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La Cooperazione tra Scuola e Famiglia: Un Approfondimento Pedagogico - Prof. Bartolini, Sintesi del corso di Pedagogia

Sintesi di pedagogia sociale, familiare e interculturale

Tipologia: Sintesi del corso

2018/2019

Caricato il 18/12/2019

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PEDAGOGIA SOCIALE
Capitolo Primo- LINEE DI PEDAGOGIA GENERALE
Lo sviluppo dell’argomento è animato dalla preoccupazione primaria di lumeggiare i
rapporti esistenti tra pedagogia generale e pedagogia sociale, di da qualsiasi
propensione a frammentare l’unità del processo educativo.
La pedagogia sociale non può essere concepita come settore di studio indipendente dalla
pedagogia generale.
1. RIFLESSIONE PEDAGOGICA E UNITÀ DELL’EDUCAZIONE
C’è la tendenza di osservatori e ricercatori ad annullare la pedagogia nelle così dette
scienze dell’educazione. Bilanciano questa tendenza gli studi animati dall’intenzione di
dare rigore epistemologico alla pedagogia.
Può risultare di una certa utilità richiamare un elemento oggettivo di distinzione tra la
pedagogia e le altre scienze dell’educazione (psicologia e sociologia). Mentre le ultime
indagano le problematiche educative per accidens, la prima trova nello studio
dell’educazione il suo proprium disciplinare.
La questione da capire è la seguente: il rapporto tra le varie scienze interessate allo studio
dell’educazione è da avvertire in termini di relazione e integrazione tra le parti.
a) Relazione. Le scienze interessate allo studio dell’educazione sono chiamate a
intrecciare rapporti di reciprocità collaborativa, se non vogliono parcelizzare l’ogg.
Cui si riferiscono (l’educazione). Ogni metodo può esaminare, descrivere e
interpretare soltanto uno o alcuni aspetti del fenomeno “educazione”: non è mai
esaustivo. Il metodo risente sempre delle scelte e degli orientamenti esistenziali del
ricercatore.
b) Integrazione. Tra le scienze dell’educazione non vi può essere separatezza
mero uniformarsi di una ad un’altra. Per la singola scienza si pone l’obbligo
epistemologico di approfondire il proprio universo di discorso, anche avvalendosi
dei risultati conseguiti dagli altri settori scientifici. Così facendo, tra differenti ambiti
disciplinari si stabilisce un rapporto di vicendevole fecondità, mentre al tempo
stesso è difesa la peculiarità del settoriale argomentare.
Tra i vari universi di discorso non vi è rapporto di sudditanza o subordinazione.
Ciascuno di essi studia, in virtù della propria distinzione disciplinare, peculiari
aspetti, talché i vari contributi aiutano a conoscere sempre meglio l’oggetto
“educazione”: i risultati settoriali possono dare ragione della complessità
dell’educare solo se sono collocati in una prospettiva di integrazione.
L’inclinazione delle singole scienze a spiegare il fenomeno educativo in forza del
proprio angolo di visuale, trascurando i contributi provenienti da prospettive
differenti, svilisce le scienze medesime e la stessa educazione. Il rischio è quello di
incorrere in un riduttivo dogmatismo, con l’esaltazione unilaterale dei vari settori
disciplinari.
La riflessione pedagogica per essere valida epistemologicamente non può privilegiare
l’autoreferenzialità. Le sue acquisizioni vanno messe al servizio anche del sapere di altre
discipline, se si vuole conoscere sempre meglio l'
DA COSA È DATA LA RELAZIONE/INTEGRAZIONE TRA LA PEDAGOGIA E LE VARIE
SCIENZE DELL’EDUCAZIONE?
È data dal loro porsi al servizio dell’uomo. L’uomo sembra essere diventato per tutti il
comune orizzonte di comprensione.
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PEDAGOGIA SOCIALE

Capitolo Primo- LINEE DI PEDAGOGIA GENERALE Lo sviluppo dell’argomento è animato dalla preoccupazione primaria di lumeggiare i rapporti esistenti tra pedagogia generale e pedagogia sociale, di là da qualsiasi propensione a frammentare l’unità del processo educativo. La pedagogia sociale non può essere concepita come settore di studio indipendente dalla pedagogia generale.

  1. RIFLESSIONE PEDAGOGICA E UNITÀ DELL’EDUCAZIONE C’è la tendenza di osservatori e ricercatori ad annullare la pedagogia nelle così dette scienze dell’educazione. Bilanciano questa tendenza gli studi animati dall’intenzione di dare rigore epistemologico alla pedagogia. Può risultare di una certa utilità richiamare un elemento oggettivo di distinzione tra la pedagogia e le altre scienze dell’educazione (psicologia e sociologia). Mentre le ultime indagano le problematiche educative per accidens , la prima trova nello studio dell’educazione il suo proprium disciplinare. La questione da capire è la seguente: il rapporto tra le varie scienze interessate allo studio dell’educazione è da avvertire in termini di relazione e integrazione tra le parti. a) Relazione. Le scienze interessate allo studio dell’educazione sono chiamate a intrecciare rapporti di reciprocità collaborativa, se non vogliono parcelizzare l’ogg. Cui si riferiscono (l’educazione). Ogni metodo può esaminare, descrivere e interpretare soltanto uno o alcuni aspetti del fenomeno “educazione”: non è mai esaustivo. Il metodo risente sempre delle scelte e degli orientamenti esistenziali del ricercatore. b) Integrazione. Tra le scienze dell’educazione non vi può essere separatezza né mero uniformarsi di una ad un’altra. Per la singola scienza si pone l’obbligo epistemologico di approfondire il proprio universo di discorso, anche avvalendosi dei risultati conseguiti dagli altri settori scientifici. Così facendo, tra differenti ambiti disciplinari si stabilisce un rapporto di vicendevole fecondità, mentre al tempo stesso è difesa la peculiarità del settoriale argomentare. Tra i vari universi di discorso non vi è rapporto di sudditanza o subordinazione. Ciascuno di essi studia, in virtù della propria distinzione disciplinare, peculiari aspetti, talché i vari contributi aiutano a conoscere sempre meglio l’oggetto “educazione”: i risultati settoriali possono dare ragione della complessità dell’educare solo se sono collocati in una prospettiva di integrazione. L’inclinazione delle singole scienze a spiegare il fenomeno educativo in forza del proprio angolo di visuale, trascurando i contributi provenienti da prospettive differenti, svilisce le scienze medesime e la stessa educazione. Il rischio è quello di incorrere in un riduttivo dogmatismo, con l’esaltazione unilaterale dei vari settori disciplinari. La riflessione pedagogica per essere valida epistemologicamente non può privilegiare l’ autoreferenzialità. Le sue acquisizioni vanno messe al servizio anche del sapere di altre discipline, se si vuole conoscere sempre meglio l' DA COSA È DATA LA RELAZIONE/INTEGRAZIONE TRA LA PEDAGOGIA E LE VARIE SCIENZE DELL’EDUCAZIONE? È data dal loro porsi al servizio dell’uomo. L’uomo sembra essere diventato per tutti il comune orizzonte di comprensione.

L’uomo, la sua vita, la vita dell’ambiente naturale e sociale in cui egli vive sono diventati il denominatore comune su cui vengono ad incontrarsi ed a consentire varie interpretazioni. Il processo educativo è concepito come “iniziazione all’umano”. L’uomo è assunto come essere imprevedibile , sempre teso a perfezionarsi e pertanto bisognevole in modo permanente di educazione. “La” pedagogia non esiste. Esistono “le” pedagogie, conformemente alla scelta antropologica compiuta dai ricercatori. La scelta antropologica permette di sostenere in quale modo l’uomo può essere educato. Le varie concezioni pedagogiche rimarcano il fatto che l’educazione tende sempre verso precise finalità (dimensione teleologica), le quali si differenziano tra loro in ragione del quadro antropologico. Dalle finalità scaturiscono gli obiettivi insieme alle modalità prescelte per conseguirli. (progetto) Il processo di perfezionamento personale è intimamente connesso con l’impegno progettuale dell’uomo, a sua volta vincolato a tre dimensioni temporali: passato, presente, futuro. Di esse, quella riguardante il presente occupa maggiore spazio. Il passato serve per dare radici all’oggi e al domani; il futuro si palesa come fattore che motiva l’uomo a misurarsi con quanto non è ancora ma nel momento in cui il progetto comincia ad essere perseguito il presente dilata il proprio raggio d‘estensione e il domani, anche se in modo impreciso e parziale, entra a far parte dell’oggi. (inediti percorsi esistenziali) Nel progetto esistenziale è insito il tema del cambiamento, a cui fa eco il timore del fallimento, della limitazione, della precarietà. Tutto questo esige dall’uomo coraggio morale ad abbandonare le rassicuranti certezze acquisite, a tutto vantaggio del “rischio”. Attendere al concretamento del proprio progetto di vita significa misurarsi con scelte i cui esiti sono sconosciuti. Va da sé che educatore ed educando non avranno mai la certezza del risultato, ma soltanto la speranza che l’obiettivo perseguito e/o conseguito si avvicini il più possibile a quello progettato. Strettamente collegate al tema del progetto ritroviamo la relazionalità e l’ intenzionalità. La prima aiuta a dire che la progettualità è di per sé relazionale. Non soltanto per i collegamenti tra passato, presente e futuro, ma anche per il suo riguardare l’uomo inserito in un determinato contesto esperienziale. Per educare il singolo individuo è necessario esaltare i le reti di legame che egli formula. La seconda permette di sottolineare che la progettualità postula la capacità personale di attribuire senso alle scelte e all’agire. In riferimento ad essa l’uomo emerge come essere capace di concepirsi in termini di progetto esistenziale. Relazionalità e intenzionalità permettono al progetto di trascendere il dato, pur nel suo radicarsi nel passato e nel suo palesarsi nel presente. Alla pedagogia spetta dichiarare quale tipo di educazione sia preferibile offrire all’uomo, stante l’assunzione di una precisa scelta antropologica e l’attendo esame delle condizioni ambientali. Per quanto concerne gli elementi di distinzione tra filosofia e filosofia dell’educazione, si tratta di capire che, se per la filosofia vale l’interrogativo “Chi è l’uomo?”, per la filosofia dell’educazione vale l’interrogativo “Perché l’uomo ha bisogno di educazione?”. Spetta al discorso pedagogico indugiare soprattutto sulla categoria dell’ educabilità umana , per la cui definizione non si può prescindere dall’opzione antropologica. In conformità all’antropologia personalistica l’educabilità dell’uomo affonda le radici nella dimensione relazionale del medesimo. L’uomo, sin dal suo venire al mondo, ha bisogno di essere orientato a stabilire corrette reti di rapporto con il mondo delle cose, delle persone, dei significati. La ricerca pedagogica postula il diretto riferimento alla riflessione teoretica e alla rilevazione empirica.

Ad una concezione piramidale del rapporto tra la pedagogia e le altre scienze dell’educazione sembra far subentrare legami di reciprocità tra i vari settori disciplinari, in particolare tra pedagogia sociale, psicologia sociale e sociologia.

  1. LE RAGIONI DELLE RESPONSABILITÀ EDUCATIVE DELLA SOCIETÀ Il pensiero di Agazzi in ordine alla pedagogia sociale matura tra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio degli anni Sessanta, in una situazione culturale che vede la riflessione pedagogica italiana mostrare particolare attenzione verso i temi della società e del rapporto dell’istituzione scolastica con il contesto ambiente. Sono gli anni del cosiddetto “miracolo economico”, al quale si accompagna una realtà sociale gravida di problemi. Nel panorama nazionale, nell’unità dell’ispirazione ad affermare il valore dell’educazione, si profilano due posizioni accademiche. Da una parte vi sono coloro i quali, appartenenti alla grande corrente della pedagogia laica , approfondiscono il discorso riguardante il rapporto tra educazione e ambiente, mettendo l’accento sulla possibile funzione da far esercitare alla scuola. Nel complesso, la pedagogia laica mette l’accento sul ruolo delle istituzioni educative, della scuola specialmente, per l’avvento della società democratica. Dall’altra parte si collocano gli esponenti della così detta pedagogia cattolica , i quali esaminano il rapporto tra educazione e società, riferendolo soprattutto al divenire della persona. E’ compito dell’educazione ordinare le molteplici sollecitazioni ambientali e culturali, rendendole funzionali alla crescita dell’uomo. A tal fine la scuola svolge un ruolo fondamentale. I pedagogisti italiani privilegiano le riflessioni intorno ai temi della funzione della scuola e dell’educazione socio-civico-politica delle nuove generazioni. Agazzi, in siffatto contesto, apre un nuovo campo di studio. Si tratta della distinzione da lui operata tra educazione e pedagogia sociali. Da questa discendono le sue considerazioni intorno ai rapporti tra pedagogia generale e pedagogia sociale. Secondo Agazzi, la situazione di complessità sociale del tempo pone alla pedagogia un problema di grande momento: riverificare se ancora e come una società abbia e conservi per sé dei compiti educativi, e, in caso affermativo, di reperire e formulare degli orientamenti direttivi ed operativi validi a cui essa possa rifarsi perché tali compiti possano adempiersi correttamente. In seguito Agazzi mette in luce altre ragioni che adducono alla giustificazione della pedagogia sociale. Egli, riprendendo le sue riflessioni sulla scuola come istituzione sociale e sulla funzione di trasmissione culturale, nota come nel suo tempo la secolare distinzione tra istruzione ed educazione tenda a venir meno. Accanto a questa ragione, egli pone l’enfasi su altre due. Innanzi tutto, sul fatto che negli ultimi decenni si è assistito ad un ridimensionamento dell’azione e del ruolo sociali della scuola. Essa non è più l’istituzione educativa principale, che affianca l’opera della famiglia e della Chiesa. È una soltanto delle istituzioni d’educazione e d’istruzione. Di qua l’urgenza di riflettere sull’azione educativa svolta dagli altri enti sociali. In secondo luogo, Agazzi mette in risalto la recente tendenza di gruppi e movimenti a partecipare ai processi educativi. È evidente un intervento diretto della società all’educazione, accanto alla scuola, sostitutivamente alla scuola.
  2. LA PEDAGOGIA SOCIALE La prima precisa formulazione da parte di Agazzi del concetto di pedagogia sociale avviene nel 1961. Egli opera la distinzione tra educazione sociale e pedagogia sociale. a) Per Agazzi l’ educazione sociale concerne l’avviamento della persona a interagire con il contesto ambiente. Essa sviluppa nel soggetto la sociabilità e la socialità. Secondo Agazzi l’educazione sociale si mostra come processo mediante il quale si giova all’incontro dell’Io con il Tu nel mondo dell’esperienza.

L’urgenza di precisare l’opzione axiologica su cui poggiare l’educazione sociale, quindi di chiarire in termini di ispirazione valoriale “i principi, i mezzi, i fini, i programmi, i metodi dell’educazione sociale” deriva, tra le altre cose, dallo sviluppo tecno-scientifico, specialmente dalla diffusione dei mass media. Con essi si può attuare un’educazione sociale tesa ad esaltare le funzioni della personalità, la responsabilità e la libertà umana, oppure privilegiare l’assegnazione all’individuo di un ruolo prestabilito. Ne consegue la necessità di un’educazione sociale animata da precisi valori, che orienti le nuove generazioni a svolgere il loro compito “ mediante indirizzi di educazione etico-civile e civico-giuridica” L’educazione sociale, anche nelle sue specificazioni di educazione tecnica (riguardante le forme odierne del vivere) e civica (concernente gli ordinamenti e gli istituti giuridici) va coordinata con lo sviluppo economico e con il progresso sociale , per palesarsi sempre meglio come guida e promozione del processo di socializzazione umana , come educazione alla responsabilità personale. L’educazione avvia ad essere attori nella società. il soggetto è sollecitato a inserirsi creativamente nella comunità umana, nella quale ha da assolvere precisi ruoli, funzioni e compiti Anche l’ istruzione professionale si configura per Agazzi come aspetto particolare dell’educazione sociale. Nel complesso, con l’educazione sociale l’accento è fatto cadere sul che cosa può fare l’educazione a favore dell’uomo e della società. Nella sua intima essenza essa si mostra come educazione civica , intenzionale avviamento del soggetto alla conoscenza degli ordinamenti della comunità, alla partecipazione, alla responsabilità. b) La pedagogia sociale si avvale della rilevazione socio-psicologica secondo la quale l’educazione non è da intendere soltanto come azione individuale tesa a favorire il progredire della società: anche in quest’ultima è presente una preoccupazione di tipo educativo. Deriva da ciò l’interesse pedagogico per lo studio di “ che cosa deve fare, e come, la società per l’educazione, ponendosi in termini di società educatrice”. E’ questo un modo per dire che “qualunque società deve porsi un programma educativo”. E’ convinzione di Agazzi che la pedagogia sociale non è da ridurre a una teoria generale dell’educazione tesa ad esaltare la “ sola essenza sociale dell’uomo ”. La pedagogia sociale da una parte valuta l’influsso esercitato dal contesto societario sulla crescita dell’uomo; dall’altra parte, intraprende lo studio dei fattori sociali allo scopo di delineare una “opera educativa da parte della società ”. Abbiamo a che fare, quindi, con un doppio impegno. La pedagogia sociale muove dalla condizione dell’uomo come essere contraddistinto da due elementi peculiari: la consistenza axiologica e la connaturata dimensione relazionale. Allo scopo di chiarire il concetto di società educante, Agazzi riprende la distinzione di Schneider tra educazione funzionale e educazione intenzionale. La prima implica processi di apprendimento spontaneo, senza la guida educativa. La seconda poggia sul tema dell’intervento adulto intenzionalmente progettato. Ebbene, nota Agazzi, la società educante non può reggersi semplicemente sull’educazione funzionale. Deve porre in opera una sua educazione “intenzionale”.

vari enti del contesto sociale, senza sacrificare la specificità dell’azione settoriale. Proprio per tale ragione lo studioso introduce il principio di “ coerenza ”. A suo dire, tra i vari istituti ed ambienti non vi può essere contraddizione. In caso contrario, la persona non potrebbe essere sostenuta nel suo cammino di crescita, ma sarebbe assoggettata a forze disgregatrici. Se manca la coerenza tra i vari organismi sociali, specialmente tra famiglia, scuola e Chiesa, l’educando è tradito nelle sue esigenze di umanizzazione e di difesa della dignità personale. Dinanzi alle variazioni in questa società interculturale, si avverte l’esigenza di un adeguamento, il quale postula, soprattutto nel campo dell’educazione, l’assunzione di un “ modello dinamico ” che aiuti ad interagire con il dinamismo della vita. Per poter dare consistenza all’istanza della coerenza, secondo Agazzi sono necessari “un nucleo di principii regolativi ed uno spirito animatore”. Nel nucleo dei principii regolativi dominano due criteri direttivi qualificanti: il rispetto/promozione del singolo e la ricerca del bene comune. Essi concorrono all’edificazione di un’etica sociale contraddistinta dai valori del pluralismo e del dialogo. Lungo la via tracciata dalla pedagogia sociale, trova un posto privilegiato il tema dell’ educazione permanente. L’azione della società non si esaurisce in un certo arco di tempo. Si dipana incessantemente nel corso del tempo, giovando al continuo processo di umanizzazione, socializzazione e civilizzazione dell’uomo. Ciascun ente o istituzione deve mirare ad assolvere il compito educativo che gli è proprio. A questo punto, ben si comprende il compito della scuola (ridimensionamento del suo ruolo), il cui problema non è esaustivo di tutta la problematica educativa di una società. Agazzi muove dalla pedagogia generale e torna ad essa. Poggia l’interrogativo del che cosa può fare la società per l’educazione dell’uomo e mira ad attuare quelli che sono i criteri direttivi dell’educazione: umanizzazione, socializzazione e civilizzazione. Capitolo Terzo- PER UNA FONDAZIONE DELLA PEDAGOGIA SOCIALE È andata via via emergendo una molteplicità di settori di studio sulla pedagogia (pedagogia speciale, dell’infanzia, degli adulti, comparata). L’emergere di inediti ambiti di ricerca educativa postula la chiara percezione della radice prima , pedagogica appunto, che presiede tutto il ragionare sull’educazione e dalla quale traggono alimento le varie e opportune diramazioni e differenziazioni di settore. Se la pedagogia, quale teoria dell’educazione, riguarda la rilevazione dei principii atti a permettere il concretamento dell’istanza dell’ educabilità dell’uomo, i vari segmenti pedagogici, che approfondiscono quei principi in riferimento a circostanziati spazi esistenziali, esigenze individuali e collettive dalla pedagogia generale traggono alimento e ad essa ritornano con i propri risultati, concorrendo alla sempre migliore precisazione teoretica dell’educazione.

  1. LE PECULIARITÀ DELLA PEDAGOGIA SOCIALE In ordine allo studio pedagogico delle relazioni educative in vari contesti esperienziali, è corretto parlare di “pedagogia sociale”. La dimensione sociale è strutturalmente connessa con l’educazione, in quanto espressione della natura relazionale della persona. Questa è sempre chiamata all’incontro con il Tu e va sempre concepita come essere sociale. Allorché la teoria dell’educazione si accosta allo studio dei molteplici e multiformi fattori ambienti, che influiscono in maniera diretta o indiretta sulla relazione educatore-educando , essa diventa pedagogia sociale. Con Agazzi possiamo dire che la pedagogia sociale “definisce quello che deve fare la società per poter essere educante. La pedagogia sociale è la pedagogia di una società come educatrice dell’uomo”. La pedagogia sociale, quindi, emerge come universo di discorso scientifico autonomo eppure dinamicamente correlato a quello proprio della pedagogia generale. Essa si

assume il compito di elaborare progetti educativi riguardanti l’andamento generale della comunità sociale, le singole istituzioni educative, la funzione dei soggetti in esse agenti. Al tempo stesso, si preoccupa di svolgere un permanente vaglio critico nei confronti del generale funzionamento dello Stato per coglierne le congruenze, o denunciarne le carenze, rispetto al tema della tutela della crescita armonica della persona e della comunità. Svolge questo seguendo determinati principi axiologici , i quali danno risalto allo spessore critico e normativo del discorso pedagogico, che così è messo nella condizione di poter sempre e in ogni caso ribadire la direttività dell’educazione. La pedagogia sociale emerge come momento euristico/descrittivo, ermeneutico/propositivo, critico/normativo. In quanto tale , esalta la natura esistenziale dell’educazione, ribadisce la propria consistenza axiologica e teleologica, conferma la propria attenzione per l’uomo nel divenire del tempo e dello spazio. Tra gli ambiti propri di riflessione della pedagogia sociale:

  • lo studio di principii , contenuti, metodi indispensabili affinché il singolo soggetto sia messo in condizione dal sistema sociale cui appartiene di contribuire al processo di umanizzazione del medesimo, in forza della sua azione nei vari campi dell’umana convivenza. Postula, pertanto, l’elaborazione di orientamenti pedagogico - educativi idonei a formare l’uomo nella sua posizione di cittadino, genitore, lavoratore e così via.
  • lo studio di principii , contenuti e metodi mediante i quali giovare al sempre migliore adeguamento delle varie istituzioni sociali alle esigenze di piena umanizzazione dei soggetti in esse agenti. Le varie istituzioni (scolastiche ed extrascolastiche) sono studiate in riferimento a ciò che le medesime possono fare per garantire il cammino di crescita delle persone in esse inserite.
  • lo studio di principii , contenuti e metodi in forza dei quali imprimere alla società uno stile di funzionamento sempre più a misura d’uomo , favorendo così un reale e costruttivo processo di integrazione umana. Ciò nella considerazione che tutti i sistemi sociali, a prescindere dai loro attributi politici-ideologici, sono ispirati ad una certa concezione dell’uomo. Un tale modo di intendere la questione giustifica la riflessione della pedagogia sociale anche sugli ordinamenti giuridici di una certa società. Per esemplificare tutto il discorso, possiamo riferirci al tema della famiglia, le cui riflessioni potrebbero essere interpretate così:
  • Positivo avviamento individuale all’esercizio delle funzioni parentali e filiali;
  • Elementi idonei a qualificare pedagogicamente l’azione del gruppo familiare;
  • Suggerire l’adozione di orientamenti legislativi che avvalorino il nucleo domestico nel suo partecipare con originalità al processo di perfezionamento delle persone in esso agenti e del complesso societario di cui fa parte.
  1. FAMIGLIA E ALTRE ISTITUZIONI EDUACTIVE: QUALI POSSIBILITÀ D’INCONTRO? Proprio per la dimensione relazionale che la contraddistingue, la famiglia, per poter vivere, ha bisogno di continui scambi con il contesto ambiente. Essa si alimenta dei contributi provenienti dall’esterno e alimenta lo spessore culturale dell’ambiente circostante. Ne consegue che, interagendo con la comunità circostante, la famiglia subisce influssi in ordine ai modi di organizzarsi e di gestire le proprie presenze e funzioni; al tempo stesso, con le proprie scelte e i propri ritmi, incide sull’assetto circostante. Il rapporto tra famiglia e altri ambienti extrascolastici ripropone il tema dell’unità nella diversità. In realtà, l’idea dominante è quella della costruzione della comunità educante (unità), nella quale le molteplici istituzioni educative possano far valere la propria specificità propositiva e operativa (diversità).

Poiché lo studio pedagogico della famiglia non può fare a meno di muovere da una chiara concezione dell’uomo, del mondo, della vita la pedagogia della famiglia ha da poggiare su una filosofia della famiglia. Se i dati delle scienze empiriche aiutano la riflessione pedagogica a mettere in luce il modo di essere della realtà (il dato oggettivo ), le opzioni di natura filosofica giovano alla delineazione del dover essere, di ciò verso cui è possibile incamminarsi. La peculiarità della “pedagogia sociale della famiglia” è data dal suo indugiare sui modi attraverso i quali la relazione educativa, che è al cuore della riflessione pedagogica generale, assume tratti distintivi in un contesto di convivenza liberamente progettato e coltivato. Le quattro dimensioni epistemologiche precipue della realtà educativa familiare sono: progettualità , mediazione , divenire , integrazione. Per la loro enucleazione ricaviamo suggestioni dalla Teoria Generale dei Sistemi (TGS). Il concetto di sistema diventa una nozione chiave per la formulazione di una nuova concezione scientifica del mondo. A L. von Bertalanffy –fondatore della TGS- spetta il merito di aver delineato alcuni principi di natura logico-matematica. Nel campo della “pedagogia sociale della famiglia” detti principi, funzionando come vero e proprio dispositivo ermeneutico , giovano a far concepire il gruppo domestico come sistema di relazioni educative, per la cui conoscenza è indispensabile muovere dal concetto fondamentale di relazione interpersonale. La famiglia non è una somma di elementi. Essa è un sistema relazionale contraddistinto da vincoli d’interdipendenza tra le sue componenti e da scambi attivati con l’ambiente circostante. I rapporti tra i membri danno luogo a diversi sottositemi: coniugale, fraterno, parentale, intergenerazionale. I vari vincoli relazionali acquistano significato pedagogico-educativo nella misura in cui si prefiggono di esaltare le singole personalità coinvolte. Ad ogni sottosistema interattivo spettano precisi compiti educativi da assolvere, i quali sono determinati in virtù del progetto educativo (basato su una precisa scelta antropologica) che, inizialmente elaborato, assunto e seguito dai membri adulti, è successivamente condiviso e compartecipato da tutti. La famiglia va presa in seria considerazione ed eletta ad oggetto di attenta riflessione pedagogica poiché si presenta sempre e in ogni luogo come nucleo relazionale primario, teso alla piena umanizzazione delle persone in esse agenti.

  1. DIMENSIONE DELLA PROGETTUALITÀ Nel campo della pedagogia familiare l’istanza della progettazione esistenziale risulta essere prioritaria. Matrimonio e famiglia sono percorsi di vita futura che abbisognano di essere collocati in un preciso sistema di significati. Sotto l’aspetto pedagogico, educare i giovani e gli adulti alla vita matrimoniale e familiare vuol dire aiutarli a predisporre itinerari di progettazione, quindi a scegliere e a coltivare le coordinate valoriali entro le quali costruire quotidianamente la vita della coppia e del gruppo domestico. La pedagogia della famiglia studia altresì i processi attraverso i quali la relazione educativa si modula e si svolge in un determinato ambito di esperienza- la famiglia - intenzionalmente progettato e costruito nel tempo da membri adulti. Il singolo nucleo affronta le molteplici situazioni di vita con flessibilità e creatività : ai vari membri inerisce la capacità di scegliere, assumere, seguire un insieme di regole e norme atte a qualificare il funzionamento di tutto il sistema domestico nei suoi rapporti interni ed esterni, nel suo procedere verso un ideale regolativo della convivenza comune.

Il progetto educativo familiare poggia su quello coniugale, l’uno e l’altro postulano la trasformazione nel tempo dei significati delle relazioni coniugali, parentali, intergenerazionali.

  1. DIMENSIONE DELLA MEDIAZIONE Ad ogni nucleo domestico ineriscono precise caratteristiche materiali, socio-politico- culturali, axiologiche. La pedagogia familiare mira a enucleare la peculiarità educativa delle relazioni domestiche. Il sistema familiare, in virtù dell’antropologia assunta, del proprio dinamismo teleologico, ai suoi membri propone schemi di condotta che in vari modi si ripercuotono sull’andamento generale della società. Quest’ultima, pertanto, non agisce in maniera unidirezionale: tra ethos sociale e clima axiologico familiare s’istituisce un rapporto, la cui nota caratteristica è la reciprocità. Gli adulti, con l’avvalersi degli orientamenti axiologici prescelti e seguiti, fanno sì che il sistema domestico affini sempre più la capacità di selezionare le informazioni esterne, di mediare le sollecitazioni ambienti, di filtrare le suggestioni culturali. Si deduce che alla pedagogia sociale della famiglia inerisce anche lo studio dei legami esistenti tra modo di condurre l’educazione familiare e fattori politico-istituzionali. Riflette non soltanto sull’influsso dei condizionamenti socio-culturali circa il procedere dell’educazione familiare, ma anche e soprattutto intorno alle strategie politico-istituzionali che occorre intraprendere per secondare il fiorire delle risorse educative proprie della famiglia.
  2. DIMENSIONE DEL DIVENIRE La pedagogia familiare privilegia l’analisi dei fattori che permettono alle relazioni educative domestiche di sollecitare la singola persona al perseguimento di particolari obiettivi di crescita (es. fiducia di base). In siffatto procedere, la pedagogia familiare approfondisce l’interpretazione che della relazione educativa fanno gli attori principali del processo educativo familiare: i genitori. Ben si comprende come costituiscano settore di particolare riflessione pedagogica i temi riguardanti il divenire paterno e materno (modi di essere genitori nelle varie età dei figli, le modalità di funzionamento del legame parentale, le relazioni coniugali, parentali, fraterne). La dimensione del divenire aiuta a osservare la famiglia come sistema di persone sottoposto a permanenti cambiamenti, conformemente alla crescita dei singoli soggetti, al mutare dei loro bisogni, possibilità e attività, al variare dei legami intra ed extra domestici. Si ha a che fare con l’idea di realtà familiare in permanente crescita. La vita del sistema familiare, sotto l’aspetto pedagogico, ubbidisce all’imperativo del cambiamento , che interessa tutti i sottosistemi familiari.
  3. DIMENSIONE DELL’INTEGRAZIONE Nel dinamico sistema dei rapporti familiari ciascuna componente si situa in uno spazio specifico di responsabilità e di competenza, contribuendo alla crescita e all’affinamento di quello altrui: i vari piani relazionali si compongono nella prospettiva della circolarità e dello scambio. La funzione educativa dei genitori scaturisce dal rapporto coniugale progettato e avviato e si nutre della comunicazione promossa con la prole. Anche i figli educano. In tale contesto, anche gli scontri, i conflitti, le rivalità che contraddistinguono la vita educativa della famiglia sono ripensati in maniera nuova, concepiti come segni attraverso cui uno o più componenti manifestano il bisogno di riformulare la comunicazione educativa familiare.

accomuni o integri le molteplici diversità, non già trasmettere acriticamente una cultura (e quindi una certa immagine di popolo) statica e immutabile. La nuova dinamica educativa familiare mira a rendere il soggetto consapevole delle proprie radici, da concepire come elementi indispensabili per situarsi nel mondo e dialogare con soggetti e culture differenti. Siffatto andamento educativo familiare instilla nei figli naturali e adottati il convincimento che è impossibile ridurre l’uomo ad un’unica cultura: egli esprime la propria ricchezza esistenziale con diversi modi culturali di percepire e interpretare la realtà circostante. b) L’esaltazione della scelta coniugale e familiare. Nel tempo d’oggi va diffondendosi una cultura giovanile, contrassegnata alla “tensione alla reversibilità delle scelte ”: L’atteggiamento è quello di considerare le varie scelte e decisioni prese all’insegna della reversibilità. Siffatta tendenza condiziona anche la vita affettiva, al punto che l’opzione per il matrimonio e per la famiglia diventa sempre più difficile. Padre e madre sono coloro i quali, per primi, possono presentare ai figli la bellezza del progetto coniugale e domestico, pur tra le difficoltà e i problemi che esso, inevitabilmente, reca con sé. Secondo i genitori gli elementi che sono indispensabili per il buon esito del matrimonio e che occorre insegnare ai giovani sono i seguenti: stima, rispetto, fedeltà tra i coniugi, andare d’accordo sull’educazione dei figli, capacità di comunicazione con il partner e con i figli. Padri e madri vengono sempre più avvertiti dell’urgenza pedagogica di riscoprire il significato della loro funzione educativa e di aiutare i giovani a riscoprire il fascino della scelta matrimoniale e familiare Compito della riflessione pedagogica è contribuire alla determinazione di itinerari di formazione, che favoriscano il ricupero della responsabilità educativa. Si tratta di esaltare la famiglia come luogo istituzionalmente preposto alla formazione delle nuove generazioni e che, come tale, ha un compito ben preciso circa l’educazione dei giovani all’amore, al matrimonio, alla famiglia. c) Il ricupero del rapporto intergenerazionale. L’Italia, più degli altri Paesi del mondo occidentale, è contraddistinta da due fenomeni, tra loro intrecciati: la denatalità e l’invecchiamento della popolazione. S’impone l’urgenza pedagogica di adeguati interventi educativi rivolti ai giovani e ai coniugi, in virtù dei quali motivarli all ’apertura alla vita. Per quanto attiene al fenomeno dell’invecchiamento della popolazione, la questione ripropone la rivalutazione pedagogico - educativa dei legami intergenerazionali e del contributo che la popolazione adulta può recare alla crescita di quella giovane. I giovani chiedono di essere sostenuti nel loro divenire, godendo di aiuti concettuali e metodologici per imparare a valutare convenientemente le molteplici sollecitazioni ambienti. Per i giovani, i genitori sono importanti punti di riferimento. Anche da parte degli adulti vi è il desiderio di guadagnare nuovi spazi di confronto e di intesa con i giovani. Possiamo esemplificare il discorso, prendendo in considerazione uno studio svolto con un gruppo di vedove. Le vedove possono far capire agli uni e agli altri la preziosità del vivere un legame d’amore, di cui si avverte l’importanza quando non c’è più la possibilità di coltivarlo.

