Docsity
Docsity

Prepara i tuoi esami
Prepara i tuoi esami

Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity


Ottieni i punti per scaricare
Ottieni i punti per scaricare

Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium


Guide e consigli
Guide e consigli


Calcolo dei Costi: Esercizi e Quiz, Appunti di Programmazione e controllo

Appunti presi a lezione e integrati con le slide

Tipologia: Appunti

2022/2023

In vendita dal 06/03/2024

martina-mezzacasa
martina-mezzacasa 🇮🇹

58 documenti

1 / 131

Toggle sidebar

Questa pagina non è visibile nell’anteprima

Non perderti parti importanti!

bg1
PROGRAMMAZIONE E CONTROLLO
INTRODUZIONE
Azienda = sistema di organi (al cui interno vi sono persone, tecnologie, know how,
attrezzature) che sono specializzati in quanto si differiscono per la funzione, la funzionalità
e topologia (dove sono situati all’interno dell’azienda).
L’operatività di questi organi deve portare al raggiungimento degli obiettivi istituzionali
dell’azienda. Questi organi, che sono diversi tra loro, riescono ad operare insieme in
quanto il loro comportamento è diretto da un programma.
Le decisioni dei manager vengono formalizzate attraverso un programma che dirige
l’operatività dell’azienda durante l’anno (budget).
Il bilancio d’esercizio serve a misurare la performance dell’impresa, a determinare il
patrimonio netto alla fine dell’esercizio, informazioni che servono ai soggetti interessati a
vedere come opera l’azienda (investitori, fornitori…).
Mentre il bilancio d’esercizio è costruito secondo schemi e norme, le informazioni costituite
attraverso il sistema di controllo sono fatte su misura al sistema (contingenza).
Cosa è il controllo di gestione?
Il controllo di gestione è un sistema direzionale con cui i manager ai vari livelli si accertano
che la gestione si stia svolgendo in condizione di efficienza (attitudine a minimizzare costi
rispetto ai ricavi, sacrifici rispetto ai benefici) ed efficacia (attitudine a raggiungere gli
obiettivi che si sono stati prefissati) in modo da raggiungere gli obiettivi di fondo della
gestione stabiliti dalla pianificazione strategica.
Gli obiettivi di fondo (che sono di lungo periodo) sono:
- Di redditività
- Di creazione di valore economico
- Di sostenibilità
Chi sono gli attori del controllo di gestione?
L’alta direzione: stabilisce gli obiettivi di fondo che devono essere raggiunti.
Tutti i manager: coloro che hanno la responsabilità del raggiungimento degli
obiettivi.
Il controller: aiuta all’elaborazione delle informazioni.
1
pf3
pf4
pf5
pf8
pf9
pfa
pfd
pfe
pff
pf12
pf13
pf14
pf15
pf16
pf17
pf18
pf19
pf1a
pf1b
pf1c
pf1d
pf1e
pf1f
pf20
pf21
pf22
pf23
pf24
pf25
pf26
pf27
pf28
pf29
pf2a
pf2b
pf2c
pf2d
pf2e
pf2f
pf30
pf31
pf32
pf33
pf34
pf35
pf36
pf37
pf38
pf39
pf3a
pf3b
pf3c
pf3d
pf3e
pf3f
pf40
pf41
pf42
pf43
pf44
pf45
pf46
pf47
pf48
pf49
pf4a
pf4b
pf4c
pf4d
pf4e
pf4f
pf50
pf51
pf52
pf53
pf54
pf55
pf56
pf57
pf58
pf59
pf5a
pf5b
pf5c
pf5d
pf5e
pf5f
pf60
pf61
pf62
pf63
pf64

Anteprima parziale del testo

Scarica Calcolo dei Costi: Esercizi e Quiz e più Appunti in PDF di Programmazione e controllo solo su Docsity!

