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Italiani che lasciano l’italia riassunto, Dispense di Storia Contemporanea

Riassunto italiani che lasciano l’italia

Tipologia: Dispense

2021/2022

Caricato il 04/10/2023

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ETÀ DI CESARE o ETÀ DI Cicerone o ETÀ DELLA CRISI DELLA REPUBBLICA
Cesare e Cicerone rappresentano le due posizioni contrapposte nella vita pubblica del tempo a Roma:
•Cicerone-> optimates: conservatori, regime repubblicano la cui visione politica mette al centro il Senato,
che c'è sempre stato e rappresenta per questo la continuità e la conservazione dello status quo ante. I
conservatori erano persone fedeli al Mos Maiorum, pretendevano che tutte le istituzioni ed il
funzionamento di Roma mantenessero le caratteristiche del tempo.
•Cesare-> populares: con l'obiettivo dello smantellamento del regime repubblicano, un uomo solo al
comando; Cesare, leader dei populares, fu infatti accusato di voler concentrare tutto il potere nelle sue
mani (dal punto di vista di uno come Cicerone, Cesare rappresenta una possibile tirannide).
Curiosità: Alcuni storici, che successivamente scriveranno sulla storia dell’impero romano, faranno
cominciare quest’ultimo non da Augusto, ma da Cesare, in quanto creduto iniziatore di una nuovo regime.
Da un punto di vista letterario:
-Cicerone ha affrontato più temi;
-Cesare scrisse solo opere storiografiche (xes. commentari).
Quadro storico: guerre civili
1° guerra civile: Mario vs Silla (leader degli optimates e dei populares);
2° guerra civile: Cesare vs Pompeo;
3° guerra civile: Antonio vs Ottaviano (potenziali eredi al trono dopo la morte di Cesare)-> Ottaviano darà
vita al principato, così Roma passerà ad un regime diverso.
Si tratta sempre di scontri tra chi vuole mantenere usi e costumi di Roma e chi li vuole cambiare.
Di fronte a questa crisi vi sono due idee circa la figura dell'intellettuale:
1) Secondo autori come Cicerone, Cesare e Sallustio, l'intellettuale deve rispondere alla crisi impegnandosi
in politica, contribuendo quindi a salvare Roma dalla crisi.
2) Altri autori si occupano solo di cultura, allontanandosi dalla vita politica (xes. Catullo: “mi identifico e mi
realizzo nell’amore”).
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ETÀ DI CESARE o ETÀ DI Cicerone o ETÀ DELLA CRISI DELLA REPUBBLICA Cesare e Cicerone rappresentano le due posizioni contrapposte nella vita pubblica del tempo a Roma: •Cicerone-> optimates : conservatori, regime repubblicano la cui visione politica mette al centro il Senato, che c'è sempre stato e rappresenta per questo la continuità e la conservazione dello status quo ante. I conservatori erano persone fedeli al Mos Maiorum, pretendevano che tutte le istituzioni ed il funzionamento di Roma mantenessero le caratteristiche del tempo. •Cesare-> populares : con l'obiettivo dello smantellamento del regime repubblicano, un uomo solo al comando; Cesare, leader dei populares, fu infatti accusato di voler concentrare tutto il potere nelle sue mani (dal punto di vista di uno come Cicerone, Cesare rappresenta una possibile tirannide). Curiosità: Alcuni storici, che successivamente scriveranno sulla storia dell’impero romano, faranno cominciare quest’ultimo non da Augusto, ma da Cesare, in quanto creduto iniziatore di una nuovo regime. Da un punto di vista letterario: -Cicerone ha affrontato più temi; -Cesare scrisse solo opere storiografiche (xes. commentari). Quadro storico: guerre civili 1° guerra civile: Mario vs Silla (leader degli optimates e dei populares); 2° guerra civile: Cesare vs Pompeo; 3° guerra civile: Antonio vs Ottaviano (potenziali eredi al trono dopo la morte di Cesare)-> Ottaviano darà vita al principato, così Roma passerà ad un regime diverso. Si tratta sempre di scontri tra chi vuole mantenere usi e costumi di Roma e chi li vuole cambiare. Di fronte a questa crisi vi sono due idee circa la figura dell'intellettuale:

  1. Secondo autori come Cicerone, Cesare e Sallustio, l'intellettuale deve rispondere alla crisi impegnandosi in politica, contribuendo quindi a salvare Roma dalla crisi.
  2. Altri autori si occupano solo di cultura, allontanandosi dalla vita politica (xes. Catullo: “mi identifico e mi realizzo nell’amore”).

