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Sintesi di pedagogia sociale, familiare e interculturale
Tipologia: Sintesi del corso
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Capitolo Primo- LINEE DI PEDAGOGIA GENERALE Lo sviluppo dell’argomento è animato dalla preoccupazione primaria di lumeggiare i rapporti esistenti tra pedagogia generale e pedagogia sociale, di là da qualsiasi propensione a frammentare l’unità del processo educativo. La pedagogia sociale non può essere concepita come settore di studio indipendente dalla pedagogia generale.
L’uomo, la sua vita, la vita dell’ambiente naturale e sociale in cui egli vive sono diventati il denominatore comune su cui vengono ad incontrarsi ed a consentire varie interpretazioni. Il processo educativo è concepito come “iniziazione all’umano”. L’uomo è assunto come essere imprevedibile , sempre teso a perfezionarsi e pertanto bisognevole in modo permanente di educazione. “La” pedagogia non esiste. Esistono “le” pedagogie, conformemente alla scelta antropologica compiuta dai ricercatori. La scelta antropologica permette di sostenere in quale modo l’uomo può essere educato. Le varie concezioni pedagogiche rimarcano il fatto che l’educazione tende sempre verso precise finalità (dimensione teleologica), le quali si differenziano tra loro in ragione del quadro antropologico. Dalle finalità scaturiscono gli obiettivi insieme alle modalità prescelte per conseguirli. (progetto) Il processo di perfezionamento personale è intimamente connesso con l’impegno progettuale dell’uomo, a sua volta vincolato a tre dimensioni temporali: passato, presente, futuro. Di esse, quella riguardante il presente occupa maggiore spazio. Il passato serve per dare radici all’oggi e al domani; il futuro si palesa come fattore che motiva l’uomo a misurarsi con quanto non è ancora ma nel momento in cui il progetto comincia ad essere perseguito il presente dilata il proprio raggio d‘estensione e il domani, anche se in modo impreciso e parziale, entra a far parte dell’oggi. (inediti percorsi esistenziali) Nel progetto esistenziale è insito il tema del cambiamento, a cui fa eco il timore del fallimento, della limitazione, della precarietà. Tutto questo esige dall’uomo coraggio morale ad abbandonare le rassicuranti certezze acquisite, a tutto vantaggio del “rischio”. Attendere al concretamento del proprio progetto di vita significa misurarsi con scelte i cui esiti sono sconosciuti. Va da sé che educatore ed educando non avranno mai la certezza del risultato, ma soltanto la speranza che l’obiettivo perseguito e/o conseguito si avvicini il più possibile a quello progettato. Strettamente collegate al tema del progetto ritroviamo la relazionalità e l’ intenzionalità. La prima aiuta a dire che la progettualità è di per sé relazionale. Non soltanto per i collegamenti tra passato, presente e futuro, ma anche per il suo riguardare l’uomo inserito in un determinato contesto esperienziale. Per educare il singolo individuo è necessario esaltare i le reti di legame che egli formula. La seconda permette di sottolineare che la progettualità postula la capacità personale di attribuire senso alle scelte e all’agire. In riferimento ad essa l’uomo emerge come essere capace di concepirsi in termini di progetto esistenziale. Relazionalità e intenzionalità permettono al progetto di trascendere il dato, pur nel suo radicarsi nel passato e nel suo palesarsi nel presente. Alla pedagogia spetta dichiarare quale tipo di educazione sia preferibile offrire all’uomo, stante l’assunzione di una precisa scelta antropologica e l’attendo esame delle condizioni ambientali. Per quanto concerne gli elementi di distinzione tra filosofia e filosofia dell’educazione, si tratta di capire che, se per la filosofia vale l’interrogativo “Chi è l’uomo?”, per la filosofia dell’educazione vale l’interrogativo “Perché l’uomo ha bisogno di educazione?”. Spetta al discorso pedagogico indugiare soprattutto sulla categoria dell’ educabilità umana , per la cui definizione non si può prescindere dall’opzione antropologica. In conformità all’antropologia personalistica l’educabilità dell’uomo affonda le radici nella dimensione relazionale del medesimo. L’uomo, sin dal suo venire al mondo, ha bisogno di essere orientato a stabilire corrette reti di rapporto con il mondo delle cose, delle persone, dei significati. La ricerca pedagogica postula il diretto riferimento alla riflessione teoretica e alla rilevazione empirica.
Ad una concezione piramidale del rapporto tra la pedagogia e le altre scienze dell’educazione sembra far subentrare legami di reciprocità tra i vari settori disciplinari, in particolare tra pedagogia sociale, psicologia sociale e sociologia.
L’urgenza di precisare l’opzione axiologica su cui poggiare l’educazione sociale, quindi di chiarire in termini di ispirazione valoriale “i principi, i mezzi, i fini, i programmi, i metodi dell’educazione sociale” deriva, tra le altre cose, dallo sviluppo tecno-scientifico, specialmente dalla diffusione dei mass media. Con essi si può attuare un’educazione sociale tesa ad esaltare le funzioni della personalità, la responsabilità e la libertà umana, oppure privilegiare l’assegnazione all’individuo di un ruolo prestabilito. Ne consegue la necessità di un’educazione sociale animata da precisi valori, che orienti le nuove generazioni a svolgere il loro compito “ mediante indirizzi di educazione etico-civile e civico-giuridica” L’educazione sociale, anche nelle sue specificazioni di educazione tecnica (riguardante le forme odierne del vivere) e civica (concernente gli ordinamenti e gli istituti giuridici) va coordinata con lo sviluppo economico e con il progresso sociale , per palesarsi sempre meglio come guida e promozione del processo di socializzazione umana , come educazione alla responsabilità personale. L’educazione avvia ad essere attori nella società. il soggetto è sollecitato a inserirsi creativamente nella comunità umana, nella quale ha da assolvere precisi ruoli, funzioni e compiti Anche l’ istruzione professionale si configura per Agazzi come aspetto particolare dell’educazione sociale. Nel complesso, con l’educazione sociale l’accento è fatto cadere sul che cosa può fare l’educazione a favore dell’uomo e della società. Nella sua intima essenza essa si mostra come educazione civica , intenzionale avviamento del soggetto alla conoscenza degli ordinamenti della comunità, alla partecipazione, alla responsabilità. b) La pedagogia sociale si avvale della rilevazione socio-psicologica secondo la quale l’educazione non è da intendere soltanto come azione individuale tesa a favorire il progredire della società: anche in quest’ultima è presente una preoccupazione di tipo educativo. Deriva da ciò l’interesse pedagogico per lo studio di “ che cosa deve fare, e come, la società per l’educazione, ponendosi in termini di società educatrice”. E’ questo un modo per dire che “qualunque società deve porsi un programma educativo”. E’ convinzione di Agazzi che la pedagogia sociale non è da ridurre a una teoria generale dell’educazione tesa ad esaltare la “ sola essenza sociale dell’uomo ”. La pedagogia sociale da una parte valuta l’influsso esercitato dal contesto societario sulla crescita dell’uomo; dall’altra parte, intraprende lo studio dei fattori sociali allo scopo di delineare una “opera educativa da parte della società ”. Abbiamo a che fare, quindi, con un doppio impegno. La pedagogia sociale muove dalla condizione dell’uomo come essere contraddistinto da due elementi peculiari: la consistenza axiologica e la connaturata dimensione relazionale. Allo scopo di chiarire il concetto di società educante, Agazzi riprende la distinzione di Schneider tra educazione funzionale e educazione intenzionale. La prima implica processi di apprendimento spontaneo, senza la guida educativa. La seconda poggia sul tema dell’intervento adulto intenzionalmente progettato. Ebbene, nota Agazzi, la società educante non può reggersi semplicemente sull’educazione funzionale. Deve porre in opera una sua educazione “intenzionale”.
vari enti del contesto sociale, senza sacrificare la specificità dell’azione settoriale. Proprio per tale ragione lo studioso introduce il principio di “ coerenza ”. A suo dire, tra i vari istituti ed ambienti non vi può essere contraddizione. In caso contrario, la persona non potrebbe essere sostenuta nel suo cammino di crescita, ma sarebbe assoggettata a forze disgregatrici. Se manca la coerenza tra i vari organismi sociali, specialmente tra famiglia, scuola e Chiesa, l’educando è tradito nelle sue esigenze di umanizzazione e di difesa della dignità personale. Dinanzi alle variazioni in questa società interculturale, si avverte l’esigenza di un adeguamento, il quale postula, soprattutto nel campo dell’educazione, l’assunzione di un “ modello dinamico ” che aiuti ad interagire con il dinamismo della vita. Per poter dare consistenza all’istanza della coerenza, secondo Agazzi sono necessari “un nucleo di principii regolativi ed uno spirito animatore”. Nel nucleo dei principii regolativi dominano due criteri direttivi qualificanti: il rispetto/promozione del singolo e la ricerca del bene comune. Essi concorrono all’edificazione di un’etica sociale contraddistinta dai valori del pluralismo e del dialogo. Lungo la via tracciata dalla pedagogia sociale, trova un posto privilegiato il tema dell’ educazione permanente. L’azione della società non si esaurisce in un certo arco di tempo. Si dipana incessantemente nel corso del tempo, giovando al continuo processo di umanizzazione, socializzazione e civilizzazione dell’uomo. Ciascun ente o istituzione deve mirare ad assolvere il compito educativo che gli è proprio. A questo punto, ben si comprende il compito della scuola (ridimensionamento del suo ruolo), il cui problema non è esaustivo di tutta la problematica educativa di una società. Agazzi muove dalla pedagogia generale e torna ad essa. Poggia l’interrogativo del che cosa può fare la società per l’educazione dell’uomo e mira ad attuare quelli che sono i criteri direttivi dell’educazione: umanizzazione, socializzazione e civilizzazione. Capitolo Terzo- PER UNA FONDAZIONE DELLA PEDAGOGIA SOCIALE È andata via via emergendo una molteplicità di settori di studio sulla pedagogia (pedagogia speciale, dell’infanzia, degli adulti, comparata). L’emergere di inediti ambiti di ricerca educativa postula la chiara percezione della radice prima , pedagogica appunto, che presiede tutto il ragionare sull’educazione e dalla quale traggono alimento le varie e opportune diramazioni e differenziazioni di settore. Se la pedagogia, quale teoria dell’educazione, riguarda la rilevazione dei principii atti a permettere il concretamento dell’istanza dell’ educabilità dell’uomo, i vari segmenti pedagogici, che approfondiscono quei principi in riferimento a circostanziati spazi esistenziali, esigenze individuali e collettive dalla pedagogia generale traggono alimento e ad essa ritornano con i propri risultati, concorrendo alla sempre migliore precisazione teoretica dell’educazione.
assume il compito di elaborare progetti educativi riguardanti l’andamento generale della comunità sociale, le singole istituzioni educative, la funzione dei soggetti in esse agenti. Al tempo stesso, si preoccupa di svolgere un permanente vaglio critico nei confronti del generale funzionamento dello Stato per coglierne le congruenze, o denunciarne le carenze, rispetto al tema della tutela della crescita armonica della persona e della comunità. Svolge questo seguendo determinati principi axiologici , i quali danno risalto allo spessore critico e normativo del discorso pedagogico, che così è messo nella condizione di poter sempre e in ogni caso ribadire la direttività dell’educazione. La pedagogia sociale emerge come momento euristico/descrittivo, ermeneutico/propositivo, critico/normativo. In quanto tale , esalta la natura esistenziale dell’educazione, ribadisce la propria consistenza axiologica e teleologica, conferma la propria attenzione per l’uomo nel divenire del tempo e dello spazio. Tra gli ambiti propri di riflessione della pedagogia sociale:
Poiché lo studio pedagogico della famiglia non può fare a meno di muovere da una chiara concezione dell’uomo, del mondo, della vita la pedagogia della famiglia ha da poggiare su una filosofia della famiglia. Se i dati delle scienze empiriche aiutano la riflessione pedagogica a mettere in luce il modo di essere della realtà (il dato oggettivo ), le opzioni di natura filosofica giovano alla delineazione del dover essere, di ciò verso cui è possibile incamminarsi. La peculiarità della “pedagogia sociale della famiglia” è data dal suo indugiare sui modi attraverso i quali la relazione educativa, che è al cuore della riflessione pedagogica generale, assume tratti distintivi in un contesto di convivenza liberamente progettato e coltivato. Le quattro dimensioni epistemologiche precipue della realtà educativa familiare sono: progettualità , mediazione , divenire , integrazione. Per la loro enucleazione ricaviamo suggestioni dalla Teoria Generale dei Sistemi (TGS). Il concetto di sistema diventa una nozione chiave per la formulazione di una nuova concezione scientifica del mondo. A L. von Bertalanffy –fondatore della TGS- spetta il merito di aver delineato alcuni principi di natura logico-matematica. Nel campo della “pedagogia sociale della famiglia” detti principi, funzionando come vero e proprio dispositivo ermeneutico , giovano a far concepire il gruppo domestico come sistema di relazioni educative, per la cui conoscenza è indispensabile muovere dal concetto fondamentale di relazione interpersonale. La famiglia non è una somma di elementi. Essa è un sistema relazionale contraddistinto da vincoli d’interdipendenza tra le sue componenti e da scambi attivati con l’ambiente circostante. I rapporti tra i membri danno luogo a diversi sottositemi: coniugale, fraterno, parentale, intergenerazionale. I vari vincoli relazionali acquistano significato pedagogico-educativo nella misura in cui si prefiggono di esaltare le singole personalità coinvolte. Ad ogni sottosistema interattivo spettano precisi compiti educativi da assolvere, i quali sono determinati in virtù del progetto educativo (basato su una precisa scelta antropologica) che, inizialmente elaborato, assunto e seguito dai membri adulti, è successivamente condiviso e compartecipato da tutti. La famiglia va presa in seria considerazione ed eletta ad oggetto di attenta riflessione pedagogica poiché si presenta sempre e in ogni luogo come nucleo relazionale primario, teso alla piena umanizzazione delle persone in esse agenti.
Il progetto educativo familiare poggia su quello coniugale, l’uno e l’altro postulano la trasformazione nel tempo dei significati delle relazioni coniugali, parentali, intergenerazionali.
accomuni o integri le molteplici diversità, non già trasmettere acriticamente una cultura (e quindi una certa immagine di popolo) statica e immutabile. La nuova dinamica educativa familiare mira a rendere il soggetto consapevole delle proprie radici, da concepire come elementi indispensabili per situarsi nel mondo e dialogare con soggetti e culture differenti. Siffatto andamento educativo familiare instilla nei figli naturali e adottati il convincimento che è impossibile ridurre l’uomo ad un’unica cultura: egli esprime la propria ricchezza esistenziale con diversi modi culturali di percepire e interpretare la realtà circostante. b) L’esaltazione della scelta coniugale e familiare. Nel tempo d’oggi va diffondendosi una cultura giovanile, contrassegnata alla “tensione alla reversibilità delle scelte ”: L’atteggiamento è quello di considerare le varie scelte e decisioni prese all’insegna della reversibilità. Siffatta tendenza condiziona anche la vita affettiva, al punto che l’opzione per il matrimonio e per la famiglia diventa sempre più difficile. Padre e madre sono coloro i quali, per primi, possono presentare ai figli la bellezza del progetto coniugale e domestico, pur tra le difficoltà e i problemi che esso, inevitabilmente, reca con sé. Secondo i genitori gli elementi che sono indispensabili per il buon esito del matrimonio e che occorre insegnare ai giovani sono i seguenti: stima, rispetto, fedeltà tra i coniugi, andare d’accordo sull’educazione dei figli, capacità di comunicazione con il partner e con i figli. Padri e madri vengono sempre più avvertiti dell’urgenza pedagogica di riscoprire il significato della loro funzione educativa e di aiutare i giovani a riscoprire il fascino della scelta matrimoniale e familiare Compito della riflessione pedagogica è contribuire alla determinazione di itinerari di formazione, che favoriscano il ricupero della responsabilità educativa. Si tratta di esaltare la famiglia come luogo istituzionalmente preposto alla formazione delle nuove generazioni e che, come tale, ha un compito ben preciso circa l’educazione dei giovani all’amore, al matrimonio, alla famiglia. c) Il ricupero del rapporto intergenerazionale. L’Italia, più degli altri Paesi del mondo occidentale, è contraddistinta da due fenomeni, tra loro intrecciati: la denatalità e l’invecchiamento della popolazione. S’impone l’urgenza pedagogica di adeguati interventi educativi rivolti ai giovani e ai coniugi, in virtù dei quali motivarli all ’apertura alla vita. Per quanto attiene al fenomeno dell’invecchiamento della popolazione, la questione ripropone la rivalutazione pedagogico - educativa dei legami intergenerazionali e del contributo che la popolazione adulta può recare alla crescita di quella giovane. I giovani chiedono di essere sostenuti nel loro divenire, godendo di aiuti concettuali e metodologici per imparare a valutare convenientemente le molteplici sollecitazioni ambienti. Per i giovani, i genitori sono importanti punti di riferimento. Anche da parte degli adulti vi è il desiderio di guadagnare nuovi spazi di confronto e di intesa con i giovani. Possiamo esemplificare il discorso, prendendo in considerazione uno studio svolto con un gruppo di vedove. Le vedove possono far capire agli uni e agli altri la preziosità del vivere un legame d’amore, di cui si avverte l’importanza quando non c’è più la possibilità di coltivarlo.
parentale, sulla staticità dei ruoli, sull’unidirezionalità dell’offerta educativa, se ne è affiancato un altro, le cui note caratteristiche sono state rappresentate dalla simmetria dei piani relazionali, dalla crisi dei diritti/doveri educativi individuali, dall’aleatorietà d’indicazioni normative. Attualmente, la dinamica comunicativa della famiglia va sempre più contraddistinguendosi per la tendenza dei membri adulti a ri-definirne le regole, affinchè esse giovino all’emergere di nuove modalità educative qualificate dalle note della reciprocità. È facilmente identificabile, nell’odierna compagine familiare, l’inclinazione collettiva ad avvalorare il contributo che le singole componenti possono dare al generale e comune procedere domestico, secondo la prospettiva della circolarità dei sistemi d’interazione. I coniugi tra loro, la prole nel suo insieme, i genitori in rapporto con i figli: tutti sono sospinti a disporsi alla comunicazione sotto il segno dello scambio vicendevole, in un rapporto di integrazione idoneo a tutelare le rispettive peculiarità e soggettività. L’incontro tra l’Io e il Tu giova così allo strutturarsi della coniugalità , ossia all’assunzione di consapevolezza che il divenire personale è condizionato da quello comune. Nel campo dell’educazione familiare il tema della reciprocità tra uomo e donna esige di essere interpretato alla luce dell’istanza della progettualità: marito e moglie, padre e madre, nel loro comune divenire hanno da ispirarsi ad un condiviso progetto coniugale e familiare. Occorre richiamare e approfondire l’assunto riguardante l’ innegabile asimmetria dei rapporti tra i genitori e i figli, nella opportuna e ineludibile assunzione del principio della parità valoriale, evitando di cadere nell’a utoritarismo o nel permissivismo educativo. b) Corresponsabilità e specificità educativa coniugale. L’uomo e la donna oggigiorno ricercano originali modi di vivere la paternità e la maternità. Ai nostri giorni è alquanto viva nei soggetti interessati la tendenza a riformulare le loro identità, si parla di “nuovi padri” e “nuove madri”. C’è un diffuso desiderio filiale di guadagnare nuovi spazi, occasioni, possibilità di confidenza e di dialogo con entrambi i genitori. Nonostante ciò, il padre risulta ancora educativamente “ distante ”. In caso di necessità il soggetto a cui i figli si rivolgono maggiormente è la madre. Si impone, pertanto, l’urgenza di definire bene la funzione educativa del padre e della madre, esaltando la specificità educativa di ciascuno di essi nel rapporto di corresponsabilità educativa intrecciato e assolto. L’identità educativa dei “nuovi” padri, in verità, passa necessariamente attraverso la riformulazione dell’identità educativa delle “nuove” madri. c) Educazione familiare e ritmi evolutivi. L’educazione nel tempo d’oggi sembra più che mai conciliarsi con l’idea della sua durata nel tempo, contro la tendenza a relegarla soltanto nella fascia d’età compresa tra l’infanzia e l’adolescenza. Si parla, a questo riguardo, di una vera e propria pedagogia dello sviluppo umano, nella quale va fatto adeguato spazio all’educazione dei giovani. Lo stile comunicativo duttile ( autorevole ), all’opposto di quello parcellizzato ( permissivo ) e rigido ( autoritario) è contrassegnato sia da un profondo sentimento di partecipazione alle altrui vicende esistenziali sia da disponibilità al confronto con le idee e i sentimenti altrui. Nelle famiglie duttili, il rispetto e l’ascolto reciproci si correlano con la tutela dell’autonomia, della libertà della responsabilità, delle differenze personali. Per i giovani un ambiente familiare sorretto da chiari e corretti rapporti di comunicazione aiuta a trasformare anche le tensioni e i conflitti in elementi dinamici di chiarificazione delle rispettive posizioni. Invece, quando i rapporti sono impostati all’insegna della disarmonia e della frammentazione, prevalgono l’indifferenza e la chiusura reciproche.
Luogo privilegiato per l’educazione dell’uomo è la famiglia. I legami che in essa sono intessuti fin dall’inizio della vita del figlio si delineano come prototipo relazionale per la crescita futura dell’uomo e del cittadino. L’ imprinting che la famiglia esercita sulla personalità in via di accrescimento rimane vivo nel tempo a dimostrare la significatività dei modelli educativi parentali nell’assunzione di schemi relazionali. Il radicamento di questi ultimi nella struttura di personalità del soggetto è talmente profondo, da implicare, nel caso di successivo rifiuto e/o revisione, grande sofferenza e non poche difficoltà esistenziali. Nel loro educare, i genitori si ispirano sempre a un sistema di valori, per mezzo del quale definiscono schemi di condotta, obiettivi a cui tendere, regole comunicative. Ne consegue che l’educazione alla tolleranza, al rispetto dell’altro, alla tutela della diversità e così via postulano all’interno della famiglia la strutturazione di rapporti ispirati proprio dai valori della tolleranza, del rispetto per l’altro, della tutela della diversità. L’incertezza dei genitori in ordine ai valori ai quali riferirsi come educatori è fattore pregiudizievole per la crescita dei figli. Giddens ha formulato i concetti di “relazione pura” e di “democrazia delle emozioni”. Il primo concetto sta a indicare “un rapporto basato sulla comunicazione emozionale”. Il secondo è la specificazione del primo: in democrazia tutti sono per principio uguali, e l’uguaglianza porta con sé il rispetto reciproco. L’apertura al dialogo è una caratteristica fondamentale della democrazia.
e portatore di una cultura ambiente, ma anche alla famiglia intesa come insieme relazionale dotato di una propria cultura interna. Con l’avvalersi della propria capacità di mediazione educativa, la famiglia può proporre ai figli particolari valori sociali, civici e politici, che concorrano alla definizione di un nuovo ethos sociale. Appellarsi alla mediazione educativa della famiglia significa, soprattutto oggi, fare appello alla capacità dei genitori di avviare i figli a soppesare convenientemente fatti e circostanze sociali, sollecitandoli a capire che su tutto ha da dominare il rispetto per l’uomo e per il suo diritto alla dignità. L’azione della famiglia ai fini di un nuovo ethos civile è previa all’azione di ogni altra istituzione. La famiglia educa a percepire l’alterità come portatrice di valori e a maturare l’idea che anche l’altro, il diverso, possiede una prospettiva axiologica in riferimento alla quale percepisce e valuta ciò che è estraneo per lui. La percezione dell’altro come valore è premessa indispensabile per la rilevazione di comuni regole di convivenza, ordinamenti giuridici, norme sociali.
La partecipazione dei genitori nella scuola dell’autonomia non può continuare ad essere di tipo o “formale” o “sostanziale”: è invece necessario delineare una partecipazione che permetta ai genitori di affermare la loro competenza e responsabilità, quindi la loro capacità di proposta nel campo dell’educazione scolastica. Fino a quando la famiglia sarà considerata dalla scuola soltanto come utente, cliente, non già come artefice fondamentale di educazione, il costume della vera partecipazione stenterà ad affermarsi. Allo scopo di dare maggiore consistenza al concetto di partecipazione, si rende indispensabile chiarire due livelli: a) Il livello istituzionale si collega soprattutto alla riforma dei cicli scolastici , quindi alla distinzione tra scuola di base e scuola secondaria. L’istanza della partecipazione può essere tratteggiata, per la scuola di base , come ricerca dei modi attraverso cui la scuola è tenuta a garantire gli orientamenti educativi e le esigenze di sostegno manifestati dalla famiglia; per la scuola secondaria , come comune determinazione degli obiettivi educativi e dell’ampliamento dell’offerta formativa, nella direzione del corretto orientamento scolastico e professionale degli studenti. b) Il livello formativo chiama direttamente in causa la partecipazione tra scuola e famiglia. La legge 30/2000 sollecita scuola e famiglia a costruire un “sistema educativo d’istruzione e di formazione finalizzato alla crescita e alla valorizzazione della persona umana nel rispetto dei ritmi dell’età evolutiva, che incoraggi le attitudini e le vocazioni degli studenti e arricchisca la formazione culturale, umana e civile degli studenti, sostenendoli nella progressiva assunzione di responsabilità. Emergono tre ambiti di collaborazione tra scuola e famiglia: il collegamento dell’educazione con l’istruzione, l’educazione socio-civico-politica, l’articolazione tra sapere/saper essere/saper fare.
possono agire in maniera autosufficiente, pena il venir meno della coerenza degli interventi educativi: nella peculiarità della loro azione, sono tenute ad ispirarsi ad un comune progetto di crescita personale, istituzionale, sociale.