
quendam velut in opaco situm ducit, aut contra tumescit inani persuasione: necesse est enim
nimium tribuat sibi qui se nemini comparat [19] Deinde cum proferenda sunt studia, caligat in sole
et omnia nova oendit, ut qui solus didicerit quod inter multos faciendum est [20] Mitto amicitias,
quae ad senectutem usque firmissime durant religiosa quadam necessitudine inbutae: neque
enim est sanctius sacris isdem quam studiis initiari Sensum ipsum, qui communis dicitur, ubi
discet, cum se a congressu, qui non hominibus solum sed mutis quoque animalibus naturalis est,
segregarit [21] Adde quod domi ea sola discere potest quae ipsi praecipientur, in schola etiam
quae aliis Audiet multa cotidie probari, multa corrigi, proderit alicuius obiurgata desidia, proderit
laudata industria, [22] excitabitur laude aemulatio, turpe ducet cedere pari, pulchrum superasse
maiores Accendunt omnia haec animos, et licet ipsa vitium sit ambitio, frequenter tamen causa
virtutum est. "
Prima di tutto il futuro oratore, che deve vivere [in mezzo a grandi folle] e nella luce centrale dello Stato, si
abitui già [fin dall’infanzia] a non temere gli uomini né a impallidire in quella vita solitaria e come molle/
nell’ombra. Dev’essere sempre destata ed elevata la mente, che nei luoghi appartati di questo genere o si
indebolisce e [si arrugginisce come (il ferro) in un luogo oscuro], o al contrario [si gonfia di una vana
presunzione]: è inevitabile infatti che ascriva troppo a sé stesso, chi non si metta a confronto con nessuno.
Poi, quando deve mostrare gli studi, [non ci vede in pieno giorno] e batte ogni cosa nuova, come quello che
abbia imparato da solo ciò che bisogna fare tra molti. Ometto le amicizie, che durano molto saldamente fino
alla vecchiaia impregnate di un legame sacro: e infatti non è più sacro venire iniziato ai medesimi riti sacri
che agli studi. Dove apprenderà il senso stesso, che viene detto comune, quando si sarà isolato dalla
comunità, che è naturale non solo per gli uomini, ma anche per gli animali muti. Aggiungi il fatto che a casa
può imparare quelle cose sole, che gli stessi insegnano, a scuola anche quelle che (sono insegnate) agli
altri. Sentirà che ogni giorno molte cose sono lodate, molte sono corrette, gioverà la pigrizia di qualcuno
rimproverata, gioverà l’operosità lodata, l’emulazione sarà suscitata con la lode, riterrà vergognoso essere
inferiore a un (suo) pari, bello aver superato i più grandi. Tutte queste cose infiammano gli animi, ed è lecito
che la stessa ambizione sia un difetto, tuttavia spesso è motivo di virtù.

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Quintiliano, Institutio Oratoria 1, 2, 18-

[18] Ante omnia futurus orator, cui in maxima celebritate et in media rei publicae luce vivendum

est, adsuescat iam a tenero non reformidare homines neque illa solitaria et velut umbratica vita

pavescere Excitanda mens et attollenda semper est, quae in eius modi secretis aut languescit et

quendam velut in opaco situm ducit, aut contra tumescit inani persuasione: necesse est enim

nimium tribuat sibi qui se nemini comparat [19] Deinde cum proferenda sunt studia, caligat in sole

et omnia nova offendit, ut qui solus didicerit quod inter multos faciendum est [20] Mitto amicitias,

quae ad senectutem usque firmissime durant religiosa quadam necessitudine inbutae: neque

enim est sanctius sacris isdem quam studiis initiari Sensum ipsum, qui communis dicitur, ubi

discet, cum se a congressu, qui non hominibus solum sed mutis quoque animalibus naturalis est,

segregarit [21] Adde quod domi ea sola discere potest quae ipsi praecipientur, in schola etiam

quae aliis Audiet multa cotidie probari, multa corrigi, proderit alicuius obiurgata desidia, proderit

laudata industria, [22] excitabitur laude aemulatio, turpe ducet cedere pari, pulchrum superasse

maiores Accendunt omnia haec animos, et licet ipsa vitium sit ambitio, frequenter tamen causa

virtutum est.

Prima di tutto il futuro oratore, che deve vivere [in mezzo a grandi folle] e nella luce centrale dello Stato, si abitui già [fin dall’infanzia] a non temere gli uomini né a impallidire in quella vita solitaria e come molle/ nell’ombra. Dev’essere sempre destata ed elevata la mente, che nei luoghi appartati di questo genere o si indebolisce e [si arrugginisce come (il ferro) in un luogo oscuro], o al contrario [si gonfia di una vana presunzione]: è inevitabile infatti che ascriva troppo a sé stesso, chi non si metta a confronto con nessuno. Poi, quando deve mostrare gli studi, [non ci vede in pieno giorno] e batte ogni cosa nuova, come quello che abbia imparato da solo ciò che bisogna fare tra molti. Ometto le amicizie, che durano molto saldamente fino alla vecchiaia impregnate di un legame sacro: e infatti non è più sacro venire iniziato ai medesimi riti sacri che agli studi. Dove apprenderà il senso stesso, che viene detto comune, quando si sarà isolato dalla comunità, che è naturale non solo per gli uomini, ma anche per gli animali muti. Aggiungi il fatto che a casa può imparare quelle cose sole, che gli stessi insegnano, a scuola anche quelle che (sono insegnate) agli altri. Sentirà che ogni giorno molte cose sono lodate, molte sono corrette, gioverà la pigrizia di qualcuno rimproverata, gioverà l’operosità lodata, l’emulazione sarà suscitata con la lode, riterrà vergognoso essere inferiore a un (suo) pari, bello aver superato i più grandi. Tutte queste cose infiammano gli animi, ed è lecito che la stessa ambizione sia un difetto, tuttavia spesso è motivo di virtù.