CICERONE

•L'importanza storica -L'ideale del “vir bonus dicendi peritus” è il principio su cui si basa l'Umanesimo; questa è la frase con cui Cicerone sintetizza il perfetto oratore (espressione che ricalca quella di Catone -anche lui conservatore- quando definì l’agricoltore del De agricoltura “vir bonus colendi peritus”. -Il latino ciceroniano è da sempre assimilato al modello del latino classico ed è la norma su cui si basano tuttora le grammatiche scolastiche. Dal punto di vista formale Cicerone è il miglior modello di prosa in latino classico (il latino parlato era diverso dal latino scritto perché era un latino volgare, dal quale derivano poi le lingue romanze, neolatine). -Ha influenzato profondamente la cultura europea. -Assieme a Virgilio, è l'autore più letto dell'antichità classica. -È stato un testimone d'eccezione del declino della Roma repubblicana. •L’importanza nella letteratura -Ha compiuto una sintesi tra la paideia greca (educazione tipica dell’antica Grecia) e la cultura romana arcaica (“arcaica”= quella delle origini, infatti Cicerone è un conservatore). -È il massimo esponente dell'oratoria romana. -Ha creato la prosa filosofica latina (diversamente dalla poesia di Lucrezio): anche se non si trattava di una sua filosofia, Cicerone fu il primo a scrivere opere filosofiche in latino, quindi dovette costruirsi una lingua filosofica. -È il primo esponente del genere epistolografico a Roma, infatti le sue lettere furono concepite per corrispondenza reale. •Poetica e temi -Aristocrazia allargata (i boni) a difesa di una “concordia ordinum” repubblicana. Secondo Cicerone i “boni”, gli onesti, gli uomini per bene, rappresentano una aristocrazia allargata -non un’elite-, abbastanza diffusa a Roma; tutti gli uomini boni dovrebbero insieme difendere la ‘Concordia ordinem’ (aspirazione ciceroniana) e la res pubblica (ordines= ceti, classi sociali, all’epoca aristocratici, proletari, cavalieri; i vari ceti dovrebbero vivere in Concordia). -Primato dell'impegno politico su quello intellettuale, purché le circostanze lo consentano; il vero uomo e buon cittadino è colui che si impegna per il bene comune. Quando le circostanze impediscono di svolgere a pieno la propria attività politica, bisogna contribuire con il proprio pensiero e i propri scritti.

Lucrezio e Catullo-> solo attività intellettuale Cicerone e Sallustio-> impegno politico, anche attraverso lo scritto -Progetto di divulgare i capisaldi delle principali correnti filosofiche greche presso la classe colta romana; più che creare una sua filosofia, Cicerone divulga quelle preesistenti. -Esaltazione del vir bonus dicendi peritus come modello del cittadino e uomo politico.

Corpus ciceroniano Orazioni= discorsi pubblici, occasioni in cui Cicerone, e non solo, pronunciava orazioni in tribunale o in Senato; Cicerone era anche avvocato difensore e di accusa (nel 63 Cicerone fu console ma Catilina non lo voleva, tanto che organizzò una congiura. Cicerone la smascherò e pronunciò le sue orazioni in Senato). Le orazioni possono essere: politiche, senatorie e forensi. -Pro… = Discorsi in difesa (tribunale) o a sostegno (in Senato) di qualcuno. -In… = Discorsi contro qualcuno. Opere retoriche: saggi, manuali che spiegano le regole per comporre un bel discorso. ~retorica= disciplina che insegna l’oratoria retore= insegnante di oratoria ~oratoria= arte di pronunciare discorsi oratore= colui che pronuncia discorsi Cicerone scrive in parallelo orazioni e opere retoriche; talvolta quest’ultime tengono conto dell’esperienza che lui ha avuto come oratore. -“De Oratore ”: viene definito il perfetto oratore con qualità tecniche, morali e culturali; il perfetto oratore (“vir bonus”) non dev’essere solo esperto del parlare, ma anche onesto; quindi deve possedere tecnica della parola, essere un cittadino interessato alla vita politica e un uomo onesto. -Dottrina dei tre stili: basso - medio - alto, recuperata nell'età umanistico rinascimentale. Dialoghi politici: presentano la visione che Cicerone aveva della politica e dello Stato. De Republica: Cicerone era un conservatore legato alla res pubblica (migliore forma di Stato secondo lui); la crisi della Repubblica, infatti, fu per Cicerone anche causata dalla lacunosa costituzione romana. Proprio per risolvere questo dilemma, egli promosse un nuova forma: la costituzione mista, che tratta nel De Republica. Date le tre tipologie di forme di Stato: •monarchia •democrazia •aristocrazia il quarto tipo, quella ipoteticamente romana, riassume tutte e tre le precedenti tipologie •costituzione mista:

  1. È un po’ monarchia perché la massima carica è svolta dai due consoli, senza degenerare nella tirannide (se ci fosse un monarca solo).
  2. È un po’ democrazia perché prevede l'esistenza dell'assemblea rappresentativa del popolo (comizi).
  3. È un po’ aristocrazia perché prevede la presenza del Senato, un organismo collettivo (elite di persone colte ed esperte) che conserva qualcosa di buono, evitando la degenerazione in oligarchia. -monarchia rappresentata dai consoli -democrazia rappresentata dai comizi centuriati -aristocrazia rappresentata dal senato (no oligarchia) Queste tre forme vengono mantenute basse a Roma, scongiurando la loro degenerazione; la costituzione mista romana, dunque, prende ispirazione da tutte queste forme di Stato. De legibus: corollario, appendice del “De Republica”.

Trattati filosofici: la filosofia a Roma non ebbe sviluppo come quella greca; i romani detenevano spirito pragmatico, non amavano le teorizzazioni astratte, che infatti contestavano ai greci, andando contro all'idealismo di quest'ultimi. L’unico filosofo latino è Seneca, filosofo stoico (stoicismo: ricerca della virtù e della felicità, possedendo conoscenza e saggezza). Predicando la virtù attiva, lo stoicismo è la corrente filosofica che più piace ai romani perché un po’ più concreta rispetto alle altre. Cicerone filosofo, invece, era poco originale, in quanto la sua era una filosofia sincretica che metteva insieme spunti, suggerimenti provenienti da varie dottrine filosofiche. L’unica corrente che Cicerone prende poco in considerazione e, anzi, critica è l'epicureismo (per Cicerone estraniarsi dalla vita politica = eresia). L’epistolografia Le tipologie di epistola, che in alcuni casi si possono anche sovrapporre, sono: •lettere destinate alla pubblicazione; •lettere private (non opere letterarie). Il carattere e il valore dell’epistolario è quello di lettere autentiche di circolazione privata; grazie alla loro conservazione abbiamo testimonianza diretta della vita personale di Cicerone. Siamo in possesso del monumentale epistolario ciceroniano: una raccolta di circa novecento lettere, che fungono da principale fonte storica sul ventennio compreso fra il consolato (63 a.C.) e la morte di Cicerone (43 a.C.). Grazie a questo straordinario documento, siamo in grado di seguire, in alcuni casi giorno per giorno, l'evoluzione della situazione politica, i retroscena delle grandi vicende di quegli anni, e i punti di vista di Cicerone a riguardo. L'epistolario di Cicerone non era destinato alla pubblicazione, motivo per il quale qui viene fuori l’umanità dell’autore: le sue piccole e grandi vanità, le sue debolezze, i dubbi di fronte a situazioni che lo costringevano a scelte laceranti (così nelle lettere scritte allo scoppio della guerra civile fra Cesare e Pompeo), le paure e i momenti di scoraggiamento. Petrarca, che fu anche un filologo, nel 1345 scoprì il grande epistolario e si rese conto della distanza tra l’immagine pubblica di Cicerone e quella che emergeva dalle sue lettere. I temi politici non sono gli unici ma sono di gran lunga prevalenti nell’epistolario; ci sono anche lettere su questioni e problemi familiari, sulla situazione finanziaria spesso difficile di Cicerone; lettere in cui si sollecitano invii di libri o acquisti di statue e altre opere d'arte per l'abbellimento delle diverse ville nei dintorni di Roma di proprietà dell'oratore; magistrali lettere di raccomandazione etc. Anche la lingua si adegua alla materia: certamente la scrittura di Cicerone non è mai sciatta, neppure in un bigliettino di poche righe; ma si tratta di una lingua assai più vicina a quella che doveva essere la conversazione quotidiana tra persone colte, ricca di ellissi, di frasi fatte, di formule, soprattutto ricchissima di parole greche, che Cicerone di norma evitava nelle opere destinate alla pubblicazione, in nome di una difesa del latino e di una rivendicazione delle sue possibilità espressive.