  1. NUOVE DINAMICHE EDUCATIVE E ANDAMENTO CONIUGALE/FAMILIARE Balza subito agli occhi il profondo processo di mutamento verificatosi nella rete dei rapporti domestici sul finire del secondo millennio. In riferimento ad esso la pedagogia familiare personalistica offre sempre più adeguate indicazioni normative. a) La circolarità dell’educazione familiare. Negli ultimi decenni, ad un modello di convivenza domestica, che poneva l’enfasi sulla gerarchia dei vincoli coniugale e

parentale, sulla staticità dei ruoli, sull’unidirezionalità dell’offerta educativa, se ne è affiancato un altro, le cui note caratteristiche sono state rappresentate dalla simmetria dei piani relazionali, dalla crisi dei diritti/doveri educativi individuali, dall’aleatorietà d’indicazioni normative. Attualmente, la dinamica comunicativa della famiglia va sempre più contraddistinguendosi per la tendenza dei membri adulti a ri-definirne le regole, affinchè esse giovino all’emergere di nuove modalità educative qualificate dalle note della reciprocità. È facilmente identificabile, nell’odierna compagine familiare, l’inclinazione collettiva ad avvalorare il contributo che le singole componenti possono dare al generale e comune procedere domestico, secondo la prospettiva della circolarità dei sistemi d’interazione. I coniugi tra loro, la prole nel suo insieme, i genitori in rapporto con i figli: tutti sono sospinti a disporsi alla comunicazione sotto il segno dello scambio vicendevole, in un rapporto di integrazione idoneo a tutelare le rispettive peculiarità e soggettività. L’incontro tra l’Io e il Tu giova così allo strutturarsi della coniugalità , ossia all’assunzione di consapevolezza che il divenire personale è condizionato da quello comune. Nel campo dell’educazione familiare il tema della reciprocità tra uomo e donna esige di essere interpretato alla luce dell’istanza della progettualità: marito e moglie, padre e madre, nel loro comune divenire hanno da ispirarsi ad un condiviso progetto coniugale e familiare. Occorre richiamare e approfondire l’assunto riguardante l’ innegabile asimmetria dei rapporti tra i genitori e i figli, nella opportuna e ineludibile assunzione del principio della parità valoriale, evitando di cadere nell’a utoritarismo o nel permissivismo educativo. b) Corresponsabilità e specificità educativa coniugale. L’uomo e la donna oggigiorno ricercano originali modi di vivere la paternità e la maternità. Ai nostri giorni è alquanto viva nei soggetti interessati la tendenza a riformulare le loro identità, si parla di “nuovi padri” e “nuove madri”. C’è un diffuso desiderio filiale di guadagnare nuovi spazi, occasioni, possibilità di confidenza e di dialogo con entrambi i genitori. Nonostante ciò, il padre risulta ancora educativamente “ distante ”. In caso di necessità il soggetto a cui i figli si rivolgono maggiormente è la madre. Si impone, pertanto, l’urgenza di definire bene la funzione educativa del padre e della madre, esaltando la specificità educativa di ciascuno di essi nel rapporto di corresponsabilità educativa intrecciato e assolto. L’identità educativa dei “nuovi” padri, in verità, passa necessariamente attraverso la riformulazione dell’identità educativa delle “nuove” madri. c) Educazione familiare e ritmi evolutivi. L’educazione nel tempo d’oggi sembra più che mai conciliarsi con l’idea della sua durata nel tempo, contro la tendenza a relegarla soltanto nella fascia d’età compresa tra l’infanzia e l’adolescenza. Si parla, a questo riguardo, di una vera e propria pedagogia dello sviluppo umano, nella quale va fatto adeguato spazio all’educazione dei giovani. Lo stile comunicativo duttile ( autorevole ), all’opposto di quello parcellizzato ( permissivo ) e rigido ( autoritario) è contrassegnato sia da un profondo sentimento di partecipazione alle altrui vicende esistenziali sia da disponibilità al confronto con le idee e i sentimenti altrui. Nelle famiglie duttili, il rispetto e l’ascolto reciproci si correlano con la tutela dell’autonomia, della libertà della responsabilità, delle differenze personali. Per i giovani un ambiente familiare sorretto da chiari e corretti rapporti di comunicazione aiuta a trasformare anche le tensioni e i conflitti in elementi dinamici di chiarificazione delle rispettive posizioni. Invece, quando i rapporti sono impostati all’insegna della disarmonia e della frammentazione, prevalgono l’indifferenza e la chiusura reciproche.

2. L’EDUCAZIONE SOCIALE IN FAMIGLIA COME EDUCAZIONE AI VALORI

Luogo privilegiato per l’educazione dell’uomo è la famiglia. I legami che in essa sono intessuti fin dall’inizio della vita del figlio si delineano come prototipo relazionale per la crescita futura dell’uomo e del cittadino. L’ imprinting che la famiglia esercita sulla personalità in via di accrescimento rimane vivo nel tempo a dimostrare la significatività dei modelli educativi parentali nell’assunzione di schemi relazionali. Il radicamento di questi ultimi nella struttura di personalità del soggetto è talmente profondo, da implicare, nel caso di successivo rifiuto e/o revisione, grande sofferenza e non poche difficoltà esistenziali. Nel loro educare, i genitori si ispirano sempre a un sistema di valori, per mezzo del quale definiscono schemi di condotta, obiettivi a cui tendere, regole comunicative. Ne consegue che l’educazione alla tolleranza, al rispetto dell’altro, alla tutela della diversità e così via postulano all’interno della famiglia la strutturazione di rapporti ispirati proprio dai valori della tolleranza, del rispetto per l’altro, della tutela della diversità. L’incertezza dei genitori in ordine ai valori ai quali riferirsi come educatori è fattore pregiudizievole per la crescita dei figli. Giddens ha formulato i concetti di “relazione pura” e di “democrazia delle emozioni”. Il primo concetto sta a indicare “un rapporto basato sulla comunicazione emozionale”. Il secondo è la specificazione del primo: in democrazia tutti sono per principio uguali, e l’uguaglianza porta con sé il rispetto reciproco. L’apertura al dialogo è una caratteristica fondamentale della democrazia.

  1. LA MEDIAZIONE EDUCATIVA DELLA FAMIGLIA La comunità domestica va ben oltre la somma dei singoli membri, per qualificarsi come sistema relazionale cui ineriscono significati esistenziali. Questa dimensione oggigiorno è sottostimata, a tutto vantaggio dell’esaltazione dei singoli individui. Al tema della famiglia come realtà relazionale si connettono precise funzioni e, tra queste, spicca quella di “mediazione educativa”. Soltanto assumendo consapevolezza della propria funzione di “mediazione educativa”, la famiglia può concorrere alla costruzione di un nuovo ethos civile e alla crescita democratica della società. In virtù della sua struttura relazionale e delle persone che la costituiscono, la famiglia ha la possibilità di porsi come filtro delle stimolazioni esterne per adeguarle sempre meglio ai bisogni ed alle esigenze dei singoli membri costitutivi. Fino ad oggi, nel nostro Paese, la famiglia è stata trascurata come luogo di mediazione. L’attenzione è stata rivolta al singolo e alla collettività, mancando il riconoscimento del gruppo domestico come fattore idoneo a mediare tra i bisogni personali e le esigenze sociali. Anche la capacità di mediazione della famiglia, per potersi svolgere adeguatamente, esige il costante riferimento ad un sistema di valori. Questo se da una parte chiama in causa la concezione antropologica dei genitori, quindi la cultura educativa interna alla famiglia , dall’altra parte postula un riferimento critico alla cultura “educativa” esterna alla famiglia, cioè a quell’insieme di valori che ispirano l’andamento del sistema sociale. La famiglia si delinea come luogo di non semplice acquisizione ma anche di selezione e produzione culturale, propone schemi di comportamento che in vari modi si riflettono sull’andamento generale della società. Questa, pertanto, non agisce in maniera unidirezionale su quella. Tra ethos sociale e clima axiologico familiare s’istituisce un rapporto, la cui nota caratteristica è la reciprocità. Le responsabilità educative circa l’avviamento delle nuove generazioni al vivere democratico vanno assegnate non soltanto al sistema sociale e politico, in quanto artefice

e portatore di una cultura ambiente, ma anche alla famiglia intesa come insieme relazionale dotato di una propria cultura interna. Con l’avvalersi della propria capacità di mediazione educativa, la famiglia può proporre ai figli particolari valori sociali, civici e politici, che concorrano alla definizione di un nuovo ethos sociale. Appellarsi alla mediazione educativa della famiglia significa, soprattutto oggi, fare appello alla capacità dei genitori di avviare i figli a soppesare convenientemente fatti e circostanze sociali, sollecitandoli a capire che su tutto ha da dominare il rispetto per l’uomo e per il suo diritto alla dignità. L’azione della famiglia ai fini di un nuovo ethos civile è previa all’azione di ogni altra istituzione. La famiglia educa a percepire l’alterità come portatrice di valori e a maturare l’idea che anche l’altro, il diverso, possiede una prospettiva axiologica in riferimento alla quale percepisce e valuta ciò che è estraneo per lui. La percezione dell’altro come valore è premessa indispensabile per la rilevazione di comuni regole di convivenza, ordinamenti giuridici, norme sociali.

  1. FAMIGLIA E CRESCITA DEMOCRATICA DELLA SOCIETÀ La vita familiare si qualifica come ambito relazionale insostituibile, spazio esistenziale in cui il principio personalista dell’unicità, originalità, irripetibilità della persona trova possibilità di attuazione. Mediante il continuo riferimento alla concezione antropologica prescelta, la famiglia modula i propri rapporti interni in maniera tale da conciliare l’attenzione verso la singola personalità con l’esigenza di crescita e benessere di tutti gli altri membri. Nella famiglia, il principio pedagogico dell’integrazione spinge a far sì che i progressi personali si traducano in crescita di tutto il sistema relazionale. In tal modo bene personale e bene comune procedono di pari passo. La famiglia non è un’idea astratta. Essa poggia sull’intreccio dei legami esistenti tra le sue componenti e sui rapporti che, in quanto sistema relazionale, intesse con il contesto ambiente. Pertanto l’affermarsi di un certo stile di vita familiare è strettamente collegato al tipo di coinvolgimento comunicativo esistente tra i vari membri e tra questi e il mondo circostante. La modulazione dei rapporti domestici interni ed esterni secondo il principio della partecipazione democratica è fattore di crescita e responsabilizzazione. Essa prepara all’assunzione consapevole di compiti pubblici da assolvere nel rispetto delle proprie e delle altrui competenze. La famiglia contribuisce alla crescita democratica della società, attuando al proprio interno un assetto relazionale in cui domini l’autorevolezza degli adulti, lo scambio tra le generazioni, la compartecipazione a un progetto di vita. Ovviamente, per educare secondo un’impostazione democratica la famiglia non può trascurare l’istanza della progettualità. Questa permette di identificare le linee valoriali entro le quali formulare itinerari di crescita personale e comunitaria all’interno e all’esterno del nucleo domestico. Qualora mancasse la progettualità, sostenuta da un ideale antropologico, in riferimento al quale intessere i legami intra ed extradomestici, la famiglia non potrebbe educare alla democrazia. (vedi pag.95). L’educazione delle nuove generazioni all’ideale democratico è processo continuo nel tempo. Democrazia significa anche ricerca permanente di inedite modalità di convivenza, atte a permettere la difesa e l’avvaloramento del singolo e della comunità sociale. L’ideale democratico è “un’avventura in corso”. Tale definizione mette l’accento sulla ricerca sempre nuova di modalità di concretamento dell’ideale in questione, nella costante attenzione a precisi valori. Spicca soprattutto il valore della partecipazione, il quale mette in luce l’istanza della condivisione, dell’interessamento dell’altrui realtà, del coinvolgimento

La partecipazione dei genitori nella scuola dell’autonomia non può continuare ad essere di tipo o “formale” o “sostanziale”: è invece necessario delineare una partecipazione che permetta ai genitori di affermare la loro competenza e responsabilità, quindi la loro capacità di proposta nel campo dell’educazione scolastica. Fino a quando la famiglia sarà considerata dalla scuola soltanto come utente, cliente, non già come artefice fondamentale di educazione, il costume della vera partecipazione stenterà ad affermarsi. Allo scopo di dare maggiore consistenza al concetto di partecipazione, si rende indispensabile chiarire due livelli: a) Il livello istituzionale si collega soprattutto alla riforma dei cicli scolastici , quindi alla distinzione tra scuola di base e scuola secondaria. L’istanza della partecipazione può essere tratteggiata, per la scuola di base , come ricerca dei modi attraverso cui la scuola è tenuta a garantire gli orientamenti educativi e le esigenze di sostegno manifestati dalla famiglia; per la scuola secondaria , come comune determinazione degli obiettivi educativi e dell’ampliamento dell’offerta formativa, nella direzione del corretto orientamento scolastico e professionale degli studenti. b) Il livello formativo chiama direttamente in causa la partecipazione tra scuola e famiglia. La legge 30/2000 sollecita scuola e famiglia a costruire un “sistema educativo d’istruzione e di formazione finalizzato alla crescita e alla valorizzazione della persona umana nel rispetto dei ritmi dell’età evolutiva, che incoraggi le attitudini e le vocazioni degli studenti e arricchisca la formazione culturale, umana e civile degli studenti, sostenendoli nella progressiva assunzione di responsabilità. Emergono tre ambiti di collaborazione tra scuola e famiglia: il collegamento dell’educazione con l’istruzione, l’educazione socio-civico-politica, l’articolazione tra sapere/saper essere/saper fare.

  1. DALLA PARTECIPAZIONE ALLA COOPERAZIONE Il concetto di partecipazione trova maggiore precisazione e ulteriore specificazione in quello di cooperazione , introdotto dall’articolo 1 della legge 30/2000. La cooperazione indica il ruolo attivo dei genitori, il loro concorso in termini di operatività nel campo dell’istruzione/educazione scolastica. “L’istruzione e la vita familiare dovrebbero essere maggiormente connesse che nel passato. E’ dunque necessario ripensare il legame fra scuola, famiglia e società civile, in termini più concreti”. L’istanza della cooperazione ridimensiona anche la posizione di coloro i quali, circa la riuscita scolastica e lo sviluppo degli alunni, accentuano il peso o della scuola o della famiglia. Da una parte, alcuni osservatori pongono l’enfasi sull’assetto relazionale che vige all’interno della scuola, perciò sui legami esistenti tra personale direttivo, corpo docente e tra questo e gli alunni. Dall’altra parte, altri osservatori correlano sviluppo e buona riuscita scolastica all’educazione familiare. Posizione che valuta come fattore trascurabile l’adattamento scolastico del soggetto, e reputa l’insuccesso scolastico mero effetto di un disagio relazionale domestico. È indispensabile porre l’accento sul rapporto di circolarità esistente tra famiglia-alunno- scuola, quindi sul fatto che l’educazione è il terreno su cui il rapporto tra scuola e famiglia è da progettare e strutturare secondo una consapevole idea di cooperazione e di corresponsabilità. Genitori e insegnanti devono agire all’insegna dello scambio di contributi. Soprattutto i genitori hanno da rivendicare lo spazio di “ utenti competenti ”, acquisendo effettivo potere nella determinazione di specifici contenuti ed attività. Essi devono poter agire con padronanza nella precisazione pedagogico-educativa degli interventi della scuola a favore dei singoli alunni. Famiglia e scuola trovano il loro punto d’intersezione nell’ elemento educativo , che pertanto postula tra le due istituzioni rapporti di serio confronto e di fattiva collaborazione. Esse non

possono agire in maniera autosufficiente, pena il venir meno della coerenza degli interventi educativi: nella peculiarità della loro azione, sono tenute ad ispirarsi ad un comune progetto di crescita personale, istituzionale, sociale.

  1. LA COOPERAZIONE E IL PIANO DELL’AGIRE I genitori, oggi, per intervenire nella vita della scuola hanno bisogno di essere sollecitati attraverso questioni reali, tangibili, connesse con la crescita dei figli e con il procedere quotidiano dei ritmi di apprendimento e di strutturazione della personalità dei medesimi. E’ opportuno parlare di presenza attiva dei genitori nelle scuole. Si tratta, sotto l’aspetto pedagogico, di favorire le aggregazioni informali dei genitori (i gruppi di fatto di genitori) , non considerando soltanto le associazioni formali. E’ urgente promuovere forme di reale partecipazione, che coinvolgano la base familiare nella organizzazione della vita della scuola, sino al punto di considerare che l’intervento educativo di quest’ultima non si compie senza il reale, fattivo, permanente coinvolgimento della famiglia. Il tema emergente è l’attribuzione di un potere reale della famiglia nel procedere quotidiano della vita della scuola. Il tutto, ovviamente, senza ledere la competenza dei docenti e degli organi responsabili della scuola.
  2. LE RESPONSABILITÀ DELLA SCUOLA PER LA COOPERAZIONE CON LA FAMIGLIA La scuola dell’autonomia ha una forte responsabilità verso l’affermarsi della cooperazione dei genitori e verso la conquista, da parte dei medesimi, della consapevolezza circa il loro ruolo propulsivo a favore della scuola. La scuola non può esimersi dal predisporre iniziative che aiutino la popolazione adulta, quindi anche i genitori, ad esercitare ruoli educativi. La scuola ha la possibilità di promuovere cultura e forme di emancipazione per studenti e famiglie del territorio,in stretta coerenza con le proprie precipue finalità.
  3. FAMIGLIA E LIBERTÀ DI EDUCARE L’intervento della scuola a favore della famiglia, per fare in modo che quest’ultima acquisti sempre più consapevolezza della propria funzione educativa, è fattore che ha da promuovere nella medesima ampi livelli di libertà. In verità, dal legislatore la libertà educativa delle famiglie non è sottostimata, ma è messa sullo stesso piano della libertà di insegnamento del sistema scolastico nazionale. Come intendere la libertà di scelta educativa da parte delle famiglie? Emerge l’esigenza di fare chiarezza circa i rapporti tra scuola e famiglia.
  4. La libertà di scelta educativa della famiglia va esercitata anche e soprattutto nella scuola, in base al rapporto di cooperazione esistente tra scuola e famiglia. Non è un’attività di mera scelta tra le offerte formative di varie scuole, a loro volta concepite come espressioni del “mercato d’istruzione/educazione”.
  5. La libertà di scelta educativa delle famiglie non può confondersi con richieste arbitrarie; essa è vincolata e orientata dal sistema di valori posto a fondamento della civile convivenza e del sistema scolastico nazionale.
  6. La libertà di scelta educativa delle famiglie non può limitare la libertà d’insegnamento dei docenti. Spicca, in tale contesto, il tema della tutela delle competenze professionali, ossia dell’idoneità degli insegnanti ad elaborare, proporre e condurre un certo piano di offerta formativa nell’attenta considerazione delle proposte dei genitori. Nel rapporto di cooperazione tra scuola e famiglia, la prima va esaltata come luogo di istruzione e di trasmissione culturale che per integrare la propria azione in termini educativi, abbisogna del contributo della famiglia. La quale, lungi dal pretendere di