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Riassunto del testo Gli Italiani e la Politicia di Maraffi
Tipologia: Sintesi del corso
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La cultura politica è una parte della cultura più generale (valori, norme e istituzioni) di una popolazione. Atteggiamenti di base pre-politici:
Come la religiosità, anche la fiducia interpersonale non è distribuita in maniera uniforme nella popolazione ma varia a seconda di alcune caratteristiche individuali e di contesto; si tratta di un profilo “rovesciato” rispetto a quello dei religiosi ma con due differenze importanti. In merito all’orientamento politico: la fiducia generalizzata è negativamente correlata con il generale orientamento politico. Andando da sinistra a destra, il livello di fiducia declina, la tendenza è più lineare rispetto al caso della religiosità. Distinzione tradizionale-moderno per atteggiamenti culturali:
La politica è la scienza di ben governare. L’interesse per la “cosa pubblica” è una “partecipazione Invisibile”: una disposizione della mente e del cuore che opera senza essere vista e si traduce in una sorta di permanente stato di vigilanza nei confronti di chi esercita l’autorità. Negli ultimi decenni del secolo scorso, si è diffusa l’opinione che il divario tra l’ideale e la realtà si sia ridotto data l’istruzione di massa, la televisione e dal fatto che i partiti e le altre organizzazioni politiche hanno coinvolto nelle faccende di stato milioni di uomini. Per sapere quanti cittadini si interessano alla politica, si ricorre a due domande:
Nella seconda repubblica: popolamento area centro destra; il centro non coincide più con l’area di governo. I partiti della seconda repubblica non si concentrano, come invece accadeva in passato, attorno alle posizioni di centro, bensi tendono a raggrupparsi attorno ad aree distinte, in corrispondenza con le coalizioni di centro destra e centro sinistra, è lo spazio delle coalizioni a rappresentare una forza di attrazione, non più il centro. L’utilizzo delle categorie di sinistra e destra, risale ai tempi della Rivoluzione francese, quando i membri dell’assemblea degli stati generali iniziarono a ripartirsi fisicamente su fronti opposti per rimarcare attraverso la distanza fisica, la distanza ideologica che li separava. Per comprendere il dibattito politico attraverso le categorie di sinistra e destra è necessario che gli individui abbiano una capacità minima di astrazione. Al crescere dell’età si osserva un costante spostamento verso destra, i religiosi si posizionavano più a destra della media della popolazione, i lavoratori dipendenti si collocano in media più a sinistra dei lavoratori auotonomi e imprenditori, i disoccupati tendevano ad assumere posizioni di sinistra. In generale: dal ventunesimo secolo l’orientamento ideologico dei cittadini si riconduce più ai loro interessi materiali chhe non ad altri fattori.
I partiti hanno avuto un ruolo fondamentale nella storia della democrazia italiana. La transizione alla democrazia di massa, al suffragio universale e alla successiva fase di consolidamento, hanno visto protagoniste le grandi organizzazioni partitiche di massa. Il risultato di questo processo è stato un regime democratico in cui i principali partiti hanno mantenuto un ruolo centrale come agenti di integrazione sociale e socializzazione politica, al centro di vere e proprie subculture. Da allora, numerosi cambiamenti hanno investito la società italiana, soprattutto a partire dalla fine degli anni ’60: secolarizzazione di massa; mobilitazione sociale; allentamento dei legami di appartenenza subculturale. Con la crisi all’inizio degli anni ’90 si è assistito alla fine di tutti i principali partiti di quella stagione: sciolti, divisi o trasformati in modo più o meno traumatico. Il livello di fiducia e di vicinanza ai partiti non è diminuito solo in Italia ma si tratta di una dinamica uniforme in tutti i paesi europei. E’ proprio la presenza di un calo generalizzato nella quota di cittadini vicini ai partiti nelle democrazie occidentali consolidate che ha portato all’ipotesi del “partisan dealignment”:di un declino dei legami di lungo periodo che stabilizzavano il sentimento individuale di vicinanza o di vera e propria identificazione verso un partito politico. Secondo questa ipotesi, il declino dei legami tra cittadini e partiti non è solo la conseguenza di valutazioni sulle performance del governo di partito ma il prodotto di un insieme di trasformazioni di lungo periodo che investono la società. Dal punto di vista del rapporto con i cittadini-elettori, i partiti esercitano infatti alcune funzioni fondamentali:
Se i partiti esercitassero tradizionalmente queste funzioni fondamentali, esse verrebbero tuttavia indebolite da alcuni meccanismi di evoluzione delle società industriali avanzate, complessivamente identificabili come un processo generale di mobilitazione cognitiva. Dunque, per effetto del processo di mobilitazione cognitiva, ha luogo un complessivo indebolimento delle funzioni fondamentali dei partiti nei confronti degli elettori. Ciò, unitamente ad altri fattori di tipo istituzionale, avrebbe come conseguenza una progressiva erosione del sentimento di identificazione di partito, aprendo la strada a un vero e proprio processo di allontanamento di partiti (dealignment) e alla nascita di una nuova categoria di cittadini: gli apartitici, ovvero individui istruiti e interessati alla politica ma non vicini a nessun partito politico in particolare. Tra gli intervistati che si identificano in un partito distinguiamo:
Un fenomeno di forte personalizzazione (presidenzializzazione, leaderizzazione) ha investito la competizione politica e le campagne elettorali nelle democrazie contemporanee, sancendo la transizione da una democrazia dei partiti a una democrazia del pubblico focalizzata sul confronto tra i leader politici nazionali. Il profilo degli orientati al leader assomiglia a quello degli elettori marginali, meno istruiti, poco interessati alla politica, non collocati sull’asse sinistra destra e indecisi su chi votare. A livello semantico il termine leader produce considerazioni più favoreli fra le persone orientate a destra che fra quelle orientate a sinistra. Analizzando i livelli medi di popolarità dei leader politici si può notare che quasi tutti i leader subiscono una qualche erosione nel gradimento pubblico, che può essere spiegata da: un ciclo economico negativo e un quadro politico istituzionale problematico. Il punteggio negativo di popolarità si attribuisce anche a due fenomeni:
Le istituzioni democratiche sono sempre più diffuse a livello globale ma nei paesi dove da tempo erano consolidate sono state investite negli ultimi decenni dalla crescente disaffezione e sfiducia dei cittadini.
3- Paure suscitate dalle trasformazioni economiche e dalla vita sociale alla presenza degli immigrati, del degrado delle aree urbane e della inefficienza dei servizi sociali È rilevante la relazione tra autoritarismo (espressione della volontà popolare attribuita al leader) e etnocentrismo (ostilità nei confronti degli immigrati). Emerge poi un forte legame tra orientamenti populisti e disponibiilità di risorse culturali nonchè posizione sociale e istruzione. In generale tende ad aumentare la diffusione del populismo passando dalle posizioni di sinistra a quelle di destra.
I valori sono le convinzioni con cui ognuno di noi conferisce un significato motivazionale o simbolico all’azione. In passato, apparivano per lo più ininfluenti per le scelte di voto. Oggi, la scelta di voto sembra dipendere più dalla capacità che ha la classe politica di “far sentire” la paura per l’avversario politico. Questo pensiero ha però il limite di proporre una lettura soltanto dal punto di vista psicologico. E’ bene analizzare le relazioni tra: appartenenze subculturali, valori politici, scelte di voto. Sebbene sembrino sinonimi, valori politici e ideologia sono concetti diversi. L’ideologia politica è un sistema di credenze diffuse dai partiti al fine di guidare i comportamenti collettivi e creare identità sociali; i valori sono generatori di coerenza tra le credenze che costituiscono un’ideologia. Le opinioni politiche degli elettori sembrano essere minimamente coerenti e minimamente stabili. Rokeach sostiene che alla base delle ideologie politiche vi siano i valori di eguaglianza e di libertà. Quindi, le principali ideologia (liberalismo, socialismo, comunismo e fascismo) si sono originate dai diversi equilibri raggiunti tra il valore di libertà ed il valore di eguaglianza. L’ideaologia politica è risulta quindi essere un sistema di credenze diffuse dalle elite politiche al fine di creare identità collettive; le credenze individuano quei principi generali astratti circa il modo in cui la politica e la società dovrebbero essere organizzate; i valori sono generatori di coerenza e vincolano le credenze politiche di una ideologia. Questi ultimi, non sono direttamente osservabili e implicano considerazioni morali, valutazioni, giudizi e decisioni. Per avvicinarsi ai valori, i ricercatori esaminano gli “atteggiamenti”, cioè le predisposizioni mentali di tipo cognitivo, affettivo e comportamentale verso determinate situazioni o oggetti. I cittadini possono compensare le loro limitate informazioni usando i valori fondamentali come guida. Gli atteggiamenti che occorre analizzare per svelare il sistema dei valori politici degli elettori si basa sui valori di eguaglianza e libertà , che si riferiscono a due principali dimensioni della politica:
E’ bene ricordare come collocazione sociale, risorse culturali e territorio si intreccino nel definire l’orientamento dei valori politici dei cittadini italiani. Si è analizzato come orientamenti antiautoritari ed egualitari apparivano diffusi tra i figli delle classi medie e tra i giovani con alti livelli di istruzione, mentre i giovani operai e chi era in possesso di un basso titolo di studio, apparivano nettamente più autoritari e tradizionalisti. I valori riguardanti la sfera economica e religiosa sono sempre meno correlati con il voto, mentre quelli riguardanti la sicurezza e l’identità sembrano essere maggiormente rilevanti per il voto. Apparentemente, le scelte di voto rifletterebbero oggi i valori degli elettori in misura inferiore rispetto al passato. Con il termine “subcultura” si indica un sistema di valori contrastante e minoritario rispetto ad una cultura dominante. Nel caso italiano, le subculture cattolica e comunista hanno rappresentato inizialmente sistemi di valori contrastant4i e minoritari rispetto alla cultura politica dominante: il liberalismo. La stabilità elettorale di quegli anni era quindi spiegata dall’esistenza di queste due tradizioni subculturali, a loro volta particolarmente radicate in zone specifiche del paese: Zona Rossa per la subcultura socialista e comunista, Zona Bianca per quella cattolica. Per questo motivo il voto degli elettori veniva interpretato non come una scelta politica ma come un comportamento coerente alla loro appartenenza subculturale. In passato elettori con valori diversi erano distribuiti all’interno dei vari schieramenti, mentre oggi si osserva una significativa omogeneità di valore interna agli elettori delle formazioni politiche. Quindi, nonostante la depolarizzazione ideologica, si verifica una inedita polarizzazione valoriale.