PROGRAMMAZIONE E CONTROLLO

INTRODUZIONE

Azienda = sistema di organi (al cui interno vi sono persone, tecnologie, know how, attrezzature) che sono specializzati in quanto si differiscono per la funzione, la funzionalità e topologia (dove sono situati all’interno dell’azienda). L’operatività di questi organi deve portare al raggiungimento degli obiettivi istituzionali dell’azienda. Questi organi, che sono diversi tra loro, riescono ad operare insieme in quanto il loro comportamento è diretto da un programma. Le decisioni dei manager vengono formalizzate attraverso un programma che dirige l’operatività dell’azienda durante l’anno (budget). Il bilancio d’esercizio serve a misurare la performance dell’impresa, a determinare il patrimonio netto alla fine dell’esercizio, informazioni che servono ai soggetti interessati a vedere come opera l’azienda (investitori, fornitori…). Mentre il bilancio d’esercizio è costruito secondo schemi e norme, le informazioni costituite attraverso il sistema di controllo sono fatte su misura al sistema (contingenza). Cosa è il controllo di gestione? Il controllo di gestione è un sistema direzionale con cui i manager ai vari livelli si accertano che la gestione si stia svolgendo in condizione di efficienza (attitudine a minimizzare costi rispetto ai ricavi, sacrifici rispetto ai benefici) ed efficacia (attitudine a raggiungere gli obiettivi che si sono stati prefissati) in modo da raggiungere gli obiettivi di fondo della gestione stabiliti dalla pianificazione strategica. Gli obiettivi di fondo (che sono di lungo periodo) sono:

  • Di redditività
  • Di creazione di valore economico
  • Di sostenibilità Chi sono gli attori del controllo di gestione?  L’alta direzione: stabilisce gli obiettivi di fondo che devono essere raggiunti.  Tutti i manager: coloro che hanno la responsabilità del raggiungimento degli obiettivi.  Il controller: aiuta all’elaborazione delle informazioni.

CAPITOLO 1 - L’attività di direzione e il sistema di misurazione dei costi Dirigere un’impresa significa prendere decisioni di reperimento, allocazione e impiego di risorse (materiali, immateriali, finanziarie, umane, tecnologiche ecc.) per garantire efficacia ed efficienza ai processi che connotano la sua combinazione produttiva generale. Il management delle imprese, per assicurare un uso efficiente ed efficace delle risorse, ha la necessità di disporre di informazioni utili per un apprezzamento economico delle scelte che è chiamato a compiere. Esso necessita, in altri termini, di un adeguato sistema informativo amministrativo che, avvalendosi di una specifica strumentazione e di efficaci supporti informatici, elabori dati elementari e produca informazioni economiche utili alla direzione, svolgendo un importante ruolo di supporto all’attività di governo dell’impresa. In termini generali è possibile affermare che il sistema informativo amministrativo è riconducibile a tre dimensioni tra loro strettamente interrelate:

  1. i dati elementari disponibili (devono essere attendibili): rappresentano i fattori in input del processo elaborativo, ovvero fattori non necessariamente monetari che, per essere di supporto al management, devono essere sottoposti a un processo di elaborazione. (Es. i dati contenuti nelle fatture di acquisto di materiali, nelle schede dei tempi di lavorazione ...).
  2. il processo elaborativo: comprende l’insieme organizzato di strumenti, procedure e risorse informatiche atte a trasformare gli input in output utili al management (si tratta di processi contabili o extracontabili in cui i dati elementari transitano per poter essere trasferiti su oggetti particolari, per esempio il prodotto).
  3. le informazioni ottenibili: output del processo elaborativo, sono valori economici, selezionati e ordinati secondo particolari esigenze conoscitive dell’utilizzatore o specifici problemi da risolvere. (Es. la determinazione del costo di prodotto al fine di valutarne la redditività). Il sistema informativo amministrativo diventa un sistema di controllo direzionale nel momento in cui tiene conto:
  • Del contesto in cui opera l’impresa: interno (capacità produttiva degli impianti, delle risorse umane, know how…) ed esterno (fornitori, investitori…).
  • Delle finalità del sistema: del motivo per il quale sono necessarie determinate informazioni.

2. Oggetti di costo L’oggetto del costo di produzione è l’entità a cui viene riferito il calcolo del costo: esso può essere costituito da un’attività produttiva o da un risultato fisico tecnico parziale di un’attività produttiva.  Oggetto di costo può essere una qualsiasi entità per cui ci serva conoscere il costo, questa entità può essere un prodotto finito, un servizio, oggetti intermedi o alternativi (unità produttive, funzionamento di una unità di impianto…) Di norma, l’oggetto ultimo di calcolo del costo di produzione è il prodotto. Ciò non toglie che sia possibile configurare altri oggetti di calcolo, di natura intermedia o alternativi al prodotto. Esempi di oggetti di calcolo del costo di produzione di tipo intermedio: - Unità produttive (stabilimenti, singoli reparti, singoli impianti di produzione) - Differenti fasi in cui è possibile articolare il processo di trasformazione fisica (singole operazioni, singoli processi elementari), - Disporre di informazioni economiche declinate su particolari funzioni aziendali (intese come coordinazioni di operazioni e processi di specie differente che configurano l’attività dell’area commerciale, amministrativa, generale ecc.) - Su particolari classi di clienti o aree geografiche che vengono servite - Su particolari combinazioni di prodotti, mercati e tecnologie omogenee al loro interno. 3. Elementi di costo Dobbiamo individuare i fattori produttivi che vengono impiegati nella produzione, i cui costi elementari concorrono alla formazione del costo di produzione. I fattori produttivi vengono individuati, i relativi costi devono essere poi opportunamente classificati in modo poi di poterli collegare agli oggetti di costo.  Nella contabilità generale (COGE) i costi sono classificati per natura (classificazione per natura = i costi sono classificati non a come impiego i prodotti, ma in base alla tipologia, alla natura di quel fattore produttivo):  Costi di materie e materiali: - materie prime - materiali complementari vengono usate in modo complementare rispetto alla materia prima - materiali accessori  costi di energie e servizi  costi di macchinari  costi per brevetti  costi per la manodopera non vi è distinzione tra manodopera diretta (manodopera che direttamente da la propria utilità al prodotto) e indiretta  costi per i servizi pubblici dati dalle tasse  costo per l'utilizzo del capitale monetario interessi passivi

