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linguistica generale, Schemi e mappe concettuali di Linguistica Generale

Riassunti Capitoli dal 9 al 14 del manuale

Tipologia: Schemi e mappe concettuali

2024/2025

Caricato il 09/01/2026

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PARTE 2 ESAME DI LINGUISTICA
CAPITOLO 9
Le categorie grammaticali possono essere coperte o scoperte ogni opzione si manifesta foneticamente.
L’opposto, non è vero ciò che devo sopra.
Normalmente in italiano la categoria di numero è scoperta, ma ci sono delle parole con eccezioni in cui la
distinzione singolare - plurale è foneticamente nulla la crisi; le crisi.
La distinzione tra animato e inanimato è scoperta perchè regolata dall’opposizione tra a e da nei commenti di
moto vado al cinema; vado dal dottore.
Sono parzialmente coperte
Spagnolo: umano/non umano è coperta solo quando fa riferimento a nomi in funzione di oggetto: il SN ha
per referente un essere umano è retto da a - accusativo preposizionale; he visto a tu madre.
Inglese: distinzione di genere è coperta, di nessun nome si può dire se sia maschile o femminile. ES. Doctor
Le categorie possono essere sistematiche e isolate - applicarsi a quasi tutte le forme di una certa classe o
solo ad alcune.
In italiano il caso è una categoria isolata, opera solo nei pronomi personali e relativi: il che può essere come
soggetto o oggetto(nom. o acc.).
La PERSONA è la risorsa attraverso cui le lingue segnalano l’emittente e il ricevente.
Usa pronome io, designa se stesso L’emittente usa il tu per designarlo
Io e tu designano necessariamente persone umane, o animali nel linguaggio fiabesco o esseri non-
umani se personificati, e dal momento che emittente e ricevute sono indispensabili ai fini di un’enunciato,
possiamo dire che la prima e seconda persona siano universali linguistici.
La persona è una categoria deittica la referenza dei pronomi personali(io, tu) ruota a seconda dei turni di
chi parla.
La terza persona designa un’entità non necessariamente presente, per questo è definita dai grammatici come
l’assente. A differenza della prima e seconda persona, inoltre non è rappresentato da un pronome dedicato,
spesso infatti coincide con un dimostrativo. Inoltre il pronome di terza persona può cambiare genere(mas,
femm, neu), mentre 1° e 2° sono privi di genere.
La categoria di persona si incrocia con quella di genere e numero i pronomi personali possono
essere singolari o plurali - io/noi, tu/voi…
Noi ha uno status particolare: NON è il plurale di io, il parlante è sempre uno. Alcune lingue si distinguono
in plurale inclusivo e esclusivo.
Parlante + ricevente parlante + terze persone
Voi invece è il plurale di tu, dal momento che si rivolge a più di un interlocutore.
I plurali in alcune lingue vengono utilizzati come rituali di deferenza:
-Francese: per rivolgersi a uno sconosciuto si usa un pronome allocutivo, il voi. Anche in russo e al sud
-Plurale maiestatis: impiego di noi, per indicare il parlate singolo. Si finge che il parlante sia composto
da più persone per aumentarne l’importanza.
-Italiano: si usa l’allocutivo lei - implica che l’interlocutore sia assente, si finge che la sua importanza
sia tale da far si che non sia permesso rivolgerglisi direttamente.
In molte lingue le forme personali sono usare per designare un interlocutore generico. Vale
soprattuto per la 2°ps e la 3°ps.
ES: se TU vai da quella parte, arrivi prima a casa. Non indica un interlocutore specifico, ma chiunque
compia le operazioni indicate, chiunque può identificarsi in quel tu.
- dicono che sta per piovere, stesso schema
- Terza persona singolare in forma indefinita: si, uno, qualcuno… se uno va in treno, sta più comodo.
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PARTE 2 ESAME DI LINGUISTICA

CAPITOLO 9

  • Le categorie grammaticali possono essere coperte o scoperte → ogni opzione si manifesta foneticamente. ↓ L’opposto, non è vero ciò che devo sopra. Normalmente in italiano la categoria di numero è scoperta, ma ci sono delle parole con eccezioni in cui la distinzione singolare - plurale è foneticamente nulla la cris i ; le cris i. La distinzione tra animato e inanimato è scoperta perchè regolata dall’opposizione tra a e da nei commenti di moto vado al cinema; vado dal dottore. ↓ Sono parzialmente coperte Spagnolo: umano/non umano è coperta solo quando fa riferimento a nomi in funzione di oggetto: il SN ha per referente un essere umano è retto da a - accusativo preposizionale; he visto a tu madre. Inglese: distinzione di genere è coperta, di nessun nome si può dire se sia maschile o femminile. ES. Doctor Le categorie possono essere sistematiche e isolate - applicarsi a quasi tutte le forme di una certa classe o solo ad alcune. In italiano il caso è una categoria isolata, opera solo nei pronomi personali e relativi: il che può essere come soggetto o oggetto(nom. o acc.).
  • La PERSONA è la risorsa attraverso cui le lingue segnalano l’emittente e il ricevente. ↓ ↓ Usa pronome io , designa se stesso L’emittente usa il tu per designarlo Io e tu designano necessariamente persone umane, o animali nel linguaggio fiabesco o esseri non- umani se personificati, e dal momento che emittente e ricevute sono indispensabili ai fini di un’enunciato, possiamo dire che la prima e seconda persona siano universali linguistici. La persona è una categoria deittica → la referenza dei pronomi personali(io, tu) ruota a seconda dei turni di chi parla. La terza persona designa un’entità non necessariamente presente, per questo è definita dai grammatici come l’ assente. A differenza della prima e seconda persona, inoltre non è rappresentato da un pronome dedicato, spesso infatti coincide con un dimostrativo. Inoltre il pronome di terza persona può cambiare genere (mas, femm, neu), mentre 1° e 2° sono privi di genere. La categoria di persona si incrocia con quella di genere e numero → i pronomi personali possono essere singolari o plurali - io/noi, tu/voi… Noi ha uno status particolare: NON è il plurale di io, il parlante è sempre uno. Alcune lingue si distinguono in plurale inclusivo e esclusivo. ↓ ↓ Parlante + ricevente parlante + terze persone Voi invece è il plurale di tu, dal momento che si rivolge a più di un interlocutore. I plurali in alcune lingue vengono utilizzati come rituali di deferenza:
    • (^) Francese: per rivolgersi a uno sconosciuto si usa un pronome allocutivo , il voi. Anche in russo e al sud
    • (^) Plurale maiestatis : impiego di noi , per indicare il parlate singolo. Si finge che il parlante sia composto da più persone per aumentarne l’importanza.
    • (^) Italiano: si usa l’allocutivo lei - implica che l’interlocutore sia assente, si finge che la sua importanza sia tale da far si che non sia permesso rivolgerglisi direttamente. In molte lingue le forme personali sono usare per designare un interlocutore generico. Vale soprattuto per la 2°ps e la 3°ps. ES: se TU vai da quella parte, arrivi prima a casa. Non indica un interlocutore specifico, ma chiunque compia le operazioni indicate, chiunque può identificarsi in quel tu.
    • dicono che sta per piovere, stesso schema
    • Terza persona singolare in forma indefinita: si , uno , qualcuno … se uno va in treno, sta più comodo.

