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Breve riepilogo sulla commedia di mese e quella nea, vita e opere di Menandro (riassunto di tutte le commedie)
Tipologia: Sintesi del corso
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Il genere comico, nel corso del IV secolo a.C., subisce un'evoluzione inerente alla struttura, ai personaggi e al linguaggio. Gli antichi grammatici suddividono il genere in 3 fasi:
queste caratteristiche vengono portate avanti e anche enfatizzate. É confermato il ruolo emarginale della parte corale: il coro rimane come intermezzo tra un episodio e l'altro. Confermata è anche la scelta di escludere gli attacchi. Al centro vi sono tematiche individuali, private. Le vicende raccontate sono tutte verosimili. L'evasione presente nella commedia antica non è più presente, perché gli spettatori devono potersi rivedere in qualche modo nelle presentazioni messe in scena. Il pubblico cerca intrattenimento, svago, cambia il ruolo attribuito al teatro, venendo meno la valenza collettiva. Il teatro deve andare incontro alle esigenze del pubblico A livello strutturale no parabasi e agone, si mantiene il prologo in cui vengono fornite informazioni essenziali della commedia. Rimangono gli episodi, 15 atti, parti in cui l coro era impegnato in canto e in danza per divertire il pubblico, importante l'esodo, parte finale, momento in cui tutti gli attori abbandonano la scena. Oltre a Menandro, altri autori importanti della commedia nuova sono Difilo e Filemone. Menandro Nato nella città di Cefisia intorno al 342-341 a.C. Inizia la camera teatrale con "ira", commedia non pervenuta. Autore di un numero cospicuo di commedie (più di 100), nesce a ottenere e vittorie. Una sola commedia di Menandro è pervenuta per intero (Bisbetico), frammentarie le altre commedie. Quasi tutte le commedie presentano la medesima trama essenziale: una coppia di giovani innamorati che deve superare peripezie di vario genere prima di potersi congiungere in matrimonio. A rompere l'equilibrio iniziale è la sorte, τύχη, che mette in moto gli eventi, tende a scombinare i piani, a rovesciare la realtà, a ribaltare le certezze dell'uomo, l'uomo può sforzarsi a combattere la tuke ma non ci riuscira. La tuke rimane forza incontrollabile che incombe sulle vite dei personaggi, qualcosa contro cui l'uomo non può fare nulla (fondo di pessimismo). Si tratta di trame con intrecci complessi, per cui importante e il prologo che permette di capire qual è la situazione di partenza e spesso anticipa quello che sarà lo sviluppo della vicenda e della trama. Spesso è una divinità a parlare nel prologo stesso. Per esempio nel Bisbetico, parla il dio Pan che dà il via alla trama delle commedie. Concetto chiave del suo modo di fare commedia, teatro, è quello di filantropia, che vuol dire avere nei confronti dell'altro un atteggiamento di fratellanza, di comprensione, ciò che accade all'altro può accadere anche a noi, quindi non è estraneo. L'humanitas terenziana deriva da questo concetto: Terenzio stesso dice “non considero estraneo a me ciò che riguarda l'essere umano”. Spesso i figli devono educare i padi, sono più aperti, più elastici, portatori di nuovi valori di solidarietà, hanno il compito di essere punto di riferimento per le generazioni passate. Il linguaggio è colloquiale, perché deve rispecchiare la realtà, ma sempre raffinato, misurato, elegante, dato che il pubblico a cui si rivolge appartiene al ceto medio alto. La koiné sarà la lingua tipica dell'età ellenistica, una lingua variegata, comune per tutti i greci. Nella lingua di Menandro si trovano alcuni elementi tipici della koiné anche se la base è l'attico. Per esempio manca quasi del tutto il duale. Bisbetico (Δύσκολος) Sostrato, un giovane di città, s'innamora della figlia del burbero Cnemone. Con l'aiuto del fratellastro di lei. Gorgia, di cui è diventato amico, prova a parlare di nozze con il vecchio misasitropo, ma i suoi piani falliscono. Tenta di recuperare un secchio, Cnemone precipita nel pozzo di casa, ed è salvato da Gorgia. L'incidente gli fa cambiane atteggiamento affida al figliastro il suo patrimonio e l'incarico di trovare un marito per la figlia. Gorgia promette la sorella in sposa a Sostrate, che combine a sua volta il matrimonio tra l'amica e sua sorella. La commedia si conclude con una beffa ai danni di Cremone. Arbitrato (Eπιτρέποντες) Il giovane Carisio ha abbandonato la moglie Panfile dopo aver saputo che ha subito una violenza da uno sconosciuto prima delle nozze. Il padre della donna, Smirne, scopre che due servi hanno trovato un bambino esposto e litigano sulla proprietà del suo corredo. All’arbitrato assiste un servo di Carisio, che riconosce tra gli oggetti un anello del padrone. Grazie all'etera Abrotono, amante di Carisio, si scopre che il neonato è il
Menandro adotta il trimetro giambico, che ben si adatta al tono discorsivo e colloquiale dei personaggi, e raramente il tetrametro trocaico, quando la scena esige un tono più concitato. La lingua è quella attica "classica", ma si notano giá i primi segni del processo di trasformazione che porterà, di lì a poco, alla formazione della κοινή. Fino a 200 anni fa, gli studiosi di letteratura greca e del mondo antico non conoscevano Menandro. Ciò che sapevano di lui lo dovevano agli autori greci e latini, che ne hanno lasciato giudizi in versi (Orazio, Ovidio, Fedro, Marziale) o in prosa (Aristofane di Bisanzio, Quintiliano). Da alcuni scritti gli studiosi deducevano che Menandro era considerato il commediografo per eccellenza, adatto a un pubblico vasto. La critica antica pareva inoltre riservare a Menandro un posto privilegiato tra i "classici" per la sua capacità di mimesi della realtà e per i suoi pregi stilistici. A Roma, le commedie di Menandro servono da modello sia a Plauto sia a Cecilio Stazio sia. soprattutto, a Terenzio. L'ammirazione per Menandro è una costante nel mondo romano, come dimostrano i giudizi di Cesare, che lo considera superiore a Terenzio, e di Quintiliano, che lo include tra gli autori adatti alla formazione dei giovani. Anche se nel corso del Medioevo l'opera di Menandro va perduta, il suo ricordo continua ad essere tramandato dalla tradizione indiretta e qualcosa della sua drammaturgia sopravvive nei secoli grazie alla trasposizione latina delle sue commedie.