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norme istituzioni e devianze, Appunti di Scienze umane e sociali

norme istituzioni e devianze, riassunto

Tipologia: Appunti

2022/2023

Caricato il 11/06/2023

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DENTRO LA SOCIETA': NORME, ISTITUZIONI, DEVIANZA LE NORME SOCIALI LE REGOLE DELLA
CONVIVENZA
- Le norme sociali sono quelle regole, scritte e non scritte, che prescrivono come devono comportarsi
individui e gruppi in determinate situazioni della vita sociale, e che definiscono le aspettative degli altri nei
loro confronti. Secondo una classificazione proposta dal sociologo statunitense William Sumner, le norme
sociali possono essere classificate in 3 tipi principali: gli stateways (norme giuridiche), cioè quelle norme
emanate dallo Stato, il cui rispetto è obbligatorio per tutti i membri della società; i mores (costumi), ovvero
quelle norme perlopiù tramandate oralmente, ma a cui la collettività riconosce un forte rilievo in termini di
valore morale; e i folkways, ossia le usanze e le consuetudini praticate all'interno di una società, prive di
riferimenti etici.
CARATTERISTICHE DELLE NORME SOCIALI
- Le norme possono essere esplicite, cioè formulate espressamente, oppure possono rimanere implicite,
cioè non dette o illustrate. Le norme giuridiche sono sempre formulate espressamente, nei testi di legge
che le istituiscono e negli articoli dei codici che le accolgono: questo affinchè possano essere conosciute da
tutti, dal momento che "la legge non ammette ignoranza". Ad esempio, non è possibile difendersi dopo
aver commesso un'infrazione del codice della strada, dicendo, anche in buona fede, che non si sapeva.
LE ISTITUZIONI CHE COS'E' UN'ISTITUZIONE
- La variegata trama delle nome che regolano la vita sociale dà luogo a ciò che i sociologi chiamano
istituzioni. L'istituzione è un'insieme di norme sociali tra loro coordinate capace di regolare un certo ambito
di vita e di azione, istituendo ruoli e modelli di comportamento. Per il sociologo sono istituzioni: il
matrimonio, la religione, lo sport, il sistema scolastico, il sistema giudiziario, il linguaggio o anche la scienza.
E anche quando ci sembra che un'istituzione si identifichi con qualcosa di visibile e di concreto, dobbiamo
ricordare che si tratta in realtà di una entità simbolica, nel senso che non si identifica con le risorse
materiali e umane di cui necessita per concretizzarsi.
LE ISTITUZIONI COME RETI DI STATUS E DI RUOLI
- All'interno di un'istituzione, le persone occupano posizioni diverse e svolgono compiti differenti. Ad ok
esempio a scuola si può essere alunni, insegnanti, bidelli e così via, invece in famiglia si è marito, figlia,
genitore, ecc...A ognuna di queste posizioni sono associati compiti diversi, a cui corrispondono precise
aspettative sociali: da un'insegnante ci si aspetta che sia competente nella sua materia, che spieghi
correttamente gli argomenti del programma, e non che pulisca la cattedra o accompagni a casa gli studenti.
Analogamente, da un impiegato di segreteria si richiede che curi l'aspetto amministrativo della scuola, e
non che svolga l'attività didattica. I sociologi chiamano status ognuna di queste posizioni ricoperte da un
individuo all'interno di un'istituzione, e ruolo il complesso delle azioni che ci si aspetta da un individuo in
virtù del suo status. Poichè nella società le istituzioni sono molte, e l'individuo è in rapporto con ciascuno di
esse, ogni persona assume su di sé una pluralità di status. Alcuni vengono detti status ascritti: quelli legati a
condizioni indipendenti dalla volontà e dall'impegno dell'individuo (ad esempio si è anziani e non giovani in
base all'età); altri vengono chiamati status acquisti: quelli che si raggiungono studiando e maturando una
specifica professionalità (ad esempio si diventa insegnante con la volontà e l'impegno personali). Spesso lo
status è correlativo, nel senso che si definisce in rapporto a un'altra posizione sociale a esso
complementare: ad esempio, genitore/figlio, insegnante/alunno, sono status tra loro correlativi. Anche i
ruoli che ne discendono sono complementari: così come l'alunno, ad esempio, si aspetta certe azioni
dall'insegnante, allo stesso modo quest'ultimo ha precise aspettative riguardo al comportamento
dell'allievo. La pluralità di ruoli che ci troviamo a interpretare può spesso esporci a situazioni di
conflittualità. Ad esempio, una persona potrebbe avere difficoltà a conciliare il proprio ruolo familiare con
quello imposto dalla professione, e di conseguenza, sentirsi divisa tra il desiderio di essere un genitore
molto presente nella vita dei figli e quello di ricercare le gratificazioni personali ed economiche date dal
lavoro. Si parla allora di conflitto-inter-ruolo, cioè di conflitto tra due o più ruoli diversi spettanti dalla
stessa persona. Può capitare anche che un individuo sia in difficoltà nell'interpretazione di un singolo ruolo.
Ad esempio, un sacerdote potrebbe sentirsi diviso tra l'obbedienza dovuta alla dottrina della Chiesa, che gli
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DENTRO LA SOCIETA': NORME, ISTITUZIONI, DEVIANZA LE NORME SOCIALI LE REGOLE DELLA

CONVIVENZA

  • Le norme sociali sono quelle regole, scritte e non scritte, che prescrivono come devono comportarsi individui e gruppi in determinate situazioni della vita sociale, e che definiscono le aspettative degli altri nei loro confronti. Secondo una classificazione proposta dal sociologo statunitense William Sumner, le norme sociali possono essere classificate in 3 tipi principali: gli stateways (norme giuridiche), cioè quelle norme emanate dallo Stato, il cui rispetto è obbligatorio per tutti i membri della società; i mores (costumi), ovvero quelle norme perlopiù tramandate oralmente, ma a cui la collettività riconosce un forte rilievo in termini di valore morale; e i folkways, ossia le usanze e le consuetudini praticate all'interno di una società, prive di riferimenti etici. CARATTERISTICHE DELLE NORME SOCIALI
  • Le norme possono essere esplicite, cioè formulate espressamente, oppure possono rimanere implicite, cioè non dette o illustrate. Le norme giuridiche sono sempre formulate espressamente, nei testi di legge che le istituiscono e negli articoli dei codici che le accolgono: questo affinchè possano essere conosciute da tutti, dal momento che "la legge non ammette ignoranza". Ad esempio, non è possibile difendersi dopo aver commesso un'infrazione del codice della strada, dicendo, anche in buona fede, che non si sapeva. LE ISTITUZIONI CHE COS'E' UN'ISTITUZIONE
  • La variegata trama delle nome che regolano la vita sociale dà luogo a ciò che i sociologi chiamano istituzioni. L'istituzione è un'insieme di norme sociali tra loro coordinate capace di regolare un certo ambito di vita e di azione, istituendo ruoli e modelli di comportamento. Per il sociologo sono istituzioni: il matrimonio, la religione, lo sport, il sistema scolastico, il sistema giudiziario, il linguaggio o anche la scienza. E anche quando ci sembra che un'istituzione si identifichi con qualcosa di visibile e di concreto, dobbiamo ricordare che si tratta in realtà di una entità simbolica, nel senso che non si identifica con le risorse materiali e umane di cui necessita per concretizzarsi. LE ISTITUZIONI COME RETI DI STATUS E DI RUOLI
  • All'interno di un'istituzione, le persone occupano posizioni diverse e svolgono compiti differenti. Ad ok esempio a scuola si può essere alunni, insegnanti, bidelli e così via, invece in famiglia si è marito, figlia, genitore, ecc...A ognuna di queste posizioni sono associati compiti diversi, a cui corrispondono precise aspettative sociali: da un'insegnante ci si aspetta che sia competente nella sua materia, che spieghi correttamente gli argomenti del programma, e non che pulisca la cattedra o accompagni a casa gli studenti. Analogamente, da un impiegato di segreteria si richiede che curi l'aspetto amministrativo della scuola, e non che svolga l'attività didattica. I sociologi chiamano status ognuna di queste posizioni ricoperte da un individuo all'interno di un'istituzione, e ruolo il complesso delle azioni che ci si aspetta da un individuo in virtù del suo status. Poichè nella società le istituzioni sono molte, e l'individuo è in rapporto con ciascuno di esse, ogni persona assume su di sé una pluralità di status. Alcuni vengono detti status ascritti: quelli legati a condizioni indipendenti dalla volontà e dall'impegno dell'individuo (ad esempio si è anziani e non giovani in base all'età); altri vengono chiamati status acquisti: quelli che si raggiungono studiando e maturando una specifica professionalità (ad esempio si diventa insegnante con la volontà e l'impegno personali). Spesso lo status è correlativo, nel senso che si definisce in rapporto a un'altra posizione sociale a esso complementare: ad esempio, genitore/figlio, insegnante/alunno, sono status tra loro correlativi. Anche i ruoli che ne discendono sono complementari: così come l'alunno, ad esempio, si aspetta certe azioni dall'insegnante, allo stesso modo quest'ultimo ha precise aspettative riguardo al comportamento dell'allievo. La pluralità di ruoli che ci troviamo a interpretare può spesso esporci a situazioni di conflittualità. Ad esempio, una persona potrebbe avere difficoltà a conciliare il proprio ruolo familiare con quello imposto dalla professione, e di conseguenza, sentirsi divisa tra il desiderio di essere un genitore molto presente nella vita dei figli e quello di ricercare le gratificazioni personali ed economiche date dal lavoro. Si parla allora di conflitto-inter-ruolo, cioè di conflitto tra due o più ruoli diversi spettanti dalla stessa persona. Può capitare anche che un individuo sia in difficoltà nell'interpretazione di un singolo ruolo. Ad esempio, un sacerdote potrebbe sentirsi diviso tra l'obbedienza dovuta alla dottrina della Chiesa, che gli

impone certi comportamenti, e la sua personale inclinazione alla comprensione e al dialogo. In questo caso invece, si parla di conflitto intra-ruolo, cioè interno al ruolo stesso. LA STORICITÀ' DELLE ISTITUZIONI

  • Le norme che le istituzioni impongono alla condotta degli individui, sono soggetto a mutamento storico. Il mutamento delle istituzioni può prodursi in forme differenti. Generalmente, con il crescere della complessità sociale, si verifica un aumento delle istituzioni esistenti e una crescente specializzazione di ognuna di esse. Ad esempio, nel caso delle famiglia: nelle società preindustriali essa assommava in sé una pluralità di funzioni, di tipo economico, formativo e giuridico. Oggi queste funzioni non appartengono più all'istituzione familiare: la famiglia in quanto istituzione ha per l'appunto registrato una specializzazione crescente, tanto che oggi si tende a sottolinearne prevalentemente la funzione procreativa ed educativa. Può accadere però, che il mutamento sociale investa un'istituzione di compiti che non aveva in precedenza, moltiplicandole così le funzioni. Ad esempio, se pensiamo alla scuola, ci rendiamo conto che oggi essa non si limita a istruire e preparare al mondo del lavoro, ma crea opportunità di conoscenza e di socializzazione tra gli studenti, offre spesso attività e proposte per il tempo libero e così via. Il sociologo Robert Merton introduce una distinzione tra funzioni manifeste e funzioni latenti di un'istituzione. Ad esempio il rituale della danza della pioggia ha la funzione dichiarata (manifesta) di suscitare le precipitazioni, ma la finalità latente di consolidare i legami all'interno del gruppo e rafforzarne l'identità sociale. L'OGGETTIVAZIONE DELLE ISTITUZIONI: LE ORGANIZZAZIONI SOCIALI
  • L'istituzione tende a oggettivarsi in realtà concrete e visibili: persone, cose, luoghi. Questa oggettivazione può realizzarsi a livelli diversi. Il caso più semplice è quello in cui l'istituzione si oggettiva in una singola persona, che le norme sociali designano come figura di riferimento in determinate situazioni. E' il caso, ad esempio, dello sciamano. Lo sciamano è un individuo a cui gli altri membri della comunità attribuiscono particolari facoltà divinatorie, grazie alle quali gli sono riconosciute la funzione di mediatore con il mondo degli spiriti e la capacità di risolvere molti dei problemi individuali o collettivi che affliggono la effettive sperimentato dalla maggior parte degli individui. Naturalmente Merton è consapevole che non tutte le persone che avvertono questo scarto mettono in atto comportamenti devianti; infatti, esistono, secondo egli, altre possibilità di reazione individuale a questo divario tra mezzi e fini sociali. Il conformismo (l'individuo accetta gli scopi sociali, pur sapendo di non poterli conseguire), il ritualismo (l'individuo si adegua alle condotte accettate dalla società, ma non crede più ai valori che essa propone), la rinuncia (l'individuo rifiuta sia i valori sociali sia i mezzi proposti per raggiungerli), e la ribellione (l'individuo rifiuta scopi e mezzi, e combatte attivamente per proporne di nuovi). LA STRUTTURA DELLE ORGANIZZAZIONI: LA BUROCRAZIA