La categoria di persona di può manifestare sotto altre forme come quella costituita dai possessivi: la funzione di questi è indicare relazioni tra persone e quel che viene rappresentato dal SN. ES: Silvia gioca con il tuo bambolotto → può essere inteso come il bambolotto che tu le hai regalato, che appartiene a te, di cui tu le hai parlato…l’elemento costante è l’esistenza di una relazione tra il bambolotto e la persone designata con tu. La categoria di persona si incrocia con quella di possesso , riguarda la codifica della relazione tra due entità: possessore e posseduto. Le strategie di codifica sono:

  • (^) Come presa: X detiene Y
  • (^) Come locativo: Y si trova presso X
  • (^) Come compagnia: X è con Y In diverse lingue abbiamo il possesso inalienabile (relazione che non può essere sciolta: famiglia, parti del corpo..) e quella alienabile. Italiano: il possesso delle parti del corpo o della parentela va espresso mediante un pronome personale , non con aggettivo possessivo. ES si è rotta la gambe ≄ha rotto la sua gamba.
  • Il GENERE è una categoria che si applica ai nomi. Si ripartisce in maschile , femminile e neutro. Può essere coperto o scoperto e si proietta in maniera diversa sul pacchetto morfemico dei costituenti del SN: articolo e aggettivo si accordano in genere e numero col nome con cui formano il sintagma. Le lingue si distribuiscono in vari tipi :
  • (^) Prive di distinzione di genere, aggettivo e articolo non si accordano al nome del SN;
  • (^) Distinguono solo maschile e femminile, si riferiscono a oggetti biologicamente femminili o maschili. Esistono anche dei rovesciamenti → la guardia, il medico - Casi in cui un genere unico copre ambi i sessi → la tigre, la pantera… La forma non lascia intravedere alcuna marca di genere → il belga, la belga In alcuni di questi casi la distinzione non può avvenire se non per l’aggiunta di materiale lessicale. Nelle lingue a due generi, le distinzione di genere possono essere una risorsa economica, creano situazioni lessicali tra parole che possono essere morfologicamente imparentate : il pozzo = la pozza; o del tutto indipendenti: il pollo=la polla, il collo=la colla. Il maschile in alcune lingue opera come termine non-marcato : i fratelli = fratelli+ sorelle
  • (^) L’opposizione non è a due o tre termini, ma più complessa. In Swahili si usano dei classificatori: il prefisso -m- per i nomi singolari si riferisce a enti viventi e/o mobili.
  • Il NUMERO è una categoria che si manifesta nella distinzione tra singolare e plurale. A prima vista possiamo dire che indichi la quantità in senso cardinale (la numerosità) ho una casa ≈ ho due case Il numero si collega ai quantificatori: indefiniti, definiti. In realtà il numero si intreccia con aspetti di natura semantica e logica. Abbiamo 3 profili:
  1. Distinzione singolare plurale , più frequente. Il singolare si distingue per una marca apposita oppure perché ha un morfo zero contrapposto annui morfo foneticamente manifesto.
  2. Il duale , riferito a oggetti che si presentano in coppia. All’origine si usava per indicare oggetti come gli occhi, le braccia, le gambe…
  3. Il triale , riferito a entità che si presentano a tre a tre; e un paucale , significa “qualche”. Il singolare e il plurale servono a esprime in italiano una complessa gamma di possibilità.
  4. il cavallo è un animale persistente → anche se singolare designa una pluralità
  5. il cavallo è arrivato prima → fa riferimento a un individuo singolo, ben specificato. I. I cavalli sono animali persistenti → pluralità, è sinonimo con l’altro II. I cavalli sono arrivati primi → è il plurale di quello sopra
  • La DEFINITEZZA si riferisce a un individuo identificato o identificabile. Ci si può muovere tra due estremi: il nome proprio e il pronome indefinito.
  • (^) È venuto Paolo → modo univoco , si indica il nome
  • (^) È vento il ragazzo che aspettavo → modo definito ma senza nominarlo
  • (^) È vento un ragazzo → modo generico , persona giovanile, maschile…
  • (^) È venuto qualcuno → indefinito puro

II. Il presente è adoperato per dare all’enunciato il valore di asserzione permanente. ES. L’acqua bolle a 100°. III. È possibile localizzare gli eventi a distanza diverse dal punto dell’enunciazione, indicando più o meno precisamente il grado di distanza tra i due punti. In italiano abbiamo il passato prossimo e il passato remoto.

  • L’ ASPETTO è una categoria operante sui verbi, in alcune lingue è coperta e asistematica, in altre scoperta e sistematica.

Giovanni dorme Giovanni si addormenta }differenza di aspetto

Indica un processo già indica l’inizio del instaurato e di una certa di quel processo; è un durata; verbo durevole. verbo incoativo. Può essere costruita una scala ideale degli aspetti verbali che permette di derivarli in base a un’unica formula. Poniamo che un evento possa essere rappresentato come costituito da inizio , sviluppo e termine; ad ogni fase possono essere compiute alcune operazioni: I. Co - occorrenza →l’evento viene presentato nella sua globalità; II. Cancellazione o neutralizzazione → la fase interessata viene ridotta a zero, viene cancellata; III. Focalizzazione → si enfatizzano una o più fasi (indicata in corsivo); IV. Iterazione → una o più fasi vengono ripetute, l’evento è costituito da una serie di momenti uguali in stretta connessione temporale. La dimensione aspettuale è amalgamata a quella del tempo e del modo - TAM

  • L’ EVIDENZIALITA ’ indica se il contenuto preposizionale di un enunciato risale a un’esperienza diretta o indiretta. Il parlante ogni volta che parla separa le informazioni che possiede per esperienza diretta da quelle ottenute indirettamente. In tal mondo si protegge dal rischio di essere accusato di dire cose non vere - salvare la faccia. In Italiano ci sono forme lessicali o sintagmatiche per indicare che un’informazione non è di prima mano:
    • si dice che
    • dicono
    • dev’e ssere stato difficile…
  • La MODALITA è l’atteggiamento del parlante verso quel che dice o gli eventi a cui si riferisce. Aristotele fece una distinzione in due classe dei discorsi: apofonici e semantici. La distinzione principale è proprio quella tra enunciati che possono essere sottoposti al giudizio di verità o meno. Si ha una partizione → Si codificano in modi diversi, i principali sono i modi del verbo → Le flessioni specializzate per esprimere la modalità sono i modi. Possiamo dire che sotto di questi modi si manifestino alcune modalità, altre no. I modi variano di lingua in lingua: in italiano abbiamo l’indicativo, congiuntivo, condizionale…in inglese abbiamo solo l’indicativo. Nelle lingua si ha anche uno scambio di funzione tra tempo e modo, opera sia “il modo marca il tempo” che “il tempo marca il modo” → caso del futuro | Saranno le tre sia futuro che fut. anteriore non indicano una localizzazione Sarà arrivato in ritardo temporale ma una modalità di possibilità Alcune modalità sono codificar da avverbi - avverbi modali | non modificano il predicato ma l’intera clausola: purtroppo oggi piove. - (^) Indicativo per le asserzioni, presenta l’elemento come semplicemente vero, non dice nulla sull’atteggiamento del parlante. - (^) Imperativo per le non-asserzioni
  • La DIATESI indica in quale forma può presentarsi un verbo: attivo o passivo. Il passivo non è l’opposto dell’attivo, infatti non tutti i verbi attivi hanno la forma passiva. Il passivo serve a codificare una struttura di azione , nella quale un’entità dotata di un basso grado di controllo sull’evento, subisce un cambiamento di stato. Ruolo del passivo è di portare in secondo piano l’attore - non ci si vuole assumere su di se le responsabilità enunciative + porta in primo piano l’azione. La struttura passiva si codifica in diversi modi: In italiano si ottiene con una perifrasi verbale costituita da una forma del verbo essere (o venire ) + participio passato. ES. Il ladro è stato arrestato ieri. In alcune lingue il passivo serve a codificare un’evento che non è apprezzato dal suo attore, avendogli recato danno → passivo avversativo , un’evento non gradito e a cui non è possibile opporre resistenza. Alcune lingue come il greco antico hanno un’ulteriore diatesi: il medio - flessione morfologia del passivo ma significato attivo. Si usa per segnalare che l’azione designata dal verbo è incentrata sull’attore. CAPITOLO 10 La grammatica è collegata alla drammaticità dell’enunciato. I parlanti “mettono in scena”, abbiamo diversi attori che campionino varie azioni. L’enunciato è costituito da un numero di posti - due sono obbligatori : soggetto e predicato + si possono aggiungere dei circostanziali: i complementi. Un enunciato completo contiene soggetto e predicato. I posti di sogg e pred vanno intesi come posti virtuali →possono essere riempirti da costituenti di diversa natura o restare vuoti. | sono chiamati funzioni grammaticali ognuno di questi può essere occupato solo da determinati tipi di costituenti. Le funzioni grammaticali sono l’elemento intermedio con cui le lingue rappresentano la realtà esterna al linguaggio. Abbiamo 3 livelli di analisi:
  1. Analisi dell’azione → di occupa degli stati di cose delle situazioni extra-linguistiche. Negli stati di cose agiscono dei partecipanti. In ogni situazione deve esserci: chi compie l’azione, l’azione, il risultato dell’azione, una localizzazione temporale e spaziale…l’analisi dell’azione approda alla definizione di un certo numero di strutture di azione basiche.
  2. Livello cognitivo-concettuale → qui si stabilisce chi compie l’azione, l’azione che è rappresentata dal predicato, il risultato della situazione è codificato dal complemento ecc..
  3. Livello linguistico → qui esistono solo le clausole, non più fatti extra-linguistici.
  • IL SOGGETTO è di base “ la cosa o la persona che compie l’azione ” → ciò implica una relazione preferenziale tra nome e soggetto: la sostanza si manifesta linguisticamente nei nomi, e poiché nell’enunciato il soggetto è rappresentato dalla sostanza - il soggetto dev’essere un nome o SN. Tuttavia questa definizione appare sensata solo se si ha a che fare con elementari enunciati descrittivi. Ci sono enunciati che non descrivono un’azione ma uno stato: Paolo ha un cane Altri ancora descrivono un’azione senza indicare chi la compie I soldi sono stati spesi in un attimo Altri alludono a un’assenza totale d’azione Manca il pane Lo sforzo nell’identificazione del soggetto indica che il abbia una funzione multifattoriale - intervengono fattori di diversa natura. | il soggetto si manifesta sul piano morfologico o sul piano sintattico

Il ruolo del predicato può essere svolto da risorse diverse dal verbo. Possiamo avere clausole copulative se abbiamo strutture come copula+nome o copula +aggettivo. Abbiamo 3 forme:

  • (^) Copulativa equativa →entità del soggetto è la medesima designata dalla parte nom. del predicato ES. Luisa è sua moglie
  • (^) Inclusione propria entità del soggetto uno dei membri dell’isieme designato dalla parte nom. del predicato. ES. Luisa è medico
  • (^) Copulativa qualificativa attribuisce una qualità al soggetto. ES. Enzo è bravo
  • L’ OGGETTO detto anche complemento oggetto. Definisce la cosa o persona sulla quale si trasferisce l’azione indicata dal verbo. ES. Elisa picchia Carlotta Carlotta è il punto sul quale si scarica l’azione di picchiare compiuta da Elisa Il complemento oggetto è una prerogativa dei verbi transitivi, nelle lingue flessive poi è espresso dal caso accusativo. Definizione: L’oggetto è un costituente dipendente da un verbo transitivo; ha come referente un’entità su cui si espleta l’azione rappresentata dal verbo stesso. Abbiamo diversi tipi di oggetto, anche di questi ne è difficile l’identificazione.
  • (^) Oggetto fattivo quando è creato dall’azione del verbo e sembra presentare caratteristiche linguistiche diverse da quelle dell’altro tipo di verbo. ES. Ho costruito il tavolo Ho riparato il tavolo
  • (^) Oggetto interno → estrae dal verbo un argomento ovvio e lo codifica esplicitamente. ES_. Vive la sua vita Ha pianto lacrime amare_
  • (^) Doppio oggetto o doppio accusativo. Uno dei due designa un destinatario animato, l’altro, uno inanimato. Lo status diverso dei due oggetti lo vediamo nella trasformazione passiva.
  • Ogni significato connesso a ciascun tipo di posto è detto caso profondo. ES. Quella chiave apre la porta Quel ragazzo apre la porta → Tra ragazzo e chiave c’è una differenza profonda, perché non appare dall’organizzazione visibile della catena sintagmatica. Distinguiamo allora un livello superficiale e un livello profondo. Nei due esempi sopra il primo codifica lo strumento , il secondo l’ attore. Lista casi profondi:
  • (^) Agentivo
  • (^) Dativo
  • (^) Esperiente
  • (^) Oggettivo
  • (^) Fattitivo
  • (^) Strumentale
  • (^) Locativo E’ presenta una bipartizione: struttura superficiale e struttura profonda. | | è percepibile, manifesta gli elementi non necessariamente affiorano visibilmente in superficie Le due frasi hanno la medesima struttura ad albero, ma i loro soggetti non possono sottostare ad alcune manipolazioni sintattiche - non si possono coordinare. → quel ragazzo e quella chiave aprono la porta. | Per averli insieme dovrebbe modificare in: quel ragazzo apre quella porta con quella chiave

CAPITOLO 11

  • Nella grammatica distinguiamo 3 tipi si soggetti:
  1. Soggetto grammaticale → si accorda con il verbo
  2. Soggetto psicologico → si riferisce a ciò che l’emittente ha in mente
  3. Soggetto logico → indica colui che compie l’azione, l’attore Silvia studia la matematica La matematica, Silvia la studia ↓ ↓ Silvia è tutti e 3 i soggetti il soggetto psicologico cambia, è matematica Possiamo definire il soggetto psicologico come tema che designa la parte di clausola che codifica ciò di cui si sta parlando. Tutto il resto dell’enunciato è detto rema (ciò che si dice a proposito del tema). Struttura: (TEMA) + REMA → la prima parte può mancare, quella tematica deve essere presente Nella lingua parlata un picco di intonazione segnalerà se la parte rematica è una o l’altra. Esiste un modo per distinguere la parte rematica da quella tematica incassare la clausola in una frase negativa del tipo non è vero che… la parte della clausola che subisce la negazione è detta portata della negazione = rema Nella catena lineare della clausola si sovrappongono 3 diversi strati strutturali: 1. Struttura sintagmatica : descritta dai diagrammi ad albero 2. Struttura funzionale : articolata in funzioni grammaticali 3. Struttura tematica : articolata in tema e rema La linearità del messaggio linguistico è una linearità paradossa, non sopprime la stratificazione, ma la occulta.
  • Le risorse di FOCALIZZAZIONE sono dispositivi dedicati per segnalare il tema o il rema. Queste risorse sono classificate in diversi criteri: natura dei mezzi usati, tipo di focalizzazione che realizzano, effetto che producono. 1. Si distinguono 3 tipi di focalizzazione: - sintattica : posizione del costituente nella clausola, movimenti.. - morfologica : morfi dedicati per segnalare l’uno o l’altro costituente - soprasegmentale : curve internazionali, pause 2. A seconda del tipo di focalizzazione si distinguono diversi tipi: - Focus contrastivo : contrasto tra due entità [A non è B] - Focus di messa in rilievo : asserisce con enfasi ma senza contrasto [proprio A!] - Focus metalinguistico : o per contrasto o per messa a rilievo sottolinea una porzione vista come significante 3. I dispositivi si distinguono in base a che: - Focalizzino tema o rema tematizzazione e rematizzazione. - Spostino un elemento tematico a rema o viceversa - Modifichino la struttura tematica enfatizzandone un componente.
  • Le risorse di focalizzazione sintattiche consistono in movimenti di un costituente dalla posizione non- marcata a un’altra marcata. Le focalizzazioni per movimento sono 4:
  1. Topicalizzazione spostamento del costituente focalizzato all’estrema sinistra, lasciando vuoto il posto ho comprato il giornale il giornale ho comprato [––––]
  2. Inversione serve a focalizzare specificamente il soggetto in alcune lingue
  3. Frase scissa rende tematica una parte del rema. Si chiama cosi perchè spezza la causa in due e ne trasporta una a sinistra.
  4. Dislocazione isola il tema. Si sposta a sinistra o destra un costituente della clausola, al posto del qualche va un clitico coreferente.

CAPITOLO 12

Alcuni elementi dell’enunciato possono essere spiegati soltanto perché si attaccano a qualcos’altro → prova che il testo è tenuto insieme nelle sue diverse parti. Questo dimostra che nel comportamento linguistico le clausole si combinano in enunciati più vasti. All’enunciato più vasto si da il nome di testo. Esistono due tipi di relazioni di varia natura:

  • (^) Possono intuirsi tra elementi di qualunque estensione
  • (^) Possono collegare collegare elementi a qualunque distanza l’uno dall’altro Accanto alla linguistica applicata alla clausola, si può costruire una linguistica testuale parte dall’ipotesi che una sto sia costituito da clausole ma non sia riducibile a clausole, cioè che abbia una sua struttura specifica, diversa da quella delle clausole. Due sono le proprietà essenziali del testo:
  1. Unità strutturale → coesione
  2. Unità di significato → coerenza
  • La COESIONE è il fenomeno per il quale le parti del testo sono collegate tra di divoro mediante appositi dispositivi. Qualche elemento serva per garantire la coesione è un coesivo. Un enunciato che presenta coesione è detto coeso. Tra i dispositivi di coesione vanno pensionati di punti di attacco - altri elementi vi si attaccano per trovarvi la propria referenza l’enunciato può essere rappresentato come ricoperto da una rete di sentieri che collegano i coesivi ai rispettivi punti di attacco. | possono essere orientati verso l’alto o verso il basso Il fenomeno per cui un coesivo rinvia a un punto di attacco - foricità. | Coesivo con punto di attacco di alto anaforico Coesivo con punto di attacco in basso cataforico Alcuni coesivi hanno anche una funzione esoforica , perché rinviano a un punto di attacco situato fuori dell’enunciato. I deittici operano come coesivi in rapporto a un punto di attacco. ES. Dammi questo Allude che il piatto sia sul tavolo, rinvia a un’entità della realtà extralinguistica. Una serie di coesivi con il medesimo punto di attacco è detto catena. Se costituita da coesivi analogici è detta allora catena anaforica. | Serve a tenere insieme le diverse clausole che formano il testo. Il primo elemento è detto capo-catena , gli altri sono anelli della catena. Il testo può essere tenuto in coesione da più catene anaforiche che possono intrecciarsi l’una con l’altra secondo meccanismi complessi. I sentieri che collegano gli anelli indicano i collegamenti; gli archi, invece, i punti di salto da una catena all’altra, in cui le catene si intrecciano. Le catene delle lingue a soggetto non obbligatorio hanno delle regolarità:
  1. Azzeramento del soggetto il soggetto si cancella quando due anelli della stessa catena si susseguono e a breve distanza
  2. Ripresa forte del soggetto dopo un arco il soggetto di ripresenta normalmente in forma forte
  3. Lunghezza dell’intervallo → il soggetto riappare, anche senza arco, quando il sentiero tra anelli supera una certa lunghezza. Le lingue hanno diversi gradi di coesione. Nel passassi tra una lingua ad un’altra infatti la coesione può venire modificata. Vediamo come dall’inglese all’italiano gli anelli della catena si riducono, dal momento che in Italiano rispetta la regola 1(sopra). L’italiano ha dunque un grado di coesione più basso dell’inglese.

Esistono coesivi ellittici, elementi non manifesti a livello superficiale. L’ellissi consiste nel cancellare gli elementi che vengono ripresi anziché adoperarli di nuovo. La proprietà più tipica degli elementi zero: sono foneticamente nulli ma influenzano comunque l’ambiente sintagmatico. ES. Carlo arriva domani e [ ] ci porta le notizie Hanno una particolarità gli elementi zero: possono comparire solo a breve distanza dal punto di attacco e prima di un anello di un’altra catena. Esistono vari tipi di ellissi: in italiano la più frequente è quella del soggetto. Talvolta la mancanza di elemento è segnalata da una pro-forma. ES. Luigi è uscito, io non ho potuto [uscire] ES. Luigi è uscito, io non ho potuto farlo

  • I CONNETTIVI sono elementi che svolgono la funzione di collegare porzioni diverse del testo. Rientrano in questa categoria le congiunzioni e buona parte degli avverbi, ma anche SP e intere clausole. Le funzioni sono diverse: subito , due veneti hanno luogo uno dopo l’altro; invece , esprime la contrapposizione di un evento all’altro; come , un paragone; anche , aggiunta di qualcosa… Altra funzione dei connettivi è quella di far funzionare la comunicazione e contribuire al dinamismo comunicativo. Le lingue differiscono tra loro anche in base all’uso che fanno dei connettivi. Possiamo distinguere i connettivi in due classi principali:
  1. Connettivi relazionali → indicano relazioni
  2. Connettivi modulati → modulano l’enunciato, creando enfasi, contrastando uno o l’altro elemento. Chiamiamo base l’elemento che logicante è alla sinistra del connettivo relazionale, stabilisce infatti una relazione tra una base e un elemento nuovo chiamiamo integrazione. L’ ellissi indica una mancanza di elementi necessari in una clausola. In latino abbiamo diversi casi di fenomeni ellittici: 1. Elementi nulli : mancanze non-ellittiche, non influenzano l’ambiente sintagmatico. 2. Ellissi per distribuzione : si ha quando un elemento che influenza un ambiente sintagmatico prossimo appare solo in una porzione di quell’ambiente e si distribuisce sigli altri. | questo fenomeno è indicato con il termine gapping :crea coesione attraverso spazi vuoti
  • La coesione è assicurata anche da SINTAGMI PIENI , che possono essere costituiti da:
    1. Ripetizioni di un costituente fungente da capo-catena
    2. Costituenti sinonimi , affini o correlanti al capo-catena
    3. Incapsulatori La copia è la forma più elementare e accessibile di coesione con sintagmi pieni. Il termine viene ripreso dopo un certo numero di anelli di altro tipo. La quasi-copia si ha quando i costituenti sono somiglianti solo in parte, sono quindi dotati di significati affini. ES. Ci salutammo con affetto: non pensavo quel saluto sarebbe stato l’ultimo Una modalità di ripresa frequente è quella del sinonimo. ES. Amy baciò Eliot , la sua testa sembra enorme accanto a quella del primatologo. Un terzo tipo di ripresa si ha nei fenomeni di incapsulamento. Riprende con un SN il testo precedente ES. Il battello affondò di notte. Quel disastro du uno dei più gravi della storia.
  • Ogni lingua rientra in un tipo coesivo specifico, in quanto, tra le diverse risorse di coesione di cui dispone, ne privilegia alcune. Tale fenomeno viene spesso associato all’ellissi che può essere più o meno estesa e coprire costituenti diversi.

Abbiamo diverse categorie di frames :

  • (^) Copioni → frames relativi ad azioni rigidamente ordinate in sequenza. A segue B, B seguita da C. Esempio tipico è la conversazione al ristorante: se ordini una bistecca, il cameriere ti chiederà come vorrai la cottura…sono quindi depositi di conoscenze stereotipe culturalmente determinate.
  • (^) Piani → sequenza di azioni ordinate dalla relazione mezzo-fine. I frames permettono si aggiustare le imperfezioni di coesione che il testo può contenere. Esercita un effetto collante e riempie i vuoi lasciati dalla grammatica. CAPITOLO 13
  • Il LESSICO è l’insieme delle parole di una lingua; è esteso e mutevole(lingue mutano nel tempo: neologismi). La conoscenza del lessico non è mai la stessa tra due parlanti della stessa lingua (variando in età, cultura personale, interessi, istruzione…). Il dizionario è l’opera di consultazione che descrive e registra il lessico di ogni lingua: è articolato in entrate, dette lemmi - ognuna corrisponde a un elemento del lessico. | Appaiono nella forma di citazione : rotto , rompo sono 3 forme della forma di cit. rompere. | Varia a seconda delle tradizioni delle lingue: in italiano i verbi sono all’infinito, latino alla 1°ps indicativo Il lessico può essere comporto da parole di diversa natura, ripartite in classi - si riconoscono anche sottoclassi con proprietà e funzioni distinte. Le classi di parole sono distinte in base a caratteri: Morfologici e Sintattici Semantici ↓ ↓
  1. Raccoglie elementi con aspetti morfologici in comune Il verbo mangiare accetta come Cane - Pane = genere e numero agente-soggetto solo nomi di esseri animati Francamente-improvvisamente=agg.femm. +avv e come oggetto in sintagma che
  2. Ogni parola può combinarsi con determinate parole e non designa cibi solidi o simili. con altre. L’articolo si accosta generalmente ai nomi, ma in taluni Il bambino non mangia la pappa casi anche ai verbi. esistono verbi anche senza argomento Il però, un siamo… ma il mangiare, il cane.. come piove, occorre… È possibile sostenere che:
  • (^) Le parole sono suddivise in classi , che variano a seconda della lingua;
  • (^) Entro ogni classe è possibile identificare sottoclassi di vario tipo;
  • (^) Tra le sottoclassi ce n’è una che rappresenta la classe nel modo migliore.
  • Tra le classi di parole alcune sono primarie e altre accessorie. ↓ Servono alle funzioni cruciali dell’enunciazione: Il parlante ha bisogno di avere mezzi per “ chiamare le cose ” - designare i referenti. MA non basta. È necessario utilizzare mezzi che codifichino relazioni -“ dire qualcosa ”. Produce quindi predicazioni , funzione principale dei verbi.
  • I NOMI hanno proprietà comuni. Le essenziali sono:
    • Proprietà semantica designano oggetti ed entità. Parole come gatto , sedia , tavolo , indicano oggetti stabili; questa proprietà è meno visibile in nomi come espulsione , cattura , guarigione che invece designano processi e stati. - Proprietà sintattica comune a tutti i nomi. Consiste nel poter operare come Tema e come capo di una catena. I nomi si articolano in una vasta varietà di sottoclassi, contrassegnate da caratteristiche, prima tra queste è la forza designativa - capacità di designare o un oggetto o un’entità. Da questo punto di vista distinguiamo 3 sottoclassi:
  1. Nomi puri non hanno argomenti o se ne hanno sono generici_._ ES_. Ho preso un gatto - Ho preso una specie di gatto_
  2. Nomi di processo indicano eventi di una durata, possono avere struttura argomentale. ES. Il viaggio è durato 3 ore 3. Nomi leggeri nomi non designativi che ricorrono in SN, aventi diverse funzioni_._ ↓ 3 tipi a) Approssimatori indicanti che il designato dal nome2 non rientra nella referenza di questo; ES_. Una specie di amico_ b) Quantità → indicano la quantità interessata; ES_. Un chicco di caffè_ c) Supporto →indicanti singole manifestazioni di un agire. ES. Un colpo di tosse Una distinzione dei nomi è quella tra nomi numerabili , collettivi e di massa. | | oggetti che possono essere contati indicano masse indistinte di materiale ES. Mela-mele…4 mele ES_. Latte, acqua…_ I nomi collettivi designato una molteplicità di individui discreti: massa , gregge , folla …occupano una posizione intermedia tra i due descritto sopra: indicano aggregati non numerabili o possono ammettere il plurale. Alcuni nomi specificano il loro significato solo nel contesto: ES. Mi piace molto il vino - Mi piacciono i vini piemontesi. | | inteso come massa accezione numerale Altri nomi ancora hanno il singolare che può essere sia di massa che numerabile - nomi astratti privi di referente materiale: cattiveria , malvagità… Diverse entità e costruzioni linguistiche che NON sono nomi possono essere convertite in tali tramite il processo di nominalizzazione. Sono di due tipi: I. Quelle che NON creano nuove entrate lessicali → includono le clausole completive, che si comportano come un nome, fa da soggetto e da Tema(può anche operare come capo di catena). ES. [ il fatto che si sia laureato ] ci fa piacere e lo rende felice nome Alcune lingue dispongono di nominalizzatori per nominalizzare clausole. Non sono altro che complementatori. II. Quelle che arricchiscono il lessico → si formano attraverso processi morfologici(derivazione e conversione). I nomi ottenuti sono nomi di processo - codificano la durata in modo diverso: a. Nomi di processo indefinito : non codificano la conclusione dell’evento. Oblio… b. Nomi di processo definito : codificano la conclusione. Bevuta , mangiatac. Nomi di processo puntale : designano eventi la cui durata irrilevante: crollo , invio … I nomi di processo tendono poi a diventare nomi di risultato → ES. Questa preparazione è stata apprezzata
  • I VERBI hanno una proprietà principale: portare alla predicazione. Ma non tutti hanno questa funzione, i verbi copulativi, ad esempio, collegano soggetto e predicato. Classi sintattiche Nella distanzio tra verbi transitivi e intransitivi troviamo delle sottoclassi. Nei secondi troviamo i verbi inaccusativi che hanno funzioni precise:
  • (^) hanno il soggetto posposto nella clausole non marcate;
  • (^) ammettono ne come coreferente del soggetto;
  • (^) il participio passato è coreferente col soggetto. Il soggetto insomma presenta vari tratti proprio dell’oggetto. ES. Sono arrivati i ragazzi I verbi seriali tendono a costruire SV complessi → formano un sintagma con un altro verbo SENZA connettori. A questo tipo di verbi si può affiancare il fenomeno di copia di verbo - il verbo viene ripetuto dopo l’oggetto diretto, uno dei quali è di tipo quantitativo.

Si dividono in categorie: a. VERBO LEGGERO + NOME OGGETTO → fare impressione b. NOME SOGGETTO + VERBO → verbo indica comportamento dell’ogg. Bomba - esplodere c. VERBO + NOME OGGETTO → respingere l’accusa, dissipare una fortuna, annullare un matrimonio d. AGGETTIVO + NOME → caffè lungo, caffè corto, birra chiara, vino bianco, vino rosso e. VERBO + AVVERBIO → ancorare saldamente, discutere animatamente Esistono delle forme assolute in cui è possibile l’uso di uno dolo degli elementi della collocazione: ES. C’è stato uno scroscio[di pioggia] ES. Carlo e io siamo intimi[amici] CAPITOLO 14

  • La funzione principale di ogni lingua consiste nel codificare e trasmettere significati. L’espressione si associa al contenuto per renderlo manifesto, e non c’è altro modo per farlo se non collegandolo a un significante. Le risorse paralinguistiche convogliano significati: intonazione , gesto , movimento , suono … I significati delle parole sono di diverso tipi: c’è differenza tra la parola gatto , allontanamento e ma. Esistono poi anche relazioni diverse tra i significati delle parole: automobili e camion → affinità; automobile e mela → completamente diverse. Ciò significa che le diverse classi di parole codificano significati differenti. Una di queste distinzione è quella tra significato strutturale e significato lessicale: ES. Il presentato ha annunciato il cantante | leviamo tutti i morfi lessicali, ottenendo solo posti vuoti Il _____tore ha _____ato il ____ante Questa struttura conserva qualche significato: a. L’agente ha svolto l’azione di ____are su un beneficiario b. L’azione si è svolta in passato ed è esaurita c. L’agente e il beneficiario sono singoli Questi morfi sono del tutto indipendenti. Ciò che sopravvive alla cancellazione è il significato strutturale, in quanto deriva da strutture vuote che devono essere riempite con morfi lessicali compatibili tra loro. I significati dipendono, inoltre, dall’ambiente sintagmatico per un fenomeno: co-composizione. Ho aperto la bocca Ho aperto il libro Ho aperto la seduta Il significato del verbo cambia di volta in volta per effetto della sua combinazione con il sintagma oggetto.
  • Nella storia della linguistica molte sono state le concezioni generali del significato. Ne analizziamo 2: Orientamento referenzialista → secondo Aristotele nel linguaggio entrano in gioco 3 ordini di entità: (a) le cose → uguali per tutti (b) le immagini mentali delle cose → sono fotografie delle cose, anche queste uguali per tutti (c)le parole foniche con cui denominiamo le immagini mentali →attaccate alle immagini in modo arbitrario. Quindi il rapporto tra cose e immagini mentali è naturale e necessario, quello tra parole foniche e mentali è arbitrario. Questo tipo di orientamento è detto referenzialisfta in quanto da per scontato che il significato delle parole sia costituito da referenti (entità che esistono nel mondo). La semantica referenzialisfta si basa sull’idea che una lingua rispecchi il mondo in maniera fotografica e che tutte le lingue esprimano gli stessi significati. | Questo sistema è stato chiamato anche “ concezione della lingua come nomenclatura ” → ogni lingua attacca agli oggetti delle etichette.

Significato come rappresentazione mentale → propone una correzione dell’atteggiamento referenzialisfta. Locke distingue i significati delle parole in due categorie:

  • (^) Semplici → percezioni sensoriali immediate, enti razionali(si concepiscono con la mente). Duro, liscio
  • (^) Complesse → non sono percezioni immediate ma una combinazione di esse. Parricidio, trionfo… | ↓ Sono il risultato di un’operazione della mente: mette insieme idee diverse. a. Uccisione b. Vittima è il genitore Cosa spinge l’uomo a fare determinate combinazioni invece che altre? Necessità sociale. ↓ La mente mette insieme idee svariate e le indica tutte insieme con un solo termine. Quando una certa combinazione di idee è socialmente necessaria, la mente le da un nome che ne permette una rapida designazione. Differenza tra le due interpretazioni: quest’ultima si può dissolvere, quando non è più necessaria.
  • L’ ESTENSIONE di una parola è l’insieme degli oggetti che quella parola può designare: tutti gli oggetti composti di fogli legati e ricoperti di caratteri rispondono all’estensione della parola libro. L’ INTENSIONE è l’insieme delle proprietà definitorie che permettono di stabilire quali oggetti fanno parte di una certa estensione e quali no: ES. “ essere maschio ”+“ essere genitore di un essere animato ”= intenzione di padre. Se eliminiamo una sola di queste proprietà l’intenzione cambia. Quanto più ampia è l’intenzione, più ristretta è l’estensione e viceversa. Questa distinzione spiega la differenza tra i vari tipi di significato: classe diverse di parole significano in modo diverso(non significano tutte allo steso modo). Le parole portano con sé un valore soggettivo connesso all’esperienza personale del parlante. Tale valore viene indicato come significato del parlante o senso. Se gli enunciati fossero portatori solo del significato del parlare non sarebbe possibile alcuna conversazione. Distinguiamo senso e significato: Senso → insieme delle associazioni legate fortemente agli enunciati, dovute all’esperienza personale del parlante e del ricevente. Significato →un enunciato dice cose che sono uguali per tutti coloro che ascoltano. Nessuna lingua è priva di una varietà di parole aventi un significato primario ma anche uno spostato: ES. Abbiamo preso un nuovo cane ES. Quella persona è un cane Da qui distinguiamo il significato denotativo e il significato connotativo. | | significato primario significato spostato Questa distinzione mette in luce vari aspetti del significato come la sinonimia.
  • L’ ANALISI COMPOSIZIONALE poggia sull’idea che il significato delle parole possa essere scomposto in componenti semantici o tratti semantici. Gatto, gatta, uomo, donna, bambino, bambina Gatto:gatta=uomo:donna=bambino:bambina Il primo termine di ogni coppia indica l’individuo maschile, il secondo quello femminile. Dal significato delle parole è possibile estrane alcuni elementi semantici minori. Ciascuno dei componenti di una parola è la matrice semantica. Riassumiamo quindi che: a. I costituenti costituiscono un insieme finito, si possono ripetere in più parole. Per diminuire il numero è possibile usare + o - per i componenti che possono essere ridotti alla stessa formulazione. b. I componenti hanno una natura binaria : possono essere positivi, negativi o indifferenti. c. I componenti semantici variano man mano che si espandono le coppie di parole. Nelle parole di prima se leviamo la coppia gatto-gatta, la composizione [+umano] non è più pertinente. d. Aggiungendo parole i componenti potrebbero aumentare, per differenziare le parole. e. È possibile procedere da una matrice semantica e vedere se corrisponde o meno a una parola. Esistono delle lacune nelle lingue: non sempre si associa un significante a tutte le matrici possibili.

Cavallo e nitrire ricorrono in diverse posizioni e riaprono funzioni differenti - famiglia sintagmatica. Sono riconosciute altre forme di aggregazione di significati - campo semantico. | famiglia costituita da parole in opposizione paradigmatica, possono occupare lo stesso posto nell’enunciato. Perché ciò sia possibile le parole devo appartenere alla stessa classe - libro , giornale , documento

  • Esistono delle restrizioni e limitazioni circa la combinazione di parole. Le informazioni su queste sono dette SOTTOCATEGORIZZAZIONI. Non posso dire: Il marinaio alleva il remo Il verbo allevare richiede un soggetto e un oggetto designanti esseri umani. Altri verbi come annoiare deve avere un soggetto [+/- animato] e un soggetto animato Il film annoia gli spettatori I componenti semantici hanno diverso rendimento di lingua in lingua, in quanto possono operare con maggiore o minore frequenza. In italiano molto frequente è [+insieme] di parole come: famiglia, partito… Parole appartenenti alla stessa classe possono avere diverse proprietà sintattiche. Seppur dire ed esprimere formino una classe semantica, non è possibile usare una completiva con il secondo verbo. Si mette in evidenza l’ interfaccia semantica-sintattica → caratteristica per cui talune proprietà semantiche delle parole influenzano il loro comportamento sintattico. | Per spiegare questo problema i ricercatori hanno identificato “sotto le parole” strutture semantiche di livello superiore → Disarcionare : contiene una frase il cui soggetto deve essere il cavallo, e l’oggetto un fantino , cavaliere
  • Il. Significato degli enunciato di codifica attraverso il principio di composizione → il significato di un enunciato deriva dal significato delle parole che lo compongono: E= a+b+c Il significato di E(SE) è dato da: SE= Sa+Sb+Sc Il significato dell’insieme è determinato da quello delle parti. Ci sono 2 tipi di contro-esempi all’orientamento composizionale:
  1. Le espressioni idiomatiche → il significato dell’insieme non può essere dedotto da quello degli elementi. Sono di diverso tipo: (a) espressioni cristallizzate con struttura di clausola ( pronomi, massime, aforismi ), (b)sintagmi “fissi” di diversa natura.
  2. Forza pragmatica → alcune espressioni vanno interpretati non per il loro valore letterale ma per la forza pragmatica di cui son portatrici. A enunciato di questo tipo non è possibile rispondere in maniera letterale.
  • Questi due esempi sopra dimostrano che il significato di un enunciato NON è ottenuto per composizione del significato delle parti, MA per il loro effetto pragmatico - contengono informazioni non dichiarate ma che gli utenti sono in grado di cogliere. Per capire al meglio ciò, introduciamo gli atti linguistici → quello che si compie quando si produce un enunciato. Ci sono 3 tipi:
    1. Atto locutivo → produzione dell’enunciato come tale, con la sua struttura linguistica.
    2. Atto illocutivo → è l’intenzione, lo scopo a cui punta l’atto locutivo, l’azione che si vuole compiere verso l’interlocutore. “ Che ora è ?” L’atto illouctivo è di chiedere.
    3. Atto perlocutivo → comportamento concreto che si instaura nell’interlocutore con un determinato atto locutivo. “ C’è un incendio! ”, l’atto perlocutivo è di mettere in allarme. I tre atti vengono compiti simultaneamente nella stessa formulazione. Ti dispiace portarmi quel pacco?
  1. Clausola interrogativa
  2. È un ordine
  3. Richiede un comportamento

L’atto illocutivo può essere diretto → il valore dell’enunciato è quello indicato dal suo aspetto indiretto → per cogliere il valore bisogna andare al di là dell’aspetto letterale. | È presentato da degli attenuatori La formulazione indiretta è molto spesso usata per “salvare la faccia” - evitare di apparire troppo duri con un comando diretto ed esplicito. Le clausole sono portatrici di significati presuntivi, non codificati in modo letterale ma “nascosti”. I significati presuntivi sono di vario tipo, i più importanti sono:

  1. Presupposizioni → predicazioni non esplicite che bisogna ritenere vere per interpretare l’enunciato. Sono segnalate da un attivatore. ES. Il bandito ha tentato la fuga 2. Implicature sono predicazioni anche queste vere, ma non esplicitamente codificate. Sono legate al contenuto semantico dell’enunciato. ES. È lombardo ma non è leghista Di norma, i lombardi sono leghisti - è un’implicatura convenzionale Implicature e presupposizioni sono veicolate da specifiche strutture di clausola. Le relative attributive attivano una presupposizione di verità → Prendimi il libro che sta sul tavolo [pr:il libro sta sul tavolo] Proviamo presupposizioni anche in clausole circostanziali specializzate nel codificare il Dato. ES. Dato che sei arrivato in ritardo, non possiamo entrare al cinema [pr.tu sei in ritardo] Le implicature le troviamo nelle operazioni di focalizzazione - frase scissa. ES. È luigi che lascia la stanza in disordine. [im. Non carlo, io, giulia…]