 Vi è poi una classificazione per destinazione, i costi vengono distinti in (ogni costo viene classificato in base al suo utilizzo e non in base alla sua natura):  Costi di fabbricazione o Industriali  materie prime lavorate, costi relativi ad ammortamenti e impianti, costi della forza motrice, costi per la pulizia degli impianti…  Costi commerciali  stipendi di coloro che operano nell’area commerciale (venditori e agenti), ammortamenti delle macchine e degli agenti, costi delle macchine degli agenti, ammortamenti dei camion utilizzati per portare prodotto dall’azienda e il cliente.  Costi di stoccaggio  costi di immagazzinamento delle materie prime, costi del magazzino prodotti finiti (tra produzione e vendita), costo del fitto del magazzino, costi delle energie per scaldare magazzino, costi dei magazzinieri…  Costi generali amministrativi  costi sostenuti per l’amministrazione dell’azienda: costi degli impiegati amministrativi, costi relativi agli ammortamenti di mobili e macchine per l’ufficio, materie usate per stampanti (carta, toner), utenze di diverso tipo.  Vi è una ulteriore classificazione usata nell’ambito di controllo di gestione:  Costi effettivi quando la disponibilità di quel fattore produttivo/bene avviene a titolo esplicitamente oneroso. Per acquisire effettivamente un bene bisogna sostenere un costo. Nel caso per esempio di un macchinario non è un costo che viene sostenuto nell’anno, ma è effettivo quando viene acquistato. Controlliamo se è stato sostenuto un onere per questo bene, allora sarà un costo effettivo.  Costi figurativi quando la disponibilità del bene non avviene a titolo esplicitamente oneroso. Sono costi opportunità, questo onere è dato dal fatto che utilizzando internamente quel bene, rinunci ad un diverso utilizzo che potrebbe dare una remunerazione. Es. capitale proprio che non viene usato per investimenti, la mancata remunerazione è di tipo figurativo. Il prezzo deve remunerare sia i costi effettivi, sia il valore dei beni che sono detenuti a titolo non esplicitamente oneroso ma che vengono utilizzati per ottenere il bene. NON è classificazione che distingue costi monetari (materie prime) e non monetari (imputo per rispettare il principio della competenza economica).  Un'altra classificazione, importante nel calcolo dei costi di produzione è quella che distingue i costi in base alla dinamica che assumono al variare della quantità prodotta:  Costi variabili costo varia al variare della quantità prodotta (es. costo energia, materie prime…). Variano secondo curve, in modo più che proporzionale rispetto alla quantità prodotta o in modo meno che proporzionale rispetto alla quantità prodotta.  Costi fissi costi che non variano al variare della quantità prodotta se la quantità prodotta varia all’interno della capacità produttiva dei macchinari che sto considerando. Ha un andamento costante, parallelo all’asse dell’ascisse. Se guardo grandi variazioni il costo fisso ha un andamento a gradini.

Più precisamente (parte del libro) Costi diretti e costi indiretti : I fattori produttivi utilizzati in via esclusiva per l’ottenimento di un dato prodotto generano costi che sono riferibili in modo univoco al prodotto in questione. Questi fattori, e i correlati costi, sono definiti diretti. Il calcolo dei costi diretti di un particolare prodotto si concretizza nella valorizzazione dei consumi di ciascun fattore produttivo diretto impiegato per la sua realizzazione al costo medio di acquisizione dello stesso. La realizzazione di un prodotto può richiedere, però, anche l’utilizzo di fattori produttivi strutturali utilizzati, alternativamente o contemporaneamente, per la produzione di più prodotti. La relazione che s’instaura tra questi fattori, i loro costi e il prodotto è, pertanto, di natura indiretta. Così, il costo di questi fattori può essere riferito al prodotto solo dopo aver identificato un fattore di collegamento che esprime il nesso di causalità che lega il costo della struttura comune a più prodotti (fattore indiretto) ai singoli prodotti. Costi variabili e costi fissi: I fattori produttivi, il cui consumo complessivo varia al variare dei volumi di produzione di un particolare prodotto, sono all’origine dei costi variabili. Quando la variazione del costo totale è proporzionale ai volumi di produzione si è in presenza di un fenomeno di variabilità lineare : in questo caso il costo variabile unitario, vale a dire il costo riferito all’unità di prodotto, è un valore costante. È possibile, però, riscontrare anche situazioni di variabilità crescente o decrescente. Nel primo caso, i consumi complessivi di un dato fattore produttivo variano in misura più che proporzionale alla variazione dei volumi, generando un innalzamento del costo variabile unitario. Nel secondo caso, i costi totali variano in misura meno che proporzionale, determinando una contrazione del costo variabile unitario.  Tutti i costi diretti sono anche variabili;  all’interno della categoria dei costi indiretti è possibile individuare costi che hanno un comportamento variabile al variare dei volumi (per esempio, i costi di energia elettrica richiesti per il funzionamento di impianti) e costi fissi, che manifestano la loro costanza all’interno di un intervallo di significatività definito (per esempio, le quote di ammortamento degli impianti). Costi fissi specifici e costi fissi comuni: L’attributo di specifico, o comune, riferito al concetto di costo di produzione è in parte assimilabile a quello di diretto e indiretto. Sono, infatti, costi specifici tutti quei costi generati da fattori produttivi utilizzati in via esclusiva per lo svolgimento di un dato processo produttivo. Costi comuni , invece, sono quelli connessi all’uso non esclusivo dei suddetti fattori. I costi specifici e i costi comuni, essendo costi di struttura, sono fissi. Costi comuni e costi congiunti: All’interno della categoria dei costi indiretti è possibile identificare due sottoclassi di costo riconducibili a due fenomeni particolari: la comunanza e la congiunzione tecnica dei fattori produttivi.

Il fenomeno della comunanza si verifica quando un fattore produttivo, per esempio un impianto, viene utilizzato in modo discrezionale per l’ottenimento contemporaneo o alternativo di più prodotti. Le decisioni di allocazione della capacità produttiva determineranno il mix di produzione, e il costo a essa connesso è di fatto comune ai prodotti ottenuti. Il fenomeno della congiunzione , invece, si verifica quando un fattore produttivo, per esempio un impianto o una materia prima, vincola, con le sue caratteristiche tecniche, la quantità e il mix degli output ottenibili. La capacità produttiva non può essere utilizzata in modo discrezionale, e i prodotti che scaturiscono da questo processo sono di fatto tra loro vincolati, quindi congiunti. I costi che ne derivano, in quanto congiunti, sono per loro natura indivisibili. Costi di prodotto e costi di periodo : Questa distinzione è utile per affrontare i processi di valutazione delle rimanenze di prodotti finiti o semilavorati. La determinazione del costo di prodotto implica l’attribuzione di un valore, attraverso metodi più o meno accurati, ai diversi fattori produttivi impiegati per ottenerlo. Non necessariamente, però, deve essere riferita al prodotto la totalità dei fattori produttivi impiegati. Le classi di costo riferite al prodotto sono, per definizione, costi di prodotto e concorrono alla determinazione del suo costo di produzione. I costi che non vengono allocati al prodotto sono denominati costi di periodo e non concorrono alla determinazione del costo di produzione dei prodotti inviati a magazzino.

