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La testimonianza di una laureata che ha intrapreso il percorso di studi magistrali per diventare insegnante, con particolare focus sull'importanza di figure specializzate nell'ambito dell'autismo. Viene sottolineata la necessità di una maggiore sensibilizzazione e preparazione degli insegnanti su questa tematica, considerando l'aumento del numero di bambini con disturbi dello spettro autistico e la carenza di personale adeguatamente formato per gestirli al meglio. La relatrice evidenzia le principali caratteristiche dell'autismo e l'importanza di un intervento precoce e di un approccio educativo e comportamentale, in collaborazione con i genitori e la scuola, per offrire il miglior supporto possibile a questi bambini. Emerge inoltre la preoccupazione per la mancanza di un adeguato supporto e di percorsi specifici per i ragazzi autistici una volta raggiunta la maggiore età.
Tipologia: Appunti
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Salve a tutti il mio nome è ………… e sono laureata/o in…………………... Attualmente continuo gli studi e mi sono iscritta al corso magistrale di‘…………………..’ a Messina. Ma nonostante ciò’ lavoro come maestra in un asilo nido privato. Oggi sono qui per per presentare un po’ il mio ambito e farvi capire il perché della mia scelta riguardo questo percorso di studi. Innanzitutto perché non posso fare a meno dei bambini …in quanto il mio lavoro è ‘con loro’ e ‘per loro’. Ricordo che da piccola, quando mi chiedevano cosa volessi fare da grande, rispondevo sempre ‘la maestra’. Chi è la maestra? Sembra scontata la risposta, ma ad oggi è davvero difficile decifrare il vero lavoro della maestra. Ma per prima cosa essere maestra, significa:incoraggiare i propri alunni a dare sempre il massimo, lodandolo e se è necessario sgridarlo a seconda delle circostanze. I bambini sono coloro che, per quanto noi crediamo non sentano o non capiscono, assorbono tutto. La maestra è una delle principali figure di riferimento per il bambino, e questo comporta grandi gioie, ma anche grandi responsabilità. In quanto, i ‘compiti’ sono anche della maestra e non sono per niente facili. La cosa che mi piace di più del mio lavoro è avere a che fare con bambini molto piccoli, che vanno dai 5-6 mesi ai 2 anni. In molti mi chiedono: ‘ ma come fai a stare un’intera giornata con dei bambini così piccoli, che piangono, strillano, non capiscono , fanno i capricci?!. La mia risposta è sempre la stessa: ‘ Io tutto questo non lo percepisco. Per me anche il pianto di un bambino, manifesta tante cose. Alle volte, anche un atteggiamento strano di un bambino ha tante sfaccettature, tante cose nascoste, portandomi ad incuriosirmi ancora di più, tanto da portarmi ad osservarlo, capirlo e fare in modo di trovare una soluzione. Sono sempre più fiera e soddisfatta di aver intrapreso questo percorso, perché quello che mi ha sempre toccato è aiutare soprattutto il bambino quando ha delle difficoltà. Ad oggi si sente parlare molto di bambini ‘autistici’. In pochi capiscono il reale significato di questo termine, un po' per ignoranza, un po' per svogliatezza. Questo argomento mi tocca, in quanto nelle scuole cresce sempre più il numero di questo genere di bambini , ma il problema è che nessuno in realtà capisce quanto sia importante dedicare una determinata attenzione nei confronti di questi, perché ad oggi la situazione è abbastanza grave. Oltre i bambini autistici, quelli ad aumentare sono anche i bambini non udenti e anche per loro la situazione è allo stesso livello. Ciò che non si capisce, è fare finta che il problema non esiste, soprattutto da parte degli insegnanti. Gli insegnanti devono essere i primi a sensibilizzare il resto degli alunni e integrare nel migliore dei modi quelli “problematici”. Ci sono sempre più genitori avviliti, scoraggiati da questa società che sottovaluta sempre più queste situazioni delicate e complesse. Le grida di appello da parte dei genitori, sono all’ordine del giorno , ma sembra che non vengano ascoltati. Chi di voi ha mai sentito parlare di autismo? O comunque sa cosa fosse? I primi segnali li abbiamo già tra i 18 e i 24 mesi, poiché questi bambini nonostante appaiano fisicamente è motoriamente normali, in realtà: -non parlano; -sono abitudinari -non si girano se sono chiamati; (anche quando ad esempio facciamo il loro nome) -non sorridono; -non hanno un contatto visivo/oculare -non indicano e rivolgono il loro sguardo dalla parte opposta -non sono capaci di chiedere cosa desiderano (es: se hanno sete o fame) -a volte sembra sordo -non fanno ciao -sembra preferiscano giocare da soli -e soprattutto passano il loro tempo con dei giochi ripetitivi, allineando gli oggetti e se mai si scompone il loro ordine sono guai, perché l’ordine e la ripetizione, li fanno sentire al sicuro. -hanno anche degli atteggiamenti ripetitivi: battere le mani , agitare gli oggetti, grugnire continuamente o ripetere determinate frasi.
Tutto ciò è causato da varianti genetiche, non ne basta una, ma ne servono almeno 4 o 5, che cambiano le traiettorie del neurosviluppo cerebrale, condizionando in modo particolare quello che è il cervello emotivo e sociale. Purtroppo di questo disturbo ci sono molte forme e le certezze sonno ancora poche. Sappiamo che non è né colpa dei genitori, né dei vaccini. Si tratta di un disturbo del cervello che è molto frequente nella popolazione, cioè 1 bambino su 100, è fortemente genetico, interessa più maschi che le femmine e nonostante i miglioramenti , tende poi a persistere per tutta la vita. Metà dei bambini autistica è vittima di BULLISMO a scuola, che facilmente si sentono feriti e spesso sono dotati di un’intelligenza singolare, inutili per una vita autonoma. Se un bambino viene da noi a 2 anni, quando il cervello è ancora plastico e malleabile è molto diverso che se viene a 4. Si inizia più precocemente possibile, con un arricchimento di stimolazioni ambientali e con un intervento di tipo EDUCATIVO e COMPORTAMENTALE, con l’aiuto dei genitori che vanno naturalmente coinvolti e sostenuti e con una grande alleanza terapeutica anche con la scuola. Un bambino autistico non curato, diventa invece un adulto che sparisce, perché l’autismo con la maggiore età scompare per la PSICHIATRIA ITALIANA, si diventa solo dei MALATI DI MENTE. LA DIAGNOSI dell’autismo finisce a 18 anni e si entra in una situazione da adulti che è molto difficile perché le diagnosi vengono verificate in psicosi, schizofrenia, senza quindi avere il supporto dei percorsi che sono invece necessari ai soggetti con autismo. Con questo voglio dire, che per quanto mi riguarda, continuerò a studiare, continuerò in questo mio percorso e spero un giorno di entrare all’interno di una scuola ed essere una delle poche a far si che aumentino gli insegnanti che siano capaci di badare e istruire questi bambini autistici. Mi imbatterò, fin quando non riuscirò nel mio intento, perché purtroppo nelle scuole , c’è carenza di insegnanti che siano specializzati in questo ambito e in questo genere di situazioni. Purtroppo prevalgono insegnanti incompetenti o cooperative che chiamano in causa persone poco qualificate e non adatte , che non fanno che peggiorare le condizioni di questi bambini/ragazzi. AUTISMO: o meglio denominato “ disturbi dello spettro autistico” è un disturbo del neuro- sviluppo che coinvolge principalmente linguaggio e comunicazione, interazione sociale, interessi ristretti , stereotipati e comportamenti ripetitivi.