Il concetto di partecipazione politica comprende comportamenti tra loro molto diversi: ad esempio di partecipa votando, firmando una petizione, iscrivendosi a un partito, partecipando a una manifestazione, ecc. Una prima importante distinzione ha a che fare con la natura visibile o invisibile della partecipazione : il cittadino può partecipare in modo visibile ma può anche prendere parte alla vita politica informandosi sui mass media o provando certi sentimenti in occasione di determinate vicende politiche. Una seconda importante distinzione è quella tra le forme di partecipazione istituzionalizzate (votare) e quelle non istituzionalizzate (non violente e violente). Di solito, quando vi è partecipazione “associativa”, questa tende ad essere poco “politica”; le forme invisibili della partecipazione riguardano una quota crescente di cittadini. A partecipare alla vita politica in modo attivo è una quota limitata di cittadini. Le azioni svolte più frequentemente sono state: firmare per leggi o referendum, andare a sentire qualche dibattito politico. La frequenza cala quanto più le azioni sono istituzionalizzate e quanto più esse richiedono uno sforzo attivo e il possesso di: tempo, istruzione, denaro. I cittadini che partecipano alla politica tendono a farlo privilegiando alcuni tipi di attività: di partito o di richiesta/lamentela verso istituzioni e mezzi di informazione. I partiti restano comunque al centro di molte delle attività di partecipazione politica.
Alle forme più “attive” di partecipazione se ne affiancano altre in qualche misura più “deboli” dal punto di vista del coinvolgimento richiesta e della visibilità, ma che sono molto diffuse e altrettanto rilevanti per il funzionamento dei sistemi democratici: l’inserimento dei cittadini nei circuiti della comunicazione politica. Va considerata la varietà degli stimoli comunicativi a cui i cittadini sono esposti. In passato si parlava di media “onnipotenti”, descrivendone le ampie capacità persuasive su un pubblico passivo. I successivi studi parlavano di effetti minimi, sottolineando l’importanza delle pre-esistenti reti e mediazioni sociali nel filtrare i messaggi politici. Si affermatono poi studi sugli effetti condizionati dei media che hanno sottolineato come misura e tipo di effetto dipendano da: messaggio, argomento, pubblico, contesto, fonte, mezzo. Secondo questo ultimo approccio è rilevante studiare anche gli effetti indiretti e quindi l’impatto dei media non tanto direttamente sul voto quanto soprattutto sui fattori che a loro volta hanno influenza sul voto (issues, immagine dei partiti e dei candidati). I cittadini sono immersi in un flusso pressoché continuo di comunicazioni di varia natura. Molto spesso la politica è un elemento marginale in questi messaggi, ma è difficile che essa resti sempre del tutto esclusa dagli argomenti di discussione. Va poi considerata la commistione di contenuti tra tutti questi diversi stimoli. Tuttavia, la televisione resta senza dubbio il mezzo dominante della comunicazione politica contemporanea rivolta al pubblico in generale. I diversi mezzi di comunicazione si differenziano, otlre che per la loro diversa incidenza, anche per le differenti modalità di fruizione. Un canale comunicativo, infatti, può essere più “caldo” o più “freddo”, può stimolare o meno l’attenzione e il desiderio di approfondirne i contenuti. Una questione rilevante nello studio delle reti comunicative in cui è immerso l’individuo riguarda la coerenza dei messaggi: chi parla di politica lo fa con persone che la pensano in modo simile e i conflitti aperti sono relativamente rari. Dal momento che l’esposizione a diverse fonti comunicative è correlata in modo piuttosto stretto con le preferenze politiche, molti atteggiamenti verso la politica sono strettamente correlati con l’uso di diverse fonti di comunicazione. Con il passare degli anni vi sono delle oscillazioni e la polarizzazione dei gusti televisivi fra gli elettori di diversi schieramenti è leggermente meno elevata. Più nel dettaglio: diverse preferenze politiche si associano chiaramente al gradimento per specifici programmi televisivi (elettorato di centro-sx: rai, elettorato di centro-dx: mediaset). Occorre infine focalizzare l’attenzione sulla capacità del pubblico di decodificare i messaggi comunicativi e in particolare quelli a contenuto politico.
Si possono proporre tre tipologie di elettorato in rapporto alla sfera politica che differiscono dai punti di vista di grado di interesse, partecipazione, conoscenze: