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I principi fondamentali dell'apprendimento e della comunicazione nel contesto dell'autismo, enfatizzando l'importanza di stimoli nuovi, connotazioni emotive, reciprocità sociale e la differenza nell'organizzazione cognitiva e comportamentale di persone con autismo. Il testo illustra come il cervello di un bambino autistico è organizzato per favorire l'apprendimento sociale e come le difficoltà sociali influenzino l'apprendimento fin dalle prime fasi dello sviluppo.
Tipologia: Sintesi del corso
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I bambini con autismo sono in grado di apprendere, ma imparano in modo diverso. Il processo di selezione naturale ha favorito la trasmissione culturale (imparare nuovi comportamenti da altri) rispetto a quella genetica (mettere in atto comportamenti rigidamente dettati dai geni) - > i bambini vengono al mondo che non sanno fare, ma sanno imparare a fare. Questo talento per l’apprendimento sociale si manifesta in una serie di comportamenti osservabili nei primi anni di vita, indipendentemente dalla cultura di appartenenza e dalla famiglia del bambino:
1. Attenzione verso la novità a. Gli stimoli nuovi hanno uno status privilegiato rispetto a quelli conosciuti e ciò rappresenta una potente piattaforma per l’apprendimento-> le risorse cognitive e attentive dei bambini sono concentrate su azioni e parole che non sono ancora nel loro repertorio b. Importanza della connotazione emotiva degli stimoli presentati-> se l’evento nuovo viene associato ad emozioni positive, l’attenzione verso la novità verrà connessa con la motivazione ad esplorare stimoli percepiti come positivi, guidando così il bambino nell’apprendimento di ciò che non è conosciuto ed è emotivamente gratificante 2. Orientamento sociale a. Gli stimoli sociali catturano l’attenzione del bambino molto più di tutte le altre informazioni, ciò avviene grazie a due fattori principali: la capacità di distinguere stimoli di natura sociale da stimoli non-sociali e il senso di gratificazione che i bambini provano quando partecipano a scambi sociali 3. Reciprocità sociale ed emotiva a. I bambini con sviluppo tipico partecipano ad attività condivise in modo attivo, costruendo nuovi apprendimenti attraverso le loro esperienze e scoperte nelle interazioni con gli altri (es. routine faccia a faccia tra m e b) b. In questo contesto i bambini hanno l’opportunità di osservare e di registrare la corrispondenza tra le proprie azioni/emozioni e le azioni/emozioni del partner comunicativo, quindi di capire lo scopo e il motivo delle azioni di chi lo circonda c. NB importanza anche degli scambi con altri bambini (sviluppo del ragionamento sociale e dell’empatia) 4. Attenzione condivisa e social referencing a. I comportamenti di attenzione condivisa (a partire dal secondo anno di vita) permettono al bambino e all’adulto di condividere un comune fuoco di attenzione esterno alla coppia e, allo stesso tempo, di mantenere un coinvolgimento sociale reciproco b. Non solo le parole, ma anche le emozioni espresse in questo spazio di attenzione condivisa vanno a dare significato all’esperienza-> social referencing (la qualità emotiva di un evento viene appresa sulla base delle emozioni osservate in un’altra persona) 5. Imitazione a. I bambini sono in grado di imitare fin dalle prime ore di vita e tale capacità si consolida e si evolve con il passare del tempo (es. se un bambino osserva un adulto che tenta di compiere un’azione senza riuscirci, tenderà ad imitare l’intenzione dell’adulto, non il tentativo fallimentare / i bambini in età prescolare tendono ad imitare le azioni messe in atto da persone che si pongono in modo giocoso di fronte al bambino e con le quali si sentono emotivamente in sintonia
b. I bambini non assorbono passivamente, ma incorporano selettivamente nel loro repertorio azioni che li mettono in grado di acquisire nuove abilità e di stabilire e consolidare una connessione sociale ed emotiva con gli altri c. NB neuroni specchio
6. Comunicazione a. Il bambino ha una predisposizione innata verso la voce umana e a cogliere le componenti fondamentali del linguaggio a cui è esposto, mentre la capacità di attribuire un significato a parole/gesti, l’acquisizione delle regole della comunicazione e la comprensione del potere della comunicazione si costruiscono nel corso delle interazioni con gli altri b. Un ruolo particolarmente importante è giocato dalla lettura dello sguardo dell’adulto, sia quando rivolto verso il bambino sia quando verso un oggetto specifico (ad esempio per imparare nuove parole) Il cervello di un bambino è organizzato per favorire l’apprendimento sociale, grazie a una serie di preferenze di sistema che guidano l’attenzione del bambino verso ciò che è nuovo, indirizzano il suo interesse verso gli stimoli sociali, facilitano l’interpretazione dei segnali comunicativi e referenziali e motivano il bambino a partecipare a episodi di reciprocità emotiva, attenzione congiunta e imitazione. L’esperienza ripetuta di un comportamento si riflette nel consolidamento delle connessioni che collegano le diverse strutture del cervello coinvolte nell’elaborazione degli aspetti percettivi, cognitivi, motori ed emotivi di quell’esperienza. È possibile quindi affermare che, attraverso il coinvolgimento attivo e sistematico del bambino in interazioni sociali, il cervello costruisce strutture e processi sempre più specializzati nell’apprendimento sociale. CAPITOLO 2 – COMUNICAZIONE, RECIPROCITA’ SOCIALE E APPRENDIMENTO Autismo-> da un lato troviamo una condizione estremamente eterogenea dovuta alle differenze individuali, dall’altro vi è un punto comune a tutti: un’ organizzazione atipica del comportamento sociale. Tali difficoltà emergono molto precocemente e coinvolgono sia processi complessi, come il ragionamento sociale, che comportamenti in apparenza semplici (es. rispondere al proprio nome). Ragionando dal punto di vista dell’apprendimento, il bambino con autismo sperimenta il mondo sociale in modo atipico, con una differente organizzazione della cognizione e del comportamento, che si riflette in uno stile di apprendimento diverso. Ci sono diversi aspetti nel comportamento sociale delle persone con autismo che influenzano l’apprendimento fin dalle prime fasi dello sviluppo: 1. Motivazione sociale a. I bambini con autismo dispongono di un’organizzazione diversa del modo in cui il cervello filtra gli stimoli dell’ambiente: fanno meno attenzione a ciò che le persone fanno, dicono ed esprimono con le loro azioni ed emozioni, rispondono con meno espressioni di gioia e gratificazioni in attività che normalmente suscitano tali connotati nei coetanei e sono poco pronti all’azione quando si presenta un’interazione sociale b. Nell’autismo, infatti, spesso gli stimoli sociali passano in secondo piano, non raggiungono la soglia necessaria ad accendere la soglia di attenzione, interesse ed entusiasmo che normalmente si rilevano nei bambini con sviluppo tipico c. Inoltre, i bambini con autismo prendono raramente l’iniziativa nella comunicazione sociale e il loro linguaggio spontaneo è spesso utilizzato per finalità concrete piuttosto che per condivisione sociale. È anche raro che i bambini con autismo conformino il loro comportamento alle aspettative degli altri o che tentino di compiacere gli adulti/altri bambini d. Ricerche che hanno utilizzato la tecnologia di eye-tracking hanno rilevano che il focus attentivo dei soggetti autistici è molto più spesso rivolto a stimoli non sociali (es. immagini di figure geometriche vs immagini di bambini, elementi di sfondo vs una coppia che si bacia)
Le difficoltà nella cognizione sociale hanno una diretta influenza sull’ apprendimento (es. adulto che svolge alcune azioni guardando il bambino e altre no-> bambini con sviluppo tipico tendono ad imitare solo quelle accompagnate dallo sguardo e bambini con autismo no). Infatti, tali difficoltà si traducono, oltre che in difficoltà di decifrazione del comportamento e della comunicazione, anche in un numero maggiore di informazioni da elaborare; quindi, il cervello di persone con autismo deve decifrare complessi geroglifici e tali geroglifici non si ripetono mai allo stesso modo, richiedendo uno sforzo continuo per interpretarne il significato. Inoltre, visto che l’attenzione del bambino con autismo è deviata verso stimoli non sociali, ci sarà una maggiore propensione all’apprendimento di aspetti fisici della realtà rispetto a quelli sociali. Strategie per contrastare le difficoltà-> es. storie sociali (descrizioni di situazioni o vicende che tengono conto del punto di vista sociale e ne descrivono tutte le componenti più salienti, dagli indizi di natura sociale che permettono di comprendere la situazione alle più comuni e appropriate risposte sociali che ci si attendono in tale situazione) CAPITOLO 4 – COMPORTAMENTI RIPETITIVI E APPRENDIMENTO Caratteristica centrale della sindrome autistica-> numero ristretto di attività e interessi , rigidità e perseverazione con cui queste attività vengono messe in atto e nell’ostilità alle variazioni (anche l’intensità e la focalizzazione con cui si manifestano sono inusuali)
Queste manifestazioni possono compromettere l’ apprendimento in quattro modi:
ABA/DISCRETE TRIAL TRAINING – Lovaas È una disciplina che studia scientificamente il modo in cui il comportamento umano è condizionato dalle circostanze che precedono, accompagnano e conseguono al comportamento stesso. Gli studi basati su questo approccio segnarono una rivoluzione nel modo di concepire l’autismo: in primo luogo, introdussero l’idea che il comportamento delle persone con autismo potesse essere misurato in modo oggettivo e sistematico, in secondo luogo, che il comportamento inspiegabile dei bambini con autismo potesse essere spiegato sulla base di motivazioni immediate e, infine, che il comportamento può essere modificato. La metodologia utilizzata prevede l’indagine sistematica degli antecedenti e delle conseguenze del comportamento che vogliamo spiegare. Scomponendo in questo modo gli eventi appare evidente la spiegazione del comportamento (es. ottenere determinate sensazioni sensoriali, attirare l’attenzione, ottenere qualcosa di desiderato). La procedura per insegnare comportamenti nuovi prende il nome di discrete trial training, per cui le abilità complesse che si vogliono insegnare vengono scomposte in una serie di comportamenti elementari che vengono insegnati uno alla volta. Le sessioni di apprendimento sono articolate secondo una sequenza formata da un antecedente, a cui fa seguito la risposta del bambino (comportamento target) che può essere facilitato da un aiuto fisico, gestuale o verbale del terapista, al comportamento fa seguito il rinforzo. Alla base di queste procedure ci sono 3 idee precise sul modo in cui apprendono i bambini con autismo:
INTERVENTI EVOLUTIVI NATURALISTICI COMPORTAMENTALI – Rogers L’idea è quella di concentrarsi sulle abilità che sono deficitarie nell’autismo fin dalle prime fasi di sviluppo e che creano l’infrastruttura dell’apprendimento sociale. I sintomi dell’autismo sono visti come il prodotto di un’organizzazione atipica dello sviluppo del cervello, che si riflette in un’organizzazione anomala della cognizione, dell’affettività e del comportamento; queste anomali tendono a loro volta a limitare le esperienze sociali che sono fondamentali per la formazione e strutturazione dei network cerebrali. È importante che l’intervento agisca approfittando della finestra di opportunità nella fase di organizzazione neurocognitiva, fornendo al bambino i mezzi per partecipare alle esperienze sociali al fine di indirizzare la traiettoria dello sviluppo neuropsicologico verso la normalità. Un altro aspetto chiave di questo approccio è l’enfasi sull’insegnamento naturalistico, con la funzione di evitare che l’apprendimento avvenga in un contesto artificiale e di inquadrare gli episodi d’insegnamento in un contesto che facilita la connessione affettiva. L’insegnamento di nuovi comportamenti è articolato secondo la sequenza degli approcci ABA, ma con 3 differenze importanti: