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Lessico mentale, dizionario, stratificazione del lessico, prestiti, calchi, etc..
Tipologia: Appunti
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Lessico e lessicologia
Lessico mentale vs. dizionario
Lessico si contrappone a grammatica così come «memorizzato» si contrappone a «costruito tramite regole». Una parola semplice NON è costruita tramite regole e, dunque, va solo memorizzata.
morfema>parola>sintagma>frase
Lessico mentale
Lessico mentale – sottocomponente della grammatica in cui sono immagazzinate tutte le informazioni che i parlanti conoscono relativamente alle parole della propria lingua. Dunque, si intende la conoscenza delle parole una per una e anche quelle relative al funzionamento e ai rapporti tra quest’ultime. Il lessico implica conoscenze ben più profonde da parte dei parlanti: cognitive e dovute alla scolarizzazione. Alle parole corrispondono informazioni molto complesse perché possano funzionare morfologicamente, sintatticamente e semanticamente. Problema: rappresentazione parole nel lessico. Lemma o insieme a tutte le sue forme flesse? Oggi s sostiene che alcune forme flesse siano comunque immagazzinate nel lessico, soprattutto quelle irregolari.
Dizionari
Il dizionario non può esattamente corrispondere ad un «dizionario mentale», in quanto esso non ha l’intenzione di mettere in luce la competenza lessicale di un individuo, esso si pone al livello della langue , l’insieme delle parole utilizzate in una comunità linguistica. In un dizionario vi è molta diacronia in quanto contiene parole ormai non più utilizzate e riconosciute; esso è anche spesso arretrato rispetto ai neologismi (parole nuove) o ai nuovi significati che le parole possono assumere (ad es. navigare ). Importante la distinzione dizionario – enciclopedia : il primo vanta conoscenze di tipo linguistico-lessicali, il secondo della conoscenza del mondo.
In conclusione, i dizionari non hanno lo scopo di rappresentare le competenze lessicali dei parlanti visto le forme obsolete, etc.. che vi fanno parte. I moderni dizionari differenziano tra i vari livelli d’uso e rendono accessibili informazioni molto elaborate (ad esempio la voce “ a ”).
In realtà in un dizionario non si trovano solo parole semplici, ma anche altre unità, come sigle o lessicalizzazioni. In un dizionario debbano esser poste tutte le forme imprevedibili, difficili da spiegare e che non vengono formate tramite regole, dunque tutte le espressioni il cui significato non è desumibile dalla somma dei significati delle singole parti, come le cosiddette lessicalizzazioni , o costruzioni polirematiche. Casi di lessicalizzazione: espressioni idiomatiche ( tagliare la corda , etc..), o unità originariamente frasali ( nontiscordardimé ). Tali unità hanno una struttura interna, ma essa è opaca e non individuabile attraverso le basi produttive della grammatica. Tali unità hanno subito delle ricategorizzazioni: nontiscordardimé si comporta esattamente come un nome. Il processo di lessicalizzazione fa sì che un gruppo di parole si trasformi in un’unità lessicale che si comporta come una parola indipendentemente dalla sua struttura interna.
Tale processo va distinto dalla grammaticalizzazione , per cui un’unità perde il suo significato e ne acquisisce uno grammaticale, come il suffisso –mente (in latino, mens- mentis , ablativo mente ).
Anche le sigle derivano da processi di formazioni di parola sporadici, imprevedibile; essi non possono essere descritti né come derivazione né come composizione. Nella maggior parte dei casi si tratta di « cancellazioni ». Vi sono: acronimi (come CGL o TV, in cui la prima deriva dalle iniziali di ogni parola del sintagma, mentre la seconda ha come base di partenza una parola (complessa), non un sintagma), parole-macedonia (come polifer da polizia ferroviaria , derivanti da abbreviazioni di
parti di parole) e le vere e proprie sottrazioni alle parti di parola ( prof elimina essoressa che non è un’unità morfologica, mentre spiega sì).
Stratificazione del lessico
Il lessico di ogni lingua è stratificato e questo è dovuto a vari contatti tra sistemi linguistici, prestiti, etc. Lo strato [+nativo] di una lingua è quello centrale , quello [-nativo] definisce gli strati periferici, che spesso riflettono vicende storiche, contatti, etc.
Lo strato [-nativo] dell’italiano è costituito da prestiti e calchi , entrambi «forme di interferenza» tra
sistemi linguistici diversi.
I calchi sono «prestiti semantici» e rappresentano trasposizioni di modelli morfologici o sintattici
dalla lingua d’origine a quella d’arrivo come grattacielo dall’inglese skyscraper.
Tra i presiti sono distinguibili quelli addatati e non addatati. I primi sono parole entrate nella
lingua a tutti gli effetti e possono essere regolarmente flesse attraverso un processo di derivazione.
I secondi conservano una forma estranea alle regole fonologiche dell’italiano come leader, film o
sport ; queste parole però mostrano comunque di essere integrate nel sistema morfologico
dell’italiano dato che danno luogo a parole derivate come leaderino, filmico, sportivo.
Un dizionario riflette le stratificazioni d’uso e di registro stilistico , quelli più recenti riflettono
categorie d’uso come: fondamentali ( a, di, il, faccia, andare , da soli ricoprono il 90% dello scritto
o del parlato), alta disponibilità (parole non frequentissime ma legata a oggetti della vita
quotidiana: coperchio, furgone, garza, pantofola ) e di alta frequenza ( bensì, viso, recarsi che
coprono circa il 6-8% dei testi e dei discorsi). Infine, un dizionario è anche la somma di vari
glossari settoriali.