Docsity
Docsity

Prepara i tuoi esami
Prepara i tuoi esami

Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity


Ottieni i punti per scaricare
Ottieni i punti per scaricare

Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium


Guide e consigli
Guide e consigli


La Cognizione del Dolore di Carlo Emilio Gadda: Analisi del Romanzo, Appunti di Letteratura

trama, stile e temi "la cognizione del dolore"

Tipologia: Appunti

2021/2022

Caricato il 29/01/2022

Cla_21
Cla_21 🇮🇹

9 documenti

1 / 2

Toggle sidebar

Questa pagina non è visibile nell’anteprima

Non perderti parti importanti!

bg1
LA C OG NI ZI ON E DEL DOLORE
VI CE ND E ED IT ORIALI E T ES TI DI ACCOMPA GN AM EN TO
La cognizione del dolore nasce dal montaggio di frammenti narrativi muniti di una certa autonomia, e come gli altri
romanzi non giunge alla definitiva compiutezza. La tormentata stesura dei nove capitoli (Gadda li chiama «tratti») è un
work in progress a partire dal 1937, iniziato subito dopo la morte della madre ei primi tentativi di vendere la casa di
Longone: il lavoro giunge alla stampa fra la metà del 1938 e l'inizio del 1941, ospitato in sette puntate (i primi sette
capitoli) sulla rivista fiorentina «Letteratura di Alessandro Bonsanti.
La stampa della Cognizione, estrapolata come romanzo autonomo in rivista, si interrompe nel 1941; e Gad da come suo
solito provvede a reimpiegare parti del romanzo all'interno di altre opere. Disseminata in un fitto reticolo intertestuale,
continuamente recuperata a distanza di anni e in contesti diversi, La cognizione del dolore diventa così l'opera di una
vita.
Il romanzo esce in volume solo nel 1963, sono qui riprodotti con poche varianti i sette capitoli già editi in «Letteratura».
In coda alla narrazione, così interrotta Gadda pone la poesia Autunno, e premette al romanzo una prefazione in forma di
dialogo intitolata L'Editore chiede venia del recupero chiamando in causa l'Autore. Solo nella quarta ristampa
einaudiana del 1970 compaiono, senza più alcun intervento autoriale, gli ultimi due tratti della stesura originaria (non
pubblicati in «Letteratura») che conducono il romanzo molto vicino alla sua conclusione
L'auto-interpretazione fornita nel dialogo preliminare (scritto a ridosso del 1963) insiste su due temi essenziali del
romanzo, entrambi già collaudati nelle opere precedenti. L'aggressività nei confronti di un mondo perennemente
inadeguato, deformato rispetto all'ideale ovvero al sogno originario, riceve qui un’etichetta stilistica o, meglio,
filosofica, E quella del barocco, incarnazione del grottesco ovvero della deformazione al tempo stesso nell'oggetto e nel
soggetto, nelle cose e nella rappresentazione dello scrittore. Quest’etichetta si riferisce sia allo stile del romanzo che alla
personalità nevrotica del protagonista Gonzalo Pirobutirro, incarnazione dei suoi drammi familiari. Il romanzo, infatti,
nasce dai fantasmi più antichi di Gadda: ossessione feudale della casa e il rimorso per aver desiderato la morte della
madre.
Ragione del titolo: lo scrittore stesso ci dice che con il sostantivo cognizione vuole far riferimento il processo, la
gradualità con il quale si arriva alla conoscenza, ricostruendo un itinerario per arrivare pienamente a conoscere questo
dolore. Il processo graduale è, appunto, la via crucis del protagonista e autobiograficamente dell’autore lungo la quale
crescono esperienza, conoscenza del mondo e di sé.
TR AM A
La trama della Cognizione del dolore, che trasforma la Brianza nell'immaginario paese sudamericano del Maradagale
sfrutta ampiamente i ricordi del soggiorno in Argentina, riproduce fedelmente i dati biografici. Durante l'esta te,
l'ingegner Gonzalo Pirobutirro d'Eltino e la sua vecchia madre risiedono nella villa di campagna, quella casa per la
quale i genitori hanno sacrificato la loro fortuna e perfino il benessere dei figli. Il protagonista non entra in scena
immediatamente ma è presentato attraverso il punto di vista dei paesani, le donne e il dottore che viene a casa sua per
visitarlo: lo dicono misantropo, iracondo, intemperante, superbo, introverso. I litigi e le feroci invettive con le quali ogni
giorno tormenta sua madre, scacciando le serve ei contadini che girano per casa, manifestano la sua nevrosi, il rancore
profondo e il male oscuro per il quale chiede aiuto al dottore. Durante il colloquio con quest'ultimo Gonzalo rifiuta di
porre la villa sotto il controllo di un'associazione di guardie notturne (il «Nistitúo de vigilancia para la noche»), mentre i
consigli del buon medico non possono liberarlo dalla rabbia e dai traumi infantili che egli stesso, in una sorta di
monologo, confessa amaramente. Nella seconda parte del romanzo la madre appare dapprima sola nella casa, durante un
violentissimo temporale che ne sottolinea tragicamente la solitudine. Poi il figlio torna alla villa per l'ennesima volta, si
perde in fantasie sempre più ossessive di rivalsa sul mondo e rivela il tragico groviglio del suo amore-odio per la madre
in un'ultima scenata, ripartendo subito dopo. Una delle notti seguenti, due giovani custodi assunti da un vicino di casa
sentono dei rumori sospetti nella villa Pirobutirro ed entrano per controllare, scoprendo la madre di Gonzalo ferita nel
suo letto, selvaggiamente aggredita da uno sconosciuto. Qui il romanzo s'interrompe, lasciando in sospeso il mistero
dell'assassino: forse una guardia del «Nistituos, forse (ma solo come possibilità subito negata) lo stesso figlio macchiato
dall'ombra del matricidio.
pf2

Anteprima parziale del testo

Scarica La Cognizione del Dolore di Carlo Emilio Gadda: Analisi del Romanzo e più Appunti in PDF di Letteratura solo su Docsity!

LA COGNIZIONE DEL DOLORE

VICENDE EDITORIALI E TESTI DI ACCOMPAGNAMENTO

La cognizione del dolore nasce dal montaggio di frammenti narrativi muniti di una certa autonomia, e come gli altri romanzi non giunge alla definitiva compiutezza. La tormentata stesura dei nove capitoli (Gadda li chiama «tratti») è un work in progress a partire dal 1937, iniziato subito dopo la morte della madre ei primi tentativi di vendere la casa di Longone: il lavoro giunge alla stampa fra la metà del 1938 e l'inizio del 1941, ospitato in sette puntate (i primi sette capitoli) sulla rivista fiorentina «Letteratura di Alessandro Bonsanti. La stampa della Cognizione, estrapolata come romanzo autonomo in rivista, si interrompe nel 1941; e Gad da come suo solito provvede a reimpiegare parti del romanzo all'interno di altre opere. Disseminata in un fitto reticolo intertestuale, continuamente recuperata a distanza di anni e in contesti diversi, La cognizione del dolore diventa così l'opera di una vita. Il romanzo esce in volume solo nel 1963, sono qui riprodotti con poche varianti i sette capitoli già editi in «Letteratura». In coda alla narrazione, così interrotta Gadda pone la poesia Autunno, e premette al romanzo una prefazione in forma di dialogo intitolata L'Editore chiede venia del recupero chiamando in causa l'Autore. Solo nella quarta ristampa einaudiana del 1970 compaiono, senza più alcun intervento autoriale, gli ultimi due tratti della stesura originaria (non pubblicati in «Letteratura») che conducono il romanzo molto vicino alla sua conclusione L'auto-interpretazione fornita nel dialogo preliminare (scritto a ridosso del 1963) insiste su due temi essenziali del romanzo, entrambi già collaudati nelle opere precedenti. L'aggressività nei confronti di un mondo perennemente inadeguato, deformato rispetto all'ideale ovvero al sogno originario, riceve qui un’etichetta stilistica o, meglio, filosofica, E quella del barocco, incarnazione del grottesco ovvero della deformazione al tempo stesso nell'oggetto e nel soggetto, nelle cose e nella rappresentazione dello scrittore. Quest’etichetta si riferisce sia allo stile del romanzo che alla personalità nevrotica del protagonista Gonzalo Pirobutirro, incarnazione dei suoi drammi familiari. Il romanzo, infatti, nasce dai fantasmi più antichi di Gadda: ossessione feudale della casa e il rimorso per aver desiderato la morte della madre. Ragione del titolo: lo scrittore stesso ci dice che con il sostantivo cognizione vuole far riferimento il processo, la gradualità con il quale si arriva alla conoscenza, ricostruendo un itinerario per arrivare pienamente a conoscere questo dolore. Il processo graduale è, appunto, la via crucis del protagonista e autobiograficamente dell’autore lungo la quale crescono esperienza, conoscenza del mondo e di sé.

TRAMA

La trama della Cognizione del dolore, che trasforma la Brianza nell'immaginario paese sudamericano del Maradagale sfrutta ampiamente i ricordi del soggiorno in Argentina, riproduce fedelmente i dati biografici. Durante l'esta te, l'ingegner Gonzalo Pirobutirro d'Eltino e la sua vecchia madre risiedono nella villa di campagna, quella casa per la quale i genitori hanno sacrificato la loro fortuna e perfino il benessere dei figli. Il protagonista non entra in scena immediatamente ma è presentato attraverso il punto di vista dei paesani, le donne e il dottore che viene a casa sua per visitarlo: lo dicono misantropo, iracondo, intemperante, superbo, introverso. I litigi e le feroci invettive con le quali ogni giorno tormenta sua madre, scacciando le serve ei contadini che girano per casa, manifestano la sua nevrosi, il rancore profondo e il male oscuro per il quale chiede aiuto al dottore. Durante il colloquio con quest'ultimo Gonzalo rifiuta di porre la villa sotto il controllo di un'associazione di guardie notturne (il «Nistitúo de vigilancia para la noche»), mentre i consigli del buon medico non possono liberarlo dalla rabbia e dai traumi infantili che egli stesso, in una sorta di monologo, confessa amaramente. Nella seconda parte del romanzo la madre appare dapprima sola nella casa, durante un violentissimo temporale che ne sottolinea tragicamente la solitudine. Poi il figlio torna alla villa per l'ennesima volta, si perde in fantasie sempre più ossessive di rivalsa sul mondo e rivela il tragico groviglio del suo amore-odio per la madre in un'ultima scenata, ripartendo subito dopo. Una delle notti seguenti, due giovani custodi assunti da un vicino di casa sentono dei rumori sospetti nella villa Pirobutirro ed entrano per controllare, scoprendo la madre di Gonzalo ferita nel suo letto, selvaggiamente aggredita da uno sconosciuto. Qui il romanzo s'interrompe, lasciando in sospeso il mistero dell'assassino: forse una guardia del «Nistituos, forse (ma solo come possibilità subito negata) lo stesso figlio macchiato dall'ombra del matricidio.

STILE E STRUTTURA

Il romanzo è costituito da due parti scandite in 9 capitoli (4+5) che l’autore chiama tratti. La sua narrazione, infatti, è un tipo di narrazione a frammenti e incompiuta, tratto tipico della sua scrittura ma anche della sua poetica: la fine è vista come una conoscenza totale che l’uomo non potrà mai raggiungere, vivendo in una società disordinata, in un labirinto. I tratti più importanti sono quelli che riguardano il dialogo tra lui e il dottore, la tempesta e la morte della madre, che resterà misteriosa (giallo irrisolto). In mezzo a questi pochi avvenimenti, Gadda inserisce molte divagazioni come il ricordo dei reduci di guerra, la descrizione delle ville della Brianza. Tecnica che permette di perfezionare la sua scrittura per frammenti e provocando un allargamento prospettico della vicenda del Figlio e della Madre, nel quale si inseriscono i tasselli di questa realtà caotica. Questa moltiplicazione della realtà rende possibile l’inserimento di tre registri diversi:  umoristico: utilizzato per distaccarsi dalle cose che disprezza, in questo caso dai valori borghesi. Per questo utilizza questo registro nella descrizione delle ville;  logico- razionalistico: derivante dalla formazione filosofica del protagonista e legato a riflessioni molto vicine alla psicanalisi, usato nel capitolo VI nella descrizione di alcune donne;  lirico alto: quello più importante perché utilizzato nella narrazione del rapporto madre-figlio (scena del temporale). PERSONAGGIO E TEMI Il personaggio viene descritto dal popolo come uomo che racchiude dentro di sé tutti i sette peccati capitali , capace di spaventare e fare piangere la vecchia madre. Egli è un misantropo e tutto si trasforma in un’occasione di rabbia per far uscire questo tratto presente sin da bambino. Come l’autore, il personaggio soffre di un’ostilità nei confronti della vita e della società. Questo atteggiamento è la causa diretta del suo tormento interiore, che lui identifica come “male oscuro”: alla natura di questo male sono consentite solo approssimazioni incerte, nominando i sintomi - sentimento non pio, rancore profondo, per turbazione dolorosa - o le cause - da uno strazio senza confessione- o avanzando ipotetiche identificazioni con l'ancor più misterioso male invisibile, che non è altro, forse, del recare in sé, più grave ogni giorno, la morte, o una pulsione di auto distruzione. Nella recensione del romanzo di Berto, Gadda torna sull’argomento, affermando che: Il male oscuro è oscuro quanto il dolore che fa strazio di noi allorché ci sentiamo oggetto di reiterate percosse o ferite, di insistite offese. È il logorio a cui ci sommette di giorno in giorno, d'ora in ora, la nostra «Erlebnis», l'esperienza del vivere, la pena o la fatica durata, la «dura necessità» [...]. Che questo logorio incessante del nostro organismo fisico e psichico, questo quotidiano consumarsi della nostra vita individua[...]. Il tema principale è sicuramente il rapporto conflittuale con la madre, una madre che non gli ha mai dimostrato affetto e che vedeva nei figli solo una c ontinuazione (altro tema), non solo di tipo dinastico ma anche della realizzazione dei suoi antichi desideri e obbiettivi. Nella scena finale della tempesta vediamo come la madre si consoli, vedendo nel figlio l’emblema della continuazione, simbolo della vita che continua nonostante tutto. Gadda, invece, rifiuta questo concetto di continuazione e, anzi, nella descrizione del corpo morto della madre emerge una sorta di rivalsa di fronte al sadismo di questi educatori/genitori che aveva oscurato gli anni della sua infanzia. Gadda, infatti, aveva desiderato la morte della madre anche se questo causerà il suo perenne senso di colpa, forse espiato lasciando irrisolto il caso della morte della madre, così da poter immaginare la possibilità che sia stato il figlio stesso ad ucciderlo. Un altro tema è quello dell’io , che emerge nell’invettiva contro i pronomi. Questa si fonda sul fatto che il loro impiego, specie quelli di prima persona, postulano l’unicità e alla semplicità del referente, conducendo allo smarrimento dell’incertezza della persona: è la via aperta all’insorgere dell’egoismo e del narcisismo. La casa: diventa archetipo del ricordo del passato, dove si cristallizza il dramma il dramma familiare dove il destino e il dolore si ripetono sempre uguali. Non a caso, in essa si svolge quasi tutto il romanzo e contro la casa Gonzalo lancia una delle sue feroci invettive (dipinto del padre). Ma, il romanzo, con l’irruzione di qualcuno che ha ucciso la madre, racconta anche la violazione della casa, di quell’eremo-rifugio da parte del mondo esterno, con il suo chiasso che penetra nel sacrario familiare.