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Storia e caratteristiche della commedia borghese, Menandro
Tipologia: Appunti
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Il genere comico subisce nel corso del IV secolo a.C. un’evoluzione che interessa la struttura, i soggetti e il linguaggio dei testi destinati alla scena. I grammatici greci suddividono la commedia in tre fasi: 1) αρχαία, la commedia antica (termina nel 388 a.C., rappresentata con l’ultima rappresentazione del “Pluto”), il cui massimo esponente è Aristofane; 2) μέση, la commedia di mezzo, seconda metà del IV secolo a.C., della quale non è rimasto nulla, se non frammenti; 3) νέα, la commedia nuova, la cui nascita si attribuisce all’esordio sulla scena del suo principale esponente, Menandro, 321 a.C. Con il mutamento del contesto politico, vi è un’ evoluzione del genere comico. Ai tempi di Aristofane, vigeva la democrazia ad Atene, tutti avevano la libertà di parola , perciò gli autori non erano scoraggiati a parlare di affari politici, polis e a schernire personaggi pubblici, la comicità era tollerata. In seguito, una volta annessa la Grecia all’impero alessandrino, i cittadini sono diventati sudditi, dunque instaurata l’oligarchia, gli autori erano riluttanti a trattare temi legati all’attualità, portandoli a inscenare rapporti privati, non necessariamente comici, chiamati anacronisticamente “drammi borghesi”. Cambia anche il pubblico, che è composto da individui inseriti in un tessuto sociale costituito di rapporti personali e familiari, che vanno a teatro per svagarsi. Non avveniva più l’erogazione di denaro, che permetteva ai cittadini meno abbienti di andare a teatro, determinando dunque, un innalzamento del livello sociale del pubblico, ceto medio, di buona cultura, alla ricerca di situazioni drammatiche più raffinate. Il principio della verosimiglianza era alla base della commedia nuova, assume inoltre una vocazione cosmopolita , che coincide con la nuova realtà culturale dell’ellenismo. Seppur i dati a disposizione siano scarsi, emergono gli elementi fondamentali della commedia nuova.
Informazioni scarse sulla vita di M. Nato nel demo ateniese di Cefisia nel 342/341 a.C., inizia la sua carriera teatrale nel 322/321 con una commedia mai pervenuta, l’Ira. La sua lunga attività è coronata da un successo inferiore alla fama postuma, 100 commedie, 8 vittorie. Muore nel 291/290 a.C. Le fonti mettono in relazione M. con personaggi politici e intellettuali del suo tempo: 1) Alessi , esponente della commedia mezzo; 2) discepolo del peripatetico Teofrasto ; 3) amico di Demetrio Falereo , che governa ad Atene dal 317 al 307 (non è attestata la partecipazione di M. alla vita politica ateniese, ,ma rischia l’esilio una volta rovesciato il governo di D.F.); 4) compagno di efebia di Epicuro; 5) vicinanza con il Peripato, alternati con rari e controversi echi della dottrina epicurea. Le commedie di M. ebbero successo nell’antichità, ma andarono perdute nel corso del Medioevo. La riscoperta di M. incomincia nel 1844, quando furono rinvenuti frammenti nel monastero di Santa Caterina, sul Sinai. Ci furono molti ritrovamenti in Egitto, in zone desertiche, che è un ambiente molto secco, che favorisce il mantenimento dei papiri. Le commedie di M. sono caratterizzate dalla prevedibilità dei suoi soggetti. Tutte le opere pervenute presentano la medesima trama essenziale: una coppia di giovani deve superare un ostacolo per realizzare il proprio matrimonio. Ci sono inoltre situazioni ricorrenti, come la violenza verso una fanciulla prima del matrimonio, l’esposizione di un figlio ed in seguito il riconoscimento. Il lieto fine è immancabile. M. crea intrecci complessi in cui la τύχη, interviene, complicando il plot e contribuendo alla soluzione. Oltre alla sorte, anche l’intervento degli uomini, contrastano i progetti dei giovani, complicando ulteriormente la situazione. Alle complessità delle trame concorre anche una sorta di duplicazione degli intrecci riscontrabile
nelle commedie meglio conservate. La vicenda principale si risolve con la conclusione del IV atto, lasciando in sospeso la sorte dell’antagonista, dove viene beffato e rieducato. Il prologo , si rivolge agli spettatori per spiegare l’antefatto, presentare i personaggi principali e preannunciare l’epilogo. Le figure che li recitano, non sono più divinità tradizionali, ma bensì personificazioni di concetti astratti, con valore allegorico. Si nota la vicinanza al dramma, con la ripetitività dei soggetti, con le situazioni narrative tipiche. Il riso lascia il posto alla riflessione etica. Al centro dell’universo etico di M. vi è la fiducia degli uomini di comunicare e di superare le divergenze che li separano, secondo lui la civiltà si dovrebbe basare sulla φιλανθρωπία, ossia sulla comprensione reciproca e sulla disponibilità ad aiutare il prossimo, in nome della comune appartenenza al genere umano. L’integrità morale e lo spirito di fratellanza sono la misura con cui valutare gli uomini, a prescindere dalla loro origine sociale o etnica. La tradizionale struttura famigliare, non regge questi nuovi valori, spesso sono i figli a educare i genitori. Il carattere dei personaggi non è fissato una volta per tutte, ma si può plasmare in base alle circostanze nella vita dell’individuo, M. crede nella capacità di cambiamento dei personaggi e nella complessità interiore. L’ottimismo sulla società dell’uomo, influenza peripatetica, è compensato da un pessimismo di fondo nella concezione della realtà, dominata dal caso e refrattaria a qualsiasi tentativo da parte dell’uomo di controllarla.