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Azienda = sistema di organi (al cui interno vi sono persone, tecnologie, know how, attrezzature) che sono specializzati in quanto si differiscono per la funzione, la funzionalità e topologia (dove sono situati all’interno dell’azienda). L’operatività di questi organi deve portare al raggiungimento degli obiettivi istituzionali dell’azienda. Questi organi, che sono diversi tra loro, riescono ad operare insieme in quanto il loro comportamento è diretto da un programma. Le decisioni dei manager vengono formalizzate attraverso un programma che dirige l’operatività dell’azienda durante l’anno (budget). Il bilancio d’esercizio serve a misurare la performance dell’impresa, a determinare il patrimonio netto alla fine dell’esercizio, informazioni che servono ai soggetti interessati a vedere come opera l’azienda (investitori, fornitori…). Mentre il bilancio d’esercizio è costruito secondo schemi e norme, le informazioni costituite attraverso il sistema di controllo sono fatte su misura al sistema (contingenza). Cosa è il controllo di gestione? Il controllo di gestione è un sistema direzionale con cui i manager ai vari livelli si accertano che la gestione si stia svolgendo in condizione di efficienza (attitudine a minimizzare costi rispetto ai ricavi, sacrifici rispetto ai benefici) ed efficacia (attitudine a raggiungere gli obiettivi che si sono stati prefissati) in modo da raggiungere gli obiettivi di fondo della gestione stabiliti dalla pianificazione strategica. Gli obiettivi di fondo (che sono di lungo periodo) sono:
CAPITOLO 1 - L’attività di direzione e il sistema di misurazione dei costi Dirigere un’impresa significa prendere decisioni di reperimento, allocazione e impiego di risorse (materiali, immateriali, finanziarie, umane, tecnologiche ecc.) per garantire efficacia ed efficienza ai processi che connotano la sua combinazione produttiva generale. Il management delle imprese, per assicurare un uso efficiente ed efficace delle risorse, ha la necessità di disporre di informazioni utili per un apprezzamento economico delle scelte che è chiamato a compiere. Esso necessita, in altri termini, di un adeguato sistema informativo amministrativo che, avvalendosi di una specifica strumentazione e di efficaci supporti informatici, elabori dati elementari e produca informazioni economiche utili alla direzione, svolgendo un importante ruolo di supporto all’attività di governo dell’impresa. In termini generali è possibile affermare che il sistema informativo amministrativo è riconducibile a tre dimensioni tra loro strettamente interrelate:
2. Oggetti di costo L’oggetto del costo di produzione è l’entità a cui viene riferito il calcolo del costo: esso può essere costituito da un’attività produttiva o da un risultato fisico tecnico parziale di un’attività produttiva. Oggetto di costo può essere una qualsiasi entità per cui ci serva conoscere il costo, questa entità può essere un prodotto finito, un servizio, oggetti intermedi o alternativi (unità produttive, funzionamento di una unità di impianto…) Di norma, l’oggetto ultimo di calcolo del costo di produzione è il prodotto. Ciò non toglie che sia possibile configurare altri oggetti di calcolo, di natura intermedia o alternativi al prodotto. Esempi di oggetti di calcolo del costo di produzione di tipo intermedio: - Unità produttive (stabilimenti, singoli reparti, singoli impianti di produzione) - Differenti fasi in cui è possibile articolare il processo di trasformazione fisica (singole operazioni, singoli processi elementari), - Disporre di informazioni economiche declinate su particolari funzioni aziendali (intese come coordinazioni di operazioni e processi di specie differente che configurano l’attività dell’area commerciale, amministrativa, generale ecc.) - Su particolari classi di clienti o aree geografiche che vengono servite - Su particolari combinazioni di prodotti, mercati e tecnologie omogenee al loro interno. 3. Elementi di costo Dobbiamo individuare i fattori produttivi che vengono impiegati nella produzione, i cui costi elementari concorrono alla formazione del costo di produzione. I fattori produttivi vengono individuati, i relativi costi devono essere poi opportunamente classificati in modo poi di poterli collegare agli oggetti di costo. Nella contabilità generale (COGE) i costi sono classificati per natura (classificazione per natura = i costi sono classificati non a come impiego i prodotti, ma in base alla tipologia, alla natura di quel fattore produttivo): Costi di materie e materiali: - materie prime - materiali complementari vengono usate in modo complementare rispetto alla materia prima - materiali accessori costi di energie e servizi costi di macchinari costi per brevetti costi per la manodopera non vi è distinzione tra manodopera diretta (manodopera che direttamente da la propria utilità al prodotto) e indiretta costi per i servizi pubblici dati dalle tasse costo per l'utilizzo del capitale monetario interessi passivi
Vi è poi una classificazione per destinazione, i costi vengono distinti in (ogni costo viene classificato in base al suo utilizzo e non in base alla sua natura): Costi di fabbricazione o Industriali materie prime lavorate, costi relativi ad ammortamenti e impianti, costi della forza motrice, costi per la pulizia degli impianti… Costi commerciali stipendi di coloro che operano nell’area commerciale (venditori e agenti), ammortamenti delle macchine e degli agenti, costi delle macchine degli agenti, ammortamenti dei camion utilizzati per portare prodotto dall’azienda e il cliente. Costi di stoccaggio costi di immagazzinamento delle materie prime, costi del magazzino prodotti finiti (tra produzione e vendita), costo del fitto del magazzino, costi delle energie per scaldare magazzino, costi dei magazzinieri… Costi generali amministrativi costi sostenuti per l’amministrazione dell’azienda: costi degli impiegati amministrativi, costi relativi agli ammortamenti di mobili e macchine per l’ufficio, materie usate per stampanti (carta, toner), utenze di diverso tipo. Vi è una ulteriore classificazione usata nell’ambito di controllo di gestione: Costi effettivi quando la disponibilità di quel fattore produttivo/bene avviene a titolo esplicitamente oneroso. Per acquisire effettivamente un bene bisogna sostenere un costo. Nel caso per esempio di un macchinario non è un costo che viene sostenuto nell’anno, ma è effettivo quando viene acquistato. Controlliamo se è stato sostenuto un onere per questo bene, allora sarà un costo effettivo. Costi figurativi quando la disponibilità del bene non avviene a titolo esplicitamente oneroso. Sono costi opportunità, questo onere è dato dal fatto che utilizzando internamente quel bene, rinunci ad un diverso utilizzo che potrebbe dare una remunerazione. Es. capitale proprio che non viene usato per investimenti, la mancata remunerazione è di tipo figurativo. Il prezzo deve remunerare sia i costi effettivi, sia il valore dei beni che sono detenuti a titolo non esplicitamente oneroso ma che vengono utilizzati per ottenere il bene. NON è classificazione che distingue costi monetari (materie prime) e non monetari (imputo per rispettare il principio della competenza economica). Un'altra classificazione, importante nel calcolo dei costi di produzione è quella che distingue i costi in base alla dinamica che assumono al variare della quantità prodotta: Costi variabili costo varia al variare della quantità prodotta (es. costo energia, materie prime…). Variano secondo curve, in modo più che proporzionale rispetto alla quantità prodotta o in modo meno che proporzionale rispetto alla quantità prodotta. Costi fissi costi che non variano al variare della quantità prodotta se la quantità prodotta varia all’interno della capacità produttiva dei macchinari che sto considerando. Ha un andamento costante, parallelo all’asse dell’ascisse. Se guardo grandi variazioni il costo fisso ha un andamento a gradini.
Più precisamente (parte del libro) Costi diretti e costi indiretti : I fattori produttivi utilizzati in via esclusiva per l’ottenimento di un dato prodotto generano costi che sono riferibili in modo univoco al prodotto in questione. Questi fattori, e i correlati costi, sono definiti diretti. Il calcolo dei costi diretti di un particolare prodotto si concretizza nella valorizzazione dei consumi di ciascun fattore produttivo diretto impiegato per la sua realizzazione al costo medio di acquisizione dello stesso. La realizzazione di un prodotto può richiedere, però, anche l’utilizzo di fattori produttivi strutturali utilizzati, alternativamente o contemporaneamente, per la produzione di più prodotti. La relazione che s’instaura tra questi fattori, i loro costi e il prodotto è, pertanto, di natura indiretta. Così, il costo di questi fattori può essere riferito al prodotto solo dopo aver identificato un fattore di collegamento che esprime il nesso di causalità che lega il costo della struttura comune a più prodotti (fattore indiretto) ai singoli prodotti. Costi variabili e costi fissi: I fattori produttivi, il cui consumo complessivo varia al variare dei volumi di produzione di un particolare prodotto, sono all’origine dei costi variabili. Quando la variazione del costo totale è proporzionale ai volumi di produzione si è in presenza di un fenomeno di variabilità lineare : in questo caso il costo variabile unitario, vale a dire il costo riferito all’unità di prodotto, è un valore costante. È possibile, però, riscontrare anche situazioni di variabilità crescente o decrescente. Nel primo caso, i consumi complessivi di un dato fattore produttivo variano in misura più che proporzionale alla variazione dei volumi, generando un innalzamento del costo variabile unitario. Nel secondo caso, i costi totali variano in misura meno che proporzionale, determinando una contrazione del costo variabile unitario. Tutti i costi diretti sono anche variabili; all’interno della categoria dei costi indiretti è possibile individuare costi che hanno un comportamento variabile al variare dei volumi (per esempio, i costi di energia elettrica richiesti per il funzionamento di impianti) e costi fissi, che manifestano la loro costanza all’interno di un intervallo di significatività definito (per esempio, le quote di ammortamento degli impianti). Costi fissi specifici e costi fissi comuni: L’attributo di specifico, o comune, riferito al concetto di costo di produzione è in parte assimilabile a quello di diretto e indiretto. Sono, infatti, costi specifici tutti quei costi generati da fattori produttivi utilizzati in via esclusiva per lo svolgimento di un dato processo produttivo. Costi comuni , invece, sono quelli connessi all’uso non esclusivo dei suddetti fattori. I costi specifici e i costi comuni, essendo costi di struttura, sono fissi. Costi comuni e costi congiunti: All’interno della categoria dei costi indiretti è possibile identificare due sottoclassi di costo riconducibili a due fenomeni particolari: la comunanza e la congiunzione tecnica dei fattori produttivi.
Il fenomeno della comunanza si verifica quando un fattore produttivo, per esempio un impianto, viene utilizzato in modo discrezionale per l’ottenimento contemporaneo o alternativo di più prodotti. Le decisioni di allocazione della capacità produttiva determineranno il mix di produzione, e il costo a essa connesso è di fatto comune ai prodotti ottenuti. Il fenomeno della congiunzione , invece, si verifica quando un fattore produttivo, per esempio un impianto o una materia prima, vincola, con le sue caratteristiche tecniche, la quantità e il mix degli output ottenibili. La capacità produttiva non può essere utilizzata in modo discrezionale, e i prodotti che scaturiscono da questo processo sono di fatto tra loro vincolati, quindi congiunti. I costi che ne derivano, in quanto congiunti, sono per loro natura indivisibili. Costi di prodotto e costi di periodo : Questa distinzione è utile per affrontare i processi di valutazione delle rimanenze di prodotti finiti o semilavorati. La determinazione del costo di prodotto implica l’attribuzione di un valore, attraverso metodi più o meno accurati, ai diversi fattori produttivi impiegati per ottenerlo. Non necessariamente, però, deve essere riferita al prodotto la totalità dei fattori produttivi impiegati. Le classi di costo riferite al prodotto sono, per definizione, costi di prodotto e concorrono alla determinazione del suo costo di produzione. I costi che non vengono allocati al prodotto sono denominati costi di periodo e non concorrono alla determinazione del costo di produzione dei prodotti inviati a magazzino.
I costi sommersi sono relativi ai costi che non sono eliminabili e vengono sostenuti in ogni modo e fanno riferimento agli ammortamenti. Non subiscono modificazioni per effetto del cambiamento. o valori rilevanti, irrilevanti e costi figurativi: quando si prende una decisione sono rilevanti quei valori che cambiano a seconda che io decida per una delle due opzioni, costi e ricavi che variano al variare della scelta fatta. I costi irrilevanti sono quelli che non si modificano. I costi figurativi sono costi relativi a fattori produttivi la cui disponibilità non implica un onere esplicito, ma l’onere è dato da un costo opportunità (che è la remunerazione mancata per aver destinato questa risorsa alla produzione invece di aver dato una destinazione alternativa che poteva dare una remunerazione alternativa). o costi di breve e costi di lungo : quando si assumono delle decisioni bisogna prendere in considerazione solo i costi che possono variare nel periodo che viene coinvolto da questa decisione. Quando si prende una decisione di breve periodo bisogna concentrarsi solo sui costi che variano nel breve periodo e i costi fissi eliminabili. Le decisioni di lungo periodo devono essere supportate dall’analisi dei costi che possono variare nel lungo periodo. Nel breve periodo possiamo assumere che si modifichino solo i costi variabili, mentre nel medio-lungo periodo che subiscano variazioni anche i costi fissi per effetto di decisioni di cambiamento strutturale. o costi contabili (costi che non hanno implicazioni di cassa, tipicamente le quote di accantonamento e di ammortamento) e costi opportunità (la destinazione delle stesse per un uso economicamente meno conveniente di altri genera mancati profitti) o costi (e ricavi) controllabili e non controllabili : sono controllabili quei costi dove un responsabile ha le leve per intervenire su quei costi (qualora il singolo responsabile abbia la possibilità di influire sulla grandezza di un costo e/o di un ricavo attraverso un uso più o meno efficiente ed efficace dei fattori posti sotto il suo controllo). Se un responsabile non può intervenire su un livello dei costi, significa che è un costo da lui non controllabile (in assenza del requisito della manovrabilità delle leve che determinano il valore di riferimento).
4. Scelta di un metodo di costo Fase in cui abbiamo gli elementi di costo (costo dei singoli fattori produttivi) e poi abbiamo gli oggetti di costo. Dobbiamo attribuire gli elementi di costo agli oggetti di costo. I procedimenti di calcolo del costo di produzione si differenziano in relazione a due fattori: La natura dei valori prescelti per valutare il costo da riferire ai vari oggetti di calcolo del costo di produzione. Quanto alla natura dei valori cui ricorrere per valutare il costo dei fattori produttivi, è possibile scegliere fra tre differenti tipologie: valori passati (negoziati a suo tempo in operazioni di acquisto o accolti in valutazioni congetturali: per esempio, le quote di ammortamento calcolate su cespiti contabilizzati a valori storici), valori attuali (relativi al momento in cui si procede al calcolo del costo) o valori futuri, cioè previsti o presunti.
I metodi di valorizzazione dei fattori produttivi utilizzati per l’attribuzione agli oggetti di calcolo dei singoli elementi che compongono il costo di produzione. È possibile utilizzare due procedimenti:
Le configurazioni di costo unitario: Come prima configurazione abbiamo il costo primo (costi delle materie, dei materiali e delle componenti). Come seconda configurazione di costo comprende tutti gli altri costi diretti di trasformazioni che non sono materie, materiali e componenti. Sommando i costi primi, e costi diretti di trasformazione otteniamo i costi diretti di produzione. Aggiungendo i costi indiretti di produzione, otteniamo il costo pieno di produzione. Se aggiungiamo poi i costi indiretti commerciali, amministrativi e di struttura otteniamo il costo pieno aziendale. Primo margine: valore aggiunto lordo (sottraggo dal ricavo il costo di materiale, componenti, materie prime). Secondo margine: margine di contribuzione industriale (sottraggo dal ricavo i costi diretti di produzione costo materie, materiali, materie prime, manodopera, servizi diretti). È ricchezza che rimane dopo che con il ricavo ho coperto i costi direttamente imputabili alla produzione. Rimangono poi da coprire i costi diretti di produzione (che ha in comune con altre produzioni), i costi indiretti commerciali, amministrativi e di struttura. Terzo margine: margine operativo lordo (sottraggo dal ricavo unitario il costo pieno di produzione). Quarto margine: reddito operativo (sottraggo dai ricavi il costo pieno aziendale). Abbiamo un'altra configurazione di costo tipica delle imprese industriali:
Le configurazioni di costo hanno un valore informativo, ma è diverso in base allo scopo conoscitivo. In base allo scopo sceglieremo la configurazione più utile.
Quando ho i costi diretti vado ad attribuire in modo diretto il costo elementare all’oggetto di costo. Essendo un costo diretto, questo ha un legame speciale con l’oggetto di costo, quindi si misura perfettamente la quantità del fattore produttivo finito nell’oggetto di costo Quando non ho il legame di specialità, bisogna provvedere ad attuare una scissione del costo elementare tra i vari oggetto di costo. Non si sa bene quanta utilità è andata in una produzione e quanta in un'altra, non so il costo che devo imputare ad un oggetto o all’altro. Per risolvere questo problema, devo scindere il costo indiretto in modo da attribuire in modo economicamente corretto le quote di costo agli oggetti di costo che hanno utilizzato quel fattore produttivo. Si ipotizza che il valore del servizio che un fattore produttivo ha reso ad un oggetto di costo dipende dall’utilità che questo fattore produttivo ha erogato a quel particolare oggetto di costo. Se riesco a misurare l’utilità erogata da un fattore produttivo e posso misurare l’utilità assorbita da parte di ogni oggetto di costo, su questa base posso andare a ripartire il costo. Attribuzione immediata : quando procediamo ad imputare in modo immediato i costi diretti, devo fare due scelte:
prendere l’utilità del magazzino. Ma se omogenizzo i volumi di produzione: una valigia maxi vale come 4 valigie da lavoro, omogenizzo i volumi in base alle loro dimensioni ed esprimo le valigie maxi in funzione delle valigie di lavoro. Esempio: immagino di applicare il criterio funzionale al costo di un camion pari a 12 000 euro, utilizzato per trasportare tondini di ferro. Ho una determinata quantità di tondini A, B e C, che in totale fa
produzione e non alla singola unità di prodotto, moltiplico il costo per la materia usata per l’intera produzione. Le basi possono essere:
Al numeratore mettiamo la produttoria delle quantità delle h basi che utilizzo (moltiplico la quantità delle diverse basi che utilizzo). Al denominatore faccio le produttorie delle h basi per tutte le produzioni e poi le sommo (sommatoria per le m produzioni delle produttorie delle h basi). Esempio di base multipla: Il costo che dobbiamo ripartire è il costo di un magazzino. Il costo in un intervallo temporale del magazzino è pari a 500, e viene usato da due produzioni. Queste due produzioni hanno tempi medi di permanenza diversa. La quantità di produzione di A è pari a 1000, di B è 1500. I prodotti hanno superfici diverse. Sono diversi volumi di produzione, prodotti hanno diverse superfici e tempi diversi. Calcolo il coefficiente di imputazione applicando la formula della base multipla. Partendo dal prodotto A: