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saggio sulle devianze, Guide, Progetti e Ricerche di Sociologia

breve saggio sulle devianze nella società odierna e su come le usiamo

Tipologia: Guide, Progetti e Ricerche

2023/2024

Caricato il 01/03/2024

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lucia-segatto 🇮🇹

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DEVIANZE e fragilità
“(...) c’è un abisso tra ciò che sei per gli altri e ciò che sei per te stesso, e questo ti provoca un senso di
vertigine per la paura di essere scoperto, messo a nudo, smascherato, poiché ogni parola è menzogna, ogni
sorriso smorfia e ogni gesto falsità.” (dal film Persona di Ingmar Bergam)
Elisabeth, la protagonista del film Persona di Ingmar Bergam, è un’attrice che vive il terrore di far trapelare
gli aspetti più vili e meschini della sua personalità e per questo si rifugia in un silenzio impenetrabile, che
rappresenta la difficoltà di ricomprendere nella propria identità personale anche le bassezze e le crudeltà
che attraversano la nostra mente. Il suo mutismo è risultato di un lucido calcolo per celare la sua identità
più intima ed è metafora della fallibilità umana. Elisabeth evade dalla prigione dei canoni stereotipati della
femminilità dismessa e incorruttibile e si mostra per la donna piena di sfaccettature e devianze che è.
Elisabeth è un outsider, è vista come un soggetto anormale perché appare distante dagli ideali e dai modelli
imposti dal suo tempo ma è anche quanto di più umano ci possa essere e rappresenta una femminilità
spietatamente reale.
L’interpretazione sociologica definisce la devianza come l’infrazione di una norma accettata che è creata
dalla società, sono i gruppi sociali a darle forma istituendo norme la cui infrazione istituisce la stessa. La
devianza è quindi una conseguenza della reazione degli altri nei confronti dell’atto di una persona e per
questo, dal momento che il processo dell’etichettare non è infallibile, non possiamo parlare dei deviati come
di una categoria omogenea o oggettiva. Solitamente quando si parla di devianza, soprattutto giovanile, si fa
riferimento ad atteggiamenti persistenti e spesso violenti, quali l’abuso di alcol, la violazione delle leggi fino
ad arrivare alla violenza contro la persona, ma spesso, soprattutto per falsa informazione, bolliamo anche la
stessa sofferenza come ‘devianza’. Partiti politici,che etichettano come tali anche l’autolesionismo, l’obesità
e l’anoressia e che si impegnano nella loro ‘lotta’, sono la prova lampante di come al giorno d’oggi la fragilità
sia considerata come qualcosa dalla quale scappare.
Elisabeth cerca di nascondersi dagli altri, cerca un modo per guardare senza essere vista e finisce per essere
considerata deviata in ogni suo aspetto comportamentale, producendo, in chi le sta attorno,
una ristrutturazione dell’immagine della sua identità che passa dall’essere vista come un’attrice
all’emarginazione. Come lei tendiamo a metterci “al riparo dalla vita” e molte volte, più o meno visibili,
perdiamo la rotta; ma se in questo bisogno di autenticità non fossimo soli? Se scoprissimo di condividere
con l’altro la nostra fallibilità allora forse ci risulterebbe più facile scoprirne le cause e mettere fine a tutti
quegli atteggiamenti che ci intrappolano e rendono prigionieri, piuttosto che considerarli come deviati. Ciò
che è da mettere in discussione sono le modalità di eccessiva rigidità e di punizione nei confronti di chi
viene etichettato come deviante imponendo una strada, considerata oggettivamente giusta, ma che in
realtà non lo è. Nessuno è solo buono o cattivo, siamo colmi di sfumature e di punti di discontinuità, ma non
per questo meno umani.

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DEVIANZE e fragilità “(...) c’è un abisso tra ciò che sei per gli altri e ciò che sei per te stesso, e questo ti provoca un senso di vertigine per la paura di essere scoperto, messo a nudo, smascherato, poiché ogni parola è menzogna, ogni sorriso smorfia e ogni gesto falsità.” (dal film Persona di Ingmar Bergam) Elisabeth, la protagonista del film Persona di Ingmar Bergam, è un’attrice che vive il terrore di far trapelare gli aspetti più vili e meschini della sua personalità e per questo si rifugia in un silenzio impenetrabile, che rappresenta la difficoltà di ricomprendere nella propria identità personale anche le bassezze e le crudeltà che attraversano la nostra mente. Il suo mutismo è risultato di un lucido calcolo per celare la sua identità più intima ed è metafora della fallibilità umana. Elisabeth evade dalla prigione dei canoni stereotipati della femminilità dismessa e incorruttibile e si mostra per la donna piena di sfaccettature e devianze che è. Elisabeth è un outsider, è vista come un soggetto anormale perché appare distante dagli ideali e dai modelli imposti dal suo tempo ma è anche quanto di più umano ci possa essere e rappresenta una femminilità spietatamente reale. L’interpretazione sociologica definisce la devianza come l’infrazione di una norma accettata che è creata dalla società, sono i gruppi sociali a darle forma istituendo norme la cui infrazione istituisce la stessa. La devianza è quindi una conseguenza della reazione degli altri nei confronti dell’atto di una persona e per questo, dal momento che il processo dell’etichettare non è infallibile, non possiamo parlare dei deviati come di una categoria omogenea o oggettiva. Solitamente quando si parla di devianza, soprattutto giovanile, si fa riferimento ad atteggiamenti persistenti e spesso violenti, quali l’abuso di alcol, la violazione delle leggi fino ad arrivare alla violenza contro la persona, ma spesso, soprattutto per falsa informazione, bolliamo anche la stessa sofferenza come ‘devianza’. Partiti politici,che etichettano come tali anche l’autolesionismo, l’obesità e l’anoressia e che si impegnano nella loro ‘lotta’, sono la prova lampante di come al giorno d’oggi la fragilità sia considerata come qualcosa dalla quale scappare. Elisabeth cerca di nascondersi dagli altri, cerca un modo per guardare senza essere vista e finisce per essere considerata deviata in ogni suo aspetto comportamentale, producendo, in chi le sta attorno, una ristrutturazione dell’immagine della sua identità che passa dall’essere vista come un’attrice all’emarginazione. Come lei tendiamo a metterci “al riparo dalla vita” e molte volte, più o meno visibili, perdiamo la rotta; ma se in questo bisogno di autenticità non fossimo soli? Se scoprissimo di condividere con l’altro la nostra fallibilità allora forse ci risulterebbe più facile scoprirne le cause e mettere fine a tutti quegli atteggiamenti che ci intrappolano e rendono prigionieri, piuttosto che considerarli come deviati. Ciò che è da mettere in discussione sono le modalità di eccessiva rigidità e di punizione nei confronti di chi viene etichettato come deviante imponendo una strada, considerata oggettivamente giusta, ma che in realtà non lo è. Nessuno è solo buono o cattivo, siamo colmi di sfumature e di punti di discontinuità, ma non per questo meno umani.