  • Nel linguaggio sociologico la parola burocrazia designa un preciso modello di struttura, tanto che le organizzazioni moderne di fondano su una struttura di tipo burocratica. Il primo a mettere in luce i tratti distintivi e gli effetti travolge ti sul piano della vita sociale fu Max Weber. La natura burocratica delle organizzazioni sta nel fatto che in esse opera in persona che viene stipendiato dall’organizzazione stessa e non dagli utenti che usufruiscono delle sue prestazioni. Inoltre, ogni settore della burocrazia ha giurisdizione e competenza su un ambito particolare e solo su quello. In un’organizzazione strutturata secondo il modello burocratico abbiamo una divisione dei compito, ognuna figura esegue una parte del processo di d è responsabile solo di quella, e ciò non in merito di decisioni improvvisato, ma di regole scritte che disciplinano la condotta di ogni membro del personale. Le organizzazioni presentano una precisa struttura gerarchica, cioè ogni individuo si colloca in un organigramma e occupa una determinata posizione e può avere persone che dipendono da lui. Le comunicazioni tra i diversi uffici e funzionari sono di tipo impersonale, in modo da essere catalogate e archiviate. Il principio dell’impersonalità fonda anche quello l’ “ethos burocratico”,ossia l’insieme delle norme che guidano il comportamento dell’organizzazione e dei suoi funzionari nei confronti dell’utenza. Per un buon funzionamento dell’organizzazione esige il completo annullamento di ogni componente soggettiva.
  • Ritualismo (l’individuo adatta alle condotte accettate dalla società ma non crede più ai valori che essa propone);
  • Rinuncia (l'individuo rifiuta sia i valori sociali sia i mezzi proposti per raggiungerli);
  • Ribellione (l'individuo rifiuta scopi e mezzi e combatte attivamente per proporne di nuovi). UN NUOVO SGUARDO SULLA DEVIANZA: LA LABELLING THEORY LA DEFINIZIONE SOCIALE DELLA DEVIANZA
  • Lemert, Goffman e Becker, proposero il cosiddetto labelling theory, ovvero teoria dell'etichettamento. La devianza è una condizione che si viene a creare in seguito a determinati meccanismi di attribuzione e definizione delle situazioni che si sviluppano nel corso dell'interazione sociale. Quindi, occorre ricostruire il processo con cui essa si definisce come situazione, strutturando l'identità sociale dei soggetti che vi sono coinvolti. La definizione sociale della devianza opera a più livelli. In primo luogo, la definizione sociale della devianza precisa ciò che deve essere ritenuto lecito o normale: ad esempio, il comportamento omosessuale verrà reputato deviante in una società omofobica, mentre in altre sarà accettato. In secondo luogo, la definizione sociale della devianza circoscrive la situazione che si crea quando la norma socialmente stabilita viene infranta da un certo comportamento. Nei confronti del trasgressore, scatta un meccanismo di etichettamento: egli è considerato un deviante e viene trattato come tale. La stigmatizzazione ha l'effetto di innescare un pericoloso processo di ristrutturazione dell'identità sociale dell'individuo: egli impara a vedersi come un deviante sviluppando abitudini, che lo allontanano ancora di più dalla normalità, in un percorso implacabile a cui Becker dà il nome di carriera deviante. Immaginiamo, ad esempio, un individuo che compie un furto in un grande magazzino e che viene scoperto. Il suo comportamento sarà formalmente sanzionato, in base alle pene previste dalla legge, e da parte della società verrà probabilmente considerato una persona indegna di fiducia, e finirà per associarsi a persone che confermano le sue scelte devianti e a considerarsi lui stesso tale. Lemert distingue a proposito di ciò la devianza primaria (quella connessa all'iniziale violazione della norma) tra la devianza secondaria (quella che si costituisce in seguito all'etichettamento sociale). GLI EFFETTI DEI PROCESSI DI ATTRIBUZIONE SOCIALE
  • Merton definisce profezia che si autoadempie, il fenomeno per cui i processi di attribuzione sociale spesso riescono a orientare il corso degli eventi in direzione perfettamente conforme al significato conferito. Quindi chi è giudicato e trattato da deviante finirà per esserlo davvero. Perché un individuo decide di infrangere una norma? In primo luogo, perché le spinte in direzione di comportamenti trasgressivi, costituiscono un'esperienza comune alla maggior parte degli individui. In secondo luogo, perché l'analisi delle carriere devianti mostra che vere e proprie motivazioni si sviluppano sol dopo che l'attività deviante si è consolidata. Inoltre, bisogna considerare che l'opera di etichettamento non è indipendente da variabili socio-ambientali, nel senso che una persona appartenente a uno strato sociale più basso ha maggiori probabilità di essere stigmatizzata come delinquente. Invece un ragazzo di buona famiglia, se viene colto a rubare, ha minori probabilità di scivolare verso una carriera deviante, interpretando il suo gesto come una bravata dovuta all'età. IL CONTROLLO SOCIALE E LE SUE FORME GLI STRUMENTI DEL CONTROLLO
  • Strettamente legata al concetto di norma è la nozione di controllo sociale, il complesso dei meccanismi, che la società mette in atto per costringere le persone ad attenersi alle norme socialmente costituite. Gli strumenti di questo controllo possono essere esteriori o interiori. Sono strumenti esteriori le sanzioni esplicitamente inflitte alle condotte non conformi. Ad esempio, la violazione di una norma giuridica fa scattare precise sanzioni previste dalla legge, oppure chi non rispetta le regole della buona educazione a tavola è fatto oggetto di disapprovazione o di riso. Nel primo caso, il controllo è formale, nel senso che la sanzione per il comportamento non conforme è stabilita in partenza e la sua esecuzione è affidata a precisi soggetti (tribunale). Invece, nel secondo caso, il controllo è informale, cioè spontaneo e non stabilito preventivamente. Invece, sono strumenti interiori, i meccanismi con cui si cerca di promuovere nelle persone l'interiorizzazione delle norme. Ad esempio, a scuola, negli allievi svogliati si cerca di incoraggiare il loro impegno, il senso di responsabilità, la disciplina.

