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Intervento nell'autismo, Schemi e mappe concettuali di Neuropsichiatria infantile

Appunti di lezione di neuropsichiatria infantile sugli interventi nell'autismo

Tipologia: Schemi e mappe concettuali

2020/2021

Caricato il 30/12/2022

Elvira_star98
Elvira_star98 🇮🇹

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L’intervento riabilitativo nei Disturbi dello Spettro Autistico
Le linee guida sull’autismo (SINPIA, 2005) circa le modalità più adeguate
per affrontare le problematiche che caratterizzano l’autismo, convergono sul
punto cruciale che afferma la priorità di una serie di interventi di sviluppo di
competenze, attraverso una metodologia abilitativa e psicoeducativa. Gli
approcci terapeutici attuati su bambini autistici riguardano, soprattutto, interventi
di tipo riabilitativo funzionale, psicosociale, educativo, pedagogico o interventi
mirati con programmi elaborati specificatamente per i Disturbi dello Spettro
Autistico (SINPIA, 2005).
Le linee guida sull’intervento convergono sull’importanza di garantire la
continuità e la qualità del percorso terapeutico attraverso:
il coinvolgimento dei genitori in tutto il percorso;
la scelta in itinere degli obiettivi intermedi da raggiungere e quindi degli
interventi da attivare;
+il coordinamento, in ogni fase dello sviluppo, dei vari interventi individuati
per il conseguimento degli obiettivi;
la verifica delle strategie messe in atto all’interno di ciascun intervento.
Le strategie comunemente suggerite ed adottate, anche se variabili in rapporto
ad una serie di fattori, quali l’età o il grado di compromissione funzionale,
possono essere fatte rientrare in due grandi categorie:
- Approcci comportamentali;
- Approcci evolutivi.
GLI APPROCCI COMPORTAMENTALI
Tra gli approcci comportamentali ricordiamo:
l’analisi del comportamento applicata (Applied Behaviour Analysis = ABA)
e il Treatment and Education of Autistic and related Communication
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L’intervento riabilitativo nei Disturbi dello Spettro Autistico

Le linee guida sull’autismo (SINPIA, 2005) circa le modalità più adeguate

per affrontare le problematiche che caratterizzano l’autismo, convergono sul

punto cruciale che afferma la priorità di una serie di interventi di sviluppo di

competenze, attraverso una metodologia abilitativa e psicoeducativa. Gli

approcci terapeutici attuati su bambini autistici riguardano, soprattutto, interventi

di tipo riabilitativo funzionale, psicosociale, educativo, pedagogico o interventi

mirati con programmi elaborati specificatamente per i Disturbi dello Spettro

Autistico (SINPIA, 2005).

Le linee guida sull’intervento convergono sull’importanza di garantire la continuità e la qualità del percorso terapeutico attraverso:

 il coinvolgimento dei genitori in tutto il percorso;

 la scelta in itinere degli obiettivi intermedi da raggiungere e quindi degli interventi da attivare;

 il coordinamento, in ogni fase dello sviluppo, dei vari interventi individuati per il conseguimento degli obiettivi;

 la verifica delle strategie messe in atto all’interno di ciascun intervento.

Le strategie comunemente suggerite ed adottate, anche se variabili in rapporto ad una serie di fattori, quali l’età o il grado di compromissione funzionale, possono essere fatte rientrare in due grandi categorie:

  • **Approcci comportamentali;
  • Approcci evolutivi.**

GLI APPROCCI COMPORTAMENTALI

Tra gli approcci comportamentali ricordiamo:

l’analisi del comportamento applicata (Applied Behaviour Analysis = ABA)

e il Treatment and Education of Autistic and related Communication

Handicapped Children (TEACCH).

L’ analisi del comportamento ( Behavior Analysis ) è lo studio del comportamento,

dei cambiamenti del comportamento e dei fattori che determinano tali

cambiamenti. L’ analisi del comportamento applicata ( Applied Behavior Analysis

= ABA) è l’area di ricerca finalizzata ad applicare i dati che derivano dall’analisi

del comportamento per comprendere le relazioni che intercorrono fra

determinati comportamenti e le condizioni esterne.

L’ABA nasce come metodologia per il recupero delle disabilità intellettive

ed evolutive ed è stata applicata dagli anni settanta del secolo scorso al campo

dell’autismo. Prevede l’insegnamento sistematico di piccole unità misurabili del

comportamento; i compiti da apprendere, individuati sulla base del profilo

dinamico funzionale, sono suddivisi in piccole tappe, ognuna delle quali viene

insegnata in sessioni ripetute e ravvicinate, inizialmente con un rapporto

individualizzato uno a uno.

In questa prospettiva l’“analista comportamentale” utilizza i dati ricavati per formulare teorie relative al perché un determinato comportamento si verifica in un particolare contesto e, conseguentemente, mette in atto una serie di interventi finalizzati a modificare il comportamento e/o il contesto. Le informazioni ricavate dall’analisi del comportamento, pertanto, vengono utilizzate in maniera propositiva e sistematica per modificare il comportamento.

L’ABA prende in considerazione i seguenti 4 elementi:

 gli antecedenti (tutto ciò che precede il comportamento in esame);

 il comportamento in esame (che deve essere osservabile e misurabile);

 le conseguenze (tutto ciò che deriva dal comportamento in esame);

 il contesto (definito in termini di luogo, persone, materiali, attività o momento del giorno) in cui il comportamento si verifica.

Il modello sostenuto da Sally Rogers (Rogers et al., 2000) utilizza strategie che rientrano nell’”approccio evolutivo”. In particolare, viene enfatizzato il ruolo del gioco, inteso come modalità di apprendimento che può promuovere:

 processi di assimilazione e generalizzazione di una serie di pattern cognitivi, comunicativi e linguistici;

 potenziamento delle relazioni sociali attraverso l’adulto, che si fa promotore di relazioni e facilita quelle tra pari;

 sviluppo di affetti positivi, che vengono stimolati nel bambino per renderlo più motivato all’interno delle attività psicopedagogiche;

 sostegno della comunicazione, che viene elicitata e potenziata sia a livello verbale che non verbale;

 sviluppo del pensiero simbolico attraverso attività di gioco;

 ricorso a routine ed ambienti strutturati, che forniscano una sorta di regolazione esterna.

In effetti, tale modello, nato nell’ambito di un’esperienza pilota in un’unità operativa specifica, è stato dal 1998 implementato nei contesti naturali della famiglia e della scuola.

ra i modelli di Special Education sviluppati per l’intervento psicoeduca- tivo rivolto al trattamento dei Disturbi dello Spettro Autistico, l’Early Start Denver Model (ESDM, Dawson et al., 2009; Rogers & Dawson, 2010) riveste un ruolo rilevante, attribuibile sia alla validazione della sua e cacia, confermata da vari studi randomizzati (Dawson et al., 2009; 2012), sia al dato relativo alla precocità dell’intervento. Sono infatti molteplici, nella letteratura internazio- nale, i riferimenti alla precocità dell’intervento come uno dei principali indi- catori degli esiti positivi del trattamento (Johnson & Myers, 2007); il modello ESDM, in questa prospettiva, è rivolto a bambini con diagnosi di ASD del range di età compreso tra i 18 e i 30 mesi (Rogers & Dawson, 2010).

ra i modelli di Special Education sviluppati per l’intervento psicoeduca- tivo rivolto al trattamento dei Disturbi dello Spettro Autistico, l’Early Start Denver Model (ESDM, Dawson et al., 2009; Rogers & Dawson, 2010) riveste un ruolo rilevante, attribuibile sia alla validazione della sua e cacia, confermata da vari studi randomizzati (Dawson et al., 2009; 2012), sia al dato relativo alla precocità dell’intervento. Sono infatti molteplici, nella letteratura internazio- nale, i riferimenti alla precocità dell’intervento come uno dei principali indi- catori degli esiti positivi del trattamento (Johnson & Myers, 2007); il modello ESDM, in questa prospettiva, è rivolto a bambini con diagnosi di ASD del range di età compreso tra i 18 e i 30 mesi (Rogers & Dawson, 2010). Intervento Precoce:

L ' Early Start Denver Model (ESDM) è un programma di intervento cucito su misura per le esigenze e le caratteristiche dei bambini in età prescolare, mirato a promuovere lo sviluppo delle abilità sociali, comunicative e di apprendimento già a partire dal secondo anno di vita.

L’ Early Start Denver Model (ESDM), è un programma di intervento che rientra tra quelli citati dalle Linee Guida 21 dell’Istituto Superiore di Sanità. L’ ESDM è un intervento precoce rivolto ai bambini in età prescolare (2-4 anni), e si presenta come uno dei metodi terapeutici più efficaci per potenziare le capacità cognitive e funzionali del bambino. (Rogers e Dawson, 2010). L’ESDM si definisce come un intervento naturalistico, evolutivo e comportamentale. L’espressione naturalistico, richiama l’ambiente dove si svolgono le attività con il bambino, contraddistinto dall’uso di un linguaggio naturale, uno stile d’interazione giocoso e la preferenza per i rinforzi intrinseci. L’interesse e l’attenzione sono quindi rivolti all’iniziativa spontanea del bambino, poich é la partecipazione attiva e il coinvolgimento emotivo sono fattori che facilitano l’apprendimento.

Con il termine evolutivo si sottolinea l’importanza delle tappe di sviluppo e dell’organizzazione dei bambini: attraverso l’acquisizione di competenze complesse il bambino giungerà ad una maggiore autonomia e crescita nella comprensione della partecipazione affettiva e di socializzazione.

Le aree dello sviluppo che vengono approfondite sono: la comunicazione ricettiva ed espressiva, le abilità sociali, l’imitazione, la cognizione, il gioco, la motricità fine e grossolana, il comportamento, l’autonomia nel mangiare, nel vestirsi, nel lavarsi e nel fare alcuni lavoretti di casa.

Rogers, S. J. & Dawson, G. (2010). Early Start Denver Model for young children with autiss: Promoting language, learning, and engagement. NY: Guilford Press.