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La commedia e Menandro, Sintesi del corso di Greco

Breve riepilogo sulla commedia di mese e quella nea, vita e opere di Menandro (riassunto di tutte le commedie)

Tipologia: Sintesi del corso

2023/2024

In vendita dal 03/07/2024

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LA COMMEDIA
Il genere comico, nel corso del IV secolo a.C., subisce un'evoluzione inerente alla struttura, ai personaggi e
al linguaggio. Gli antichi grammatici suddividono il genere in 3 fasi:
1. Commedia antica (αρχαια): quella del V secolo a C. Generalmente il termine si pone nel 336 (anno
in cui viene messa in scena Pluto, ultima opera di Aristofane),
2. 2. Commedia di mezzo (μέση): riflette una fase di passaggio
3. Commedia nuova (véa) inizia nei 321 a.C. data in cui Menandro, esponente principale, mette in
scena la sua prima opera.
La trasformazione del genere procede di pari passo con i mutamenti politici e sociali del mondo greco:
venendo meno la libertà politica dell'Atene del V secolo che limita la libertà di espressione, si ha paura di
avere ritorsioni, di essere perseguitati, di subire censure Infatti, cambia quel legame con tematiche di attualità
che progressivamente vengono abbandonate. La commedia nuova non tratta tematiche attuali, satira, ma è
commedia che progressivamente si ripiega sull'individualità, fatti familiari, questioni private non più
pubbliche e collettive. Platonio, un grammatico, affrontando il tema della commedia, è il primo a porre la
differenza e a far capire le ragioni dei mutamenti della commedia. Nella sua testimonianza nomina i tre
commediografi più importanti (Anstofane, Cratino ed Eupoli) e mette in luce lo stretto legame tra politica e
commedia, tra libertà di parola e rivoluzione della commedia quando viene meno la libertà di parola e la
democrazia, per paura commediografi diventano riluttanti ad attaccare i potenti e preferiscono evitare di
mettersi in una posizione scomoda e quindi cambiano temi, cambiano modalità di rappresentazione. Non
cambia solo la scelta dei temi dei contenuti delle commedie ma anche la tipologia di pubblico. Essendo il
teatro un momento fondamentale per la collettività, era la polis stessa che organizzava lo spettacolo (coreghi,
arconte eponimo) e il pubblico veniva aiutato economicamente per partecipare agli spettacoli, ma nel IV
secolo questo non avviene più. Il pubblico, infatti, era costituito da persone appartenenti al ceto medio alto. I
temi che vengono affrontati sono legati alla vita di tutti, temi universali, il teatro diventa specchio della
realtà. A proposito di Menandro è celebre la frase di un famoso grammatico alessandrino, Aristofane di
Bisanzio, che dice "Oh Menandro Vita chi dei due imito l'altro?" e fa intuire che il teatro di Menandro
sembra così tanto rispecchiare la realtà e la vita quotidiana che può sorgere il dubbio che sia stato Menandro
ad imitare la realtà o viceversa, qualcosa di paradossale che fa capire l'aderenza alla realtà del suo modo di
fare commedia.
La commedia di mezzo
Questo processo che porta alla commedia di Menandro vede una fase intermedia, la commedia di mezzo,
caratterizzata da:
- Ridimensionamento del ruolo del coro: il coro continua ad esistere ma gli viene dato un ruolo
marginale e vengono mantenuti intermezzi corali, musicali, di canto e di danza,
- Furono abolite la parabasi e l'agone: parti importanti della commedia antica.
I temi dominanti sono:
- Parodia della mitologia: prendere in giro eroi del mito;
- Parodia di personaggi letterari, che venivano umanizzati;
- Spazio alla vita quotidiana in tutti i suoi aspetti;
- Scomparsa della satira politica;
- Tema amoroso: seduzione di fanciulle, nascite di bambini illegittimi e successivi;
- riconoscimenti da parte dei genitori naturali. (Queste tipologie di vicende ricordano vagamente
alcune trame del teatro euripideo, quello della fase finale, caratterizzato da trame complesse).
Novità della commedia di mezzo: utilizzo di caratteri fissi, tipi fissi, come il servo che ha determinate
caratteristiche. Ad ogni personaggio è attribuito una tipologia fissa di carattere. Nella commedia nuova
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LA COMMEDIA

Il genere comico, nel corso del IV secolo a.C., subisce un'evoluzione inerente alla struttura, ai personaggi e al linguaggio. Gli antichi grammatici suddividono il genere in 3 fasi:

  1. Commedia antica (αρχαια): quella del V secolo a C. Generalmente il termine si pone nel 336 (anno in cui viene messa in scena Pluto, ultima opera di Aristofane),
    1. Commedia di mezzo (μέση): riflette una fase di passaggio
  2. Commedia nuova (véa) inizia nei 321 a.C. data in cui Menandro, esponente principale, mette in scena la sua prima opera. La trasformazione del genere procede di pari passo con i mutamenti politici e sociali del mondo greco: venendo meno la libertà politica dell'Atene del V secolo che limita la libertà di espressione, si ha paura di avere ritorsioni, di essere perseguitati, di subire censure Infatti, cambia quel legame con tematiche di attualità che progressivamente vengono abbandonate. La commedia nuova non tratta tematiche attuali, satira, ma è commedia che progressivamente si ripiega sull'individualità, fatti familiari, questioni private non più pubbliche e collettive. Platonio, un grammatico, affrontando il tema della commedia, è il primo a porre la differenza e a far capire le ragioni dei mutamenti della commedia. Nella sua testimonianza nomina i tre commediografi più importanti (Anstofane, Cratino ed Eupoli) e mette in luce lo stretto legame tra politica e commedia, tra libertà di parola e rivoluzione della commedia quando viene meno la libertà di parola e la democrazia, per paura commediografi diventano riluttanti ad attaccare i potenti e preferiscono evitare di mettersi in una posizione scomoda e quindi cambiano temi, cambiano modalità di rappresentazione. Non cambia solo la scelta dei temi dei contenuti delle commedie ma anche la tipologia di pubblico. Essendo il teatro un momento fondamentale per la collettività, era la polis stessa che organizzava lo spettacolo (coreghi, arconte eponimo) e il pubblico veniva aiutato economicamente per partecipare agli spettacoli, ma nel IV secolo questo non avviene più. Il pubblico, infatti, era costituito da persone appartenenti al ceto medio alto. I temi che vengono affrontati sono legati alla vita di tutti, temi universali, il teatro diventa specchio della realtà. A proposito di Menandro è celebre la frase di un famoso grammatico alessandrino, Aristofane di Bisanzio, che dice "Oh Menandro Vita chi dei due imito l'altro?" e fa intuire che il teatro di Menandro sembra così tanto rispecchiare la realtà e la vita quotidiana che può sorgere il dubbio che sia stato Menandro ad imitare la realtà o viceversa, qualcosa di paradossale che fa capire l'aderenza alla realtà del suo modo di fare commedia. La commedia di mezzo Questo processo che porta alla commedia di Menandro vede una fase intermedia, la commedia di mezzo, caratterizzata da:
  • Ridimensionamento del ruolo del coro: il coro continua ad esistere ma gli viene dato un ruolo marginale e vengono mantenuti intermezzi corali, musicali, di canto e di danza,
  • Furono abolite la parabasi e l'agone: parti importanti della commedia antica. I temi dominanti sono:
  • Parodia della mitologia: prendere in giro eroi del mito;
  • Parodia di personaggi letterari, che venivano umanizzati;
  • Spazio alla vita quotidiana in tutti i suoi aspetti;
  • Scomparsa della satira politica;
  • Tema amoroso: seduzione di fanciulle, nascite di bambini illegittimi e successivi;
  • riconoscimenti da parte dei genitori naturali. (Queste tipologie di vicende ricordano vagamente alcune trame del teatro euripideo, quello della fase finale, caratterizzato da trame complesse). Novità della commedia di mezzo: utilizzo di caratteri fissi, tipi fissi, come il servo che ha determinate caratteristiche. Ad ogni personaggio è attribuito una tipologia fissa di carattere. Nella commedia nuova

queste caratteristiche vengono portate avanti e anche enfatizzate. É confermato il ruolo emarginale della parte corale: il coro rimane come intermezzo tra un episodio e l'altro. Confermata è anche la scelta di escludere gli attacchi. Al centro vi sono tematiche individuali, private. Le vicende raccontate sono tutte verosimili. L'evasione presente nella commedia antica non è più presente, perché gli spettatori devono potersi rivedere in qualche modo nelle presentazioni messe in scena. Il pubblico cerca intrattenimento, svago, cambia il ruolo attribuito al teatro, venendo meno la valenza collettiva. Il teatro deve andare incontro alle esigenze del pubblico A livello strutturale no parabasi e agone, si mantiene il prologo in cui vengono fornite informazioni essenziali della commedia. Rimangono gli episodi, 15 atti, parti in cui l coro era impegnato in canto e in danza per divertire il pubblico, importante l'esodo, parte finale, momento in cui tutti gli attori abbandonano la scena. Oltre a Menandro, altri autori importanti della commedia nuova sono Difilo e Filemone. Menandro Nato nella città di Cefisia intorno al 342-341 a.C. Inizia la camera teatrale con "ira", commedia non pervenuta. Autore di un numero cospicuo di commedie (più di 100), nesce a ottenere e vittorie. Una sola commedia di Menandro è pervenuta per intero (Bisbetico), frammentarie le altre commedie. Quasi tutte le commedie presentano la medesima trama essenziale: una coppia di giovani innamorati che deve superare peripezie di vario genere prima di potersi congiungere in matrimonio. A rompere l'equilibrio iniziale è la sorte, τύχη, che mette in moto gli eventi, tende a scombinare i piani, a rovesciare la realtà, a ribaltare le certezze dell'uomo, l'uomo può sforzarsi a combattere la tuke ma non ci riuscira. La tuke rimane forza incontrollabile che incombe sulle vite dei personaggi, qualcosa contro cui l'uomo non può fare nulla (fondo di pessimismo). Si tratta di trame con intrecci complessi, per cui importante e il prologo che permette di capire qual è la situazione di partenza e spesso anticipa quello che sarà lo sviluppo della vicenda e della trama. Spesso è una divinità a parlare nel prologo stesso. Per esempio nel Bisbetico, parla il dio Pan che dà il via alla trama delle commedie. Concetto chiave del suo modo di fare commedia, teatro, è quello di filantropia, che vuol dire avere nei confronti dell'altro un atteggiamento di fratellanza, di comprensione, ciò che accade all'altro può accadere anche a noi, quindi non è estraneo. L'humanitas terenziana deriva da questo concetto: Terenzio stesso dice “non considero estraneo a me ciò che riguarda l'essere umano”. Spesso i figli devono educare i padi, sono più aperti, più elastici, portatori di nuovi valori di solidarietà, hanno il compito di essere punto di riferimento per le generazioni passate. Il linguaggio è colloquiale, perché deve rispecchiare la realtà, ma sempre raffinato, misurato, elegante, dato che il pubblico a cui si rivolge appartiene al ceto medio alto. La koiné sarà la lingua tipica dell'età ellenistica, una lingua variegata, comune per tutti i greci. Nella lingua di Menandro si trovano alcuni elementi tipici della koiné anche se la base è l'attico. Per esempio manca quasi del tutto il duale. Bisbetico (Δύσκολος) Sostrato, un giovane di città, s'innamora della figlia del burbero Cnemone. Con l'aiuto del fratellastro di lei. Gorgia, di cui è diventato amico, prova a parlare di nozze con il vecchio misasitropo, ma i suoi piani falliscono. Tenta di recuperare un secchio, Cnemone precipita nel pozzo di casa, ed è salvato da Gorgia. L'incidente gli fa cambiane atteggiamento affida al figliastro il suo patrimonio e l'incarico di trovare un marito per la figlia. Gorgia promette la sorella in sposa a Sostrate, che combine a sua volta il matrimonio tra l'amica e sua sorella. La commedia si conclude con una beffa ai danni di Cremone. Arbitrato (Eπιτρέποντες) Il giovane Carisio ha abbandonato la moglie Panfile dopo aver saputo che ha subito una violenza da uno sconosciuto prima delle nozze. Il padre della donna, Smirne, scopre che due servi hanno trovato un bambino esposto e litigano sulla proprietà del suo corredo. All’arbitrato assiste un servo di Carisio, che riconosce tra gli oggetti un anello del padrone. Grazie all'etera Abrotono, amante di Carisio, si scopre che il neonato è il

Menandro adotta il trimetro giambico, che ben si adatta al tono discorsivo e colloquiale dei personaggi, e raramente il tetrametro trocaico, quando la scena esige un tono più concitato. La lingua è quella attica "classica", ma si notano giá i primi segni del processo di trasformazione che porterà, di lì a poco, alla formazione della κοινή. Fino a 200 anni fa, gli studiosi di letteratura greca e del mondo antico non conoscevano Menandro. Ciò che sapevano di lui lo dovevano agli autori greci e latini, che ne hanno lasciato giudizi in versi (Orazio, Ovidio, Fedro, Marziale) o in prosa (Aristofane di Bisanzio, Quintiliano). Da alcuni scritti gli studiosi deducevano che Menandro era considerato il commediografo per eccellenza, adatto a un pubblico vasto. La critica antica pareva inoltre riservare a Menandro un posto privilegiato tra i "classici" per la sua capacità di mimesi della realtà e per i suoi pregi stilistici. A Roma, le commedie di Menandro servono da modello sia a Plauto sia a Cecilio Stazio sia. soprattutto, a Terenzio. L'ammirazione per Menandro è una costante nel mondo romano, come dimostrano i giudizi di Cesare, che lo considera superiore a Terenzio, e di Quintiliano, che lo include tra gli autori adatti alla formazione dei giovani. Anche se nel corso del Medioevo l'opera di Menandro va perduta, il suo ricordo continua ad essere tramandato dalla tradizione indiretta e qualcosa della sua drammaturgia sopravvive nei secoli grazie alla trasposizione latina delle sue commedie.