LA MODALITÀ' DEL CONTROLLO "TOTALE"

  • Le istituzioni totali, così chiamate dal sociologo canadese Goffman, comprendono quei sistemi di norme che fanno capo a strutture sociali anche molto diverse tra loro - come manicomi, ospizi, caserme - in cui persone tagliate fuori dalla società per un considerevole periodo di tempo si trovano a condividere una situazione comune. Queste istituzioni per lo studioso sono totali perché si impadroniscono interamente del tempo e delle diverse dimensioni esistenziali delle persone che vi risiedono, unificando in uno stesso luogo e sotto un'unica autorità tutte le attività quotidiane. Il risultato di ciò, è spesso un'identità impoverita e degradata, una vita sociale ridotta all'umiliante rapporto con lo staff dell'istituzione, da cui l'internato cerca di difendersi, escogitando tecniche di sopravvivenza e cercando disperatamente di ritagliarsi piccoli spazi personali. SIGNIFICATO E STORIA DELLE ISTITUZIONI PENITENZIARIE IL PUNTO DI VISTA DELLA SOCIOLOGIA
  • Le istituzioni penitenziare rappresentano una delle principali forme di controllo esteriore della devianza. In primo luogo, la molteplicità di scopi sociali di cui la collettività investe le istituzioni penitenziarie, permette di cogliere in esse un caso emblematico della pluralità di funzioni, aspetti e significati che caratterizza ogni ambito istituzionale. In secondo luogo, le istituzioni penitenziarie sono, in modo emblematico, delle organizzazioni. Infine, parlare delle istituzioni penitenziarie significa interrogarsi sulla definizione sociale della devianza e sui sistemi con cui ogni comunità decide di sanzionare i comportamenti non conformi alle norme socialmente condivise. DAL SUPPLIZIO ALLA SORVEGLIANZA
  • L'uso della carcerazione come strumento punitivo è piuttosto recente. Fino alla seconda metà del Settecento, nelle società occidentali, la prigione era il luogo in cui venivano temporaneamente ospitati gli imputati in attesa di giudizio. La forma paradigmatica della punizione era il supplizio, i criminali venivano torturati, sottoposti a pene corporali di ogni tipo, spesso questo rituale di sofferenza culminava nell'esecuzione pubblica. Secondo lo storico e filosofo Foucault, la punizione costituiva una vera e propria dimostrazione di forza del potere politico, nei confronti di chi aveva violato la legge. Purché nascesse il concetto moderno di prigione erano necessari, da un lato, un ripensamento del significato della pena, e dall'altro lato, la diffusione a livello sociale di una nuova sensibilità. E' ciò che avvenne nella cultura europea a partire dal 18° secolo, quando gli intellettuali illuministi, invocarono la necessità di un diritto penale più razionale e umanitario. Fu negli Stati Uniti, per iniziativa dei quaccheri (un movimento religioso di matrice protestante), che nella seconda metà del Settecento sorsero i primi carceri nel senso moderno del termine, destinati poi a diffondersi anche in Europa. Essi dovevano permettere al recluso l'espiazione delle proprie colpe, attraverso l'isolamento e la pratica quotidiana del lavoro. Secondo Foucault, con la nascita delle prigioni moderne si assiste a una nuova modalità di punizione, quella della tecnologia disciplinare, il cui scopo è controllare e sorvegliare il detenuto, attraverso la definizione rigorosa degli spazi, dei tempi e delle attività che lo riguardano. LA FUNZIONE SOCIALE DEL CARCERE TEORIE RETRIBUTIVE E TEORIE UTILITARISTICHE
  • In merito alla definizione della funzione sociale del carcere possiamo trovare due principali teorie: retributive e utilitaristiche. Le teorie retributive sono quelle concezioni che vedono nella pena la giusta retribuzione del danno. E' di questo tipo, ad esempio, la posizione del filosofo Hegel, per il quale l'applicazione della legge del taglione, nei confronti del colpevole, costituisce il necessario ripristino del diritto violato. Invece, le teorie utilitaristiche considerano la pena giustificabile dal punto di vista della sua finalità sociale, a sua volta definibile in tre diversi modi: come forma di neutralizzazione del colpevole e del pericolo che esso rappresenta; come dispositivo di prevenzione dei reati; e come strumento di rieducazione e di recupero sociale dell'individuo condannato. E' di tipo utilitaristico, ad esempio, la prospettiva da cui muove Cesare Beccaria, per contestare la legittimità della pena di morte. Egli sostiene, che solo l'infallibilità può adeguatamente impedire al colpevole di fare nuovi danni ai suoi concittadini.