I costi sommersi sono relativi ai costi che non sono eliminabili e vengono sostenuti in ogni modo e fanno riferimento agli ammortamenti. Non subiscono modificazioni per effetto del cambiamento. o valori rilevanti, irrilevanti e costi figurativi: quando si prende una decisione sono rilevanti quei valori che cambiano a seconda che io decida per una delle due opzioni, costi e ricavi che variano al variare della scelta fatta. I costi irrilevanti sono quelli che non si modificano. I costi figurativi sono costi relativi a fattori produttivi la cui disponibilità non implica un onere esplicito, ma l’onere è dato da un costo opportunità (che è la remunerazione mancata per aver destinato questa risorsa alla produzione invece di aver dato una destinazione alternativa che poteva dare una remunerazione alternativa). o costi di breve e costi di lungo : quando si assumono delle decisioni bisogna prendere in considerazione solo i costi che possono variare nel periodo che viene coinvolto da questa decisione. Quando si prende una decisione di breve periodo bisogna concentrarsi solo sui costi che variano nel breve periodo e i costi fissi eliminabili. Le decisioni di lungo periodo devono essere supportate dall’analisi dei costi che possono variare nel lungo periodo. Nel breve periodo possiamo assumere che si modifichino solo i costi variabili, mentre nel medio-lungo periodo che subiscano variazioni anche i costi fissi per effetto di decisioni di cambiamento strutturale. o costi contabili (costi che non hanno implicazioni di cassa, tipicamente le quote di accantonamento e di ammortamento) e costi opportunità (la destinazione delle stesse per un uso economicamente meno conveniente di altri genera mancati profitti) o costi (e ricavi) controllabili e non controllabili : sono controllabili quei costi dove un responsabile ha le leve per intervenire su quei costi (qualora il singolo responsabile abbia la possibilità di influire sulla grandezza di un costo e/o di un ricavo attraverso un uso più o meno efficiente ed efficace dei fattori posti sotto il suo controllo). Se un responsabile non può intervenire su un livello dei costi, significa che è un costo da lui non controllabile (in assenza del requisito della manovrabilità delle leve che determinano il valore di riferimento).

4. Scelta di un metodo di costo Fase in cui abbiamo gli elementi di costo (costo dei singoli fattori produttivi) e poi abbiamo gli oggetti di costo. Dobbiamo attribuire gli elementi di costo agli oggetti di costo. I procedimenti di calcolo del costo di produzione si differenziano in relazione a due fattori:  La natura dei valori prescelti per valutare il costo da riferire ai vari oggetti di calcolo del costo di produzione. Quanto alla natura dei valori cui ricorrere per valutare il costo dei fattori produttivi, è possibile scegliere fra tre differenti tipologie: valori passati (negoziati a suo tempo in operazioni di acquisto o accolti in valutazioni congetturali: per esempio, le quote di ammortamento calcolate su cespiti contabilizzati a valori storici), valori attuali (relativi al momento in cui si procede al calcolo del costo) o valori futuri, cioè previsti o presunti.

 I metodi di valorizzazione dei fattori produttivi utilizzati per l’attribuzione agli oggetti di calcolo dei singoli elementi che compongono il costo di produzione. È possibile utilizzare due procedimenti:

  • Procedimento diretto: procedimenti fondati sulla misurazione e valorizzazione dei volumi dei fattori consumati o dei servizi impiegati nelle attività produttive oggetto di misurazione
  • Procedimento indiretto: procedimenti che si basano su ipotesi di calcolo, più o meno aderenti alla realtà, rispettose del principio della causalità che lega il costo in questione all’oggetto di calcolo. Rispetto al metodo diretto , le scelte che occorre effettuare riguardano: o l’individuazione dei fattori produttivi suscettibili di essere misurati nei volumi di impiego. L’onere della misurazione, per alcuni fattori produttivi, può essere elevato: si pensi ai materiali di consumo che sono legati al prodotto da relazioni dirette, ma non sempre quantificabili in via immediata; il rilievo di questa complessità può portare a escludere l’applicazione del metodo diretto a questi particolari fattori di costo; o i criteri di misurazione dei volumi di fattori o servizi impiegati. Occorre valutare se optare per l’adozione di criteri di misura (sia per quanto riguarda i calcoli consuntivi sia per quanto riguarda quelli preventivi) più o meno in relazione all’esigenza di disporre di risultati più o meno attendibili; o i criteri di valutazione dei consumi , infine, pongono di fronte a una molteplicità di opzioni: per le materie prime presenti in magazzino, il valore di riferimento può essere compreso all’interno di una gamma di valori che vanno dal prezzo medio ponderato al prezzo valutato applicando diversi metodi; per il costo della manodopera si può fare riferimento a un costo medio orario aziendale o di stabilimento o di ciascun centro produttivo o del singolo lavoratore. Quanto al metodo indiretto , esso è da riservare a quei fattori il cui valore non può essere trasferito all’oggetto in via diretta. Si tratta, infatti, di fattori legati al dimensionamento di alcune strutture produttive, i cui costi sono noti nel loro ammontare complessivo. Per essere trasferiti sui singoli oggetti di calcolo, occorre disporre di un fattore di collegamento, chiamato in termini tecnici base di ripartizione. Quest’ultima deve essere in grado di esprimere, nel migliore dei modi, le relazioni di causalità che sussistono tra il costo che si desidera ripartire e gli oggetti di calcolo del costo di produzione. Il metodo impone di calcolare un coefficiente di imputazione, dato dal rapporto tra i costi che si intende trasferire sui singoli oggetti e il valore totale della base di ripartizione prescelta. A questo proposito, è possibile scegliere tra:
  • un unico coefficiente di imputazione, per ripartire la totalità dei costi che s’intende addebitare agli oggetti di calcolo;
  • coefficienti distinti in ragione della natura funzionale del costo oggetto di ripartizione (basi diverse per i costi di fabbricazione, commerciali, amministravi, aziendali);
  • coefficienti distinti in ragione della natura del centro di costo: centri di costo produttivi e centri di servizi;
  • coefficienti distinti in ragione della natura dell’attività che ha generato il costo, o del livello di complessità dell’attività il cui costo è oggetto di ripartizione.

Le configurazioni di costo unitario: Come prima configurazione abbiamo il costo primo (costi delle materie, dei materiali e delle componenti). Come seconda configurazione di costo comprende tutti gli altri costi diretti di trasformazioni che non sono materie, materiali e componenti. Sommando i costi primi, e costi diretti di trasformazione otteniamo i costi diretti di produzione. Aggiungendo i costi indiretti di produzione, otteniamo il costo pieno di produzione. Se aggiungiamo poi i costi indiretti commerciali, amministrativi e di struttura otteniamo il costo pieno aziendale. Primo margine: valore aggiunto lordo (sottraggo dal ricavo il costo di materiale, componenti, materie prime). Secondo margine: margine di contribuzione industriale (sottraggo dal ricavo i costi diretti di produzione  costo materie, materiali, materie prime, manodopera, servizi diretti). È ricchezza che rimane dopo che con il ricavo ho coperto i costi direttamente imputabili alla produzione. Rimangono poi da coprire i costi diretti di produzione (che ha in comune con altre produzioni), i costi indiretti commerciali, amministrativi e di struttura. Terzo margine: margine operativo lordo (sottraggo dal ricavo unitario il costo pieno di produzione). Quarto margine: reddito operativo (sottraggo dai ricavi il costo pieno aziendale). Abbiamo un'altra configurazione di costo tipica delle imprese industriali:

Le configurazioni di costo hanno un valore informativo, ma è diverso in base allo scopo conoscitivo. In base allo scopo sceglieremo la configurazione più utile.

  • Costo primo viene utilizzato nel processo decisorio che si basa sul margine di contribuzione (valorizzazione rimanenze, valutazione convenienza ordine aggiuntivo)
  • Costo industriale viene utilizzato per la valutazione di convenienza per le valutazioni alternative (quando non è di breve periodo).
  • Il costo complessivo è la base per la fissazione del prezzo di vendita dato un certo mark up
  • Il costo economico tecnico è la base per la fissazione del prezzo in presenza di oneri figurativi LE STRUTTURE DEL SISTEMA DI MISURAZIONE DEI COSTI Il sistema di misurazione dei costi impone di operare precise scelte di progettazione e di funzionamento che possono essere ricondotte ad alcune variabili denominabili di struttura e di processo. La struttura riguarda dimensioni concernenti: o L’articolazione delle informazioni in relazione ai differenti oggetti di calcolo (articolazione orizzontale: quali configurazioni di costo andare a determinare) e le differenti configurazioni di costo (articolazione verticale), o L’orientamento del sistema di misurazione dei costi in relazione diversi scopi di calcolo del costo di produzione, o L’assetto tecnico-contabile connesso alle diverse modalità di rilevazione e trattamento dei dati. Si tratta, in buona sostanza, di alternative metodologiche di raccolta e rappresentazione dei valori economici. Le variabili di processo, che definiscono come funzionerà il sistema di misurazione dei costi. La dimensione di processo, attiene: o La natura delle informazioni raccolte ed elaborate (valori consuntivi o preventivi, standard o normalizzati) o L’uso che di tali informazioni si fa all’interno di un’azienda (fini decisionali, di programmazione, di controllo dei risultati e di valutazione delle prestazioni) ed effetti comportamentali. Il fine ultimo del sistema di misurazione dei costi è, infatti, la produzione di informazioni utili per il management, sia ai fini di un apprezzamento ex-post dei risultati economici conseguiti, sia di supporto ai processi decisionali aziendali. Pur intersecandosi con la struttura del sistema di misurazione, la dimensione di processo riguarda più specificatamente le modalità di funzionamento del sistema di rilevazione che, a sua volta, chiama in causa la natura dei valori che lo alimentano.

LA LOGICA DI ATTRIBUZIONE DEI COSTI

Quando ho i costi diretti vado ad attribuire in modo diretto il costo elementare all’oggetto di costo. Essendo un costo diretto, questo ha un legame speciale con l’oggetto di costo, quindi si misura perfettamente la quantità del fattore produttivo finito nell’oggetto di costo Quando non ho il legame di specialità, bisogna provvedere ad attuare una scissione del costo elementare tra i vari oggetto di costo. Non si sa bene quanta utilità è andata in una produzione e quanta in un'altra, non so il costo che devo imputare ad un oggetto o all’altro. Per risolvere questo problema, devo scindere il costo indiretto in modo da attribuire in modo economicamente corretto le quote di costo agli oggetti di costo che hanno utilizzato quel fattore produttivo. Si ipotizza che il valore del servizio che un fattore produttivo ha reso ad un oggetto di costo dipende dall’utilità che questo fattore produttivo ha erogato a quel particolare oggetto di costo. Se riesco a misurare l’utilità erogata da un fattore produttivo e posso misurare l’utilità assorbita da parte di ogni oggetto di costo, su questa base posso andare a ripartire il costo. Attribuzione immediata : quando procediamo ad imputare in modo immediato i costi diretti, devo fare due scelte:

  • Devo scegliere un criterio di imputazione, ovvero fare una congettura per spiegare come i fattori produttivi erogano l’utilità ai prodotti.
  • In seguito devo scegliere una base di imputazione, ovvero un parametro numerico che misura l’utilità. Ci sono diversi criteri per andare ad interpretare il funzionamento di un fattore produttivo comune che da luogo ad un costo indiretto:
  1. Criterio funzionale  vede il fattore come un bene da cui escono produzioni, si può applicare solo a produzioni omogenee od omogeneizzabili. Secondo questo criterio se il fattore produttivo serve per ottenere delle produzioni, il volume di produzione è il parametro che viene usato per ripartire il suo costo. Posso usare le unità di prodotto ottenute nelle diverse produzioni come parametri per ripartire il costo solo se le diverse produzioni sono omogenee nel prendere utilità dal fattore produttivo. Esempio: ho un magazzino, che riempio con 10 valigie maxi e 3 valigie da lavoro. Non ha senso dividere a metà il magazzino per le due produzioni, poiché le valigie maxi occupano più spazio rispetto alle valigie da lavoro. Queste due produzioni non sono omogenee nel

prendere l’utilità del magazzino. Ma se omogenizzo i volumi di produzione: una valigia maxi vale come 4 valigie da lavoro, omogenizzo i volumi in base alle loro dimensioni ed esprimo le valigie maxi in funzione delle valigie di lavoro. Esempio: immagino di applicare il criterio funzionale al costo di un camion pari a 12 000 euro, utilizzato per trasportare tondini di ferro. Ho una determinata quantità di tondini A, B e C, che in totale fa

  1. Ciascun tondino ha un determinato peso. Per prendere utilità da un camion, bisogna considerare diverse variabili: dipende dal peso, dal tragitto che bisogna fare (immaginiamo che la destinazione sia uguale per tutti). Per omogeneizzare i volumi di produzione in funzione del peso (tot 30000). Due modalità per ripartire il costo:
  • Calcolo il coefficiente di imputazione prendo il valore della base del primo tondino, ovvero il peso e lo divido per il totale del peso di tutti i tondini (volume totale della base). Il coefficiente di imputazione di A sarà 0,2666, per B 0,2 mentre per C 0,533. Questo coefficiente ci dice la percentuale di costo del camion che devo attribuire a ciascuna produzione. Devo moltiplicare il coefficiente di imputazione per il costo che deve essere ripartito 12000. Ottengo il volume di produzione per ogni tipo di tondino, la cui somma delle quote darà proprio 12000, costo iniziale che doveva essere ripartito. Vedo la percentuale di utilità che ha preso una produzione, e applico la percentuale sul costo che deve essere ripartito per ottenere la quota di costo.
  • Calcolo il coefficiente di allocazione la base è dato dal peso delle produzioni. Vedo il peso totale che deve essere trasportato. Divido il costo del camion per il totale che deve essere trasportato. 12000/30000=0,4. Moltiplico 0,4 per il peso di ciascun tondino, nel caso di A 0,2 ed ottengo 0,08, costo che devo attribuire ad una unità di tondino A. Per B: 0,4 x 0,6. Per C: 0,4 x 0,8. Ho costo del camion per ogni unità di prodotto diverso. Per una intera produzione devo moltiplicare il costo del camion al chilogrammo per il peso dell’intera produzione. Devo vedere quale è il costo per unità di base consumata. La base era il peso, divido costo totale per peso totale che viene trasportato.  Con questo metodo funzionale, la base di ripartizione era il volume di produzione omogeneizzato in base al peso delle produzioni.

produzione e non alla singola unità di prodotto, moltiplico il costo per la materia usata per l’intera produzione. Le basi possono essere:

  • Fisiche:
    • volumi di produzione ovvero la quantità di prodotti,
    • peso dei prodotti,
    • la quantità di materie prime rilevanti utilizzate,
    • quantità di manodopera diretta utilizzate,
    • numero di ore macchina
  • A valore:
    • usando criterio strumentale una base è il costo delle materie prime utilizzate,
    • al posto della quantità di manodopera si può usare il costo della manodopera diretta,
    • una base che viene usata per ripartire i costi indiretti relativi all’area della trasformazione fisico-tecnica è data dal costo primo diretto nel costo primo è il costo che viene sostenuto per i fattori produttivi che sono speciali per i diversi oggetti di costo: bisogna immaginare che gli oggetti di costo prendano dai fattori produttivi comuni una utilità che è proporzionale al valore dei fattori speciali che vengono utilizzati nella produzione, come se valore dei fattori speciali fosse un indicatore di come deve essere attribuito il valore dei fattori primi che invece sono comuni,
    • margine di contribuzione: la ricchezza che rimane dai ricavi una volta coperti i costi dei fattori produttivi speciali/specifici. Usare il margine di contribuzione significa andare a ripartire i costi di diverse produzioni in base a come queste produzioni sono in grado di andare a coprire questi costi. Ciascuna produzione può contribuire a coprire i costi comuni di struttura, i costi che una produzione utilizza in comune ad un’altra produzione. Andare a ripartire i costi in base a come questo oggetto di costo è in grado di coprirlo.
    • ricavi delle vendite: possono dare una idea di come i fattori produttivi hanno dato utilità alle diverse produzioni, IL COEFFICIENTE DI IMPUTAZIONE Fino ad adesso abbiamo usato una base unica  abbiamo ripartito i costi usando una unica base, abbiamo calcolato il coefficiente di imputazione secondo la seguente formula: quantità di base utilizzata per la produzione ennesima / sommatoria delle quantità della base utilizzate nelle m produzioni. Alcune volte però un unico parametro non è adeguato per spiegare come viene utilizzato un fattore produttivo. Quindi a volte si deve prendere in considerazione diversi parametri per ripartire un costo. Avremo quindi una base multipla. Per calcolare il coefficiente di imputazione devo usare: ho numero di basi pari ad h m è il numero di produzioni che ho

Al numeratore mettiamo la produttoria delle quantità delle h basi che utilizzo (moltiplico la quantità delle diverse basi che utilizzo). Al denominatore faccio le produttorie delle h basi per tutte le produzioni e poi le sommo (sommatoria per le m produzioni delle produttorie delle h basi). Esempio di base multipla: Il costo che dobbiamo ripartire è il costo di un magazzino. Il costo in un intervallo temporale del magazzino è pari a 500, e viene usato da due produzioni. Queste due produzioni hanno tempi medi di permanenza diversa. La quantità di produzione di A è pari a 1000, di B è 1500. I prodotti hanno superfici diverse. Sono diversi volumi di produzione, prodotti hanno diverse superfici e tempi diversi. Calcolo il coefficiente di imputazione applicando la formula della base multipla. Partendo dal prodotto A:

  • Numeratore: produttoria delle h basi relative ad A. h basi sono 12 giorni, per un volume di produzione pari a 1000 e superficie pari a 0,5.
  • Denominatore: per ciascuna produzione faccio la produttoria e poi le sommo. Per A è sempre 12 x 1000 x 0,5 + produttoria di B che è 18 + 1500 + 0,2. Il prodotto B:
  • Numeratore: produttoria delle h basi relative a B.
  • Denominatore: produttoria delle produzioni e le sommo. Ottenuto il coefficiente di imputazione calcolo il costo per l’intera produzione: coefficiente x costo da ripartire 500. Se voglio calcolare il costo per unità di prodotto: costo dell’intera produzione / quantità dell’intera produzione. La base multipla può essere usata con il coefficiente di allocazione: il coefficiente è calcolato dividendo il costo che deve essere ripartito per il totale della base consumata tra tutti gli oggetti di costo (sommatoria delle produttorie).  Il riparto attraverso una base multipla funziona come quando abbiamo una base unica ma la quantità relativa alla base è data dal prodotto della quantità delle diverse basi.